the newsroom 2x01

aaaaand… we’re back.

E’ passato circa un anno per noi, è passato circa un anno per i protagonisti di The Newsroom, “il miglior brutto show attualmente in onda”, com’è stato definito tra i commenti di una recensione di Alan Sepinwall. Cos’è cambiato nel frattempo? “A lot”, risponde Will McAvoy: per certi versi ha ragione, per altri no. Che sia stata una scelta dell’autore, oppure un’imposizione dei dirigenti HBO, sembra che The Newsroom abbia ascoltato più di un consiglio rivolto urlato, l’anno passato, dai critici della serie. Basterebbe anche solo il drastico cambiamento della sigla – non più un montaggio pomposo che ricollega Will ai grandi del giornalismo americano, ma un affastellarsi di dettagli quotidiani del lavoro di una redazione, con anche il tema musicale di Thomas Newman reso più leggero e una nuova font per i titoli – per capire l’intenzione di risolvere alcune magagne. Ottima dichiarazione d’intenti, perché, tra le cose che Aaron Sorkin sa fare meglio, c’è proprio il racconto di grandi professionalità all’opera.

Intendiamoci, certi difetti ci sono ancora e forse dobbiamo rassegnarci al fatto che siano congeniti. Continuiamo a strasbattercene dei poligoni amorosi – a giudicare da alcuni trailer, mi sembra di intuire che Jim si troverà un love interest nella sua trasferta elettorale, trasformando il pentagono (Jim/Maggie/Lisa/Don/Sloan) addirittura in esagono – e mr. Sorkin sembra del tutto incapace di evitare il mansplaining, le battutacce nei confronti di Internet (qua la gente che scarica illegalmente viene definita qualcosa come “fannulloni in pigiama”), la goffaggine dei personaggi dotati di vagina. Al termine di una recensione, la scorsa annata, mi chiedevo se, rivedendo le passate opere di Sorkin ora che i suoi nodi vulnerabili sono tutti allo scoperto, non avremmo rintracciato gli stessi problemi. Ebbene: dal momento che avevo sempre inseguito The West Wing attraverso le folli e imperscrutabili programmazioni di Mediaset, ho deciso di iniziare un bel recuperone serio del capolavoro sorkiniano. Ecco, vi posso dire che pure lì la retorica gronda a fiumi (tipo la vernice rossa in questa scena), i protagonisti sono onniscienti, bravi, buoni e belli, le femmine sono queste strane creature imbranate e tanto buffe, seppur bellissime e amate e venerate dai personaggi maschi. Com’è che non ce ne siamo accorti prima?

Certo, in The Newsroom il nostro ha la totale libertà creativa offerta da mamma HBO, e può essere che, senza i freni del broadcast, sbrodoli. C’è anche da dire che la retorica di The West Wing è straordinariamente ispirata, c’è un senso di grandezza garantito dal fatto che i suoi personaggi sono davvero “gli uomini più potenti del mondo”, mentre l’ininfluenza della stampa, ahinoi (o per fortuna?), è sotto i nostri occhi tutti giorni. Ma c’è anche dell’altro. Prima di tutto, siamo diventati spettatori più smaliziati: riconosciamo i trucchi, così come ormai non ci perdiamo un sorkinismo, sappiamo leggere più facilmente tra le righe (forse pure troppo), e sicuramente siamo tutti molto più cinici. E poi, io credo che in The Newsroom manchi la “Grande Amicizia Maschile“. Ce n’è un accenno tra Will e Charlie, ma c’è comunque una differenza d’età e di “grado”, in mezzo. Credo che il problema di The Newsroom, spesso, non stia tanto nei personaggi poco definiti (nel corso della prima stagione, tra alti e bassi, quasi tutti, tranne Jim e Maggie, hanno avuto modo di diventare più “spessi”, palpabili), quanto in una sorta di individualismo che ostacola l’ingranaggio collettivo. Voglio dire, non sembra che queste persone siano davvero “amiche”, che si conoscano alla perfezione (come Sam Seaborn, Josh Lyman, Toby Ziegler, C.J. Cregg, ma anche Matt e Danny di Studio 60). Lo stesso Will McAvoy, il protagonista, è un uomo solo e solitario. Non è obbligatorio che dei colleghi di lavoro siano anche amici, ovvio. Ma mi sono fatta quest’idea (forse sbagliata) che Sorkin sappia scrivere molto meglio le amicizie che le storie d’amore, soprattutto visto che il suo intento è sempre quello di far vedere quanto la collettività funzioni meglio del singolo. E in The Newsroom ci sono troppe storie d’amore (inespresso) e troppo poche amicizie.

