The Killing 3x11-12

«It’s the loneliest thing in the world, waiting to be found».

E siamo giunti di nuovo alla fine. Una fine che speriamo non sia LA fine, ancora una volta con sentimento. Perché la terza stagione di The Killing è stata una soddisfazione e una sorpresa continue, un prodotto di gran lunga superiore e di certo più maturo rispetto a quello che avevamo già potuto apprezzare gli anni passati. E per noi fedelissimi spettatori questa è stata davvero una preziosa ricompensa.

From Up Here / The Road to Hamelin

Scritto da Eliza Clark / Dawn Prestwich & Nicole Yorkin . Diretto da Phil Abraham / Dan Attias.

Sarah Linden corre. Da sola. Due anni fa ci è stata presentata così, e da allora non ha ancora smesso di correre. Eppure forse qualcosa in lei è cambiato. Forse Sarah Linden è pronta a sperare, di nuovo. Ma si sa, se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti.
Dopo aver rinvenuto il cadavere carbonizzato dell’unica sopravvissuta alle grinfie del serial killer, Linden e Holder si trovano costretti a scagionare Mills e a seguire una pista inaspettata, quella che conduce a un agente della polizia. Se inizialmente le tracce portano all’ex partner di Holder, Reddick, bruscamente saranno poi deviate su Skinner, l’ufficiale a capo delle indagini, l’uomo a cui era aggrappata quell’unica nuova speranza di Linden.
Così per gran parte dell’ultima puntata Linden è bloccata nell’auto con Skinner, il carnefice, il responsabile della morte di decine e decine di adolescenti, di Bullet, di Kallie che nemmeno si ricorda, di Seward e di sua moglie, vittima della furia omicida che avrebbe dovuto colpire il figlio Adrian, scomodo testimone oculare. Sono diretti nel luogo dove il killer tiene prigioniero il bambino. Quando Linden scoprirà che si tratta soltanto di uno stratagemma ordito da Skinner per farsi uccidere sarà troppo tardi. E serve a poco la corsa contro il tempo di Holder, le sue parole, perché la pistola ormai è già carica: Linden uccide a sangue freddo Skinner, senza battere ciglio.

Come avrete notato dallo scarno riassunto, ho deciso di non soffermarmi troppo sulla trama e l’esito dell’indagine: hanno davvero poco senso, è inutile negarlo, almeno non quanto ne possiedono invece in funzione dei personaggi coinvolti e del loro percorso. E pure le modalità di sviluppo della detection nella prima parte non si dimostrano di gran lunga migliori, ma più povere rispetto alla media mantenuta nel corso della stagione, con la solita fortuita falsa pista che guida i detective fino al ribaltamento finale, ribaltamento anch’esso dettato dal caso. In breve, risoluzione doppiamente fallimentare, per contenuto e struttura. E vi dirò, a me sta bene così.
Sì, lo so, probabilmente mancherò di oggettività. Sì, lo so, la gestione del caso e la sua risoluzione DEVONO avere un peso nel giudizio complessivo. Eppure… eppure per quanto pretestuoso e appiccicato il colpo di scena che coinvolge furbescamente uno dei personaggi centrali pone le basi per una seconda metà superlativa, con ripercussioni così profonde e spietate per i protagonisti che trovo impossibile porre quanto l’ha preceduta in un’ottica analitica.

