under the dome 102

Under the Dome – 1×02 – The Fire

Dopo la corsa sfrenata del pilota (e degli ascolti), Under the Dome prende un bel respiro e torna sulla carrellata infinita di personaggi ed eventi mostrati la scorsa settimana, cominciando a fare ordine.
Mentre il mondo circostante tace o quasi, le prime voci discordanti cominciano ad affiorare tra i prigionieri della cupola, anche se sembrano ancora lontani da aver colto la portata delle conseguenze a lungo termine della loro condizione.

Nonostante il titolo roboante, in realtà la carne al fuoco in questo secondo episodio è pochina. Comprensibilmente, con il pubblico ancora impegnato ad assimilare e digerire la gran quantità di personaggi introdotti, con relativo codazzo di storie personali al seguito.
Così lo sceneggiatore Rick Cleveland si impegna in una sorta di seconda introduzione dei personaggi, che sembra confermare i dubbi espressi da molti dopo la visione del pilota. Man mano che i personaggi ricorrono sullo schermo infatti l’impressione non è quella di una personalizzazione spinta, che li affranchi dal facile giochino dei buoni e dei cattivi costretti a scoprirsi e fronteggiarsi da un elemento neutrale (la cupola). Anzi, ad ogni battuta il cast, qualitativamente piuttosto altalenante, viene ficcato a forza in un “tipo”, immediatamente identificabile anche sul piano visivo.
Le ombre dell’ambiguità morale vengono ancor più spazzate via dalla regia di Jack Bender, spesso appiattita sullo standard dei film tv che popolano la programmazione italiana estiva. Quelli in cui ogni inquadratura per cogliere la reazione emotiva dei protagonisti e ogni carrellata che ne segue l’agire insiste nel sottolineare da che parte stiano.

I BUONI

La categoria naturalmente più popolosa in quanto statisticamente destinata al massacro.
Il più “buono” di tutti, Duke, c’ha già lasciato le penne e la sua dipartita ha minato l’autorità delle poche forze dell’ordine rimaste. L’impressione è che molto presto l’ingenuità disarmante e la traballante autorità di Linda verranno travolte dall’anarchia e dalle macchinazioni di chi, a differenza di lei, vive nel lato oscuro di Chester’s Mill.
L’irritante faciloneria di Linda è specchio della condizione di stordimento che si ripercuote su tutta la popolazione: la cittadina è evidentemente isolata a tempo indeterminato, eppure nessuno ha ancora cominciato a speculare sui prezzi delle derrate alimentari destinate ad esaurirsi, così come l’acqua. Tanto che si impegnano tutti, secchi alla mano, a svuotare una piscina per arginare l’incendio all’abitazione di Duke. Ahhhh, la solidarietà che solo la provincia americana ti sa regalare, sopravvivenza permettendo! Speravo nella Famiglia venuta dalla Città per un po’ di sano cinismo, ma le due madri lesbiche e la figlia in pieno periodo emo sono talmente intrappolate nel loro guscio di forestiere piene di first world problems che si autocandidano come destinatarie di sviluppi particolarmente drammatici. Tuttavia sotto le ceneri dell’incendio qualcuno comincia a sospettare che presto bisognerà lottare con le unghie e con i denti. Lo sforzo collettivo momentaneo, incanalato da due figure già sottilmente carismatiche contrapposte, sembra quello di tentare di fronteggiare le prime emergenze insieme, arginando il panico montante.
Se Linda è molto ingenua e la prima regola di sopravvivenza a Chester’s Mill sembra quella di rimanere il più possibile lontano da lei a conclusione dell’episodio, anche Julia ci mette del suo per far precipitare la situazione. Julia è una pessima reporter, ammettiamolo, ma un ottimo espediente narrativo per far evolvere le dinamiche sociali tra prigionieri. Ci vuole una bella dose di spregiudicatezza (ben oltre quella dei più scafati reporter di provincia) per annunciare ai quattro venti che:
1- la barriera è a forma di cupola
2- i militari non ne sanno niente, tantomeno come rimuoverla
e poi fare faccette sconvolte quando qualcuno giustamente comincia a dar di matto. Insomma, stiamo parlando della stessa persona che flirta inconsapevolmente con l’assassino del marito.
La propensione al rischio del genere femminile locale sembra ulteriormente confermata dai tentativi di Angie di liberarsi dalla sua prigionia. Dopo un’aggressione a sorpresa lodevole ma infruttuosa, stimolare la gelosia del pazzo sadico che ti detiene e dimostrarsi poco collaborativa rispetto alle sue farneticazioni non sarebbero state le mie prime scelte strategiche, ecco.
D’altronde il settore giovanile sotto la cupola al momento è parecchio sconfortante: un’adolescente riccastra che ruba barrette di cioccolato per noia, l’amico asiatico dal capello lungo che attende l’anarchia facendo graffiti, Angie e Joe, la cui imminente sbandata per la forestiera emo potrebbe pregiudicare l’unico personaggio pro-attivo presente.

I CATTIVI

In una puntata apertamente dedicata a costruire le basi per il precipitare degli eventi, i cattivi finiscono per nicchiare a suon di “quello che abbiamo fatto” e “le cose che tu sai”,  non potendo mostrare così presto le loro carte.
Il più convincente rimane il Big Jim di Dean Norris, forse l’unico a mantenere pienamente una vera ambiguità nonostante ogni dettaglio visivo e ogni inquadratura dedicate cerchino di appiattirlo al ruolo di consigliere comunale senza scrupoli. Invece arrivando a bordo del trattore per demolire la prima vera minaccia alla sua cittadina (beccati questo, Barbie dei miei stivali!) ribadisce la sua genuina preoccupazione verso la stessa, sopravvissuta anche ai suoi sordidi affari.
Alla sua leadership carismatica ma già dalle ombre dittatoriali si contrappone quella naturale ma meno incisiva di Barbie (non volevo perdere l’occasione di parlare seriamente di “leadership di Barbie”, perdonatemi). Anche Dale, pur tornando ad evidenziarsi come personaggio positivo, mantiene parecchie sfumature d’ombra. Al momento perdonabili, soprattutto per aver tirato un bel cartone a Junior. Le sue parole a conclusione dello scorso episodio mi avevano convinto che forse la sua follia lucida lo aveva portato a proteggere Angie nel modo sbagliato ma più efficace nei confronti dell’imminente lotta per la sopravvivenza…no, scusate, era solo il solito adolescente psicolabile stalker, colpa mia. Altra new entry del lato oscuro, uno dei reverendi più lontani dalla vocazione mai visti, purtroppo senza il carisma di Jim. Anzi, il tragicomico tentativo del prete di distruggere le prove incriminanti conservate a casa di Duke risulta così involontariamente spassoso da essere superato solo dalla precisione chirurgica con cui Linda fa cose di cui si pentirà molto in futuro. Cose per cui, giustamente, il collega decide che lui, con il di lei operato, non vuole proprio averci a che fare, preferendo radunare fucili e munizioni. Per il momento pare un’ottima idea.

Meh!
Dal momento che si presenta da subito come una puntata ricca di eventi di portata minore, utili a costruire il quadro generale (il fumo intrappolato, l’acqua che “traspira” parzialmente dalla barriera) non mi aspettavo grandi sviluppi da Fire. Sono rimasta però molto delusa da come l’episodio non abbia approfittato della “pausa” per caratterizzare un po’ meglio i numerosissimi personaggi, fallendo nel tentativo di renderli interessanti e quindi, amplificare il trasporto emotivo dello spettatore nei futuri risvolti drammatici. Il pericolo svacco sembra ancora lontano, così come la possibilità di appassionarsi senza riserve a questo titolo.

Elisa G.

