Archivio per Pilot 2007/2008
Dopo un travagliato (e infinito) periodo di attesa, finalmente ho messo le mani su The Middleman. Travagliata (e infinita) è stata anche la scrittura della recensione che leggete, data la mole di materiale del suddetto pilot. Travagliato ancora il cammino compiuto dalla serie: ideata come tv series dal talentuoso Javier Grillo-Marxuach (scrittore di Lost e Medium), solo per venire rifiutata ma risfruttata come fumetto pubblicato per la Viper Comics, la strampalata storia dal caro Javier sbarca infine in tv, come era stata originariamente immaginata. Fumetti, umorismo, fucili giganti. Un ragazzo cosa può volere di più dalla vita? E no, la risposta non è un lucano. Ma la vera questione è: le aspettative del ragazzo in questione sono state o no ben riposte? Il verdetto è… (more…)
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Swingtown è una di quelle serie che sulla carta si presenta come una buona promessa: il pilota lo dirige Alan Poul (Six Feet Under, Big Love, Roma - basterebbe solo questo); il tema è (pseudo) storico e riguarda la rivoluzione sessuale degli anni ‘70; gli attori, bene o male, ci sono.
Una chance, perciò, gliela si dà volentieri.
Sempre guardando sulla carta, però, hai un attimo di incertezza quando leggi che il creatore - e sceneggiatore di questo primo episodio - è un certo Mike Kelly, che può “vantare” nella sua carriera molti episodi di The O.C., Jericho, Providence e One Tree Hill. Insomma, il modo più rapido per distruggere tutte le precedenti premesse.
E c’è poi la grande incognita: una serie che parla di sesso sulla CBS? E’ vero, sicuramente gli spettatori saranno almeno in grado di non confonderla con NCIS o qualche altro poliziesco a caso, ma davvero si può fare una serie del genere d’estate - seppur in seconda serata? Sulla CBS?
E’ evidente che c’è la possibilità di aspettarsi una serie che in realtà non esiste.
E purtroppo è così: Swingtown non funziona e non può funzionare.
Ecco perchè.
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Il super sorriso che vedete alla vostra sinistra è di Judy Greer nei panni di Rebecca Freely, la protagonista di una nuova comedy targata ABC, che si chiama, come da titolo, Miss Guided.
Rebecca al liceo era la tipica nerd dalla vita difficile e traumatica.
Sono passati diversi anni e ora è tornata nella sua scuola, questa volta non come studente, ma come impiegata. E’ infatti consulente per gli studenti: il lavoro che ha sempre sognato. E sorride perchè è felice.
Ora, so che queste premesse potrebbero sembrare particolarmente deboli, ma vi assicuro che è solo perchè non so scrivere e perchè ho saltato la parte più importante, ovvero che c’è un maniaco che insegue Rebecca dopo che ha raccolto per strada una valigia contenente 2.000.000 di dollari…
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John Amsterdam vive a New York, è un consumato detective della omicidi che nessuno vuole avere come partner, un alcolista sobrio dal 1965 e, ah sì, è immortale.
Queste sono le linee guida dell’ennesima serie che mischia poliziesco ed elemento fantasy che ha debuttato sugli schermi americani il 4 marzo di quest’anno. FOX trasmette (quindi quasi sicuramente cancellerà lo show dopo due settimane perché non fa quattordici miliardi di ascolti o al limite manderà in onda gli episodi nell’ordine sbagliato), interpreta il ruolo di John Amsterdam Nikolaj Coster Waldau, attore danese a noi pressoché sconosciuto perché ha recitato per lo più in film di casa sua, e firma l’episodio pilota il regista svedese Lasse Hallström che magari qualcuno si ricorderà perché ha fatto una paccata di film hollywoodiani (tutti con gente famosa e tutti piuttosto insipidi: vale la pena ricordare il così-così The Hoax con Richard Gere nel 2006, il mediocre Casanova con Heath Ledger nel 2005, il disinteressante Chocolate con Johnny Depp nel 2000 e il dignitoso Buon compleanno Mister Grape sempre con Johnny Depp e Leonardo DiCaprio nel 1993).
Va detto, l’immortalità è un tema che stuzzica un po’ tutti, ma a parte questo lo show non offriva grandi attrattive fin dall’inizio. D’altra parte io ho sopportato Moonlight, potevo lasciar passare in osservato il ben più sobrio e moderato New Amsterdam? In cuor mio, anzi, pensavo che potesse essere la volta buona, e non si può dire che la mia fiducia non sia stata premiata: intendiamoci, niente fuochi d’artificio o rintocchi di campane, una cosa gradevole senza (tante) sbavature, non proprio avvicente ma che si lascia guardare. (more…)
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Da brava assistente, raccolgo il testimone di wild_honey, e giusto poco prima che voi possiate vedere l’episodio successivo, arrivo a commentare il primo. In apparenza non è cambiato granché dal pre-air andato in onda quest’estate, ma il risultato è quasi un telefilm diverso, mooolto migliore del precedente! La cosa fondamentale è che non mi sono minimamente annoiata durante la visione, cosa che invece mi era successa per il pre-air. In secundis, le protagoniste non mi sono più antipatiche! Probabilmente, in questa versione è stato dato meno spazio ai loro problemi, e più respiro al loro rapporto di amicizia. E visto che il grosso problema del pre-air era quel senso di pena che le protagoniste cercavano di ispirare senza però riuscirci, direi che è solo un bene! (more…)
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Lo sciopero degli sceneggiatori, ormai ve ne sarete accorti tutti, è stata una bruttissima botta. Caduti uno dopo l’altro tutti i nostri telefilm preferiti, ci siamo ritrovati improvvisamente senza più niente da vedere e con del tempo libero da occupare in qualche modo.
