the americans 2x03

The Americans – 2×03 – The Walk In

Nel 1966 gli Stati Uniti intensificavano i bombardamenti sul Vietnam del Nord, mentre al governo arrivava il primo ministro afroamericano; i Sovietici lanciavano la loro prima sonda sulla Luna (magari con una teconologia che Phil sta nascondendo nel comodino), la Fiat iniziava a produrre auto in Unione Sovietica. E Philip e Liz muovevano i primi passi nel loro nuovo lavoro, cercando di imparare a rendere vero e credibile il loro matrimonio. E come si rende credibile un matrimonio, se si deve rispettare ogni standard imposto ad una coppia della middle class americana? Con un figlio, ovviamente.

The Americans, 2×03 “The Walk In”

Già non è semplice dire ad una figlia che è arrivata anche se non la volevi. Figuriamoci dirle che te l’hanno imposta i tuoi datori di lavoro.
Se la tua vita è tutta una meticolosa costruzione, un figlio ne diventa per forza un tassello. Puoi amarlo, ma non bastano i piccoli gesti di complicità madre-figlia, come dirle che è bellissima anche senza trucco: resterà sempre uno strumento, e un potenziale bersaglio tuoi nemici, con la conseguente paranoia.
Non è facile anche solo pensare di essere madre, quando il tuo lavoro è “mettere alla prova”, sfruttando la tua bellezza, il tuo nemico: sia egli un nuovo arrivato al pentagono, o qualcuno a cui estorcere un segreto tra le lenzuola. Non è facile innamorarsi, quando il tuo lavoro è battere a macchina dettagliati rapporti di cosa hai fatto a letto con un agente dell’FBI, e sentirsi dire “ti amo” è un obbiettivo non tanto diversa da piazzare una microspia.

Il doppio gioco, se sei una donna, sembra ancora più complicato. La freddezza è la corazza di Nina per gestire (sopportare?) la missione con Stan, e non può essere certo scalfita da un biglietto per una partita lasciato dal nuovo arrivato nella Rezidentura, confinato fin qui al ruolo di marpione con un sospettoso interesse alle attività di lei.
Un rapido cambio di primo piano – che in realtà è un salto di 15 anni – basta invece per farci capire che Liz ne ha fatta di strada: è maturata come madre e come donna, parallelamente a quanto è cresciuta come spia. Ha imparato a conciliare questi aspetti inscindibili della sua esistenza non solo per sè; i figli (degli altri) restano un possibile strumento che lei stessa non si fa scrupoli ad usare nella missione, ma in quanto vittime di una guerra di cui nemmeno sanno l’esistenza, possono e devono essere protetti: innanzitutto dai loro genitori e dalle loro storie, a costo di non mantenere la promessa a Lianne di rivelare al figlio Jared la verità.
Non sono un esperto di tecniche cinematografiche, ma credo che abbiamo visto un uso dei flashback davvero sapiente: misurato e mai ridondante, con un montaggio che lo ha reso immediato ed efficace.

I figli possono essere anche una minaccia, e stavolta tocca a Philip sventarla: “Le bugie non saranno tollerate” “Abbiamo lavorato duro per costruire questa famiglia” “Sei fortunata ad avere quello che hai”, fino al conclusivo “Dimmi che hai capito”. Il dialogo con Paige, dopo il “blitz” fallito da zia Helen, è chiaramente qualcosa di diverso dalla semplice ramanzina di un padre alla figlia adolescente. Poche frasi che raccontano la precarietà di una vita passata e le paure e per quello che potrebbe succedere in futuro, grazie alle parole scelte, allo sguardo, al tono che fanno il paio con quelli usati da Phil nel primo episodio quando chiede a Liz a proposito della curiosità della figlia.

Un altro episodio che fila come un orologio: armonioso direi, dove tutti i dettagli si incastrano alla perferzione e ciascun pezzetto del racconto da forza e significato agli altri: recitazione credibile (Keri Russel maestosa, in particolare nel bellissimo montaggio finale), dialoghi concisi e ficcanti, ed abbiamo già detto di montaggio e regia. The Americans procede spedito in una trama coerente e solida, e “The Walk In” mi sembra confermi la strada presa da questa seconda stagione: i personaggi e le loro vite si prendono sempre più la scena, e finora la Spy Story resta sullo sfondo, funzionale a raccontare le loro esistenze.

Ok.

Massimo Alberti

“Future is in pussy, not bullets.”