Tutta questa sbrodolata deriva, è evidente, dal fatto che a me piace The Newsroom. Mi piaceva l’anno scorso e mi è piaciuta questa premiere, che è partita un po’ in sordina e, proprio per questo, mi è parsa interessante. A quelli a cui piace The Newsroom capita fin troppo spesso di doverlo difendere, giustificare. L’Hollywood Reporter sostiene che quello che capita con questa serie non è “hate watch”, bensì “disappointment watch”: quelli che avevano sempre sentito parlare di Sorkin come del dio della sceneggiatura ci rimangono di merda, quelli che lo conoscevano già e l’hanno sempre ammirato cercano in ogni modo di capire che cosa stia andando storto.

Ma in questa premiere c’è molto a farci ben sperare per il futuro. Innanzitutto, la redazione di News Night ha fatto una cazzata, una bella grossa. Ci sono quelli che non sopportano il fatto che la serie copra eventi realmente accaduti nel passato, e quelli (tipo me) che trovano interessante rivederli secondo la prospettiva di un gruppo di giornalisti; ma è indubbio che questa scelta abbia conferito ai personaggi una sorta di fastidiosa infallibilità. Troppo facile non annunciare la morte di Gabby Giffords, visto che sai già che è uscita viva dall’attentato; troppo facile snasare il disastro della BP Petroleum prima di tutti visto che sai già cos’è successo. Con questo casino dell’operazione Genoa (che si ispira a un gigantesco granchio preso dalla CNN a fine anni ’90, sull’Operation Tailwind in Laos, ma è comunque il contenuto giornalistico più “originale” visto finora), vediamo finalmente i personaggi fallire – anche se, pare di capire, la miccia della bufala sia stata accesa dal sostituto di Jim, Jerry Dantana, quindi un “esterno” – e fallire in grande. E pure dar modo a Sorkin di sbizzarrirsi nell’ambito legal in flashback (una cosa che gli riesce benissimo, tipo che ci ha scritto tutto un film e ci ha pure vinto un Oscar) e di introdurre la gustosissima guest Marcia Gay Harden.

Un arco narrativo che si preannuncia orizzontale non può che far bene a una serie che, l’anno scorso, sembrava a volte un po’ incerta sulla direzione narrativa da intraprendere (le questioni Hankock e Nina Howard non mi sono sembrate mai elementi di trasversalità abbastanza forti e coese). E ho apprezzato pure l’esposizione a effetto farfalla, per cui si arriva alla catastrofe per mezzo di una “serie di sfortunati eventi” apparentemente marginali ma letali quanto una valanga. Se Will non avesse chiamato i Tea Party “american taliban”, se Maggie non si fosse rimessa con Don, se il tal tizio non si fosse rotto il piede, se Mac non avesse scelto Dantana, e via discorrendo. E’ il ritmo da screwball di Sorkin usato nel modo migliore. All’interno del grande quadro – la faccenda dell’operazione Genoa e la preparazione delle deposizioni – ritroviamo tutti i personaggi che avevamo imparato a conoscere l’anno scorso: Will è molto malinconico (qualcuno ha trovato esagerata la sua reazione al fatto di non poter condurre le commemorazioni del decennale dell’11 settembre, ma a me sembra straordinariamente in character, visto il suo estremo patriottismo e l’amore per l’America); Mac finalmente fa il suo fottuto lavoro; Charlie fa a pugni verbali con Leona e Reese; Sloan è sempre più determinata e sicura di sé; Don fa il bravo ragazzo; Jim e Maggie fanno Jim e Maggie. Insomma, sono gli stessi che avevamo lasciato a settembre scorso, ma anche no: perché dopo il salto in avanti di un anno ci appaiono consistentemente cambiati. Alla seconda stagione di The Newsroom raccontare cos’è successo in mezzo.

