hannibal

Si parla di caccia e pesca nell’incipit di questo episodio. Ne parla Will con un altro fantasma (della prima stagione): Abigail Hobbs. Ed è ovvio che il più grande cacciatore della serie è il dottor Lecter. Un tipo particolare di segugio, uno paziente, uno che studia la sua vittima, le sistema un percorso obbligato e poi lascia che sia lei stessa a cadere nella sua trappola. Hannibal è un ragno, le sue strategie prevedono il tessere continuo, metaforico e concreto, generato dall’infallibile (almeno sinora) capacità argomentativa, usata – come la psichiatria – senza alcun freno morale, così come da un’azione rapida, violenta e senza testimoni (almeno sinora). La sua tela comincia a mostrare i buchi, buchi che finora solo Will è riuscito a penetrare, ma che al momento è messo fuori gioco proprio da un’altra ragnatela tessuta alle sue spalle. Combattere con Hannibal è pericoloso perché – proprio in virtù della sua superiorità intellettiva e strategica – è sempre un passo avanti a tutti.

L’agente della scientifica Beverly Katz è la nuova (e ultima in ordine di tempo), alleata di Will. E Will, che conosce meglio di chiunque altro la sua nemesi, nonostante il fumo che quella stessa nemesi – in collaborazione con la sua malattia – gli ha soffiato nel cervello, sa quanto sia pericoloso. Tant’è che le sconsiglia anche solo di avvicinarlo:  Stay away from Hannibal Lecter. E per farle capire il suo sistema di gioco le dice: He’s baitin’ a hook, richiamando così la metafora iniziale che ha aperto l’episodio. Hannibal è un cacciatore, un pescatore e un ragno abilissimo, volendo declinare per lui una nuova triade rispetto a quella classica che – secondo il dottor Chilton – inquadrerebbe ogni psicopatico (terna che peraltro pure gli si adatta benissimo): fascino, concentrazione, crudeltà.

Tra i motivi che hanno tenuto (almeno sinora) Hannibal fuori dalle mura di un manicomio criminale, c’è sicuramente la natura particolare della sua devianza: i suoi fini non sono così scopertamente eversivi, ma si celano dietro indizi e indizi. Il piacere del dottore non sta tanto e non solo nel mangiare le sue vittime, o parti di esse, ma soprattutto nel giocare la sua partita sulla scacchiera della giustizia morale e umana con una tensione superomistica che si traduce in una visione della morte come elemento confortante. The thought that my life could end at any moment frees me to fully appreciate the beauty, and art, and horror of everything this world has to offer. Citando Socrate, la morte non è una sconfitta, ma una cura. Takiawase, riaprendo lo scenario dopo la plateale interruzione del processo a Will, decide di concentrarsi maggiormente a indagare l’altro protagonista della serie, quello in genere avvolto da una nube di tenebre, cercando se non di togliergli la maschera da uomo-cervo, almeno di spolverargli di dosso qualche mistero. E lo fa, ovviamente sempre dal punto di vista di Will, nostro anfitrione della serie.

Perché è evidente che nonostante la cautela studiatissima, Hannibal si trovi, alla fine di questo episodio, a un bivio pericolosissimo. Anzi, forse parlare di bivio, di scelta, è già un errore, perché non può scegliere, non può decidere di lasciare viva la Katz ora che la Katz ha visto e ha visto più di chiunque altro (almeno di quelli vivi, appunto) perché chi vede quell’anfratto del dottore, non ne esce vivo – e qui la metafora viene squarciata dall’evidenza dei fatti: Beverly Katz non deve intuire, dedurre, unire i punti di una memoria danneggiata come Will; è entrata letteralmente nella cella del mostro e quando l’episodio finisce e il mostro è alle sue spalle e cala il buio… c’è poco da sperare per lei. Forse la sua indagine è un po’ troppo scoperta, il suo diventare bersaglio troppo repentino e un tantino telefonato, ma ha il pregio di produrre un bello scatto in avanti per la serie. La sua caduta nella trappola in un certo senso costituisce anche la speculare caduta di Hannibal, rendendo insensato tutto il prestigio che gli vediamo compiere buona parte dei minuti finali passati con Bella. È una feroce ironia della sorte che da un lato il mostro faccia le capriole per presentarsi come il più deontologico degli psichiatri mentre da sotto il liquame comincia a salire inarrestabile. D’altronde, al di là delle (tante, interessanti) licenze che Fueller e soci si stanno prendendo, la storia – a grandi linee – del nostro psichiatra cannibale la sappiamo, o meglio sappiamo dove andranno  a finire le indagini sul Chesapeake Ripper.

