Black Mirror Jon Hamm

Black Mirror White Christmas – Così lontano, così vicino

Al termine di White Christmas Jon Hamm esce da un edificio e si immette nel tipico tran tran delle feste, e per una frazione di secondo l’atmosfera è quella avvolgente del Natale: bancarelle, persone in giro e canzoni a tema in filo diffusione. Ma dura pochissimo. Il tempo che il nostro protagonista metta a fuoco la situazione, e tutto si stravolge, il Natale non è più quello di prima, e nemmeno le persone. La scena è emblematica non solo perché trasforma la più calda delle ambientazioni in un paesaggio tetro e disturbante, ma anche perché questo genere di aberrazioni sono proprio ciò che Black Mirror vuole raccontare, nella dinamica in cui lo vuole raccontare. Prendendo uno scenario noto, famigliare, casalingo, e trasfigurandolo con inserti che pian piano lo mutano, portandolo sempre più lontano e facendolo diventare un luogo altro, diverso, un posto in cui non ci sentiamo più a nostro agio.
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Andato in onda il dicembre scorso e già ascritto ai migliori della serie, l’ultimo episodio di Black Mirror va al cuore del sentimentalismo occidentale, scegliendo una cornice natalizia che ben amplifica il disagio dei personaggi. Si tratta in questo caso di un unico lungometraggio della durata di 73 minuti, contenente tre diverse storie intersecate fra di loro o, per meglio dire, montate tra loro con un sistema a puzzle che si rivela del tutto soltanto alla fine. Del resto, anche nel suo formato, Black Mirror è sempre stato un prodotto fuori catalogo, con due stagioni nel 2012 e 2013 fatte di soli tre episodi autoconclusivi e poi, a fine 2014, senza alcuna informazione in merito al futuro della serie, questo speciale natalizio in versione lunga. Speciale natalizio à la Black Mirror, ovviamente. Perché qui di regali se ne ricevono pochi, e non ci si distoglie affatto da quello che è il core della serie di Charlie Brooker, ovvero il futuro prossimo e distopico, il mondo futuribile nel quale già ci proiettiamo.

L’episodio parte con una vera e propria atmosfera da storia di fantasmi: una cupa tempesta di neve, con tanto di sibili e fischi. Subito dopo l’inquadratura retrocede fino a farci ritrovare all’interno di una casa, dentro una cucina con due uomini. La messa in scena è scarna e fuori dal tempo, quasi teatrale. I due uomini si chiamano Matt (Jon Hamm) e Joe (Rafe Spall) e sembrano costretti da anni ad una convivenza forzata, un esilio che già ci suggerisce temi quali colpa, delitto, punizione ed espiazione. Matt è quello propositivo, fiducioso. Joe quello taciturno. Essendo il giorno di Natale, Matt sprona Joe a sedersi, bere un bicchiere e mangiare qualcosa; ma, soprattutto, ad aprirsi al dialogo, chiacchierare un pò, parlare con lui. Per incoraggiare Joe, Matt prende a parlare per primo, raccontando sia della sua attività da tempo libero, una specie di consulente sentimentale per soggetti imbranati, sia del suo lavoro vero e proprio, che mi piace definire Addomesticatore Di Back Up Umani. Volendo ampliare, lo potrei anche definire: parlatore, consulente, mediatore, o magari agevolatore per la comunicazione (e in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, c’è da dire che quel lavoro sposa il volto di Hamm a meraviglia: l’aspetto solido, pulito, suadente). Quando Matt termina il suo doppio racconto finalmente è il turno di Joe, la cui storia personale s’intreccia e si conclude nella trama dell’episodio, rivelando cosa sta realmente accadendo e dove.

Elementi centrali di questo episodio sono, primo, il blocco delle persone: un sistema legalmente riconosciuto, gestibile con un semplice telecomando, per il quale al posto di una persona compare la sua sagoma grigia e mugugnante. Secondo, il Back Up Umano e tutti i suoi possibili utilizzi: un servizio che dà alle persone la possibilità di creare una sorta di archivio di sé stessi, un calco che ci assomiglia in tutto e per tutto. Al punto che necessita di un intenso tutoraggio per accettare la propria natura di ‘copia di riserva’. Tali elementi fanno parte di quegli inserti di cui si diceva poco sopra, capaci di spostare un mondo conosciuto in un mondo quasi-conosciuto, cioè facile da immaginare, verosimile e vicino, ma anche insidioso. Inoltre questi stessi elementi, questi aspetti inesplorati delle nostre quasi-vite, hanno ormai sempre a che fare con la tecnologia, tanto che potremmo parlare non tanto di sci-fi, termine forse troppo vasto, quanto di tech-fi; o, per non scomodare eventuali neologismi, potremmo rispolverare il concetto di cyberpunk che qui però diventerebbe molto cyber e poco punk, dato che l’elemento sovversivo/underground non viene toccato.