COSE CHE MI SONO PIACIUTE

  • La professionalità di Mac in cabina di regia. Dopo una prima stagione passata a far danni eccessivamente ridicoli, apprezzo che in questa premiere abbia dimostrato di essere un’e.p. con i controcazzi.
  • Il possibile conflitto di Neal su Occupy Wall Street. E’ un giornalista, ma è anche dalla parte del movimento di protesta. E’ sia fuori che dentro. Potrebbe essere interessante.
  • Che ci sia ancora Chris Messina, e per di più fradicio di pioggia.
  • Che Will non intervenga nel dibattito sui droni per contrastare il coglione pro-bombe. Intendiamoci, io personalmente la penso tutta come Sloan, ma, se è vero che Will si è probabilmente trattenuto per non offendere ulteriormente i conservatori, è anche vero che Will è un repubblicano. E finalmente dice una cosa da repubblicano: “la sicurezza degli americani viene prima della vita degli altri”.
  • L’attualità sullo sfondo, usata per collocare storicamente i fatti e non per far vedere quanto i giornalisti di News Night siano i più bravi dell’universo mondo. C’è la Libia, c’è la discussione sul SOPA (quella da cui viene escluso il mio adorato Chris Messina), ci sono le commemorazioni imminenti al World Trade Center, c’è la nascita del movimento Occupy. Ma, a parte l’ultimo argomento (che immagino costituirà un’importante storyline per Neal), le altre servono per marcare efficacemente la collocazione temporale delle vicende e restano, per ora, in secondo piano.
  • Marcia Gay Harden.
  • Maggie che finalmente passa dalla parte del torto. Okay, che ora sia lei la stronza e Don il Povero Maschio Tradito è una cazzata, visto che lui l’ha trattata di merda per l’intera stagione passata. Ma Maggie si è comportata in modo talmente infantile e insopportabile che quel che mi vien da dire è “ben ti sta, sorella”.

COSE CHE HO ODIATO MOLTO

  • La lezioncina che Neal fa alla tipa di Occupy Wall Street. Okay, ho detto sopra che questa storyline mi sembra interessante, ma non se il giornalista spuntato dal nulla spiega ai capi di un movimento quello che devono dire e ne pianifica le mosse strategiche con tono supponente. (Also: ancora una volta MANSPLAINING ALERT).
  • La scena di Sloan con il foglio bianco. Lo so che voleva essere una roba comica, però Sloan sembra solo scema.
  • Il dialogo infinito e noioso tra Will e Mac al bar e soprattutto il finale in cui lei dice “posso pagarmi da sola i miei drink” ma poi ha dimenticato il portafoglio e deve chiedere soldi a Will. Aaron, ‘sta roba ha la stessa raffinatezza ironica delle battutacce che fanno al bar sotto casa mia.
  • La parrucca di Maggie, alias “the girl with the dragon tatoo and a terrible red wig”. Un giorno scoprirò perché nelle serie usa le persone, quando stanno male, fanno casino con i capelli.
  • L’espediente narrativo per cui la cugina di qualcuno ha fatto un video del rant di Maggie contro il pullman di Sex and the City. Oltre al fatto che l’intera redazione di The Newsroom va avanti sfruttando il lavoro dei propri cugini/amici/parenti/trisavoli, è una roba molto poco credibile. D’accordo che ormai viviamo in un mondo ipertecnologico in cui tutti fanno video e foto a tutti, ma a guardare le serie tv sembra che uno non possa inciampare per strada senza essere postato su YouTube.

E infine, con grande convinzione:

Ok.

P.S.: Non so voi, ma tutta quest’umiltà sorkiniana mi sorprende un po’. Ha pure dichiarato di aver riscritto 3 episodi e aver costretto la produzione a rigirarne 2 (tra cui questo) perché si era reso conto di stare sbagliando strada. Questo è anche il motivo per cui la seconda stagione avrà 9 episodi e non 10.

