the killing 3x01-02

The Killing – 3×01/02 – The Jungle / That You Fear the Most

«What up, Linden?»

È davvero facile cogliere l’ironia di una serie intitolata The Killing che prima viene “ammazzata” dal canale che la manda in onda, AMC, e che poi ritorna in vita per opera di quello stesso carnefice (e la collaborazione di Netflix che si è aggiudicata le repliche di tutte e tre le stagioni). L’importante però è che The Killing sia di nuovo nel mondo dei vivi.
Risolto il caso Larsen, i detective Linden e Holder si ritrovano ancora una volta insieme per portare a termine un’indagine che si riteneva chiusa definitivamente e strettamente legata al passato di una di loro…
Bentornata pioggia, bentornati brutti maglioni, bentornato The Killing.

The Jungle / That You Fear the Most

Scritto da Veena Sud / Dan Nowak. Diretto da Ed Bianchi / Lodge Kerrigan

Seattle. Una ragazzina sale a bordo di un’auto. È una dei tanti adolescenti scappati di casa che provano a sopravvivere sulla strada. La ragazza si chiama Ashley Kwon. Il giorno successivo Ashley viene ritrovata in un edificio abbandonato, le dita della mano rotte, il collo squarciato da una ferita tanto profonda da aver quasi staccato la testa. Sulla scena del crimine un Holder in giacca e cravatta è accompagnato dal suo nuovo partner, un attempato e svogliato detective. A Holder però non sfugge l’estrema somiglianza del modus operandi dell’assassino con quello di un omicidio indagato e risolto dalla vecchia compagna. L’indagine aveva condannato Ray Seward al braccio della morte e portato al collasso nervoso Linden, ossessionata dal disegno dell’unico testimone dell’accaduto, il figlio di 5 anni del colpevole. Il dubbio che si insinua nella mente di Holder è purtroppo uno soltanto: che in realtà il killer sia ancora in libertà?
A un anno dalla risoluzione del caso Larsen, Sarah Linden si è trasferita fuori Seattle, da sola. Il figlio Jack è stato affidato al padre, residente a Chicago. Lei lavora per l’azienda di trasporti di Vashon Island sui traghetti che dall’isola portano alla città, e coltiva una relazione con un collega più giovane. Poi, in una delle tante mattine piovose, Holder suona alla sua porta e…
Intanto un’altra ragazzina scompare nel nulla. Un’altra vittima dello stesso killer? E quante altre ancora ne seguiranno?

The Killing riapre i battenti offrendo una doppia premiere che si configura il naturale proseguo e sviluppo del racconto, ma che allo stesso tempo rappresenta un inizio che proietta la serie verso una nuova fase.
Niente più Rosie Larsen, il caso non viene nemmeno accennato. Nessun riferimento a Mitch o Stan e nemmeno al sindaco Richmond. Niente più politica, niente più famiglia. Nuova indagine, nuovi ambienti, stesso piovoso e cupo scenario. La serie approfitta della risoluzione del caso Larsen non solo per distaccarsi dall’originale danese, ma per imboccare una direzione dalle tinte più dark, che in realtà garantisce una dispersione minore nell’impianto narrativo. Niente più sottotrame politiche e cospirazioni, niente più elaborazioni del lutto né sgretolamento di idilliache dinamiche famigliari. Stavolta si parla di runaways, ragazzini abbandonati in mezzo a una strada, minorenni costretti a prostituirsi, ma anche detenuti ingiustamente condannati alla pena capitale eppure nient’affatto innocenti. Insomma, un allineamento di ambienti e atmosfere più coerente, nel fertile contrasto fra la fugacità della strada e l’asfissia della prigione.
Al posto della “famiglia” stavolta gli autori hanno inserito un cast di supporto composto principalmente di potenziali vittime, optando per una strada diversa rispetto a quanto fatto con Rosie Larsen e famiglia. In quel caso l’unica vittima su cui veniva impostato l’intero racconto non era mai stata introdotta allo spettatore, ma presentata soltanto attraverso la sua assenza, attraverso gli occhi dei genitori, dei fratelli, delle persone che la conoscevano. Stavolta si tenta un coinvolgimento diverso, più viscerale che cerebrale, condiviso con il pubblico in maniera diretta. Cosa ne è stato della povera Kelly? Cosa ne sarà di Bullet, o Lyric o Twitch? I personaggi in questione non sembrano affatto male, a partire da Bullet, in pratica una Lisbeth Salander in erba, così come gli altri due-tre fra questi bambini sperduti che ci vengono presentati.
Un plauso al reparto casting anche per aver accalappiato Peter Sarsgaard ed Elias Koteas, rispettivamente nei ruoli del presunto killer Ray Seward e l’ex partner di Linden ai tempi dell’indagine James Skinner. Non so bene ancora come verranno utilizzati i loro personaggi o quale sarà la loro funzione all’interno dell’indagine, ma per il momento si dimostrano senz’altro due ottimi acquisti. Soprattutto Seward potrebbe riservare grosse sorprese, nel conflitto fra il suo essere (forse?) innocente e il suo agire da colpevole.