In questo episodio, poi, Hannibal rivendica apertamente la propria identità oscura, reclamandola di fronte al suo impostore, il dottor Gideon. E, non a caso, questo flashback è mediato da Will, è un ricordo finalmente riemerso di Will che ricorda di essere stato in quella stanza quando l’amico/nemico ha pronunciato le fatidiche parole. Ed è sempre Will a riportare le luci sulla natura cannibale del nostro, facendo finalmente combaciare col ragionamento la semplice seduzione fonetica (Hannibal the cannibal). È un aspetto che ci riporta con forza alla vera natura dello psichiatra, ultimamente presentato molto più nella sua veste charmant (il fascino, appunto) e nella sua abilità di concentrazione su se stesso e soprattutto sugli altri. Con le sue parole Will ci obbliga a vedere davvero e obbliga a vedere, indirettamente anche la Katz, forse condannandola a morte, seppure involontariamente.

Takiawase in fondo mette a nudo una verità che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi, e noi spettatori ancor prima che cominciasse il pilot. Questa settimana comincia a guadagnare terreno anche il dottor Chilton, che nella mitologia harrisiana, ha un ruolo capitale, seppure carico di ambiguità (basta vedere qui come parla con Lecter dopo avergli comunicato di averlo sostituito come psichiatra di Will: due psichiatri si contengono l’amore di un paziente). Eppure negli episodi visti sinora gli sceneggiatori ci hanno abituati a tal punto a temere e – narrativamente – ammirare questo mostro che capiamo sin da subito che il momento della verità potrebbe essere ancora di là da venire (anche considerando il flashforward che apriva la premiere). Lo stregone della serie ha ancora parecchi sortilegi nel suo mantello e riesce a incantare ancora parecchie persone agitando il bastone della manipolazione.


Note

  • Il caso della settimana che vede al suo centro Amanda Plummer (vera Honey Bunny a questo giro) è assai breve e non saprei neanche se a rigore il suo personaggio si possa definire un vero serial killer visto che di due vittime una resta pure viva, almeno all’inizio e certo comunque una vita che non è più tale (citando Wikipedia: Tecnicamente si considera “serial killer” chi compie due o più omicidi distribuiti in un arco relativamente lungo di tempo, intervallati da periodi di “raffreddamento” durante i quali il serial killer conduce una vita sostanzialmente normale). È un’apertura forse un tantino inutile, con la carne al fuoco che l’episodio ha già di suo e ed era un’apertura forse sacrificabile, anche se non disturba molto la sostanziale bellezza di Takiawase.
  • Nota gossip: sicuramente scopro l’acqua calda ma non sapevo che la Torres e Fishburne fossero sposati anche nella realtà, dopo essersi conosciuti nel 2002 sul set di Matrix Reloaded. Galeotto fu il chip. Comunque sono adorabili.
  • Il takiawase è la quarta portata della cucina kaiseki (una forma di pasto tradizionale nella cucina giapponese, che include tante piccole portate): legumi serviti con carne, pesce o tofu; i piatti sono cotti separatamente.

