Sally Draper 7x13

Mad Men – 7×13 – The Milk and Honey Route

La recensione al penultimo episodio della serie contiene spoiler importanti, non avventuratevi nella lettura prima di aver visto la puntata, oppure fatelo ma poi non dite che non vi abbiamo avvertiti…

If you want a happy ending that depends, of course, on where you stop your story” – Orson Welles

Io avrei fermato la storia di Betty al suo “è quello che ho sempre voluto fare [studiare psicologia]” ma non è la mia storia, è quella che sta raccontando Weiner e Weiner ha deciso di privare gli anni ottanta, e le decadi a venire, della presenza della Signora Francis e me del personaggio che più ho amato. Certo Weiner non scrive per me, o per chi ama Betty, ma il prendere la scelta sul personale è il mio modo di rendere omaggio a Betty un personaggio che ha sempre saputo essere autoreferenziale e che ha sempre saputo porsi al centro della scena.

Se la storia si fermasse qui il lieto fine sarebbe, e probabilmente è, tutto di Pete. Dopo una vita spesa a tentare di impressionare Don – cercando di emularne l’esempio senza averne il fascino e il genio – realizza che essere un Pete Campbell Dartmouth classe ’56 non è così male, anzi, questo fa di lui un uomo la cui conoscenza e frequentazione è altamente auspicabile. Specchiandosi in suo fratello, ricordando il disastro economico e famigliare che suo padre ha lasciato dietro di sé, capisce che anche essere il marito di Trudy non è poi così male e Wichita non è New York ma con un Learjet ogni città è a portata di mano. Pete si trova nella rara posizione di avere una seconda opportunità e forse è davvero sufficientemente cresciuto da affrancarsi da quel “unlovable” con cui era stato lapidariamente descritto da sua madre.

Se Mad Men si chiudesse con questa puntata parlaremmo di lieto fine anche per Don e per noi spettatori: sarebbe così facile salutarlo ora, per sempre, trattenendo il ricordo di lui seduto su una banchina in attesa di un autobus, uno qualsiasi. Il vederlo così rilassato, tranquillo, fiducioso addirittura, in questo momento della sua vita, per contrasto e opposizione mi ha fatto pensare a “The Road Not Taken“, a quel susseguirsi di strade non intraprese che fanno parte della nostra vita e sulle quali spesso rimuginiamo. Ma per Don è stato diverso, lui ora può viaggiare scegliendo qualsiasi strada – letteralmente – perché è come se nella vita fosse riuscito a battere anche quelle “road not  taken”.

Don agli occhi del mondo ha compiutamente realizzato l’american dream, se esistesse una squadra di self-made man lui ne sarebbe il capitano. Don è cresciuto immerso e circondato dalla povertà economica e dalle miserie umane ma ora può vivere di rendita senza lavorare un giorno in più. La vita gli ha assegnato un destino ma lui si è appropriato del nome di un altro uomo ed è riuscito a costruire il suo futuro su quel nome, con quell’identità. Don ha sposato il suo primo amore e in seconde nozze ha scelto la ragazza di cui era innamorato sapendo che in quello stesso momento avrebbe potuto invece scegliere la donna giusta, Fay. Don è stato un marito infedele, spesso meschino, anche se per l’epoca assicurare agio materiale alla propria famiglia e trattarla decentemente era praticamente tutto quello che rendeva un marito un buon marito. Don è stato spesso scorretto, egoista e vile ma è stato l’unico a opporsi all’idea di accontentare un cliente degradando Joan, ed è a lui che Peggy deve la sua reale opportunità di avere una carriera che non fosse quella di moglie/segretaria. È stato il golden boy della Sterling&Cooper, è divenuto name partner della sua Agenzia dalla quale è stato poi estromesso dai suoi stessi soci: prima era indispensabile, poi era diventato troppo indispensabile. È riuscito ad ammettere il timore di non essere in grado di amare i propri figli, ha sofferto quando ha provocato disgusto in Sally ma, in qualche modo, è riuscito a riconquistarla e perfino ricevere un “I love you”.  Don ha mentito ma è riuscito ad avere momenti di sincerità disperata e assoluta; ha temuto che il suo segreto venisse scoperto e quando è avvenuto le reazioni sono state un’alzata di spalle da parte di Cooper e la richiesta di divorzio di Betty. Don è un alcolizzato depresso che nella vita ha pianto tanto quanto ha bevuto. Più di tutto questo Don è stato soprattutto interprete del suo tempo come può esserlo solo una persona lungimirante: “It’s not a time piece, it’s a conversation piece” esattamente come Mad Men non si limita a segnare il Tempo, ma lo racconta dispiegandolo attraverso la vita dei suoi protagonisti.

