Legionella: cos’è, prevenzione e analisi

Il termine legionella rimanda a una malattia esotica, facendo pensare alla vita pericolosa dei componenti della legione straniera.

La legionella, in realtà, è una malattia molto comune, è alimentata da un batterio diffuso ovunque ristagni l’acqua. Potremmo definirlo il “batterio dalla porta accanto”. Il batterio, comunemente chiamato Legionella, si diffonde in tutti gli ambienti acquatici stanziali, nelle fontane (molto pericolose quella a zampillo su superfici dure), nelle piscine, nelle condotte d’acqua e anche nella rete idrica cittadina o negli impianti di depurazione. Ovunque vi sia dell’acqua depositata, si può generare e diffondere il batterio della legionella.

La malattia fu definita del legionario, perché, la patologia polmonare si manifestò in un convegno di legionari americani, quando, su 4.000 persone, ne furono infettate 300 e 34 morirono. I climatizzatori dell’hotel avevano contaminato tutti gli ambienti.

Come vedremo più avanti è importante, effettuare un’opera di monitoraggio e sorveglianza con analisi di laboratorio per evidenziare o meno la presenza di legionella. La Lombardia è una delle regioni italiane più colpite. Ci sono aziende qualificate come la MBA Ambiente Milano, che effettuano analisi approfondite per salvaguardare la salute.

Cos’è la legionella?

Esistono diversi ceppi batterici responsabili della Legionellosi, sono 61 specie e 70 sottogruppi. Il ceppo più comune nel mondo, in Europa e responsabile della maggior parte dei casi individuati in Italia, è la Legionella Pneumophila gruppo uno.

Dove si manifesta

Il batterio della si genera negli ambienti d’acqua, nei serbatoi e in tutte le aree in cui si concentra uno stagnamento liquido. Il batterio è in grado di risalire le condotte, riuscendo a sopravvivere a temperature tra i 6 e i 70° C.

Come si trasmette

Il batterio si propaga tramite inalazione e per via aerea. In tal senso sono molto pericolosi gli aerosol, in grado di diffondere delle microscopiche gocce d’acqua direttamente nei bronchi, generando la patologia simile alla polmonite.

Altre sorgenti pericolose per la trasmissione della legionella sono:

  • le docce, le fontane e le piscine, in genere gli impianti non utilizzati da molto tempo, possono aver generato il batterio incriminato;
  • sono pericolosi alcuni irroratori di acqua irrigua (campi di calcio, giardini o quelli in uso per le coltivazioni agricole).

Rischi sul lavoro

Sono tantissimi gli ambienti lavorativi dove si può contrarre la malattia della legionella per colpa dell’insidioso batterio. Sono esposti al rischio tutti i lavoratori che utilizzano l’acqua, con soffioni, diffusori o i nebulizzatori acquei. Sono esposti al rischio tutte le comunità lavorative dove si utilizzano, in maniera promiscua, gli ambienti igienico sanitari, come alberghi, scuole, università e grossi enti privati o statali. Vi sono tantissimi ambienti dove il batterio della legionella potrebbe incubarsi e diffondersi.

Interventi preventivi

La prevenzione può avvenire mettendo in atto le azioni di analisi dei rischi da parte di tutte le figure deputate dalla filiera organizzativa. In una grossa organizzazione, il responsabile è il dirigente, in qualità di datore di lavoro, il quale ha l’onere d’individuare i rischi e di eliminarli, insieme all’RSPP e al preposto.

Tutte queste figure di sistema, devono individuare ed eliminare ogni rischio per chiunque utilizzi gli ambienti lavorativi, sia come operatore o fruitori. Altre figure intervengono nell’azione preventiva: il responsabile della sicurezza dei lavoratori e gli stessi utenti, i quali devono immediatamente segnalare al datore di lavoro gli eventuali rischi. Questa fase può essere definita come prevenzione primaria.

In questa fase è fondamentale la formazione di tutti i lavoratori sulla profilassi igienico sanitaria di tipo preventiva.

Azioni da mettere in campo

Questa è la fase della cosiddetta prevenzione secondaria. Individuate le fonti di potenziale rischio legionellosi, come una deviazione, un erogatore, una doccia o un comune rubinetto non usato da molto tempo, s’interviene aprendo le finestre o le porte e facendo ventilare gli ambienti per almeno dieci minuti, svuotando le tubazioni dall’acqua calda e fredda.

C’è un’azione successiva di prevenzione terziaria: la periodica pulizia di tutti i terminali con acqua.

Ecco alcune buone pratiche:

  • evitare qualsiasi ristagno d’acqua;
  • verificare tutti i dispositivi per riscaldare l’acqua verificando se sono in grado di andare oltre i 50 ° C;
  • eliminare i terminali inutili nei luoghi pubblici, come le docce non utilizzate, sono dei veri cenacoli per la genesi del pericoloso batterio.

Occorre in sostanza monitorare e sanificare tutti i dispositivi e le condotte a contatto con l’acqua, evitandone il ristagno.

Sono molto pericolosi gli impianti dove si tratta l’aria, come:

  • climatizzatori;
  • impianti per riscaldare l’aria e diffonderla in ambienti comuni;
  • impianti di raffreddamento e i condensatori soggetti a incrostazioni.

È utile predisporre controlli continui, ispezioni anche microbiologiche, gli impianti vanno monitorati facendo accurate analisi biologiche.

Gli impianti vanno progettati con meccanismi e dispositivi in grado di prevenire la formazione dei pericolosi batteri. Molto importante è la manutenzione degli impianti, la quale deve essere effettuata con una cadenza periodica.

Intervento drastico

Per la bonifica degli impianti, è molto utile usare agenti chimici (lavando poi accuratamente i dispositivi) o con interventi termici (temperature alte per distruggere il batterio).

Entrambi le soluzioni sono temporanee, il trattamento termico, ad esempio, non elimina il substrato (detto biofilm) proteico o glucidico nel quale proliferano i batteri.