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente (se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

 

Alice Cucchetti

Mi piacciono le canzoni con i finali tristi, gli androidi paranoici e i paradossi temporali. Scrivo sul settimanale Film Tv, curo le pagine della televisione per il mensile Nocturno e recensisco film e altro su Mediacritica. Non aggiorno mai il mio blog perché passo tutto il mio tempo su Tumblr.

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Commenti
18 commenti a “The Newsroom – 2×01 – First Thing We Do, Let’s Kill All the Lawyers”
  1. #youbetteryoubet scrive:

    A me è piaciuta, trovo che fare tutta questa minuziosa analisi sorkiniana sia tanto inutile quanto un puro esercizio di stile per far vedere che si hanno fatto i compiti. Insomma è una serie tv, non è la Divina Commedia.
    Ciò non toglie il fatto che The Newsroom sia fatta molto bene se non altro perché, per la sua struttura narrativa e per i contenuti, riesce a catturare la tua attenzione dal primo all’ultimo secondo della puntata. Molti altri mostri sacri non ne sono completamente in grado, quindi tanto di cappello.

  2. pemf.bolloso scrive:

    Recensione ottima anche se io sono molto più entusiasta di questa premiere. Intanto il dialogo tra Neal e la tizia del movimento Occupy non mi sembra mansplaining ma un confronto tra due punti di vista diversi e anzi ho avuto sempre la sensazione che il controllo della discussione fosse in mano alla ragazza.
    Sono d’accordo sull’espediente “tua cugina ha trovato il video e siccome ti odia ed ha una cotta per me me l’ha mandato via mail”, roba abbastanza bruttina.

    Per quanto mi riguarda, inoltre, trovo che i dialoghi a la Sorkin siano al massimo del proprio splendore: tutta la discussione su You better you bet* tra Mac e Will è bellissima, qualunque frase pronunciata da Sloan è bellissima (anche quando sventola pezzi di carta bianchi), la scena di apertura con il colloquio tra Will e gli avvocati è superba.
    Mi piace anche che finalmente Will faccia qualcosa da repubblicano visto che nella prima stagione era praticamente Stalin.
    E poi c’è Chris Messina.**

    *L’utilizzo della canzone nei titoli di coda era quotato a 1,01. Ogni tanto Sorkin scivola nel banale in maniera quasi imbarazzante, soprattutto quando si tratta di scelte musicali.
    **Già detto quando l’ho votato ai Serialemmys: attore sottovalutato come pochi. Mi fa piacere vedere che anche altri lo apprezzino quanto me.

  3. aleale scrive:

    l’ho vista giovedì sera e, complice un breve pisolino durante la visione, qualcosa sfugge alla memoria.
    mi ricordo invece della modifica alla sigla, che ho molto apprezzato, in poche parole meno pomposa, e mi ricordo che mi ha dato la piacevole impressione che sia chi scrive che chi riprende si sia dato un po’ una ridimensionata in generale. insomma mi è piaciuta di più. l’anno scorso io ero una di quelle a cui, su dieci puntate, forse tre erano piaciute, dunque per me una gran conquista.
    è vero, sloan sembra un po’ svampita, ma se charlie? le chiede un parere, vuol dire che la sua professionalità supera l’ostacolo.
    tutti gli altri personaggi mi sembrano più maturi, ben disegnati, a parte quello che meno sopporto, maggie.
    per me hanno esagerato nel rappresentare il suo tormento. le hanno cambiato non solo i capelli e l’abbigliamento, e quello per me va bene, non ha niente di sconveniente, ma anche le hanno scurito il volto e lo sguardo con l’unico risultato di non sembrare una creatura tormentata, ma una tossica di crack. se l’altr’anno avevano puntato sulla biondina rassicurante gonnellina-camicetta-ciuffetto ribellino, questa volta però la scelta pantaloni kaki, scarmigliata rossa e sguardo torvo non è per me credibile e sembra un espediente da telefilm italiano di bassa categoria, sempre che ce ne sia di alta.
    in parole povere, quest’anno sono personalmente più ben disposta dell’altro, a patto che diminuiscano un po’ di più l’atteggiamento isterichetto, che sembra non abbandonare mai i protagonisti.

