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Vikings – 2×04 – Eye For an Eye

Dopo l’eccellente scorso episodio, Vikings si prende un attimo di riposo con una puntata di transizione, fatta di storyline che si dividono e poi tornano a ricongiungersi. Tutti i personaggi principali fanno ritorno alle loro terre d’origine, ognuno a modo suo, ma le loro vicende vengono lasciate parecchio in sospeso.

La scena migliore dell’episodio, la visita di Ragnar al castello di Re Ecbert, ha anch’essa carattere preparatorio e rappresenta un grosso punto interrogativo, visto che la prospettiva di un’alleanza viene troncata dalla partenza di Ragnar e dalla successiva imboscata ai danni dei vichinghi rimasti. La bellezza della scena è data soprattutto da quei momenti silenziosi che introducono il dialogo tra il “curious man” e l’“ambitious man”: Ragnar si sofferma a guardare le statue in cortile, dimostrando ancora una volta il proprio interesse per quel mondo tanto diverso dal suo, per poi mettersi a nudo in tutti i sensi prima di raggiungere Ecbert nell’acqua. Tutti particolari che risultano più incisivi delle parole che i due si scambiano, in cui vengono esplicitati concetti già perfettamente evidenziati dalle azioni.

Degno di nota anche il finale, che celebra il ricongiungimento della famiglia che abbiamo imparato ad amare. Tuttavia la sua carica emotiva è un po’ depotenziata dalla velocità e dalla facilità con cui avviene il ritorno di Lagertha e Bjorn al fianco di Ragnar. Sì, nella storia sono trascorsi tanti anni, ma per noi spettatori si tratta di tre puntate in cui questa lontananza si è sentita poco. La dipartita dei due è stato il più alto momento drammatico di questo inizio di stagione, quindi immaginavo di dover attendere e soffrire di più prima di ricevere questo genere di soddisfazione. In generale, un limite che ogni tanto emerge in Vikings è una certa debolezza degli ostacoli incontrati dal protagonista, che qualche volta fa perdere alla serie l’occasione di conferire ancora più forza alle scene.

E’ una preoccupazione che ho anche riguardo all’imminente scontro con lo Jarl Borg. L’invasore di Kattegat parte bene, dichiarando di volere giustizia ed esponendo le sue comprensibili ragioni. Ma dopo il monologo da tipico cattivo a cui si lascia andare a fine puntata (in cui, dopo aver criticato la presunzione di Ragnar, si monta lui stesso la testa e inizia a sottovalutare il nemico in un modo tutt’altro che saggio), l’impressione è che ormai la scritta “destinato a perdere presto” lampeggi sopra di lui. Ovviamente spero di sbagliarmi, ma resta il fatto che questa scena non è una buona preparazione.

Più promettente è invece l’altro antagonista, il già citato Ecbert. Se nelle scorse puntate si è limitato a presentarsi come un sovrano con la propensione per il realismo politico e per i bagni in penombra, “Eye For an Eye” nella discussione con i commensali ci svela un suo aspetto ben più interessante: al contrario degli altri, Ecbert non commette l’errore di ridurre i vichinghi a un branco di rozzi barbari e sottolinea la possibilità di sfruttare i loro legami affettivi. Questa elasticità mentale, questa capacità di vedere la somiglianza nelle differenze (We are christians, but not so long ago we were also pagans. And when we were pagans do you think we cared nothing for our families?), è una forma di intelligenza più evoluta (e pericolosa) della grezza furbizia già lasciata intravedere prima. Anche il figlio del re, per quanto per ora poco più che una comparsa, sembra promettere bene con quella sua forza d’animo nell’accettare il ruolo di ostaggio.

