the bridge

The Bridge – 1×01 – Pilot

Ciudad Juàrez, stato di Chihuahua, Messico, 3000 omicidi commessi lo scorso anno. El Paso, stato del Texas, USA, 5 omicidi commessi nello stesso arco di tempo. Due realtà lontane ma vicinissime geograficamente, unite da un ponte che porta il nome significativo di The bridge of the Americas. Nascere da un lato o dall’altro di quel confine fa molta differenza, perché se ad esempio sei una donna di Ciudad Juàrez il tuo omicidio sarà solo un numeretto in più in una lunghissima lista, un evento insignificante a cui nessuno cercherà di trovare spiegazione; se invece sei una donna di El Paso – perdipiù un giudice – le cose allora cambiano, e il tuo caso avrà diritto alla massima attenzione.

Ma se il corpo trovato sul ponte, proprio sul confine, è composto per metà da una donna americana e per l’altra metà da una donna messicana, cosa accade? Che prima quello della ragazza messicana era solo uno delle centinaia di corpi buttati nelle “case della morte”, e adesso invece quel corpo riconquista finalmente un nome, un’identità. Ma solo perché qualcuno si è preso la briga di unire i poveri resti abbandonati in un congelatore di una 19enne messicana con quelli di un giudice americano, a formare un corpo di donna completo. Due corpi diventano uno, perché quelle gambe e quei piedi più scuri combaciano benissimo con quel tronco e quel volto più chiari, perché lì su quel ponte c’è la cruda verità dei corpi spogliati dalle sovrastrutture che li definivano quando erano ancora vivi. Il giudice e la ragazza appartenevano a due mondi molto lontani, e adesso sono unite dall’assolutezza della morte, dal loro tornare a essere semplicemente “corpi”. La realtà che appartiene a entrambe è quella sottolineata dalla loro macabra unione post mortem: prima c’erano due donne che respiravano, camminavano, parlavano, e ora ci sono solo dei poveri resti; un corpo non ha più valore di un altro solo perché è nato dalla parte “giusta”, perché è proprio il corpo nella cruda verità della morte a ricordarci che la dignità di esseri umani appartiene a tutti, così come dovrebbe appartenere a tutti la dignità della fine.

Remake della serie svedese Bron/Broen, dove il ponte era quello che divideva la Svezia e la Danimarca, The Bridge parte da premesse molto intriganti, perché aldilà dell’indagine sull’omicidio del giudice i temi accennati in questo pilot sono molto “pesanti” e significativi. Ho letto che all’inizio si era pensato di ambientare la serie al confine tra USA e Canada, ma per quanto mi riguarda la scelta di spostare l’azione sul confine tra il Texas e la città più criminale del Messico (e del mondo) è vincente. Ciudad Juàrez è un “luogo oscuro”, un “atomo opaco del male”, un posto dove centinaia di donne scompaiono ogni anno senza spiegazione, e senza che la maggior parte delle persone si faccia domande.

La protagonista Sonya Cross – interpretata da Diane Kruger – qualche domanda prova a farla al collega messicano Marco Ruiz, ma ottiene solo vaghe risposte. Due corpi su un ponte, due mondi diversi, due investigatori che hanno ben poco in comune. L’espediente dei mismatched cops è vecchio e fin troppo abusato, ma ogni tanto funziona ancora. Abbiamo una protagonista femminile decisamente molto caratterizzata: aspetto WASP, single, sindrome di Asperger che le rende impossibile mostrare empatia verso chiunque; e poi abbiamo un protagonista maschile (Demiàn Bichir) con una bella faccia simpatica, apparentemente bonario, comunicativo, due matrimoni alle spalle e tre figli. Per adesso l’”incontro” tra i due funziona, perché alla iper-caratterizzazione di lei si contrappone la “normalità” di lui per fortuna scevra da colorazioni folkloristiche.

La notte del ritrovamento dei corpi c’erano tanti altri destini che attraversavano quel ponte, e tra loro quello della ricca signora texana, la ranchera che accompagna il marito moribondo sull’ambulanza e che poi si sente chiedere il divorzio poco prima di restare vedova. E come se non bastasse lo shock subito, ecco una chiamata da parte di una donna misteriosa sul telefono del marito, e soprattutto una chiave che apre un lucchetto posto su una porta che si apre su… non ci viene mostrato, perlomeno per adesso. Una storyline che suggerisce crimine e corruzione.

E quella notte sul ponte c’erano anche un americano strambo che vive in mezzo al nulla, con una ragazza messicana chiusa nel portabagagli della sua auto, per farle attraversare il confine. Una storyline che suggerisce alienazione.

E poi c’era la macchina che trasportava le due metà dei corpi, immortalata dalla telecamere di sorveglianza, che risulta appartenere a un giornalista di El Paso, uno definito da tutti “uno stronzo”. Non era il giornalista a guidare la macchina quella notte, ma è a lui che viene affidato il messaggio dell’autore del crimine con un metodo molto significativo: una bomba dentro l’auto. Sequenza davvero mozzafiato, quella del giornalista intrappolato nell’auto con il timer della bomba a scandire il tempo che gli resta, che mi ha fatta stare sull’orlo della sedia (del divano, whatever) per tutto il tempo. Ben girata, e ottimamente interpretata da Matthew Lillard.

“Per quanto tempo El Paso continuerà a guardare dall’altra parte?” questa è la domanda che pone la voce nel messaggio lasciato sul cellulare all’interno dell’auto. Un confine è davvero qualcosa di così reale? Basta attraversare una linea, e tutto ciò che accade dall’altra parte smette di riguardarci? La nostra empatia, la nostra pietà umana possono rivolgersi solo a quel che accade “dalla nostra parte”? Sono temi “pesanti”, l’ho detto, e per quanto questo sia solo il pilot, mi sembra che l’atmosfera e la scrittura siano quelle giuste per affrontarli: nere, incalzanti, con qualche spruzzata di dark humour.

L’unico elemento che non mi ha convinta del tutto è la protagonista, sia perché Diane Kruger per adesso non mi sembra minimamente all’altezza della bravura di Demiàn Bichir, sia perché questo personaggio rischia di essere troppo caratterizzato dalla sua sindrome di Asperger. Preferisco personaggi più “sfumati”, da scoprire poco a poco. E poi dopo la Carrie bipolare di Homeland e la Linden con l’esaurimento di The Killing, c’era proprio bisogno di un altro agente donna con problemi comportamentali? Però nella serie originale la protagonista ha l’Asperger, quindi questa non è stata una trovata della FX, bisogna dargliene atto. Ok, ma la Kruger si deve impegnare di più, non dico per arrivare ai livelli di Mireille Enos, ma perlomeno a quelli di Claire Danes.

A parte questo, il pilot mi è piaciuto per la sua atmosfera malsana e per il suo ritmo serrato e mi sento di promuoverlo a pieni voti:

Fuck Yeah

 

Note:

  • Nella serie svedese le parti girate in Svezia e in Danimarca venivano recitate nelle lingue originali dei due Paesi. Per fortuna in The bridge è stato fatto lo stesso, sarebbe stato ridicolo vedere i messicani che parlano tra loro in inglese.
  • La serie è stata girata a El Paso e a Los Angeles, dove è stato ricostruito il set messicano. Non è stato possibile girare a Ciudad Juàrez perché “troppo pericolosa”.
  • Demiàn Bichir è stato il secondo attore messicano a essere candidato a un premio Oscar, dopo Anthony Quinn.
  • Il capo di Sonya è interpretato da Ted Levine, che ha fatto tante cose nella sua vita, ma che per me resterà sempre il Buffalo Bill di “Il silenzio degli innocenti”
  • E’ previsto anche un remake britannico-francese, dal titolo di “The tunnel”, che suppongo sarà ambientato nel tunnel sotto la Manica.

Daniela G.

DaphneMoon in una vita precedente. Mi piacciono le serie raffinate e quelle dove la gente si spara in faccia senza tanti complimenti. Esempio di mirabile sintesi di entrambe queste caratteristiche? The Wire.

92 Comments

  1. La storia, sulla carta, mi piace tantissimo. Diane Kruger è bellissima ma l’ho trovata decisamente sottotono per una serie del genere. Mi aspetto MOLTO di più.

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  2. scusate..ma a me risulta che il poliziotto messicano abbia parlato in inglese misto a spagnolo sia col figlio, che con la moglie…..che con il suo “capo”

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  3. AthanasiusPernath 17 luglio 2013 at 15:54

    non voglio assolutamente essere scortese, e mi scuso fin d’ora se dovessi sembrarlo..però, Daniela G., mi spieghi a che mi serve una recensione su una serie con la Kruger se non mi dici se, quanto, quando e con chi si spoglia? >_<

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  4. Segnalo anche che la serie va in onda doppiata su Fox Crime a partire da domani, destino in genere riservato a quelle serie americane che dopo qualche episodio si rivelano delle autentiche boiate. Non mi sembra però questo il caso.

    Pilot estivo davvero convincente, grazie anche ad una coppia di protagonisti ben assortita che il momento mi suscitano maggiore simpatia di quanto non abbiano fatto Linden e Holder di “The Killing”, l’altra serie danese adattata a cui corre subito il riferimento.

    Ho apprezzato in particolare che per adesso non ci venga detto molto dei protagonisti, il che per me è un bene (odio quando gli autori stipano a forza tutte le informazioni nei primi 40-50 minuti). Per esempio, che lei avesse l’Asperger (non ricordo se nella serie viene detto), mica l’avevo capito, una condizione medica che in genere, se sfruttata a dovere in un telefilm, può strappare più di qualche risata, vedi tutta la parte sulla mancanza di empatia di Sonja nei confronti del marito della giudice, che ho trovato esilarante. Spero solo che da qui a qualche episodio non mi trasformano la nemesi in uno dei soliti “cattivi da telefilm”, perchè per adesso il fatto che i suoi omicidi siano dettati più che altro da una forma di protesta sociale e che sia un mago della tecnologia burlone me lo fa piacere più di quanto ultimamente non stia facendo Dexter…

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  5. @ andrealeoni:
    a me è sembrato che Marco parlasse in inglese – con qualche frase in spagnolo – solo con il figlio. Forse il ragazzo preferisce così. Invece con il suo capo parla in spagnolo, ho rivisto la scena.

    @ AthanasiusPernath:
    mea culpa, recensione incompleta XD. C’è una scena in cui lei si toglie la camcia e resta in reggiseno. però è un reggiseno sportivo, e non si vede granché.

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  6. Mi è piaciuto abbastanza, tanto che mi sono messo a guardare Bron/Broen. E, mi rimetto a voi se gli avete dato un’occhiata, la Kruger mi è parsa quasi più brava di Sofia Helin a mettere in scena una con l’Asperger. L’ho trovata meno schizzata, e più fredda. Però, siccome non conosco nessuno con l’Asperger, non so se il mio giudizio sia corretto. Mi baso, più che altro, sempre da interpretazioni cinematografiche di personaggi con tale sindrome (vedi Adam, con Hugh Dancy).

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  7. grazie…dev’essere che ricordavo male…però durante la visione ricordo che la cosa mi aveva colpito..andrò anche io a fare un ripasso

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  8. AthanasiusPernath ha scritto:

    non voglio assolutamente essere scortese, e mi scuso fin d’ora se dovessi sembrarlo..però, Daniela G., mi spieghi a che mi serve una recensione su una serie con la Kruger se non mi dici se, quanto, quando e con chi si spoglia? >_<

    Nella serie finora poca roba. Ma nella vita privata pare che quel destino sia toccato a quel culone di Joshua Jackson.

