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Immersi nelle storie: la Lost Experience

«Cosa succede quando gli spettatori si appropriano di pezzi di trama e cominciano a raccontarli a modo loro?», scrive Frank Rose, esplicitando una domanda a cui negli anni su questo sito sono state date, involontariamente e inconsapevolmente, moltissime risposte. Quando si parla di Lost, quando lo si ricorda nell’ottica dell’impatto che ha avuto più che dei singoli elementi di trama, non si può tralasciare quel gigantesco mindfuck mondiale che è stata la Lost Experience, un’esperienza crossmediale che ha coinvolto i fan di Lost nella caccia al tesoro, tra web e realtà, di indizi che rivelassero cosa fosse la Hanso Foundation.

Per il decennale del pilot di Lost abbiamo la possibilità di raccontarvi la Lost Experience, per chi non l’ha vissuta e per chi la vuole ricordare, attraverso un estratto del libro di Frank Rose, Immersi nelle storie, edito da Codice. Il libro parla tanto di Lost, ma non solo: ve ne consigliamo vivamente la lettura, perché arricchisce l’esperienza di visione di tutti noi appassionati di narrazioni, seriali e non. Un grazie speciale ad Antonello Guerrera, l’ottimo traduttore, e Enrico Casadei, l’editor del volume, che ci hanno consentito la pubblicazione di questo estratto. 


quote

Lost Experience iniziò nel maggio 2006, a seconda stagione inoltrata, con annunci pubblicitari trasmessi durante le pause pubblicitarie negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia. Gli annunci riguardavano la Hanso Foundation, una finta organizzazione brevemente citata all’inizio della stagione. Durante un episodio Desmond, l’uomo che i sopravvissuti avevano scoperto vivere sotto la botola, dice a Jack di dover digitare i numeri in un computer ogni centootto minuti (4 + 8 + 15 + 16 + 23 + 42 = 108), perché qualora non lo facesse il mondo finirebbe. Poi Desmond mostra loro un filmato di orientamento per un certo Progetto DHARMA (Department of Heuristics And Research on Material Applications), un progetto utopistico creato da Alvar Hanso, un industriale e commerciante d’armi danese, e dalla sua Hanso Foundation. Dopodiché si scopre che il luogo sottoterra dove Desmond vive è proprio una base del Progetto DHARMA costruita per studiare le strane oscillazioni elettromagnetiche emanate da questa parte dell’isola.

Allo stesso tempo bisognava rendere la stagione successiva accessibile a tutti gli spettatori, anche a quelli che non avrebbero giocato.L’alternate reality game, quindi, avrebbe dovuto spiegare tutto questo: la Hanso Foundation, il Progetto DHARMA e gli stessi numeri. Ma emersero subito alcuni problemi: per conoscere il significato dei numeri bisognava giocare a Lost Experience, ma allo stesso tempo bisognava rendere la stagione successiva accessibile a tutti gli spettatori, anche a quelli che non avrebbero giocato. «Lost Experience non poteva rivelare nulla di troppo indispensabile per la trama» ha spiegato Lindelof «ma se non avesse rivelato abbastanza sarebbe stato noioso. Insomma, era un bel pasticcio».

Agli annunci pubblicitari sulla Hanso è seguito un romanzo, Bad Twin, pubblicato dalla casa editrice Hyperion (controllata dalla Disney, come la ABC) e apparentemente scritto da Gary Troup, il passeggero del volo Oceanic 815 risucchiato da un motore dell’aereo poco dopo l’incidente. Dopodiché è venuto fuori che questo Troup aveva scritto anche un’opera di non fiction, The Valenzetti Equation, che era “fuori catalogo” perché Alvar Hanso aveva comprato tutte le copie, nonché i diritti di ristampa. Saltò fuori anche un sito del libro, con una frase promozionale che chiedeva: «Che cosa succederebbe se un’equazione matematica potesse predire l’apocalisse?».

Quell’estate, alla Comic-Con 2006, una giovane molto arrabbiata sfidò Lindelof e Cuse durante una conferenza. Molti del pubblico la riconobbero subito: era Rachel Blake, un’hacker che in un video aveva dichiarato di aver trovato le prove delle malefatte della Hanso Foundation.

