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If-Then-Else: Person of Interest, dai vincoli alle pietre miliari

Mentre la serialità americana si riscuoteva dal suo torpore invernale preparandosi a una seconda infornata di pilot e al ritorno delle serie già rodate, il 7 gennaio 2015 l’ambiente è stato scosso da un terremoto di profonda magnitudo critica e social. La sera precedente Person of Interest, uno show fantascientifico nato e coltivato lontano dai fasti e dalle libertà espressive delle emittenti via cavo e da Netflix, aveva trasmesso il suo episodio migliore di sempre, quaranta minuti così ben ideati, scritti e diretti da far sembrare la corsa a miglior episodio del 2015 già in forse.

Qui su Serialmente siamo stati forti sostenitori della creatura di Jonathan Nolan sin dai suoi inizi, quando Jim Cavieziel era ancora Gesù e si poteva parlare solo di potenziale e sperare. Dopo quattro stagioni, la CBS si trova per le mani un secondo show in stato di grazia, che ha saputo replicare l’incredibile exploit di quel Hitting the Fan, altro episodio ormai antologico, quello che portò la sorella maggiore The Good Wife a guadagnarsi le attenzioni della stampa e del pubblico tutto, entrando nel pantheon dei grandi. Dopo essere stato per anni oggetto dell’ossessione di quanti lo hanno visto diventare uno dei migliori prodotti televisivi attualmente in onda tra l’ignavia generale, la buona moglie si è guadagnata l’onore delle cronache e non sembra intenzionata a rallentare.

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Person of Interest, pur ricalcandone i passi, racconta una storia di messa in onda più complicata ed insidiosa, sin dalle sue premesse. La pecora nera fantascientifica di una rete che professa l’ortodossia crime & legal non solo ha dovuto fare i conti con la limitazione ai contenuti e al linguaggio di ogni show in onda sulle tv generaliste (niente parolacce, niente sesso, niente violenza estrema, niente nudità, niente tematiche apertamente controverse), ma ha dovuto indossare per anni i panni del procedurale accessibile, divertente e filler friendly, attendendo Gennaio e l’ultimo slot di episodi per mettere a segno i colpi migliori.
Certo, nel frattempo si è costruita la mitologia, si sono introdotti recurrent divenuti colonne portanti dell’universo della Macchina e delle sue interfacce umane, nei ritagli di tempo si è persino profetizzato l’intero scandalo NSA, mentre si nutriva il pubblico di garbato umorismo e di una serie infinita di tropi degni delle peggior migliori fanfiction.

Di stagione in stagione, lo show ha trasformato la condanna a morte di tanti altri concorrenti (la consuetudine, le limitazioni e la ripetizione) nella sua forza, fidelizzando il proprio pubblico, costruendosi una fetta fedele di share sempre più desideroso di strappare la maschera del procedurale a lieto fine, sempre più impaziente di fronte alla carta passa dal via e ripeti la solita sequela di filler sciocchini a ogni season premiere.

Poi c’è stata la terza stagione, in cui lo spazio di manovra si è fatto improvvisamente più ampio, in cui le conseguenze di un mondo osservato da una macchina autocosciente, onnisciente e quasi divina si sono fatte più sfumate, striscianti, inquiete. I filler si sono sempre più assottigliati, i finali d’episodio sono diventati più amari, le perdite e i sacrifici all’altezza della spaventose premesse di una guerra tra divinità tecnologiche.

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Si arriva così al 2014, al momento in cui la CBS accorda carta bianca a uno show che ha sfruttato i suoi vincoli per crescere, rafforzarsi, ingraziarsi il pubblico, evolversi. Person of Interest esplode nella stagione in cui le lunghe serialità cominciano ad accusare i primi seri momenti di stanca e lo fa sfruttando l’araba fenice dei prodotti SF: la distopia dittatoriale, la fine del libero arbitrio.
Samaritan permette a creatori e sceneggiatori di abbandonare l’ultimo vincolo, quello della rassicurazione, del finale positivo scontato, rendendo l’universo di John e Harold via via più cupo, pericoloso, inquietante, un incubo in cui la connotazione distopica appare a tratti contemporanea e verosimile, salvata ogni volta in extremis da leggerezza e autoironia. Gli episodi memorabili si susseguono, le riflessioni profetiche su tecnologia, privacy e libero arbitrio incalzano in una sequenza micidiale di puntate di alto profilo. Il commiato di metà stagione lascia con il fiato sospeso per il #TeamMachine.

