The Closer - 4×01 - Controlled Burn Non sono il fan numero uno dei procedurali, anche se fino a un pò di tempo fa ne seguivo più di uno in televisione. Per un certo periodo, tanta era la sete di indizi e indagini che mi sono persino rivolto al lato sbagliato di CSI, quello ambientato a Miami. Poi però ne sono uscito, giuro.
Col tempo ho scoperto altri telefilm e ho perso un pò la voglia di seguire questo particolare genere. L’unico che continuo ancora a seguire con passione è proprio The Closer, che ormai è giunto alla sua quarta stagione. Sicuramente influisce molto il fatto che, tra i tanti telefilm del genere, The Closer mi sembra quello che più si sforza di mantenere un tocco di realtà e di umanità nelle storie che racconta - particolare, questo, che caratterizza anche i personaggi che popolano il suo universo.

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the-middleman-1×02.jpgWendy: Ascolta, so fare più cose contemporaneamente. Sono in grado di sconfiggere il male e di controllare l’emotività allo stesso tempo. E’ come se fosse il mio superpotere.

Mentre pensavo a quello che avrei dovuto scrivere nel precut mi sono chiesto: come posso aprire la recensione della seconda puntata di The Middleman e farmi perdonare per l’improponibile ritardo con cui seguo questa serie? Poi improvvisamente mi è rivenuta in mente l’uscita che la cara Wendy ci ha regalato in questa puntata e la prima domanda ha fatto subito posto ad una seconda: come posso non aprire la recensione della seconda puntata di The Middleman se non con una battuta del genere? Leggi il resto di questo articolo »

life-on-mars.jpgUn paio di premesse sono doverose nel momento in cui mi accingo a recensire questo episodio pilota. Innanzitutto (ma questo penso lo sappiano un po’ tutti) si tratta del remake dell’omonima serie televisiva inglese, che stando a quello che ho letto ha avuto un notevole successo di critica e di pubblico.

L’aspetto più importante della cosa è che il sottoscritto di questa serie inglese non ha mai visto nemmeno mezzo episodio, di conseguenza non è in grado di giudicare se e quanto questo Life On Mars “made in USA” sia migliore o peggiore dell’originale.

La seconda premessa è che voci non confermate (leggi: Wikipedia) sostengono che, a seguito della visione di questo preair da parte dei capoccioni di turno è stato deciso di apportare dei significativi cambiamenti di impostazione. In particolare, l’attore che interpreta il protagonista dovrebbe rimanere lo stesso, mentre gli attori che interpretano i comprimari più importanti dovrebbero cambiare, e ci dovrebbe essere uno spostamento di tutta la vicenda da Los Angeles a New York, chiaro segno che si è percepito che qualcosa non andava.

Comunque sia, è quasi certo che la serie si farà, quindi qualcuno che ci ha scommesso dei soldi c’è.Mi rendo conto che quanto scritto sopra non depone a favore della qualità dell’episodio, ma bando alle ciance e buttiamoci nella mischia… Leggi il resto di questo articolo »

bscap001_388×220.jpgQuesto tizio qui a fianco, che deve mettersi sempre in posa davanti ad una macchina fotografica, è nientepopodimenoche il creatore. Colui che è riuscito a partorire l’idea primigenia di The Office. Tutti dobbiamo essergli molto grati per questo!
Inevitabilmente farò paragoni fra questa serie del 2001 e il The Office US del 2005, al quale sono molto molto affezionata. E di cose da dire ce ne sono talmente tante che non so da che parte cominciare, Ma una cosa in particolare mi ha colpito tantissimo ed è capitata proprio durante i primi episodi.

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Project Runway - 5×01 - Let’s start from the beginning Ed eccoci qua, con il nostro secondo esperimento sui reality show: dopo The amazing race, Project Runway.

Ideato e condotto da Heidi Klum, top model di fama universale, Project Runway mette alla prova 16 stilisti o aspiranti tali, i quali dovranno settimanalmente creare un abito secondo le direttive, i soldi e il tempo decisi dal programma.
Le sfide possono andare dalle più classiche, come “crea un abito da sera”, alle più assurde, “usa piante e fiori”, alle più tecnicamente difficili, “crea un look composto da tre pezzi per un uomo”.
Alla fine di ogni episodio c’è la sfilata che viene giudicata dalla stessa Heidi, da Michael Kors (”american top designer”), Nina Garcia (“resident bitch” “editor at large of Elle magazine”) e un giudice ospite che varia a seconda della puntata. Per ogni sfilata vengono decisi i migliori e i peggiori: il migliore dei migliori vince l’immunità per la prova successiva e il peggiore dei peggiori vince l’uscita di scena. Gli ultimi 3 rimasti (numero variabile), verranno giudicati su un’intera collezione che avranno qualche mese per realizzare e che sfilerà alla settimana della moda newyorkese. Il vincitore della stagione vince dei soldi, un’auto e un servizio su Elle.