  4. andrealeoni scrive:

    Sono d’accordissimo sulla questione di Will..Finalmente sta dimostrando la sua affiliazione politica. Hanno sempre detto che Will era un conservatore e repubblicano, ma solo nominalmente, perchè si è quasi sempre comportato come un hardcore liberal. Speriamo che Sorkin si sia deciso a farci vedere il vero Will, il che sarebbe interessante anche in ottica possibile conflitto nella newsroom, orientata decisamente a sinistra. Al contrario io apprezzavo l’utilizzo massiccio dell’attualità, anche se posso condividere il punto di vista per cui rende tutto troppo semplice per i giornalisti di News Night. Ho odiato tutta la storia relativa ad Occupy Wall Street. Il movimento viene rappresentato come un covo di hipster che non capiscono assolutamente nulla di come si gestisce un movimento, e deve arrivare il ragazzetto indiano a fargli lo spiegone..,Sarà che io non tollero Neal, ma non ho apprezzato la scena…Per il resto per fortuna sono rimasti relativamente sullo sfondo Jim e Maggie, che probabilmente vincerebbero la palma per “Personaggi più insulsi” anno 2012/2013.
    Ps. non ho capito bene la questione della SOPA. Perchè la AWM sarebbe stata “fottuta in entrambi i sensi?

  5. Namaste scrive:

    @ #youbetteryoubet:

    Credo che ogni recensione che non si limiti a fare un semplice resoconto degli accadimenti in puntata sia a suo modo un “esercizio di stile”. E qui si sta analizzando Sorkin, uno dei pochi show-runner della TV il cui stile narrativo è così riconoscibile da essere in grado di generare un aggettivo, “sorkiniano” per l’appunto. Logico quindi che alla prima puntata della seconda stagione di uno show che lo riguarda, chi recensisce, prima di passare al “cos’è accaduto”, sia anche interessato a capire “cosa è accaduto a Sorkin”. Che qualcuno poi lo trovi inutile, dipende ovviamente dai punti di vista, ma c’è anche gente come me, che gli esercizi di stile sull’evoluzione di uno stile, li apprezza alquanto, anche quando riguardano uno degli autori che, in TV (al cinema è un’altra cosa), non mi fanno impazzire.

    “Due persone che camminano in un corridoio parlando del più e del meno seguiti tutto il tempo da una steady, per me non è TV ma è una stronzata”, lo ha detto David Chase, immagino riferendosi ai “sorkinismi”, e sono d’accordo. Quello che “rimprovero”, o meglio, che da spettatore mi disturba delle serie di Sorkin, e in particolare, di “TNR” è lo stile artefatto, quei dialoghi a raffica seguiti a battute servite, bellissimi da scrivere, ma forse meno belli da ascoltare, perché nella vita reale, personaggi che si confrontano in quella maniera, probabilmente, non li incontreremmo mai.

    E poi c’è l’altro lato della medaglia. Che riflettendo spesso su come potrebbe essere un “The Newsroom” ambientato nella redazione di un TG in Italia, un altro paese sul cui stato dell’informazione ci sarebbero molte cose da dire, e molti altri fatti di attualità per cui indignarsi quotidianamente (mi viene in mente un certo vice-presidente della Camera che dà del “babbuino” ad un ministro e sta ancora al suo posto senza che nessuno ‘glie dica niente), se penso a come lo scriverebbe Andrea Purgatori, anziché Maccio Capatonda, mi rendo conto che oggi, non solo in Italia, Francia o Inghilterra, ma anche tra gli stessi colleghi americani, una sceneggiatura alla Aaron Sorkin, non sarebbe forse in grado di scriverla nessuno. Vi sono così tanti riferimenti alla stretta attualità, alle verità scomode, in un solo episodio di “The Newsroom”, rispetto ad un qualsiasi TG italiano o anche americano, che comunque non si può fare a meno di tributare a Sorkin il giusto merito. Suonerà anche ovvio, ma credo che ogni tanto, sia anche doveroso ribadirlo.