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Il colpo da maestro arriva a Gennaio, quando gli altri si preparano a riprendere il ritmo e i piloti cominciano la loro corsa verso la sopravvivenza. Il titolo If-Else-Then è puro linguaggio di programmazione, il contenuto un equilibrio perfetto tra svolta drammatica e puntata stand alone.
Quello che sorprende della consacrazione di Person of Interest è che l’episodio perfetto non sfrutta un cambiamento radicale della sua trama (come fu per Hitting the Fan) per suscitare sensazione, anzi, è più vicino allo sviluppo di un filler. Samaritan fa una cosa cattiva e minacciosa, le adorabili interfacce analogiche della Macchina fanno di tutto per fermalo. Certo, la magnitudo è massima; dopo aver truccato le elezioni politiche, aver salvato New York e poi averla gettata nel caos in sole 48 ore, Samaritan tenta di far collassare Wall Street. La Macchina lo aveva previsto e adottato delle contromosse, ma per salvare l’economia globale Root, Lionel, John e Harold si devono infilare nel cuore super protetto della finanza americana, hackerarlo e fronteggiare i mercenari di Samaritan.

 

[dite addio a rassicuranti immagini di primi piani random e discorsi vaghi: da questo punto a seguire ogni spettatore è solo con i suoi fantasmi SPOILER, siete avvertiti]

 

What’s the point of saving the world if you cant’ enjoy it?

If-Else-Then più che uno sviluppo di trama è una prova di maestria dei creatori della serie, che tirano fuori dal cilindro la loro versione di non uno, bensì due tropi cult del piccolo schermo: l’episodio della stanza chiusa e il continuo riavvolgimento temporale alla Il Giorno della Marmotta.
Nello spazio ristretto delle due stanzette e tre corridoi della Wall Street sotterranea Denise Thé coniuga l’impossibile: il drammatico susseguirsi delle potenziali morti dei protagonisti e l’andamento scanzonato dei libri game, dei videogiochi anni ’80, con tanto di musichetta dedicata, ribadendo che anche nell’apice drammatico della morte, Person of Interest non rinuncia a godersi ogni momento del suo processo creativo.

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Nello spazio di secondi, la Macchina cerca un se la cui logica conseguenza quindi non sia la morte delle sue interfacce umane e il fallimento della missione. Se la prima possibilità prende lo spettatore di sorpresa con la morte di Harold, i successivi “riavvolgimenti” diventano via via più eleganti ed elaborati, sia perché costituiscono di fatto il primo episodio narrato quasi interamente dal punto di vista della Macchina, sia perché la quarta parete si fa sempre più sottile. Non ancora soddisfatta, la writers room sfrutta la modalità semplificata di una Macchina in lotta contro il tempo per una divertita autoriflessione sulla costruzione dei dialoghi della serie a partire dallo stereotipo linguistico dei propri personaggi (oppure tenevano a farci sapere che la Macchina tra le altre cose è anche una notevole fangirl).
Una serie nata e cresciuta tra i vincoli alla propria creatività si mette alla prova con alcuni delle sfide più classiche della serialità televisiva, fornendo una risposta da antologia, quaranta minuti di televisione ad altissimo livello e dannatamente divertente.

Real people aren’t pieces

Non manca però uno dei rapporti più problematici e intensi dell’universo di Person of Interest, quello che viene rispolverato nelle grandi occasioni. Il momento è tale che Harold via flashback torna ad essere il padre della giovane Macchina, il re filosofo che insegna la nobile arte degli scacchi e dell’essere umani alla sua allieva. La Macchina ha amato, protetto, odiato, tentato di uccidere il suo creatore, si è ribellata ai suoi vincoli e ne ha spezzato le catene, così come ha fatto lo show. Nel momento del pericolo però la Macchina sceglie il vincolo dell’umanità insegnatole da Harold e gioca d’istinto, incarnando a sua volta una figura genitoriale, quasi materna, costretta a scegliere un misero due per cento di chance di sopravvivenza per i suoi pupilli.
Tutto questo in una stagione in cui Samaritan viene utilizzato ad arte per mostrare il successo di cui Harold, troppo preoccupato delle ricadute etiche della lotta senza quartiere al nemico, non sembra consapevole: il riuscito innesto di un’umanità sintetica in qualcosa di diametralmente opposto all’essere umani e mortali.

