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- This is awesome! Drinking at work…
- We’re basically Mad Men.
- We are! We’re such Mad Men!!
- I’m gonna go smack a secretary on the ass.
- That’s totally what they would do on that show!
- …what show?
Applausi. Emmy. Oscar. Nobel… Quello che volete.
Per me questo scambio di battute tra Marshall e Barney potrebbe aprire e chiudere la recensione, darei 4 stelline all’episodio e sarei a posto così, ma visto che questo sito riguarda più voi che me, vedrò di aggiungere qualcosa d’altro.
Like woo, people. Like woo.
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Io ora non voglio dire “ve l’avevo detto”, però un po’ ve l’avevo detto.
Non è che Sarah Chalcke emettesse radiazioni diaboliche che imbruttivano gli episodi in cui compariva come certi hanno un po’ troppo enfaticamente sostenuto. Se un episodio è brutto è perché qualcuno non è capace a scrivere, e toglierla dal cast non è la panacea che guarisce tutti i mali del telefilm, non è certamente l’evento che sancisce la redenzione o la rinascita di uno show che aveva iniziato a stagnare anche prima della sua comparsa.
Intendiamoci, sono il primo a tirare un sospiro di sollievo per l’eliminazione di Stella, ma perché il personaggio non era divertente né aveva nulla da dire, e la macrotrama del matrimonio tra lei e Ted non portava palesemente da nessuna parte. La qualità di questa quarta stagione, quasi un prolungamento della seconda metà della terza, è un altro discorso.
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Scritto da: kaw in Smallville
Io adoro Smallville.
Sì, ci sono volte che ti lascia senza niente da dire e vorresti solo piangere e fare le valige e scappare il più lontano possibile (per poi scoprire che sei scappato in Canada, dove Smallville lo girano, e allora ti togli la vita con un cocktail di farmaci e kryptonite), ma ce ne sono altre che potresti parlare per ore solo del teaser.
Ah, il teaser. Quel piccolo meraviglioso lembo di episodio che sta fra il riassunto delle puntate precedenti -forviante e fracassone, probabilmente la parte più curata del telefilm, che serve a farti credere che nelle scorse settimane sia successo chissà che cosa- e la sigla di apertura -pacchianata dal fascino vagamente omoerotico, nata dall’incontro fortuito tra Baywatch e Beverly Hills a una convention di Settimo Cielo.
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Ecco, questo, per dire, è un episodio di Californication.
Io non ho mai preteso il genio o i salti mortali, non sono uno spettatore dai gusti particolarmente sofisticati almeno quando si tratta di Californication, ma la totale assenza di una-cosa-che-fosse-una da raccontare della scorsa settimana, scusate se sono così categorico, l’ho trovato improponibile. Quello 0/5 non stava a significare “worst episode ever”. Più che altro “no episode at all”, insomma, qualcosa di non classificabile perché non c’era francamente niente di cui parlare.
Fortunatamente per me che continuo forse anche un po’ masochisticamente a seguire la serie, la musica cambia un pochettino questa volta, si intravede un po’ di luce in fondo al tunnel, come si suol dire.
Oddio, che mai succederà questa volta per farmi cambiare idea, le trame non sono forse ancora stupide, insulse e grossolane? Sì certamente. Ma appunto le trame, non il niente.
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- It’s funny looking back on it now. I was so sure Stella was the one and when she left me I was so devastated. But you guys got me through it, and now the painful part’s over. I’ve come out the other side a little bit stronger. You know, I hardly even think about her anymore. That’s what time does, I guess.
- Ted, the wedding was yesterday.
Se vi ricordate come reagì Marshall due anni fa, praticamente per tutta la prima metà della seconda stagione, all’abbandono di Lily vi ricorderete anche che non è qualcosa che si ha voglia di rivedere.
Cosa dobbiamo aspettarci allora da Ted, dopo essere stato piantato in asso da Stella il giono del suo matrimonio? Non proprio i lacrimoni magari, ma ero abbastanza sicuro che ci saremmo sorbiti il classico episodio diciamo del “riassestamento”, con scenate, sbornie tristi, amici che consolano e finale in cui il personaggio in questione si alza dal divano si mette i pantaloni e ricomincia a vivere come una persona normale. (more…)
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Guardate, non farò nemmeno finta di essere stato occupato, di aver avuto impegni inderogabili o chissà che. Non tirerò neanche fuori la scusa che nessuno si è ancora degnato di fare i sottotitoli (anche perché, siamo seri, questa serie non è esattamente In Treatment). Io questo episodio me l’ero proprio dimenticato.
L’ho visto lunedì scorso, esattamente quando è uscito, ho capito a gandi linee cosa non succedeva, ho saltato qualche pezzo perché era di una noia mortale, e cinque minuti dopo non mi ricordavo neanche più di averlo visto. Se me lo aveste chiesto ieri vi avrei detto ma va, questa settimana Californication è saltato.
Non era saltato, sono solo andati in onda i 25 minuti più inutili della storia della televisione. Sì, anche più di della pubblicità, di Porta a Porta e di Smallville.
