Sherlock 3x02 The Sign of Three

Sherlock – 3×02 – The Sign of Three

Basil Rathbone, zigomi alti, lineamenti sottili, è Sherlock Holmes compìto, urbano, elegante: un gentiluomo vittoriano che, privo di cure economiche, si diletta di crimini e indagini. Jeremy Brett, naso e mento pronunciati, occhi incavati, è Sherlock Holmes lunare, eccentrico, inquieto: c’è assillo nello sguardo. Entrambi gli interpreti – i più grandi – celebrano lati diversi, complementari talvolta, talaltra contrapposti, della creatura doyleiana, nume moderno stabilmente radicatosi nell’immaginario collettivo, occidentale e non. Benedict Cumberbatch, viso angolare, movimenti liquidi, fascino serpentesco, non è Sherlock Holmes: è il mito di Sherlock Holmes.

Se infatti le prime due stagioni di Sherlock parevano tutto sommato iscriversi nella lunga tradizione degli adattamenti holmesiani, ancorché riviste in chiave squisitamente contemporanea, questa terza, al netto del moffatiano His Last Vow, appare più interessata alla «deificazione» sì dello Sherlock Holmes di Conan Doyle – il brillante consulting detective dalle pronunciate idiosincrasie, amante della musica eppure deciso a ignorare campi interi del sapere per non inquinare la propria memoria –, ma soprattutto dello Sherlock Holmes creato dalla serie medesima, quello di Benedict Cumberbatch, un Überholmes che può esistere solo perché esiste il mito di Sherlock Holmes, che a sua volta rafforza e risustanzia.

Guardiamo The Sign of Three: fabula lineare e prevedibile (per quanto l’intreccio sia invece deliziosamente articolato); momenti comici non sempre indovinati e spesso grotteschi (si veda la reazione sheldoncooperiana di Sherlock alla «proposta» di John); scambi affettuosi tanto reiterati ed enfatizzati da stomacare.

Eppure l’episodio funziona perché – con Cumberbatch nel ruolo di Sherlock, con Moffat e Gatiss (e Thompson) dietro la tastiera, e soprattutto con il credito che in sole due stagioni la serie è stata in grado di costruire intorno a sé stessa – può permettersi di essere una magnificazione di Sherlock Holmes e soprattutto una sfacciata autocelebrazione: del resto, l’occasione festiva del matrimonio, specie con lo sfondo mozzafiato di Goldney Hall (a cui ammetto però di preferire i Dyffryn Gardens, teatro di uno degli episodi più divertenti di Torchwood, Something Borrowed), si presta come poche altre alla facondia agiografica della sceneggiatura, di squisita realizzazione: analessi a matrioska (la famiglia Waters), frequenti pause, ellissi, digressioni raccontate da un narratore di secondo grado (Sherlock stesso) palesemente inattendibile, nelle quali alla chirurgica precisione dell’usuale mostratore filmico si sostituisce una percezione deforme, alterata dall’ubriachezza. Sono segni di una scrittura non solo a suo agio con l’organizzazione dei tempi narrativi, ma anche compiaciuta, consapevole delle proprie doti e, di nuovo, della forza spontanea del materiale narrato.

Certo, un atteggiamento tanto smaccato non può che destare alcune perplessità, in particolare se ci si aspetta da Sherlock un qualsiasi tipo di divenire, quell’essere «educato dalla vita» che Bachtin riconosce come tratto essenziale del personaggio romanzesco. Mara R, che vi parlerà del finale, nota:

È come se il percorso di Sherlock si fosse concluso con The Fall. Abbiamo  fatto la conoscenza del più brillante detective al mondo […] e, nel mentre,  abbiamo assistito alla sua umanità scaldarsi al fuoco dell’amicizia di John. Ora è sì tornato Sherlock, ma sembra quasi sia tornato solo in funzione di Watson. Tutto quello che ci è stato mostrato finora è come John ha elaborato il lutto, come è tornato a vivere, come e perché ha riaccolto Sherlock nella sua vita e come adesso stia sostanzialmente facendo da balia a Sherlock rassicurandolo a ogni piè sospinto sull’importanza della loro amicizia. Per chiarire, questa prima stagione di Watson mi piace e mi piace fino al punto che gradirei un suo spin-off: Sherlock.

Ha ragione: il percorso di Sherlock si è concluso con The Reichenbach Fall. Gli sceneggiatori, intenti come sono, da quest’anno, a descrivere non Holmes l’uomo, ma la sua leggenda – i rimandi, le citazioni visive e narrative, gli ammiccamenti sono una messe tale che non ha neppure senso enumerarli –, hanno scelto di lasciarci percepire Sherlock, entità altra, aliena, solo in funzione di quanto egli stesso comunica di sé e di quanto chi lo circonda può comprendere, atteggiamento del resto sperimentato da Moffat anche nelle ultime stagioni di Doctor Who, e in particolare nella settima.

E allora si enfatizzano i lati inafferrabili, la solitudine titanica, le proporzioni gigantiche. E allora Sherlock smette, appunto, di essere un personaggio romanzesco – per quello c’è Watson, c’è Mary (un’Amanda Abbington perfetta), ci sono perfino Molly e Lestrade – e diventa un eroe epico. Qualunque sia il modo in cui si è salvato, il suo ritorno dalla morte non l’ha solo restituito alla vita; l’ha consegnato, all’interno della serie come già all’esterno, al mito.

Ok.

Note:

1. Brevissima lezione di storia: nell’estate del 1889, l’editor della Lippincott’s Magazine di Philadelphia, a Londra per scovar talenti, invitò due uomini a cena e propose a entrambi di scrivere per la rivista. I due erano Oscar Wilde e Arthur Conan Doyle. I romanzi che firmarono per Lippincott’s: Il ritratto di Dorian Gray e Il segno dei quattro. «That proved to be an auspicious night for the British letters» dice Kyle Freeman nella sua introduzione al canone sherlockiano (The Complete Sherlock Holmes, Barnes & Noble Classics, vol. I, p. XXIV).

2. The Sign of Four (titolo che Conan Doyle preferiva all’… of the Four della prima pubblicazione) ha una particolarità interessante: il primo capitolo si intitola «The Science of Deduction», proprio come il secondo di A Study in Scarlet. Non è casuale: Klinger nota che «Watson apparently felt compelled to reintroduce Holmes» (The New Annotated Sherlock Holmes, Norton, vol. III, p. 213). Appropriato dunque che anche The Sign of Three sembri, in qualche modo, un nuovo inizio, perfino più di The Empty Hearse.

Andrea Morstabilini

Introdotto al culto telefilmico in giovanissima età da Twin Peaks, Andrea ama le serie scritte bene, e, dunque, la Hbo.

69 Comments

  1. la prima considerazione che mi viene spontanea è che non ridevo così tanto da molto tempo.

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  2. Non sono d’accordo col fatto che la serie ci restituisca un Holmes in funzione di Watson, o meglio, è tecnicamente vero ma non in senso negativo nè tantomeno in rotta con la dovuta evoluzione e crescita di un protagonista che abbia un percorso interiore e che non sia staticamente fossilizzato su sè stesso: come ho scritto anche dalle mie parti (http://www.cinefilos.it/serietv/sherlock-3×02-recensione-dellepisodio-con-benedict-cumberbatch-25603), Sherlock non poteva né doveva rimanere lo stesso personaggio pronto ad uccidersi pur di dimostrare la propria superiorità intellettuale; l’amicizia con John lo ha cambiato, adesso tiene alle persone ed è emotivamente coinvolto, la qual cosa è perfettamente sintetizzata dal duello cuore/ragione combattuto nel suo nuovo mind palace che alla fine ha vinto vincitrice l’umanità indicatagli da John piuttosto che la fredda razionalità rappresentata da Mycroft: si può non apprezzare la direzione intrapresa, ma è perfettamente funzionale al percorso intrapreso dalla serie sin dall’inizio.
    Sherlock inizia a vedere le cose attraverso gli occhi di Watson e la cosa ha letteralmente sconvolto il suo mondo di granitiche certezze portandolo nel territorio delle emozioni, un tempo a lui praticamente estraneo o per dirla come Sherlock stesso, un ambito nel quale aveva sempre mancato di “pratical experience” ( la qual cosa ha permesso di premere l’acceleratore maggiormente sul tono umoristico della serie).
    Il Discorso per John è praticamente una consacrazione assoluta del valore della loro amicizia e dell’importanza che il nostro Dottore ha avuto nella sua vita: commovente? Si. Stomachevole? No: solo character development.