    Per il resto, abbastanza in linea con la recensione, tante cose che sono piaciute, tante altre che si sono odiate (tipo non vedere candidata Olivia Munn ai SeryalEmmys), ma è anche vero che pensando a chi se non Sorkin, non mi viene davvero in mente nessuno.

  6. BetterLife scrive:

    #youbetteryoubet ha scritto:

    A me è piaciuta, trovo che fare tutta questa minuziosa analisi sorkiniana sia tanto inutile quanto un puro esercizio di stile per far vedere che si hanno fatto i compiti. Insomma è una serie tv, non è la Divina Commedia.

    Mah per questo io penso che dipenda dalle singole persone. Io ho un rapporto conflittuale con questa serie fin dall’inizio e un po’ anche con Sorkin, e questo tipo di riflessioni le trovo interessani, anche per riuscire a capire cosa non funziona in questa serie rispetto alle sue passate, che non riesce a prendermi del tutto a differenza di altri suoi lavori.

    L’episodio mi è piaciuto e mi ha intrattenuto, per ora la storia sembra interessante e avvincente, mi lascia un po’ perplessa la storia di Occupy ma neanche particolarmente, dipende da come la porteranno avanti, quindi per il giudizio aspetterò. L’unica cosa che mi ha disturbata (a parte Mac che lascia a casa il portafoglio) è ritrovare la storia Don Jim e Maggie che è praticamente al punto di partenza, trovo davvero che sia stato portato avanti eccessivamente, è ovvio che Maggie e Jim si piacciono da subito e lei che per tutto sto tempo resta con Don l’ho trovato davvero una forzatura, spero Jim se ne stia via più episodi possibili così almeno ci sono risparmiate le occhiate in ufficio.

  7. Dreamer88 scrive:

    Da questa première mi aspettavo un cambio di marcia rispetto allo scorso anno (in particolare un’evoluzione nella caratterizzazione dei personaggi e una drastica riduzione di situazioni assurde nei rapporti tra i protagonisti), ma per me questa è stata una puntata in chiaroscuro. Tra le cose positive devo dire che mi fa piacere vedere che quest’anno la trama probabilmente sarà più orizzontale (ossia il caso Genoa) e mi sembra anche che il personaggio di Will sia stato (a mio parere) sviluppato meglio da Sorkin e co. Ovviamente i difetti sono tanti (Alice è stata bravissima ad elencarli tutti e ad argomentarli in maniera efficace), ma per me il difetto principale di questa serie (ma questa è solo una mia opinione personale) è la sua natura, ossia il suo non essere “nè carne nè pesce”. Mi spiego meglio: premetto che questa è la mia prima serie di Aaron Sorkin (ho visto il film The Social Network, ma non ho mai visto una puntata nè di The West Wing nè di Studio 60), quindi non sono la persona giusta per poter interpretare il Sorkin-pensiero e per poter giudicare quello che ha fatto prima di TN; tuttavia non riesco bene a configurare cosa TN voglia essere.
    Per me ci sono due possibilità:
    1) The Newsroom è una dramedy surreale dove gli eventi e le situazioni tra i personaggi sono estremizzati all’inverosimile, quasi al limite della parodia e della satira (ma questo può essere vero fino ad un certo punto, dato che nella serie c’è davvero troppa retorica e troppa arroganza da parte di chi sta raccontando la storia);
    2) The Newsroom è un prodotto autoriale che vuole davvero fare luce sul dietro le quinte del giornalismo, in questo caso televisivo (e qui il paragone con l’ultima stagione di The Wire è necessario, ma per chi l’ha visto sa già che si tratta di un paragone improponibile perchè i rapporti tra i personaggi in TH sono talmente assurdi che mi domando se nella redazione di ACN News faccia curriculum il fatto di avere seri problemi relazionali e comportamentali).
    Alla fine sono arrivato alla conclusione che bisogna prendere TN per quello che è: un ibrido fra le due cose, ossia un buon prodotto di intrattenimento con grandi ambizioni ma imperfetto.