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  9. sì in effetti marco rrrrruiz ha parlato inglese anche al di là del confine. ma che ci vuoi fare, la pigrizia mentale degli americani è imbarazzante -.-
    anche a me è piaciuto molto il pilot: le atmosfere, la fotografia, la tensione. Anche gli attori mi sembrano azzeccati (Buffalo Bill!!! O_O) ma non sciolgo la riserva su Diane Kruger. A me non è piaciuta granchè, troppo esagerata nella caratterizzazione, ma un simile personaggio non si può giudicare solo dal pilot, dove magari ti buttano tutto in faccia per farti capire con chi hai a che fare. Mi auguro che nelle prossime puntate venga reso tutto più sfumato, anche perchè appunto, sapendo che ha la sindrome di Asperger mi fa strano pensare che il capo la mandi sola a comunicare la notizia al marito della vittima…..Fortuna che hanno cambiato l’ambientazione e l’hanno spostata in messico (e
    quasi non sarei nemmeno dispiaciuta da un remake anglo-francese). Molto molto interessante infine il fatto che abbiano inserito nella trama i rapimenti e omicidi di donne di ciudad juarez.

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  10. ma solo a me è parso assurdo che non abbia fatto passare l’ambulanza col tizio con l’infarto per non inquinare la scena del crimine?? cioè va bene la sindrome d’asperger, ma non puoi fare il poliziotto se non ti rendi neanche conto di quali sono le priorità nella vita…mah

    per il resto concordo con la recensione. ottimo pilot.

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  11. Devo dire che aspettavo con trepidazione il pilot di questa nuova serie e non sono rimasto affatto deluso: ottima regia (amando i noir ho molto apprezzato l’atmosfera dark della puntata, quasi opprimente), buonissime interpretazioni (un Damiàn Bichir eccellente ed una buona Diane Kruger, anche se non all’altezza del partner finora) e soprattutto una storia davvero intrigante (hanno fatto bene quelli di FX ad ambientare la storia nel confine tra USA e Messico, ossia due realtà in completa antitesi tra di loro).
    Namaste ha scritto:

    Ho apprezzato in particolare che per adesso non ci venga detto molto dei protagonisti, il che per me è un bene (odio quando gli autori stipano a forza tutte le informazioni nei primi 40-50 minuti).

    Sono d’accordo, uno dei punti di forza di questo episodio è stato quello di presentare la storia e i protagonisti con un buon ritmo ma senza svelare più del necessario.
    Puntata da FY.

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  12. AthanasiusPernath 17 luglio 2013 at 18:11

    Namaste ha scritto:

    AthanasiusPernath ha scritto:

    Nella serie finora poca roba. Ma nella vita privata pare che quel destino sia toccato a quel culone di Joshua Jackson.

    lo so. è il motivo per cui mi rifiuto di vedere Fringe.

    grazie Daniela. aspetto le prossime recensioni. se diventano meno pudichi, provo a dare un’occhiata.

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  13. del the bridge scandinavo non avevo conoscenza, mi ricordo invece il the bridge canadese, di cui ho visto una puntata, ma non sono più riuscita a trovarlo.
    questo the bridge del sud non l’ho ancora inquadrato bene. buona l’idea di non fare proprio uno spiegone della storia dei protagonisti, anche se ci sono più elementi di quelli che sarebbero bastati per una prima puntata.
    marco ruiz è per ora il mio “eroe”, mentre la poliziotta anche per me è un po’ esagerata.
    non mi sembra che abbiano accennato alla particolare sindrome, sebbene abbiano spinto per farci credere che un problema con nome e cognome comunque l’abbia ed il suo comportamento non sia solo conseguenza della perdita della sorella.
    mi rende preplessa il fatto che si continui ad usare la sindrome di asperger in particolare (quanti ce ne sono finora? sherlock holmes, il poliziotto di hannibal ed ora questa). non so se la usino per sensibilizzare il pubblico sulla malattia stessa, oppure per il fatto che sia una forma di autismo più “gestibile” e “romantica” e, soprattutto, più cinematografica o, in questi casi, telefilmica; spero sia la prima, sennò sento puzza di sciacallaggio. cha sappia io c’è un precedente in letteratura ed è “lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, ma non mi sembra seriale.
    personalmente darei un ok alla puntata e mi piacerebbe continuare a vedere la serie.

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  14. A me sta venendo un nervoso…..
    Mi spiego.
    Nel periodo estivo non seguo molte serie, ma questo pilot l’ho trovato avvincente sia da un punto di vista della recitazione, sia dalla regia, percui un fuck yeah abbondante ci sta tutto.
    L’attore che interpreta il poliziotto messicano è perfetto in questa parte, mentre Diane Kruger è secondo me un pò sopra le righe, ma a LEI si può perdonare questo ed altro.
    Il nervoso mi sale se paragono questo magnifico pilot a “under the dome”, da un punto di visto teorico le potenzialità erano infinitamente superiori,ma nella realtà dei fatti….

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  15. @ aleale:

    Il “The Bridge” canadese del 2010 di cui parli, quello col Capitano di BSG, è solo un caso di omonimia. Cioè sì, anche lì c’era un ponte, che divideva il quartiere malfamato da quello benestante, ma se non sbaglio (ho visto anch’io solo qualche puntata su AXN, prima che lo sospendessero), c’era di mezzo soprattutto un caso di corruzione all’interno del sindacato di polizia. Altra roba, insomma. Questo remake invece sembra un thriller poliziesco vero e proprio.

    Sulle perplesstà riguardo all’Asperger di Sonya non la definirei una malattia mentale come può essere invece l’autismo, l’associerei più ad una condizione, quella di chi ha difficoltà ad esprimere i propri sentimenti o a provare empatia per quelli degli altri. Hai fatto molti esempi dimenticando però Sheldon Cooper, forse il malato di Asperger più illustre in campo seriale, io ricordo anche Jerry Espenson di “Boston Legal”, anche se lì si tratta di personaggi la cui condizione viene volutamente caricata perchè in tono da commedia. Non mi sembra però che con “The Bridge” si corra questo rischio, anche perché, in questo caso, la Kruger può contare sul set della consulenza di Alex Plank, 26enne esperto di Asperger, essendone lui stesso afflitto, nonchè regista della web-series “Autism Talk TV”, uno che insomma è stato messo lì per far sì che l’Asperger di Sonya risulti abbastanza verosimile. Fermo restando che è pur sempre il personaggio di un telefilm, quindi qualche eccesso, come nel caso dell’ambulanza, glielo si può ancora concedere.

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  16. Ok, ma la Kruger si deve impegnare di più, non dico per arrivare ai livelli di Mireille Enos, ma perlomeno a quelli di Claire Danes.

    Ti adoro! :D
    Sì, era davvero poco necessaria la detective asperger e, per ora, Sonya Cross non mi dice niente. Il protagonista maschile, invece, sembra molto simpatico e mi piacciono le parti recitate in spagnolo. Non capisco un tubo, ma vedi mai che riuscissi ad imparare qualche parolina. The Killing mi conquistò subito, questo The Bridge ha qualche cosa che ancora non mi convince anche se il caso sembra molto interessante e su un bel giallo io non sputo mai.
    Molto bello il brano d’apertura.

    http://www.youtube.com/watch?v=LiW5dozlQcw

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  17. Daniela G. ha scritto:

    @ AthanasiusPernath:
    mea culpa, recensione incompleta XD. C’è una scena in cui lei si toglie la camcia e resta in reggiseno. però è un reggiseno sportivo, e non si vede granché.

    e si annusa le ascelle, che annulla qualsiasi vaga ispirazione d’altro tipo… :)

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  18. Avendo già visto l’originale da cui è tratto, per me non è esistita tensione, tranne che nelle diversificazioni. Detto questo, se fosse durato 10 minuti in meno, sarebbe stato meglio.

    Per chi ha negli occhi l’originale, hanno toppato alla grande nelle scelte fondanti, da quelle attoriali (Kruger dovrebbe essere meno carica [a proposito, Danes a Enos non le da una pista, ma due...]) a quelle di scrittura (facilona l’ambientazione, perché così gli autori giocano con minimo sforzo su mondi diversi, non solo culture e modus operandi).

    L’intuizione buona l’hanno avuta – se è vero – quando volevano ambientarla tra Canada e USA. Sarebbe stato praticamente Bron|Broen con i soldi e la qualità produttiva statunitense, che significa quindi una serie esagerata.
    Così è solo un buon pilota di quella che può essere una buona serie e niente più.

    Rispondi

  19. Pogo ha scritto:

    Avendo già visto l’originale da cui è tratto, per me non è esistita tensione, tranne che nelle diversificazioni. Detto questo, se fosse durato 10 minuti in meno, sarebbe stato meglio.

    Per chi ha negli occhi l’originale, hanno toppato alla grande nelle scelte fondanti, da quelle attoriali (Kruger dovrebbe essere meno carica [a proposito, Danes a Enos non le da una pista, ma due...]) a quelle di scrittura (facilona l’ambientazione, perché così gli autori giocano con minimo sforzo su mondi diversi, non solo culture e modus operandi).

    L’intuizione buona l’hanno avuta – se è vero – quando volevano ambientarla tra Canada e USA. Sarebbe stato praticamente Bron|Broen con i soldi e la qualità produttiva statunitense, che significa quindi una serie esagerata.
    Così è solo un buon pilota di quella che può essere una buona serie e niente più.

    Va beh ma che vuol dire, il fatto che abbiano preso ispirazione per il tema non vuol dire che debba essere per forza un remake totale, anzi, ben vengano le differenze, se no che senso ha avere la fotocopia di un’altra serie? (parlo da profano di Bron/Broen, non avendolo visto).
    Sull’opportunità dell’ambientazione USA/Canada mi accodo a Daniela G., ambientandolo al confine con il Messico la contrapposizione dei due mondi è molto più sentita a mio parere.

    Detto ciò questo pilot mi ha soddisfatto, specialmente la scena della bomba, imprevedibile fino all’ultimo. Non è da tutte le serie questa qualità (qualcuno ha detto Under The Dome? ;) ).
    Diane Kruger non l’ho vista così sopra le righe nell’interpretazione, anzi, a me è piaciuta molto.
    Speriamo la serie si tenga su questi livelli se non meglio, le premesse ci son tutte.

    Rispondi

  20. pibe ha scritto:

    il fatto che abbiano preso ispirazione per il tema non vuol dire che debba essere per forza un remake totale

    Se copiare pari pari scene, eventi, parole, dialoghi e situazioni dell’originale per te è prendere ispirazione, allora dobbiamo chiarirci prima di affrontare questo discorso. Il 90% di questo pilota è esattamente quello fiammingo. Né più, né meno. Perfino le parole e la costruzione dei personaggi. Ergo è un remake nella più classica delle sue manifestazioni. Ergo, il raffronto con l’originale è a) immediato, b) sacrosanto, c) perdente alla grande.

    pibe ha scritto:

    Sull’opportunità dell’ambientazione USA/Canada mi accodo a Daniela G., ambientandolo al confine con il Messico la contrapposizione dei due mondi è molto più sentita a mio parere.

    A parte che la scelta dell’ambientazione è evidentemente di comodo, perché così più facile articolare le differenze, limitandosi a “fotografare” l’esistente, il bello della serie originale è proprio quello di contrapporre le differenze di un unico ceppo culturale (la scelta Svezia-Danimarca non è casuale, è precisa, perché non sarebbe stata la stessa cosa Nor-Sve [lingua intercambiabile] o Nor-Dan oppure Fin-Sve e così via).

    Il bello è che tra Canada e USA passano le stesse, ma anche di più, differenze che passano tra la Svezia e la Danimarca. Entrambe le situazioni sono gli sviluppi di un unico ceppo culturale che si è trasformato negli anni, nei decenni e nei secoli in modo differente.
    Con Canada-USA gli sceneggiatori sarebbero stati costretti a lavorare molto di più, ma l’organicità del racconto sarebbe stata salvaguardata (entrambe le lingue sono della famiglia della lingua anglosassone, tanto per dire…) così da concentrarsi non pigramente su differenze chiare, ma giocare su quegli aspetti che contraddistinguerebbero un poliziotto degli USA e un poliziotto del Canada.*

    *non cadete nell’errore di pensare “simili” USA e Canada… sono due entità molto diverse tra loro.

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  21. Sto Marco Ruiz mi piace proprio! Finalmente un uomo in una serie americana che non esce dalle riviste patinate e che non passa più di cinque minuti davanti allo specchio.

