mad men 7x09

Mad Men – 7×09 – New Business

Il primo e l’ultimo fotogramma dell’episodio delimitano l’animo di Don Draper non solo per il breve arco di questa quarantina di minuti, ma funzionano da efficace sunto della sua identità e del suo destino, considerando anche che siamo all’ultimo giro di whisky per la serie.

Permettetemi un breve flashback. Chi è Don Draper? È l’occasione pirandelliana con cui Dick Whitman, figlio di una prostituta e di un padre violento, si gioca il jolly della seconda chance, la possibilità di una nuova vita sotto il sole del Sogno Americano. Il tenente Draper aveva innanzitutto una moglie devota che sarà poi anche l’amica e la donna più importante, l’unica sincera, forse, della vita sentimentale di Dick. Con lo scambio di identità Dick può inventarsi una nuova esistenza, pubblicizzando se stesso per assomigliare il più possibile alla migliore immagine dell’uomo anni Cinquanta: il padre di famiglia con una bella moglie wasp, una villetta nel quartiere residenziale e un lavoro di lusso nel cuore di Manhattan.

Tuttavia, ciò che Mad Men ha mostrato in questi anni è che nella vita una menzogna non ha la stessa tenuta di in una campagna pubblicitaria. Lo spot o un’immagine con didascalia trattengono nella loro breve fissità uno stereotipo impossibile da portare avanti in un quotidiano fatto di relazioni ed emozioni che coinvolgono diversi attanti. In altre parole, non si può fingere per sempre, e Dick in questi anni ha proiettato continuamente la sua ombra sul prato di Don Draper e forse la sua natura da lupo solitario avrà forse sempre la meglio su quella del family man.

Il fotogramma che apre l’episodio mostra Don che si atteggia a padre di famiglia mentre prepara un gustoso milkshake per i figli. Ma appunto, è un fake, un’idea per vendere biscotti. Ci vuole poco a rompere il quadro dell’apparente perfezione, ed è l’arrivo di Betty, alias il simulacro di una famiglia che non esiste più (infatti è subito seguita da Henry, alias la reale versione del marito e padre alto borghese). Quell’arrivo trasforma la cucina (fotografata da luci calde e accoglienti) in niente più che un “set”: non è la cucina di Don, non è la sua “home” ma solo quattro mura, estranee, in cui sta interpretando il suo ruolo di padre –  ruolo che in realtà, come rivelerà nel corso dell’episodio, riveste soltanto per due week end al mese.

Il raffinato punto di vista di Weiner e soci però fa sì che questo discorso sia cristallino solo per lo spettatore. E forse per la prima volta dopo tanto tempo cominciamo a simpatizzare con un uomo spesso indecifrabile, affetto da una anedonia persistente che pure lo spinge a cercare per sé quel simulacro fasullo che ogni giorno nel suo mestiere (ri)costruisce per vendere più liquori o più valigie. Ed è sintomatico che lo cerchi correndo appresso a Diana, una donna giunta a una non-zona dell’esistenza, costruita sull’autonegazione totale. È un esemplare psicotico che può ben attrarre un buco nero come Don ancora ignaro del fatto che se uno zero (se stesso) e un uno (Betty, Megan) non formeranno mai un due (coppia), figuriamoci due zeri. Nella sua vita la presenza dell’altro ha lo stesso valore del mobilio, serve a riempire il vuoto che lo circonda, e dunque nell’immagine finale che lo fotografa ormai solo in una casa vuota, Mad Men mette in scena il peso specifico del suo protagonista.

Eppure Don non è rimasto del tutto fermo, ha compreso alcuni suoi errori, si è rassegnato in merito ad alcuni aspetti della sua vita (sentimentale). Nel confronto con Megan è infatti lui a uscirne a testa alta (agli occhi dello spettatore), sebbene sia uno scontro senza vincitori alla fine. Se non si può dare tutti i torti a un’ex moglie tradita e mai compresa, è altrettanto vero che questa donna si rivela in definitiva più vuota e falsa di quanto pretenderebbe d’accusare l’ex marito. Don (con lei, almeno) non si illude più e se non altro ha l’onestà intellettuale e sentimentale di non accampare scuse. Megan arriva a New York con l’aria da adulta che vuole sistemare le cose, scarica con disgusto Harry Crane dopo le sue oltraggiose proposte per un avanzamento di carriera, se la prende con la madre che ha svaligiato il suo vecchio appartamento matrimoniale, di fronte a Don che le offre una sigaretta esclama «I don’t want anything of yours» ma dopo neanche due minuti si intasca l’assegno da un milione di dollari che lui le ha offerto (così come prima quando l’aveva telefonato per chiudere definitivamente/legalmente il loro matrimonio e alla fine gli spilla cinquecento dollari).

