Doppio Schermo: I Simpson

Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di una famiglia tutta gialla… e vi salutiamo, perché, per questa stagione, Doppio schermo finisce qui!

DALLA SERIE AL FILM

La serie. Alzi la mano chi non ha mai visto I Simpson? Tu, là in fondo, dove sei vissuto in tutti questi anni?! A parte gli scherzi, parlare dei Simpson nel 2013 è come spiegare il berlusconismo a Travaglio. Ogni singolo frequentatore del tubo catodico, del digitale e del satellite, non importa se assiduo, a partire dal 1991 (anno della prima messa in onda della serie su Canale 5) ha preso parte più o meno attivamente a quella rivoluzione del linguaggio seriale portata avanti da Matt Groening con i suoi personaggi gialli a quattro dita, personificazioni diaboliche dei difetti di una società che l’allora presidente George Bush senior tentava di nascondere dietro la patina buonista di esempi come “I Waltons”.

I Simpson nascono a Springfield, un non luogo situato chissà dove sulla cartina americana che grazie a questo statuto speciale  diventa pan-luogo, coacervo multispaziale che si allarga e si restringe a piacimento. La città, così come i suoi abitanti, ha una coerenza tutta sua che gli permette di mostrarci sia che la casa dei Simpson è praticamente attaccata al parcheggio della centrale nucleare, in un episodio della serie, sia che la staccionata del giardino rappresenta il confine ultimo della stessa città, sopra la quale l’Epa può poggiare la sua immensa cupola di vetro, nel film.  Elementi che dovrebbero straniare ma che in realtà raccontano meglio di tanti realismi la società americana ipertrofica e iper-tutto, capace di gonfiarsi a dismisura e di rimpicciolirsi così come i personaggi che la abitano, mai manichei, sempre pronti a svelarsi nei piccoli/grandi gesti di una quotidianità più strana della finzione.

Serie/film. Tra serie e film intercorre un rapporto di continuità che fortunatamente non si traduce in mutua accettazione delle regole del medium di partenza. A differenza di altri casi coevi (South Park, I Griffin, Ken Shiro, Jackass) il film dei Simpson è un film in tutto e per tutto, non una puntata allungata e spalmata su di un’ora e mezzo. Per il forte legame che unisce la serie alla storia del cinema, è possibile trovare praticamente in ogni episodio sequenze dalla struttura cinematografica, con inquadrature e movimenti che rompono la staticità del “quadro” animato senza avere però la pretesa di operare una sostituzione fra medium. Cosa che invece accade nel film, uscito nel 2007 e diretto da Jim Sherman (regista della maggior parte degli episodi della serie), nel quale tutto l’impianto visivo è organizzato secondo specifiche proprie del grande schermo: riguardatevi, ad esempio, la carrellata a volo d’uccello che attraversa le decine di torce in marcia verso casa Simpson o l’arrivo degli elicotteri che trasportano la cupola. I Simpson e I Simpson – Il film, due linee che si incrociano in un punto chiamato cinema. Ma se a livello visivo assistiamo ad un cambio di prospettiva, che del cinema non prende solamente le istanze di ripresa e montaggio ma anche un’idea di messa in scena più globalizzante, a livello narrativo le cose rimangono pressoché invariate. Il perché è presto detto: le sceneggiature degli episodi sono già costruite come micro-narrazioni simili al 90% dei prodotti del cinema classico americano, così come avviene per altri prodotti dell’animazione seriale precedenti, anche se in nessun caso riescoro a pareggiare la complessità delle storie simpsoniane.  Dovendo cercare un momento in cui il film si stacca dalla serie, potremmo pensare ad una delle prime sequenze: la silhouette di Homer che si staglia davanti al film di “Grattachecca e Fichetto” chiedendosi “ma perché la gente dovrebbe andare al cinema per vedere una cosa che può gustarsi comodamente a casa?”.  Nell’epoca della moltiplicazione digitale, noi tutti ci chiediamo la stessa cosa, eppure continuiamo a cercare rifugio nel buio della sala. I Simpson sono diventati meta-mediali.