La figura più sfaccettata rimane comunque quella di Athelstan. Riesce ad esserlo anche con uno screentime molto inferiore a quello dedicato a Ragnar, trattandosi del personaggio più malleabile e tormentato dal conflitto interiore. L’ex frate continua a rappresentare il perfetto punto di intersezione e di divisione tra i due popoli. E come non capire i suoi dubbi, visto che la serie non si tira indietro dal mostrare la brutalità dei vichinghi senza edulcorare o giustificare? Prima la tortura di un indifeso e poi gli stupri delle suore. Saranno pure “i nostri eroi”, ma le azioni peggiori che si possono commettere loro le compiono. “Eye For an Eye” è l’episodio in cui il conflitto di Athelstan viene proiettato verso l’esterno, prima con la sua scelta di rimanere in Inghilterra (decisione dettata dal desiderio di rendersi utile o dall’attaccamento alla propria terra?) e poi con il suo passaggio sotto l’ala protettiva di Ecbert, che chissà a quali esiti porterà. Il suo salvataggio dalla croce, se da un lato avviene troppo in extremis, dall’altro esprime la caratteristica che Athelstan incarna più di tutti: lo spirito di adattamento e di sopravvivenza. La sua amicizia con Ragnar sarà anche sincera, e forse l’inquadratura del bracciale ricevuto in dono durante il supplizio vuole sottolineare questo legame, ma non è molto da vichingo consegnarsi ai nemici presentandosi come uno di loro nella labile speranza di salvarsi la pelle. E’ anche questa sua voglia di sopravvivere a tutti i costi che lo avvicina alla sensibilità dello spettatore moderno, facendolo risaltare in un contesto dove alla vita non viene certo dato un grande valore.

Rispetto a “Treachery”, “Eye For an Eye” è una puntata meno intensa e con difetti più evidenti, ma capace comunque di tenere vivo l’interesse continuando a esplorare i personaggi e le culture da cui questi sono permeati.

Ok.

Note:

  • Arriva l’ennesima conferma che Aslaug non sarà mai all’altezza di Lagertha: mentre la seconda non esita a farsi valere di fronte al marito maschilista e violento, la prima per tutto l’episodio non fa altro che lamentarsi della povertà del posto in cui è costretta a rifugiarsi. La sua capacità di adattamento è inferiore persino a quella dei suoi bambini, che invece riescono a trovare nello sventramento dei maiali un valido passatempo.
  • Interessante la scelta di non mostrare la tempesta che le imbarcazioni incontrano al ritorno, lasciando alle sole parole di Floki il compito di trasmettere tutta l’angoscia di quegli istanti. Nessun personaggio è più adatto di lui a far funzionare la scena: un costruttore di navi profondamente religioso sente ora la propria abilità infrangersi contro il potere degli dei.
  • La crocifissione può destare più di una perplessità, essendo strano vedere un apostata onorato con la stessa morte subita da Gesù. Michael Hirst dichiara però di essersi basato su fatti realmente documentati e su questo non mi pronuncio.

Anastasia

Conosciuta anche come AryaSnow.

5 Comments

  1. Sono d’accordo, l’episodio è stato certamente meno intenso del precedente, ma è stato comunque validissimo, e l’incontro fra Ecbert e Ragnar a mollo nella vasca da bagno vale, da solo, il prezzo del biglietto. Più ancora del dialogo fra i due, interessantissima la gestione “fisica” dei due personaggi, il lavoro fatto dagli attori nel trovare la dimensione di interpretazione più adatta, e a costo di ripetermi, ancora una volta, ma quanto è bravo Travis Fimmel?! Io non ho più parole. Il suo disagio e il suo imbarazzo nel trovarsi spogliato della propria armatura in territorio nemico così evidente nella posizione che prende quando entra nella vasca da bagno, quei brevi istanti in cui prova ad adottare la stessa postura rilassata di Ecbert per mettersi al suo livello e poi i gesti nervosi con cui ritorna alla posizione originale cercando di nascondersi sotto la superficie dell’acqua il più possibile! Meraviglioso. Nervosismo, disagio e preoccupazione, misti comunque a fascino, curiosità e forza d’animo, sono passati attraverso lo schermo con una facilità impressionante, grazie a pochi gesti perfettamente studiati. Veramente, qui non c’è che da applaudire.
    Soltanto un appunto: credo che Floki sul finale non si riferisse ad una nuova tempesta incontrata al ritorno, ma a quella che ha decimato la flotta all’andata.
    (E sulla crocifissione come strumento di punizione per gli apostati ho avuto qualche dubbio anch’io, ma se Hirst mi dice che è così io ci credo.)

