Archivio per Damages
Scritto da: Francesco in Damages
L’inquadratura di una strada trafficata di New York. La luce, lo smog, il rumore del traffico, un semaforo. Stacco sull’entrata di un palazzo. Zoom. Din, din, din: il rumore di un ascensore.
No, non avete sbagliato episodio, non siete incappati in una replica del pilot: il finale di Damages inizia esattamente come era iniziato il primo episodio. E, se vogliamo, finisce allo stesso modo.
Dopo la bellissima puntata della scorsa settimana non rimaneva tantissimo da dire, ma non era questa la preoccupazione generale. Tutti ci siamo chiesti, molti se lo stanno ancora chiedendo, anzi: sarà un finale-finale? Avremo le risposte a tutte le domande rimaste aperte? E soprattutto sarà un finale che getterà input interessanti ed efficaci per una seconda stagione? Sappiate allora che sì, le risposte arrivano tutte e sì, un input c’è ed è proprio quello che non ci si sarebbe aspettato. Qualcosa che capovolge tutto. Di nuovo.
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Scritto da: Francesco in Damages
Ok, grandissimo episodio. E potrei chiudere qui il post. Ovviamente c’è tanto da dire, forse anche troppo. Mi aspettavo tutte queste rivelazioni in una sola puntata? Sicuramente no. Mi aspettavo il ricongiungimento flashback-presente? Neanche. Mi ero preparato per un classico episodio pre-finale, di quelli in cui si indugia su storie e scene già ampiamente esplorate e si inserische un cliffhanger negli ultimi due minuti, in modo che convinca quanti più spettatori a vedere il finale. Invece no, tutto il contrario.
Un’obiezione logica potrebbe essere sollevata: a conti fatti non succede nulla. E in parte è vero. Per la maggior parte del tempo vediamo effettivamente scene che ci hanno mostrato nei passati episodi, solo che questa volta hanno una saturazione differente. Personalmente, però, considero l’effetto complessivo ottimo. E’ come quando si finisce un puzzle (non che passi il mio tempo a fare puzzle, ma concedetemi la metafora): i pezzi li conosci, hai capito come vanno sistemati e ti sei fatto un’idea dell’immagine finale, ma vederla completa con i tuoi occhi dà una certa soddisfazione.
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Scritto da: Francesco in Damages
Credo di star iniziando a provare sentimenti contrastanti nei confronti di Patty. Più ci avviciniamo alla fine - ormai manca davvero poco - più il suo personaggio sembra cambiare. Si tratta di momenti. Poi ritorno a vedere la vipera velenosa senza scrupoli. Fatto sta che non possiamo più dire con certezza “Patty è il demonio. Patty è la cattiva della situazione”. Forse è solo vittima degli eventi. O forse no.
Il punto è che sostanzialmente ormai nessun personaggio sembra volutamente etichettabile come buono o cattivo.
Chi l’avrebbe mai detto, ad esempio, che Kitty potrebbe rivelarsi ben più coinvolta - in senso negativo - nella vicenda rispetto a quanto volesse farci credere?
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Scritto da: Francesco in Damages
Ellen: “Ne ho abbastanza delle sue stronzate”.
Patty: “Che cosa hai detto?”
Ellen: “Mi ha sentita”.
Patty: “Vattene. E non disturbarti a tornare indietro”.
Lo ha detto! Il grande momento che tutti aspettavamo: Ellen si è svegliata e ha fronteggiato Patty. E lei l’ha licenziata, giustamente, perchè ha osato pensare con la propria testa e agire di propria iniziativa. Alè, dictator rulez!
Ora che il fantastico duo (trio se includiamo anche Tom) si è infranto, cosa succederà? E’ probabile che questa ribellione da parte di Ellen abbia avuto tragiche conseguenze nel futuro (da considerare rispetto alla scena - quindi equivale al presente nella storia) spingendo, magari, Patty a volerla uccidere? Ogni ipotesi è bene accetta. Per ora, però, occupiamoci di cosa abbiamo sotto mano.