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63 Comments

  1. Concordo con il MEH. La seconda puntata conferma le mie impressioni sul Pilot, per nulla entusiastiche. Nella bella recensione hai già scritto tutto sui personaggi, ma secondo me qui la questione veramente problematica è un’altra : la verosimiglianza? Ok, va bene, c’è una cupola invisibile arrivata ad cazzum, ma non pare che questa cupola abbia stravolto tutte le leggi della fisica : l’acqua continua a scorrere, gli incendi divampano, il sangue scorre. Premesso ciò, com’è possibile che un giorno dopo l’”accupolamento” [è passato già un giorno, no?] tutto in città funzioni perfettamente? Non dovrebbe funzionare NULLA, a cominciare dai rubinetti dell’acqua (dubito che la città abbia il proprio sistema IDRICO) : la cupolona (che poi, di fatto, è una sfera) ha tranciato di netto tutti i tubi dell’acqua, i tralicci, tutto… il bar ha il suo generatore, ma pure la stazione radio? Pure la casa della rossa? Nella città la vita va avanti come nulla fosse… io non la chiamo “ingenuità” ma “serie tv del cazzo” : l’unica reazione verosimile è quella del poliziotto ansioso che alla fine spara! E così Barbie passa per il genio di turno perchè ha l’acume di comprare TRE e dico TRE pacchetti di sigarette…. eh sì, quanto sei figo! Diciamo che è l’unico a non essere completamente ritardato. E vogliamo parlare di quando la comunità tenta di spegnere un incendio A SECCHIATE? Quando le due mamme lesbo commentano che nel loro quartiere non sarebbe mai successa una cosa del genere, un tale dimostrazione di solidarietà…. No care, non sarebbe successo perchè nessuno è così idiota da credere di spegnere un incendio con i secchi d’acqua, se non in una serie tv ridicola. Quando l’incendio è appena scoppiato, nessuno dei protagonisti ha l’acume di spostare la macchina dalla casa? Di abbattere la staccionata che ovviamente potrebbe condurre il fuoco alla casa accanto? Lo sanno anche i sassi che gli incendi si combattono creando intorno al fuoco un perimetro di cose non infiammabili, scavando un fossato, ecc.ecc…! Non sprecando l’acqua. Altra cosa che io trovo ridicola è il fatto che dal fuori della cupola ignorino quelli all’interno… PER-CHE-MOTIVO? Non ha senso! Persino lo scienziato che fa gli esperimenti con la canna dell’acqua ignora i due ragazzini all’interno… ma che cosa pensa di sperimentare se non raccoglie informazioni dall’altra parte della cupola? Sarebbe essenziale per lui sapere se l’acqua passa oppure no…
    A me sembrano un massa di idioti. Se la sfera resta ed è impossibile scalfirla l’aria respirabile finirà presto, e se per qualche mistico motivo ci fosse un circolo dell’aria (non si capisce come questo “ricircolo” sia verosimilmente compatibile con l’apparente strutturazione della cupola), finirebbero comunque presto i generi di prima necessità, in primis il CIBO! Yu-uuuu, gente, sveglia!
    Non parliamo poi di quanto siano dementi i personaggi femminili. La reporter… PFFFFFFF…. LA ODIO. Arriva lei e vuole fare i comunicati alla radio credendo di essere figa… in realtà è solo demente a sbandierare informazioni a caso ai quattro venti, senza consultarsi con nessuno, senza pensare alle conseguenze… Bah, comunque ho il sospetto che lei sapesse benissimo dove si trovava il marito. Poi c’è la biondina sequestrata in uno scantinato… il modo migliore per uscire di lì? Mandare il tuo aguzzino allo sbaraglio contro uno sconosciuto con un bellissimo nome! Perfetto, così se ci resta secco tu resterai chiusa lì per sempre. Oltretutto come mai nessuno si è accorto della sua scomparsa? Suo fratello, ad esempio? Barbie che fa il figo che prende tutti a cazzotti e poi vuole spegnere un incendio con il liquidator. Il reverendo che dà un calcio al cestino con dentro dei fogli infuocati e fa prendere fuoco alla tenda… una tenda evidentemente impregnata di benzina vista la velocità a cui brucia…per non parlare del resto della casa.. le pareti prendono fuoco in meno di mezzo secondo… resistono alla furia delle fiamme giusto i passaggi che permettono a Linda di entrare… WELL DONE FUOCO.
    Una serie di cagate dopo l’altra!

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  2. Concordo praticamente con tutto! Ho passato metà del tempo (o tutto?) a urlare mentalmente a uno o l’altro personaggio “ma cosa stai facendo?”. Tre quarti dei personaggi agiscono con tale ingenuità che sarebbe giustificabile solo in una cittadina dove nessuno ha mai letto un libro e non hanno la tv.
    Agiscono tutti alla cieca. La radio trasmette ma alla polizia non viene in mente di mandare un comunicato via radio per dire alla gente di star lontani dalla barriera, preferendo girare per le strade e intercettare chi si avvicina; quelli della radio non pensano di avvisare le autorità della cupola per organizzare la cittadina e prepararsi alla reazione della gente; Barbie ritrova il suo ciondolo e finge di averlo trovato in un posto dove sarebbe stato super visibile; il prete è ambiguo ed inquietante e ha scritto “cattivo” in fronte, non ci si crede che la gente si fidi di lui. Linda poi non è molto carismatica e non ha molto senso che abbia lei il comando tra i tre poliziotti; tra l’altro ci fanno passare l’unico che dice cose sensate per il cattivo.
    Anch’io pensavo dalle frasi finali di Junior che o volesse rinchiudere la tizia per proteggerla dalla imminente follia collettiva, o sapesse qualcosa che gli altri personaggi non sapevano e per questo agiva così. Alla fine è pazzo e geloso e basta, peccato.
    Tutta la scena dell’incendio, da come è partito allo spegnimento, l’ho trovata ridicola e non vedevo l’ora che finisse. Poi la tranquillità con cui usano tantissima acqua, pensavo che almeno qualcuno avrebbe cercato di fermarli, o si sarebbe rifiutato, o avrebbe cercato di fuggire con l’acqua (lol), invece nulla, una cittadina unita nello spreco (e accade DOPO che sanno che si tratta di una cupola. o tutti credono che magari non vada sotto terra e finisca a contatto con il suolo? bah).

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  3. Concordo sia con la recensione che con i due commenti sopra il mio XD Peraltro, se posso passare sopra alla prima mezz’ora, che va be’, non è buona al massimo del proprio potenziale ma almeno si tira via, si lascia guardare, di sicuro non riesco a passare sopra agli ultimi dieci minuti che sono tipo il NO, il LOL e il WTF concentrati. Tutta la vicenda, da quando la casa prende fuoco come fosse stata cosparsa di un qualche liquido infiammabile a caso in poi, è completamente ridicola, surreale e bruttissima, era quasi imbarazzante stare a guardare, non vedevo l’ora che finisse. Mi chiedo se nel libro la cosa fosse strutturata in questo modo, giusto per capire se gli sceneggiatori hanno fatto tutto di testa loro (il momento più esilarante è stato quando la gente continuava a lanciare secchiate d’acqua sugli scalini del portico. Dico, vuoi sprecare tutta l’acqua che hai per spegnere il fuoco? D’accordo, ma almeno tira le secchiate SUL FUOCO) o se già nel testo originale questa cosa era un po’ tirata per i capelli XD

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  4. Premesso che ho letto il libro.

    Questa serie sta sfociando nel ridicolo. Un peccato, davvero un peccato, perché il libro è scritto con la profondità e scrupolosità solita del Re.
    Mi meraviglia la cosa, visto i produttori due mostri come King e Spielberg.
    Probabilmente non avevano molta voglia di impegnarsi, preferivano passare con il minimo sindacale…

    Che spreco.

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  5. Lisa C. ha scritto:

    Concordo sia con la recensione che con i due commenti sopra il mio XD Peraltro, se posso passare sopra alla prima mezz’ora, che va be’, non è buona al massimo del proprio potenziale ma almeno si tira via, si lascia guardare, di sicuro non riesco a passare sopra agli ultimi dieci minuti che sono tipo il NO, il LOL e il WTF concentrati. Tutta la vicenda, da quando la casa prende fuoco come fosse stata cosparsa di un qualche liquido infiammabile a caso in poi, è completamente ridicola, surreale e bruttissima, era quasi imbarazzante stare a guardare, non vedevo l’ora che finisse. Mi chiedo se nel libro la cosa fosse strutturata in questo modo, giusto per capire se gli sceneggiatori hanno fatto tutto di testa loro (il momento più esilarante è stato quando la gente continuava a lanciare secchiate d’acqua sugli scalini del portico. Dico, vuoi sprecare tutta l’acqua che hai per spegnere il fuoco? D’accordo, ma almeno tira le secchiate SUL FUOCO) o se già nel testo originale questa cosa era un po’ tirata per i capelli XD

    ti assicuro che nel libro NULLA di quello che accade nella serie era così.

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  6. Tartaruga ha scritto:

    Nella bella recensione hai già scritto tutto sui personaggi, ma secondo me qui la questione veramente problematica è un’altra : la verosimiglianza? Ok, va bene, c’è una cupola invisibile arrivata ad cazzum, ma non pare che questa cupola abbia stravolto tutte le leggi della fisica : l’acqua continua a scorrere, gli incendi divampano, il sangue scorre. Premesso ciò, com’è possibile che un giorno dopo l’”accupolamento” [è passato già un giorno, no?] tutto in città funzioni perfettamente? Non dovrebbe funzionare NULLA, a cominciare dai rubinetti dell’acqua (dubito che la città abbia il proprio sistema IDRICO) : la cupolona (che poi, di fatto, è una sfera) ha tranciato di netto tutti i tubi dell’acqua, i tralicci, tutto… il bar ha il suo generatore, ma pure la stazione radio? Pure la casa della rossa? Nella città la vita va avanti come nulla fosse… io non la chiamo “ingenuità” ma “serie tv del cazzo”

    Tartaruga ha centrato il problema principale della puntata: la totale inverosimiglianza delle situazioni create dalla sceneggiatura (e non ha certo dato una mano a risollevare l’episodio le interpretazioni degli attori). Per me questa è stata una puntata mediocre, dove non ha funzionato quasi niente. Il mio giudizio all’inizio sarebbe stato BIG NONO, ma concordo con la recensione per il MEH solo per Dean Norris (come ha scritto Elisa, il suo è finora l’unico personaggio davvero convincente).