9 Comments

  1. Completamente d’accordo con la recensione, un altro episodio eccezionale! Ho l’impressione che, al contrario dell’anno scorso, molto più adrenalinico fin dall’inizio, quest’anno ci si stia avvicinando piano piano al disastro, con tutti i personaggi che compiono in ogni episodio piccoli ma significativi passi avanti in storyline parallele ma destinate ad incrociarsi. Devo dire però che un po’ mi manca la spy story della prima stagione, spero ritorni ad essere parte integrante della vicenda e non secondaria come in questo episodio.
    Mi sembra che per il momento stia un po’ giocando al ribasso, avanzando con il freno tirato per non sprecare tutti i colpi che ha in canna, e se la qualità degli episodi è comunque altissima (il montaggio finale è qualcosa di meraviglioso e i dialoghi incredibili per quanto riescono a dire in pochissime battute) comunque in generale non mi paiono eccellenti come nella prima stagione, dove la doppiezza (in ogni senso possibile, positivo o meno) della vita dei protagonisti era magari meno minacciata ma più evidente. Resta comunque una delle serie migliori in onda!

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  2. Ottima recensione. The Americans si conferma una grande serie. Non per togliere nulla agli uomini, ma le donne di questa serie sono strepitose – Elizabeth, Nina e Paige-

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  3. Posso dire che però di sono rimasta male? ELisabeth non avrebbe dovuto bruciare la lettera ma darla al ragazzo. Eddai non ha rispettato la volontaà di una sua amica morta. Brutto gesto.

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  4. Marcella ha scritto:

    Posso dire che però di sono rimasta male? ELisabeth non avrebbe dovuto bruciare la lettera ma darla al ragazzo. Eddai non ha rispettato la volontaà di una sua amica morta. Brutto gesto.

    beh sono spie, se dava la lettera al ragazzo c’era il rischio che potesse parlarne con qualcuno e magari iniziare a farsi delle domande su chi fosse veramente la donna che glie l’aveva data

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  5. massimo alberti 19 marzo 2014 at 21:21

    @ Marcella:
    @ Davide76:
    Per come l’ho colto io, il gesto di bruciare la lettera non era solo per tutelare se stessa, ma per tutelare il ragazzo.

    @ Ottavia:
    Avrei voluto soffermarmi un po’ di più su Paige, ma ci sarà tempo…. testarda e determinata come la madre, sola al punto da riempire i “vuoti” con la ricerca dei segreti dei genitori. Son curioso di vedere dove porterà la trama della nuova amica. Ho il dubbio che se il senso della puntaata era l’uso dei figli, l’incontro sull’autobus potrebbe non essere così casuale… Ma per ora è una suggestione.

    @ Slayer:
    Ho avuto il dubbio, nei primi episodi di questa stagione, che gli autori stessero girando e rigirando un po’ troppo sugli stessi concetti. la doppiezza, la Storia Grande con le storie dei personaggi, il dualismo spie/genitori… ecc.
    Mi pare che però, di puntata in puntata, vadano sempre più a fondo delle persone e approfondiscano sempre di più questi concetti. Il passo di questa stagione è sicuramente meno accelerato, ma comunque spedito e regolare. Se il livello è questo, sono solo felice che vada avanti così.

    C’è una piccola nota che è rimasta fuori dalla recensione e che spiega lo screencap:
    Mentre Stan è sempre più in crisi nella sua vita familiare, illuso da una (per ora) finta storia con Nina, i Jennings sembrano aver ritrovato la loro intimità: un dito che mette la crema su una ferita… una scena che ho trovato perfetta nella sua semplicità.

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  6. Il gesto di bruciare la lettera come se fosse un cero da accendere in ricordo delle persone morte per questa guerra mi ha aperto il cuore. The Americans è di una bellezza imbarazzante.

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  7. Pepkins ha scritto:

    Il gesto di bruciare la lettera come se fosse un cero da accendere in ricordo delle persone morte per questa guerra mi ha aperto il cuore. The Americans è di una bellezza imbarazzante.

    Hai ragione. Immagine stupenda per una serie di alto livello.

    Ho solo una domanda: non ho ben capito la storia della zia Helen. La storia che poi Phil ha raccontato a Paige (la figlia defunta….). Qualcuno me lo spiega?

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  8. Questa serie è sempre più bella… io non sento la mancanza di una missione, mi basterebbe anche solo il mistero della morte della famiglia di Jared come filo orizzontale. Mi piace che venga indagata la loro paura come genitori e che nel frattempo si trovino anche alle prese con una adolescente, è quel genere di storia che non viene raccontata tanto spesso – anche perché, in effetti, dove altro si possono trovare premesse sufficienti per raccontarla?

    @Olivia: Phil viene informato dalla finta zia che Paige ha trovato nella casa: anche lei fa parte del kgb ed è stata usata per mantenere salva la copertura di Elizabeth. C’era una foto nella casa di questa finta zia che ritraeva Liz e Paige (vado a memoria, eh) e lei finge di confondere Paige con una figlia – e Phil appunto spiega che in realtà questa figlia è morta e la zia è malata tipo di Alzheimer. .. mentre invece è tutto costruito – e quanto è una figata che lo sia e quanto è inquietante che siano così attenti?!
    La tipa della corriera secondo me porterà solo dei casini…

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  9. vanhazenbruk 25 marzo 2014 at 23:25

    Che tristezza, però, vedere così pochi commenti per una serie così bella.

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