«Non vi vergognate?» gridò lei.
«Cosa?».
«Non-vi-ver-go-gna-te??!!».
«Be’, un po’ mi vergogno» rispose Cuse, sarcasticamente. «E tu, Damon? Tu ti vergogni?».
«Io no!».
«Non fate i furbi! Diteci cosa sapete della Hanso Foundation».

Al che il pubblico esplose applaudendo. Nel bizzarro scambio di battute che ne seguì, Blake accusò Lindelof e Cuse di promuovere con i loro spot una pericolosa organizzazione internazionale responsabile del traffico di organi in Africa e di altri crimini. Rivolgendosi al pubblico, Blake mostrò a tutti un indirizzo web stampato sulla sua maglietta, Hansoexposed.com, prima di essere portata via dalla sicurezza.

Su quel sito web c’erano dei codici che portavano a dei frammenti video. Era un tributo a un romanzo di William Gibson del 2003, L’accademia dei sogni, in cui misteriose sequenze video attirano su internet una comunità di appassionati sempre più numerosa. All’inizio di settembre, dopo che i fan avevano finito di montare i vari frammenti video di Lost, venne aggiunto un filmato orientativo del 1975 in cui Hanso spiegava l’equazione di Valenzetti, e con questa i numeri. La spiegazione di Hanso è ammirevole nella sua concisione:

L’equazione di Valenzetti predice l’esatto numero di anni e mesi necessari prima che l’umanità si estingua.Nel 1962, solo tredici anni fa, il mondo ha corso il rischio di una guerra nucleare. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano quasi arrivati a rispettare la promessa di reciproca e sicura distruzione. […] Dopo la crisi dei missili a Cuba, entrambe le nazioni decisero di trovare una soluzione. Il risultato fu l’equazione di Valenzetti. […] Questa predice l’esatto numero di anni e mesi necessari prima che l’umanità si estingua a causa di una bomba nucleare, di armi chimiche o biologiche, oppure di armi convenzionali, pandemie o sovrappopolazione. I suoi risultati sono agghiaccianti, e bisogna prestarvi molta attenzione. Valenzetti ci ha fornito i parametri che nella sua equazione rappresentano importanti fattori umani e ambientali: 4, 8, 15, 16, 23, 42. Solo manipolando l’ambiente per trovare soluzioni scientifiche a tutti i nostri problemi potremo cambiare questi valori e dare all’umanità un’altra possibilità per sopravvivere.

Quindi stavano giocando nientemeno che con l’equazione del giorno del giudizio; non c’è da stupirsi che abbiano perso il controllo della cosa. E purtroppo anche Lost Experience sembrava avere il destino segnato. In televisione Lindelof, Cuse e la ABC sapevano che cosa stavano facendo, ma appena si sono avventurati fuori dal tubo catodico sono venute fuori nuove domande: come estendere la narrazione senza lasciare tutti gli altri al buio? E questo era solo l’inizio. A chi era destinato, alla fine, Lost Experience? Secondo Lindelof e Cuse, era per i fan. Ma i responsabili del marketing della ABC volevano attrarre nuovi spettatori. Inoltre volevano anche fare qualcosa all’ultima moda per dimostrare quanto fossero innovativi.

Tre obiettivi – fare felici i fan, portarne di nuovi e far sentire alla moda ogni persona coinvolta – erano più che sufficienti. Ma poi venne fuori che avrebbero dovuto coinvolgere anche gli sponsor della serie. Jeep, Verizon, Sprite e il sito di annunci di lavoro Monster.com: ciascuno avrebbe avuto il proprio sito web Lost Experience. Un modo per misurare il successo del gioco, fecero notare i produttori, sarebbe stato quello di osservare la quantità di traffico su questi siti.

