Archivio per Flashback

magnumpi-screencap.jpgMancano ormai poche ore al momento in cui prenderò il volo per le isole Hawaii: in una sorta di strano rito propiziatorio per il buon esito di questa vacanza, già da qualche mese ho deciso di darmi all’archeologia televisiva e recuperare una delle serie più famose e popolari degli anni ‘80, vale a dire Magnum P.I., ambientata, manco a dirlo, proprio nelle suddette isole.

Da qui a decidere di fare una recensione della sua prima stagione per la rubrica Flashback il passo è stato breve. Anche perché, agli occhi di chi (come me) ha vissuto gli anni ’80 come quello strano periodo della propria vita che dall’infanzia porta all’adolescenza, il buon Magnum ha rappresentato, se non un personaggio mitico, certo uno di quelli a cui ripenso sempre con piacere.

E se oggi che un ragazzino non lo sono più ho scelto di guidare una decappottabile rossa (anche se certo non la Ferrari 308 GTS che guidava Magnum) e di andare in vacanza proprio alle Hawaii, è chiaro sintomo che certe cose ti lasciano il segno anche se tu nemmeno te ne accorgi…

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bscap001_388×220.jpgQuesto tizio qui a fianco, che deve mettersi sempre in posa davanti ad una macchina fotografica, è nientepopodimenoche il creatore. Colui che è riuscito a partorire l’idea primigenia di The Office. Tutti dobbiamo essergli molto grati per questo!
Inevitabilmente farò paragoni fra questa serie del 2001 e il The Office US del 2005, al quale sono molto molto affezionata. E di cose da dire ce ne sono talmente tante che non so da che parte cominciare, Ma una cosa in particolare mi ha colpito tantissimo ed è capitata proprio durante i primi episodi.

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wonderfalls.jpgDopo una pausa di riflessione, ecco che ritorna, con il secondo post di seguito, la rubrica Flashback che tutti noi amiamo e apprezziamo (annuite con la testa, per favore… Bravi, così…). E quale occasione migliore per parlare di una serie realizzata da figure del calibro di Bryan Fuller (Dead like me, Pushing Daisies), Todd Holland (Malcolm in the Middle) e Tim Minear (Angel, Firefly), che hanno ben pensato di mettersi insieme per sfornare questo piccolo imperdibile gioiellino? (more…)

itcrowd.jpgThe IT Crowd è una sit-com british decisamente nerd e, come si può facilmente evincere dallo screencap, non se ne vergogna nemmeno un po’. E’ anche grazie a serie come questa, certo insieme a tutte le altre che caratterizzano questo periodo televisivo, che i nerd tra qualche anno soppianteranno definitivamente i belloni atletici nei sogni delle ragazzine. Una tendenza che pare inarrestabile, la vera rivincita, coloro che negli anni ottanta erano bersaglio dei peggiori scherzi sono arrivati nelle “stanze dei bottoni” e, preso possesso dei mezzi di comunicazione di massa, non esitano a servirsene per mettere in atto questa rivoluzione di costume. Due stagioni, sei episodi ciascuna, da divorare in una sera.

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X-Files - Stagione 1 Per quanto uno possa seguire ed appassionarsi a svariati telefilm, ce ne sarà sempre uno, tra i tanti, che si ricorda con particolare affetto. E’ inevitabile. Sto parlando del primo telefilm al quale vi siete veramente appassionati (che non è necessariamente il preferito in assoluto, anche se spesso i ruoli coincidono), quello che vi ha iniziati al mondo della serialità, facendovi passare da spettatore occasionale a seguace accanito. Nel mio caso, il primo telefilm che ho veramente amato è proprio X-Files. Ho raggiunto vette di fanatismo impressionanti, con X-Files. Registravo episodi su cassette vhs che custodisco gelosamente ancora oggi (si, anche la prima tv dell’ultimo episodio di sempre, con quell’odiosissimo bannerino di Operazione Trionfo che spuntava fuori ogni cinque minuti) nonostante abbia comprato l’intera serie in dvd. Leggevo libri mediocri di scrittori mediocri solo perchè erano marcati X-Files. Compravo guide ufficiali (e non) per sapere quanti più dettagli possibili su ogni episodio, e da qualche parte in cantina dovrei avere ancora l’intera collezione di fumetti della Topps.

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aliascap.jpgBene o male questa rubrica vinteeeeig ci fa fare salti nel passato –che speriamo di riuscire a far fare anche a voi– ed è spesso una bella cosa. Per esempio, Alias è la prima serie tv che ho visto interamente in lingua originale, rigorosamente sottotitolata, ma pur sempre in inglese!
Per cui il valore affettivo è alto. Per altro, è la prima serie di J.J Abrams che ho visto, altro punto a suo favore! E questo già la dice lunga sul fatto che questa recensione (kawata*) sarà scritta con molto slancio e tanto amore. E tanto odio verso il correttore automatico di word che corregge Bristow in Bristol ogni volta, senza tenere conto della mia volontà.
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charmed.jpgWell, Well, Well! Inauguriamo oggi la nuova rubrica di “Serialmente”, dedicata alle serie tv terminate sia in Italia che negli USA. Ogni settimana troverete l’analisi dettagliata di un telefilm e di tutte le stagioni che lo compongono.

Penso che abbiate già capito a chi tocca oggi, no? C’è di mezzo un produttore famoso chiamato Aaron Spelling, un’attrice amata/odiata di nome Shannen Doherty e una canzone, “How soon is now?” dei Love Spit Love, cover degli Smiths e ri-coverata in seguito da due cantanti lesbiche che non vale la pena di ricordare (…) (more…)

laura.jpgCi sono serie che guardi e ti viene proprio da dire “ora ci faccio una bella recensione!”
Poi passa un po’ di tempo, gli impegni si accavallano, hai altre cose e altre serie per la testa e in un attimo ti rendi conto che ehi! sono passati 17 anni dal 1990 e non ho ancora detto niente su Twin Peaks!

Nata dalla mente geniale di David Lynch e Mike Frost, è stata semplicemente una delle serie più incisive della storia della televisione.
Nei 17 anni in cui non lo recensivo, ha segnato in maniera indelebile l’universo telefilmico e non solo. Grosse fette di cultura popolare e l’immaginario collettivo di almeno un paio di generazioni sono letteralmente infarciti di riferimenti a Twin Peaks. Anche chi non ne ha visto un solo episodio perché troppo piccolo, non ancora nato o inspiegabilmente non interessato non può comunque non ricordare quelle inquietanti tende rosse, il nano che parla al contrario o il martellante tormentone che per un paio d’anni ha spaccato le palle al mondo intero: chi ha ucciso Laura Palmer?

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