In fondo se il sottoscritto non ha abbandonato The Killing nonostante i red herring a pioggia della prima stagione, nonostante alcuni cliffhanger disonesti, nonostante gli intrighi politici poco interessanti, beh, deve esserci una ragione. Quale? I protagonisti. Linden e Holder sono da tempo l’unico vero motore che anima la serie, indagine o meno. Ne sono la prova quei primi trenta minuti di nulla investigativo che avrebbe potuto anche bastare a riempire un episodio intero. Sul loro cammino quest’anno Linden e Holder hanno incrociato personaggi (Seward, Bullet, Danette) ognuno dei quali portatore di un certo valore e di una certa declinazione tematica al caso, caso che chiama in causa direttamente i protagonisti lasciando su di loro una cicatrice profonda.
Smarcatisi dal prodotto originale, gli autori, guidati ancora una volta da Veena Sud, hanno finalmente liberato i personaggi dalla trama imposta per abbracciare un racconto coerente e animato più dal dibattimento tematico che dallo sviluppo investigativo. Ne è la prova il meccanismo molto meno improntato alla detection spicciola quanto invece al confronto tra i personaggi, l’unica direzione impartita al procedere drammatico, tanto che l’episodio migliore della stagione, Six Minutes, è sorretto esclusivamente da dinamiche che non coinvolgono affatto il plot.
Ma cos’è che permea le vite di Linden e Holder e dei personaggi in cui si imbattono? La solitudine. La solitudine che ha radici lontane e tragiche, la solitudine come destino ultimo dell’uomo, che non ammette redenzione, la solitudine come condizione ultima prima della morte. Il contrapporre la totale libertà della strada con l’asfissia della prigione e poi unire le due ambientazioni attraverso il senso di solitudine e abbandono, lo stesso che connota gli stessi protagonisti, non ha fatto che rendere ancora più travolgente il flusso del racconto. È una solitudine che i personaggi provano a combattere nella disperata ricerca di un contatto con il prossimo, connessione cercata persino attraverso l’omicidio. Naturalmente è una battaglia persa.
Linden, autoreclusasi nella sua fortezza della solitudine da cui nemmeno il figlio ha saputo tirarla fuori, condannatasi da sola a cercare una risoluzione alla sua vita attraverso le sue indagini sulla morte di altri, di sconosciuti, dimenticando che morte in fondo di risoluzione non può portarne alcuna. E poi c’è Holder, l’unico vero via d’accesso di Linden col mondo, l’unico compagno sincero, l’unica bussola morale. E Skinner, a cui Linden aveva affidato alla cieca la sua salvezza, forse leggendo in lui la sua stessa incapacità di cambiare corso alla sua vita. Ma Skinner è una falsa pista, stavolta emotiva, intima, che condurrà Linden a ritrovarsi ancora più sola.
All’orizzonte però una timida speranza. Perché la catena degli eventi messa in moto da Linden e Holder non è stata vana: forse Lyric, nonostante la ricaduta nella prostituzione, troverà in Danette una madre e Danette, nonostante lo struggente addio a Kallie sul ponte, troverà in Lyric una figlia, forse Twitch si sbarazzerà finalmente della sua dipendenza.

Di Mireille Enos e Joel Kinnaman abbiamo già discusso, ma non è mai abbastanza. Sono enormi. E non si può negare alla Enos di essere una delle migliori attrici in circolazione. La sua interpretazione, dalla scena dell’illuminazione fino alla sequenza in auto per poi concludere all’esecuzione, è straordinaria nel suo alternare rabbia, paura, frustrazione e dolore. Applausi.

Di conseguenza, assecondando il mio rigurgito emozionale e mettendo a tacere la mia compostezza critica, giudico questo finale in maniera estremamente positiva. Perché nonostante le palesi lacune e facilonate narrative ha saputo tenerci incollati allo schermo, commuovere e bestemmiare, divertire e straziare. Ed è quanto di più si possa chiedere non tanto a una serie tv, quanto a una storia in generale.

Fuck Yeah

E adesso? Adesso non resta che aspettare che i dirigenti AMC emettano la sentenza sul futuro di The Killing. Gli ascolti si sono mantenuti piuttosto stabili rispetto allo scorso anno, la critica rabbiosa si è addolcita e in generale la serie sembra essersi riscattata agli occhi del pubblico. Basterà a mantenerla in vita? Non lo so, ma datemi ancora Linden e Holder. Non posso più vivere senza di loro.

Ooooh, snaaaaaaaaaap!

Nota:

  • Un paio di interviste a Mireille Enos riguardo il finale e le possibili piste future, più un botta e risposta fra Veena Sud e in fan in merito alla terza stagione.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino (aka Rei) nasce qualche tempo fa da qualche parte. Ora, come un qualunque altro laureato italiano ex-corsista del RAI Script di sceneggiatura, complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Ha scritto un libro che si intitola La marcatura della regina in uscita a luglio 2012 in libreria e in ebook. PS Qualcuno di nome Alice dice che assomiglia a Jason Ritter. blog - tumblr - twitter.

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Commenti
20 commenti a “The Killing – 3×11/12 – From Up Here / The Road to Hamelin”
  1. Mnemosyne scrive:

    Sono pienamente d’accordo, ho trovato la risoluzione del caso ancora meno convincente di quella dell’omicidio di Rosie (che a mio parere aveva avuto un suo perchè ed era in ogni caso riuscita a cogliermi alla sprovvista, al contrario di questa) ma ormai da tempo è chiaro che in The Killing le indagini sono solo un mero pretesto per parlare d’altro, e a me sta benissimo così.