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  7. Io scendo qui e nemmeno Rachelle Lefèvre potrà farmi guardare un altro minuto di questa schifezza. Questa serie è robaccia allo stato puro. Cioè, ci vuole impegno per renderla una tale spazzatura.

    Alla CBS, per esplorare certe tematiche, anni fa avevano Jericho. Almeno era una serie fatta bene, con tematiche interessanti e di qualità.
    La prima stagione fu anche molto bella [la seconda no, ma quei 7 episodi furono fatti con il budget della vendita delle noccioline... :-D].
    Under The Dome fa, invece, letteralmente schifo.

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  8. Lisa C. ha scritto:

    il momento più esilarante è stato quando la gente continuava a lanciare secchiate d’acqua sugli scalini del portico. Dico, vuoi sprecare tutta l’acqua che hai per spegnere il fuoco? D’accordo, ma almeno tira le secchiate SUL FUOCO

    mentre guardavo incredula la scena pensavo la stessa identica cosa

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  9. Anch’io mi chiedo come diamine sia possibile che siano tutti così tranquilli! Come giustamente sottolinea Tartaruga, quella cosa pare essere piuttosto una sfera, sennò la genialata di costruire una sorta di tunnel per uscirne fuori sarebbe venuta in mente al primo idiota di passaggio. Mi stupisco anche del fatto che non sia scoppiata una sorta di nevrosi collettiva dopo aver notato che il fumo di quell’inverosimile incendio rimaneva bloccato. A proposito di quella cosa che viene ancora chiamata cupola: io non sono un’esperta in materia, quindi se qualcuno più ferrato di me si accorge che sto scrivendo un’incredibile boiata, me lo faccia pure notare senza esitazioni di sorta; ma se l’acqua gettata dallo scienziato che non si cura del risultato del suo esperimento passa anche solo in minima parte, non significa che anche l’aria, e quindi anche l’ossigeno, passa? Magari in misura minore, che so… Come trovarsi ad alta quota, per esempio.
    Infine, tutti i nostri quesiti troveranno mai una risposta oppure dovremo imparare a farci scivolare tutto addosso come niente fosse? Chi può dirlo!

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  10. Secondo me 13 puntate sono comunque troppe, 10 sarebbero state più adatte. Questo secondo episodio abbastanza inutile.

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  11. concordo con la recensione e devo associarmi alla gran parte dei commenti…. la serie finora si sta rivelando alquanto scadente, un oltraggio al libro e al maestro…
    in effetti jericho, con cui ha evidenti assonanze, era di parecchie spanne superiore e parliamo di qualcosa che non rimarrà indelebile nel panorama della serialità tv. lo accosterei più a terranova, ossia una grandissima occasione sprecata e se si pensa a quale è l’elemento in comune…. allora il colpevole è chiaro….
    pur con tutti i distinguo assomiglia anche a defiance; sembrano fatti con lo stampino, stesse situazioni, stesse caratterizzazioni stereotipate, la solita sbobba della società u.s.a. di provincia trasportata in ogni dove e quando
    meh, boh, bleah

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  12. serie scadentissima. peccato perchè poteva venirne fuori qualcosa di grandioso(visto il riferimento)
    ah, a chi si chiede dove prendano l’acqua, beh, qualche migliaio di anni fa certi tipi si sono accorti che scavando dei buchi in terra…

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  13. Per me ci sono cose buone (il vicesceriffo, la stazione radio, a tratti i due ragazzi che cercano di tracciare il Dome) e cose terribili (Junior e Angie, soprattutto), mentre il resto si dibatte in un grigio piattume che – pur non avendo letto questo romanzo in particolare – non faccio fatica ad attribuire agli sceneggiatori e alla pochezza disarmante dei loro script, e certo non a King. In questo episodio, la scena del prete che dà fuoco alla casa era scritta, girata e interpretata in modo così pedestre che, lo ammetto, anche io ho avuto la forte tentazione di spegnere.

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  14. LaFataCarabina 6 luglio 2013 at 13:52

    Diciamo la verità: questa serie non ha proprio speranze. Trovo persino inutile elencarne i difetti, forse si fa prima a dire quei due/tre pregi che potrebbe avere. Secondo me è la prima serie della storia in cui gli attori leggono il copione sperando di essere uccisi nelle puntate successive.

    Qualche annotazione: anche io avevo sperato che Junior quasi sapesse qualcosa che noi non sappiamo, ma forse volevano essere originali. Nel senso che dal banale tu speri nel colpo di scena, ma loro ti sorprendono con un’ulteriore colpo di scena: era proprio banale.
    Concordo con il recensore: Angie è l’unica vittima di rapimento che escogita qualsiasi modo possibile per proseguire la sua prigionia. E aggiungo: quando Junior le ha detto che aveva ucciso Barbie, non si è sentita neanche un po’ in colpa?

    Per il resto, personaggi e situazioni banalissime e scontate, attori mediamente mediocri e caos narrativo. E io che speravo di passarci l’estate.

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  15. La scena dell’incendio è chiaramante un remake di un film con Stanlio e Ollio, non ci sono dubbi. A me ha fatto riderissimo la parte in cui il reverendo prende la giacca per spegnere il fuoco, la giacca si incendia immediatamente e lui la butta via strillando. Slapstick comedy.
    Ma vabbè, è estate e non c’è altro da guardare, si continua. XD

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  16. Setteditroppo 6 luglio 2013 at 14:36

    Sono d’accordo con la recensione e con i commenti che mi hanno preceduto ma resta ancora un fondamentale punto di forza a questa serie che mi spingerà a seguire qualche altro episodio: la cupola. Il mistero della cupola è maledettamente potente. Per quanto sciatto e superficiale mi appaia gran parte del racconto, la nostra convitata di pietra, miss Cupola, mi tiene ancora legato alla serie. Come ho scritto da un’altra parte, se nei prossimi episodi si punterà di più sull’elemento fantascientifico (il passaggio sull’acqua che “passa” attraverso la barriera non è stato il più interessante di tutto l’episodio?) ed i suoi risvolti sociali (la città nel suo insieme, le fazioni che si formano, i rapporti con l’esterno) più che sulle caratterizzazioni individuali (abbiamo capito che non è cosa e gli esempi si sprecano già alla seconda puntata), ci sono speranze di vedere del discreto intrattenimento. In conclusione, è vero, siamo pericolosamente dalle parti di Revolution e Terranova, ma qui abbiamo un’idea-forza al centro della serie decisamente più seducente e perturbante, che esige ancora un po’ di corte: è miss Cupola.

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  17. Io devo ancora capire come possa una donna, in assenza del marito, invitare a dormire in casa propria un perfetto sconosciuto dalla faccia poco raccomandabile… Almeno fallo dormire sul divano!

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  18. Una serie di scene tra il patetico e il ridicolo e soprattutto inverosimili: il reverendo che appicca l’incendio, la popolazione che cerca di spegnerlo, il salvataggio del reverendo, i dialoghi fra junior e Angie , la reporter che annuncia che sono in una cupola, gli esterni che nemmeno cagano gli interni anche quando fanno test che richiederebbero un feedbak da loro …

    Ma la scena che ho trovato il culmine del ridicolo è quella in cui Barbie compra 3 pacchetti di sigarette. Ci si aspetterebbe che in una situazione simile ci sia la corsa ai negozi per accaparrarsi le risorse, invece qui nulla, tutto tranquillo. Però il tema viene buttato lì con l’unico sveglio che ha la brillante idea di comprarsi solo tre pacchetti di sigarette (un investimento?!?!).

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  19. dailana scrive:

    Un peccato, davvero un peccato, perché il libro è scritto con la profondità e scrupolosità solita del Re.

    Certo, se lo chiami Re va bene tutto.

    Poi c’è chi, come me, crede che la serie abbia un problema di materia prima: il libro è un concentrato (ironico: la prosa di King è notoriamente prolissa) di stock characters e luoghi comuni. Anzi, la serie ha reso leggermente più interessante l’ambiguità morale di Barbie facendogli commettere un omicidio: nel libro è lui il vero Big Jim, cioè un pupazzetto di plastica terribilmente eroico e garante dell’ordine. Gli altri si dividono in buoni, cattivi, cattivi convertiti e padre-perdonali-perché-non-sanno-quello-che-fanno.

    Quando si rivelerà cosa c’è dietro alla storia del propano e la natura della barriera, e la gente comincerà a bestemmiare, sarà difficile spiegare che non è colpa del Re.