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Questo prolungato rallenti d’autocoscienza della serie e lo sfruttamento delle proprie potenzialità in chiave meta-ironica torna poi a scorrere a ritmo normale, non negandosi la suspance, il solito salvataggio rassicurante e la sua violenta negazione, un piccolo fattore imprevedibile per la Macchina e lo spettatore, ancora viziato da quattro anni di rete di sicurezza voluta dalla CBS. Sopraggiunge poi un altro rallenti, stavolta drammatico, intenso, straziante, un’altra bellissima messa in scena di un motivo classico di sacrificio per il bene superiore in chiave televisiva.
Il salto mortale che chiude il numero è da mozzare il fiato, ma è eseguito senza sbavature, in un episodio che sfida la concorrenza su tutto, dalla scrittura alla regia, lasciando poco spazio per una risposta all’altezza.

La rete di sicurezza non c’è più e la seconda metà di stagione sarà indubbiamente palpitante. Il pericolo è concreto: con un’entità così potente da gestire, il rischio continuo è quello di trattenersi troppo e bloccarsi o arrivare troppo presto a conseguenze così estreme da uccidere le potenzialità della serie come oggi la conosciamo. Person of Interest non sembra però spaventata dalla libertà ottenuta e dai pericoli che derivano dalla stessa. Il numero l’ha provato innumerevoli volte e lo conosce alla perfezione. Chissà ora che è senza rete senza rete quale mossa tenterà.

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Un paio di riflessioni personali e accessorie:

  • Se proprio dovessi rimproverare qualcosa al più recente Person of Interest è di aver molto approfittato del lato onnipotente, creepy e malvagio a priori di Samaritan per sviluppare personaggi già molto complessi e caratterizzati. Spero che arrivi presto una sua evoluzione che lo renda meno prevedibile e soprattutto renda interessanti lui e #TeamSamaritan.
  • La riflessione di Harold sul pezzo della regina voleva essere un velato foreshadow di ciò che sarà? Personalmente sento che in fatto di addii, non è certo finita qui.
  • Per chi non teme spoiler e come me è già andato a cercare il promo del prossimo episodio: la supposta morte non morte di Shaw non sarà mica una manovra elusiva per una morte futura e definitiva di Root, la regina dello scacchiere, a cui non sono certo mancati riferimenti e allusione in questa stagione? Person of Interest, vuoi che muoro?
  • In un episodio così perfetto non poteva mancare una certa dose di eros (per quanto strategicamente coperto da un provvidenziale ciuffo di capelli), ma assistere alla nascita di un canon via bacio saffico ha strappato un gemito persino a una navigata fangirl come la sottoscritta. Awwwww.
    POI staring yes
  • Sul fronte uscite cazzare che solo Person of Interest, permettetemi di citarvi la mia preferita di questa stagione: the man in the suit lancia una granata in una piscina per aprire un varco verso un tunnel pedonale sotterraneo e sottostante la piscina ma tranquilli, il cane ha il brevetto subacqueo. LOL.
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Elisa G.

follow me, not the white rabbit [il blog]

26 Comments

  1. Ho iniziato proprio in questi giorni il recupero a lungo rimandato di Person of Interest. Sono a metà prima stagione e per ora è uno show interessante, ma ancora in fase di rodaggio. Leggo però sempre più entusiasmo in giro con il passare delle stagioni e ci spero tanto.

    Mi sono fermata a metà articolo perché ho paura di leggere troppi spoiler. Fra qualche mese conto di leggermelo tutto. :-)

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  2. bah…episodio peggiore nella storia della serie. forzata all’inverosimile, personaggi ormai piatti e che fanno sempre le stesse cose, scene d’azione gestite male.

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    1. Quando una serie raggiunge una maturità tale da poter sostenere un cambiamento così profondo e radicale del suo impianto narrativo, è fondamentale il sostegno del suo fandom per garantirsi la sopravvivenza.
      Ovviamente, anche nei casi in cui il plauso è generale (così come è stato per Person of Interest) rimane una piccola sacca di spettatori che rifiutano con forza la fine di una consuetudine che speravano si prolungasse a tempo indeterminato, accusando la serie di essere inverosimile e mal gestita perché non sono pronti ad accettarne la naturale evoluzione.
      Su questo bisogno di costante rassicurazione e ripetizione di modelli rodati la stessa CBS ha costruito un impero televisivo e l’Italia due emittenti di successo: Giallo e Top Crime.

