Archivio per True Blood

True Blood - 1×11 - To Love Is To Bury Questa settimana mi sono tassativamente imposto di non scrivere quella parola che inizia per m che tanto è stata ripetuta nella passate recensioni. Sappiamo tutti di cosa sto parlando. E sì, lo so che proprio oggi tu, lettore lurker timido e impaurito ne avevi trovata una bellissima e avevi pensato di iniziare a commentare per condividerla con tutti noi, ma no! Non potrai farlo. Questa settimana sarà m free. Ci impegneremo, faremo uno sforzo e ci concentreremo su altro. So anche cosa state pensando: dai, facciamo che è l’ultima volta, poi non ne parliamo più, però dobbiamo parlarne almeno un’ultima volta. Poi basta. Promesso.

Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato da True Blood questa settimana è che prommetersi che sia l’ultima volta può far sì che sia davvero l’ultima volta, ma in senso decidamente più definitivo.

E di cose, in questo episodio, ne abbiamo imparate un bel po’ d’altronde. (more…)

True Blood - 1×10 - I Don’t Wanna Know Forse qualcuno, leggendo le recensioni di True Blood, può aver avuto l’impressione che qui si facesse a gara a chi scovava il maggior numero di metafore in ogni episodio. Voglio tranquillizzarvi, non c’è nessuna gara. Questo è un torneo serio con tanto di premio finale, e nel privato del nostro forum abbiamo persino aperto una stanza con i punteggi di ognuno, aggiornata di settimana in settimana da un recensore superpartes e incorruttibile.
No, vabbè, in realtà non è vero niente, volevo solo riempire in qualche modo lo spazio del precut (però un torneo sarebbe una cosa fighissima, casomai ci organizziamo per la seconda stagione), e magari distogliere l’attenzione dal fatto che, dopo una serie di recensioni firmate dagli ottimi Francesco e Fede, passando per Rei e Babs, stavolta vi è toccato lo scemo del villaggio. Spero non vi siate abituati troppo bene, perchè io di solito le metafore non le colgo. Sorry.

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tb-1×09-plaisir-damour.pngCos’è che ci piace tanto dei vampiri? Perché, in altre parole, ogni annata cinematografica porta con sé almeno un film sull’argomento, perché si scrivono tanti libri, perché ci sono tanti telefilm sul tema? Sono il primo ad ammettere di non avere una risposta chiara sull’argomento. Indubbiamente sono figure affascinanti, generalmente malvage ma spesso (specialmente negli ultimi tempi) tragiche e tormentate, frequentemente in bilico tra una natura ferina e l’attaccamento alla propria umanità, e nelle quali possiamo proiettare non pochi dei nostri desideri più irrealizzabili (chi di noi non ha mai desiderato vivere per sempre, avere superpoteri e, per così dire, mordere sul collo schiere di avvenenti fanciulle?). In essi possiamo leggere la metafora (Oddio, avevo promesso che non avrei usato questo termine! Questa nelle intenzioni doveva essere una recensione “cazzona” in puro stile Californication, che mi succede?!) di varie condizioni esistenziali: il vampirismo come metafora della malattia, della diversità, del volersi porre oltre gli schemi riconosciuti e di non accettare altre regole se non le proprie.

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true-blood-1×08.jpgCi sono varie linee di demarcazione che bisogna fare attenzione a non oltrepassare quando si scrive una serie tv. La prima è sovrastimare la sospensione dell’incredulità di cui dispone lo spettatore, facendo capitare situazioni poco coerenti giusto per portare avanti la storia. Subito dopo però ne viene una seconda, che demarca la zona caratterizzata dalla presunzione di poter propinare qualsiasi cosa allo spettatore senza una valida ragione, giusto per riempire lo spazio di un altro episodio. True Blood ha varcato questa seconda soglia.
Perché voglio che siate preparati a quanto segue: non vi aspettate da me alcuna riflessione profonda o analisi delle vagonate di metafore che la serie vomita di minuto in minuto. A essere sinceri stavolta True Blood ha particolarmente offeso la mia sensibilità di spettatore, per non parlare della mia (limitata) intelligenza. (more…)

tb1×7.jpgEd ecco a voi Bon Temps, la piccola realtà americana delle grandi contraddizioni. Caffé corretto in una tazza infantile (sbeccata, come in un’eterna metafora/non metafora che qualcuno nega e qualcuno no) che esorta al festeggiamento, drammi e storie d’amore che si risolvono in una scrollata di spalle e un bicchiere di troppo. Nessuno ha una vita perfetta, o pretende di averla: difficoltà e squallore non hanno remore di girare a braccetto, e levarsi il cappello quando incontrano qualche abitante distratto.