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  20. Sono un fan di King e dico che secondo me fafner ha ragione… in parte.
    E’ verissimo che i personaggi di “The Dome” sono sostanzialmente bidimensionali. E la cosa in un primissimo momento mi stupì/deluse in quanto non si può certo imputare al Re (sì, fafner, la roboante definizione lo scrittore del Maine se la merita tutta ^_^) la mancata capacità di caratterizzazione dei personaggi. Per credere, basti leggere anche solo il libro successivo a TD, ovvero “Full dark, no stars”.
    Comunque, dicevo della delusione… dopo questa prima reazione, però, ho cominciato a riflettere sul fatto che i due protagonisti/antagonisti principali del libro si chiamino Barbie e Big Jim e non ho potuto fare a meno di collegare il tutto al discusso finale (non temete, non spoilererò nulla) e allora mi è venuto il forte e fondato sospetto che una tale caratterizzazione semplicistica sia stata coscientemente voluta e ricercata dall’autore. Ed è ciò che continuo sinceramente a pensare dopo un paio di anni dalla lettura.
    Poi, oh, magari invece si tratta più semplicemente di un momento di scarsa vena creativa del buon Steve, mica lo escludo al 100%. ;-)

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  21. 999sickboy666 6 luglio 2013 at 18:04

    @fafner: ma tu non eri quello che avevo smesso di leggere King a dodici anni?

    Ed è vero, le caratterizzazioni del romanzo non sono tra le più profonde e complesse di King, ma sembrano capolavori di profondità psicologica, se paragonate a quanto fatto nella serie fino ad ora.

    Piuttosto, non avevo ancora riflettuto sul fatto che la produzione fosse di Spielberg ma, a pensarci bene, mi sembra che questo essere un fatto indicativo di una qualità così scarsa.

    Rispondi

  22. per fortuna i lettori mi confermano un sospetto, che cioè gli sceneggiatori stanno annacquando le pagine di King che avrà pure i suoi difetti ma almeno non è mai banale nella caratterizzazione dei personaggi. anzi, offre sempre motivazioni e psicologie estremamente complesse.
    Concordo con la recensione, il livello di piattume sta salendo, e Junior veramente NON SI PUO’ SOPPORTARE come personaggio e come ragazzo. Lo stereotipo dell’adolescente disturbato bleah.

    Rispondi

  23. @ 999sickboy666

    Touché ;)

    Intendevo dire che ho smesso di leggerlo per piacere quand’ero ragazzino. Per deformazione professionale avevo letto la traduzione di Maria Beatriz Medina, che a far capo da questo volume è la nuova traduttrice di S. K. in Brasile.

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  24. A mio modesto giudizio, il libro del “re” in questione non si discosta dalla serialità di una certa produzione americana.
    L’autore ha fatto libri assai più belli. Penso di aver letto il ciclo Fantasy della Torre Nera tipo 4, 5 volte. Ma questo libro presumo nasca da una buona idea tenuta nel cassetto e poi ripresentata in forma banale, nei dialoghi, nei personaggi, perfino nel finale. E da questo il telefilm. E taccio. Basta che non mi prenda una deriva alla “Cornwell”, tutta marche di automobili e vestiti di marca, al termine di una carriera giallistica in diversi momenti pregevole.

    Rispondi

  25. Purtroppo d’accordo con la recensione (io la puntata l’ho vista in 3 parti per abbandono da noia) ed i commenti che mi precedono. Tranne ovviamente quello di @ fafner: il Re dei Re qui ha poco a che vedere: il libro è interessante e ben strutturato (non il meglio di King ma il suo peggio è il meglio di qualunque altro scrittore per cui….). Anch’io credo che Angie sia una scema colossale (bionda e scema eh? Solita storia) (e qui dovrei partire con uno spoiler del libro su di lei, cosa che non farò, per fare capire come King l’abbia gestita da Dio) La scena della casa @ Lisa C.: King manco l’ha pensata e tutto ciò che fa è in relazione alla paura immediata e ben presente della futura mancanza di risorse (per es. pensano subito ai generatori ausiliari che non avranno carburante a lungo per alimentarli) Io non so come quello che stanno facendo servirà in previsione di un allungamento della cupola a più di 2 settimane.
    @ Carson:
    Non sono d’accordo i personaggi del libro hanno continue indecisioni, sia nel bene che nel male, e Barbie diventa l’eroe perchè è l’unico non provincialotto e con l’esperienza necessarie per fare fronte alla situazione, pur con tutte le problematiche che queste esperienze gli hanno lasciato: qui sembra un modello passato di lì per caso che appare e scompare quando fa comodo agli autori avere qualcuno che sa usare un’arma o toglierla ad un altro. Persino Big Jim ha cali di “stronzismo”, soprattutto quando si tratta del figlio. Per non parlare della moglie di Duke (sparita nel tf), altro consigliere presente ad opporsi a Jim, della giornalista zitella con le palle, del figlio di Jim molto meglio strutturato nella sua follia, ecc. Se poi gli sceneggiatori non sanno, come sempre, come gestire il mondo di King, beh siamo alle solite direi.

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  26. @ Boss:
    Ma l’hai visto il suo aspetto? E la visitina in camera a seguito dell’incubo in cui è nudo a letto? Come creare tensione sessuale in modo poco pacchiano e leggero direi. Nel libro non lo avrebbe fatto credimi

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  27. 999sickboy666 ha scritto:

    non avevo ancora riflettuto sul fatto che la produzione fosse di Spielberg

    Spielberg è anche quello che in campo televisivo ha prodotto Band of Brothers, una delle dieci grandi serie della storia: sicuramente la prima a fare un uso intensivo di tecnica cinematografica applicata sul piccolo schermo.
    Ho imparato da tempo che leggere il nome Steven Spielberg alla produzione, lascia il tempo che trova, perché quando fa il regista, male che vada ti restituisce un buon film, ma quando fa il produttore è come un bambino: fa tutto ciò che gli piace e lo attira. Così a lui si deve il mastodontico Letters From Iwo Jima e allo stesso tempo a lui si deve quella robetta di Deep Impact
    Ora, per esempio, ha per le mani Halo (l’unica cosa buona mai fatta dalla Microsoft) e sono curioso di sapere cosa ne verrà fuori…

    Mi impressiona sempre, invece, leggere di Stephen King come di un maestro etc.
    Però su una cosa sono d’accordo: King è un grande, perché solo un “grande” riesce a diventare, per tante persone nel mondo, un mito. Senza saper fare nulla tranne avere una certa prolissità di fondo con cui caratterizzare stereotipi preconfezionati.
    Sono quei misteri culturali che hanno domande ma non risposte. O meglio, l’unica risposta possibile, dopo tanto impegno strutturale, di coscienza, semiologico, semiotico, antropologico, sociologico e chi più ne ha più ne metta, è “boh”.
    Che poi, molto spesso, i grandi sopravvalutati della cultura, si tradiscono: King, per esempio, lo fece quando attaccò duramente la trasposizione di Kubrick.
    Ora, io non stravedo per il regista di New York, anzi, non mi piace: ma tra il film e la sua controparte cartacea c’è la stessa differenza tra una pizza mangiata in una delle migliori pizzerie d’Italia e una pizza mangiata in Giappone da Pizza Hut.

    P.S. che poi questo Under The Dome sia la schifezza che è per un’evidente impegno degli sceneggiatori, è un altro paio di maniche nell’ottica del ragionamento generale.

    Rispondi

  28. @ Tartaruga: ti quoto al 100%. Il tuo commento è perfetto. Una merda di serie dove tutto va ad cazzum.
    La mia previsione: come Revolution o l’altra cagata della terra milioni di anni prima.

    Rispondi

  29. Penso di aver avuto un’illuminazione : la sfera (solo a me urta fisicamente chiamarla “cupola” ?) RESPIRA. Scusate se qualcuno l’ha già scritto prima di me, in quel caso chiedo venia e la mia illuminazione è già sorpassata. Io penso che QuellaCosaLì respiri… come una sorta di “spugna”? Io in materia scientifica sono una capra, ma immagino una specie di materiale in grado di assorbire e rilasciare ossigeno, come una specie di “filtro” che filtra particelle micro. In questo modo si spiegherebbe il passaggio dell’acqua (credo?) e si potrebbe portare avanti la serie senza preoccuparsi del problema “respirazione degli intelligenti abitanti”.

    La ragazzina emo che ha la faccia di una che è andata a sbattere contro un vetro, e il ragazzino nerd forte in trigonometria, sono svenuti e hanno blaterato la stessa frase sulle stelle : quante puntate ci vorrà prima che qualcuno se ne accorga? Questo è davvero un clichè in tantissime serie tv : due personaggi distinti e lontani fanno due cose distinte e lontane uguali, o collegate l’una con l’altra, senza saperlo, e collegare questi due avvenimenti risolverebbe un sacco di misteri, e per tenere alta la *suspance* ci impiegano OTTOCENTO puntate a far notare a qualcuno la coincidenza.

