Archivio per Fear Itself
Definizione di Wendigo secondo Wikipedia: “una creatura mitica che appare nella mitologia degli indiani Algonchini. E’ uno spirito cannibale di indole malvagia, in cui gli uomini possono trasformarsi o che può possedere gli umani“.
Dopo la grossa delusione dell’episodio precedente, ecco che Fear Itself torna a percorrere le strade un po’ più convenzionali dello splatter, del gore o della macelleria (per usare un termine italico) che dir si voglia. Ovviamente siamo pur sempre sulla NBC, e quindi su un canale “per famiglie”, ed in questo Skin and Bones alcune cose ci verranno mostrate, ma molto ci verrà lasciato immaginare. Il che, va detto, non è necessariamente un male.
C’è da dire poi che il regista di questo nuovo episodio è tale Larry Fessenden, ben ferrato in materia di Wendigo avendo diretto ben due film sull’argomento. Sui siti specializzati in cinema horror ho letto qualcosa del tipo “far dirigere a Fessenden un episodio incentrato sul Wendigo è un po’ come far dirigere a George Romero un episodio incentrato sugli zombi”. Insomma, le premesse per un buon episodio c’erano tutte. Ma le promesse sono state mantenute oppure la montagna ha partorito il topolino? Lo scoprirete dopo il cut…
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Ed eccomi di nuovo qua, stavolta in veste di sostituto del buon gothic, a recensire un altro episodio di questa serie antologica dedicata all’horror.
In realtà questo episodio di horror in senso classico ha ben poco, nel senso che di sangue e di mostri vari non ve n’è quasi traccia, e si preferisce percorrere la (ben più ardua) strada dell’inquietudine, di quel vago senso di disagio che proviamo quando vengono toccate le nostre paure più profonde. Con esiti che commenterò a breve, ma che a mio modesto avviso, e volendo usare un eufemismo, sono ben poco felici.
L’episodio è scritto da Kelly Kennemer (semisconosciuta autrice di un film intitolato Music Within, credo inedito da noi) e diretto da Mary Harron (con all’attivo episodi di Big Love, Six Feet Under, The L World e soprattutto il film del 2000 American Psycho, abbastanza liberamente tratto dall’omonimo libro di Bret Easton Ellis), e verte sulle (dis)avventure di una giovane coppia di sposini, Bobby (Brandon Routh, meglio noto per essere nientemeno che Superman in Superman Returns) e Tracy (Shiri Appleby, attrice fin da bambina, una marea di ruoli televisivi e non al suo attivo, probabilmente meglio nota come una delle protagoniste di Roswell), che scappa dalla padella di una non meglio precisata metropoli tentacolare per ritrovarsi nella brace di una comunità suburbana con scarsi riguardi nei confronti della privacy dei suoi membri.
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Beh, sapevamo tutti che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Ad essere sinceri sono moderatamente sorpreso che sia arrivato solo adesso, ero convinto che avrei dovuto scrivere un’introduzione del genere già dopo i primi episodi. Comunque via, togliamoci il pensiero. Scritto da Steve Niles (28 Days Later, 30 Days of Night) e diretto da Darren Lynn Bousman (Saw II, III e IV), New Year’s Day è il punto più basso mai toccato della serie. Lo dico a malincuore, perchè adoro le storie di zombie e perciò questo episodio in particolare era da tempo nella mia wishlist. E per quanto lo spunto di base sia molto intrigante, la realizzazione è terribilmente insulsa - e non possiamo neanche consolarci dicendo che è uno di quei casi da “so bad it’s good”. No, purtroppo New Year’s day è quello che gli americani chiamerebbero “crapfest”, e i romani invece “nammerda”.
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Ok, lo so, vi avevo detto che da Fear Itself non ci saremmo dovuti aspettare niente di eccessivamente splatter o violento, perchè va in onda su una rete nazionale che ha degli interessi da tutelare e blah blah blah, però per stavolta fate finta che non lo abbia mai detto. Forse il capoccia che si occupa della censura alla NBC è in ferie, forse si è distratto un attimo quando gli hanno passato la cassetta con l’episodio di Stuart Gordon (autore dell’ottimo Re-Animator), forse col caldo si è rammollito un pò e ha lasciato correre, o forse si è lasciato intenerire dal timeslot un pò di nicchia della serie e dai ratings modesti delle ultime settimane, chi lo sa. Fatto sta che tra amputazioni di parti umane con cesoie da giardinaggio, cuori strappati a mani nude dai petti dei rispettivi proprietari e orecchie mozzicate che neanche in Tyson/Holyfield, Eater è senza ombra di dubbio l’episodio più sporco, violento e splatter tra tutti quelli trasmessi finora.