Non è passata una settimana dall’ultima volta che ci siamo visti: True Blood riparte sempre dal momento esatto in cui ci aveva lasciati, evitandoci l’inevitabile promemoria di cosa era successo prima e cosa nel frattempo. Ogni momento sembra dunque degno di attenzione anche nel suo non esserlo affatto; molti trovano che sia una pecca del telefilm l’eccessiva lentezza: io credo, invece, che la stasi faccia parte del quadro completo. Senza, Bon Temps non sarebbe Bon Temps. (more…)

True Blood - 1×06 - Cold Ground Sam: I need something real in my life.

Gli americani hanno uno strano rapporto con il cibo, questo lo sappiamo e non ci sconvolge.

Quindi, nel momento in cui Sookie passa 10 minuti abbondanti a mangiare una crostata piangendo, possiamo decidere di fare due cose: togliere l’audio e creparci di risate guardando gli sforzi recitativi di Anna Paquin o, meglio, tenerlo, quell’audio un po’ lagnoso e deprimente e mangiare insieme a lei quella crostata dall’aspetto casalingo, che sa tanto di sovrabbondanza di crema e indigestione. Il tutto, metaforicamente parlando, si intende.

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True Blood - 1×05 - Sparks fly outL’idea era che lì in mezzo ci fosse un confine: se il barbaro, che era nomade, non lo vedeva, adesso l’avrebbe visto: e se il  cinese, che era impaurito, se lo dimenticava, adesso se lo sarebbe ricordato. La Grande Muraglia non difendeva dai barbari: li inventava. Non proteggeva la civiltà: la definiva.

(I Barbari, Alessandro Baricco)

Nell’ultimo capitolo del suo saggio sulla mutazione, Alessandro Baricco ci spiega come l’efficacia della muraglia cinese non fu mai tanto militare quanto mentale. L’identità di una comunità si costruisce non solo individuando ciò che la comunità è, ma anche definendo quello che non è, quello di cui deve avere paura, da cui deve guardarsi. Il punto di forza di un’ambientazione come Bon Temps risiede nel fatto che una cittadina di provincia può vantare la muraglia cinese più imponente e inespugnabile mai costruita.

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True Blood - 1×04 - Escape from Dragon House Oh, no.

Non farò delle ovvie battute sull’immagine in screencap. Eat the meat e cose del genere. Sappiamo tutti cosa nasconde Jason. Qualcuno forse non sa perchè lo nasconda, ma parliamo di Jason, uno dei personaggi più stupidi che mi sia capitato di vedere su uno schermo, quindi provate a immaginare. Sappiate soltanto che Tara rimane sconvolta dalla grandezza.

Fa bene Sookie a dire: All anyone is thinking about here is sex, sex, sex.

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True Blood - 1×03 - Mine Guardando l’ultima puntata di Real Time with Bill Maher (quella del 19 settembre, se vi dovesse interessare), mi è venuto in mente True Blood. Per due motivi. Il primo è l’argomento che si stava trattando: si parlava dello scontro Obama vs. McCain e si discuteva su come una parte di americani sia portata a non voler votare Obama per via di un disprezzo razziale inconsapevole. Cosa che potrebbe essere vera o meno, non importa.

Il secondo motivo è più marginale: tra gli ospiti in studio c’era Naomi Klein, autrice del libro The Shock Doctrine, che Tara legge durante il primo episodio di True Blood.

Ero quindi totalmente preso dalla discussione (e quando una puntata di Bill Maher mi prende, mi prende sul serio) e improvvisamente penso che dopotutto la metafora portata avanti da True Blood forse non è così banale e inutile.

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True Blood - 1×02 - The First TasteTu sei cattivo con me
perché mi guardi come se
io fossi un’attrice un po’porno
Porno Pop Porno Pop Porno
Pop Porno Porno Porno

(Pop Porno - Il Genio)

Stavo pensando che Sookie Stackhouse è un po’ porno. Un po’ troppo porno, per i miei gusti. Non mi è ancora chiaro se sia colpa del personaggio o dell’interpretazione enfatica della Paquin; resta il fatto che più la guardo e più mi sembra la scolaretta/ragazza della porta accanto/lontana cugina appena arrivata in città di un film porno da due soldi. Troppo ingenua, stordita, bionda, piena di buoni sentimenti per essere vera. La cosa davvero paradossale è che il porno medio ha una trama più articolata e appassionante di questo secondo episodio di True Blood, che mi accingo a commentare.

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