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Trophy Wife – 1×01 – Pilot

Nuova comedy ABC evidentemente non proprio attesissima (tipo che su Wikipedia non ci sono i cognomi dei personaggi e su Imdb nemmeno mezzo cast), Trophy Wife si presenta invece con un buonissimo pilot, un insperabilmente godibile modo di realizzare il non proprio originale plot della serie: le avventure e disavventure di una ragazza giovane e bella alle prese con la famiglia allargata del marito più vecchio, per la precisione con due onnipresenti e antitetiche ex-mogli, due gemelli adolescenti e un bambino più piccolo.

La “trophy wife”, che trophy wife non è, è Kate, interpretata alla grande da Malin Åkerman. Lui, Pete, ha la faccia sorniona di Bradley Whitford (che nel CV ha diverse figate, vedi The West Wing, vedi Studio 60, vedi Quella casa nel bosco), perfetto per fare l’avvocato di successo abituato a destreggiarsi tra cavilli e sotterfugi ; l’ex moglie svampita è Michaela Watkins (vista in Enlightened), ma se l’altra, Diane, medico tutto d’un pezzo, è Marcia Gay Harden per me non c’è partita, sono sua alla prima alzata di sopracciglio. Dei figli per ora si fa notare il bambino ciccione orientale che sembra un mashup di Lilly e Manny di Modern Family, Bert, il più piccolo, protagonista di varie gag fondate ora sull’incontrollabile “candore” infantile (tutto quello che fa all’ospedale; l’horn dog), ora su una certa furbizia (il Lego); ma il mio preferito è il quindicenne Warren (Ryan Lee, l’adorabile piccolo piromane di Super8), col suo tridente e la sua timidezza che sparisce nei momenti più fuori luogo, tipo in un tema a scuola. Hillary, gemella di Warren, per ora non colpisce, ma c’è tempo, e se non altro dà il via alla scena della vodka (purtroppo spoilerata nel trailer della serie, e se non l’avete visto, beh, non fatelo). La BFF Meg (Natalie Morales, la fidanzata di Tom Haverford), una specie di sorella per Kate e per questo immediatamente coinvolta nelle questioni familiari, è  caratterizzata da due-tre dettagli funzionali (macchina scassata e lavoro al bar appena accennato) e nonostante l’immotivata eccessiva noncuranza ostentata nei confronti del povero Bert, ha le carte in regola per essere una buona comprimaria. A rischio macchietta l’ex moglie new age, ma tra i criceti e la scena finale degli hide-a-key è protagonista di diversi momenti tra i più divertenti della puntata.

Non c’è niente di nuovo nel giocare sul cliché della bella bionda dandole una personalità, e ribaltandolo o spostandolo in senso comico, ma dobbiamo rendere atto a Malin Åkerman di essere riuscita a mettere la sua bellezza a dir poco smagliante al servizio di una comicità fisica che non diresti possibile in una stangona con corpo da top model. In Kate che si dirige tutta orgogliosa alla scuola di Warren c’è un po’ di Lorelai Gilmore con meno parlantina e più sbadataggine, e il contrasto tra il physique du rôle e gli urti e le cadute slapstick (forse sì un po’ insistite) sono soprattutto un ottimo contraltare alla sicurezza di ferro (anzi “di quercia”) della dottoressa Diane e alla svagatezza di Jackie.

Dell’episodio si apprezza il fatto che premesse e presentazioni sono ridotte al minimo indispensabile, e subito siamo catapultati sulla caotica quotidianità della famiglia. Il potenziale dei singoli personaggi emerge velocemente, mentre l’episodio si lancia in diverse storyline contemporanee che separano in coppie comiche i componenti della famiglia: Kate e Diane alla scuola di Warren e Hillary; Pete e Jackie alle prese con i criceti uccisi; Meg e Bert insieme in macchina. A fine episodio la convergenza di tutti a casa ricrea il caos (“Neighbours are filming. In the house!”) ma infine scioglie tutti i nodi. Nella semplicità delle struttura e dei singoli micro-plot, il ritmo è ottimo e i 20 minuti scappano via veloci.

Se promette di mantenersi su questi livelli, e di limitare per una volta le onnipresenti scene in cui tutti i familiari si urlano addosso, per quanto mi riguarda potremmo aver trovato una family comedy alternativa alla longeva -e più interessante nella forma, ma anche ormai sempre uguale a se stessa- Modern Family.