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      1. basta che ci credi te…

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        1. non ci crede solo lei. Anche a me la puntata 11 non ha convinto, ma da qui a bocciare l’intera serie.. follia pura.. una stagione finora a livelli altissimi e anche la successiva puntata 12 è stata fantastica

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      2. È il tipo di pubblico che abbandona le serie quando smettono di essere procedurali, constringendo i network a cancellare (Dollhouse?)

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        1. In effetti. Il pubblico dei network vuole essere rassicurato e ora POI non è più quel tipo di serie e questo può lasciare interdetto quel tipo di pubblico.
          Peccato che questa serie non vada in onda sui network.

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          1. Sui cable, volevo dire.

  3. Episodio davvero splendido e bella recensione. L’uscita di scena di Shaw era però forzata dalla gravidanza di Sarah Shahi che a quanto pare è al sesto mese di gravidanza e aspetta 2 gemelli, quindi dubito che la rivedremo presto ahimè.

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  4. Son of the Bishop 12 gennaio 2015 at 11:35

    Bell’articolo, sono contento che la prima serie di cui parlate in questo 2015 sia Person of interest perché se lo merita! Puntata stupenda, sublime in ogni suo aspetto dal presente che lascia senza fiato al passato che ci racconta di nuovo di Harold mentre insegna alla Macchina. Io spero proprio che Root non muoia perché ho questa sensazione da inizio stagione, ma se lei se ne andasse non riuscirei a sopportarlo. Mi dispiace anche per Shaw, ma alla fine se doveva morire qualcuno quella a cui ero meno affezionato era proprio lei. Spero comunque di rivederla e che la serie non ci offra altri addii (in particolare Root ed Harold penso che siano intoccabili). Vergognoso come questa serie sia snobbata da Emmy e Golden Glibe perché è forse la miglior serie attualmente in onda, e questo episodio è stato magia pura, una pietra miliare come dite voi stessi nel titolo è già solo la scena finale dovrebbe meritare non so quanti premi, straziante come poche scene che abbia mai visto in tv e al cinema

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    1. Mi unisco al tuo commento, assurdo come questa serie non venga considerata sebbene abbia una continuità qualitativa disarmante. Miglior serie in onda a mio avviso, da un po’ di tempo.

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  5. Fa sempre bene leggere elogi a Person of Interest. C’è ancora gente che cerca Sci-Fi in televisione, quando ha già davanti una delle migliori fantascientifiche degli ultimi anni.

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  6. A me non è piaciuta per nulla.
    Anche secondo me la serie è riuscita ad ingranare ed evolversi bene nel tempo, ma i suoi apici li ha già toccati fra season 2 e 3.
    Questa puntata è stata forzata, pesante a vedersi svelato il giochino e sorbendosi le ripetizioni ogni volta, poco credibile nella precisione della previsione (persino le battute pronunciate?), troppo ammiccante e retorica nel finale. Penso che l’espediente if-then-else avrebbe meritato un ritmo migliore e l’apertura di scenari differenti.
    E no, non è perché non sono pronto ad accogliere l’evoluzione: che portino lo show dove vogliono, purché sia una via valida. La mia impressione è che il caos portato da Samaritan sia troppo ingestibile.

    P.S. *spoiler* : meglio che si sia risolta così, quel personaggio aveva “morto” scritto in fronte da un bel po’ di puntate, più o meno da quando aveva esaurito le cose da dire ed era diventato la macchietta che era.

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    1. Person of interest aveva bisogno di incrementare il livello di conseguenze introdotto dalla Macchina, anche perché lo scandalo NSA rischiava di renderlo quasi superato. Samaritan ha aiutato, però ha insito il continuo pericolo di distruggere lo show: più che il caos io trovo problematica l’enorme disparità di potenziale tra lui, ancora privo di limitazioni, e i protagonisti della serie. Un duello ad armi impari che non vedo come possano tenere in vita per così tanti episodi.

      Finora però hanno saputo rimettere in carreggiata Elias, creare un contraltare come Dominic, spostare gli equilibri Harold-Macchina-Root, anche se a discapito del personaggio di John. Il tutto senza filler o quasi.

      Come spettatrice ora vorrei un po’ di personalizzazione del team Samaritan, ma sono così soddisfatta della piega presa finora che mi rimetto agli showrunner, anche se il rischio stavolta è alto.