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  22. In Italia potremmo ambientarla sul ponte sullo stretto di Messina, con protagonisti Montalbano per la Sicilia e una poliziotta calabrese con l’esaurimento nervoso… ah, già, il ponte non l’hanno ancora fatto :-D

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  23. @ Pogo:

    In effetti concordo con te. L’ambientazione sul confine col Messico non mi dispiace e mi ci adeguo senza problemi, anche se è evidente che sia una scelta di comodo, è facile avere a che fare con la criminalità messicana come fonte inesauribile di trama che permette di far accadere praticamente qualsiasi cosa. Ambientarla sul confine col Canada però l’avrei trovato davvero interessante.

    Spero si distacchino presto dalla serie originale perchè ce l’ho scaricata da un po’ e avrei intenzione di vederla.

    Rispondi

  24. Io mi sono divertita a guardarlo, l’atmosfera e la location sono interessanti, e mi parso sufficientemente avvincente, soprattutto nel porre le basi delle varie storie che poi immagino si incastreranno.
    Sono d’accordo con chi ha trovato la Kruger l’anello più debole. Io guardandola, pensavo continuamente, toh guarda, la Kruger che cerca di fare l’ennesima detective disturbata, ma non sono mai riuscita a scordarmi di lei per vedere il personaggio.

    Rispondi

  25. @ Namaste:
    1) ecco spiegato perchè non hanno potuto ambientare il the bridge attuale sul confine con il canada, senza cambiarne il titolo.

    2) la terza possibilità che avrei voluto citare, ma non riuscivo a rendere così ho abbandonato, era il coinvolgimento di qualcuno dello staff. avevo pensato a qualche sceneggiatore, o produttore, che ha qualche familiare affetto dalla sindrome (che comunque fa parte dell’autismo, sebbene non così invalidante). spesso in un film o telefilm o libro qualcuno dei personaggi ha qualche malattia (cancro, alzheimer, epilessia o qualcosa di ancora più complesso e tragico e/o raro) e penso che che la scelta di rappresentarla nasca dall’urgenza di far conoscere a più persone possibile il disagio, la tempesta di sentimenti, il dolore, e il bisogno di condividere il peso che si porta. questo lo sento come genuino, poi secondo me dietro l’angolo c’è sempre lo sfruttamento di una condizione per portare ascolti e pubblico. spero di essere stata perlomeno comprensibile.
    non ho mai visto big bang theory nè boston legal.

    3) non conosco diane kruger, ma per ora non mi sembra gran che, forse perchè sono donna non più giovane e invidio le giovani bionde in forma.

    Rispondi

  26. io invece apprezzo molto l’ambientazione non tanto in Messico, ma proprio a Ciudad Juàrez, un luogo dove accadono cose spaventose, c’è una mattanza di donne che va avanti da tantissimo tempo. Questa serie va in onda in contemporanea in ben 140 Paesi (in Italia stasera il primo episodio su FOX Crime). Se ne deve parlare il più possibile. Sono stati fatti un paio di film sulla questione, molti libri sono stati scritti. Ma niente è lontanamente paragonabile all’impatto “popolare” che può avere la TV. Certo, magari la questione verrà toccata solo superficialmente da The bridge, non lo so, aspetto di vedere il finale per dirlo. Ma che si parli in maniera “popolare” di questa faccenda a me sta benissimo.

    Rispondi

  27. BetterLife ha scritto:

    Spero si distacchino presto dalla serie originale perchè ce l’ho scaricata da un po’ e avrei intenzione di vederla.

    Lo spero anch’io, perché copiando pari pari, ma facendo una scelta di eterogeneità totale delle culture, rischiano solo di produrre una serie mediocre. Ovviamente questo era solo il pilot (identico!), io credo si distaccheranno dall’originale; è la spiegazione più logica.
    Comunque un consiglio: guarda l’originale prima della serie made in USA.

    Daniela G. ha scritto:

    Ma che si parli in maniera “popolare” di questa faccenda a me sta benissimo.

    Scusami Daniela, ma chissenefrega [non della tematica, attenzione, che meriterebbe documentari, racconti, libri, serie tv etc...] di Jùarez e della questione degli omicidi e violenza sulle donne della città messicana: non ti serve copiare* una serie scandinava per parlare della questione Jùarez.
    Io non contesto l’ambientazione in modo totale, contesto il fatto che abbiano riportato perfino i dialoghi dal pilota scandinavo per non mantenere la specificità di quel pilota, che sarebbe stata salvaguardata nell’ambientazione tra Canada e Stati Uniti.
    Prendi spunto e racconta un’altra storia allora (in realtà sono convinto che lo faranno, ma il punto non è questo, spero di essere stato chiaro).

    *ovviamente parliamo solo del pilot, che è una copia dell’originale…

    Rispondi

  28. @ Pogo:
    punto primo: non stavo rispondendo specificamente a te, era una mia considerazione generale.
    punto secondo: chissenefrega se per parlare di questa faccenda si sono basati su una serie scandinava il cui pilot è uguale a questo. perlomeno io me ne frego. Il remake sarebbe stato più conforme all’originale se il confine fosse stato tra USA e Canada? penso di sì (non ho visto Bron), ma chissenefrega (again). Perché non hanno fatto una serie originale sull’argomento? Boh. Ma non me ne può fregare di meno.
    a me la faccenda di Ciudad Juàrez interessa, punto. delle differenze tra USA e Canada onestamente me ne frega molto, ma molto meno. Mi fa piacere che si renda “popolare” grazie a una serie TV un argomento come quello di CJ. Poi ribadisco, può essere che il tutto venga trattato superficialmente, aspetto il finale per dirlo.

    Rispondi

  29. aleale ha scritto:

    ecco spiegato perchè non hanno potuto ambientare il the bridge attuale sul confine con il canada, senza cambiarne il titolo.

    La scelta (secondo me saggia) di non ambientarlo tra Canada e USA non credo riguardi il titolo o il caso di omonimia con l’altra serie canadese, ma solo le differenze tra le due nazioni che, sì ci sono, ma non sono poi così marcate come dice Pogo. Per fare un esempio, e un po’ come tra noi e i confinanti cugini francesi, ognuno pensa che l’altra nazione sia quella più stupida, con i maggiori difetti, che puntualmente vengono messi alla berlina, dimenticandosi spesso che in verità nessuno dei due ha molto da gioire o di cui andare particolarmente fieri. A me che l’americano prenda il giro il canadese perchè ama l’hockey su ghiaccio, o che quello canadese prenda il giro l’americano perchè preferisce il baseball e il football, esattamente come a Daniela G., frega poco. Parliamo in ogni caso di due nazioni ricche, immerse nello stesso sistema economico-produttivo. Molto più interessante invece la dicotomia che si viene a creare quando si sceglie di ambientare una serie tra Stati Uniti e Messico, tra Nord e Sud del mondo, tra ricchezza e povertà, tra giustizia che non ammette deroghe e giustizia che invece lascia correre perchè le priorità sono altre, tra una ragazza di Los Angeles che sogna Hollywood e una di Los Altos che invece sogna l’America, quell’America che oggi, se guardiamo proprio alle strade di Los Angeles, è però sempre più Mexico. Ecco, non ho visto la serie originale ambientata tra Svezia e Danimarca, e non vedrò la serie BBC/Canal Plus ambientata tra UK e Francia, come non vedrei probabilmente una serie italiana ambientata, se ci fosse, sul ponte di Messina, visto che Calabria e Sicilia quelle sono, la stessa cosa. Nel caso di “The Bridge”, che essendo serie USA, non poteva certo chiamarsi “El Puente”, basta invece questa piccola differenza di sceneggiatura, in una serie copiata al 90% dalla serie originale, per rendermela molto più invitante.

    OT: A proposito di serie remake degli originali, è prevista una qualche recensione per l’In Treatment italiano? Gli ho dato un’occhiata di recente e ne sono rimasto piacevolmente colpito.

    Rispondi

  30. AthanasiusPernath 18 luglio 2013 at 12:23

    Namaste ha scritto:

    aleale ha scritto:
    A me che l’americano prenda il giro il canadese perchè ama l’hockey su ghiaccio, o che quello canadese prenda il giro l’americano perchè preferisce il baseball e il football, esattamente come a Daniela G., frega poco. Parliamo in ogni caso di due nazioni ricche, immerse nello stesso sistema economico-produttivo.

    poi però non ve la prendete se Pogo risponde con un papiro irritato, perchè già di base stavolta non c’ha torto, se poi la questione che pone viene banalizzata così è normale che si mette a ‘spandere’ :D

    (preciso che a me della diatriba frega poco, ho già chiarito quali sono le mie priorità. preferisco il Messico perchè fa più caldo e sono più frequenti le canottierine)

    Rispondi

  31. Daniela G. ha scritto:

    io invece apprezzo molto l’ambientazione non tanto in Messico, ma proprio a Ciudad Juàrez, un luogo dove accadono cose spaventose, c’è una mattanza di donne che va avanti da tantissimo tempo.

    @ Daniela G.:
    Anche per me la scelta di ambientare la serie a Ciudad Juàrez è stata azzeccata, perchè se ne parla troppo poco di una cittadina che ormai si trova ai margini della civiltà (ed è giusto che se ne dia risalto in TV). Non so se hai letto l’ultimo libro di Saviano (Zerozerozero), ma non mi ha sopreso il fatto che non abbiano potuto girare lì perchè troppo pericoloso (Ciudad Juàrez è davvero uno dei posti più pericolosi del mondo).

    Rispondi

  32. AthanasiusPernath ha scritto:

    poi però non ve la prendete se Pogo risponde con un papiro irritato

    Irritato mai… solo se si parla di B&W che rovinano le cose… :-D
    Il papiro, sarei tentato, ma non ho tempo fortuna per voi… :-P

    Mi limito a rispondere a Daniela G. che mi dispiace se si è irritata, ma è evidente che la sua risposta per quanto generale era ANCHE in risposta a quanto da me scritto. Inoltre non volevo metterla sul personale.

    A Namaste mi limito a dire che ha preso due cantonate, non una: Francia e Italia sono due Paesi completamente diversi (a partire da lingue non intercambiabili…).
    Stati Uniti e Canada sono ancora più diversi, essendo la prima una manifestazione del mondo anglosassone trasformatosi dopo l’indipendenza con una sua culturale peculiarità (una cultura nord-americana moderna), la seconda una diretta evoluzione della cultura europea, che essenzialmente resta legata al Vecchio Continente, seppur con differenze innegabili (i Canadesi parlano in km, gli statunitensi rispondono in miglia, i canadesi parlano una lingua vicina al british, gli statunitensi parlano un crogiolo di gerghi ex inglese, definibili come statunitense, spesso incomprensibili a chi è abituato al british… ma giusto per dire due sciocchezze che mi venivano in mente).
    [mi rendo conto che quanto scritto non è sufficiente, ma vado di fretta].

    La cosa sconvolgente di Namaste, comunque, è che si vanta di non aver visto Bron|Broen ma dice gli interessa molto di più questo. Che è una copia malriuscita (a meno che uno dopo aver visto anche l’originale voglia mantenere il punto e non ammettere una verità sotto gli occhi di tutti).

    Rispondi

  33. @ AthanasiusPernath:
    non ho scritto io quelle cose

    Rispondi

  34. Namaste ha scritto:

    AthanasiusPernath ha scritto:

    non voglio assolutamente essere scortese, e mi scuso fin d’ora se dovessi sembrarlo..però, Daniela G., mi spieghi a che mi serve una recensione su una serie con la Kruger se non mi dici se, quanto, quando e con chi si spoglia? >_<

    Nella serie finora poca roba. Ma nella vita privata pare che quel destino sia toccato a quel culone di Joshua Jackson.