Il mondo di Black Mirror sembra appena un po’ più in là di dove ci troviamo; è ben immaginabile da un lato, e ancora inaccessibile dall’altro. Il punto è che l’inaccessibilità ha iniziato ad avere scadenze sempre più brevi. Viviamo in una condizione di progresso costante e radicale che è diventata il nostro status naturale. E’ sufficiente pensare allo sviluppo tecnologico degli ultimi venti/trenta anni per rendersene conto. Al susseguirsi di dispositivi che è stato necessario cambiare per vedere un film o ascoltare musica. Le nostre vite si sono adattate alle innovazioni una via l’altra. E se è vero che questo in fondo succede da sempre, è anche vero che l’innovazione tecnologica ha impresso al cambiamento – e quindi anche al nostro adattamento – un nuovo ritmo. E’ successo. Sta succedendo E continuerà a succedere. Le scoperte grandi e piccole della tecnologia arriveranno in casa nostra e riallineeranno le nostre vite, o quantomeno i nostri lettori.
Tutto questo rende un progetto come Black Mirror non solo di grande interesse, ma anche di grande empatia; e gli autori di Black Mirror questo lo sanno bene. Sanno che il serial deve vivere in un mondo lontano e vicino allo stesso tempo. Sanno che la scenografia da mettere in scena deve essere quella che già conosciamo: case, uffici, giardini. Ma che in essa devono succedere cose che ancora non abbiamo visto (come un Back Up Umano); e devono muoversi vite che ancora non abbiamo provato (come quella di un Bloccato). Un’operazione simile l’ha fatta Spike Jonze creando un film come Her. L’universo di Black Mirror e quello di Her possono infatti dirsi affini, o addirittura sovrapponibili. Entrambi si rifanno allo stesso futuro prossimo che ci attrae e spaventa insieme. Anzi. In Her si va addirittura oltre e si mescolano in un gioco sottilissimo, non solo elementi del presente con elementi del futuro, ma anche elementi del passato. Mi riferisco ad esempio alla fotografia scelta dal regista: una gamma di luci e colori caldi che attribuiremmo solitamente a scenari di periodi passati, e che contrastano nettamente con l’immaginario comune del futuro e della (fanta)scienza. E non di meno ai costumi: Joaquin Phoenix (e non solo) porta pantaloni a vita alta che abbiamo avvistato forse solo nelle foto di gioventù dei nostri nonni; e le camice, le giacche, i gilet, le pettinature. E’ l’intero look dei personaggi a possedere un tocco retrò; il quale all’interno della storia e del mondo rappresentato in Her stranisce e conquista allo stesso tempo, contribuendo soprattutto ad aumentare il grado di coinvolgimento e identificazione nello spettatore.

Questo strettissimo legame tra passato, presente e futuro aiuta a sottolineare anche un’altra cosa. Che per quanto alta e sofisticata diventi la tecnologia, l’essenza umana resta determinante.
Nel caso di Black Mirror – ma succede anche in Her e, pensandoci, in quasi tutta la fantascienza – le scoperte tecnologiche arrivano sempre a conseguenze estreme, spesso negative; sia a livello sociale che personale. Presumibilmente come monito. Ed anche per un’umanissima e legittima paura dell’ignoto. Da questo punto di vista l’essere umano è uguale in ogni epoca. Le coppie continueranno a formarsi e tradirsi, perdonarsi e lasciarsi. Così come i padri madri e figli ad avere legami profondi e conflittuali. I rapporti umani e gli esseri umani in sé resteranno nel bene e nel male problematici; tant’è che sono quasi sempre loro il vero problema (e il vero tema) della storia. E farli cimentare in una nuova dimensione, tecnologicamente avanzata, non è altro che un modo per metterli ancora una volta di fronte a se stessi, e ad un’ulteriore vasta varietà di rischi e di prove.

7 Comments

  1. Meglio tardi che mai direi.
    Questo episodio mi ha spiazzato e fatto pensare per giorni come pochi. E’ immenso e “vicino” (come detto nella recensione) in modo preoccupante.
    Io non seguo Mad Man ma ragazzi che attore Hamm, i miei complimenti veramente!

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  2. Uno speciale intenso e mirato come un pugno nello stomaco.

    Nonostante il gimmick finale non mi abbia convinto del tutto (la punizione di Ham è assurda e non permetterebbe di sopravvivere in quella condizione), prendendolo per il messaggio puro è davvero forte e d’impatto.

    Questo è quello che apprezzo di Black Mirror. Vicinissimo a quelle che sono le nostre paure, speranze, ansie sull’evoluzione della tecnologia e della comunicazione che ci arriva forte il senso anche in presenza di piccole imprecisioni o errori di costruzione (uso il termine errore, ovviamente, in senso lato).

    Cheers

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  3. Scusate l’OT, purtroppo non sappiamo come altro organizzarci.

    “Cari forumisti,
    considerato il prolungarsi dei problemi sul forum, che ne hanno sospeso l’attività da oltre un mese, ed in assenza di comunicazioni aggiornate, partiamo dal presupposto che chi se ne occupava non possa e/o non voglia più farlo.

    Ci stiamo quindi organizzando per ritrovarci su un altro forum simile (ipotesi formulata da me, tutta da verificare: quello di italiansubs) per continuare a chiacchierare delle nostre serie tv preferite.

    Per maggiori informazioni, scrivetemi a legione899@hotmail.it.

    Saluti a tutti (e soprattutto a Willi).
    skorpio.”

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  4. Chiedete ospitalità a hookii , quelli che si sono ribellati a ilPost dopo che la moderazione dei commenti si è trasformata in selezione all’ingresso.

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  5. Secondo me almeno le recensioni delegli ultimi 7 episodi di Mad Men dovreste proprio farle. È un’opera che (io come molti altri utenti) hho seguito indissolubilmente legata alle vostre osservazioni e approfondimenti che hanno completato l’esperienza visiva della serie. Sarebbe un vero vero peccato che smetteste di accompagnarci in questo viaggio proprio alle battute finali. Spero accoglierete la gentile richiesta. Cordialmente, un vostro ammiratore.

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    1. Ciao Gabriele, le ultime puntate di Mad Men saranno coperte settimanalmente https://twitter.com/Serialmente/status/583920749985013760

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      1. Grandi! :)

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