Project Runway - 5×04 - Rings of glory Holla atcha boy! (Non ho la più pallida idea di cosa significhi, posso solo avanzare l’ipotesi che Blayne abbia mortalmente storpiato le parole “hello/hola at you boy“)
Scusate il ritardo, ma mentre io diventavo olimpiadi-fanatica, mentre la Rai mi obbligava a scrivere e-mail rancorose in merito alla programmazione delle suddette Olimpiadi, il cugino cominciava a darmi problemi di spedizione. Speriamo si tratti di una cosa momentanea, ma sapete come vola il tempo quando ci si preoccupa.

Comunque, tornando a noi, non ho citato le Olimpiadi a sproposito: infatti in questo quarto episodio di stagione, nonostante sia stato filmato tot mesi fa, i nostri sono chiamati a progettare l’eventuale divisa dell’intera compagine statunitense in occasione della cerimonia di apertura dei giochi che si è tenuta l’8 agosto scorso, a Pechino: “This is serious business here, no joke”.
Il tutto introdotto da Apolo Ohno, celebre e iper-premiato pattinatore sul ghiaccio (ma corre, non balla). Il fatto che abbai vinto la versione americana di “Ballando con le stelle” non sembra aver turbato nessun altro tranne me, ma vabbè, si tratta pur sempre di un campione olimpionico.
In più, visto che probabilmente era stato previsto il netto spiazzamento di fronte alla parola sport per la maggior parte dei partecipanti, gli è stato concesso di visitare il museo di salcpiffero che raccoglie cimeli e fotografie dalla storia dello sport americano. Leggi il resto di questo articolo »

magnumpi-screencap.jpgMancano ormai poche ore al momento in cui prenderò il volo per le isole Hawaii: in una sorta di strano rito propiziatorio per il buon esito di questa vacanza, già da qualche mese ho deciso di darmi all’archeologia televisiva e recuperare una delle serie più famose e popolari degli anni ‘80, vale a dire Magnum P.I., ambientata, manco a dirlo, proprio nelle suddette isole.

Da qui a decidere di fare una recensione della sua prima stagione per la rubrica Flashback il passo è stato breve. Anche perché, agli occhi di chi (come me) ha vissuto gli anni ’80 come quello strano periodo della propria vita che dall’infanzia porta all’adolescenza, il buon Magnum ha rappresentato, se non un personaggio mitico, certo uno di quelli a cui ripenso sempre con piacere.

E se oggi che un ragazzino non lo sono più ho scelto di guidare una decappottabile rossa (anche se certo non la Ferrari 308 GTS che guidava Magnum) e di andare in vacanza proprio alle Hawaii, è chiaro sintomo che certe cose ti lasciano il segno anche se tu nemmeno te ne accorgi…

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skins-2×01-maxxie-tony.pngOoh, baby, baby, it’s a wild world/It’s hard to get by just upon a smile/Ooh, baby, baby, it’s a wild world/I’ll always remember you like a child, girl. (Ooh, baby, baby, è un mondo selvaggio/E’ difficile tirare avanti solo con un sorriso/ Ooh, baby, baby, è un mondo selvaggio/Ti ricorderò sempre come una bambina, ragazza).

Così ci eravaamo lasciati, sulle struggenti note di Wild World di Cat Stevens cantate dai personaggi (ma più che altro dallo sfigatissimo Sid), al termine della stagione 1 di questa serie inglese trasmessa da Channel 4.

Molte cose erano successe in quella puntata, cose di cui ovviamente non posso parlare prima del cut pena censura e severissime pene, vi basti sapere che la prima stagione sarà oggetto di un recap generale ad opera di terzi, attualmente in lavorazione e di prossima pubblicazione su questo sito.