    A mio parere la culona è lei che può vedere il ragazzo perfetto AKA JJ nudo. sigh

    Rispondi

  35. @ AthanasiusPernath:

    Sulle differenze sportive tra i due paesi avrei in effetti dovuto specificare che di esempio terra terra si trattava, e se in quel momento non stessi andando di fretta anch’io, ti assicuro che stavo anche per farlo, ma poi ho pensato che così ci saremmo persi la replica di Pogo che col suo solito tono accademico da “io sono io e voi non siete un cazzo” ci spiegava le differenze abissali tra i due paesi, e quindi non ho osato mettermi in mezzo. C’è gente come Pogo che su questo sito ama da sempre salire in cattedra, tipo quando uno gli chiede quali telefilm gli consiglia e lui tutto contento gli risponde, che questo bisogna assolutamente vederlo e che quest’altro invece fa schifo, l’importante è lasciarglielo fare.

    Che poi mi spiegasse cosa c’è di così sconvolgente nel vedere “The Bridge” senza aver visto “Bron”, cosa di cui non mi sono niente affatto vantato. Si tratta solo di una mia lacuna che avendo poco tempo libero non intendo colmare. Ho visto “Homeland” senza aver visto “Hatufim” e “In Treatment (USA)” senza aver visto “Be Tipul”, e la fruizione dei due prodotti non ne ha affatto risentito. Nel caso specifico di “The Bridge”, cambiando i confini cambiano anche i conflitti e, anche senza aver visto l’originale, ritengo che questo alla serie abbia giovato, perchè un conflitto tra Nord e Sud, è per me (non significa che debba esserlo per tutti) assai più interessante di quanto avrebbe potuto esserlo un conflitto tra Nord e Nord. Avrò fatto anche degli esempi banali o terra terra, ma che il nocciolo della questione fosse questo, mi sembrava abbastanza chiaro.

    Rispondi

  36. Dreamer88 ha scritto:

    ma non mi ha sopreso il fatto che non abbiano potuto girare lì perchè troppo pericoloso (Ciudad Juàrez è davvero uno dei posti più pericolosi del mondo).

    Aggiungici anche che non sarebbero stati coperti dall’assicurazione, tanto è vero che le scene ambientate in Messico sono in realtà girate a Los Angeles. Al contrario, girare in Canada avrebbe significato meno costi per location e crew. A dimostrazione che, in questo caso, di pura scelta tematica si è trattata.

    Rispondi

  37. AthanasiusPernath 18 luglio 2013 at 15:41

    Namaste ha scritto:

    @ AthanasiusPernath:
    [...]

    la mia era solo una battuta, stavo prendendo bonariamente in giro sia le semplificazioni (yep, si capiva benissimo che fosse un esempio scherzoso, tranquillo :) ) sia l’abitudine di Pogo di pontificare un poco. non c’era intento polemico, credevo che anche tra di voi il tono fosse quello.

    @aleale@ sorry, io mi limito a cliccare ‘cita’, non sempre la cosa va a buon fine :P

    Rispondi

  38. Boh? Non so cosa dire di questo Pilot, m’è piaciuto a metà. Bella l’ambientazione, la storia, i personaggi, la vicenda e l’avvicendamento… però manca “qualcosa” (per me). La Kruger mi è piaciuta molto. Aspetto con interesse le prossime puntate, sperando che siano un po’ meno… lente? Lente non è il termine giusto, ma non ne trovo uno migliore.

    Rispondi

  39. Pogo ha scritto:

    Se copiare pari pari scene, eventi, parole, dialoghi e situazioni dell’originale per te è prendere ispirazione, allora dobbiamo chiarirci prima di affrontare questo discorso. Il 90% di questo pilota è esattamente quello fiammingo. Né più, né meno. Perfino le parole e la costruzione dei personaggi. Ergo è un remake nella più classica delle sue manifestazioni. Ergo, il raffronto con l’originale è a) immediato, b) sacrosanto, c) perdente alla grande.

    Come avevo già specificato, non ho visto l’originale scandinava, quindi non potevo sapere quanto uguali fossero i due pilot. E proprio per questo mi accodo al ‘chissenefrega’ di Daniela G., non mi interessa sapere se Bron/Broen è uguale/meglio di The Bridge o se l’ambientazione USA/Canada avrebbe rispecchiato meglio quella Danimarca/Svezia. Ho intenzione di guardare The Bridge senza guardare prima/dopo l’originale, e pertanto di giudicarla per quello che vedo, non per come siano riusciti a fare un remake di un’altra serie.
    Poi chiaramente ciascuno è libero di guardarla con l’occhio critico di chi deve fare a tutti i costi un confronto con Bron/Broen e dire quanto sia più bella l’originale o quanto gli autori abbiano toppato nella trasposizione. Sarebbe come dire (esempio cazzuto) che gli Oasis hanno toppato alla grande perchè non sono riusciti a riproporre lo stile dei Sex Pistols e dei Beatles.

    Rispondi

  40. il pilot mi è piaciuto e non ho trovato la Kruger così inadeguata, stiamo a vedere come prosegue.

    una notazione: Fox non trasmette a stretto giro di posta solo le cose che finisicono in boiata. ha iniziato a farlo già con Lost e – che ne si sia estimatori o meno – direi che non era esattamente qualcosa di serie B.

    Rispondi

  41. Ma solo io l’ho trovato noiso lento? Quell’ora non passava più. Bella storia, ma sviluppata male, già alla scena della finta bomba in macchina mi è caduto tutto. BIG NO.

    Rispondi

  42. dory ha scritto:

    una notazione: Fox non trasmette a stretto giro di posta solo le cose che finisicono in boiata. ha iniziato a farlo già con Lost e – che ne si sia estimatori o meno – direi che non era esattamente qualcosa di serie B.

    L’ha fatto con “Lost” (se non erro) solo per le ultime due stagioni, quando cioè la serie era già diventata il fenomeno di massa più chiacchierato dai tempi di “Twin Peaks”, e andando quindi a colpo sicuro, che poi neanche tanto visto che comunque chi seguiva “Lost” continuava a seguirlo in lingua originale. Diciamo quindi che l’esperimento è partito con “Lost” più che altro per contenere le perdite, vedi ascolti disastrosi della prima messa in onda in chiaro con diversi mesi di ritardo su Rai 2. In tutti gli altri casi, quando cioè si trattava di scommettere alla cieca su un prodotto non rodato da trasmettere con una sola settimana di ritardo, la pay-tv italiana che ovviamente conosce molto bene i suoi abbonati (bazinga!) ha puntato rispettivamente su prodotti di sicura attrattiva come “Flashforward”, “Terranova” e “The Following”, cannando quindi in pieno le previsioni, mentre GOT che è invece a livello mediatico (s’intende) il vero erede di “Lost” continua ad arrivare con qualche mese di ritardo. Non sappiamo ancora come andrà a finire con “The Bridge”, nè quante stagioni eventualmente ci saranno, ma se per una volta ci dovessero prendere, diciamo che gli è andata di culo.

    Rispondi

  43. Sono d’accordo con chi dice che la scelta di ambientare la serie tra Usa e Messico sia assolutamente vincente rispetto a Usa Canada. Non metto in dubbio che ci siano differenze (anche grandi) tra la cultura statunitense e quella canadese (la seconda probabilmente più vicina ad un certo modo di vivere sociale europeo). Detto ciò, l’interesse sta proprio nel mostrare come un essere umano valga più o meno a seconda che si trovi al di là o al di qua di un certo confine. Quello che viviamo tutti i giorni anche a casa nostra: la morte di una persona di nazionalità italiana crea più risonanza rispetto a quella di un qualsiasi immigrato. Non voglio stare a ripetere quello che già spiega molto bene Daniela nella recensione, ma tutte queste tematiche sarebbero state semplicemente perse se il confine fosse stato un altro.

    Rispondi

  44. AthanasiusPernath ha scritto:

    sia l’abitudine di Pogo di pontificare un poco

    Io non pontifico mai. -.-’
    A parte gli scherzi, il mio tono è sempre lo stesso: neutro; è Namaste che è un tipetto virtuale isterico e spesso se la prende e attacca le persone dietro al nick. A me frega quanto può fregare del 2 di coppe con briscola a bastoni. Io continuo a rispondere nel merito degli argomenti e del contenuto.

    C’è da notare, tuttavia, una carenza di attenzione verso l’italiano, altrimenti non mi spiego il fraintendimento su alcune cose.
    Inoltre, se qualcuno scrive: [Namaste ha scritto:]

    le differenze tra le due nazioni che, sì ci sono, ma non sono poi così marcate come dice Pogo. Per fare un esempio, e un po’ come tra noi e i confinanti cugini francesi

    a me dell’esempio che fa dopo non frega nulla, perché questo è il vero contenuto, non l’esempio.

    Namaste ha scritto:

    per rendermela molto più invitante

    Namaste, non entro in polemica e faccio finta di nulla, perciò ti rispondo seriamente: come può essere una cosa “più invitante” di un altra di cui non conosci nulla?
    Ergo, ho detto “si vanta di non conoscere l’originale ma sa che è più bello questo” (il senso era quello).

    Lo ripeto a beneficio di tutti, perché pare che l’italiano sia diventato un optional: non me ne frega niente di giudicare con gli occhi dell’originale. Io posso farlo, lo faccio. Chi non può farlo, non lo fa e pace. Mica bisogna vedere l’originale per apprezzare il remake made in USA.
    Ma dire “ne guadagna con l’ambientazione tra Usa e Mexico” senza aver visto nemmeno l’originale (e poter quindi capire come sarebbe stato tra Canada e Usa, o comunque com’è l’originale) è una puttanata.
    Poi liberi di incensare qualcosa che, guarda caso, è incensato da chi ignora come potrebbe essere.

    E spero di non dover più tornare su questa polemica (e leggere perfino di Oasis e Beatles)…

    Rispondi

  45. Pogo ha scritto:

    E spero di non dover più tornare su questa polemica (e leggere perfino di Oasis e Beatles)…

    Era un esempio (cazzuto come ho specificato), il primo che mi è venuto in mente per non andare a prendere un’altra serie tv, visto che negli altri commenti sono già stati citati altri casi simili di serie televisive.
    Chiedo scusa se l’esempio è troppo terra terra per essere apprezzato da una così colta persona come te.
    (“Non torno sull’argomento”, però la frecciatina ce la metti eh…)

    Rispondi

  46. @ Pogo:
    ti invito a moderarti nelle tue esternazioni, sia quando fai riferimento ad altri utenti (es. Namaste) sia quando giudichi le opinioni altrui (es. “puttanate”)
    non è necessario che ci spieghi le differenze tra USA e Canada, perlomeno non a me, visto che sono stata in entrambi i posti.
    ti ho già spiegato perché apprezzo il fatto che vengano puntati i riflettori su una realtà come quella di CJ, e lo ribadisco. Ciò non toglie nulla alla qualità dell’originale o alla presupposta qualità di una serie che non esisterà mai ambientata sul confine USA/Canada (mi fa ridere il fatto che stiamo parlando di una cosa che non esiste). E questione di interesse verso certi temi. Tu sei interessato ad alcuni temi, altre persone di più ad altri. Stop, non c’è alcun bisogno di polemizzare, questa mi sembra davvero una discussione inutile.

    Pogo ha scritto:

    E spero di non dover più tornare su questa polemica

    me lo auguro anch’io. E soprattutto mi auguro che la prossima volta si usino toni diversi.

    babigò ha scritto:

    Detto ciò, l’interesse sta proprio nel mostrare come un essere umano valga più o meno a seconda che si trovi al di là o al di qua di un certo confine.

    babigò ha scritto:

    ma tutte queste tematiche sarebbero state semplicemente perse se il confine fosse stato un altro.

    sono totalmente d’accordo. magari sembrerà un tema “facile”, ma a me interessa.

    Rispondi

  47. Daniela G. ha scritto:

    magari sembrerà un tema “facile”, ma a me interessa.

    E’ “facile” trattare male questo tema. Tutt’altro dedicargli la cura e l’attenzione che merita, essendo qualcosa che riguarda tutti noi, le nostre coscienze di persone privilegiate nate nella parte “migliore” del mondo, assuefatti alla retorica cinica che pretende uno scarico continuo di responsabilità sullo squilibrio delle condizioni di vita, per cui alla fine non è mai cosa che ci riguarda in prima persona…ecco mi piacerebbe davvero che questa serie riuscisse a trattare il tema mettendo in evidenza anche questo.