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  3. L’episodio mi è piaciuto, non potrebbe essere altrimenti con interpreti tanto bravi e con autori tanto capaci. Concordo con Alessia, Sherlock non poteva rimanere lo stesso, tanto la serie quanto il personaggio, ha affrontato due anni si solitudine dopo aver condiviso la sua vita, il suo lavoro, con un altro essere umano.
    Se John ha dovuto superare il lutto per la perdita del suo migliore amico, ed è andato avanti grazie a Mary, Sherlock ha dovuto vivere con la mancanza di John. Ma Sherlock era cambiato già in Reichenbach Fall, accettando di farsi passare per un imbroglione pur di salvare coloro che ama.
    In questo The Sign of Three vediamo per la prima volta John attraverso gli occhi di Sherlock, ma non la classica analisi a cui siamo abituati, ma l’elogio di un uomo, di un’amicizia, che li ha entrambi salvati.
    Per quanto riguarda l’eccessivo sentimentalismo da parte dei nostri protagonisti in questo episodio, io i continui e ripetuti elogi che fa Sherlock al matrimonio, li ho interpretati come messaggi ben diretti, Sherlock sa più di quanto noi sappiamo, non dimentichiamo che nel primo episodio John viene quasi bruciato vivo.
    Credo che questa stagione in particolare vada vista in un unicum, le prime due puntate sono state disseminate di indizi visti e non visti, di messaggi e di voti che ci saranno chiari in His Last Vow, se già le prime due erano connesse tra loro, adesso siamo quasi di fronte ad un unico film diviso in 3 parti, ed ho fiducia nel duo malefico Gatiss/Moffat.

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  4. La prima cosa che ho pensato guardando l’episodio è stato “ma se ‘Orange is the new Black’ è una comedy, e non mi ha mai fatto nemmeno sorridere, questo Sherlock come dovrebbe essere classificato?” Perché, spero di non essere l’unico, in questa puntata ho riso fino alle lacrime in più di un punto (deaded!)… ma non ho dubbi che entrambi siano drama. Potete linciarmi ora xD.

    Secondo me questa era una puntata da Fuck Yeah sicuro, proprio perché strana e forse anche esagerata. Incentrata sul matrimonio più importante, sembrava inizialmente un’altra puntata “persa” (come la prima), mentre invece disseminava indizi sotto forma di racconti comici per poi riunire tutti i puntini nel finale… è l’emblema di una serie che deve osare in ogni episodio, perché può!

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  5. tra i puntini da unire c’è quel tizio alla fine della prima puntata, che sembrava il regista dell’attentato alla house of parliament; c’è la frase che sherlock dice ai novelli sposi: avete fatto pratica con me, ora avrete un bambino vero -o giù di lì; e lo sguardo un po’ triste e pensieroso della sua uscita dalla festa.
    dagli indizi sembra quasi che questa sia l’ultima serie, il matrimonio in se sembra un commiato, ma io non mi ricordo mai di leggere le varie interviste agli autori, dunque non so se abbiano programmato un futuro o no.
    di sicuro c’è che questi autori non navigano a vista – come succede ad altre serie, vedi homeland – e che in due anni abbondanti hanno sicuramente studiato bene e sanno come giocarsi le proprie carte.

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  6. in realtà moffat ha già confermato la quarta stagione, ed anche una possibile quinta.

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  7. Molto riduttivo questo OK. L’intera puntata è una lezione di commedia di alto livello. Trama banale? beh nemmeno quella del pilot era così tanto complicata (in realtà nessuna lo è mai stata veramente). Come qualcuno ha scritto su, questa stagione va guardata nell’ottica di un unicum

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  8. Episodio di mezza stagione singolare e divertente, che mi ha fatto ridere di gusto e senza dubbio il mio preferito rispetto a The Blind Banker e a The Hounds of Baskerville, ma che mi auguro non si ripeta spesso.
    Va benissimo esplorare la ‘componente umana’ di Sherlock ed il suo rapporto con Watson, ma il risultato sembra davvero un misto tra, appunto, Sheldon Cooper ed il Dottore di Matt Smith.
    E’ giusto che il personaggio non rimanga lo stesso, ma mi chiedo se questo percorso sia quello giusto: certo, la puntata in chiave comica è giusto che ci sia di tanto in tanto, ma fintanto che rimanga un’eccezione alla regola.
    Non che abbia disprezzato The Sign of Three, ma aspetto decisamente con più ansia il dramma di His Last Vow che non questo genere di episodio. Poi beh, de gustibus.

    Ps: come al solito vi ho riportati nella mia recensione. Spero non sia di disturbo ;) : http://ktboundary-smnt2000.blogspot.it/2014/01/reviews-sign-of-three-sherlock-03×02.html

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  9. Allora aspettavo questa recensione con ansia ma come quella della prima mi ha profondamente deluso, sono superficiale e questa in particolare mi è sembrata un mero esercizio di stile. Ho riletto le recensioni della seconda poco tempo fa ed erano tutt’alta cosa. Scriverai anche bene ma è una recensione cavolo, devono comprenderla facilmente tutti, non posso sfogliare il treccanibper capire che stai dicendo.

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  10. quest’episodio, molto più del primo, è “troppo”.

    troppa Mary, su cui aleggiano dubbi, ma comunque troppa, presenza eccessivamente invadente. troppo il sentimentalismo, troppo (come già nel primo episodio, ma qui ancora di più) il lato brillante, troppo enfatiche le immagini di Sherlock con Mycroft coscienza logica, troppo.
    è un dolce buonissimo, che ingolosisce per la recitazione, per la cornice del matrimonio british (ma umiliare Molly con quell’acconciatura non so gliela perdono, Mrs. Hudson invece deliziosa) e che alla fine stomaca.

    io capisco che dopo The Fall Holmes ha un’evoluzione e ora scopre l’affetto e l’amicizia, ma è pur sempre Holmes e ripeto quello che ho già detto per The empty hears: c’è uno strappo troppo forte.
    anche Watson è diverso, dopo il lutto, con la rabbia, con Mary vicino che lo modifica, con il diventare appunto rassicurante nei confronti di Sherlock, ma per l’appunto è lui, con lui lo strappo non c’è.

    questo per i personaggi. per la storia, che dire? il “caso” questa volta è meno banale del primo episodio e raccontato a frammenti che si riuniscono nella soluzione, ma ancora non ci siamo, a mio avviso.

    capisco si tratti di gusto personale, alla fine. ma se iniziassi oggi a vedere Sherlock lo potrei mettere fra le comedy tranquillamente. un’ottima, esilarante comedy. io invece finora l’ho trovata così speciale proprio perchè era assolutamente drama nonostante tutti i momenti brillanti.
    e mi spiace, ma regia, fotografia, musica era molto più suggestiva e particolare nelle prime due stagioni.

    sulla bravura degli attori non si discute, sono tutti perfetti come sempre, ma quando vedo una serie o un film io voglio una storia, non solo esercizio di bravura. e qui “la” storia manca di qualcosa che non so bene nemmeno io cosa.

    magari domani sera vedo un finale pazzesco, chi lo sa. ma so solo che fra primo e secondo episodio non ho vissuto alcuna attesa ansiosa, come invece mi era sempre successo. ed ora ho voglia della fine, per archiviare la pratica, spero con soddisfazione.