    Rispondi

  30. Comunque, senza Junior questa serie guadagnerebbe tipo mille mila punti.

    Rispondi

  31. lupus in fabula 7 luglio 2013 at 12:13

    Pogo ha scritto:

    Mi impressiona sempre, invece, leggere di Stephen King come di un maestro etc.
    Però su una cosa sono d’accordo: King è un grande, perché solo un “grande” riesce a diventare, per tante persone nel mondo, un mito. Senza saper fare nulla tranne avere una certa prolissità di fondo con cui caratterizzare stereotipi preconfezionati.
    Sono quei misteri culturali che hanno domande ma non risposte. O meglio, l’unica risposta possibile, dopo tanto impegno strutturale, di coscienza, semiologico, semiotico, antropologico, sociologico e chi più ne ha più ne metta, è “boh”.
    Che poi, molto spesso, i grandi sopravvalutati della cultura, si tradiscono: King, per esempio, lo fece quando attaccò duramente la trasposizione di Kubrick.
    Ora, io non stravedo per il regista di New York, anzi, non mi piace: ma tra il film e la sua controparte cartacea c’è la stessa differenza tra una pizza mangiata in una delle migliori pizzerie d’Italia e una pizza mangiata in Giappone da Pizza Hut.
    P.S. che poi questo Under The Dome sia la schifezza che è per un’evidente impegno degli sceneggiatori, è un altro paio di maniche nell’ottica del ragionamento generale.

    quoto in pieno il discorso king. il “Re” forse lo è stato negli anni 80, poi è diventato semplicemente uno sfornatore di cliché sempre più corposi, e dai finali sempre più terribili. perché dai, vogliamo parlare dell’abilità di king di mandare tutto in vacca col finale? che poi, per dirla tutta, secondo me king non scrive più da anni, all’incirca dall’incidente (quando effettivamente dichiarò che a parte chiudere la torre nera non avrebbe più scritto) ed ora tutto è in mano a una squadra di Ghost Writers.

    Rispondi

  32. @ Pogo:
    @ lupus in fabula:
    E’ strano ma per me è incomprensibile come qualcuno possa pensare di King queste str…. Io adoro i suoi finali proprio perchè logici e non cercano a tutti i costi la sopresa senza una logica. Capisco se scrive lui o no come ho capito subito che era Bachmann. Su Shining il film non solo ha ragione ma straquoto: uscita dal cinema (e me lo ricordo ancora perchè ci rimasi malissimo dopo tutte le aspettative) senza avere letto il libro pensai subito “Oddio ma questa storia non ha nè capo nè coda, ho perso 2 ore della mia vita per un tubo” Poi grazie a Dio comprai il libro e …bhum amore a prima vista che dura da allora, anzi sta crescendo a dismisura. King ci dice come siamo (o meglio come sono i suoi connazionali e in generale anche noi) ed ovvio questo dà fastidio a molte persone (forse coda di paglia eh?) Che sia cambiato il suo modo di vedere la vita e quindi di scrivere dopo l’incidente è chiaro e giusto, sennò sì che avrei pensato a ghost writer: ha avuto un’sperienza che l’ha portato ai limiti della morte, dolori ed operazioni a gogo, con il suo passato di alcolizzato e drogato gli antidolorifici potevano essere più pericolosi dell’incidente stesso e non doveva cambiare? Ha detto che non avrebbe scritto più ma poi lo ha rifatto? Bravi voi che fate e mantenete sempre ciò che dite, anch’io cambio idea (si dice che solo gli stupidi non lo fanno) Grazie a Dio è umano in qualcosa, perchè come scrittore è divino. E sulla sua prolissità ho già risposto negli altri commenti (pensa che per me un suo libro non è mai troppo lungo, ne vorrei sempre di più)
    Qui si parla della serie tv che per adesso è una cagata immane, ma lo è proprio perchè NON HANNO SEGUITO PEDISSEQUAMENTE IL LIBRO DI KING ma anzi ne hanno stravolto personaggi e situazioni e, come sempre quando lo si fa (come Kubrik) viene fuori una cag….

    Rispondi

  33. La regola delle uscite “alternate” dei libri di King – uno buono, uno cattivo, poi di nuovo buono – sottolinea secondo me il suo carattere di scrittore popolare, di “lavoratore” della penna piu’ che di un Maestro di qualche tipo. Senza dimenticare che persino Asimov fu accusato di personaggi e dialoghi freddi, accademici, ma nella sua sterminata produzione – simile in un certo senso a King – tra alti e bassi, scrisse quella meraviglia del Ciclo della Fondazione.
    Se vogliamo invece parlare della produzione seriale americana di best sellers….

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  34. Chiariamo però che quando ci si riferisce a King come Re ci si riferisce a Re della letteratura dell’orrore, non certo come re della lettura tutta e mondiale, e che si tratta anche chiaramente di un soprannome servito in un piatto d’argento dal nome dell’autore in questione (king in inglese significa re come sapete tutti). Quindi visto il talento riconosciuto si è arrivati a questa definizione, se King si fosse chiamato Rogers probabilmente la critica non l’avrebbe mani nominato The King. Quindi cerchiamo di comprendere anche questo gioco linguistico che si è venuto a creare. Per il resto io sono studiosa di letteratura americana. King è assolutamente un maestro, questo è un dato oggettivo e fuori discussione, certamente tra i 10 più grandi scrittori americani del ’900. It in particolare è il più grande romanzo degli ultimi 30 anni di letteratura americana e può tranquillamente competere al titolo mondiale. Un’opera di una grandezza abissale, se nella Divina Commedia è rappresentata ogni sfumatura dell’anima dell’europeo medievale e non solo in it è presente ogni sfumatura dell’animo dell’uomo moderno americano e non solo.

    Rispondi

  35. Poi lo stile di King come quello di tutti è criticabile (inteso nel senso puro del termine sia in positivo che in negativo) ma come si può definire King un semplice lavoratore di penna? Uno scrittore da catena di montaggio di best sellers? Come On!

    Rispondi

  36. lupus in fabula 7 luglio 2013 at 17:06

    jackson1966 ha scritto:

    @ Pogo:
    @ lupus in fabula:
    Io adoro i suoi finali proprio perchè logici e non cercano a tutti i costi la sopresa senza una logica. Capisco se scrive lui o no come ho capito subito che era Bachmann. Su Shining il film non solo ha ragione ma straquoto: uscita dal cinema (e me lo ricordo ancora perchè ci rimasi malissimo dopo tutte le aspettative) senza avere letto il libro pensai subito “Oddio ma questa storia non ha nè capo nè coda, ho perso 2 ore della mia vita per un tubo” Poi grazie a Dio comprai il libro e …bhum amore a prima vista che dura da allora, anzi sta crescendo a dismisura. King ci dice come siamo (o meglio come sono i suoi connazionali e in generale anche noi) ed ovvio questo dà fastidio a molte persone (forse coda di paglia eh?)
    Qui si parla della serie tv che per adesso è una cagata immane, ma lo è proprio perchè NON HANNO SEGUITO PEDISSEQUAMENTE IL LIBRO DI KING ma anzi ne hanno stravolto personaggi e situazioni e, come sempre quando lo si fa (come Kubrik) viene fuori una cag….

    finali di king logici: it (che considero un capolavoro) finisce che pare un b-movie della asylum, l’ombra dello scorpione (altro capolavoro) basa il finale su un plot-hole abissale, l’arrivo di roland alla torre pare un quadro finale di super mario….potrei continuare e argomentare, ma ci sarebbero troppi spoiler. intendiamoci, io ho adorato king, ma questo non mi impedisce di vedere la debolezza dei suoi finali. poi vabbe’, se addirittura trovi shining un film “senza né capo né coda”, mi rendo conto che hai dei problemi di valutazione di una certa entità.
    ma poi…king che scrive con una tale profondità da “dare fastidio a molte persone”? seriously? certo, è proprio uno scrittore scomodo, il saviano dell’horror.
    comunque è vero, qui si parla della serie tv (a proposito della quale concordo sulla bassa qualità, spero almeno che abbiano cambiato la ridicolaggine della fine del libro) perciò scusate per tutto questo ot.

    Rispondi

  37. jackson1966 ha scritto:

    Qui si parla della serie tv che per adesso è una cagata immane

    Infatti, ho attribuito la colpa agli sceneggiatori e non c’entra nulla il libro.
    Per il resto, non fai che confermare quanto da me detto: se uno non riconosce la grandezza dello Shining di Kubrick, a maggior ragione vista la schifezza da cui è tratto, ha dei seri problemi di giudizio artistico.
    Ciò che piace è indiscutibile, Jackson. Ognuno ha diritto a farsi piacere ciò che vuole (voglio dire, piacciono i film dei Vanzina, la musica di Vasco Rossi e i libri di Moccia!), ma se mi definisci King un maestro io non posso fare a meno di ridere.
    Se poi lo definisci “scomodo” beh, allora vuol dire che non ti è capitato ancora di leggere qualche vero autore scomodo…

    sara881 ha scritto:

    King è assolutamente un maestro, questo è un dato oggettivo e fuori discussione, certamente tra i 10 più grandi scrittori americani del ’900. It in particolare è il più grande romanzo degli ultimi 30 anni di letteratura americana

    Giuro che fino a sto punto non avevo mai letto di King. Tra i 10 grandi scrittori statunitensi del 900? Il più grande romanzo statunitense degli ultimi 30 anni? [spero tu intendessi solo per l'horror, cosa che troverei discutibile, ma almeno comprensibile]
    Devono togliere la cittadinanza statunitense a un bel po’ di scrittori per far rientrare King nei migliori 10 (DeLillo, Roth, Dos Passos, Vonnegut, Bukowski, Bellow, Faulkener, Hemingway… [continuo?]) e per quanto riguarda il romanzo: visto che Pastorale Americana è del 1997, It non può essere il miglior romanzo degli ultimi 30 anni… (non m’interessa nemmeno andare a vedere le date degli altri veri grandi romanzi di questi ultimi 30 anni…).