    Speriamo nel rinnovo…

  2. Antonio scrive:

    Mi sembra più una critica – giustamente positiva – della stagione in toto.
    Quest’ ultimo episodio è invece per me totalmente superfluo per quanto riguarda l’inchiesta, ne avrei fatto a meno. Soprattutto la scena, scontatissima, di Linden che fa quello che non dovrebbe fare (e perché poi?!).
    E si era capito tutto già dopo mezz’ora di episodio…
    Comunque grande stagione.

  3. OttaviaFalls scrive:

    Assolutamente d’accordo. Il fatto che non protestiamo di fronte alle scelte “facili” di questi due ulimi episodi dimostra quanto la serie sia cresciuta perché in fondo ce ne frega poco di chi sia l’assassino mentre ci interessano molto le reazioni dei nostri personaggi di fronte agli eventi (la scena sul ponte di Danette così come quella di Twicht sul tetto le ho trovate molto toccanti) Non posso lasciarci così…una quarta stagione è d’obbligo :)

  4. Suni scrive:

    A me invece chi fosse l’assassino interessava.
    Che si sia rivelato essere Skinner mi va benissimo: i personaggi erano 4 in croce e non poteva che essere uno di loro. Avessero tirato fuori un tizio mai visto né sentito avrei dato di matto.
    Ma perché devo farmi andar bene una risoluzione così grossolana?
    Voglio dire, le qualità di questa stagione sono la prima a riconoscerle (e adorarle). La bravura del cast non si discute ma si applaude e basta. La resa delle millemila sfumature delle personalità e delle relazioni, in particolare quella tra Linden e Holder è straordinaria e toccante.
    Ma alla luce di tutto ciò era davvero impossibile chiudere il caso e quindi la stagione e forse la serie (spero tantissimo di no ma chi lo sa) in questa maniera?
    Forse parto da un presupposto sbagliato – e in caso correggetemi -, ossia che gli autori avessero già tutto in mente (o magari pure scritto) dall’inizio. Quindi che non siano arrivati alla fine a fare ambarabaciccicoccò su chi dovesse essere il colpevole e/o a doversi inventare un come e un perché.
    Insomma, se ti riduci all’ultimo lo posso capire che usi un mezzuccio assolutamente inverosimile come l’anello della vittima (fatalità il più vistoso e riconoscibile tra tutti quelli “raccolti” negli anni in cui quello s’è dilettato a fare il serial killer che trancia l’anulare alle sue vittime – ma poi, perché ‘sto fatto di tagliare il dito?-) sfoggiato dalla figlia del killer medesimo mentre affettuosa abbraccia il padre, padre beccato in casa in compagnia della sua amante (ok, in quella occasione Linden era lì per altri motivi, ma la figlia e la moglie non erano tenute a saperlo, né nessuno s’è dato la briga di azzardare mezza spiegazione). Del resto quale figlia non si metterebbe ad abbracciare suo padre in un’occasione del genere?
    Meh. Mezzuccio.
    Ma appunto penso che se per di più ‘sto finale ce lo hai in mente dall’inizio non puoi scriverlo così.
    Lo so che i due precedenti episodi sono stati di una bellezza forse ineguagliabile, ma lo scarto con sto doppio episodio finale per me è troppo forte.
    Ma poi battute come quella di Skinner in macchina quando dice a Linden “In fondo hai sempre saputo che ero io, se no non saresti finita in ospedale (psichiatrico)”. Mi son cascate le braccia.

    Ciò detto, meglio una stagione fantastica con un finale meh che il contrario, non smetto di pensare che sia stata un’annata positivissima e spero che facciano una 4a stagione.

  5. Namaste scrive:

    Quoto Suni, stagione decisamente OK, con punte convinte di Fuck Yeah in episodi come “Six Minutes” che si candidano di diritto tra i best di stagione, ma finale un po’ MEH che, se non vanifica quanto di buono fatto in precedenza, ripercorre comunque molti di quei difetti storici della serie che avevano caratterizzato le prime due stagioni e che sono ancora lì a ricordarci perchè molti di noi, compreso il sottoscritto, avessero già messo questa serie in panchina.