Emerse un altro problema: il gioco cominciava a sembrare noioso, il numero dei giocatori diminuiva.Mentre l’estate avanzava, emerse un altro problema: nonostante l’anticipata ricompensa finale, il gioco cominciava a sembrare noioso. Consisteva nel risolvere un numero infinito di enigmi, molti dei quali fruttavano qualcosa come una ricompensa di novanta secondi. Non stupisce, dunque, che il numero dei giocatori diminuisse giorno dopo giorno. «La cosa più importante che abbiamo imparato da quell’esperienza» ha detto Lindelof «è che c’è un rapporto diretto tra il tempo che un giocatore dedica a un gioco e la ricompensa che si aspetta».

Ma la vera lezione di Lost Experience era in realtà ancora più grande. Nonostante il successo che i produttori di Lost avevano avuto lanciando quella serie tv che sembrava un videogioco e aveva generato un grande seguito online, le cose si erano rivelate molto più complicate quando avevano dovuto creare un gioco e dare vita a una comunità online. Senza priorità ben definite e lottando con i conflitti interni – parte della narrazione o sforzo del marketing? – i responsabili non riuscirono a inserire nel gioco un modello di ricompensa che attirasse un pubblico più ampio. Strada facendo hanno confuso il mistero con l’enigma.

La serie tv era tutta basata sul mistero, ma nel gioco il mistero dei numeri è stato declassato a una serie di enigmi. «L’abbiamo considerato un nobile esperimento» ha spiegato Cuse «anche se non di grande successo».

(Frank Rose, Immersi nelle storie, Codice Edizioni, pp. 137-140)
Pubblicato per gentile concessione di ALS, Agenzia Letteraria Santachiara Sas


Rose_Frank1Immersi nelle storie
Il mestiere di raccontare nell’era di internet

di Frank Rose
Codice Edizioni

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Frank Rose

Frank Rose, antropologo digitale (come si definisce lui stesso sul suo sito) è uno scrittore e giornalista che si occupa di new media e del loro impatto sulla società. Ha scritto per Wired, Fortune, The New York Times Magazine e Rolling Stone.

18 Comments

  1. lupus in fabula 24 settembre 2014 at 17:58

    e dopo la lost experience, alla sesta stagione lindeloff ebbe pure il coraggio di dire che in lost “i misteri non erano importanti”.

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    1. La “storia” di Lost è disseminata di errori di comunicazione con i fan. Sarebbe divertente ritracciarli, visto che gli errori di interpretazione degli spettatori vengono riassunti costantemente da articoli e commenti!

      Rispondi

      1. lupus in fabula 25 settembre 2014 at 12:11

        in che senso? la lost experience ebbe il fine di far infoiare ancora di più i fan sui misteri, stimolandoli a fare teorie e supposizioni, passando la falsa informazione che potesse esserci una spiegazione all’isola. ai tempi della LE, e dei successivi filmatini dharma rilasciati al di fuori dello show e che ancora conservo da qualche parte, lost era una serie basata sul mistero, nonostante gli autori sapessero che tale mistero in realtà era solo una cortina fumogena per mascherare una delle più caotiche navigazioni a vista della serialità televisiva.

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        1. E questa fu l’amarissima delusione di molti, che si resero conto che “l’affresco meraviglioso” era esclusivamente una buttata in caciara colossale (dettaglio comunque più o meno tutti i lavori successivi del JJ televisivo).

          Insomma, il risveglio è stato davvero brutto :(

          :D

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        2. Vallo a spiegare ai fanboys..

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  2. perchè adesso non veniamo a dirci che la Dharma o l’orso bianco erano solo uno sfondo per analizzare la psicologia e l’evoluzione dei personaggi?? Hai messo mille ingredienti nel pentolone, tutti o quasi gustosi (il fumo, i numeri, e mille altri) ma poi non sei riuscito a fare il piatto ed hai servito due piadine di corsa alla fine perchè si stava morendo di fame…
    e lo dico io che aspettavo la puntata come lo stipendio…

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  3. “La serie tv era tutta basata sul mistero”.

    A tal proposito vorrei solo dire EHI REI, DOV’E’ IL TUO DIO ADESSO? DOVE?

    Venendo al resto dell’articolo, mi pare surreale il principio per cui Damon “Muori male” Lindelof si ponesse tutti quegli scrupoli in merito al gioco. “Non si può metterci elementi che spieghino perchè poi chi guarda la serie senza aver giocato non capirebbe”. Eh già. Meno male che INVECE si è preso la briga di spiegare tutto a tutti per bene senza lasciare indietro nessuno.