    La letteratura di King è buona per i viaggi in treno, quando sei interrotto dal controllore, i bambini della famiglia di fianco fanno chiasso, la signora anziana ti chiede dove stai andando, il telefono ti vibra ogni tanto per chiederti dove stai e perché non rispondi, il rumore di fondo del treno… e così via.
    Certo, come narrativa a volte ti tiene anche incollato alla pagina, ma mica ho scritto che è un incapace. Anzi, ripeto: è un grande. Far credere al mondo che lui conti qualcosa nella storia della letteratura è solo da grandi. Ci sono autori esagerati che non superano nemmeno la notorietà del proprio quartiere.
    Che poi per questo Under the Dome gli sceneggiatori si sono impegnati alla grande per peggiorare la cosa è un altro paio di maniche (Junior è un personaggio inutile): l’ho già scritto più volte e non lo ripeterò.

    Rispondi

  38. Pogo ha scritto:
    se mi definisci King un maestro io non posso fare a meno di ridere.

    Alcuni come te ridono, altri come me sono d’accordo con jackson… com’era la storia del mondo bello perchè vario?

    Pogo ha scritto:
    La letteratura di King è buona per i viaggi in treno, quando sei interrotto dal controllore, i bambini della famiglia di fianco fanno chiasso, la signora anziana ti chiede dove stai andando, il telefono ti vibra ogni tanto per chiederti dove stai e perché non rispondi, il rumore di fondo del treno… e così via.

    Ecco, anche in questo caso: per te questa tua considerazione è una certezza, per me invece è la solita accozzaglia di luoghi comuni su King. Come se stessimo parlando di un Dan Brown qualunque…
    Quale sarebbe la “colpa” di King? Di vendere molto? Di essere un autore “di genere”? Entrambe le cose?

    Rispondi

  39. Non so se l’abbiate già scritto, ma io ho solo una domanda. Ok che non si può scavare un tunnel con qualsiasi cosa sia elettronica, ma a mano???! Non credo che la cupola sprofondi per migliaia di chilometri sotto terra.

    Rispondi

  40. @ Alis:
    Se seguono il libro (cosa che stanno facendo poco) è una sfera e quindi sì va sotto terra per un bel po’.@ sara881:
    D’accordo con tutto ma non sul Re della letteratura dell’orrore, credo che grazie a Dio questa definizione sia passata da un bel po’ (come anche l’Associazione Scrittori Americani ha ribadito con il suo premio) Joyland e anche 22/11/1963 e tanti altri sono lì a dimostrarlo. Tenuto poi conto che per King l’orrore è sempre stato una scusa con cui studiare e mettere in rilievo la natura umana nelle sue buone e brutte caratteristiche (vedi Notte buia sennza stelle a dir poco angosciante nella sua durezza) direi proprio che siamo oltre.
    Mi sa che ha @ Carson: la sua colpa è de vendere molto e di essere molto amato, cosa gravissima per chi ritiene la vera letteratura sia fatta “da autori esagerati che non superano nemmeno la notorietà del proprio quartiere”
    Con tutto il rispetto per i tuoi studi e le tue qualifiche che sono sicuramente migliori delle mie, io parlo da fan appassionata da 30 e più di “frequentazione” ed in più ormai lo “amo” anche come persona, per le sue idee in letteratura, per il suo modo di “insegnare” (avessi avuto un prof così di letteratura altro che medicina avrei fatto LOL) e per le sue idee liberali e radicali sull’uguaglianza degli uomini

    Rispondi

  41. @ Pogo:

    Guarda per quanto mi riguarda Pastorale americana non è nemmeno uno dei migliori romanzi di Roth, figuriamoci se è migliore di It di King. Della lista da te presentata si toglie tranquillamente DeLillo che penso non possa rientrare nemmeno nei 200 migliori scrittori (da dove diavolo l’hai tirato fuori?) e Vonnegut. Gli altri citati li metterei anch’essi nella mia top 10 insieme a King, Fitzgerald, Burroughs, Lee, Steinbeck

    Rispondi

  42. Comunque in treno leggi anche Hemingway eh

    Rispondi

  43. Comunque in treno leggi anche Hemingway eh.

    Rispondi

  44. jackson1966 ha scritto:

    la sua colpa è de vendere molto e di essere molto amato, cosa gravissima per chi ritiene la vera letteratura sia fatta “da autori esagerati che non superano nemmeno la notorietà del proprio quartiere”

    Ma cosa vai blaterando Jackson? Ho scritto forse ciò che tu riporti? No. Affatto. Non guardo le vendite, né il successo popolare. Altrimenti dovrei dire che Ellroy è scarso solo perché piace e vende… Ci rinuncio ad andare oltre con te. Metà dello scritto bisogna passarlo a spiegare cosa si è scritto prima…

    sara881 ha scritto:

    Guarda per quanto mi riguarda Pastorale americana non è nemmeno uno dei migliori romanzi di Roth, figuriamoci se è migliore di It di King.

    Rispondo per l’ultima volta, perché sennò poi ci dicono che andiamo OT: il fatto che non lo sia per te, non vuol dire che non sia superiore al romanzo di King. A parte che è il miglior romanzo di Roth (e non perché ha vinto il Pulitzer, ma proprio perché è monumentale), anche il peggior romanzo di Roth è meglio di It.

    sara881 ha scritto:

    Della lista da te presentata si toglie tranquillamente DeLillo che penso non possa rientrare nemmeno nei 200 migliori scrittori (da dove diavolo l’hai tirato fuori?) e Vonnegut

    [premesso che la mia era una lista sui generis di chi mi veniva in mente prima e non tutti i miei preferiti (tra i quali non rientra DeLillo sicuramente, che tende ad annoiarmi) e che quindi erano nomi a caso, visto che mancavano anche le scrittrici o alcuni tra i miei preferiti].
    Non renderti ridicola, dimostra davvero che studi letteratura statunitense e che sai mettere da parte i tuoi gusti: Harold Bloom, professore di letteratura a Yale, mica a borgorosso, ha definito McCarthy, DeLillo, Roth e Pynchon i migliori della letteratura contemporanea USA. Rumore Bianco è un libro epocale.
    Che Bloom sia uno parecchio controverso, è cosa risaputa (anche che spesso dice cose a caso per provocare). D’altronde io non guardo mai la critica, né i premi (nemmeno il Pulitzer o il Nobel), ma ciò non m’impedisce di avere coscienza critica e nel leggere Rumore Bianco di riconoscere – pur annoiandomi – un capolavoro della letteratura moderna. E quindi essere d’accordo con Harold Bloom. Che sarà quello che è, ma è pur sempre un professore di letteratura di Yale.
    Tra l’altro, così per curiosità, Foster Wallace (sempre sottovalutato da Bloom che non l’ha mai reputato all’altezza) stravedeva per DeLillo, a cui spesso faceva leggere in anteprima i suoi manoscritti.

    sara881 ha scritto:

    Comunque in treno leggi anche Hemingway eh.

    Può darsi. Visto che la frequenza dell’uso del treno da parte mia è pari allo 0.
    In effetti, a pensarci, Per chi suona la campana è proprio il libro ideale per viaggiare in treno… e Il vecchio e il mare se si è su una nave…
    [uno può leggere ciò che gli pare su un treno, come pure in spiaggia... il mio discorso era un altro...].

    Rispondi

  45. @ Pogo:
    Insomma è così: ciò che piace a te è un capolavoro, ciò che piace agli altri, se non è quello che piace a te, fa schifo. Viva la democrazia e il rispettare le opinioni altrui

    Rispondi

  46. Bellissima serie, non c’è dubbioc

    Rispondi

  47. Jackson, a volte penso che ti diverti a trollare per farci scrivere commenti su commenti… contenta tu…

    Rispondi

  48. Meno male, questa serie mi solleva di molto il morale, letteralmente abbattuto dalla fine di Revolution. Ho la mia serie WTF delle vacanze.

    Cazzo, è tutto sbagliato e come per Revolution ero dispiaciuto per la presenza di Esposito, qui mi dispiace che Norris, sia parte di quest’immondezzaio. Per il resto c’è tutto quello che non vorrei in una serie. Non parlo dell’illogico di fondo … quando accetti la premessa di un mondo dove un sfera di energia può materializzarsi all’improvviso e isolare un paesello devi mandar giù altre cose, tipo la Sfiga di Barbie*.

    Però, dopo che mi hai fatto tutta la pippa sulla corrente elettrica interrotta, non puoi farmi passare concetti come “acuqa infinita” nello stesso episodio in cui mi dici che sono migliaia di anni che non piove, è tutto secco, e che ogni scorreggia diventa potenziale innesco per un incendio. Ma soprattutto la BENZINA infinita e visto che vanno tutti in giro in macchina e hanno tutti un generatore elettrico, fra diesel e benzina ne hanno talmente tanto da non sapere che farci.