In questo primo episodio, ai nostri nuovi 16 beniamini viene chiesto di realizzare un look utilizzando solo materiale trovato in un grosso supermercato, con 75 dollari di budget e mezz’ora per acquistare. Leggi il resto di questo articolo »

Fear Itself - 1×05 - Eater Ok, lo so, vi avevo detto che da Fear Itself non ci saremmo dovuti aspettare niente di eccessivamente splatter o violento, perchè va in onda su una rete nazionale che ha degli interessi da tutelare e blah blah blah, però per stavolta fate finta che non lo abbia mai detto. Forse il capoccia che si occupa della censura alla NBC è in ferie, forse si è distratto un attimo quando gli hanno passato la cassetta con l’episodio di Stuart Gordon (autore dell’ottimo Re-Animator), forse col caldo si è rammollito un pò e ha lasciato correre, o forse si è lasciato intenerire dal timeslot un pò di nicchia della serie e dai ratings modesti delle ultime settimane, chi lo sa. Fatto sta che tra amputazioni di parti umane con cesoie da giardinaggio, cuori strappati a mani nude dai petti dei rispettivi proprietari e orecchie mozzicate che neanche in Tyson/Holyfield, Eater è senza ombra di dubbio l’episodio più sporco, violento e splatter tra tutti quelli trasmessi finora.

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the-middleman-1×01.jpgDopo un travagliato (e infinito) periodo di attesa, finalmente ho messo le mani su The Middleman. Travagliata (e infinita) è stata anche la scrittura della recensione che leggete, data la mole di materiale del suddetto pilot. Travagliato ancora il cammino compiuto dalla serie: ideata come tv series dal talentuoso Javier Grillo-Marxuach (scrittore di Lost e Medium), solo per venire rifiutata ma risfruttata come fumetto pubblicato per la Viper Comics, la strampalata storia dal caro Javier sbarca infine in tv, come era stata originariamente immaginata. Fumetti, umorismo, fucili giganti. Un ragazzo cosa può volere di più dalla vita? E no, la risposta non è un lucano. Ma la vera questione è: le aspettative del ragazzo in questione sono state o no ben riposte? Il verdetto è… Leggi il resto di questo articolo »

Doctor Who - 4×13 - Journey’s End“But every night, Doctor, when it gets dark, and the stars come out, […] I’ll look up at the sky… and think of you.

Ed eccoci arrivati alla fine, all’ultimo episodio della quarta stagione, all’ultimo episodio di una stagione “normale” che avremo fino al 2010 e all’ultimo episodio di una stagione “normale” di Russell T. Davies. In tutta la stagione, soprattutto nell’episodio precedente, tutto era stato abilmente costruito per arrivare fino a qui, dove finalmente vengono date le risposte finali. Su Donna, su Rose, su Decimo e Undicesimo Dottore, su tutti i suoi “Figli del Tempo” e sul loro destino, a breve e a lungo termine. Inutile perdersi in divagazioni, passiamo subito alla…

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weeds-402.jpgAndata, “Little Boxes” è andata… :( In cambio ci hanno appioppato questo fotogramma, carino, certo, ma insapore, inespressivo, niente al confronto della magnifica sigla. Sob!
Probabilmente le mie speranze di un ritorno ad Agrestic erano un’illusione, l’idea di trovarmi di fronte ad una situazione esclusivamente temporanea era solo un modo per non arrendermi all’inevitabile: Weeds non è più Weeds. Agrestic non è più il centro dell’azione, e di Conrad e Heylia non c’è traccia. Addirittura Nancy non fa la sdraiona (cit.) pur avendone ampiamente possibilità, non so più cosa pensare!
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boris3.jpgSe Rocco Siffredi -e cito testualmente dalla sua biografia che tengo sempre sotto il cuscino- ha insegnato al mondo che “italians do it better“, ci sono altre cose che sembrano esistere per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che gli italiani lo fanno peggio.
In cima alla lista c’è la TV, e in cima alla lista nella lista quel fenomeno raccapricciante che prende il nome di fiction, perfettamente sintetizzato nel distillato di idiozia, pressapochismo e mancanza di professionalità che è “Gli occhi del cuore 2“, la serie immaginaria ma-neanche-troppo attorno a cui ruotano le vicende di Boris.
Prodotto da Fox Channels Italia e realizzata da Wilder a partire da un’idea di Luca Manzi, autore televisivo con chissà quante pene da espiare, Boris è desiderio di rivalsa, grido disperato di chi si è stufato di fare televisione di merda, di chi mette in discussione la regola non scritta secondo cui affinché la gente la guardi sia necessario farla male; un progetto ambizioso che ha riscontrato un successo niente affatto scontato, dimostrando che a non essere idioti non sono solo autori e attori, ma anche il pubblico.

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