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  2. io l’ho trovato anche migliore del precedente, il confronto con Re Ecbert è stato perfetto e il momento della reunion mi ha molto emozionata ( Travis Fimmel è davvero BRAVO, ormai è una certezza). Ho sperato fino all’ultimo che la crocifissione fosse un’allucinazione di Athelstan, ma al di là del fatto che se Hirst dice di aver trovato un riferimento nelle fonti la cosa non mi crea particolari problemi ( il margine della verità storica assoluta è comunque relativamente attinente in una serie come Vikings) alla fine ho apprezzato la prova di fede terrificante a cui il personaggio di Athelstan è stato sottoposto: che succederà adesso che è stato salvato da Re Ecbert in modo quasi speculare a quello di Ragnar, tanti anni prima? Una sindrome di Stoccolma al contrario? O Athelstan resterà fedele alla sua nuova famiglia ( il rapporto fra lui e Ragnar non è mai stato espresso tanto bene come in questo episodio)? Io non vedo l’ora di saperlo. Bellissimo anche il contrasto fra la violenza subita da Lagertha ( che non possiamo che disprezzare) e quella che devono subire invece le donne inglesi per mano dei protagonisti.
    Per evitare di proseguire il già lunghissimo papiro, vi lascio la mia recensione all’episodio http://www.cinefilos.it/serietv/vikings-2×04-recensione-dellepisodio-con-travis-fimmel-29075

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  3. Lisa C. ha scritto:

    Soltanto un appunto: credo che Floki sul finale non si riferisse ad una nuova tempesta incontrata al ritorno, ma a quella che ha decimato la flotta all’andata.

    Mi sembra improbabile perché:
    1) In questa puntata Floki racconta di aver visto le navi affondare, mentre nella 2×02 di sicuro non le ha viste (dopo la tempesta tutti si sono domandati dove sono finite le navi mancanti, dicendo che potrebbero essere affondate o semplicemente essersi allontanate, e questo vuol dire che non sono state viste affondare).
    2) In questa scena Floki era veramente scosso e sembra strano che sia così sconvolto per una cosa di così tanto tempo fa. Anche perché subito dopo la tempesta della 2×02 non mi sembrava particolarmente traumatizzato.
    Poi magari ricordo male qualcosa…

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  4. Setteditroppo 27 marzo 2014 at 15:51

    Io ho gustato la puntata ancor più della precedente. La velocità con la quale trascorre il tempo in Vikings non mi disturba affatto. E non cerco azione a tutti i costi. Evidentemente c’è tanto ancora da raccontare. Magari fossero sempre così le puntate di transizione! La trovo migliore e per la scena citata da Lisa C. poco sopra e per quella di Tiresia (è inevitabile chiamare così qualsiasi profeta non vedente, almeno mi sembra che non veda o sono io che non ho visto bene sullo schermo del pc), e anche per l’aggiunta di un paio di momenti più visionari e fantastici. In una serie come questa che fa dell’aspetto visivo una caratteristica fondamentale e che si muove tra storia e mito, mi mancavano certe visioni della mente oltre a quelle dei paesaggi e dei costumi e dell’ambientazione in generale. Avanti così!

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  5. AryaSnow ha scritto:

    Poi magari ricordo male qualcosa…

    Erano partiti con quattro imbarcazioni e sono arrivati con due, quindi anche per me Floki (chiaramente scosso, come non lo era mai stato nel Wessex) si riferiva al viaggio di ritorno.

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