  8. Jeanne scrive:

    A me non sorprende molto l’umiltà di Sorkin, invece. Ho sempre pensato che metta questo lato di sé nei suoi personaggi migliori – sono sicuri perché sono preparati e usano il cervello, ma sanno essere umili quando serve. Senza uno scatto di umiltà questa premiere non sarebbe quello che è, ovvero una buona premiere.
    Tutti gli aspetti sottolineati da Alice nella recensione sono condivisibili ( compreso il picco ormonale ogniqualvolta compare chris messina). Solo non ho mai capito fino in fondo la critica sul velato maschilismo sorkiniano – non solo non la condivido, ma non ne vedo proprio le basi. Nominatemi un personaggio femminile di sorkin che non sia arrivato dove è arrivato per i suoi meriti e per le sue capacità (a parte quelli negativi ovviamente). Il fatto che siano goffe o imbranate piuttosto che femme fatale non è necessariamente un tratto negativo – per altro poi lo sono anche gli uomini. E’ lo slapstick che piace a Sorkin, a volte più riuscito, altre volte meno. CJ, Harriet, Jordan solo per dirne alcune sono grandissimi personaggi femminili. Purtroppo in questa serie Mac, Maggie e Sloan zoppicano un po’ di più ma la seconda serie se continuerà sulla linea di questa premiere credo possa solo migliorare.

  9. ale scrive:

    A me piace, è sempre piaciuto, ma son contento di essermi imbattuto in Serialmente dove molti ne hanno sottolineato i difetti. Ed è vero, la sigla è cambiata ma secondo me è ancora bruttina, i dialoghi forse non li sentiremmo mai nella realtà ma c’è, proprio dentro questi scambi serratissimi, una percentuale di intelligenza altissima, ed è questo che mi fa venire spesso la pelle d’oca nelle opere scritte da Sorkin, un personaggio che dentro i suoi personaggi son convinto che mette molto di sé e molto delle sue conoscenze, e forse è per questo che a volte ci appare stereotipato: perché le persone sono stereotipate, e quando non lo sono sembrano strane.
    Come sempre, intelligente la recensione, ottimi i commenti, mi ha colpito quello di Jeanne che effettivamente sottolinea come Sorkin è accusato di maschilismo però dipinge sempre personaggi femminili che arrivano dove arrivano per le loro capacità. E qui si torna al discorso di sempre: probabilmente spesso Sorkin ci fa vedere un mondo ideale. Beh, ben venga.

  10. Julia scrive:

    Scusate, perché nessuno ha ancora menzionato ciò?

  11. pemf.bolloso scrive:

    Julia ha scritto:

    Scusate, perché nessuno ha ancora menzionato ciò?

    Me n’ero scordato, momento epico :D

  12. Mara R. scrive:

    Nel mio cuore Will che canta Friday della Black è il vero nuovo opening.

  13. dory scrive:

    felice di poter commentare in pari questa serie, soprattuto perchè l’anno scorso l’ho vista in differita e quando leggevo le vostre recensioni davvero non le capivo.
    cioè, c’erano persone che scrivevano che era la cosa più brutta mai vista e io li avrei volentieri torturati con qualche deliziosa fiction italiana, giusto per dire, ma per essere più magnanima con Touch o Alcatraz o altre amenità :D

    a me che sia di Sorkin o meno interessa molto poco, visto che di lui avevo visto puntate sparse di West Wing cent’anni fa e basta e comunque anche avessi visto la sua opera omnia guarderei questo prodotto in sè, visto che poi salvo rarissimi casi, non essite un solo “artista” che abbia sempre fatto cose belle. chissene.