Ma bando alle ciance, e vediamo cos’è successo in questa prima puntata della seconda stagione…

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fear-itself-1×08-skin-and-bones.pngDefinizione di Wendigo secondo Wikipedia: “una creatura mitica che appare nella mitologia degli indiani Algonchini. E’ uno spirito cannibale di indole malvagia, in cui gli uomini possono trasformarsi o che può possedere gli umani“.

Dopo la grossa delusione dell’episodio precedente, ecco che Fear Itself torna a percorrere le strade un po’ più convenzionali dello splatter, del gore o della macelleria (per usare un termine italico) che dir si voglia. Ovviamente siamo pur sempre sulla NBC, e quindi su un canale “per famiglie”, ed in questo Skin and Bones alcune cose ci verranno mostrate, ma molto ci verrà lasciato immaginare. Il che, va detto, non è necessariamente un male.

C’è da dire poi che il regista di questo nuovo episodio è tale Larry Fessenden,  ben ferrato in materia di Wendigo avendo diretto ben due film sull’argomento. Sui siti specializzati in cinema horror ho letto qualcosa del tipo “far dirigere a Fessenden un episodio incentrato sul Wendigo è un po’ come far dirigere a George Romero un episodio incentrato sugli zombi”. Insomma, le premesse per un buon episodio c’erano tutte. Ma le promesse sono state mantenute oppure la montagna ha partorito il topolino? Lo scoprirete dopo il cut…

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Project Runway - 5×03 - Bright Lights/Big CityTim consiglia: “Always look very concerned. If someone asks you what’s wrong, step back, purse your lips, and say, ‘I’m concerned.’”
Readers? May you gather around pleeeeease?
Well, I’m concerned.

Quanta delusione.
Veramente una brutta puntata, che non fa altro che confermarmi l’impressione sull’intera stagione fino ad ora. Lo so che è solo il terzo episodio, ma mi sembra davvero di non riuscire a cliccare con i giudici. Che poi loro saranno sicuramente dei tecnici e dei creativi del mondo della moda, pieni di esperienza nel campo e con l’occhio clinico che riconosce i nuovi trend e le belle cuciture, ma a me sembra che abbiano perso di gusto e di giudizio. Leggi il resto di questo articolo »

boris-screencap.pngUserò gli occhi del cuore/Per carpire i tuoi segreti/Per capire cosa pensi/Nei tuoi primi piani intensi/Nei tuoi piani americani/Così intensi e così italiani/Fatti un po’ a cazzo di cane/Userò gli occhi del cuore/Come fa un dottore cieco/Quando che opera i pazienti/Stanno tutti molto attenti

Niente da dire, decisamente catchy la sigla d’apertura di Boris, cantata da Elio e Le Storie Tese. In questa seconda stagione si presenta invariata nella parte audio ma leggermente più curata nella parte video rispetto all’impostazione “pauperistica” della prima stagione, prima stagione il cui successo probabilmente ha sorpreso un po’ tutti.

Comunque sia, come tutti i prodotti di successo, era inevitabile che anche Boris avesse un suo sequel, col suo bravo numerino alla fine per “quel retaggio molto italiano secondo cui se non ci metti il numerino la gente crede che sia la stessa cosa che ha visto l’anno prima” (cito testualmente dalla recensione della prima stagione ad opera di kaw).

Constatato con un minimo di tristezza che anche i prodotti più “di rottura” debbono comunque pagare lo scotto di una certa tradizione, che cosa ci ha portato di nuovo e di differente questa seconda stagione trascorsa dietro le quinte di “Gli occhi del cuore 2”?