    Il discorso del recensore sugli splendidi personaggi in grado di mettere la trama in secondo piano lo posso anche capire. Lo abbiamo già fatto con “Fringe”, “Lost”, “Homeland” e lo stesso “Breaking Bad”, serie che fanno o hanno fatto spesso ricorso al folle sensazionalismo di alcuni facili espedienti narrativi, su cui però siamo sempre stati ben disposti a chiudere un occhio (e anche due), perchè appunto, per contro, ricevevamo in cambio dei grandissimi personaggi. Nel caso di “The Killing” siamo però di fronte ad un mistery-drama in cui i protagonisti sono due detective, per cui il modo in cui questi alla fine sapranno chiudere il plot stagionale, non è proprio un dettaglio di poco conto, soprattutto se consideriamo che già il primo caso, quello di Rosie Larsen

    S
    P
    O
    I
    L
    E
    R

    era già stato risolto in modo analogo, con il colpevole che alla fine veniva fuori solo perchè quest’ultimo si decideva a confessare, e senza che uno dei 2 detective, si sia mai sognato, durante i 26 giorni di indagini spalmati su 2 lunghe stagioni, di puntare un solo dito nella sua direzione.

    Qui per fortuna la confessione arriva perchè il colpevole comincia quantomeno a sentirsi pressato, e dopo uno scambio di sguardi seguito alla visione di una prova schiacciante lasciata misteriosamente in bella vista, ma se dovessimo valutare la solitaria Linden non solo per quello che è, ma anche per quello che fa, l’empatia per un personaggio incapace di svolgere adeguatamente il proprio mestiere di poliziotta, anche in virtù di quest’ennesimo finale posticcio – che non so come possa lasciare spiragli per un’eventuale quarta stagione – faccio davvero fatica a provarla.

  6. Daniela G. scrive:

    chi fosse l’assassino ci è stato praticamente detto qualche episodio fa, quando Skinner divide il pranzo con Linden, e dà a lei tutte le patatine perché a lui non piacciono. La stessa cosa che aveva raccontato una delle ragazzine a proposito di un assiduo cliente che la faceva sedere sul sedile posteriore. Ma a me a quel punto interessava poco sapere chi fosse l’assassino, quel che doveva darmi The Killing me l’aveva già dato. Cosa che non mi era accaduta affatto con la scorsa stagione, in cui avevo seguito fino alla fine giusto per sapere chi avesse ucciso Rosie, perché il contorno non era riuscito a catturarmi. Quest’anno la faccenda è stata diversa. Si è cercato di volare più alto, e la cosa per me è riuscita. C’è bisogno anche di serie che manifestino un impegno civile, e TK lo ha fatto. La critica al Sistema totalmente inadeguato a prendersi cura di chi è più debole, come mostra tutta la storia dei ragazzi perduti e di Pastor Mike; e l’attacco fortissimo alla pena di morte visto con la storia di Ray, che per me ha uguali solo in “Quinto, non uccidere” di Kieslowski.
    poi, passando alla dimensione più “intima”, come scrive Giovanni la solitudine dei personaggi è la dolente nota di fondo. Linden che riesce a essere se stessa solo nella solitudine, Danette che riesce ad amare la figlia solo ora che Kallie non c’è più, Lyric che continua a preferire i contatti fugaci con gli estranei.
    l’episodio finale è stato quasi superfluo, sembrava fatto perchè si “doveva fare”, è scivolato troppo nel banale e nel già visto. le motivazioni di Skinner inesistenti, il modo in cui si arriva alla verità forzatissimo. neanche un guizzo, in una stagione che di guizzi ce ne ha offerti tanti. Eppure la stagione la promuovo a pieni voti, per i motivi esposti sopra, e Six minutes per me resta finora il miglior episodio visto quest’anno, in assoluto.
    la scena finale è messa lì a gridare “rinnovo! rinnovo!”, e spero che questo grido trovi ascolto, in un mondo in cui decine di ciofeche senza senso vengono rinnovate quando ormai sono già in putrefazione.
    p.s. Emmy a Peter Sarsgaard, assolutamente.

  7. Kiki May scrive:

    Niente da aggiungere a questa recensione. Stagione, nel complesso, meravigliosa, con punte di eccellenza da premio (E se non candidano nessuno a questo giro mi incazzo!) La soluzione del caso è molto “giallistica”, nel senso che fa tanto espediente da Agatha Christie con l’insospettabile che all’ultimo minuto, sovvertendo le regole stabilite dalla narrazione, si rivela l’assassino.

  8. Pirutti scrive:

    Bravo Giovanni e ottima recensione ; hai praticamente spiegato cosa é The Killing.