    E in tutto questo, Barbie fonda il suo impero economico su 3, dico 3 (TRE) pacchetti di sigarette.

    Comunque, non c’è niente di nuovo fra i personaggi, se non l’arrivo del prete che, al momento, è il personaggio comico involontario della serie e spero si renda protagonista di altre mirabolanti imprese!

    Mensione d’onore a Lenny Kravitz e alla sua radio con l’impiantone per trasformare micro onde in onde lunghe per renderle comprensibili (?!?!!!?!?!?!?!?????!!!!! Ok, c’è una cupola di energia che scoppiare i pacemaker e bla bla bla bla bla e curioso che il nerd abbia pensato di misurarne il diametro, che la nasa provi a bucarla con acqua, laser, agenti chimici, ma nessuno ci abbia ancora attaccato un caricabetterie………)

    Chiudo inviatando tutti a smetterla con la pippa libro non libro, king bravo, king merda. Tanto nessuno convince nessuno.

    * la Sfiga di Barbie (argomento già discusso nei commenti all’episodio precedente: Arrivi in un posto, ammazzi uno, una cupola di energia ti imprigiona lì, mentre cerchi di capire il da farsi, un aereo (l’aereo privato in un villaggio popolato da 200 stronzi… è TANTA ROBA) si schianta sopra di te, poi scrocchi una sigaretta a una sconosiuta, che però è la concubina dell’unico pazzo psico-sociopatico della zona, e lui ti vede. E chi ti dà ospitalità sotto il suo tetto? Quella a cui hai seccato il marito.

    - Ora si aggiunge il dettaglio che il tipo di cui sopra non volevi ammazzarlo ma è stato tutto un tragico incidente: ovvero SFIGA.

    Rispondi

  49. Rumenta mi hai fatto morire dal ridere! Quanto hai ragione, riguardo la sfiga di Barbie. Non ci avevo pensato! Oltretutto quando hanno fatto vedere che la capanna dove Barbie ha ucciso il MaritoDellaRossa è all’interno della cupola, m’è venuto da ridere!!!
    Però adesso non esageriamo, è passato solamente un giorno, quindi si presume che le macchine abbiano ancora benzina e che il distributore locale abbia qualche “riserva” : certo che se andranno avanti due settimane a far tutti benzina, la cosa inizierà a puzzare.

    @Alis (che aveva scritto : “Non so se l’abbiate già scritto, ma io ho solo una domanda. Ok che non si può scavare un tunnel con qualsiasi cosa sia elettronica, ma a mano???! Non credo che la cupola sprofondi per migliaia di chilometri sotto terra.”) : quella non è una cupola ma una sfera, altrimenti la serie non avrebbe nessunissimo senso perchè basterebbe scavare un tunnel sotterraneo per uscire.

    Rispondi

  50. Mi avete fatto venire voglia di spoilerarmi la storia così da mettere una pietra sopra a ‘sta cupola.

    Rispondi

  51. Episodio effettivamente al limite dell’inguardabile (e con tutte le scene in cui compare Junior ben al di là del limite dell’inguardabile). Eppure, io rimango lievemente speranzoso: nonostante nulla funzioni in questa serie (a contrario di quanto avviene sotto la cupola, ahah), basterebbero alcuni aggiustamenti per evitare la rotta che porta verso l’iceberg con ancora addosso le macerie di Revolution e The Following e rimettersi nelle acque del “prodotto estivo di qualità medio-bassa ma godibile”.

    Il problema più grave secondo me sta nella qualità delle recitazioni. Sì, la scrittura è povera ed approssimativa, ma questo riguarda principalmente la caratterizzazione dei personaggi e lo sviluppo dei loro percorsi/storyline; il livello dei dialoghi, tranne alcune cadute (il citato scambio di battute sulla coppia metropolitana su quanto, signora mia, si stia meglio in campagna) non è eccessivamente basso, e pienamente in linea con quanto richiesto da una serie estiva senza eccessive pretese, ma che si lasci guardare (perché, al di là dei nomi coinvolti e dei roboanti annunci nella fase di lancio del prodotto, in fin dei conti questa è la portata di Under The Dome). La regia è didascalica e “semplice” in un’accezione negativa, con alcune scene realizzate al limite del ridicolo (le scene finali di incendio+tentativi di spegnimento+sceneggiata e ferimento) ma per lo meno, finora, ha saputo dosare bene gli effetti speciali. La recitazione, invece, è indifendibile: si salvano giusto Norris e l’interprete di Joe (il ragazzino; ma forse solo perché finora non ha avuto scene particolarmente impegnative), ma tutti (TUTTI!) gli altri personaggi sono recitati da cane, con l’apice degli interpreti di Junior e di Linda.

    Se già tutte le interpretazioni fossero di livello discreto, accettabile, Under The Dome avrebbe tutta un’altra caratura. Il comportamento di Julia è ridicolo (nei confronti della sparizione del marito, di Dale, di quanto sta succedendo, del giornalismo), ma se l’attrice fosse riuscita a rendere la confusione e fragilità di una che ha appena assunto un incarico, non certo il più entusiasmante del mondo, con poche aspettative personali e del resto della città (con perfino la signora di mezza età della prima puntata che la sbeffeggia sulla “fine della carta stampata”), che in più sa di non essere granché nel suo lavoro (ogni sua azione finora ci ha reso ben chiaro che Julia e il giornalismo vivono su pianeti diversi e non può non saperlo anche lei), beh, scene come quella dell’annuncio alla radio non sarebbero sembrate così insensate. Stesse considerazioni per Linda: se l’attrice riuscisse a far ricordare agli spettatori in ogni singola scena con sguardi, posture, voce il bagaglio che si porta dietro in quel momento (il miscuglio letale tra indecisioni, paure, impreparazione, senso del dovere, senso di perdita, lutto), allora forse potremmo avere un minimo di empatia per il personaggio e non perderci in grasse risate per ogni cavolata che fa.

    Rispondi

  52. @ Rumenta:
    Vista così sembra una comedy che è molto meglio di quello che finora è LOL

    Rispondi

  53. ar key, tutto giusto, ma attori del genere, solitamente, devi pagarli. Qui, evidentemente, hanno assunto un po’ di gente a un tanto al chilo (e non parlo solo degli attori).

    C’è una cosa che davvero mal sopporto, e sono le serie dove, se prendi anche un solo fotogramma a caso, ti accorgi che sono serie. Il modo di riprendere, di indugiare sui primi piani, le espressioni ripetute, i colori “brillanti” (non saprei come altro descriverli) e le comparse ridicole. E Under The Dome ci ricade in pieno. A tratti mi rimbomba in testa la voce di René Ferretti che comanda “Espressione basita, espressione sorpresa, espressione felice, dai dai dai! Smarmella tutto! Ottimo!!!!” :D

    E questo è inaccettabile in una dimensione in cui il top delle serie non è più A-Team ma roba che “sembra un film” (inutile citare i tanti esempi) e/o sfrutta attori di livello.

    Rispondi

  54. @ Rumenta:

    beh il mio punto era proprio questo: uno degli elementi tirati in ballo nell’annosa questione “buh, le serie italiane schifo, mentre invece quelle anglosassoni, oh, che belle” è che molto spesso (non sempre), nelle serie americane anche gli attori che coprono personaggi secondari e perfino apparizioni fugaci, svolgono il loro compito in modo convincente e professionale. In Under The Dome questo non avviene nemmeno per molti dei personaggi principali. Non dico che dovessero prendere chissà quali attori famosi e celebrati e svenarsi per questo (impensabile in una produzione che ha altri voci molto costose, e che ha un parterre di personaggi molto ampio), ma sarebbe bastata gente capace di fornire una recitazione discreta, decente per migliorare di molto lo show e renderlo guardabile. Continuo a pensare che sebbene molti personaggi abbiano una scrittura discutibile alle spalle (Dale, Julia, Linda, Junior, ecc ecc), il vero colpo di grazia lo abbiano dato gli attori che: a) appiattiscono ancora di più, se possibile, personaggi già abbastanza bidimensionali; b) non fanno nulla per mascherare e coprire le lacune della scrittura ma anzi le ingigantiscono e mettono ancora di più al centro dei riflettori.

    D’accordissimo sulla seconda parte del tuo commento, anche se mi rimane un dubbio riguardo alla fotografia, ai “colori”, allo smarmellamento. Non capisco se sia un effetto involontario (c’hanno provato, ma hanno cannato) o una scelta precisa di produzione. Perché se fosse così, sarebbe pure stata un’ottima scelta, secondo me (sia per dare un tono da soap opera e film tv ad una presunta cittadina di campagna idilliaca – e per aumentare il contrasto tra immagine che vuole dare di sé e il torbido che rimesta sotto la superficie, sia per il fatto che si trovano soffocati sotto ad un “vetro”, con la cupola che appesantisce l’aria, distorce la luce, “satura” tutta l’atmosfera), solamente, beh, doveva riuscire meglio.

    Rispondi

  55. @ar-key

    Chiaro tutto e concordo, ribatto però un punto, uno sconosciuto decente costa comunque più di uno sconosciuto cane, se non oggi, costerà di più domani.