    Lost per me resta il prodotto di due showrunner furbi, che sanno fare televisione di qualità, ma che resisi conto di aver perso di mano il progetto hanno provato una nuova strategia: invece di rendere manifesto il loro non sapere dove andare a parare hanno calcato la mano e aperto ancora più domande, giocando al rialzo e provando a chiuderla lasciando almeno in qualcuno (boccaloni. :P) il dubbio che questa fosse una scelta stilistica e non l’espressione più alta mai vista di “manifesta incapacità”.

    Se volete i miei due centesimi, Martin con GoT è nelle stesse condizioni.

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    1. Il mio Dio è qui e lotta insieme a noi, tranquillo. Si può essere in disaccordo pure con Frank Rose, non credo se la prenderà :D

      Senza contare che la frase da citata descrive Lost en passant principalmente in riferimento a un videogioco, quindi ok, non è che gli do nemmeno troppo peso. ;)

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      1. Uff… non si riesce più ad accendere i bei flame di una volta qui…

        (però sto giro almeno ho commentato giusto. Miglioro. :D)

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      2. Aspetta. “En passant” un par di ciufoli. La frase descrive la serie, fine. Il contesto è quello di un analisi del gioco, ma la frase ed il giudizio contenuto sono lapidari e indipendenti dal contesto.
        Stai cercando di farmi su, ma caschi male. :P

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        1. Frase lapidaria e indipendente dal contesto ‘nzomma, anche solo perché finisce con una virgola e un MA. :D
          Ma se non vogliamo considerare il paragone tra serie e videogioco in cui la frase è inserita non tenendo affatto conto del contesto (cosa che, quando si fa, rende tutti d’accordo con chiunque altro), allora a mio parere quella frase è un giudizio semplicistico e superficiale che non condivido. E il fantomatico “mio Dio” è ancora vivo e vegeto :D

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          1. Ehm, no. Ci sono la virgola e il ma perché la frase è costruita/tradotta male. Il senso è contrapporre il peso del mistero nei due formati, non precisare il primo statement. Ci andava un invece, ma vabbé, è piuttosto chiaro anche così nonostante dalla specchiera su cui ti attacchi cerchi di distorcere la conversazione. :P

            Detto questo, possiamo scannarci sul giudizio semplicistico, che però annovera l’autore del pezzo tra I suoi sostenitori. In modo insindacabile. :D

            #PiazzettaColta

  4. basta lost please, aridatece le recensioni.
    come temevo il sito si e’ tramutato in un semi pippone

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    1. Concordo !
      Abbasta con sti pipponi di Lost…..sono passati 10 anni e c’è parecchia roba interessante in giro !
      Ragazzi aria fresca….state diventando un pò pesantucci

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  5. Leggere i commenti di gente indemoniata nei confronti di JJ o Lindelof, che dedescrive Lost come una buffonata senza senso sembra chi ha avuto una ragazza bellissima, perfetta, con la quale ha passato momenti fantastici che però alla fine è andata con un altro.
    Anche se ti ha tradito questo non cambia che sia stata la migliore di sempre.
    Tolta la metafora nessuna serie è riuscita a coinvolgermi quanto lost forse neanche breaking bad, che poi sia rimasto molto deluso è chiaro ma quei 6 anni me li sono goduti..!!!!!

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    1. Scusa eh, ma la metafora non tiene.
      La ragazza bellissima che mi molla e scappa col panettiere resterà per sempre una ragazza bellissima E stronza.
      E alla fine sarò felice di passare la vita con una meno bella MA anche un po’ meno zoccola.

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      1. Ma che metafora è ?
        Vedo che ti ha già risposto Manq ;)
        A parte il fatto che forse tu ti sarai goduto tutti e 6 gli anni ….ma ti posso assicurare che parecchia stavano già svalvolando alla 4 season !
        Penso che nella storia difficilmente troverai un prodotto che va avanti per 6 stagioni navigando a vista come hanno fatto gli autori di Lost.

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  6. Mi è tornata la voglia di morire.

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