    Perfetto ;-)

  9. Ary scrive:

    Condivido in pieno tutto ciò che ha scritto Daniela G: la stagione mi ha soddisfatto talmente negli episodi precedenti, ha trattato argomenti importanti e delicati in modo perfetto, che posso assolutamente perdonarle un finale un po’ stantio e banale.

    E poi, niente da fare: mi sono innamorata perdutamente di Linden e Holder :-) !

  10. Ashja scrive:

    condivido.. bella recensione. Ottima stagione, ma con un finale che sentivo come non necessario.. non dovevano per forza tirare fuori un finale shokkante, per me il meglio lo avevano già dato, come si è detto.
    Ma, detto questo, me lo sono goduto, a parte il viaggio in auto noiosetto e forzato e troppo lungo, davvero!

  11. alidiseta scrive:

    Stagione fenomenale, che ha raggiunto il picco con il terzetto 3×08, 3×09 e soprattutto 3×10, ma il finale è stato deludente, molto deludente.
    Posso confessare che è l’unica serie dove shippo pazzamente i due protagonisti?

  12. Pirutti scrive:

    alidiseta ha scritto:

    Stagione fenomenale, che ha raggiunto il picco con il terzetto 3×08, 3×09 e soprattutto 3×10, ma il finale è stato deludente, molto deludente.
    Posso confessare che è l’unica serie dove shippo pazzamente i due protagonisti?

    Il Finale non è “la scoperta dell’assassino” ma la carrellata dove ci vengono mostrati i vari personaggi con le loro reazioni ,scelte e con i loro problemi.
    Giovanni è stato abbastanza chiaro su questo , io non ho visto The Killing per sapere chi fosse il serial killer ….. o meglio l’identità dell’assassino ha perso importanza man mano che si procedeva verso la fine ;)

  13. Altair scrive:

    Con la media del network che continua a salire vertiginosamente, Low Winter Sun che esordisce benissimo, Hell on Wheels che tiene botta egregiamente il sabato e nuovi pilot in arrivo, The Killing è una spesa piuttosto “superflua” al momento per AMC.

  14. Marduk scrive:

    Premesso che, pur seguendolo fin dall ‘esordio, ritengo Killing una buona serie ma nulla piu, trovo la recensione troppo indulgente nei confronti di un finale di stagione semplicemente non all’altezza degli episodi precedenti.
    Hai voglia a magnificare l’introspezione dei personaggi, la buona interpretazione degli attori, il tema sociale, rimane il fatto che trattasi di thriller/crime e purtroppo la conclusione delle indagini con relativa scoperta del colpevole è stata trattata in modo superficiale, affrettato, quasi che fosse secondaria.
    Per fare un paragone culinario ottimo ristorante,ottimo servizio,ottimo primo,ottimo secondo ma dolce con panna avariata, ed è quello che ti rimane in bocca quando ti alzi.

  15. Paola scrive:

    E invece a me il finale è piaciuto. Straordinari gli interpreti e credibile la trama psicologica. Galattici i nostri due, e finalmente Holder decisamente interessante. Direi che nel corso della stagione i protagonisti sono diventati più intriganti sul piano psicologico di quanto non fosse all’inizio, e il rapporto tra i due lascia aperte molte possibilità di interpretazione. Ok per l’impegno civile e denuncia della pena di morte ma a me l’episodio della fine dell’innocente è sembrato eccessivo, un vero pugno nello stomaco che mi sembra troppo per quella che rimane una fiction tv.
    Comunque niente da dire, tutto emozionante: profondità solitudine atmosfera cupa e mistero della vita. Io pure non posso più vivere senza Sara e Holder.

  16. Marina scrive:

    A me invece quest’ultimo episodio non ha soddisfatto per niente.
    Era stata una serie sublime e mi accodo a tutti i vostri commenti positivi.
    Sinceramente però la scena finale mi ha lasciato un amaro in bocca che poche volte mi succede. Sono pronta a giustificare ogni finale di stagione, riesco a trovare del positivo in ognuna ma stavolta avrebbero potuto usare un altro espediente per fare da semplice richiamo ad una quarta stagione. The Killing ci ha regalato quell’episodio stupendo che è Six Minutes in qui ci angosciamo per tutto il tempo con i protagonisti, viviamo con loro il patimento e la rabbia per un’uccisione ingiusta, assistiamo impotenti agli errori dei poliziotti, ovvero di chi dovrebbe solo difendere in modo oggettivo, malediciamo infine la pena di morte e di chi la attua. E Linden che più di tutti aveva compreso questo, cosa fa alla fine? Si comporta allo stesso modo, non fa qualcosa di diverso da ciò che è stato fatto a Seward, anche lei è un boia. Mai come in questa serie è profondamente sbagliato il gesto finale di un protagonista, è deludente e mi svilisce ogni emozione e riflessione su cui mi aveva fatto soffermare. Nel film “Seven” aveva un senso quel tipo finale, qui assolutamente no, io almeno non lo vedo. Mi vuole forse stupire dopo che una trama così banale mi ha fatto capire l’assassino subito? (chiunque sia appassionato del genere thriller sa che doveva per forza essere qualcuno di presente già ai tempi della storia di Adrian-Seward e questo non è certo il tipo di serie che ti sforna un cattivo-tappabuchi all’ultimo momento)