Le due sequenze richiamano il tema che coinvolge un po’ tutti gli altri personaggi, nel corso dell’episodio, ossia il rapporto tra arte e denaro, tra personalità e (s)vendita (di sé). Don ha molti difetti, ma è poco incline all’ipocrisia, al massimo gli sfugge quella che finisce con l’auto danneggiarlo , ma non si sogna di fingere che non siano i soldi il grasso che fa muovere il (loro) mondo e la scorciatoia per risolvere i problemi (l’assegno a Megan) che a loro volta però diventano anche la trappola dei suoi rapporti con gli altri. Ma parliamo di un uomo che ha trascorso l’infanzia tra la prostituzione e forse è questo a conferirgli in ultimo un rapporto con essa quasi innocente, una madeleine insieme proibita e nostalgica; ecco perché non usa la pubblicità spacciandola per arte, al contrario della fotografa Pima Ryan (guest star Mimi Rogers) che rivela un’ottusa ridicolaggine quando cercherà di vendersi a Peggy offrendole un articolo che la copy chief neanche desidera.

Tornando, per chiudere, a Don: ogni elemento della sua vita, come per qualsiasi essere umano reale, ha una doppia faccia e se la psicanalisi insegna che tendiamo a ricreare per tutta la vita il clima confortevole che sentivamo nell’infanzia, ecco spiegato perché Don si circondi sempre di donne. Nello scorso episodio l’avevamo visto frenetico tombeur de femmes e insieme tormentato nel sogno e nella realtà dal fantasma di Rachel Menken. In New Business sfilano (e somiglia a un saluto definitivo) il resto delle sue ex: Betty, Megan, Sylvia (in ascensore, col marito), e tutte sembrano allontanarsi da lui (Megan e Sylvia anche letteralmente alla fine delle scene che le vedono coinvolte). Rincorrere queste donne, essere circondato da loro è sempre stato il cuscinetto che Don ha cercato di mettere tra sé e il mondo e dunque tra Don e Dick, una fuga da se stesso, la disperata volontà di non essere solo col proprio vuoto, anche se il bellissimo fotogramma finale ci racconta forse che sono stati sforzi inutili.

Antonio Varriale

Semplicemente il dark passenger di Noodles (e/o viceversa). Non gli bastava il cinema e Sergio Leone. La sua doppia natura lo portò a mietere vittime di notte tra i serial americani. Dipendente dalle dipendenze, non si lasciò sfuggire la possibilità di entrare in un altro tunnel di visioni e meno ancora quello di scriverne pure.

12 Comments

  1. Questa è la prima analisi dell’episodio che ho letto e che condivido, pienamente.
    Di tutte le donne presenti in questi due episodi pesa tanto la mancanza di una: Sally Draper. Io sono sempre più convinto che il crollo definitivo di Don verrà causato dalla morte di Sally.

    Rispondi

    1. Perche’, si sa che muore Sally???

      Rispondi

    2. Ma che razza di commento è “la morte di Sally”??? Non scherziamo…

      Rispondi

    3. Sally è viva e lotta in mezzo a noi!

      Rispondi

  2. Solo in questa stagione sto davvero capendo chi è Don Draper. Nelle precedenti sembrava che fatto un passo avanti (fedele marito nel matrimonio con Megan) ne faceva altri cento indietro (tradimento). Nonostante le sette stagioni, paradossalmente per me Don è stato sempre un personaggio sfuggevole, tanto da non riuscire a inquadrarlo. Solo ora che anche lui sta accettando il suo “essere Don/Dick” arrivo quasi a comprenderlo.
    Complimenti per la recensione

    Rispondi

  3. Sono un po’ delusa da questo inizio di stagione…
    Trovo che Don stia diventando un personaggio apatico e scontato… Soliti (troppi) drinks, solite (troppe) donnine e a questo punto forse troppi sensi di colpa…
    Per ora lo sto trovando noioso… Mi sembra di rivedere in loop le stesse puntate (tra l’altro tutti i personaggi evolvono nella vita e nell’aspetto tranne lui…).

    Il personaggio di Diana/cameriera l’ho trovato poco interessante. Nello scorso episodio pensavo che lei fosse un personaggio del passato di Don, anzi di Dick, e il forte interesse poteva avere senso… Ma dopo questa puntata faccio ancora un po’ fatica a capire il suo ruolo. A me ricorda la maestrina sfigata con cui aveva avuto una storia nella terza stagione…
    Non so, penso/spero di non rivederla nelle prox puntate.

    Megan, nonostante sia tanto criticata, a me è sempre piaciuta come personaggio, la trovavo sincera, sensibile e migliore di molti altri personaggi femminili della serie.
    Nella settima stagione è cambiata (forse troppo) ma penso che il motivo fosse legato al fatto che si rendesse conto del l’imminente fine del suo matrimonio e ha fatto di tutto (pure il ménage a Trois ) per riconquistare Don…
    Ieri a me lei non è dispiaciuta. Non penso che il suo fine fosse di incassare quella cifra da Don, sicuramente non era una sua idea svuotargli la casa… Ma il suo atteggiamento è stata una reazione di disgusto verso tutto ciò che l’avrebbe dovuta sostenere in un momento difficile… sulla quale poteva aggrapparsi… Nuove opportunità lavorative (invece di proposte squallide), una sorella (che l’ha accompagnata solo x farsi un we nella grande mela),una madre ( che scopre farsi le storie con suo ex capo è amico di Don) e poi un marito che non ha mostrato nessuna sensibilità a parte firmare un assegno.
    Lei lo prende (oh vorrei vedere se lo lasciava sul tavolo) ma non sembra che quando torna in hotel sua felice di quello che ha ottenuto…
    Penso che, come canta a il fantasma di Bert nella scorsa stagione ‘The best things in life are free’ quindi non sono i soldi che renderanno felice Megan… (O il fratello che dopo lo stesso gesto si è suicidato) ma questo Don non lo ha ancora capito.