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  11. @ Elijah Shandseight:
    il tono umoristico più marcato è una conseguenza degli esiti esilaranti della goffagine dI Sherlock quando si tratta di fare incursioni in situazioni emozionali e di “normalità”, ma al di là di questo per me è anche un depistaggio ad arte per distrarci dagli indizi alla vera indagine che la serie sta svolgendo e che portano dritti dritti al dramma Moffattiano del terzo episodio.
    Concordo anch’io con chi dice che a questo giro abbiamo a che fare con un grande unicum e che gli episodi sono assolutamente concatenati ( e per una serie con un arco narrativo di appena episodi, direi che a maggior ragione non è un delitto da parte degli autori pretendere dal pubblico un po’ di prospettiva)

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  12. Per me questo episodio non è stato la mitizzazione di Sherlock, ma il suo esatto contrario: è un accellerata, anche brusca, verso il percorso della sua umanizzazione.

    Nel cortometraggio di pre-stagione ci hanno fatto vedere lo Sherlock (filmato) che eravamo abituati a conoscere: abbastanza amico di John da lasciarsi convincere a registrare un messaggio ma non abbastanza “involved” (come invece gli rimprovera adesso Mycroft) da partecipare al suo compleanno, perché celebrazione stupida e piena di *persone*.
    E oggi dove siamo arrivati? Ad uno Sherlock che prova, disperatamente, a fare del suo meglio in un campo che non è il suo, quello dei sentimenti e dell’emotività. Per John, certo, ma rischiando in prima persona, provando a fare il possibile per il matrimonio del suo migliore amico, partecipando ad un evento sociale del genere (anzi, ALL’EVENTO sociale per eccellenza), facendogli da testimone, organizzandogli l’addio al celibato, relazionandosi con persone (!)… provando ad integrarsi, a modo suo, naturalmente, ma provandoci seriamente, non solo per facciata, come faceva in passato fingendo sorrisi “perché alla gente piacciono”. Arrivando addirittura a raccontare di persona uno dei casi non risolti (lui, che si era lamentato del blog che faceva lo stesso) solo per mettere in risalto la parte avuta da John, anche se questo sminuisce e s-mitizza se’ stesso e la propria intelligenza. Avendo reazioni da persona normale durante il (divertentissimo) tentativo ubriaco di risoluzione del caso, quando si commuove (!) di fronte alla storia dell’infermiera e deduce solo l’ovvio dagli oggetti intorno a lui… e poi anche da sobrio, al matrimonio, quando gli tremano le mani mentre bussa alla porta del Maggiore, quando si apre con la damigella d’onore, rivelandole la sua insospettata (ed insospettabile) passione per la danza… e ovviamente sul finale, tristissimo, che lo vede realizzare appieno la propria solitudine, la propria non-appartenenza e quindi andarsene. Più umano di così.
    Ora ovviamente tremo come una foglia nell’aspettare l’episodio di stasera: uno Sherlock così emotivamente vulnerabile non s’era mai visto e le sensazioni a riguardo a quello che l’aspetta sono pessime, specie alla luce del “voto” fatto.

    Concordo con i commenti: ho riso come una pazza durante tutto l’episodio e mi sono commossa durante il discorso di Sherlock, che non ho trovato sdolcinato ma molto vero. E anche a me è piaciuta tantissimo la costruzione della puntata, quando i riferimenti agli altri casi, apparentemente utilizzati solo come divertissement e come scusa per mostrarci lati inediti di Sherlock, si sono invece rivelati la base per la risoluzione del caso. Brillante, assolutamente brillante.

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  13. @ dory:
    in verità non mi sembra che il punto in Sherlock sia sempre stato il caso di puntata: ok, abbiamo avuto trame più complesse, ma a study in pink, the blind banker, the hounds of Baskerville, avevano risvolti abbastanza prevedili e la componente ironica nello show c’è sempre stata, per quanto ora abbiano pressato un tantino di più.
    Dopo aver vissuto con John e avergli permesso di diventare suo amico, il personaggio Sherlock è stato in solitudine per 2 anni, lo strappo non è così repentino; ovviamente sono gusti e come ho detto prima il nuovo approccio può non piacere, ma aspetterei stasera prima di dire che lo show sia diventato una comedy ( avercene di comedy con un registro di sceneggiatura e interpretazioni tanto complesso, maturo e articolato oh)

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  14. @ Giulia:
    quoto e straquoto ogni parola! ;) “caring is not an advantage” e mi sa che il personaggio ne subirà le conseguenze in modo molto molto salato :(

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  15. Miero già espressa in merito, quindi sarò telegrafica all Sherlock maniera, per me è stato: boring, boring, boring. E ora vi lascio a tesserne le lodi ;)

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  16. Ho visto e apprezzato entrambe le puntate, ma le prime due stagioni rimangono per me su un altro livello. Questa terza per ora non è all’altezza, e non perché abbiano deciso di umanizzare Sherlock (percorso coraggioso e già iniziato nelle precedenti stagioni), quanto per il modo con cui hanno deciso di farlo. Piuttosto che suggerire la crescita di Sherlock con poche ma efficacissime battute, come accadeva in precedenza, hanno deciso stavolta di gridare in faccia allo spettatore, mostrandogli più volte come il personaggio sia cambiato con scene interminabili e con una commedia a volte riuscita e a volte, secondo me, di grana grossa (gli amici che si ubriacano e quasi fanno scoppiare una rissa in un bar mi è sembrata una tipica situazione da sit-com americana facilona). Molte scene sia della prima che della seconda mi sembrano scritte in funzione di tumblr, con Cumberbatch che gigioneggia fin troppo ed esaspera il lato strambo di Sherlock (ma più che un difetto di recitazione mi sembra un difetto di sceneggiatura).
    Nonostante le critiche, ripeto che ho apprezzato entrambe le puntate, rimane comunque un prodotto di un certo livello e sono certo che la terza e ultima puntata soddisferà le aspettative, offrendo inoltre di più sul lato investigativo, che finora è stato eclissato a dir poco. Ma è impossibile secondo me non notare un passo indietro rispetto al passato.

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  17. Io passerei ore ed ore a osservare Cumberbatch fare le sue deduzioni come fa durante il ricevimento nuziale, probabilmente mi accontento di poco.

    Devo dare adito a chi critica la mancanza di un intreccio giallo sostanziale che è vero, per mezz’ora circa non abbiamo visto assolutamente niente in tal senso, focalizzati su Sherlock, Watson e il matrimonio, il tutto contornato da un’aura da commedia brillante smaccatamente british (molto superiore a tante altre pseudocomedy che si vedono in giro). Come dicevo la settimana scorsa, il giudizio che una persona dà alla serie varia molto in funzione delle aspettative. Se una persona vuole un caso avvincente e “rompicapo”, probabilmente è rimasta delusa, perché il caso c’è ma è risolto piuttosto frettolosamente e, a mio parere, in modo poco convincente. Chi invece vuole ammirare Sherlock e le sue interazioni col mondo, probabilmente non ha motivo per lamentarsi. Io mi iscrivo alla seconda categoria, of course. Guarderei pure una full season della Sherlock-comedy, per farvi capire.

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  18. Penso che questo episodio sia stato il più intensi di tutta la serie, il più malinconico ed emotivamente “pesante” e mi sembra veramente strano che questo non sia stato percepito da tutti perchè a me è sembrato veramente chiarissimo. Ancora una volta è Mycroft l’elemento indicatore (è meraviglioso l’uso che stanno facendo del personaggio, come se avesse sempre tenuto il fratello per meno insegnandogli a non farsi coinvolgere. Mycroft è La Ragione di Sherlock): Sherlock è cambiato, non riesce più a controllare freddamente ciò che prova e tutto questo non è avvenuto da un momento all’altro, è il risultato di quello che abbiamo visto in 6 episodi, da quando era pronto a morire pur di dimostrare di aver ragione su quale fosse la pillola giusta, fino a quando è stato pronto a morire (perchè pur se non fisicamente, Sherlock è morto al Bart’s) per salvare John e gli altri. Questo episodio ha esplorato le paure e la solitdine di uno Sherlock che è venuto a patti con il suo affetto per John ma che non riesce a gestirlo e a capacitarsene (la scena in cui rimane zitto per lunghi minuti è splendida) e al contempo ha paura di rimanere solo, ti tornare solo anzi, ma questa volta con la consapevolezza di aver perso qualcosa di importante.
    Non è un eroe tragico, un mito o altro, è semplicemente un uomo ed è questa la grande forza del personaggio.