Mentre per noi, però, trovare un’alternativa è relativamente semplice (quanti di voi ne stanno approfittando per recuperare telefilm saltati in passato?), la stessa cosa non si può dire per i network, che ora si ritrovano con delle grosse voragini nei palinsesti. Per risolvere il problema molti ricorrono a repliche, lanciano nuovi reality show, ripropongono format di programmi defunti da anni (come ha fatto NBC con American Gladiators, ad esempio), oppure mandano in onda telefilm inizialmente scartati, come CBS con questo Welcome to the captain, che “midseason replacement” ce l’ha praticamente scritto in fronte.
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Eli Stone è uno spietato avvocato di successo che sembra avere tutto: soldi, accessori, una biondona al suo fianco e un’ambizione da pochi… sino a quando, un bel giorno, non ha sentito la musica. E che musica! Questa nuova serie della ABC arriva in un periodo di magra causato dallo sciopero degli sceneggiatori (a proposito, tutti con le dita incrociate: potrebbe finire presto!) e sicuramente promette bene. Non solo perché c’è poco altro da vedere, e neanche perché occupa la fortunatissima slot del telefilm-dopo-Lost (guadagnandosi tutti quei telespettatori che per inerzia o perché sono troppo sconvolti dalla visione Lostiana rimangono sul divano senza cambiare canale e si sorbiscono il telefilm di turno).
Certo, queste coincidenze aiutano, ma Eli Stone può vantare Greg Berlanti fra i suoi produttori (Everwood, Brothers & Sisters), attori meravigliosi quali Johnny Lee Miller (Trainspotting, Æon Flux, Smith) e Victor Garber (il Jack Bristow di Alias) ed una trama sorprendente: ormai le serie sugli avvocati sanno di già viste, stantie, pensiamo subito ad Ally McBeal. Non per niente leggendo che Eli Stone veniva classificato come Drama ero preoccupata.
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Deserto del New Mexico. Un paio di pantaloni cade dal cielo ed atterra su una strada sterrata, per venire calpestato da un Winnebago in corsa. All’interno del furgone, due uomini con una maschera antigas, di cui uno visibilmente privo di sensi, e nel retro due corpi stesi a terra. Rumore di sirene in lontananza. Il Winnebago sbanda ed esce di strada, e dal posto di guida esce un uomo che indossa esclusivamente un paio di mutandoni e la maschera antigas. Visibilmente in preda al panico, registra con una telecamera un messaggio per la sua famiglia “I just want you to know that, no matter what it looks like, I always had you in my heart“, lascia la telecamera a terra insieme al suo portafoglio, e impugna una pistola, mirando alle sirene che si sentono arrivare.
Così si presenta allo spettatore la scena di apertura di questa nuova serie della AMC, che ha come protagonista Bryan Cranston, il famoso papà di Malcolm .
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Dai Corleone ai Kennedy, vere o immaginarie che siano, quelle grandi ricche potenti famiglie che si destreggiano tra torbidi intrighi e spese folli colpiscono da sempre il nostro immaginario collettivo, ci stregano col loro fascino ambiguo e fanno sì che scrittori, registi e autori ce ne propinino almeno tre o quattro all’anno.
Già reduce dalla visione del pilot di Cane, serie pericolosamente in bilico tra il drama e la soap messicana su una famiglia di baroni dello zucchero che mi ha sinceramente fracassato le palle, quando il 26 settembre dello scorso anno è andato in onda sulla ABC il pilot di Dirty Sexy Money l’ho bellamente snobbato liquidandolo come l’ennesimo Dallas. La messa in onda su FOX (il pilot in italiano è andato in onda l’altro ieri) è stata l’occasione per cambiare idea e rivalutare completamente questa serie che, se dovessi descrivere in due parole, definirei la versione seria di Arrested Development. Fatta eccezione per l’umorismo e l’idiozia imperanti, gli elementi cardinali ci sono più o meno tutti: personaggio retto e morigerato alle prese con una famiglia di stronzi pieni di soldi, coi loro eccessi, stravaganze, ipocrisie e pretese assurde, che cerca, spesso senza successo, di salvare la propria vita privata o quantomeno la propria integrità. (more…)
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Succede che, causa sciopero, ti ritrovi senza serie da guardare. Qualcuna c’è, ma non basta.
Riapri, allora, dopo tantissimo tempo, il sito myepisodes.com, e ti imbatti in un titolo carino. jPod.
Ti sovviene immediatamente l’iPod e pensi: “perchè no? vediamo di che si tratta”.
Scopri così che la serie non ha nulla a che fare con il lettore mp3 della Apple, ma è invece tratta da un libro di Douglas Coupland dal titolo omonimo.
Tu il libro non l’hai mai letto e in seguito a questo pilot molto probabilmente deciderai di non leggerlo mai. Però, almeno, ci hai tentato.
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