Il film. Come accade nell’80% degli episodi, è Homer che innesca la serie sciagurata di eventi che metterà nei guai uno o più membri della famiglia. Questa volta l’evento catastrofico viene annunciato da un messaggio divino, che diventa borbottio in bocca a nonno Simpson. Epa, mille occhi, coda arricciata, indizi che pian piano prendono la forma di un incubo. Il lago di Springfield è saturo di scorie ma Homer, che da poco ha salvato un maialino dal macello (Spider Pork), decide di scaricarci il silos di escrementi dell’animale,  generando conseguenze talmente nefaste che il capo dell’Epa (Ente protezione ambientale) su mandato del presidente Schwarzenegger, decide di isolare Springfield sotto un’enorme cupola di vetro super resistente.  Homer convince la famiglia a fuggire in Alaska, dove troveranno una pace momentanea, ma ben presto Marge decide di tornare a casa con Bart, Lisa e Maggie. Le loro strade si dividono e si incrociano nuovamente quando ormai le sorti dei loro concittadini sembrano segnate.  In mezzo c’è un po’ di tutto:  l’ironia dissacrante (i fedeli cristiani e gli ubriaconi, entrambi disperati, che si scambiano i luoghi di “preghiera”), l’assurdo (il viaggio mistico di Homer attraverso la neve), la parodia (l’irriverente parentesi disneyana durante la prima notte in Alaska) e un nuovo tormentone, Spider pork, Spider pork, il soffitto tu mi sporc…

Curiosità:

  • Il dvd si apre con un comunicato (chissà quanto autentico) dell’Epa nel quale si sottolinea che l’ente non è mai entrato in possesso dei poteri che gli vengono attribuiti nel film e anche se fosse non li avrebbero di certo usati per finalità di questo tipo;
  • Molti i modi con cui ci si prende gioco di tutta l’animazione contemporanea e non: dalla vestizione a luci rosse disneyiana al videogioco “Gran theft walrus” nel quale un tricheco si aggira per le vie di Los Angeles sparando a innocui pinguini ballerini (vi ricordate Happy feet?) fino a quando Bart, poco prima di essere intercettato, fa la parodia di una “nota mascotte di una multinazionale” dalla vocina stridula (sarà mica Topolino?!);
  • Il personaggio di Troy McClure, nato dall’unione di due attori di serie B americani, Troy Donahue e Doug McClure, non appare più a partire dalla decima stagione. Il motivo è la morte del doppiatore, Phil Hartman, sopraggiunta nel 1998. Scelta sicuramente condivisibile, alla luce dello sfacelo portato dal cambio dei doppiatori italiani delle ultime stagioni.
  • In uno dei suoi primi discorsi dopo l’insediamento alla Casa Bianca, George Bush senior disse: “vorrei che la famiglia americana assomigliasse più ai Waltons e meno ai Simpson”. Quando uno è preveggente…
  • E’ da poco uscito il libro “I Simpson e il cinema” incentrato sul rapporto fra la serie e la storia e le tecniche del cinema. Vi direi di più ma l’ho scritto io, non vorrei sembrasse una marchetta!
  • Groening ha tratto nomi e spunti per gran parte dei personaggi direttamente dalla sua vita, così come la via dove i Simpson abitano, Evergreen Terrace, strada omonima di quella dove Groening ha trascorso parte della sua infanzia, a Portland.
  • Homer Simpson è anche il nome del protagonista del romanzo Il giorno della locusta scritto da Nathanael West e portato sul grande schermo da John Schlesinger nel 1975.
Commenti
17 commenti a “Doppio schermo. I Simpson”
  1. ScottPilgrim scrive:

    una piccola imprecisione, l’epa è l’ente protezione ambientale ;)

  2. Logan Moriarty scrive:

    I poveri Simpson sono decaduti moltissimo da quando sono stati lasciati nelle incaute mani di Al Jean.. per me sono terminati alla fine della nona stagione.

  3. Slayer scrive:

    I Simpson è una delle mie serie preferite, forse l’unica nella storia della tv ad intrattenere ancora dopo 25 anni! Certo i difetti ci sono: il calo generale della qualità è innegabile, dovrebbero tornare a curare meno il disegno e più le sceneggiature, e il cambio dei doppiatori è un piccolo colpo al cuore ( quelle cose NON sono Bart, Marge e il nonno). Ciò che resta ancora della sua grandezza sono, secondo me, le trame imprevedibili degli episodi e, soprattutto, i personaggi, che sono a mio parere il vero punto forte della serie. Personaggi talmente ben caratterizzati, sebbene stereotipati, da renderceli famigliari, come se fossero reali, tanto che di fronte ad una certa situazione riusciremmo tutti a prevedere esattamente come agiranno i vari personaggi. I Simpson è una serie corale, dove non esistono comprimari ma quasi tutti i personaggi appaiono, anche solo per un cameo, in ogni episodio, senza perdere mai la propria caratterizzazione, mostrata anche nei piccoli gesti quotidiani, talvolta senza bisogno di dialogo.
    E’ questo che, secondo me, è mancato al film. Sebbene mi sia piaciuto abbastanza, avrei preferito una trama ambientata interamente a springfield, in modo da riprodurre quella coralità che caratterizza la serie; invece hanno preferito ambientare metà del film altrove, riprendendo lo schema di quegli episodi on the road che personalmente mi fanno cagare. E poi basta con le sottotrame da soap opera tra homer e marge: ti amo, ti lascio, ti amo ti lascio… ancora?? seriously?? basta!!
    Ciò detto resta comunque un fil abbastanza buono, che può divertire senza però essere eccezionale. E teniamo le dita incrociate per un ritorno di fiamma dei bei simpson dei tempi andati.