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  19. Questo episodio di Sherlock è la cosa migliore che io abbia mai visto in una serie tv. Ever.

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  20. Sandman ha scritto:

    quanto per il modo con cui hanno deciso di farlo. Piuttosto che suggerire la crescita di Sherlock con poche ma efficacissime battute, come accadeva in precedenza, hanno deciso stavolta di gridare in faccia allo spettatore, mostrandogli più volte come il personaggio sia cambiato con scene interminabili e con una commedia a volte riuscita e a volte, secondo me, di grana grossa

    Esattamente, e il fatto che due episodi, su una stagione di tre arrivati dopo due anni di attesa, siano salutati benevolmente per l’irresistibile comicità, è solo un punto a sfavore delle vere comedy sempre più noiose, trite e appiattite su personaggi caricaturali, non certo un reale punto a favore di “Sherlock” che ha sempre divertito con un’ironia tagliente innestata però sulla sostanza. Se fossimo ai tempi delle prime stagioni di HIMYM o TBBT saremmo qui a dire: eh ma ho già le mie comedy, da Sherlock mi aspetto ben altro!

    Le trovate visive come per esempio il mind palace/tribunale sono un mezzo appariscente, volendo anche efficace, per nascondere la pochezza del caso. Certo, con questo cast e queste capacità produttive lo standard è sempre elevato, ma fin qui questa stagione è una delusione rispetto alle precedenti e Sherlock sta diventato sempre più Benedict Cumberbatch che interpreta Sherlock.

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  21. Thiliol ha scritto:

    Penso che questo episodio sia stato il più intensi di tutta la serie, il più malinconico ed emotivamente “pesante” e mi sembra veramente strano che questo non sia stato percepito da tutti perchè a me è sembrato veramente chiarissimo. Ancora una volta è Mycroft l’elemento indicatore (è meraviglioso l’uso che stanno facendo del personaggio, come se avesse sempre tenuto il fratello per meno insegnandogli a non farsi coinvolgere. Mycroft è La Ragione di Sherlock): Sherlock è cambiato, non riesce più a controllare freddamente ciò che prova e tutto questo non è avvenuto da un momento all’altro, è il risultato di quello che abbiamo visto in 6 episodi, da quando era pronto a morire pur di dimostrare di aver ragione su quale fosse la pillola giusta, fino a quando è stato pronto a morire (perchè pur se non fisicamente, Sherlock è morto al Bart’s) per salvare John e gli altri. Questo episodio ha esplorato le paure e la solitdine di uno Sherlock che è venuto a patti con il suo affetto per John ma che non riesce a gestirlo e a capacitarsene (la scena in cui rimane zitto per lunghi minuti è splendida) e al contempo ha paura di rimanere solo, ti tornare solo anzi, ma questa volta con la consapevolezza di aver perso qualcosa di importante.
    Non è un eroe tragico, un mito o altro, è semplicemente un uomo ed è questa la grande forza del personaggio.

    Concordo, e sto apprezzando tantissimo il Mycroft di questa stagione. Tra l’altro non è un caso che la scorsa puntata ci facciano vedere e capire come Mycroft sia più intelligente di Sherlock, cosa sconosciuta da chi non conosce il canone.
    Mycroft è razionale e freddo, mancante di quella umanità che invece Sherlock ha dimostrato di avere, non solo in questo episodio, ma in molti altri nel corso degli episodi, anche il suo rapporto con Mrs. Hudson, oltre a quello con Sherlock ne è un esempio.

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  22. Ho amato ed aspettato questa serie come poche negli ultimi anni e dopo una prima puntata che mi ha lasciato molto perplessa sin dall’inizio (ancora con la gag che i due investigatori fossero una coppia??!!), ho affrontato la 2^ con discreta aspettativa di redenzione.
    Se era possibile è andata ancora peggio.
    Ok provare a svoltare e cambiare un po’ registro ma un crime non puo’ diventare una comedy (concordo) e quindi la mia reazione è stata parecchio negativa.
    Prima di tutto la noia (ridacchiare a stento ogni 2 per 3 non conta) e poi la pesantezza di andare avanti 1 ora e mezza facendosi blandire dai vari personaggi di turno sradicati dalle loro caratteristiche per diventare macchiette di contorno ad una trama che trama non è.. vedere Mycroft da gelido ed impenetrabile burocrate sempre in completo British con orologio al taschino ed ombrello alla mano fare tapis roulant in tutina come una qualsiasi casalinga disperata che vuol fare calare la pancia è un’immagine che difficilmente riuscirò a dimenticare. Ridiamo pure dei personaggi e negli altri eccellenti 6 episodi lo si faceva, anche se a spot, ma per cortesia evitiamo il ridicolo.
    Per me è questo il problema di questa puntatata: il ridicolo ed a turno ha toccato tutti, Sherlock in primis.
    Ma da quando ha bisogno di essere spronato da Mycroft, Irene Adler o da John (che lo etichetta come DRAMA QUEEN) per risolvere un caso… ma daaaai!
    Torniamo seri per cortesia e questo non vuol dire meno divertenti, ma semplicemente più coerenti con tutti i personaggi che si erano così ben caratterizzati e delineati prima che ok magari possono e devono cambiare.. ma non diventare altri!!
    Come direbbe qualcun altro che peraltro non seguo: BENE, BRAVI, MI SIETE PIACIUTI… MA PER ME.. E’ NO!

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  23. L’episodio è bello, divertente (sherlock ubriaco risulta “ispirato”), peccato che si sia persa la componente investigativa. Sono due episodi (su tre) in cui la parte deduttiva viene dimenticata in favore di un approccio comedy.
    Questa serie pare scritta non tanto da moffat & co, quanto dalle strepitanti ragazzine quindicenni fan di cumberbatch

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  24. Mara R. ha scritto:

    Sandman ha scritto:

    quanto per il modo con cui hanno deciso di farlo. Piuttosto che suggerire la crescita di Sherlock con poche ma efficacissime battute, come accadeva in precedenza, hanno deciso stavolta di gridare in faccia allo spettatore, mostrandogli più volte come il personaggio sia cambiato con scene interminabili e con una commedia a volte riuscita e a volte, secondo me, di grana grossa
    Esattamente, e il fatto che due episodi, su una stagione di tre arrivati dopo due anni di attesa, siano salutati benevolmente per l’irresistibile comicità, è solo un punto a sfavore delle vere comedy sempre più noiose, trite e appiattite su personaggi caricaturali, non certo un reale punto a favore di “Sherlock” che ha sempre divertito con un’ironia tagliente innestata però sulla sostanza. Se fossimo ai tempi delle prime stagioni di HIMYM o TBBT saremmo qui a dire: eh ma ho già le mie comedy, da Sherlock mi aspetto ben altro!

    Le trovate visive come per esempio il mind palace/tribunale sono un mezzo appariscente, volendo anche efficace, per nascondere la pochezza del caso. Certo, con questo cast e queste capacità produttive lo standard è sempre elevato, ma fin qui questa stagione è una delusione rispetto alle precedenti e Sherlock sta diventato sempre più Benedict Cumberbatch che interpreta Sherlock.