Nel momento in cui Don siede al tavolo di McCann-Erickson realizza di non avere padroni, non ci sono più vie inesplorate, strade maestre da percorrere, non c’è più nessuno a cui rendere conto, nessun account da conquistare: può concedersi il lusso di andare via – dimentico di tutto ciò che lo circonda – per inseguire l’idea di una donna da inseguire. Ed ora eccolo lì, dopo essere riuscito a confessare l’ultimo segreto, dopo aver regalato un nuovo legittimo inizio (e le basi grammaticali) a un ragazzo che probabilmente ripenserà a quell’incontro come al punto di svolta della sua vita, ecco che il futuro non è più un’entità da anticipare, costruire, qualcosa di cui preoccuparsi. Don sa già com’è tutto, come sarebbe stato tutto anche con scelte diverse, può regalarsi il guardare al futuro con semplice, liberatoria curiosità. L’ultima inquadratura potrebbe appartenere a uno spot, una di quelle pubblicità in cui il consumatore è “felice” ma spesso nella vita la felicità è strettamente dipendente dall’ignoranza, dal non sapere, e in quel momento Don non sa che l’ultima volta in cui ha sentito Sally è stata anche l’ultima volta in cui Sally ha potuto pensare con leggerezza al futuro. Don ancora non lo sa ma Betty sta morendo: continuerà a far parte della vita di Don e Sally ma non farà mai parte del loro futuro.

Betty Draper

“I know people say life goes on, and it does but no one tells you that’s not a good thing.”

Quando il medico del campus insiste affinché Betty chiami suo marito si poteva sperare fosse solo un ennesimo modo per sottolineare quanto le donne venissero considerate delle bambine grandi bisognose della presenza di un adulto responsabile per “capire”. Quando Henry strappa di mano a Betty l’inseparabile pacchetto di sigarette, la diagnosi diventa chiara e impietosa: Betty sta per morire di cancro ai polmoni, nessuno può farci nulla e lei è irremovibilmente intenzionata a non farsi portare via gli ultimi mesi della sua vita. L’ex signora Draper se ne andrà esattamente come è vissuta: in modo impeccabile, alle sue condizioni, senza concessioni a sentimentalismi e addii strappalacrime. Ed è questo quello che comunica a Sally in una scena tenera e commovente, priva di sbavature melodrammariche nonostante l’ironico “they don’t know how much you love tragedy” di Sally.

Henry poco prima l’aveva definita “a very lucky woman” ma “fortunata” non è certo l’aggettivo per descrivere Betty, “privilegiata” piuttosto. Betty non è stata fortunata nello sposare un uomo che di vero non ha neanche il nome dato ai propri figli. Non è stata certo fortunata a essere confinata nei sobborghi come moglie trofeo di un uomo che l’ha tradita a ogni piè sospinto e ha attivamente contribuito a lasciarla in un’infanzia sentimentale e intellettuale. Non è stata fortunata nel vivere la noia e l’insoddisfazione sessuale, né è stata fortunata nel restare incinta una terza volta quando ormai aveva deciso di separarsi da Don. Non è stata fortunata nel diventare fat-Betty, né è fortunata adesso nello scoprire di avere un cancro incurabile. Betty ha superato tutto lottando, anche se all’interno delle mura domestiche e all’interno di archi narrativi meno “femministi”, non come Peggy o Joan certo, ma gli ambienti sono diversi e per Betty Draper l’emancipazione, l’autoaffermazione di sé come persona, si concretizza nel tornare all’Università realizzando una sua aspirazione.