    Rispondi

  48. Namaste, ti sei scordato The Walking Dead. e non mi pare abbia cannato. :) con Touch, che a me dopo pochi episodi ha stufato, ma che è serie confermata e che ha ascolti, lo fa ormai con molte serie di nuova uscita, perchè sanno benissimo che appunto ormai vederle in originale è pratica diffusissima.

    comunque quello che hai scritto in quest’ultimo post è un po’ diverso rispetto al dire che lo fa solo con le boiate. proprio perchè serie nuove, alla fine si assumono gli identici rischi degli USA. non vedo la differenza.

    Rispondi

  49. Mi accodo alle impressioni positive, aggiungo che a me la kruger ha convinto e poi nessuno ha notato che il protagonista è Gianmarco tognazzi coi capelli?

    Rispondi

  50. Sara881 ha scritto:

    Mi accodo alle impressioni positive, aggiungo che a me la kruger ha convinto e poi nessuno ha notato che il protagonista è Gianmarco tognazzi coi capelli?

    Ahahahahah! Ci ho fatto caso solo adesso, hai ragione! :D
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e4/Gianmarco_Tognazzi.jpg/220px-Gianmarco_Tognazzi.jpg

    Rispondi

  51. Ma quelli che han visto l’originale quindi capiscono svedese e danese?

    Rispondi

  52. @ Pogo:

    Se fossi stato seriamente interessato a confrontarti con me, con noi, solo su “argomenti e contenuti”, allora ti sarebbe bastato parlare di quello, senza nemmeno iniziare questa ormai assurda discussione puramente ipotetica, come fa giustamente notare Daniela, su quanto meglio sarebbe risultata “The Bridge” se ambientata tra Canada e USA. Lo abbiamo già spiegato, ognuno con le proprie motivazioni: si era inizialmente pensato a quella ipotesi, ma poi si è preferito scartarla perchè “c’era troppa poco differenza tra i due Paesi, mentre con il Messico il contrasto è netto e molto più interessante da raccontare”. E non lo dico io, ma gli stessi autori, in una delle tante interviste rilasciate in questi giorni. Molti dei commentatori si sono semplicemente trovati d’accordo con questa loro scelta, evidentemente ponderata, spiegando in maniera abbastanza pacifica anche perché, mentre il tuo contributo alla discussione era quello, sin da subito abbastanza respingente, da “professore” appunto, ed è quello che ho criticato, di chi avendo già visto l’originale aveva dalla sua tutti i motivi per considerarlo un adattamento deludente, mentre tutti gli altri che non l’avevan visto poveri fessi.

    Che questo mondo si divida tra lettori e non lettori, nel caso dei commenti alle recensioni di GOT, o in questo caso, tra spettatori che guardano solo i remake di serie danesi e quelli che guardano prima le serie danesi, e che l’opinione degli uni sia più importante degli altri, levatelo dalla testa. Non ho bisogno di guardare i cinepanettoni per farmi un’idea sui cinepanettoni. E allo stesso modo, non ho bisogno di guardare “Bron” per farmi un’idea su cosa eventualmente avrebbe funzionato meglio o peggio se… Ogni discussione basata sui “se” è, per quanto mi riguarda, una discussione basata sul niente, altro che argomenti e contenuti. Hanno preferito copiare quello che era giusto copiare e adattare quello che era secondo loro più giusto adattare. Funziona così per tutti i remake. Se ne può senz’altro parlare, visto che siamo ancora all’episodio pilota, ma poi alla fine oh ‘sti cazzi se a te non piace,quella è la storia e la storia va avanti. Amen.

    Rispondi

  53. è appena uscita la puntata nr. 2. vado a vedere se continua bene.

    Rispondi

  54. Pogo ha scritto:

    Avendo già visto l’originale da cui è tratto, per me non è esistita tensione, tranne che nelle diversificazioni. Detto questo, se fosse durato 10 minuti in meno, sarebbe stato meglio.
    [...]
    Così è solo un buon pilota di quella che può essere una buona serie e niente più.

    Ho visto pure io la serie danese/svedese, e devo dire che anche per me questo pilot è stato alquanto insapore. Forse è perchè ho visto Bron/Broen per primo, ma ho trovato le (tante) scene riprese pari pari dall’originale incredibilmente smorte. Riprendendo la metafora delle cover: una cover è fatta bene quando mantiene la forza della canzone originale nonostante la reinterpretazione; in questo caso mi sento di dire che The Bridge ha toppato. Poi siamo solo al pilot, spero di ricredermi!
    Demián Bichir è stata una scelta azzeccata, ma Diane Kruger è proprio un gran MEH! l’ho trovata incredibilmente piatta e tentennante e la sua Sonya non mi è parsa professionale per niente. E non intendo, che so, non far passare un ambulanza per non contaminare la scena del crimine, ma proprio nell’atteggiamento. Saga Norén, nell’originale, nonostante i metodi poco ortodossi e tutto, era convincente come agente, era attenta, focalizzata, sapeva come muoversi; Sonya al contrario sembra trovarsi lì senza sapere bene che fare.

    aleale ha scritto:

    il poliziotto di hannibal

    aspe, ok per gli altri, ma Graham non ha l’Asparger, ma un disturbo per cui ha un sovra-eccesso di empatia, che è detta male l’opposto

    Rispondi

  55. Daniela G. ha scritto:

    ti invito a moderarti nelle tue esternazioni, sia quando fai riferimento ad altri utenti (es. Namaste) sia quando giudichi le opinioni altrui (es. “puttanate”)

    Fammi capire, Namaste mi scrive un commento come quello delle 14.38 del 18 luglio e va bene; se io rispondo a tono come merita, tu mi inviti a moderarmi. Ma fammi il piacere va.
    Per quanto riguarda la “puttanata” è il giudizio, non la vostra – legittima – opinione. Il giudizio (che in questo caso è un paragone) del tipo “meglio la scelta X invece di quella Y” senza conoscere Y è assurdo. E per me – non quindi la vostra opinione, ma il giudizio – è una puttanata. Di nuovo, è italiano di base e siccome non c’è la comunicazione verbale bisogna concentrarsi solo sulle fredde parole.
    Dire semplicemente “sono contento che abbiano scelto il messico perché così vedo uno scontro di culture tra la nord-americana e la latino-americana, tra l’abitudine alla delinquenza e la rigidità del sistema etc…” è a) legittimo, b) incontestabile.
    Ma se volete che io scriva “avete ragione”, non c’è problema: avete ragione.

    Infine, chi ha polemizzato non sono io. Io ho espresso un giudizio sulla faciloneria della scelta (e lo ribadisco, ritengo gli autori dei furbacchioni che vogliono lavorare di meno) e un’opinione sul fatto che sarebbe stato meglio tra Canada e Stati Uniti. Qualcuno l’ha messa giù duro, quindi è iniziata la polemica.

    [chiudo: mi sorprende che tu voglia fare una pubblica reprimenda a me, che scrivo - anche se saltuariamente - da anni i commenti alle serie tv senza aver, o almeno non in modo diretto e intenzionale, mai offeso nessuno. Come tu stessa puoi essere testimone nei numerosi interventi in House, dove spesso ci siamo scambiati le idee in modo pacifico e sereno. E ora che ho deciso di rispondere a tono una volta, devo pure sorbirmi la tua predica? E no grazie. A tutto c'è un limite: vero che è solo un'estensione virtuale di noi e quindi mi frega pure poco, ma essere preso a pesci in faccia no. Nemmeno virtualmente. Punto.
    Le reprimende falle a qualcun altro. E se non ti sta bene fai un atto fascista e bannami. Ma non dirmi se posso rispondere a tono o no.]

    Rispondi

  56. ieri sera, invece della seconda puntata della serie usa, ho preferito vedere la prima della serie europea, visto che la produzione è tedesca. ah, la curiosità!
    secondo me si può procedere in due modi: 1) vedere le serie indipendenti, anche perchè una delle storie parallele è molto diversa, e non fare paragoni. 2) confrontarle e vederne i difetti ed i pregi di ognuna.
    a dir la verità quando io vedo delle serie americane e delle altre europee, diciamo pure anglosassoni, le differenze saltano agli occhi ed alle orecchie subito.
    parto dalla più banale. gli attori europei sono meno belli e meno in forma, ma più aderenti alla realtà, dei loro colleghi d’oltre oceano; così come i dialoghi sono più secchi ed essenziali; la vita ed i paesaggi sono più inclini a rappresentare la solitudine, e un po’ più squallidi. oso dire che gli attori sono un pelino più bravi. vedere come esempio l’unico remake che i british hanno fatto di una serie usa, law and order.
    quando gli americani fanno i remake di solito hanno l’abitudine di semplificare un po’.
    in the bridge hanno ripreso pari pari molte scene, inquadrature e dialoghi, ma non la maggior parte. la semplificazione secondo me riguarda la scelta di usare il messico come altra nazione, a partire dal colore delle gambe della vittima (più facile individuare ad occhio nudo) e per finire alla caratterizzazione dei personaggi e dei modi di essere dei due popoli.
    se la scelta è caduta sul messico per mettere in luce, finalmente, la tragedia delle donne di ciudad huarez, mi fa molto piacere. se invece è per dimostrare una presunta superiorità di mezzi, tecnologia e civiltà degli statunitensi, cosa che ambientando la serie in canada sarebbe stato forse un po’ più faticoso rendere (più sfumature che differenze, più sfaccettature, come di fatto è tra danimarca e svezia), beh, questo mi fa pensare moltissimo alla semplificazione ed allo sfruttamento di luoghi comuni e pregiudizi.
    lo saprò solo vedendo le puntate. in ogni caso non me l’ha detto il dottore di guardare tante serie: se mi stufo, come ho già fatto, lascio. semplice.

    Rispondi

  57. @ Pogo:

    Come volevasi dimostrare, di argomenti e contenuti riguardanti la serie, non te ne può fregar di meno, Pogo. Pur di riportare la discussione sui giusti binari, avevo anche deciso di ignorare il tuo commento piccato sulla mia presunta isteria, che evidentemente riguarda qualcun altro, vista l’ingenua scenata, da età pre-scolare oserei dire, rivolta al moderatore su chi ha detto cosa, su chi ha cominciato prima e su chi dovrebbe finirla.

    Prima della mia replica che ha scatenato la tua “risposta a tono” e non solo rivolta a me, c’erano già stati un paio di “non commettete l’errore di…”, “questo è italiano di base”, “se non avete visto la serie originale allora non dovreste…”, “rimango sconvolto da simili affermazioni” (vado a braccio, eh? può cambiare la forma, rimangono i contenuti), che se non sono queste prevaricazioni verbali che mettono a dura prova la pazienza dell’interlocutore non so cos’altro.

    E non riguarda solo questa discussione, ma anche altre, dove i tuoi interventi a gamba tesa possono più o meno riassumersi in un niente affatto conciliante “non diciamo schiocchezze, adesso arrivo io…”, che il più delle volte si risolvono in reazioni come quella che abbiamo visto da parte mia o di altre persone. Ecco perchè la tua finta indignazione da anima candida ferita per un rimprovero, non ha su di me nessuna presa: non puoi essere al tempo stesso colomba e falco, se non vuoi essere costretto a tirare fuori gli artigli, proprio tu che inviti alla pace e al bene, impara a curare meglio la forma, prima ancora dei contenuti, senza tirare fuori discorsi assurdi sui ban, che con questo sito, purtroppo, non c’entrano davvero niente.

    Rispondi

  58. In generale ok questa era la prima puntata e quindi abbiamo parlato della serie originale da cui è tratta, però dalla seconda puntata vi prego concentriamoci sul remake e basta, ogni volta quella serie è tratta dal libro, quella è remake, quella è tratta dal fumetto e ci dobbiamo sorbire pagine e pagine di confronti e raffronti. Si è un discorso di manifesta ignoranza, mi piacciono le serie americane e mi interessano quelle, delle serie danesi-svedesi mi viene il sonno solo a pensarci quindi lasciamocela alle spalle, please.