    Penso che questo episodio sia stato il più intensi di tutta la serie, il più malinconico ed emotivamente “pesante” e mi sembra veramente strano che questo non sia stato percepito da tutti perchè a me è sembrato veramente chiarissimo. Ancora una volta è Mycroft l’elemento indicatore (è meraviglioso l’uso che stanno facendo del personaggio, come se avesse sempre tenuto il fratello per meno insegnandogli a non farsi coinvolgere. Mycroft è La Ragione di Sherlock): Sherlock è cambiato, non riesce più a controllare freddamente ciò che prova e tutto questo non è avvenuto da un momento all’altro, è il risultato di quello che abbiamo visto in 6 episodi, da quando era pronto a morire pur di dimostrare di aver ragione su quale fosse la pillola giusta, fino a quando è stato pronto a morire (perchè pur se non fisicamente, Sherlock è morto al Bart’s) per salvare John e gli altri. Questo episodio ha esplorato le paure e la solitdine di uno Sherlock che è venuto a patti con il suo affetto per John ma che non riesce a gestirlo e a capacitarsene (la scena in cui rimane zitto per lunghi minuti è splendida) e al contempo ha paura di rimanere solo, ti tornare solo anzi, ma questa volta con la consapevolezza di aver perso qualcosa di importante.
    Non è un eroe tragico, un mito o altro, è semplicemente un uomo ed è questa la grande forza del personaggio.
    Concordo, e sto apprezzando tantissimo il Mycroft di questa stagione. Tra l’altro non è un caso che la scorsa puntata ci facciano vedere e capire come Mycroft sia più intelligente di Sherlock, cosa sconosciuta da chi non conosce il canone.
    Mycroft è razionale e freddo, mancante di quella umanità che invece Sherlock ha dimostrato di avere, non solo in questo episodio, ma in molti altri nel corso degli episodi, anche il suo rapporto con Mrs. Hudson, oltre a quello con John ne sono un esempio.

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  25. Secondo me queste critiche alla puntata sono dovute sopratutto al “fallimentare” ritorno, alla 3×01 tanto attesa che ha deluso molto (perlomeno me) con un caso banale e troppo tempo dedicato ai vari reincontri. E forse sono critiche giustificate… perché dopo la prima puntata “sprecata” nel reintrodurre Sherlock ne arriva subito un’altra incentrata su un matrimonio, arrivando a 2/3 della stagione senza IL caso, tipico di questa serie (anche se sono convinto che dopo la 3×03 saremo tutti insieme qui a gridare al capolavoro).Ma queste dovrebbero essere appunto critiche alla stagione intera: se si guarda la puntata singola questo è, secondo me, un Fuck Yeah indubbio.
    In parole povere: se la 3×01 fosse stata migliore credo che questa sarebbe stata accolta molto meglio.

    Rispondi

  26. Non riesco proprio a capire come sia possibile che chi ha amato le prime due stagioni, come me, possa apprezzare questa attuale.
    Posso capire il primo episodio “introduttivo” sul ritorno di Sherlock e sul delinearsi del suo nuovo rapporto con John, ma questo secondo episodio sfiora il ridicolo a mio avviso.
    Ormai la parte comica ha preso il sopravvento e in episodio di un’ora diventa a mio avviso noiosa: fatto salvo il brindisi (molto commovente e ben scritto), tutta la parte di Sherlock che scruta gli invitati dura 20 minuti di troppo, e le scritte hanno rotto le palle se devono essere usate così pesantemente.
    Per non parlare dei “casi” di giornata, una pura cialtroneria, cosiccome il più noioso ed imbarazzante addio al celibato mai visto: lo sappiamo che Freeman e Cumberbatch sono bravi, ma l’overacting non è più un pregio dai tempi di Jack Nicholson dei tempi buoni…
    Dopo i commenti al primo episodio mi sentivo una mosca bianca, ma girando su siti inglesi (Guardian, ecc) ho trovato numerose opinioni come la mia, se non ben peggiori.
    Massimo rispetto per chi continua a tesserne le lodi, ma che queste siano “alcune delle cose meglio scritte di sempre per la televisione” ho i miei dubbi…

    Rispondi

  27. @ Mara R.:
    per me questo mind palace, con Mycroft a rappresentare la ragione immutabile di Sherlock che si scontra contro gli imput emozionali rappresentati da John, è molto ma molto più efficace di quello visto in The Hounds, quello si che era un mezzo appariscente e poco funzionale.
    Proprio non comprendo l’ansia di molti di ricollegare Sherlock a una comedy come HIMYM o TBBT: la svolta drammatica di stasera mi sembra sia stata annunciata in modo evidente, ma al di là di questo la serie ha sempre avuto risvolti humour tendenti a sdrammatizzare l’atmosfera( penso alla suoneria di Irene e al finale in ASIB, o alla risoluzione della scena in laboratorio in THOB)

    Rispondi

  28. LoSte ha scritto:

    Chi invece vuole ammirare Sherlock e le sue interazioni col mondo, probabilmente non ha motivo per lamentarsi. Io mi iscrivo alla seconda categoria, of course. Guarderei pure una full season della Sherlock-comedy, per farvi capire.

    Quoto totalmente. Sono rimasta “straniata” da questo episodio, perché è diverso da come ho sempre pensato Sherlock, ma allo stesso tempo ero estasiata! E’ stato il colpo finale, l’ultima spinta che mi ci voleva per innamorarmi definitivamente di Cumberbutch.

    Rispondi

  29. @ TheBride
    Nessuno contesta l’intento che è chiaro a tutti, ma la resa.

    @Alessia
    Non ho paragonato Sherlock a HIMYM o TBBT, ho scritto una cosa ben diversa: il fatto che piaccia tanto perché è divertente è solo un indicatore di quanto le reali comedy attualmente in circolazione siano prodotti modesti che riescono in tutto tranne nel far ridere e allora, quando arriva un puntata come questa (ma anche come la precedente) in cui finalmente si ride e ci si diverte di gusto, si tende ad accontentarsi e a dire “a me sta bene anche così”. Ma io vorrei altro da Sherlock, non solo il divertimento affilato (qui più smaccato) che c’è sempre stato.

    Rispondi

  30. Alessia ha scritto:

    @ Mara R.:
    per me questo mind palace, con Mycroft a rappresentare la ragione immutabile di Sherlock che si scontra contro gli imput emozionali rappresentati da John, è molto ma molto più efficace di quello visto in The Hounds, quello si che era un mezzo appariscente e poco funzionale.
    Proprio non comprendo l’ansia di molti di ricollegare Sherlock a una comedy come HIMYM o TBBT: la svolta drammatica di stasera mi sembra sia stata annunciata in modo evidente, ma al di là di questo la serie ha sempre avuto risvolti humour tendenti a sdrammatizzare l’atmosfera( penso alla suoneria di Irene e al finale in ASIB, o alla risoluzione della scena in laboratorio in THOB)

    Amen. Anche secondo me questo Sherlock è sempre e comunque Sherlock.
    La svolta comica, se così la si può definire, era necessaria dopo un episodio drammatico come Reichenbach e il cambiamento di Sherlock pure. E’ vero che questo è uno Sherlock mitizzato, ma Moffat e Gatiss hanno riso del mito sin dal primo episodio (Ricordate la terribile arci-nemesi di Sherlock che poi era … suo fratello?)
    Secondo episodio godibilissimo. Il genere della commedia, almeno nel caso seriale, è quello che seguo di meno, in questo caso, però, ho riso fortissimo per tutta la sequenza di Sherlock e John ubriachi. E’ una sequenza buffa e forse eccessiva, ma bisogna saper fare anche quelle e il team Sherlock dimostra che può.
    Il mistero dell’episodio era scontatissimo e poco approfondito, vero, ma credo che l’episodio servisse più da ponte tra l’inizio e la conclusione di stagione e più come approfondimento dei legami tra i personaggi e dei sentimenti di Sherlock.
    Concordo con Alessia. La scena del mind-palace/tribunale non è affatto messa lì ad occupare spazio: ci fa comprendere, in maniera efficacissima, il potere che Mycroft esercita su Sherlock – in termini intellettuali, ma anche e soprattutto emotivi – questo potere è contrastato dall’influenza, anch’essa fortissima, di John, che rappresenta forse tutti quei sentimenti che Sherlock ha cercato di seppellire sotto l’etichetta di “high-functioning sociopath” che, ancora una volta, sembra una definizione errata della sua personalità.

    Rispondi

  31. Non guardo Sherlock per Cumberbatch, ho superato la pubertà da un bel po’. Non sono nemmeno estimatrice di Doyle e del genere giallo:guardo Sherlock perché la trovo una delle migliori serie tv in circolazione. Dire che questa stagione è inferiore alle altre è poco onesto, intellettualmente parlando. È diversa ma non inferiore. Va bene il gusto personale ma sminuire così una stagione( senza aver visto l’ultimo episodio) è francamente ridicolo.