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Weeds - 4×05 - No man is pudding Credo di aver finalmente capito perchè mi piace così tanto vedere Nancy nella merda più nera. Non è sadismo o cattiveria, giuro. E’ Mary Louise-Parker. Ogni volta che Nancy si trova in una situazione potenzialmente pericolosa - sia essa una richiesta di estorsione da parte di un agente della DEA, la minaccia di essere crivellata di proiettili da un gruppo di omaccioni incazzati e armati fino ai denti, o anche una semplice ruota bucata - MLP ha sempre questa magnifica espressione stampata sul volto, a metà tra sorpresa e terrore puro, che a me ricorda tantissimo quella di un animale che sta per essere investito da un grosso camion, troppo paralizzato dalla paura per potersi muovere. Volendo continuare la metafora si può dire che finora le è sempre andata bene perchè il camion si è spostato all’ultimo secondo, ma stavolta invece, forse per la prima volta in assoluto, il cucciolo/Nancy non aspetta che la situazione si sistemi da sola e reagisce. Eccome, se reagisce.

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the-middleman-1×03.jpgHo sempre avuto problemi a riempire il precut di ogni articolo. Mi arrovello sempre chiedendomi cosa metterci. Una battuta dalla puntata? Uno pesudoriferimento/commento all’episodio in generale, ovviamente senza spoilerare troppo? Oppure partire da una cosa comune e banale come, che ne so, le condizioni metereologiche e inspiegabilmente ricollegarmi all’episodio in questione con un’azzardata analogia? E se invece parlassi del modo in cui riempire il precut riempiendo nel frattempo il precut? Mh… Cosa posso scegliere? Che posso fare, perdindirindina! Oh, dalla regia mi dicono lo spazio è stranamente finito. Vabbé, ci penserò la prossima volta. Leggi il resto di questo articolo »

madmen.jpgSono una teorica del “guarda anche la seconda puntata”, perché di solito le premiere non riescono mai a dire abbastanza sul telefilm e allo stesso tempo cercano di dire troppo. Ma la teoria vale, di solito, solo per la series premiere: questo inizio di seconda stagione mi ha un po’ destabilizzata, devo ammetterlo.

Che i personaggi stessero attraversando una fase di cambiamento ci era chiaro, direi, fin dalle prime tredici puntate, che ci hanno accompagnati in un mondo un po’ nuovo e un po’ già visto, un po’ estraneo e fin troppo familiare. E questo cambiamento, quest’evoluzione, seguiva ogni singolo personaggio, dalla segretaria bruttina e sempre più grassa, alla moglie dell’eroe che tanto eroe non è, fino all’eroe stesso, che dopo un periodo imprecisato di ferrea pianificazione (la moglie bionda in campagna, l’amante mora in città, la carriera, il successo) scopre di desiderare affetti che non aveva mai desiderato abbastanza. Leggi il resto di questo articolo »

fear-itself-1×07-community.pngEd eccomi di nuovo qua, stavolta in veste di sostituto del buon gothic, a recensire un altro episodio di questa serie antologica dedicata all’horror.

In realtà questo episodio di horror in senso classico ha ben poco, nel senso che di sangue e di mostri vari non ve n’è quasi traccia, e si preferisce percorrere la (ben più ardua) strada dell’inquietudine, di quel vago senso di disagio che proviamo quando vengono toccate le nostre paure più profonde. Con esiti che commenterò a breve, ma che a mio modesto avviso, e volendo usare un eufemismo, sono ben poco felici.

L’episodio è scritto da Kelly Kennemer (semisconosciuta autrice di un film intitolato Music Within, credo inedito da noi) e diretto da Mary Harron (con all’attivo episodi di Big Love, Six Feet Under, The L World e soprattutto il film del 2000 American Psycho, abbastanza liberamente tratto dall’omonimo libro di Bret Easton Ellis), e verte sulle (dis)avventure di una giovane coppia di sposini, Bobby (Brandon Routh, meglio noto per essere nientemeno che Superman in Superman Returns) e Tracy (Shiri Appleby, attrice fin da bambina, una marea di ruoli televisivi e non al suo attivo, probabilmente meglio nota come una delle protagoniste di Roswell), che scappa dalla padella di una non meglio precisata metropoli tentacolare per ritrovarsi nella brace di una comunità suburbana con scarsi riguardi nei confronti della privacy dei suoi membri.

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