    Rispondi

  59. Pogo ha scritto:

    Fammi capire, Namaste mi scrive un commento come quello delle 14.38 del 18 luglio e va bene; se io rispondo a tono come merita, tu mi inviti a moderarmi. Ma fammi il piacere va.

    se proprio devo fare la maestra, allora posso dirti che hai iniziato tu a essere scortese nei suoi confronti, nel tuo commento precedente al suo. Ho lasciato correre perché ho confidato nella vostra capacità di autoregolamentazione, e ho sbagliato, mea culpa, avrei dovuto intervenire prima. A prescindere da questo, io ritengo ancora che si possa esprimere una propria opinione senza alcun bisogno di irridere o insultare gli altri utenti. E’ quello che ti invito a fare, perché altrimenti le discussioni degenerano inevitabilmente.
    Pogo ha scritto:

    Per quanto riguarda la “puttanata” è il giudizio, non la vostra – legittima – opinione. Il giudizio (che in questo caso è un paragone) del tipo “meglio la scelta X invece di quella Y” senza conoscere Y è assurdo.

    certo. così come io trovo assurdo pensare che la scelta Y possa essere migliore, visto che Y NON ESISTE. Ricordo che stiamo parlando di una cosa che non esiste, quindi alla fine questa discussione mi sembra quantomeno surreale.
    Infine: sì, ti “conosco” fin dai tempi di “House” come persona intelligente. Ed è proprio per questo che confido che rileggendoti fin dall’inizio potrai comprendere perché i tuoi toni hanno suscitato reazioni risentite in alcuni.
    E il discorso del ban mi fa sorridere: mai pensato di farlo, ma nemmeno lontanamente. Al limite potrei cancellare dei tuoi interventi se tu impazzissi e iniziassi a ricoprirci di insulti. Ma non la vedo come un’opzione probabile.

    @ Namaste:
    chiudiamo qui questa polemica, per favore.

    Rispondi

  60. Namaste che dice a Pogo che fa il “sapientone”? Siamo finiti una specie di Universo Parallelo in cui tutto funziona al contrario? Il bello è che viene moderato Pogo! Assurdo! Vabeh, fatti vostri.

    Io comunque sono d’accordo con Pogo al 100%, scegliere il Messico invece del Canada è una scelta di comodo ruffiana e pigra da parte degli autori, che non avevano la voglia di sbattersi a trovare le differenze (che ovviamente esistono, anche se sono più “sottili” e viscerali delle pirotecniche diversità che ci sono tra Messico e USA) tra USA e Canada, che del mio punto di vista sarebbe stato molto più interessante scoprire. La differenza tra USA e Messico è talmente eclatante e nota che è quasi inutile e vagamente pietoso andarci a mettere il dito : cosa faranno, passeranno tot puntate a dire quanto sono sfortunati i messicani e quanto sono fighi gli americani? Sarebbe stato di gran lunga più succulento (sulla carta) mettere il dito tra USA e Canada!

    Poi vabè, ‘sta storia che hanno copiato per filo e per segno l’altra serie… mah, non mi convince. Che meriti hanno se tutto quello che fanno è copiare cose già fatte da altri? Gli unici meriti li hanno gli interpreti, a questo punto. Come giustamente dice Pogo, se questa serie è la copia sputata di un’altra, direi che è doveroso tenere almeno in considerazione l’ESISTENZA dell’altra.

    La vicenda dell’ambulanza poi è a dir poco grottesca…

    Rispondi

  61. Ma vi rendete conto che come dice Daniela G. dire che gli autori hanno fatto una scelta di comodo scegliendo di narrare Usa- Messico piuttosto che Usa-Canada non ha senso perchè una serie Usa-Canada non esiste. Sarebbe un discorso valido se solo fosse esistita una serie canadese che narrava del confine canadese-statunitense e questa fosse una serie remake di quella. Ma stiamo parlando degli stessi autori, cioè a loro stessi era venuto in mente di ambientarla negli Usa-Canada e loro stessi l’hanno ambientata poi altrove, non si può accusare di faciloneria una cosa del genere perchè è tutta interna al cervello delle stesse persone. Non so se riesco a spiegarmi ma stiamo parlando di una scelta di faciloneria rispetto a qualcosa che non esiste!

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  62. LaFataCarabina 19 luglio 2013 at 12:52

    Visto ieri il pilot (e il secondo episodio). Non ho visto la serie originale, ma a dire la verità il ritmo dell’episodio mi ha ricordato molto i thriller e i gialli nordici, così come i dialoghi. La storia è interessantissima, ma Diane Kruger – diciamocelo – per ora non è proprio all’altezza e, da un punto di vista della sceneggiatura, non è neanche facile caratterizzare un personaggio con la sindrome di Asperger.

    In primo luogo, ne combina un sacco e una sporta tipo che dovrebbe essere licenziata in tronco: a partire dalla storia dell’ambulanza che stava per far morire un uomo di infarto (non prova empatia, ma la logica dovrebbe appartenerle), fino al modo in cui ha trattato il marito della vittima nell’interrogatorio (in linea con la sindrome di Asperger, ma chi ce la manda?). Insomma, ‘sta sindrome di Asperger mi sembra altalenante e poco chiara, oltre che recitata un po’ così così. Promossi invece a pieni voti Demiàn Bichir e Matthew Lillard: anche a me la scena della bomba in macchina m’ha scombussolato.

    Per quanto riguarda la lingua, sono sincera: anche io mi sono chiesta perché il tizio parlasse col figlio metà e metà e, nella scena immediatamente successiva, anche con la moglie parla mezzo inglese e mezzo spagnolo. Dai, dubito che nelle famiglie messicane si parli così!

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  63. Tartaruga ha scritto:

    La vicenda dell’ambulanza poi è a dir poco grottesca…

    c’è qualcuno che l’ha notato oltre me che bello! :D

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  64. Sara881 ha scritto:

    Ma quelli che han visto l’originale quindi capiscono svedese e danese?

    Si trovano con i sottotitoli inglesi!

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  65. @ LaFataCarabina:
    LaFataCarabina ha scritto:

    .

    Per quanto riguarda la lingua, sono sincera: anche io mi sono chiesta perché il tizio parlasse col figlio metà e metà e, nella scena immediatamente successiva, anche con la moglie parla mezzo inglese e mezzo spagnolo. Dai, dubito che nelle famiglie messicane si parli così!

    Non saprei risponderti se nello specifico è veramente così, ma nelle zone di confine è una cosa comune il bilinguismo.
    Per quanto riguarda la vicenda dell’ambulanza per rispondere ad altri sicuramente è una scena con esagerazione ma va considerato che quei tizi sull’ambulanza si è scoperto essere poi protagonisti della serie, quindi era un modo per inserire i personaggi nella storia e per fare interagire la ricca signora con la protagonista in previsione certamente di un contatto futuro in cui la signora ricorderà del gesto duro della sbirra. E che poi come dice la detective l’uomo poteva benissimo essere portato in un ospedale messicano tanto che il detective (che è messicano) quando la Kruger gli fa notare questa cosa gli dice una cosa come “Degli americani che si fanno curare in Messico, non esiste proprio”, quindi una scenetta che nella sua esagerazione mette in scena le prime tematiche della serie.

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  66. Per quanto riguarda chi manda la Kruger dal marito del giudice assassinato lo vediamo che lo sbirro anziano, e al telefono lui fa capire che lei non è solita fare queste cose. Poi scopriamo però che lo sbirro andrà in pensione e che probabilmente l’ha mandata dall’uomo da solo perchè non ci sarà lui a proteggerla come ha sempre fatto in precedenza e deve imparare a fare le cose da sola, cosa a cui evidentemente lei non è abitutata visto il panico assoluto quando lui le dice che andrà in pensione e lei risponde “e a me non ci pensi più’?”.

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  67. Sara88 è ovvio che la scena aveva come intento quello di iniziare a far capire le caratteristiche dei personaggi : una si attiene didascalicamente alle regole, l’altro è un po’ più elastico e di buon senso. ECC.ECC. Su questo non ci piove, quello che io contesto è il modo, l’occasione, l’accadimento che viene scelto per dare “corpo” a queste differenze caratteriali. Avrebbero potuto far emergere la poca elasticità del soggetto in qualsiasi altro modo meno ridicolo e, ripeto, secondo me grottesco. Un uomo sta morendo su una ambulanza (per stessa pacifica ammissione dell’ambulanziere) e lei il massimo che sa dire e fare è “Non si passa per la scena del crimine”? Cioè, mapperfavore!
    Prima di tutto, ok, esistono ospedali anche in Messico : se proprio non lo vuoi far passare, visto che sta CREPANDO, come minimo ti prodighi (tu stessa, oppure ordinando a qualche agente tuo sottoposto) per far uscire l’ambulanza dall’ingorgo e farle fare rapidamente retrofront verso l’ospedale più vicino. Secondo, il ponte (è un ponte? non ricordo)… comunque, il passaggio dove si trova il confine è LARGHISSIMO, è molto AMPIO, quindi siamo d’accordo che sarebbe sconveniente far passare l’ambulanza SULLA scena del crimine, ma non ci voleva molto a far spostare un po’ le macchine della polizia e far passare il moribondo a diversi metri di distanza. Questo considerando che comunque “l’isolamento” della scena del crimine stava comunque avendo luogo in maniera raffazzonata, con agenti che camminavano nel perimetro circostante il cadavere calpestando tranquillamente il suolo, cosa che avrebbe quindi potuto benissimo fare anche l’ambulanza.
    Poi ok, lei ha la sindrome là, quindi non è molto empatica, quindi se ne frega della moglie del tipo morente che è nel panico, ecc.ecc.. ma a me la scena sembra comunque esagerata, buttata lì alla ricerca di un facile espediente per tratteggiare le caratteristiche dei personaggi.

    Poi non ho capito la storia della serie USA-Canada che non esiste? Non esiste perchè hanno SCELTO di girare una serie USA-Messico, la scelta sta proprio in questo. Ovvio che se scegli una strada l’altra non vede la luce… Il parallelismo, nel caso non fosse chiaro, è con la serie originale, che era ambientata sul “confine” tra Svezia e Danimarca. Il confronto tra Svezia e Danimarca avrebbe il suo naturale corrispondente in una serie USA-Canada e non USA-Messico : quindi gli autori hanno scelto USA-Messico, secondo me, per i motivi esposti sopra.

    Rispondi

  68. Tartaruga ha scritto:

    Poi non ho capito la storia della serie USA-Canada che non esiste? Non esiste perchè hanno SCELTO di girare una serie USA-Messico, la scelta sta proprio in questo. Ovvio che se scegli una strada l’altra non vede la luce… Il parallelismo, nel caso non fosse chiaro, è con la serie originale, che era ambientata sul “confine” tra Svezia e Danimarca. Il confronto tra Svezia e Danimarca avrebbe il suo naturale corrispondente in una serie USA-Canada e non USA-Messico : quindi gli autori hanno scelto USA-Messico, secondo me, per i motivi esposti sopra.

    Ok, ciascuno avrà le sue buone ragioni per affermare ciò che crede, però mettiamoci l’anima in pace, gli autori hanno scelgo l’ambientazione Usa-Messico, fine della storia. Usa-Canada sarebbe stato più fedele? A noi non frega perchè dell’originale non sappiamo nulla. Sarebbe stato meglio? Who knows? Ci fidiamo di voi che avete visto l’originale e ne prendiamo atto. Noi non l’abbiamo visto e quindi ci accontentiamo. Se mai avrò voglia di un’analisi simile a quella che sarebbe potuta essere tra Usa e Canada, mi guarderò Bron.

