Tyrion book

Dal Libro Alla Serie TV – Serialmente Edition

 

The Invisibles – Grant Morrison (Claudio Magistrelli)

Quando mi è stato chiesto di individuare un libro da trasporre in serie TV ho provato a svicolarmi sventolando una maggiore confidenza coi fumetti. Il tentativo è ovviamente fallito, ma c’era da immaginarlo. Il colorato immaginario dei comic book americani, dopo aver piantato la propria bandiera ad Hollywood, ha esteso quasi subito la propria influenza anche sui palinsesti televisivi. Oggi Marvel e Dc si scontrano ogni settimanatanto sugli scaffali dei comic book store quanto sul piccolo e grande schermo. Per quanto da lettore non possa che rallegrarmi per un simile scenario – semplicemente inimmaginabile qualche tempo fa – credo che la familiarità presso il grande pubblico di tematiche e meccanismi narrativi del fumetto seriale possa ora essere sfruttata per sdoganare anche un fumetto più sofisticato e “impegnato” rispetto a quello prettamente supereroistico. L’identikit che ho appena tracciato descrive la produzione Vertigo, un etichetta nata come costola della DC sotto la cui tutela negli anni ’90 sono state partorite alcune delle serie più rivoluzionarie del fumetto USA. Tra tutte le storie che meriterebbero di godere della diffusione garantita da un adattamento televisivo la mia scelta va a The Invisibles dello scozzese Grant Morrison, un melting pot di cultura e controcultura che mischia archeologia, fantascienza, teorie del complotto ante-litteram e discipline orientali. Un prodotto rivoluzionario per il fumetto americano che potrebbe avere un effetto decisamente simile anche sulla TV. Morrison poi si lamenta ad ogni occasione di come l’idea di fondo del Matrix dei Wachowsky provenga dai suoi Invisibles e questa sarebbe l’occasione perfetta per dimostrarlo. A patto naturalmente di trovare qualcuno abbastanza avanguardista da lanciarsi in un’impresa all’apparenza folle come l’adattamento televisivo di una serie estremamente stratificata e a tratti lisergica, quando non ermetica. Ovviamente il solo binomio che sulla carta parrebbe all’altezza del compito è quello composto da BBC e Moffat, magari col supporto dello stesso Morrison a segnare definitivamente la distanza dell’eremitico Moore, ingombrante figura del fumetto anglosassone con cui lo scozzese si è ripetutamente posto in contrapposizione. La difficoltà della sfida risulterebbe inoltre addirittura accentuata dalla complessa ricerca di volti in grado di raffigurare efficacemente i freak protagonisti del fumetto. Se per Jack Frost, teenager ribelle e violento protagonista della serie, si potrebbe azzardare la scelta di Taron Egerton, già visto di recente con un ruolo concettualmente simile in Kingsman, ben più arduo sarebbe capire che potrebbe vestire i panni di King Mob. L’unico volto abbastanza scavato e punk da interpretare il ruolo del leader degli Invisibles potrebbe forse essere quello di Robert Carlyle, ma rimarrebbe comunque quel piccolo inghippo delle fattezze fumettistiche di King Mob disegnate per ricalcare quelle dello stesso Morrison… Un problema insuperabile, a meno che il poliedrico scozzese non decidesse di stupire il mondo rivelando delle inattese doti recitative.

P.S. Sì, lo so, ci sarebbe Costantine a segnare un precedente punto d’incontro tra Vertigo e TV, ma per il bene di tutti credo sia meglio fare finta di niente.


Mara R.

Whedonverse.

Elisa G.

follow me, not the white rabbit [il blog]

Claudio Magistrelli

"Sono sempre stato, e rimango, una spaventosa testa di cazzo, un uomo cattivo, che gode nel vedere quelli migliori di lui trascinati nella polvere." Sono parole di Mordecai Richler, messe in bocca al suo memorabile Barney Panofsky. Ma se non le avesse già usate lui ne richiederei il copyright per farne la mia biografia. Invece mi limito a citare.  
Claudio "Clod" Magistrelli

Marta Corato

alias Emme. il vostro punto di riferimento per qualsiasi serie tamarra.
soft revolution zine / blog / twitter

11 Comments

  1. Una serie su Materie Oscure (per me sempre e solo La Bussola d’Oro) mi piacerebbe MOLTISSIMO, ma Loretta come Lyra mi convince poco.
    Non ho altre idee da proporre, però Loretta mi sembra, come dire, troppo… campagnola, ecco, non me la vedo tanto nei bassifondi di Londra (per non parlare delle lande gelate del Polo Nord), agile e sfuggente come un folletto.
    Sì, la grinta ce l’ha e l’ultimo episodio di Justified è lì a dimostrarlo, (a proposito come mi mancherà quella serie…. mannaggia!), la faccia però è troppo “normale”, troppo tonda (forse per ora, l’attrice è così giovane), manca di mistero, è poco espressiva, insomma non è la “mia” Lyra, ma magari ho torto e pur di vedere una serie su questa fantastica trilogia mi farei andar bene qualsiasi scelta.
    Tom Holland non lo conosco ma ha una bella faccia e come Will Parry mi andrebbe benissimo (avrai capito che sono un po’ fissata con le facce).
    Per gli adulti non saprei.
    January Jones non mi sembra abbastanza affascinante benché sia senz’altro adeguatamente gelida, e Lord Asriel lo vorrei più altero, ma sono quisquilie.
    Datemi i Daimon, tanti daimon, e sarò felice.