    Spezzo solo una lancia sugli attori italiani. Qui il dramma è duplice.

    Ci sono i cani (la coppia Arcuri – Garko sia da monito per tutti). Che però è un problema globale, i cani ci sono in tutto il mondo, gente presa per il bel faccino o perché è conosciuta (prendi la protagonista di Revolution, roba forte, in senso canino intendo).

    E poi c’è il fatto che in Italia la scuola di recitazione passi quasi esclusivamente dal teatro. Nei nostri prodotti televisivi, a recitare, ci sono attori teatrali, tendenzialmente bravi, spesso bravissimi. Il problema è che sono fuori contesto, davanti alla telecamera non si recita come sopra un palco. Vengono diretti da subumani e pagati poco. I risultati si chiamano Un Posto al Sole, Centovetrine, Nonno Libero, ……… :D

    Sulla storia dell’estetica di Under The Dome, mi hai fatto riflettere (e di questo ti ringrazio). Però alla fine, a livello cromatico è esattamente come Revolution, come Once Upon A Time, come quello della Famiglia di Supereroi con il tipo di The Shield a protagonista, come troppe serie mediocri, insomma. Per dare un effetto “comunicativo” doveva essere un alternanza (seppure breve) fra il “dentro” e il “fuori”, invece anche le rare riprese fuori dalla cupola sono così. Ho più l’idea che quella sia la post-produzione standard, quella che ti danno gratis quando affitti le telecamere :D

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  56. Setteditroppo 9 luglio 2013 at 13:17

    Rumenta ha scritto:

    @ar-key

    E poi c’è il fatto che in Italia la scuola di recitazione passi quasi esclusivamente dal teatro. Nei nostri prodotti televisivi, a recitare, ci sono attori teatrali, tendenzialmente bravi, spesso bravissimi. Il problema è che sono fuori contesto, davanti alla telecamera non si recita come sopra un palco. Vengono diretti da subumani e pagati poco. I risultati si chiamano Un Posto al Sole, Centovetrine, Nonno Libero, ………

    Scusate se intervengo su questo ma il tema m’interessa. In America come in qualsiasi altro paese che non sia l’italia questa distinzione tra attori teatrali e gli altri non esiste. L’unica distinzione che si fa e che è giusto fare è tra attori bravi o no. Il problema è il contesto italiano come dici bene tu. E le fiction che citi sono un esempio lampante. Sono piene di attori improvvisati o messi lì non per merito ma per “altro”, il teatro di prosa è ridotto a nicchia polverosa (qui al sud è praticamente morto) e invece dovrebbe essere fucina di attori e quindi qual è l’effetto? Se su un palco o davanti alla telecamera ci sono cinque attori cani e un attore bravo, sarà sempre quest’ultimo a stonare (stessa cosa con i musicisti) e ad essere percepito come ridondante, fuori posto. Persino Norris nel contesto di Under the Dome. Come sembra a tratti fuori posto o adeguarsi al contesto (certe espressioni stereotipate da cattivo che una o due volte gli sono sfuggite). In Italia tutto ciò è amplificato naturalmente. Certo, è più difficile recitare bene un cattivo testo che recitare male un buon testo. Ed è l’unica attenuante.

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  57. @Setteditroppo

    “In America come in qualsiasi altro paese che non sia l’italia questa distinzione tra attori teatrali e gli altri non esiste”

    In realtà esiste ovunque la distinzione, la differenza è che l’attore teatrale è comunque “addestrato” alla telecamera (o viene addestrato dal regista che non si fa remore a dire a Ian McKellen di “fare meno”) .

    Sa come e cosa fare (ed è solitamente economicamente ed eticamente spinto a fare le cose al meglio). Il problema vero è il livello delle produzioni (e l’importanza che gli si dà). Finchè si penserà che al pubblico si può dare in pasto di tutto, di certo nessuno spenderà un soldo di più né per scrivere e dirigere meglio, né per sfruttare al meglio il materiale umano a disposizione e si continuerà improvvisando, come s’è sempre fatto e come se fossi ancora negli anni 50-70, quando chi voleva fare l’attore o il cantante aveva comunque un talento (altrimenti spese e sacrifici col cazzo che li affrontavi), mentre oggi sono buoni tutti a farsi un corso di recitazione (o di chitarra) ed essere sparati nel mucchio.

    Di conseguenza se 60 anni fa l’improvvisazione del sistema permetteva a giganti come Manfredi o Mastroianni di emergere, oggi permette a una muta di cani da slitta di campicchiare senza che nessuno pretenda di più perché tanto “s’è sempre fatto così”, con il risultato che il talento (penso ad un Favino o a un Rossi Stuart) affoga in un mare di mediocrità. E tanto poi il pubblico è affezionato, i vecchini non li schiodi dalle fiction rai. Con conseguenti dati falsati.

    E in ultimo c’è la piaga di chi va al cinema una volta l’anno. A vedere la vanzinata natalizia. E questo forse è il segnale che negli ultimi 20 anni si è lavorato davvero poco sulla “cultura” (intesa come capacità di analisi, confronto, critica, apertura al mondo e infine il vero e proprio “sapere”).

    Insomma, è un discorso intricato e lungo che fondamentalmente tocca tanti aspetti del paese.

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  58. Setteditroppo 10 luglio 2013 at 14:37

    @ Rumenta:

    “In America come in qualsiasi altro paese che non sia l’italia questa distinzione tra attori teatrali e gli altri non esiste. L’unica distinzione che si fa e che è giusto fare è tra attori bravi o no.”

    Hai omesso la seconda frase che completa meglio il mio pensiero. Volevo dire che negli altri paesi non si rinfaccia ad un attore l’impostazione teatrale come fosse una macchia indelebile (a parte che oggi la recitazione teatrale è già molto cinematografica, agisce cioè per sottrazione), cosa che succede in Italia proprio perché il livello attoriale è quello che è.
    Comunque sono d’accordo con te parola per parola, purtroppo!

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  59. Chiaro. Però non concordo sulla canagine troppo diffusa. Nel senso, se prendi un posto al sole (che immagino si possa concordare essere il punto zero della fiction italica :D …… facciamo finta che Fantaghirò o Pupetta non esistano…) ci sono evidentemente dei cani ma il livello degli attori (non della recitazione, bada) è comunque tendenzialmente accettabile. Il problema è il loro approccio estremamente teatrale, caricato che fa risultare il tutto ridicolo e fuori luogo, insomma approccio sbagliato non attore cane. Era solo per questo che facevo la distinzione.

    Ovviamente non si parla comunque di fenomeni, ma di attori medi, la cui “mediezza” non li spinge a fare niente di diverso da quello che sanno fare e hanno sempre fatto. Almeno io la penso così.

    Concordo invece con il discorso che fai, che in mezzo alla feccia è quello bravo che stona. Ora, Norris non lo considero un fenomeno della recitazione, piuttosto un capace caratterista e un attore di livello medio. Nonostante questo dà biada ai colleghi di Under The Dome………….

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  60. Setteditroppo 10 luglio 2013 at 18:40

    @ Rumenta:

    Ah maledetto mi costringi a vedere Un posto al sole per poterti rispondere…sei diabolico! :)

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  61. Massimiliano Manzini 30 luglio 2013 at 20:20

    Il reverendo entra in scena “fatto” non si sa bene di quale sostanza, al fine di darci un indizio inutile sui tramini del gruppetto di heels, si esibisce da pessimo “palo” in macchina sotto la centrale di polizia, per creare un filo si sterile suspense, borseggia un poliziotto proprio sotto gli occhi di un collega tuttavia provoca un incendio in una maniera tanto goffa che neppure nelle favole può capitare.

    L’autore deve essere di sicuro cintura nera di sceneggiatura…

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  62. @ Tartaruga:

    Che dire….la serie fa proprio schifo!
    E mi dispiace molto. Il libro è fantastico.
    Sinceramente non riesco a capire come, chi ha letto il libro, possa approvare queste serie.
    Solo agli americani può piacere. Ma a quelli piace quello che gli dicono che gli deve piacere, quindi non fanno testo.
    E’ tutto cambiato. Uno si affeziona ai personaggi per poi vedere che nella serie sono viscidi o nel migliore dei casi totalmente diversi…con lavori diversi….nomi diversi…..fuori dellla cupola invece che dentro….e chi più ne ha più ne metta.
    Ma che roba è?
    SK ha criticato ferocemente Kubrick per Shining perchè l’ha cambiato troppo. Ma adesso non si vergogna un po’?
    Almeno Kubrick ha fatto un capolavoro!!!!!!!!
    Questo come si può definire?
    King e Spielberg….bel lavoro hanno fatto!!!!!!
    Neanche la Troma avrebbe fatto peggio! Almeno due risate ce le avrebbe fatte fare!
    Fine. Sennò mi incacchio troppo.

    Rispondi

  63. @ Tartaruga:
    ahahah Beh non hai tutti i torti!
    Il potenziale per fare bene ci sarebbe comunque..Il libro è dicreto

    Rispondi

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