Quando dice a Sally di non essere una rinunciataria, di aver sempre lottato imparando a distinguere sfide e ostacoli dalle cause perse (il matrimonio con Don, per esempio) dice il vero. E in quella che forse è l’ultima volta in cui sarà di fronte a Sally, Betty mostra di essere cresciuta anche come madre: ogni bravo genitore desidera per i figli una vita migliore della propria “I watched my mother die. I won’t do that to you.”; ogni buon genitore desidera che i propri figli si realizzino trovando la loro strada senza conformarsi “I always worried about you, because you march to the beat of your own drum. But now I know that’s good, because your life will always be an adventure. I love you. Mom.”

“Now I know your life will be an adventure” è un lascito morale, un augurio, un’approvazione che provenendo da Betty acquista ancora più valore. L’ex signora Draper non è mai stata amata dal pubblico, anzi è stata apertamente detestata da buona parte degli spettatori. Peggy è quanto di più vicino abbiamo avuto in termini di quella che definiamo emancipazione femminile: è facile immedesimarsi in lei, così moderna, così affine alla nostra attuale sensibilità. Perfino per il pubblico più retrogrado è facile simpatizzare con Peggy perché in lei, superficialmente, vede la conferma dell’esistenza di una legge non scritta secondo la quale una donna non può avere tutto: deve scegliere tra famiglia e lavoro. Joan è il personaggio femminile che maggiormente si è evoluto: l’abbiamo conosciuta consapevole del suo potere sugli uomini e via via l’abbiamo vista rendersi conto che quello dell’incarnare il desiderio sessuale era il potere dei deboli, labile e destinato a esaurirsi. Megan è stata portatrice della spensieratezza della nuova generazione. Ma Betty no, Betty non ha subito cambiamenti vistosi, il suo ruolo è sempre stato quello di moglie e madre: ha rappresentato la moglie trofeo, la borghese viziata, la madre annoiata con Don. Mentre Don si trasferiva in un moderno attico a Manhattan con una nuova moglie più giovane, Betty continuava ad essere moglie e madre in una sorta di antico maniero. Nel crescere i suoi figli, Sally in particolar modo, l’abbiamo vista perpetuare quel tipo di educazione che lei stessa ha ricevuto. Betty è una donna cresciuta da una madre che da piccola le tagliava i capelli per punizione, la rimproverava di mangiare troppo e le dava della poco di buono per il suo lavoro da modella: perché essere carina serve a trovare marito – “she wanted me to be beautiful so I could find a man” – non certo a lavorare. La laurea in antropologia e l’esperienza in Italia sono servite ad aumentare il suo valore di donna da sposare, a smaltare di ulteriore pregio il suo livello sociale, non a liberarla da una mentalità ristretta e limitata. I genitori, la società, l’ambiente l’hanno spinta a incarnare un modello di donna e Betty ha recepito e interiorizzato quel modello, per certi versi andandone fiera. Le sue sfide di emancipazione sono state vinte, dunque, nel suo ambiente, quello tra le mura domestiche, in cucina – dove preferisce stare senza che nessun marito si permetta di reclamare la sua compagnia altrove – e in accordo con le sue aspirazioni.

Note

Grazie a January Jones per aver reso splendidamente Betty Draper.

Qui un ottimo articolo in “difesa di Betty” con annotazioni molto interessanti su quello che deve essere stao il percorso di studi in antropologia “[…]but she learned a more destructive skill usually associated with women: she learned how to judge others, especially those less powerful than she is, without judging herself”.

Se Glen sopravviverà Betty sarà l’ideale di donna verso cui tutte le sue future fidanzate saranno confrontate, perdendo.

“She wanted me to be beautiful so I could find a man. There’s nothing wrong with that. But then what? Just sit and smoke and let it go until you’re in a box?”  (Betty, Mad Men 1×09)

13 Moments When Betty Draper Didn’t Give A F%$k

Nella consegna delle ultime volontà avviene anche l’ideale passaggio del ruolo di donna adulta della famiglia, ruolo che Sally aveva già inconsciamente assunto nel momento in cui si era seduta a tavola al posto di Betty prendendo in braccio il piccolo Gene.