    Rispondi

  32. @ MasterRPG:
    Sinceramente concordo. Ho riso moltissimo, mi sono scervellata, alla fine mi sono commossa. Anche se sono d’accordo con Mara (ma non è detto che questo sia in contraddizione con la mia osservazione), ho trovato che la virata verso la commedia, che poi non era nemmeno una commedia pura, sia stata una buona trovata considerando che si trattava di una tantum. E’ stato un episodio che non mi ha concesso un attimo di riposo, ne sono stata davvero ammirata.

    @Paola
    Concordo anche qui: ho iniziato Sherlock senza aver mai aperto un Doyle in vita mia. Lo trovo strepitoso, e ancora più strepitoso se si legge il canone (che ho iniziato praticamente apposta).

    Rispondi

  33. intheskywithdiamonds 12 gennaio 2014 at 15:24

    Vorrei spendere qualche parola sul “sentimentalismo” del discorso di Sherlock. In “The Adventure of the Empty House”, l’Holmes di Doyle dice a Watson che quando si è seduto di nuovo nella sua bella poltrona di Baker Street aveva avvertito il desiderio di ritrovare il compagno su quella di fronte. Nella scorsa puntata, Sherlock ha tentato di riavvicinarsi a John senza azzeccare una sola mossa, dimostrandosi sincero e affezionato ma orribilmente insensibile (lo scherzo in metropolitana era il culmine). In questo episodio scrive un discorso totalmente franco senza aspettarsi nemmeno per un momento di commuovere la platea (in tv e fuori), tant’è che quando vede tutti in lacrime pensa di aver sbagliato qualcosa. Sherlock si crede un sociopatico ma è più probabile che abbia una qualche forma di autismo o perlomeno che i lunghi anni di solitudine inerpicata sulla torre del suo genio lo abbiano reso un totale analfabeta in fatto di relazioni (Nature? No? Human? No). Se questo corollario di lui che ammutolisce con John e lui che fraintende le lacrime altrui eccetera a primo impatto ci fa ridere, in realtà basta grattare un pochino per capire che in realtà si tratta di qualcosa di estremamente delicato e straziante (mi viene quasi da tirare in ballo Pirandello ma starò zitta). Insomma, se apparentemente abbiamo visto una commedia (persino una romcom, a me ha fatto pensare a “Il matrimonio del mio migliore amico”, sabotaggio escluso) io starei molto attenta prima di dire che Moffat e Gatiss ci hanno propinato una buffonata, perché sotto sotto c’era ben poco da ridere. Considerando che il cattivo di questa stagione è un ricattatore e considerando che ora Sherlock è affezionato a John con relativa famiglia al punto di passare dal saltare il suo compleanno perchè “there’ll be people” (Many Happy Returns) all’organizzargli un intero e perfetto matrimonio e considerando (non so se tutti l’hanno notato) il telegramma di C.A.M., mi pare ovvio che molto di questo episodio andrà riletto alla luce del prossimo, e che nel prossimo ci pentiremo amaramente di aver snobbato le risate che ci hanno offerto con questo.

    Rispondi

  34. @ intheskywithdiamonds:
    Sicuramente ci sono stati numerosi indizi che fanno sperare in un terzo episodio decisivo (il telegramma CAM, il rapimento di John, lo “scanning” di Mary da parte di Sherlock con i LAIR, LAIR…)
    Speriamo in bene…

    Rispondi

  35. Per ora stagione da dimenticare.
    Passi la prima puntata dove occorreva riannodare dei fili, ma questa ….. una NOIA MORTALE salvo gli ultimi minuti che debbono la loro bontà solo alla noia di quello che è venuto prima.
    Mi spiace ma, per me il giudizio a freddo è un MEH, quello a caldo è un BIG NO NO.

    Speriamo che la puntata del 12 risollevi il tutto, ma due anni di attesa per questa roba saranno difficili da cancellare anche con una puntata ai massimi livelli.

    Rispondi

  36. reira ha scritto:

    @ MasterRPG:
    Sinceramente concordo. Ho riso moltissimo, mi sono scervellata, alla fine mi sono commossa. Anche se sono d’accordo con Mara (ma non è detto che questo sia in contraddizione con la mia osservazione), ho trovato che la virata verso la commedia, che poi non era nemmeno una commedia pura, sia stata una buona trovata considerando che si trattava di una tantum. E’ stato un episodio che non mi ha concesso un attimo di riposo, ne sono stata davvero ammirata.

    @Paola
    Concordo anche qui: ho iniziato Sherlock senza aver mai aperto un Doyle in vita mia. Lo trovo strepitoso, e ancora più strepitoso se si legge il canone (che ho iniziato praticamente apposta).

    Semplicemente in questo episodio c’è tutto.
    Regia, fotografia, recitazione.
    Ridi, ti commuovi, ti diverti, rifletti, c’è il caso (piccolo) e c’è l’attesa per quello che scopriremo nel prossimo episodio. C’è tutto di tutto.

    Rispondi

  37. La puntata mi è piaciuta molto, anche se alcuni punti mi hanno lasciato perplessa: il flash- back sui diversi casi e l’introduzione dell’episodio, riguardante la famiglia di rapinatori, li avrei evitati o gestiti diversamente, ma per il resto sono rimasta entusiasta ed ho riso tantissimo. John è rimasto più o meno lo stesso, e la cosa non mi dispiace affatto; Mary è semplicemente perfetta, proprio il suo essere così deliziosamente invadente e comprensiva la rende un personaggio unico, cui è facile affezionarsi, almeno secondo me. Il discorso di Sherlock è veramente toccante, forse un pò troppo sentimentale, ma fa comprendere come il personaggio sia molto cambiato, e non peggiorato, dalle precedenti stagioni. Il fatto che poi, alla fine della serata, lui se ne vada solo e senza essere notato, se non da Molly, fa poi sprofondare dolcemente il tutto nella malinconia, lasciando lo spettatore con l’amaro in bocca. A proposito della signorina Hooper, sebbene la cosa sia appena accennata, ho molto apprezzato come sia cambiata, forse tanto quanto il detective: non è più insicura di se stessa, ha una situazione sentimentale stabile (sebbene con un sosia di Sherlock) e, anche se è sempre profondamente affezionata a Holmes, non si lascia più mettere i piedi in testa da lui.
    A mio avviso, i registi stanno facendo un ottimo lavoro, con tutti i personaggi.

    Rispondi

  38. @ Rika:
    Io di Molly ho apprezzato moltissimo una frasetta apparentemente insignificante in TEH: “Maybe it’s just my type”. Ho adorato il fatto che rivendicasse il diritto di innamorarsi di chi vuole, fosse pure uno psicopatico; è la cosa più femminista che ho sentito dire in tutto lo show XD

    Rispondi

  39. winston smith 12 gennaio 2014 at 18:47

    Rispetto alla perfezione dell’episodio precedente, in questo ho trovato troppa confusione nella presentazione dei vari casi. Non era certo facile vista la scelta di raccontare tutto in retrospettiva mantenendo il matrimonio di John e Mary come unica location nel presente, ma non posso fare a meno di pensare che tre sceneggiatori per un solo episodio siano effettivamente troppi e che si siano volute inserire forse un po’ forzosamente in questi novanta minuti le tante buone idee che inevitabilmente tre menti prolifiche riescono a partorire. Other than that, l’ennesima magistrale prova di recitazione, regia, fotografia, costumi e musiche. La scena in cui uno Sherlock ubriaco esamina la scena del crimine e le scritte sullo schermo mostrano semplicemente i nomi degli oggetti in questione è stato uno dei momenti più comici della storia di questa serie. Insomma, sì, un OK ci sta bene come giudizio finale.