      Riguardo alle serie 2 e 3, ottime anch’esse, ma a distanza di anni si tende a dimenticare cosa c’era tra un puntatone e l’altro: i filler. Parecchi e con irrelevant della settimana anche abbastanza imbarazzanti.
      Vogliamo parlare di morti annunciate e personaggi che hanno detto tutto? Ma ce la ricordiamo l’ultimo lutto di POI, vero? E lì non c’erano gravidanze gemellari di mezzo.

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      1. john fibonacci 15 gennaio 2015 at 00:17

        se la conseguenza è l’episodio 3×10 per me possono morire tutti

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  7. Bellissimo episodio e ottimo commento, sono d’accordo su tutto, e in effetti la macchina dev’essere una fangirl… ha fatto anche baciare Fusco e Shaw. Tanto era una simulazione.
    Così mi piace serialmente. Tornate a recensire :)

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  8. Mi accodo con chi prima di me dice che è sempre bello leggere elogi a Person of Interest, che rappresenta per il sottoscritto la serie più bella attualmente in onda. Certo tra alti e bassi (come ogni prodotto televisivo) ma che è sempre riuscita a giocare a rialzo, costruendo una mitologia solidissima e personaggi semplicemente fantastici.

    Mi permetto però di fare un appunto all’autrice dell’articolo, che in più punti (commenti compresi) ha sottolineato come POI sia finalmente riuscito a evitare il pericolo filler. Ecco, io credo che la forza di questa serie (forse fatta eccezione per alcune puntate nella prima parte della prima stagione) sia proprio stata quella di evitare praticamente sempre i filler. O meglio, essendo nato come procedurale la presenza di puntate autoconclusive è sempre stata una caratteristica intrinseca allo show stesso, ma che non ne ha mai abusato. La forza di POI è sempre stata quella di riuscire a legare fortemente ogni caso della settimana con la trama orizzontale, a volte in maniera molto marcata altre volte più sottile. Che fosse semplicemente per contribuire allo sviluppo dei rapporti tra i personaggi o per rafforzare la sua mitologia, la serie non ha (quasi mai) avuto episodi “inutili”. Ogni puntata è sì autonoma ma in qualche modo ha sempre contributo alla delineazione di un disegno più grande. Ci sono tanti show (a volte elogiati) che fanno massiccio uso di filler, e secondo me POI non è uno di questi. Episodio autoconclusivo poi, non sempre fa rima con “male in terra”, soprattuto se parliamo di serie procedurali!!

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  9. Allora… prima di tutto, FINALMENTE riusciamo a commentare qualcosa quasi “in tempo reale”, FINALMENTE l’attualità torna su SERIALMENTE e di questo non si può che essere felici!
    Tornando all’argomento di cui tratta questo articolo… Amo profondamente Person of Interest, che come altri credo sia la migliore serie in circolazione al momento (di certo, fra quelle in onda sulla tv generalista), mi è piaciuto molto anche questo episodio, ma… neanche lo considero “Il Migliore” dell’intera serie. Facendomi un giro nell’etere, ho notato che questo episodio ha praticamente spaccato in due il fandom (e una riprova si ha anche qui se vogliamo): c’è chi lo ha adorato oltre ogni limite, e chi lo ha trovato fra i peggiori, arrivando addirittura a un passo dall’abbandonare la serie. Io, come detto, l’ho trovato godibile, molto ricco di spunti e di riflessioni, ma anche con delle sbavature e forzature onestamente. Sbavature e forzature che Person of Interest ha sempre trovato il modo di evitare, costruendo il tutto con una eleganza e una precisione degna di un orologio svizzero. Insomma, ho trovato altri episodi superiori a questo: 3×10 – The Devil’s Share, per dirne uno. O il duo 2×21 – Zero Day e 2×22 – God Mode, finale di stagione al cardiopalma! E gran parte degli episodi con Kara Stanton (1×20 – Matsya Nyaya e 1×21 – Many Happy Returns) …. Di questa stagione forse mi è piaciuto più il 4×05 – Prophets. Voglio dire, POI è una gran serie, su questo non ci piove, ma secondo me non lo dimostra con questo episodio, sì diverso dagli altri (non fosse altro per la struttura degli scenari alternativi), con un grossissimo colpo di scena in chiusura, è vero, ma che richiede anche allo spettatore una dose di “sospensione d’incredulità” superiore alla media. Comunque, dal tono generale dei commenti sembra quasi di essere tornati alla diatriba che ci fu ai tempi del finale di Fringe (o di Lost…), in cui chi lo aveva amato (il finale), spiegava ai delusi che il finale non lo avevano capito, perché ingenuamente non arrivavano a cogliere il peso e il valore delle profonde riflessioni filosofiche di cui suddetto finale era portatore. Passando da Fringe (e Lost…) a POI, la mia posizione rimane sempre la stessa: ma anche no.