Antonio Varriale

Semplicemente il dark passenger di Noodles (e/o viceversa). Non gli bastava il cinema e Sergio Leone. La sua doppia natura lo portò a mietere vittime di notte tra i serial americani. Dipendente dalle dipendenze, non si lasciò sfuggire la possibilità di entrare in un altro tunnel di visioni e meno ancora quello di scriverne pure.

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Commenti
11 commenti a “Hannibal – 2×04 – Takiawase”
  1. Hannibalucio scrive:

    Ottima recensione, ma vorrei dire che ll caso della settimana è stato invece bellissimo, soprattutto per l’interpretazione di Amanda Plummer, che secondo me è la miglior killer-of-the-week della serie finora.

  2. gadolos scrive:

    Il flashforward che apre la premiere vincola gli sceneggiatori a uno showdown tra Jack e Hannibal. Se non ricordo male si trattava di “12 settimane dopo”, e sebbene la cosa possa non essere così scontata, presumibilmente 12 episodi dopo. La colluttazione tra i due, entro la fine della stagione, ci sarà, ma sarebbe molto più interessante anticiparla. Non sono sicuro che Hannibal sia una serie abbastanza coraggiosa da operare una scelta simile, ma lo spettacolo ne gioverebbe.

  3. Will Gaiman scrive:

    Il caso della settimana secondo me si lega alla perfezione con la sottotrama di Crawford e consorte, oltre ad avere una scena forte come quella dello scalpello (mi sono dovuto girare dal disgusto, e lo dice uno che adora vedere Hannibal cucinare umani).

    Con questo finale si fermano i corteggiamenti, Hannibal (serie) credo proprio che si lascierà andare all’azione.

  4. criros scrive:

    in una settimana mi hanno fatto fuori la metà dei miei personaggi preferiti nella metà degli show che guardo. E non è nemmeno ancora iniziato Game of Thrones. Io davvero non so come riuscirò a sopravvivere a questa stagione televisiva.

    Ad ogni modo puntatona1

  5. jackson1966 scrive:

    Sono definitivamente persa per Hannibal la serie e per Will come personaggio: Hugh Dancy lo interpreta magistralmente e ne sono perdutamente innamorata (come la Danes)

  6. Scott Pilgrim scrive:

    Peccato per Beverly, mi piaceva come personaggio, però se l’è cercata.

    Intanto la corazza di Hannibal inizia a cedere, mi è sembrato che anche con il collega psichiatra si sia esposto senza neanche usare troppa cautela.

  7. Davide76 scrive:

    Io ho un problema con la visione di Hannibal: tutte le volte che inquadrano Mikkelsen mi viene in mente Sgarbi :D i tratti somatici purtroppo si assomigliano!

  8. Apnoea scrive:

    In questo momento è la serie che sto apprezzando maggiormente, questa seconda stagione è veramente di alto livello ed ogni settimana non vedo l’ora di vedere la nuova puntata (sappiamo tutti che il vero indicatore di gradimento per una serie è proprio quello).

  9. Cherry scrive:

    @ Apnoea:
    Mamma, l’attesa mi sta uccidendo. Continuo a controllare che giorno sia oggi.

  10. Toni scrive:

    Apnoea ha scritto:

    questa seconda stagione è veramente di alto livello ed ogni settimana non vedo l’ora di vedere la nuova puntata (sappiamo tutti che il vero indicatore di gradimento per una serie è proprio quello).

    Esatto, era dai tempi di Fringe 3 che non aspettavo con tanta ansia l’episodio successivo di un serial.

  11. winston smith scrive:

    In questa stagione si corre. In ogni puntata le carte in tavola cambiano. Non ha senso che commenti in maniera approfondita dopo aver visto la 2.05. Dico solo che la tensione nei minuti finali è palpabile e la maniera in cui Mads Mikkelsen riesce a trasformarsi totalmente dallo statico e posato Doctor Lecter all’agile mostro Hannibal the Cannibal è straordinaria. Grande attore e grande serie.

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