    Sperando di fare cosa gradita, riporto la notizia dell’ultim’ora secondo cui Gatiss e Moffatt avrebbero già pianificato la trama generale per le stagioni 4 e 5. Quanto ciò sia vero e quanto una semplice uscita ad effetto a noi non è dato saperlo, ma la dichiarazione d’intenti fa comunque sperare in bene. Anche se mi preoccupa la dilatazione temporale che altre due stagioni potrebbero richiedere per essere prodotte, visti e considerati gli impegni degli attori.

    Rispondi

  40. Tutto ok, solo ti prego “facondia agiografica” nel 2014 non si può sentire. Non tanto perché IO non sappia cosa vuol dire (sul trackpad basta cliccare con tre dita, ta-dàaa). Perché semplicemente leggere online è più faticoso rispetto ad uno stampato e al quinto aulicismo avrei voluto catapultarmi su Dagospia per riprendermi. Per il resto, condivido le opinioni analitiche.

    Rispondi

  41. Io, che non sono creativa neanche nella lista della spesa, non lo so come ragionano i creativi delle opere artistiche, nella specie televisive.
    Però quelli bravi e acclamati mi piace immaginarmeli come dei talentuosi cinici furbacchioni, sempre alla ricerca del magico equilibrio fra la voglia di allargare il proprio pubblico e il desiderio di non deludere i palati più fini, che vanno soddisfatti ma probabilmente non del tutto appagati, perché se no sarebbe una sciagura.
    Questa terza stagione di Sherlock mi sta simpatica, perché mi pare molto consapevole di sé. Questo Sherlock ovviamente non potrà neanche minimamente eguagliare l’immortalità di quello di Doyle, ma è già un piccolo mito televisivo. Lo sa e furbescamente lo alimenta, nelle varie direzioni. L’intento mi pare sensato e lalodevole e la resa, tutto sommato, pure.
    Poi certo, si va nel personale. Per me Sherlock può essere tutto ciò che vuole, ma desidererei evitasse di essere noioso. E il discorso al banchetto mi è parso un filo troppo lungo, non propriamente azzeccato nei tempi.
    Però

    Rispondi

  42. Però, finisco, Sherlock é magnetico, lo è stato e per me lo è ancora. E in questo è perfettamente in canone

    Rispondi

  43. @linda:
    vero, anche per me il discorso al banchetto è stato troppo lungo. Appena finito di vedere la puntata ho provato sentimenti contrastanti, mi sembrava meno intensa della prima, in un paio di punti troppo sentimentale, in altri troppo comica – e questo nonostante il tono di questa terza stagione io l’abbia apprezzato (sì, abbastanza diverso dalla prime due, ma un’evoluzione che per me ci sta).
    Adesso a mente fredda penso di voler rivedere sia la prima che la seconda puntata, con calma; diverse riflessioni lette qui e altrove mi sono sembrate utili per farmi notare alcune cose.
    In definitiva non sono delusa, mi sono divertita molto, personalmente mi interessano più i personaggi che i casi – almeno dopo aver già visto due stagioni intense che hanno dato molto in questo senso.

    Rispondi

  44. totalmente in accordo con tutto quel che hai scritto.
    è come se avessi dato parola ai miei pensieri visto che proprio non riuscivo a spiegarmi.

    Rispondi

  45. Sarà, ma il primo pensiero a caldo che ho avuto terminato l’episodio è stato: “E’ una delle cose più brillanti che abbia mai visto”. E tutt’ora continuo a pensarlo! Credo che questo show abbia già dato prova di cosa è capace e dell’altissima qualità che può offrire. Per cui non vedo il motivo di disperarsi per questo episodio (per coloro che non hanno gradito il tono comedy), sono certo che resterà un unicum.

    La scena che comunque mi ha fatto ridere di più è stata “The Poison Giant” :D
    E spero che prima o poi tornino sull’elefante nella stanza :D

    Rispondi

  46. Bellissimo episodio, divertente, ben recitato e tutto. Ritengo però che questa stagione guardi solo a S&W tralasciando la fase investigativa. Non c’è più un caso intorno a cui gira la storia e i personaggi, ma ci sono i due protagonosti intorno a cui girano o fanno un breve e modesto capolino, dei casi. Tenendo conto che sono 3 puntate, questa stagione ha un impronta totalmente diverse. Questo non significa che non mi piaccia, ma chi si aspettava un serial investigativo, quest’anno non lo trova. Forse il “difetto” sta proprio nei soli 3 ep. x volta. Se fosse una serie all’americana (con almeno 12 ep.) questa differenza non si noterebbe così tanto. Alla luce di questa “svolta” direi che sparandosi i 9 ep. consecutivamente lo spettatore potrebbe accettare più facilmente la cosa. Dopo 2 anni di attesa per questa 3° stagione…ecco non mi aspettavo un cambiamento del genere, ma ben venga, perchè è scritto, come al solito, da dio e si ride tantissimo!

    Rispondi

  47. ho trovato il primo episodio di grande POCHEZZA. questo secondo invece mi è sembrato onesto, divertente, strutturato, simpatico, liberatorio, celebrativo, piacevole. temo però lo scivolone sul finale. perchè? perchè se questa è la direzione metareferenziale che gli autori hanno scientificamente voluto imprimere a Sherlock (a farne le spese è stato anche Doctor Who, attenzione alla coerenza arrivata al nulla cosmico), credo che tornare indietro alla brillantezza e verosimiglianza e soddisfacente risoluzione di stimolanti casi sia sempre più difficile per un team interessato più che altro a celebrare il mito televisivo inscenato a tavolino.

    Rispondi

  48. Sandman ha scritto:

    Ho visto e apprezzato entrambe le puntate, ma le prime due stagioni rimangono per me su un altro livello. Questa terza per ora non è all’altezza, e non perché abbiano deciso di umanizzare Sherlock (percorso coraggioso e già iniziato nelle precedenti stagioni), quanto per il modo con cui hanno deciso di farlo. Piuttosto che suggerire la crescita di Sherlock con poche ma efficacissime battute, come accadeva in precedenza, hanno deciso stavolta di gridare in faccia allo spettatore, mostrandogli più volte come il personaggio sia cambiato con scene interminabili e con una commedia a volte riuscita e a volte, secondo me, di grana grossa (gli amici che si ubriacano e quasi fanno scoppiare una rissa in un bar mi è sembrata una tipica situazione da sit-com americana facilona). Molte scene sia della prima che della seconda mi sembrano scritte in funzione di tumblr, con Cumberbatch che gigioneggia fin troppo ed esaspera il lato strambo di Sherlock (ma più che un difetto di recitazione mi sembra un difetto di sceneggiatura).
    Nonostante le critiche, ripeto che ho apprezzato entrambe le puntate, rimane comunque un prodotto di un certo livello e sono certo che la terza e ultima puntata soddisferà le aspettative, offrendo inoltre di più sul lato investigativo, che finora è stato eclissato a dir poco. Ma è impossibile secondo me non notare un passo indietro rispetto al passato.

    ecco, per rispondere anche ad Alessia, è questo che intendo. è qui il “troppo”.
    riguardo ai casi, magari erano altrettanto scontati, ma non essendo soffocati dal troppo di cui sopra, brillavano di più.

    sempre pronta stasera, dopo che avrò visto il finale, a parlarne benissimo, per ora resto sempre con un’isoddisfazione di fondo. :)

    Rispondi

  49. LoSte ha scritto:

    Io passerei ore ed ore a osservare Cumberbatch fare le sue deduzioni come fa durante il ricevimento nuziale, probabilmente mi accontento di poco.
    .

    Anche io allora mi accontento di pochissimo.