    Rispondi

  69. Che la scena risulta esagerata l’ho detto pure io, ma nella mente della detective non c’è alcun motivo stando a quello che dice al detective per cui tu se hai una vera urgenza non devi andare all’ospedale messicano che ti trovi vicino. Anche vedere una persona che sta morendo che preferisce mettersi in fila, rischiare di morire per superare il confine piuttosto che mettersi nella mani degli ospedali messicani è una scena significativa sul fatto che 2 ospedali lontani forse un km tra loro, solo perchè uno sta ad al lato nord di un confine, l’altro al lato sud di un confine come cambia tutto.

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  70. sara881 ha scritto:

    Che la scena risulta esagerata l’ho detto pure io, ma nella mente della detective non c’è alcun motivo stando a quello che dice al detective per cui tu se hai una vera urgenza non devi andare all’ospedale messicano che ti trovi vicino. Anche vedere una persona che sta morendo che preferisce mettersi in fila, rischiare di morire per superare il confine piuttosto che mettersi nella mani degli ospedali messicani è una scena significativa sul fatto che 2 ospedali lontani forse un km tra loro, solo perchè uno sta ad al lato nord di un confine, l’altro al lato sud di un confine come cambia tutto.

    Esatto, io quella scena l’ho intesa in quest’ottica, cioè far notare come il contrasto tra i due Paesi e tra le due culture sia talmente forte nella mentalità delle persone addirittura da prevalere su un’emergenza medica come quella in questione. Poi si può anche dire che effettivamente la reazione di Sonya sia stata esagerata, e magari ingiustificata, però in questo caso mi sento dire che il fine giustifica i mezzi.

    Rispondi

  71. Daniela G. ha scritto:

    così come io trovo assurdo pensare che la scelta Y possa essere migliore, visto che Y NON ESISTE

    Ed è questo l’oggetto del contendere, Daniela. La scelta Y esiste. È l’originale: questo cerco di dire dal primo commento, ma va beh, non è passato evidentemente.
    Cercherò di essere esaustivo e breve allo stesso tempo.
    Noi parliamo del pilot, non di dove andrà a parare la serie, giusto? (anche perché non sappiamo che strada intraprenderanno).
    Se gli autori statunitensi avessero preso spunto dall’idea e avessero fatto il loro pilot, non sarebbe esistita nessuna scelta X, Y o Z. Ci sarebbe stato The Bridge e basta. E tutta la discussione sarebbe stata, anche per chi come me ha visto l’originale, funziona qui, ci piace qui, non ci piace là, non funziona lì etc…
    Purtroppo – lo dico con rammarico, visto che è FX e visto che la serie da cui è tratta ha un potenziale enorme con i mezzi produttivi made in USA – hanno copiato* per il 90% il pilot scandinavo e quindi le opzioni esistono già: X questa, Y quella originale.
    Cioè uno sceneggiatore che dice al produttore “uao, che figata quest’idea, perché non la usiamo come spunto per raccontare una nostra storia di confine? Lo ambientiamo con il Messico, che dici? Così giochiamo con le nostre sostanziali differenze tra loro e noi e soprattutto con uno degli stati più particolari, il Texas”, non ammette ulteriori strade da percorrere… ma questo ragionamento non è stato fatto (spero di essermi spiegato).

    *è talmente copiato che la scena dell’ambulanza, che qui lascia perplessi alcuni commentatori, è ripresa pari pari. Le due cose però che funzionano di più nella versione originale è che prima ti fai una domanda del tipo “perché questo vuole per forza passare dalla Svezia alla Danimarca, quando entrambi i Paesi sono all’avanguardia nella sanità?”; la seconda cosa che funziona, è che la detective Saga spiega che devono aspettare 2 ore se vogliono passare altrimenti possono rigirarsi e raggiungere l’ospedale di Malmoe immediatamente (o l’opposto, dalla Danimarca alla Svezia, ma il discorso non cambia).
    Ora, in questo pilot statunitense, voglio sapere se qualcuno si è domandato “ma perché non si gira e non va in Messico?”. Cioè, davvero qualcuno può credere che non sia normale che uno voglia andare in ospedali statunitensi anziché in quelli messicani? E quindi la situazione diventa grottesca, essendo statunitense la poliziotta che non prova empatia verso i suoi connazionali, a maggior ragione sapendo che non c’è confronto tra le due sanità.

    P.S. non voglio riaprire la polemica, ma vorrei sapere qual è il commento pre Namaste che può essere oggetto di offesa per qualcuno. Quello delle 12.44? Forse la parola “cantonata” o “sconvolgente”? Boh. Davvero. Vabbè. Lasciamo perdere.

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  72. questa lunghissima discussione sulle scelte autoriali è un nonsense.

    come ha scritto non ricordo più chi (sorry, non torno a cercare) ho sempre trovato sterli in TWD le discussioni quando i lettori del fumetto ne parlavano e raffrontavano. e a volte spoileravano pure, ahinoi.
    con GoT (che io non seguo) vedo che è stata fatta la scelta di due thread diversi. ora, spero non ci metteremo a fare doppi thread ogni volta che esce una serie che è un remake.

    poi vabbè, io del “sarebbe stato meglio se” ne ho sentito a sufficienza in tutti gli anni in cui ho seguito Lost e tendenzialmente mi viene da rispondere a chi lo dice di andare a fare lo sceneggiatore ad Hollywood invece di star qui a scrivere su Serialmente. soprattutto quando stiamo ancora parlando del pilot.

    quindi magari parliamo di questa serie, che si chiama The Bridge, che è una produzione USA, che ambienta la storia ai confini col Messico, che fa la scena dell’ambulanza e che sceglie la Kruger invece di un’altra attrice ecc. e diciamo se ci piace, non ci piace, se la troviamo ben recitata o se al terzo episodio la molliamo perchè ci fa dormire. il resto no, se non altro per rispetto di chi nemmeno sapeva fino all’apertura di questo thread che fosse un remake e che ora che lo sa non gliene può fregare di meno. :)

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  73. LaFataCarabina 19 luglio 2013 at 15:59

    Tartaruga ha scritto:

    è ovvio che la scena aveva come intento quello di iniziare a far capire le caratteristiche dei personaggi : una si attiene didascalicamente alle regole, l’altro è un po’ più elastico e di buon senso. ECC.ECC. Su questo non ci piove, quello che io contesto è il modo, l’occasione, l’accadimento che viene scelto per dare “corpo” a queste differenze caratteriali. Avrebbero potuto far emergere la poca elasticità del soggetto in qualsiasi altro modo meno ridicolo e, ripeto, secondo me grottesco. Un uomo sta morendo su una ambulanza (per stessa pacifica ammissione dell’ambulanziere) e lei il massimo che sa dire e fare è “Non si passa per la scena del crimine”? Cioè, mapperfavore!

    Concordo. È ovvio che se stiamo ad analizzare pezzo per pezzo e battuta per battuta un senso logico glielo troviamo, ma non dovrebbe essere così. Sta alla bravura di sceneggiatori e cast introdurre personaggi e dinamiche in modo “sibillino”, senza che sopra allo spettatore compaia un grande WTF. Sul bilinguismo non mi pronuncio: può darsi che sia così, non ne so niente lo confesso :). Comunque, era per dire che in generale la serie mi piace, ma è innegabile che abbia dei punti di debolezza e, a mio parere, delle falle nel modo in cui sono stati caratterizzati i personaggi e in qualche punto della trama.

    dory ha scritto:

    questa lunghissima discussione sulle scelte autoriali è un nonsense.
    come ha scritto non ricordo più chi (sorry, non torno a cercare) ho sempre trovato sterli in TWD le discussioni quando i lettori del fumetto ne parlavano e raffrontavano. e a volte spoileravano pure, ahinoi.
    con GoT (che io non seguo) vedo che è stata fatta la scelta di due thread diversi. ora, spero non ci metteremo a fare doppi thread ogni volta che esce una serie che è un remake.
    quindi magari parliamo di questa serie, che si chiama The Bridge, che è una produzione USA, che ambienta la storia ai confini col Messico, che fa la scena dell’ambulanza e che sceglie la Kruger invece di un’altra attrice ecc. e diciamo se ci piace, non ci piace, se la troviamo ben recitata o se al terzo episodio la molliamo perchè ci fa dormire. il resto no, se non altro per rispetto di chi nemmeno sapeva fino all’apertura di questo thread che fosse un remake e che ora che lo sa non gliene può fregare di meno.

    Ah! Straquoto! Pensavo di essere la sola che dopo un po’ abbandonava la discussione perché mi perdo nei confronti tra libro, fumetto e remake. Per carità, capisco che per chi legge i libri o conosce le versioni originali sia praticamente impossibile non discutere dell’argomento, magari Serialmente può aprire una sezione dedicata alle serie trasversali e ai confronti, se no le poveracce come me si perdono i pezzi!!! :D

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  74. dory ha scritto:

    questa lunghissima discussione sulle scelte autoriali è un nonsense.

    Io trovo nonsense il tuo commento invece. Si può eccome discutere sulle scelte autoriali, altrimenti de che stiamo a parlà? Non ho visto l’originale eppure non trovo per nulla fastidioso leggere Pogo che mi fa presente le differenze con l’originale, per quanto poi fossi d’accordo con Daniela e Namastè. Semmai il modo in cui si discute è fondamentale, ma mi sembra in topic parlare di scelte autoriali fondamentali come quella di quale confine utilizzare per fare il remake, a maggior ragione perché questo è il pilot. Non necessariamente tutti i commenti devono interessare tutti gli utenti, ma appunto nessuno obbliga a leggere e rispondere a cose che non ti interessano. Basta saltarle.

    Rispondi

  75. dory ha scritto:

    tendenzialmente mi viene da rispondere a chi lo dice di andare a fare lo sceneggiatore ad Hollywood invece di star qui a scrivere su Serialmente.

    Francamente questa critica non la capisco (in generale).
    Perché, bisogna essere sceneggiatori per poter esprimere idee e opinioni in merito a cosa è e cosa potrebbe essere un prodotto filmico? [seguendo lo stesso ragionamento, dopo aver sborsato 25.000€ per un'auto, se trovo delle cose che non vanno, non devo criticare perché non sono un ingegnere?].
    Boh.

    Che poi qui ancora non si è capito che non sto facendo il raffronto tra originale e remake (quindi è meglio/peggio x di y etc…), ma non so più come spiegarlo.

    Rispondi

  76. Tartaruga ha scritto:

    [...] Quello che io contesto è il modo, l’occasione, l’accadimento che viene scelto per dare “corpo” a queste differenze caratteriali. Avrebbero potuto far emergere la poca elasticità del soggetto in qualsiasi altro modo meno ridicolo e, ripeto, secondo me grottesco. Un uomo sta morendo su una ambulanza (per stessa pacifica ammissione dell’ambulanziere) e lei il massimo che sa dire e fare è “Non si passa per la scena del crimine”? Cioè, mapperfavore!.

    La butto lì… E se invece, così presi ad analizzare corpi smembrati a metà e “death-house” o a fare paragoni con “Bron” o con le atmosfere cupe di “The Killing”, ci fosse semplicemente sfuggita o solamente passata in secondo piano la componente burlesca di “The Bridge”? Non dico che siamo di fronte ad una dark-comedy, il lato crime della serie emerge chiaramente sin dalle prime scene. Ma se la scena dell’ambulanza, così fastidiosamente grottesca per i più, avesse voluto invece restituire esattamente quell’effetto? Quello appunto del grottesco, del paradossale, di chi subisce con sorriso allibito la contradditorietà della situazione, che è esattamente quel tipo di reazione che suggerisce chi è affetto da sindrome di Asperger, la cui condizione si può più o meno riassumere in chi “sorride (e per questo fa sorridere) nel momento sbagliato”?

    Non so voi, ma io personalmente, nella scena dell’ambulanza o nell’interrogatorio a casa del neo-vedovo, più che innervosirmi ho riso amaro, e credo fosse quello il vero intento delle scene con protagonista la malattia di Sonja Cross, quello di costringerci a provare empatia con chi è costretto a scusarsi per non riuscire a provarla. Rimproverarle poi di non saper usare la logica, è un po’ come sgridare un bambino che non conosce le tabelline di aver fatto male i conti.