    ps. ci sono rimasto male per troy mclure… peccato, a me piaceva

  4. jackson1966 scrive:

    Su una di quelli “in fondo” che “ha alzato la mano”: mai visto e mai lo guarderò. Certo ne ho visto “occhiate ” mentre i miei figli lo guardano (li adorano) ma non è il mio tipo di satira. Comunque volevo farti i complimenti per l’analisi, chiarissima anche per chi, come me, non ha mai visto nè la serie nè il film (almeno questi li conosco i Waltons non so neanche cosa siano, mi aggiornerò)

  5. ScottPilgrim scrive:

    Slayer ha scritto:

    il cambio dei doppiatori è un piccolo colpo al cuore ( quelle cose NON sono Bart, Marge e il nonno).

    vogliamo parlare anche del doppiaggio di Accolla che sta rendendo Homer sempre più insulso? C’è una differenza abissale tra l’homer delle prime serie e questo Homer che a volte sembra avere una patata in bocca.
    Con il cambio dei doppiatori per gli altri personaggi mi hano spinto a guardare le ultime serie in inglese. Questo nonostante reputi il doppiaggio italiano decisamente più piacevole, fatta eccezione per le guest star che ci hanno propinato negli anni, in gran parte pessime. penso a Gattuso e Totti. Però finchè erano solo guest ci si passava sopra, ora non più.

  6. Duble scrive:

    I Simpson, a differenza di tutti gli epigoni volgari e brutti o volgari o brutti che sono seguiti (Family Guy, South Park…) inizialmente avevano qualcosa da dire e per qualche anno lo hanno detto brillantemente, ma poi, nel corso degli anni ed esaurita la carica iniziale, hanno finito con l’addomesticare il politicamente scorretto sempre più fino a renderlo inoffensivo e sterile e a misura familiare; e l’unica maniera che hanno trovato gli epigoni per cercare di differenziarsi dalla loro ispiratrice è stata puntare sull’eccesso e sul volgare, anziché sulla sottigliezza e l’arguzia dei contenuti. Perciò l’unica serie di questo stampo che ha finito più o meno con il salvarsi è stata Futurama, che è riuscita a tenere botta anche nella sua ultima incarnazione.

  7. TheBride scrive:

    Adoro I Simpson, sono, insieme a Futurama, l’unica serie animata di questo genere che seguo. Sicuramente nel corso degli anni c’è stato un calo fisiologico di qualità, ovviamente dopo quasi 25 anni è normale, ultimamente stanno cavalcando l’onda parodistica e troppe guest star. Il doppiaggio italiano fino a 3 anni fa era davvero buono, poi un crollo, la voce di Homer è irriconoscibile, non so se Accolla abbia problemi alle corde vocali, ma davvero biascica per tutto il tempo, non parliamo poi delle orrende nuove voci date a Marge e Bart. Concordo che le imitazioni dei Simpson venute dopo sono volgari, da Family Guy a South Park.

  8. babigò scrive:

    TheBride ha scritto:

    non so se Accolla abbia problemi alle corde vocali

    Accolla ha problemi d’altro tipo diciamo…è cosa nota nell’ambito.

  9. Michele Galardini scrive:

    @ ScottPilgrim:
    Grazie per la segnalazione, prontamente corretta!

  10. Michele Galardini scrive:

    @ Logan Moriarty:
    Secondo me le prime 12 stagioni sono da incorniciare, con episodi tipo “Party posse: musica e follia” e “Il centro dell’infanzia di Homer”, poi è iniziata una parabola discendente che ha nelle stagioni dalla 14 alla 18 il suo apice negativo. Devo dire che nelle ultime stagioni qualche segno di ripresa è visibile, anche se con un diverso tipo di comicità

  11. Michele Galardini scrive:

    @ Slayer:
    I personaggi secondo me non sono stereotipati ma tipizzati, nel senso che non possiamo indovinare sempre e comunque cosa faranno o diranno (tranne nei loro leitmotiv) ma ma siamo sicuri che nell’arco di una puntata manterranno sempre una loro coerenza narrativa. Era quasi scontato che il film puntasse più sui Simpson in quanto famiglia, perchè una cosa è avere cameo anche di 2 secondi in una puntata di 20 minuti, un’altra è avere mille cameo in un film. E poi alla fine sono loro che fanno vendere!