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Provate ad immaginare di stare per sposarvi. Lui (o lei) lo conoscete da poco tempo, ma vi amate così tanto da aver deciso di fare subito il grande passo, nonostante il parentado ritenga la mossa decisamente affrettata. E nel giorno delle nozze, proprio qualche momento prima di camminare finalmente verso l’altare, ricevete un biglietto anonimo che contiene una scomoda verità sulla persona alla quale vi state legando per la vita. E’ esattamente quello che succede in questo episodio di Fear Itself, diretto da John Landis (regista di alcuni classici come The Blues Brothers, Animal House, e personalmente ci metto anche Un lupo mannaro americano a Parigi Londra) e scritto da Victor Salva (l’uomo che dobbiamo insultare ringraziare per aver partorito i due Jeepers Creepers).
Sam(antha) sta per sposare Carlos, ma proprio pochi minuti prima della cerimonia una misteriosa donna in rosso consegna al prete una nota. Che cosa ci sarà mai scritto? A giudicare dalla sua espressione, direi la cifra che Carlos l’evasore deve al fisco americano. E dev’essere una somma davvero notevole, se persino la statuetta alle spalle di Sam è sconvolta.
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Che geniaccio quel John Woo, solo a lui poteva venire in mente di far coesistere due superstar di hollywood in un solo, epico film. John Travolta e Nicholas Cage che si scambiano di corpo e di ruolo, prendendosi a pistolettate, scambiandosi battutine sarcastiche per tutto il tempo e dando una nuova e bizzarra svolta al solito, vecchio concetto trito e ritrito del poliziotto buono ™ contro il cattivone malefico ™ . Che figat… ah già, scusate, Non siamo più nel 1997 e non stiamo parlando di Face/Off, devo essermi confuso. Però cercate di capirmi, l’episodio di Ronny Yu - già regista di due (in)dimenticabili capolavori trash come Freddy vs Jason e La sposa di Chucky - ha parecchie similitudini con il film di Woo. Volendo potremmo considerarli anche parenti, ecco. In quel caso, Family Man sarebbe il cugino brutto e anche un pò sfigato di Face/Off.
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Dopo l’accettabile debutto della settimana scorsa, ritorna Fear Itself con le sue fresche e nevose ambientazioni canadesi, molto rinfrescanti per chi, come noi (o me, almeno), passa già le giornate a boccheggiare per il caldo eccessivo di questi giorni.
Pur non essendo malaccio, The Sacrifice era sostanzialmente un episodio di prova, buono soprattutto per tastare il polso al pubblico. Questo Spooked invece si avvicina molto di più all’episodio che ti aspetteresti da un’antologia horror: meno bionde dalla scollatura procace e più atmosfera, una recitazione migliore e, cosa non indifferente, un paio di momenti da brivido gelido lungo la schiena. Sicuramente pesa il fatto che a dirigere l’episodio stavolta ci sia un “legitimate frightener”, uno che col brivido ci campa, quel Brad Anderson già regista del notevole The Machinist e del brillante e criminalmente sottovalutato Session 9 (che personalmente ho adorato alla follia).
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Da qualche anno a questa parte, l’estate sembra essere terreno fertile per l’horror in tv. Da noi abbiamo il ciclo “notte horror” di italia uno, che però ripropone puntualmente sempre i soliti vecchi film. Negli Usa invece alcune reti hanno prodotto e trasmesso vere e proprie antologie dell’orrore, formate da episodi/mini-film diretti da diversi registi più o meno specializzati nel genere. Due anni fa ci fu Masters of Horror su Showtime, l’anno scorso ci provò TNT con Nightmares & Dreamscapes, quest’anno tocca alla NBC e il suo Fear Itself, che richiama nel titolo una famosa citazione di Frankie Roosevelt (“The only thing we have to fear is fear itself”). Il formato è lo stesso di MoH: tredici episodi diretti da tredici registi diversi, alcuni molto apprezzati (Brad Anderson, John Landis) altri un pò meno o semplicemente sconosciuti (John Dahl, Breck Eisner). Con un’unica, grossa differenza: Masters of Horror andava in onda su un canale via cavo e quindi poteva permettersi profanità, gore e tette a volontà, tutte cose verboten sulla NBC. Probabile quindi che Fear Itself punti più sull’atmosfera e la suspence piuttosto che sullo splatter.
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