    Poi d’accordo, si può trovare la scena dell’ambulanza grottescamente esagerata e per questo storcere il naso, ma questo non significa che la scelta d’introdurre in quel modo il personaggio della Kruger fosse sbagliata o incoerente. Con una sola battuta, la prima che la riguarda, quella che appunto dovrebbe definire sin da subito un personaggio, “di qui non passa nessuno”, veniamo a conoscenza della sua condizione o comunque la intuiamo (ha l’Asperger) e del suo stato emotivo (nessuno può arrivare a lei, a leggerle dentro, e viceversa). Ecco perché collocarla geograficamente non ha nessuna importanza. Canadese, nord-americana o texana, è solo un dettaglio, in questo momento è altro che la caratterizza: la sua malattia, il suo non provare emozioni. Ed è qui che il discorso diventa un po’ più delicato, capire fino a che punto l’Asperger di Sonja può incastrarsi con la trama, come avviene per Carrie in “Homeland”, o se invece è un espediente narrativo fino a se stesso. Rispetto agli “orrori” e ai crimini efferati a cui dovrà ancora assistere, dove si collocherà la sua empatia?…

    E rispetto a Marco Ruiz, il collega conciliante del “vivi e lascia vivere”, che distribuisce sorrisi e dolcetti per tutti, quello che quando gli tolgono un caso non ha niente da obiettare, o che vedendo il suo capo fare comunella con i narcos riesce a reggere le sue battutine, quanto ci metterà l’illegibilità di Sonja a fargli perdere la pazienza?…

    Son domande che mettono appetito.

    Rispondi

  77. Namaste ha scritto:

    Tartaruga ha scritto:

    [...] Quello che io contesto è il modo, l’occasione, l’accadimento che viene scelto per dare “corpo” a queste differenze caratteriali. Avrebbero potuto far emergere la poca elasticità del soggetto in qualsiasi altro modo meno ridicolo e, ripeto, secondo me grottesco. Un uomo sta morendo su una ambulanza (per stessa pacifica ammissione dell’ambulanziere) e lei il massimo che sa dire e fare è “Non si passa per la scena del crimine”? Cioè, mapperfavore!.
    La butto lì… E se invece, così presi ad analizzare corpi smembrati a metà e “death-house” o a fare paragoni con “Bron” o con le atmosfere cupe di “The Killing”, ci fosse semplicemente sfuggita o solamente passata in secondo piano la componente burlesca di “The Bridge”? Non dico che siamo di fronte ad una dark-comedy, il lato crime della serie emerge chiaramente sin dalle prime scene. Ma se la scena dell’ambulanza, così fastidiosamente grottesca per i più, avesse voluto invece restituire esattamente quell’effetto? Quello appunto del grottesco, del paradossale, di chi subisce con sorriso allibito la contradditorietà della situazione, che è esattamente quel tipo di reazione che suggerisce chi è affetto da sindrome di Asperger, la cui condizione si può più o meno riassumere in chi “sorride (e per questo fa sorridere) nel momento sbagliato”?

    Non so voi, ma io personalmente, nella scena dell’ambulanza o nell’interrogatorio a casa del neo-vedovo, più che innervosirmi ho riso amaro, e credo fosse quello il vero intento delle scene con protagonista la malattia di Sonja Cross, quello di costringerci a provare empatia con chi è costretto a scusarsi per non riuscire a provarla. Rimproverarle poi di non saper usare la logica, è un po’ come sgridare un bambino che non conosce le tabelline di aver fatto male i conti.

    Poi d’accordo, si può trovare la scena dell’ambulanza grottescamente esagerata e per questo storcere il naso, ma questo non significa che la scelta d’introdurre in quel modo il personaggio della Kruger fosse sbagliata o incoerente. Con una sola battuta, la prima che la riguarda, quella che appunto dovrebbe definire sin da subito un personaggio, “di qui non passa nessuno”, veniamo a conoscenza della sua condizione o comunque la intuiamo (ha l’Asperger) e del suo stato emotivo (nessuno può arrivare a lei, a leggerle dentro, e viceversa). Ecco perché collocarla geograficamente non ha nessuna importanza. Canadese, nord-americana o texana, è solo un dettaglio, in questo momento è altro che la caratterizza: la sua malattia, il suo non provare emozioni. Ed è qui che il discorso diventa un po’ più delicato, capire fino a che punto l’Asperger di Sonja può incastrarsi con la trama, come avviene per Carrie in “Homeland”, o se invece è un espediente narrativo fino a se stesso. Rispetto agli “orrori” e ai crimini efferati a cui dovrà ancora assistere, dove si collocherà la sua empatia?…

    E rispetto a Marco Ruiz, il collega conciliante del “vivi e lascia vivere”, che distribuisce sorrisi e dolcetti per tutti, quello che quando gli tolgono un caso non ha niente da obiettare, o che vedendo il suo capo fare comunella con i narcos riesce a reggere le sue battutine, quanto ci metterà l’illegibilità di Sonja a fargli perdere la pazienza?…

    Son domande che mettono appetito.

    quoto tutto! la penso esattamente allo stesso modo

    Rispondi

  78. mi sembra una serie dalle ottime possibilità, anche se la Kruger non m’ha convinto molto, né il suo personaggio. sento un po’ puzza di caricatura, alla Bones per dire. L’atmosfera è giusta, Ruiz straordinario
    vedremo come prosegue.

    Rispondi

  79. Dopo i primi 10 minuti ho lasciato perdere …

    Rispondi

  80. Namaste ha scritto:

    annando quindi in pieno le previsioni, mentre GOT che è invece a livello mediatico (s’intende) il vero erede di “Lost” continua ad arrivare con qualche mese di ritardo.

    Non direi. L’ultima stagione è arrivata con un solo mese di ritardo, mese di ritardo necessario perchè Sky trasmette la serie sulla piattaforma cinema due puntate alla volta e quindi raggiunge la trasmissione americana in un batter d’occhio. tanto che la trasmissione degli ultimi due episodi ha dovuto slittarla di una settimana, se no avrebbe mandato in onda l’ultimo episodio con due giorni d’anticipo sulla trasmissione USA. Credo quindi che Sky abbia capito benissimo la forza del prodotto che ha in mano.

    Venendo a questo pilot posso dire che mi ha convinto. Non ho visto l’originale, ma presumo che la lentezza e una certa atmosfera malata vengano proprio dal fatto che la fonte originale sia una serie europea.
    Per ora però non mi sbilancerei oltre un Ok.
    A me la Kruger ha convinto. L’ho trovata molto brava nel ruolo. Perfetto Birch.

    Rispondi

  81. scusate se rispondo in ritardo (ognit anto ho una vita, ma solo di rado :D ), ma volevo fare delle precisazioni:

    - certo che si parla di scelte autoriali, ma non raffrontandole a quelle della serie originale, è questo che trovo con poco significato, a maggior ragione visto che l’originale è stato visto da pochissime persone, ma soprattutto perchè è il primo episodio e mi pare quanto meno prematuro.

    - la battuta sugli sceneggiatori prendetela con la leggerezza del caso: ho letto toni così drastici in un senso o in un altro che non esprimevano una “preferenza”, ma un giudizio inappellabile su quel ce è giusto o sbagliato fare.
    e invece non c’è nulla di giusto o sbagliato nell’ambientazione, c’è di bello o di brutto, che ci piace o non ci piace.
    se la scena dell’ambulanza è un errore oggettivo (per l’appunto non si inquina la scena così), Canada o Messico sono qualcosa che ci va o non ci va. ma non un errore. prova ne è il fatto che se n’è discusso per un sacco di post. :)

    Rispondi

  82. la prima puntata mi è piaciuta soprattutto per l’ambientazione.
    Sono da sempre attratto da quello che accade nella città più violenta al mondo, per il resto aspetto a giudicare dopo 5 / 6 puntate e quindi domani sera su fox crime sarò super presente

    Rispondi

  83. Recensione cumulativa per seconda e terza puntata o l’esperimento si ferma qui?

    Rispondi

  84. Namaste ha scritto:

    Recensione cumulativa per seconda e terza puntata o l’esperimento si ferma qui?

    seconda puntata molto bella, aspetto recensione :)

    Rispondi

  85. bruces ha scritto:

    seconda puntata molto bella, aspetto recensione

    La terza è anche più bella!

    Rispondi

  86. Amici di serialmente, perché avete smesso di recensire la serie, mentre continuate a farlo per l’altro brutto (de gustibus) evento estivo UTD?

    Rispondi

  87. Ho visto i primi 2 episodi e la serie ” mi ha preso ” .
    Non conoscevo l’attore Birch che mi ha conquistata concordo che la Krugen si deve impegmare di più.
    Ma il suo compito è arduo, interpretare una persona affetta da sindrome di Aspergen non è facile e nel secondo episodio l’ho trovata migliore.

    Ma leggo che non recensite più la serie ? Come mai ?
    Spero continuate.
    E’ tanto che non mi piaceva un “prodotto” che si interessasse a reali e gravi tematiche .

    Rispondi

  88. eleonora ha scritto:

    Ma leggo che non recensite più la serie ? Come mai ?

    purtroppo siamo in pochi a seguirla, that’s all. E’ probabile che faremo un recap della 1×06 (il midseason) e poi uno del series finale, come abbiamo fatto per Shameless.

    Rispondi

  89. Non vorrei essere scortese ma non recensire the bridge, che è l unica serie a meritare questa estate non lo capisco proprio….sarete in ferie o a fare altro per carità ma uno che la segue non c è….?!!

    Rispondi

  90. Gianluca ha scritto:

    Non vorrei essere scortese ma non recensire the bridge, che è l unica serie a meritare questa estate non lo capisco proprio….sarete in ferie o a fare altro per carità ma uno che la segue non c è….?!!

    Buongiorno….
    occhio che qui se la prendono a male con queste critiche eh ?
    Sapessi quante ne vengono recensite al posto di altre ;)

    Rispondi

  91. Cercavo la vostra recensione sul pilot di The Bridge che mi sto accingendo ad iniziare, la trovo e noto 90 commenti che neanche BB o GOT…li leggo di botto e faccio l’ennesima e solita considerazione: the bridge US? Ma và io ho visto l’originale danese coi sottotitoli in finlandese e non c’è paragone! Game of Thrones? Ma và, io ho già letto tutti i 214 libri e non c’è paragone! The Killing US? Ma và io ho visto l’originale danese e non c’è paragone, anche la pioggia pioveva meglio! Grazie a questi elementi di esistere, grazie di cuore perchè la vostra saccenza salverà il mondo! Con simpatia!

    Rispondi

  92. lo so che sono di diversi mesi in ritardo, ma scriverò lo stesso.
    avevo già espresso il mio parere all’inizio della serie, ma poi abbandonai la visione.
    nel frattempo ho visto tutta la prima serie originale svedese/danese e ne sono rimasta soddisfatta: scarna, grigia, quasi essenziale sia nei personaggi che nell’ambientazione.
    qualche tempo fa ho ripreso la serie americana e l’ho finita in un paio di giorni e devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa. anzi mi è piaciuta proprio.
    prima di tutto verso la terza o quarta puntata si smette di vedere i collegamenti e le scopiazzature con la serie originale (che comunque ci saranno fino alla fine) e con un piccolo sforzo ci si concentra solo sulla serie in sè, anche perchè aggiungono elementi che nell’originale non ci sono (non potrebbero esserci), che comincia a vivere di vita propria. Allungano un po’ la broda alla fine, ma serve per agganciarsi alla naturale prossima seconda serie, mentre, se devo dire la verità, nella versione originale svedese non capisco come faranno a costruire una seconda serie se non inventandosi di sana pianta una nuova storia. per me poteva finire così.
    il mio prossimo ed imminente obiettivo è quello di guardarmi tutta la serie “the tunnel”, ambientata tra GB e francia. il primo episodio l’ho visto e l’ho gradito più del primo di the bridge. vedremo.

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