    Se il voto si riferisce all’intera serie posso capirlo anche se non lo condivido visto il peso che do all’ultima scena, se invece viene dato solo alla puntata sono completamente in disaccordo!

  17. aleale scrive:

    premetto che ho interrotto la visione di the killing prima stagione mi sembra alla terza o quarta puntata, esattamente nel momento in cui la madre di rosie lascia gli altri due figli nell’auto accesa in garage per tornare in casa non ricordo più per quale motivo. la serie mi piaceva, ma per me in quel momento la possibilità che anche gli altri due figli morissero perchè la madre era comprensibilmente persa era troppo da sopportare. quindi l’ho lasciata, come non ho affrontato la seconda; dunque non so tuttora chi ha ucciso rosie larsen. ricordo di aver guardato la prima puntata dell’originale svedese, e mi era piaciuta molto.
    sono stata convinta a guardare questa serie con la rassicurazione del fatto che non avesse niente da spartire con le prime due serie e non mi sono affatto pentita, anzi. ho recuperato questa terza serie nel giro di qualche giorno, ieri ho visto quattro puntate di fila perchè non riuscivo a staccarmene.
    secondo me il giro in auto di linden e skinner è un di più, ma non intacca nè il senso nè la bellezza di questa serie, lo allunga solo un po’ di più.
    come già detto dalla maggior parte di voi, il tratto più significativo di questa terza serie è la caratterizzazione dei personaggi, più esaustiva rispetto a molti altri telefilm. certi subito sembrano un po’ stereotipati, ma in realtà vengono sviluppati un po’ di più man mano che si va avanti. bene.
    linden è una bestiaccia, dura, quasi impenetrabile. basta ricordare come ha affrontato reddick e il suo boyfriend del traghetto. solo holder ha il coraggio di fronteggiarla.
    holder è tenero, anche se volesse non può essere freddo come linden, non è nella sua natura. ma è quasi altrettanto intuitivo. è il personaggio che mi è piaciuto di più, perchè è in crescita.
    bravi tutti gli altri. ma il personaggio che più ho detestato è lyric. vabbè che è ancora piccola, ma è egoista e ignorante, stop. non mi capacitavo del fatto che bullet fosse innamorata di lei. lyric che sta con twich solo per seguirlo a l.a., che illude bullet, l’ho detestata profondamente quando, entrati nell’appartamento, dice più o meno “è casa mia!”, e twich che ci rimane male “nostra, dirai”, e ancor di più quando sale in auto del tipo: nello stesso momento in cui twich decide di cambiare veramente vita, lei non riesce a far altro che continuare la stessa. che rabbia!
    veramente commovente il saluto di danette.
    bella serie, con la pioggia che mi rimarrà nelle ossa per un po’.

  18. Prusso scrive:

    Non mi vengono in mente coppie di detective del passato o anche recenti che mi abbiano emozionato tanto quanto Linden & Holder. La loro caratterizzazione ha totalmente scavalcato la storia/storie in cui erano immersi. The Killing non è la storia di un omicidio o di un killer seriale; non è la storia di Rosie Larsen o James Skynner ma è la storia di due detective della omicidi consumati dalla vita, interpretati magistralmente da due straordinari attori.

    ps: sono abbastanza contrario ai remake soprattutto se il film da cui è appunto tratto il remake non risale all’età della pietra ma andrò a vedere Robocop solo per Joel Kinnaman.

    oooooooohhhhhhh Yo Linden !!!

  19. Purtroppo la AMC ha deciso di non rinnovare The Killing. Addio Linden e Holder. Io me ne ritorno nell’angolo a piangere e a lanciare anatemi contro i dirigenti del canale.

  20. alidiseta scrive:

    RINNOVATA!!!!

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