Why I’m Quitting Tobacco

Mara R.

Whedonverse.

14 Comments

  1. Sono seriamente commossa. Raramente ho letto pezzi tanto belli e di un’introspezione così accurata. Grazie.
    A Betty!
    E ora, a denti stretti verso il finale…

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  2. Bellissimo articolo !!!
    Per adesso è stato “stabilito” il finale di tre personaggi principali …Betty, Pete, Sally…ne mancano ancora tre…
    Il personaggio di Betty è stato davvero completo e complesso…avevo appena finito di ridere per la citazione di Mrs Robinson e subito dopo mi è crollato il mondo addosso

    “- Why are you doing that?
    – Why was I ever doing it?”
    Just Betty

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  3. Ho pianto per il finale di Betty, nonostante non fosse mai stato uno dei miei personaggi preferiti, e leggendo la recensione ne ho capito anche i motivi.. un personaggio che rispetto alle altre donne ha trovato più lentamente e troppo tardi il suo modo di emanciparsi. Spero che Weiner non sia altrettanto crudele con Peggy, visto che a un tipo come Pete è andata più che bene…

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  4. Complimenti, davvero la recensione rende onore a un episodio speciale e a un personaggio speciale che continuerò ad odiare (amorevolmente) un po’ meno da ora in avanti. Ho provato tanto rispetto per Betty e anche ammirazione per come ha gestito tutto, molta tenerezza per Sally che finalmente riceve un’approvazione dalla madre, le scene finali sono davvero commoventi mi hanno distrutto… menzione speciale per everyday nei titoli di coda.

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  5. bellissima recensione, grazie, mentre attendo l’episodio finale e mi sembra impossibile che davvero stia succedendo.
    una mia amica, tempo fa, diceva che con Mad Men le succedeva spesso di guardarlo, quasi non rendersi conto che stesse succedendo qualcosa, per poi trovarsi, alla fine episodio, carica di emozioni.

    ecco, Mad Men è stata quasi sempre così, un fluire di eventi con un ritmo spesso lento, che ti affascina quasi più a fine visione che non durante. poi ci sono eccezioni, episodi in cui invece vivi profondamente quello che avviene minuto per minuto. e questo pre-finale è uno di quei casi. sarà perchè si chiudono delle storie, sarà perchè Betty, la Betty che ci è risultata odiosa tante volte, con quel suo sorriso quieto sulle scale dell’Università è struggente, sarà perchè Peter per una solo volta è sincero e pronto a prendersi una vita vera, sarà per Don su quella panchina, con un sacchetto qualunque a fianco. chissà.

    però so una cosa: per quanto mi dispiaccia dover assistere alla fine, ringrazio Weiner e gli attori e tutti per come mi hanno saputo portare alla conclusione, con quel misto di dispiacere e di allegria, perchè quando finisce una serie così perfetta, sei solo contenta di lasciarla andare.

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  6. Betty è sempre stata uno dei miei personaggi preferiti, non perchè provi empatia nei suoi confronti ma perchè la sceneggiatura ha reso in maniera mirabile un personaggio anaffettivo e disturbato, una personalità complessa e ricca di sfumature. Ciò che la connota maggiormente, ed è una costante di tutte e sette le stagioni, sono il bisogno di approvazione e l’insicurezza che mina la sua autostima. Sono i crucci che si celano dietro un’apparenza algida e determinano la sua condotta come madre e moglie.
    In una scena rivelatrice, nella sesta stagione, Betty chiede a suo marito se sia una buona madre e perchè i figli non la amino. Il marito risponde che non è vero, tant’è che Gene le si è addormentato tra le braccia. Lei gli risponde che è solo questione di tempo prima che si comporti come i fratelli più grandi.
    Un raro momento, forse l’unico, in cui Betty manifesta apertamente i suoi tormenti, il suo senso di inadeguatezza e la sfiducia in sè stessa.