  12. Michele Galardini scrive:

    @ jackson1966:
    Grazie per la sincerità, non c’è niente di male! I Waltons sono una serie tv uscita in Italia negli anni ’80 col titolo “Una famiglia americana”

  13. Michele Galardini scrive:

    @ Duble:
    Infatti cerco di convincere i miei amici che Futurama è una grande serie, il problema è che ha un tipo di comicità ancora più sottile rispetto ai Simpson per cui se uno non è diciamo “abituato”, difficilmente si appassionerà, prefendone altre più eccessive e di impatto

  14. Logan Moriarty scrive:

    Michele Galardini ha scritto:

    @ Duble:
    Infatti cerco di convincere i miei amici che Futurama è una grande serie, il problema è che ha un tipo di comicità ancora più sottile rispetto ai Simpson per cui se uno non è diciamo “abituato”, difficilmente si appassionerà, prefendone altre più eccessive e di impatto

    Io sto ancora ridendo come un matto dopo aver capito, a distanza di anni, la battuta d’italica fattura sul faraone Jokaltotip, quando Bender dice “Quando giocherò al totip penserò sempre a te caro faraone” (so che è una cosa dell’adattamento italiano, ma mi fa ridere come uno scemo; poi al di là di quello ci sono battute così sottili e fulminanti che alle volte le si realizzano solo dopo qualche minuto dalla visione (tipo lo storico episodio del cane di Fry quando il prof. aziona la macchina clonatrice e, dopo un discorso commovente tra Fry e Bender, se ne esce con il cinissimo “E ora diamo inizio a questo abominio contro il Signore!”). Ecco e poi, a proposito dell’episodio del cane, ma lo vogliamo dire quanto sa colpirti nello stomaco Futurama quando vuole? Bellissimo.

    A parte l’OT: mi spiace ma per me i Simpson si fermano alla stagione 9, dalla decima diventano tolleranti, dalla tredicesima alla diciottesima (come hai detto tu) abominevoli, poi è vero che dalla 19 si sono ripresi un pochino, ma non sono più i Simpson, con quel citazionismo così poco ispirato, la promozione insistita delle novità tecnologiche e una stanca narrativa che risulta spesso in comportamenti deviati dei personaggi: la suggerita omosessualità di Milhouse che non ho gradito ad esempio, passato dal classico nerd sfigatello che faceva ridere in quanto tale a gaio semi-represso con tutte le battutine sessiste del caso, come anche un certo cinismo di Marge che viene ultimamente spesso caratterizzata come un’egoista casalinga superficiale e “moderna”, per finire con Lisa che da adorabile incompresa è diventata una scassaballe mezza schizzata e psicolabile. Mi piaceva la serie quando era una sottile ironia sulla società (all’epoca) moderna, adesso è solo stantia secondo me.

  15. jackson1966 scrive:

    @ Michele Galardini:
    Conoscendo Bush e vedendo il titolo italiano mi viene da dire … Oddio.
    Eppure mio figlio di 11 anni preferisce alla grande Futurama, ha voluto tutta la raccolta dei DVD!!!!

  16. andry94 scrive:

    Capolavoro. Punto.
    Non esiste una serie, film, fumetto, videogioco che abbia lasciato maggiormente il segno nella cultura popolare dei Simpsons. Ok, probabilmente non sono più quelli di un tempo ma penso che dopo tante stagioni sia più che normale, e comunque non credo che esista serie che sia riuscita a mantenere un livello incredibilmente alto per ben 10 stagioni, la maggior parte già dalla terza o quarta sono solo l’ombra di un tempo. Per quanto riguarda futurama, mah, sul serio pensate che abbia un umorismo più ‘sottile’? . Certo, è comunque migliore dei Griffin, ma non credo possa essere comparato ai ‘gialli’. Futurama gioca quasi esclusivamente sul citazionismo fantascientifico, anche se a volte si concede rimandi alla politica(vedi la continua satira su Nixon), e a volte si abbandona a momenti drammatici veramente notevoli (il povero Seymour) che i simpson non raggiungono, mentre i simpson si basa su gag che spaziano uniformemente in ogni ambito della cultura, della politica, della società.
    Le ultime 10-15 stagioni dei simpson sono inferiori alle prime? Certamente. Ma per quanto mi riguarda le puntate degli anni ’90 sono talmente avanti che anche se facessero altre 50 stagioni del tipo ‘I Simpson vanno a Parigi’ o ‘Homer incontra un personaggio famoso a caso’ la media totale dei voti sarebbe 10.

  17. Tristram Shandy scrive:

    @ Logan Moriarty:
    Quanto hai ragione…

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