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Scritto da: Francesco in Damages
Anche Patty è nei guai. Nel presente. E piange disperata. Perchè? Per scoprirlo dobbiamo capire cosa è successo sei settimane prima dell’inizio della storia.
L’episodio di questa settimana si apre con un bellissimo montaggio: Ellen, ora in prigione, condannata, ricorda, con in sottofondo una ballata romantica, la sua relazione con David. Il suo volto inespressivo rievoca l’arrivo nel nuovo appartamento, i loro sorrisi, l’anello di fidanzamento. Poi la lite (”Io e te abbiamo chiuso”) e la “fuga” da Patty, che compare per la prima volta in questo tipo di flashback. Le due sono sedute su un divano, Patty accarezza il suo cane, Ellen non è affranta come dovrebbe, è solo dubbiosa. Chiede “Ti sei pentita di ciò che abbiamo fatto?Abbiamo esagerato?”.
Ma cosa hanno fatto? Ecco che torniamo indietro di sei settimane.
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Scritto da: Francesco in Damages
[Avviso ai lettori: il seguente post è privo di entusiasmo. Mi scuso anticipatamente per la noia che la sua lettura vi arrecherà. Purtroppo il mio modo di scrivere si adegua a ciò che vedo.]
Una settimana relativamente calma in quel di New York. E l’etichetta di “episodio riempitivo” è dietro l’angolo.
Probabilmente c’era da aspettarselo: Damages è una serie che si basa sul voler capire cosa sia successo veramente, sulle domande che gli autori creano per gli spettatori, sul dubbio continuo. In una durata complessiva di trecidi episodi, un ottavo sottotono potrebbe anche essere giustificabile. L’importante è che si tratti di un caso isolato.
Al di là dei buoni montaggi iniziali (la colazione in famiglia a casa Hewes e il lavaggio di auto) c’è, tuttavia, ben poco di coinvolgente.
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Scritto da: Francesco in Damages
Premessa: come ha giustamente già detto qualcuno, Patty Hewes è l’incarnazione del demonio. E’ paurosamente egocentrica (chi altro ha notato lo sguardo da ossessa mentre si rivide in video?) e manipolatrice, soprattutto. Nell’arco di 45 minuti è riuscita, nell’ordine, a:
1) convincere il figlio a tornare a casa; e abbiamo visto tutti che bel rapporto amorevole hanno i due
2) mettere Ellen e Tom uno contro l’altro.
Detto questo, c’è da dire che l’episodio è sicuramente migliore del precedente: questa settimana gli autori ci hanno risparmiato sia i turbamenti umorali di Frobisher, che sarà sicuramente tanto impegnato con la sua autobiografia, sia le lamentele di Katie e hanno dato una buona spinta alla storia principale.
Adesso, ad esempio, sappiamo perchè Ellen si ritrova ricoperta di sangue nel bel mezzo di New York.
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L’inquadratura di una strada trafficata di New York. La luce, lo smog, il rumore del traffico, un semaforo. Stacco sull’entrata di un palazzo. Zoom. Din, din, din: un ascensore sta scendendo. Si apre. Il volto sconvolto di una giovane donna fa capolino: indossa un cappotto verde ed è coperta di sangue.
Stop. Partiamo dall’inizio e torniamo indietro di sei mesi, quando la storia ha inizio. Ellen Parsons (Rose Byrne) è un giovane avvocato agli inizi della propria carriera: è una donna ambiziosa, ma affezionata alla propria famiglia. Vorrebbe essere assunta dallo studio legale Hewes & Associates, al cui comando si trova Patty Hewes (una glaciale e perfetta Glenn Close). C’è solo un problema: il colloquio per l’assunzione è lo stesso giorno del matrimonio della sorella di Ellen. Cosa fare? Rinunciare a quella che è forse la più importante occasione nella propria carriera e fare contenta la propria famiglia, oppure perdere la celebrazione e guadagnare un posto che tutti vorrebbero? Ovviamente la prima opzione prevale sulla seconda. Posto perso. Almeno fino al momento in cui Patty si presenta al matrimonio, le fa i complimenti per la sua scelta e le dice che non c’è bisogno di un colloquio: è assunta.
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