    Il suo bisogno di approvazione implica spesso la mancanza di spontaneità nei rapporti con gli altri, un adesione a modelli di comportamento socialmente conformanti, senza coinvolgimento emotivo. Non riesce a essere sincera nemmeno nei confronti dello psicanalista nel corso della prima stagione. Recita la parte della moglie trofeo e compatisce la vicina di casa separata, immagina che i suoi figli siano degli infelici senza rendersi conto di quanto sia grottesca la situazione, dal momento che è lei quella sdraiata sul lettino dello psicanalista.

    Altro momento memorabile. Già divorziata e risposata, dopo aver fatto l’amore con Don in un campeggio estivo, riferendosi a Megan dice: “That poor girl, she doesn’t know that loving you is the worst way to get to you.” Aveva capito tutto.

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  7. Grazie per questa recensione, Betty era il mio personaggio preferito ed è stato bello leggere queste parole su di lei.

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  8. l’articolo è molto bello ma è arrivato quando la festa era già finita, o meglio, si era già spostata al finale. Siete sempre un passo indietro, quando arrivate voi la gente ha già letto di tutto e perso l’interesse per quel che scivete. Peccato perchè la recensione meritava

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    1. Mi rincresce smentirti Genny,ma sono sempre stato interessato alle recensioni di Serialmente anche a distanza di anni,per non parlare degli spunti e dei piacevoli confronti che scaturivano dai commenti.Ti dirò di più,per una serie tv che stimola cosi tanto all’analisi come Mad Men,non vedevo l’ora di leggere le recensioni alla fine di ogni puntata sebbene fossi in ritardo di 4/5anni.Grazie per aver recensito queste ultime puntate e scusate la sviolinata,ma sembrava doveroso dopo tutti questi anni rendere omaggio allo staff e ai commentatori che mi hanno accompagnato nel mondo ‘weineriano’ e non solo in maniera impeccabile.

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      1. “quando arrivate voi la gente ha già letto di tutto e perso l’interesse per quel che scivete”
        :D se penso che ho letto il post solo oggi, ad una settimana dal finale, perchè fra una cosa e l’altra l’avevo aggiunto ai preferiti e non avevo ancora avuto tempo di leggerlo, mi viene da ridere. Ma andiamo, da quando in qua le persone perdono interesse su una serie e le sue recensioni solo perchè si è conclusa?

        Gran bella analisi sul personaggio di Betty.
        Per quanto l’abbia detestata per gran parte della serie, l’ho ammirata molto in questo episodio, e ho tifato nel vederla finalmente “march to the beat of her own drum”. E forse, a pensarci meglio, il mio disprezzo per lei nasceva più per il modello di donna che impersonava, che altro.

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        1. Chi ha qualcosa da dire lo fa dove può, ovvero dove ci sono le recensioni. Avrà partecipato alle discussioni che si saranno già sviluppate, e probabilmente non tornerà a fare gli stessi commenti, dopo una settimana o più, su Serialmente.
          Infatti il numero dei commenti è desolatamente basso.

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  9. Spero che l’attesa sia dovuta ad un “parto” impegnativo, tipo un’approfondita riflessione su queste sette stagioni.
    Se al contrario si dovesse trattare di una semplice recensione dell’episodio…

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  10. Anche io vorrei leggere la recensione dell’ultima puntata di una delle mie serie preferite… e la attendo con impazienza semplicemente perchè è da 5 anni (ho iniziato Mad Men con un po’ di ritardo) che dopo ogni puntata venivo qui a leggere la recenzione e a scoprire qualche cosa che non avevo compreso a pieno o affatto.

    E’ un peccato che il vostro sito abbia sempre meno recensioni, ma mi rendo conto che alcuni di voi non abbiano più il tempo per farle e il web offre altri siti/spazi per contenuti simili al vostro vecchio sito.

    Ne approfitto allora per ringraziarvi per tutte le ore di “approfondimento seriale” che mi avete regalato in questi anni: grazie, senza di voi la mia dipendenza televisivo-seriale non sarebbe stata la stessa!

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  11. Io invece penso (spero) in una mega recensione collettiva, con i contributi dei tanti redattori che hanno scritto le recensioni di Mad Men negli anni… (ehi, giovini redattori, fatevi vivi!!!)

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