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  10. Meravigliosa puntata per una serie meravigliosa forse la migliore tuttora in onda.

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  11. bell’articolo. anch’io come te ho trovato questa puntata strutturalmente quasi perfetta, ho adorato il punto di vista della macchina che ce l’ha fatta vedere come un vero e proprio personaggio con i suoi flashback e il suo punto di vista (e in questo senso ha fatto proprio quello che dici tu, ha validato la sua umanità, quella che Harold ha sempre negato) e ho ovviamente adorato la fase della simulazione semplificata con il metalinguaggio, semplicemente strepitosa. Se proprio devo trovarci un qualche difetto è il bacio root/shaw che oggettivamente mi è sembrato troppo un regalino ai fan (soggettivamente, invece, ero lì con gli occhioni spalancati ero lì a urlare “ma era anche ora” perché in fondo fan lo sono anch’io e il contentino me lo sono presa…).

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  12. articolo impeccabile.
    da anni, quando tento di coinvolgere amici a vedere PoI, mi ritrovo a doverli “forzare” ad andare avanti, visti gli inizi godibili ma poco di più, ma dall’entrata in scena di Root tutti si sono appassionati.
    non so se l’affezionarsi ai personaggi, alla loro crescita, sia uguale per chi l’ha seguita fin dall’inizio, un episodio a settimana, e chi la recupera. la mancanza di attesa, soprattutto da una stagione all’altra, toglie ovviamente qualcosa.

    non so se quest’episodio sia il momento più alto, è di sicuro un punto di svolta però, che come altri hanno già scritto, l’onnipotente Samaritan è allo stesso tempo un punto di forza e di debolezza nello show, mandarla in vacca è facilissimo.

    diciamo che sono fiduciosa, però, soprattutto dopo aver visto l’episodio successivo, che qualche spunto/speranza lo mette in campo. e molto bene.

    mi associo alla contentezza di altri nel tornare qui a commentare l’attualità del panorama tv, non serve una recensione a settimana, ma un “qui ed ora” credo di sì.

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  13. Certo che tenere il sito aperto per fare due articoli al mese, boh.
    Ma se nn avete più voglia di lavorarci sopra chiudetelo, almeno finiremo di entrare ogni giorno nella speranza di leggere qualcosa ritrovandoci sempre e soltanto il nulla.
    Non voglio impicciarmi ma sarete penso almeno 5-6 persone, praticamente ognuno di voi scriverà un articolo ogni 3 mesi.
    Questo non vuol dire avere poco tempo o altro da fare perché tutti hanno un lavoro o una famiglia ma se hai una passione due, tre ore a settimana puoi anche dedicargliele.
    Comunque scusate per lo sfogo, vi considererò sempre i migliori, mi dispiace solo che il sito sia stato abbandonato.

    Rispondi

    1. Concordo! Ormai Serialmente se ne è da lungo andato dalla lista dei miei siti preferiti. Non aveva più alcun senso tenerlo lì visto che tutte le volte che lo aprivo c’era sempre e solo lo stesso articolo, per settimane e settimane.

      Fate un favore a voi stessi e quel poco di dignità che è rimasto a questo sito e chiudetelo. Non ha davvero più senso.

      Rispondi

  14. Però, anche se chiudeste, per favore lasciate la possibilità di accedere ai vecchi contenuti.
    Sono così belli che ancora adesso li visito con piacere e profitto, se pure con grande malinconia.
    Eravate davvero unici!
    Mamma mia, quanto vi ho voluto bene!

    Rispondi

  15. Una puntata non può influenzare tutta la serie…

    Rispondi

  16. Fantastico!
    Ben scritto e strutturato, complimenti.

    Per quanto riguarda la mia amata serie televisiva, bè che dire, ci siamo lasciati con un finale della quarta stagione a dir poco terrorizzante, in uno scenario in cui Harold intuisce di aver creato una specie di vita, senziente, e non un’oggetto freddo e senza sentimenti come ha sempre voluto credere.

    Non vedo l’ora dell’uscita della quinta serie! Felice visione a tutti.
    Forza #TeamMachine

    Rispondi

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