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    1. Il casting per gli adolescenti è stato particolarmente problematico, in una versione alternativa che ho poi omesso avevo pensato a Mana Ashida, la Mako Mori bambina di Pacific Rim, e Keanu Reeves per Lord Asriel.

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  2. Il problema è che Pullman può essere letto a molteplici livelli, uno più problematico dell’altro. Non è solo una storia di ispirazione illuministica e di polemica religiosa. Una parte fondamentale riguarda la scoperta del sesso nella pubertà, e il legame del sesso con i meccanismi che governano il mondo materiale, ma anche con le superstizioni e le oppressioni. È una grande allegoria sull’angoscia di castrazione e sulle istituzioni che manipolano la libertà naturale delle persone a scopi di governo.
    Insomma, questioni che solo gli anglosassoni saprebbero rappresentare sullo schermo, ma è comprensibile se nicchiano. Una trasposizione ben fatta si beccherebbe un divieto ai minori di tredici anni.
    Per quanto riguarda la tv, solo citare l’esempio di Fringe è quanto di più inadeguato e lontano dallo spirito del libro. A Pullman andrebbe anche bene, purché si facesse, ma abbiamo già visto i risultati di un adattamento per famiglie.

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    1. Ho chiamato in causa lo showrunner di Fringe non la serie stessa (che pure ha toccato i temi della hubris, dell’ateismo, della fede). La criticità di QOM non sta né nella complessità, né nella deriva teologica, ma nell’essere una storia adulta veicolata, soprattutto nel primo libro, dall’avventura di una bambina di 12 anni visto che tra le altre cose è anche un romanzo di formazione.

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  3. Scusate il nuovo OT (prometto che è l’ultimo…):

    “In considerazione della prolungata inattività del forum, in attesa che lo stesso torni in attività ne abbiamo creato uno temporaneo, all’indirizzo

    http://serialmente.forumfree.it.

    Chi volesse parlare di serie tv (e non solo) insieme a noi è ovviamente il benvenuto.”

    Saluti a tutti (e specialmente a Willi).
    Skorpio.

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  4. Secondo me se facessero una serie basta su “Il Potere del Cane” sarebbe una bomba clamorosa.

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  5. “Il Potere del Cane” lo voto anch’io!

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  6. Scusate l’ O.T. ma ieri è andata in onda la midseason premier di Mad Men e pensare che non potrò leggere le vostre recensioni mi fa piangere il cuore, perché è proprio grazie a Mad Men che vi ho scoperto e in cui a mio parere avete fatto il lavoro migliore. Capisco il vostro cambio di linea editoriale, pero sarebbe bello in queste ultime 7 puntate avere per l’ultima volta le vostre incredibili analisi verso un capolavoro che ha segnato la serialità e che sappiamo quanto anche voi apprezziate. Ricordo che quando avete comunicato a noi utenti il cambiamento che avrebbe avuto il sito, qualcuno vi chiede se avreste fatto un eccezione proprio per Mad Men, voi non lo escludeste e questo mi ha fatto sperare fino ad ora. Vi seguirò sempre nonostante tutto, perché per chi ama questo mondo, voi ne farete sempre parte.

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  7. “Annientamento” lo avete amato?!?

    Per me il suo unico punto di forza è stato l’essere estremamente breve, e il tempo che gli ho dedicato mi è sembrato comunque sprecato.

    Alcuni spunti avrebbero anche potuto essere interessanti, e posso intuire che l’autore abbia voluto rivestire la storia di un certo senso straniamento.
    La voce narrante non nasconde di scrivere il suo diario (perché il racconto è fondamentalmente questo) assolutamente controvoglia, e di dubitare persino che possa essere utile.
    Jeff VanderMeer ha cercato di portarci nella mente e sotto la pelle di questa protagonista assolutamente originale. Peccato che abbia creato un personaggio con cui sia praticamente (intenzionalmente?) impossibile provare un qualche tipo di legame, figurarsi empatia.

    Il risultato è che la storia, al netto di un setting inusualmente affascinante, è difficile da mandar giù più di un mattone, per nulla accattivante.
    Per non parlare di alcune scelte stilistiche che rasentano l’orrore sintattico (ma potrebbe aver influito negativamente anche l’adattamento italiano, ma tant’è…)

    Per me Annientamento non vale il costo della carta riciclata servita per stamparlo.

    ps: non fatemi nemmeno iniziare l’elenco dei romanzi infinitamente più meritevoli di una trasposizione che non ne usciamo più ;)

    Complimenti per l’idea alla base dell’articolo comunque, siete sempre i migliori!

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