    Rispondi

    1. winston smith 16 aprile 2015 at 19:36

      Anche a me è sempre piaciuta Megan, forse perché più andava avanti la sua storia all’interno della serie e più sono andato inconsciamente (dico inconsciamente giacché mi sono accorto solo guardando questo episodio di aver maturato questa valutazione) ad identificarla come noi, ove per noi intendo la persona comune: Megan ha un sogno, un sogno per il quale è portata più di alcuni e meno di altri, un sogno che, nonostante tutto, prova ad inseguire, ma dal quale è alla fine irrimediabilmente allontanata da circostanze indipendenti da lei (un matrimonio con un tipo quale è Don – il quale, paradossalmente, rappresenta all’inizio proprio il mezzo che le permette di realizzare il desiderio di recitare -, un’ambiente lavorativo in cui conta più provare a soddisfare sessualmente l’interessato “benefattore” di turno che non tentare di dimostrare il proprio talento, una famiglia che tutto fa tranne che offrirle un’oasi di pace, conforto e sostegno). Megan andrà avanti con la sua vita, probabilmente tornerà in Canada senza rimpianti per il fantomatico sogno americano perché ne ha vissuto le storture sulla propria pelle e si costruirà un avvenire comune – ove per comune intendo dire che il suo nome non sarà conosciuto al grande pubblico – e (forse per questo) sicuramente più felice utilizzando come base i soldi di Don, che in ultima analisi erano l’unica cosa che il nostro protagonista fosse in grado di offrirle davvero.
      Non ho letto opinioni particolarmente positive riguardo a questo episodio, ma a me è sembrato il solito Mad Men: malinconico, matto, magnifico. Attraverso la mancanza di oggetti materiali, possiamo dire che la bellissima inquadratura finale riassume in una sola istantanea quella che ad oggi è l’eredità non materiale di Don, il suo lascito emotivo, ma possiamo essere tutti sicuri del fatto che con l’eredità di Mad Men ci si potranno scrivere enciclopedie e riempirle non solo di nozioni, ma soprattutto di emozioni.

      Rispondi

  4. Ancor di più in questo seconda parte di stagione, esce fuori secondo me il nodo centrale di tutta la vicenda umana di Don Draper: dopo una vita, ancora non è riuscito a superare la sua vera identità come Dick, ossia un uomo spezzato dentro, con enormi complessi e difficoltà nei rapporti interpersonali. La crisi di identità di Don è evidente. Dopo sette stagioni passate a incarnare il “sogno americano”, del self-made man che, con una seconda possibilità, può raggiungere qualsiasi obiettivo, si ritrova a compiere i soliti errori, manifestazione palese delle cicatrici che si porta dentro. Come in molti hanno notato, quale immagine migliore per riassumere tutto questo, se non la scena finale in cui Don, dopo essere stato scaricato da Diana, si trova solo, in una casa vuota, sia materialmente che sentimentalmente.

    Visto il tono di queste due puntate, mi chiedo come andrà a finire la serie, francamente. Tutti i personaggi si trovano in qualche modo a fare i conti con loro stessi, con le proprie scelte, con le immagini di sé che hanno creato in contrapposizione con la loro essenza. E se davvero Don può essere identificato come il fulcro di Mad Men e del suo messaggio (sia generale, che particolare), quale potrà essere la degna fine della sua evoluzione (se ce n’è stata una) personale?

    Rispondi

  5. Complimenti per la recensione, davvero molto bella e a mio parere molto azzeccata. Sono d’accordo in pieno, soprattutto perché anch’io ho avuto l’impressione di empatizzare con Don quasi per la prima volta. L’episodio mi è piaciuto decisamente più del precedente e va veramente a fondo nella questione Don. Di come andrà a finire la serie francamente non mi importa niente, non è un romanzo giallo. Non è un evento in sé la chiusura che inconsciamente ci aspettiamo. Puntate come questa iniziano invece a tirare le somme, vanno quasi per sottrazione e ci mostrano quasi di sfuggita quello che c’è di essenziale dietro le storie e i personaggi.

    Rispondi

  6. Non so perchè questo episodio sarebbe stato criticato, ma anche a me è piaciuto più del precedente.

    Rispondi

  7. August 17th 2012 – 10:15amThanks for the inspiration! Is this the Small Circle Pendant? Also, the above link to her etsy site doesn’t show that she has any products for sale. Is the link correct?

    Rispondi

  8. Miguel, quanto tempo. Ne sono passate troppe, ma io non dimentico i vecchi “amici”. Sono sparito, ma fa niente. Sono ritornato, più nuovo che prima. Ti sono mancato???un ciao da Aquilatricolore

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>