    bella questa première, condivido quasi tutto della recensione con qualche distinguo:
    - la sigla è meno terribile dell’anno scorso, ma abbastanza bruttina ugualmente.
    - Sloan col foglio bianco mi ha fatto ridere molto e quel gesto è perfettamente aderente al personaggio che abbiamo imparato a conoscere.
    - le riserve/critiche su Maggie e i suoi capelli e il suo aspetto in genere. non sappiamo ancora nulla di cosa le sia capitato, certo l’Uganda a cui accenna Will non dev’essere stata una passeggiata e garantisco che le donne coi capelli fanno di peggio ogni giorno anche solo per essersi lasciate col fidanzato o aver cambiato ufficio.
    - i quadrilateri/pentagoni/esagoni a me divertono, non sono certo il fulcro della serie, ma hanno un’organicità nel loro sviluppo e sono sufficientemente cialtroni e incasinati quanto i protagonisti.

    come hanno scritto altri, le puntate con TNR volano sempre e questo è di per sè un sintomo di buona fattura. probabilmente non sarà ricordata come un capolavoro nella storia della serialità, ma conta?

  14. Paola scrive:

    Non entusiasta ma neanche negativo, il mio parere. A tratti la trovo ancora un po’ noiosa, e con apparente movimento, molto più di quanto in realtà non sia. I personaggi sono un po’ forzati, i due eroi in testa, ma nel complesso è vedibile. Ah Will è repubblicano? Davvero la cosa mi era sfuggita, l’anno scorso, tanto mi sembra liberal. Spero di no ovviamente perchè io sono sempre di parte, nonostante mi sforzi. Io non trovo le love stories irritanti, mai. Danno quel tocco di romance senza le quali qualsiasi serie è noiosa, a mio parere, e quindi trovo abbastanza intrigante il formarsi del pentagono. Ma appena abbastanza, niente di eclatante finora. Direi grandiosa l’apertura con l’avvocatessa, poi tutto declina un po’ con qualche punta di noia. A me la scena di lui che paga per lei è sembrata invece carina, come la “deposizione” della nostra, con lui seduto fuori..ma ripeto, appena “carini” fino ad ora. peccato io sia in partenza ( per gli Usa tra parentesi) e non poter vedere il seguito. Avrò voglia di recuperare? Già dovrò recuperare House of cards, che mi sembra much much better..vedremo.

  15. winston smith scrive:

    Julia ha scritto:

    Scusate, perché nessuno ha ancora menzionato ciò?

    Momento a 0:46, con Will che alza le mani: mi sono sbellicato per tutto il resto della scena. XD

    Ieri sera ho recuperato i primi due episodi della nuova stagione, che per ragioni di tempo non avevo ancora potuto vedere. A me The Newsroom, salvo per i pentagoni romantici, è sempre piaciuto, ma non posso fare a meno di scrivere che trovo la serie molto migliorata rispetto a come la ricordavo. Le ragioni di ciò le avete praticamente elencate tutti voi fra la recensioni e i commenti: presenza di una trama orizzontale consistente, finalmente scricchiolii nel modo di pensare (e di agire) politico fra il republican Will e la democrat Mac, subplot interessante per Neal con la nascita del movimento OccupyWallStreet (rispetto al Big Foot dello scorso anno, se non ricordo male), campagna elettorale sullo sfondo (ho un debole per le elezioni, cosa ci posso fare?), screentime concesso alle varie coppie che scoppiano ridotto drasticamente rispetto a prima.

    @ Alice Cucchetti: giusto per sapere, ma come fai a dire che in The West Wing i personaggi femminili sono semplicemente “queste strane creature imbranate e tanto buffe, seppur bellissime e amate e venerate dai personaggi maschi”? C.J. è probabilmente il personaggio caratterialmente più forte della serie e Donna Moss dimostra una pazienza e una tenacia incredibili sopportando e aspettando Josh per ben sette lunghe stagioni senza mai stancare lo spettatore. È vero che Sorkin non ha scritto The West Wing fino alla fine – ergo non si può dare a lui tutto il merito -, ma i personaggi li ha pur sempre creati lui. E non sono per nulla petulanti come Maggie (ma magari per te sì, quindi ecco perché il tuo giudizio è diverso dal mio nel valutare differentemente la caratterizzazione delle donne di The West Wing rispetto a quella delle donne di The Newsroom). XD

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