Capisco di aver fatto un torto a tutte tre le persone che seguono la serie, tirandola così per le lunghe, e me ne scuso, ma vi assicuro che è stato in buona fede. E ora che l’ho rivisto per potervene parlare e commentare assieme a voi l’ubriacatura triste di Hank e del cameraman, gli sbalzi d’umore di Karen e le buffe avvenute di zio Charlie nel mondo del porno, mi rendo conto che forse il torto lo state facendo voi a me, costringendomi a parlarne.
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Scritto da: kaw in Smallville
Una delle cose che mi lasciano sempre più basito di Smallville è il fatto che chi lo scrive ha a disposizione il supereroe più famoso del mondo con 70 anni di storie alle spalle e un intero universo fumettistico, quello della DC, a cui attingere. Eppure continua imperterrito a copiare la Marvel.
Esempi lampanti non mancano neanche questa settimana, tra la ronda notturna di chiara matrice ragnesca (qualcuno potrebbe obiettare che ogni supereroe fa la ronda per le strade di una metropoli assediata dal crimine, ma… come on, quelle scene vengono dall’Uomo Ragno!) con cui si apre l’episodio e la questione dei “mutanti” (meteor freaks) presa di peso dalle pagine degli X-Men: persone con capacità fuori dal comune che li rendono speciali ma diversi, che ora Chloe raduna a casa propria e li fa sedere in cerchio tipo alcolisti anonimi per scambiarsi aneddoti su quanto sia dura essere diversi… Mutanti come emarginati, come minoranza (etnica? genetica?) contro cui tutti puntano il dito quando qualcosa va storto, il che mi ricorda che non ho ancora visto l’episodio di True Blood di questa settimana, ma non aggiunge spessore a Smallville.
Come dicevano in Fight Club, metterti le penne nel culo non fa di te una gallina, o qualcosa del genere. (more…)
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Che noia ’sti mmereggani, con la loro fissa del matrimonio da migliaia di dollari, perfetto, pomposo e con otto mesi di preparativi.
La volta che devo sposarmi io, due firmette in comune e poi cinese. Da asporto. E ognuno paga per se. Anche un’incursione notturna a casa del parroco del paese non è male: “signor curato questo è mio marito”, “signor curato questa è mia moglie” e bam! sposati. E non è costato un centesimo e… citazione letteraria! La mia professoressa del liceo sarebbe commossa, e capirebbe perché non l’ho potuta invitare.
Ma purtoppo Ted e Stella vivono in un telefilm americano, il matrimonio in grande stile è un must e sono abbastanza sicuro che citare il Manzoni sia l’ultima delle loro priorità.
Almeno, dopo il patema sul non vi conoscete abbastanza, quello su lei ha una bambina di sei anni e non sei pronto per crescerla e quello sul fatto che lei vive nel New Jersey, ci vengono risparmiati gli otto mesi di preparativi e si skippa subito al grande giorno grazie a uno degli espedienti narrativi più pietosi che abbia mai visto in una serie televisiva: oh noes, mia sorella non si sposa più dopo che ha già organizzato tutto perché il suo fidanzato è scappato, sposiamoci al posto suo! dopodomani!
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Scritto da: kaw in Fringe
Confrontiamo questo sesto episodio con l’1×02, per dirne uno a caso, così tanto per provare. Nè particolarmente belli né particolarmente brutti, la dinamica è la stessa, gli elementi pure, nessuno dei due eccelle per originalità o per tecnica, ma presi così, singolarmente, li si guarda senza porre obiezioni.
Eppure l’1×02 ci è piaciuto, mentre questo… Beh, questo non avrei nemmeno finito di vederlo se non avessi avuto l’incauta idea di volerlo recensire a scatola chiusa.
Non è la ripetitività. Fringe è schematico, lo sapevamo fin dall’inizio, ci andava benissimo.
Non sono i personaggi, anche se forse un po’ più Walter -relegato questa volta a topino di laboratorio che compare un attimo per dire qualcosa di pazzo/buffo e scompare subito dopo- non avrebbe guastato.
Non è il caso della settimana, perbacco!, questa settimana esplodono le teste! Cosa volte di più?
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Se mi chiedeste che rumore fa una fenice che risorge dalle proprie ceneri, sarei tentato di rispondere che assomiglia alla voce di Neil Patrick Harris che finge di essere uno spettacolare vecchietto di 83 anni.
Ho dato la serie per morta alla fine dell’episodio scorso e ne avevo tutti i motivi, e con la stesso nozione di causa oggi parlerò di fuochi d’artificio, di EPIC WIN e di resurrezioni.
Non dovrei gridare così presto al capolavoro ma ormai ho capito che gli episodi di How I Met Your Mother vanno presi così come vengono: genio, genio, medio, genio, fuffa, fuffa, medio, fuffa, fuffa, genio… Non è, anzi, da escludere che piazzino tanta fuffa apposta per farci apprezzare di più i momenti di genio. Non sarebbe tanto strano, io stesso tendo a circondarmi di idioti per apparire più intelligente, il problema è che non sempre ci riesco. HIMYM questo problema non ce l’ha e quando vuole farci sentire delle merde per aver dubitato, ci riesce in 2 minuti e 50 secondi netti. (more…)
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