    Rispondi

  50. Mentre attendo di vedermi l’ultima puntata lascio il mio pensiero per questa.
    Sinceramente l’ho preferita alla prima, forse perché la seconda puntata è da sempre la meno incisiva, quasi a prendere fiato tra l’inizio e la fine e quindi ero meglio disposta ad avere un caso non troppo brillante e più tempo per il resto.
    Mi ha fatto ridere molto, un po’ commuovere e interessare.
    Rispetto alla prima che ho trovato davvero una puntata abbastanza buttata e deludente per un inizio di stagione, questa puntata è stata più in linea con quello che mi aspettavo, con giuste dosi di matrimonio, caso e sentimenti.
    Quindi sì, un ok ci sta tutto, ma non di più perché comunque non riesco a farmi piacere il cambio di registro rispetto alle prime stagioni. La continua ricerca della risata, i personaggi molto più macchiette, il sentimentalismo eccessivo, trovo che si siano fatti prendere troppo la mano.
    Spero di poter dare assegnare un fuck yeah almeno all’ultima, mi manca sperticarmi in lodi per Sherlock

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  51. Mi piacciono sempre, le puntate in cui si esplora il rapporto tra il Dottore e il companion…

    comunque, m’è piaciuta di più della 3X1

    Rispondi

  52. Soldato Kowalsky ha scritto:

    Mi piacciono sempre, le puntate in cui si esplora il rapporto tra il Dottore e il companion…

    :D

    Rispondi

  53. Soldato Kowalsky ha scritto:

    Mi piacciono sempre, le puntate in cui si esplora il rapporto tra il Dottore e il companion…

    morta!!! :D

    Rispondi

  54. Le scene divertenti ok, ma la trama della puntata l’ho trovata scarna, tant’è che ho riconosciuto il fotografo al matrimonio e collegato che fosse l’assassino fin troppo presto con conseguente mancato colpo di scena nel finale. Certo i bravi attori e le gag divertenti rendono il tutto piacevole, ma la puntata non mi é sembrata sul livello delle scorse, questa stagione é un tantino deludente dopo le prime due davvero di ottimo livello. Speriamo in gran finale.

    Rispondi

  55. E’ fantastica la resa del funziomento della mente e dell’immaginazione di Sherlock quando mette in modo gli ingranaggi.

    Rispondi

  56. Magari ritorno sull’argomento quando ho più tempo, ma c’è un errore quasi madornale nella recensione: questa stagione non è affatto dal punto di vista di John Watson né è sulla sua crescita. John è stato narratore, complice e compasso morale per due stagioni. Sherlock l’abbiamo visto attraverso i suoi occhi, prima di conoscente, poi di assassino per Sherlock, blogger ed amico, amico distrutto dal dolore. E’ passato dall’essere un reduce depresso con (probabilmente) qualche ideazione suicidaria, a collega del genio, a testimone della sua caduta. Dalla prima puntata di questa stagione, John, Mary e gli altri, tranne che in brevi scene non particolarmente importanti – a parte un paio nell’ultima puntata – sono stati visti attraverso gli occhi di Sherlock. Non è la serie che è in funzione di Watson, è proprio Sherlock ad esserlo, ad essere lì per John e, di conseguenza, per Mary. L’evoluzione è sicuramente la sua, e spero continui ad esserlo. Onestamente di “stomachevole” nell’episodio non ho trovato nulla – tranne l’annuncio della gravidanza, un po’ troppo stile commediola all’acqua di rose – anzi nel canone ne troviamo a dozzine di parolone di affetto ed amore. A proposito del canone, non trovo molto intelligente la scelta fatta in questa stagione di lasciar cadere riferimenti ad esso a caso e brevemente: quasi a dire “vi abbiamo nominato questo. Mò basta.”
    Nota di colore finale: lo spam delle proprie recensioni su serialmente, tra parentesi, è poco de classe.

    Rispondi

  57. @ antarctica:

    Solo una precisazione. Io non ho attribuito alla serie il punto di vista di John, né su Sherlock né su altro (anzi, come ho ribadito, in questo episodio Sherlock è perfino narratore diretto di gran parte degli eventi mostrati). Io ho parlato della scelta autoriale di «lasciarci percepire Sherlock, entità altra, aliena, solo in funzione di quanto egli stesso comunica di sé e di quanto chi lo circonda può comprendere».

    Ci tengo a sottolineare la differenza perché sono d’accordo con te nel dire che la focalizzazione non è interna a Watson (anzi, il gioco delle scritte in sovraimpressione rivela che il mostratore spesso adotta lo sguardo di Sherlock), mentre sono convinto – al netto del finale, di cui parlaremo in sede di recensione – che l’enfasi narrativa sia, questa sì, su John e su Sherlock in funzione di John (cioè: Sherlock che teme di restare solo quando Watson si sposerà).

    Rispondi

  58. MasterRPG ha scritto:

    Questo episodio di Sherlock è la cosa migliore che io abbia mai visto in una serie tv. Ever.

    quoto, anche solo il montaggio della scena “Mind Palace” vale l’episodio…

    Rispondi

  59. Da fan completamente rapita dalle prime due serie e follemente innamorata dei personaggi non posso fare a meno di pensare che questo episodio era troppo autocompiaciuto e a tratti slegato, che Sherlock ha subito una involuzione (ma con il tuo punto di vista questa cosa assume contorni completamente diversi) e che preferisco un Cumberbatch più misurato. Tuttavia non posso che farti i complimenti perché la recensione è perfetta, interessante, equilibrata, ben scritta. Grazie! La delusione è un pò meno pesante ora.

    Rispondi

  60. Fobbo ha scritto:

    MasterRPG ha scritto:

    Questo episodio di Sherlock è la cosa migliore che io abbia mai visto in una serie tv. Ever.
    quoto, anche solo il montaggio della scena “Mind Palace” vale l’episodio…

    E non stiamo ancora parlando di quello successivo che è ANCORA MEGLIO.

    Rispondi

  61. E la rece al 3×3?
    Comincio quasi a preoccuparmi.
    Non è che non l’ha visto nessuno, per caso?!
    Andrea, dove sei?
    Tu l’hai vista di sicuro e io adoro le tue meravigliose recensioni.

    Rispondi

  62. Per me il vero problema di questa puntata è che viene dopo quella precedente. Questa puntata è divertente, montata simpaticamente anche se forse in modo troppo compiaciuto, con il lato crime leggero ma intrigante e piacevole da seguire (fatto meglio della puntata scorsa), e molto focalizzata sui sentimenti e la psicologia dei protagonisti.
    Però dopo il carico della scorsa settimana avrei voluto qualcosa di più sostanzioso su cui mettere i denti. Due puntate di seguito di questo tipo tendono a lasciare un sapore stucchevole. Credo l’avrei apprezzata di più fosse stata una puntata della prossima stagione.

    Rispondi

  63. @ luta44:
    Se non sbaglio hanno già detto che la recensirà Mara.

    Rispondi

  64. Oh, bene, per me va benissimo.

    Rispondi

  65. puntata bellissima, regia perfetta, ritmo ineccepibile, montaggio (difficilissimo in una puntata del genere con ben tre livelli temporali da coordinare) stupendo e attori che sono i soliti mostri (ma quando giocano a indovina chi?!?! Ma non stanno recitando vero?!?!?!). Non so come non possa piacere una puntata così piena di idee (anche solo quello che capita nella mente di Sherlock mentre cade un bicchiere), davvero!! Oh, poi sarà che mi sto troppo affezionando a questa serie, ma tecnicamente che gli vuoi dire??

    Rispondi

  66. Markko ha scritto:

    @ intheskywithdiamonds:
    Sicuramente ci sono stati numerosi indizi che fanno sperare in un terzo episodio decisivo (il telegramma CAM, il rapimento di John, lo “scanning” di Mary da parte di Sherlock con i LAIR, LAIR…)
    Speriamo in bene…

    scusa ma non capisco neanche di che parli… CAM?? Lair??? mi spieghi please?

    Rispondi

  67. @ Ashja:
    Spiego io che fa lo stesso: al matrimonio, uno dei telegrammi indirizzati a Mary è firmato CAM. Nel canone [SPOILER-KIND OF] CAM è la firma di Charles August Milverton, diventato Magnussen nello show. Tra le deduzioni di Sherlock su Mary nel primo episodio c’è la parola “liar”, bugiarda.

    Rispondi

  68. Grazie per aver portato un po’ di luce, Reira.. non ho mai letto Conan Doyle, deduco siano indizi ricalcati dai libri.

    Rispondi

  69. Una sola parola: geniale!

    Rispondi

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