Ok.

 

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente (se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

Chiara Checcaglini

also known as JaneLane. In principio fu l'amore sconfinato per il Cinema, le immagini e l'analisi ossessiva. Poi galeotto fu Six Feet Under, e la scoperta che mille ore di una bella storia sono meglio di due. Da lì cadde nel vortice seriale, a tratti annaspando, a tratti abbandonandovisi completamente, comunque senza nessuna intenzione di uscirne.

14 Comments

  1. Stai attenta all’ortografia e agli accenti di Åkerman, physique du rôle, slapstick, cliché ecc…e poi scrivi “Non c’è niente di nuovo nel giocare sul cliché della bella bionda *dandogli* una personalità”…?…

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  2. io invece l’ho trovato bruttino e troppo pieno di cliché, la solita comedy con donne dalla voce fastidiosamente acuta che si accalgano intorno ad un uomo che dovrebbe essere affascinante, ma secondo me non lo è per niente. Non è proprio il mio genere, passo ad altri pilot, questa stagione ha già in serbo altre serie molto più interessanti.

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  3. @ TheWhiteQueen:
    beh, i refusi capitano sempre :) nella fattispecie confusione tra cliché (maschile) e bionda (femminile). grazie della segnalazione, correggo.

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  4. non per niente il creatore è jason moore, regista di quel piccolo capolavoro che è PITCH PERFECT…

    :)

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  5. Appena possibile gli darò una possibilità.. sicuramente è una delle poche comedy della stagione che già avevo puntato.

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  6. Su questo pilot non avrei scommesso un soldo bucato, e invece non mi è dispiaciuto. Sicuramente c’è di meglio in giro, ma si lascia guardare. Per il momento proseguo, se mi stanca subito o se gli ascolti son bassi (come l’anno scorso per Ben&Kate) l’abbandono.

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  7. L’ho trovato un bel pilot, ben fatto! E la moltitudine dei personaggi permette un ritmo abbastanza veloce, senza che ci si soffermi per troppo tempo su una singola situazione o battuta, cosa che apprezzo.
    Purtroppo però mi ha fatto sorridere un paio di volte ma mai ridere davvero, cosa che ora come ora cerco in una comedy, visto che ne seguo già abbastanza. Quindi penso che la metterò da parte per riprenderla in seguito se inizierò a leggere commenti super entusiastici da parte di tutti! ;) o se arrivo a mettermi in pari con tutte le comedy che devo recuperare…

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  8. @TheWhiteQueen : sei simpaticissima davvero (no.)

    A me come pilot non è dispiaciuto, purtroppo spoilerato a mille dal trailer…
    Ci sono le premesse per una serie abbastanza divertente, se affonderanno sul pedale giusto.

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  9. No, con tutto quello che si sta per scatenare non si può recensire una sitcom mediocre anche se dell’ABC…via di corsa per altre belle serie che ci aspettano!

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  10. Blowersdaughter 20 settembre 2013 at 18:53

    Non orrenda come mi aspettavo… certo se non fosse per Bradley Whitford (Josh, Danny mi farei fatta sposare da entrambi) non l’avrei mai guardata… e devo pensare a Bradley per aver voglia di guardare la seconda puntata… ma chi lo sa magari mantiene una piega godibile

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  11. […] Mentre l’altra metà del duo lavora al malinconico Derek, Merchant riprende titolo e corpo del suo stand up tour, le caratteristiche del protagonista di The Office, David Brent (americanizzato in Michael Scott), e si allea con Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky, conosciuti per i film “Bad Teacher” e “Year One” e la nuova serie Trophy Wife. […]

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  12. Mi trovo d’accordo con Chiara, tra le serie comiche proposte quest’anno mi sembra che questa sia la meno noiosa di tutte (con l’eccezione del pilota di Super Clyde, che prometteva di essere qualcosa di grandioso e che spero un giorno possa essere recuperato). Nulla di nuovo, ma la gestione del ritmo è eccellente, la prova della protagonista degna di nota e i comprimari assolutamente sul pezzo. Aspettarsi necessariamente che ogni serie proponga qualcosa di mai visto è ingeneroso, seguendo questo ragionamento piccole perle come The Mindy Project non avrebbero senso di esistere, data la dipendenza dai vari diari di Bridget Jones e da ospedali all’insegna dell’amore. Il mio OK lampeggia alla grande :-)

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