Ma passiamo alla parte senza dubbio più convincente, ovvero quella legata ai due protagonisti. Rivedere Linden e Holder è stata una gioia immensa. Sin dall’inizio il rapporto fra questi due personaggi ha composto il vero motore della serie, la qualità che ha sempre saputo riscattare la storia dai difetti che in alcuni casi affliggevano la tenuta del giallo. L’alchimia fra Mireille Enos e Joel Kinnaman è innegabile e speciale, tanto che la coppia sa riempire una scena anche solo lanciandosi battute sceme. Proprio perché questi protagonisti (e non di meno i loro interpreti) sono il vero tesoro della serie, trovo particolarmente azzeccata la scelta di dissotterrare il famoso caso che ha portato Linden a un passo dall’internamento psichiatrico per riprendere a tormentare il suo personaggio nella carne viva. Niente più repliche posticce alla sua ossessione, si riesuma invece originale, la stessa che ha generato un episodio meraviglioso come 72 Hours. Mireille Enos si dimostra capace di trasmettere sofferenza dietro un sorriso e a parlare con un solo sguardo, un’interpretazione in levare che basterebbe da sola a innalzare Linden nell’Olimpo dei personaggi femminili più carismatici dell’ultimo periodo. Joel Kinnaman non le è certo da meno, e il suo Holder scanzonato ma appassionato è la controparte perfetta per una figura tanto tormentata come Linden.

Se il primo dei due episodi paga lo scotto di dover settare i nuovi ambienti, le nuove collocazioni e dinamiche fra i personaggi, già il secondo cambia la marcia, andando insieme a formare probabilmente la miglior doppia premiere dai tempi del pilot.
Chi vi scrive non ha mai fatto segreto di aver apprezzato le tanto discusse stagioni precedenti nonostante i difetti di gestione dell’indagine, principalmente circoscritti alla prima annata e corretti di molto nella successiva. Questa terza stagione si apre nel migliore nei modi e con le migliori intenzioni, mantenendo il trend positivo recente. Per questa ragione non posso fare altro che promuoverla a pieni voti. Che sia un fuoco di paglia o meno lo scopriremo solo nelle prossime settimane.

Fuck Yeah

Note:

  • la nuova fidanzata di Holder è Jewel Staite, Kaylee di Firefly. La prima battuta che le fanno pronunciare è naturalmente questa: «Serenity… sounds like a stripper name»;
  • per evitare psicodrammi e tweet deliranti dei critici statunitensi e di tutte le persone che al giorno d’oggi non sanno reggere un cliffhanger nel season finale, autori, attori, attrezzisti e parrucchieri hanno assicurato che il caso verrà risolto a fine stagione;
  • nell’angolo “dove l’ho già visto/a” della settimana, il nuovo partner di Holder è interpretato da Gregg Henry, caratterista di Hollywood che avrete visto OVUNQUE, mentre la proprietaria dello squallido motel è interpretata da Grace Zabriskie, la mamma di Laura Palmer in Twin Peaks;
  • come avvenuto lo scorso anno recensiremo la serie a coppie di episodi, quindi non vi allarmate se settimana prossima non troverete il recap, perché lo potrete leggere fra 15 giorni assieme a quello dell’episodio successivo.

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente (se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino nasce qualche tempo fa da qualche parte. Da tempo complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Come se non l'avesse mai fatto nessuno pure lui ha scritto un romanzo, che comunque nessuno ha letto.

10 Comments

  1. quanto mi mancava quella pioggia! Devo dire che nonostante l’episodio fosse doppio non ho sentito particolarmente la pesantezza. Come hai detto il più grande punto di forza sono i due protagonisti che anche se stanno in silenzio in una stanza riescono a trasmettere qualcosa. anche io ho apprezzato le prime due stagioni, sarà che le ho viste di seguito e quindi non sono entrata in analisi causa cliffhanger, quindi la riesumazione mi fa solo contenta. alla fine è girato bene, l’atmosfera è resa alla perfezione, gli attori sono tutti convincenti (anche i comprimari), la tensione sa mantenerla, considerando quel che si vede in giro, tanto mi basta per dedicargli il mio tempo XD

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  2. per una volta sono d’accordo… :-)
    ottimo esordio, atmosfera cupa al punto giusto, eccellente alchimia tra i personaggi…
    e mi hai perfino riconosciuto l’ubiquo Gregg Henry e una Grace Zabriskie praticamente sempre uguale (all’epoca avrà fatto un patto con BOB? :-D )

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  3. genio in bottiglia 6 giugno 2013 at 14:14

    Bell’esordio. The Killing funziona anche senza Rosie Larsen. I due protagonisti su tutti. Un’ora e mezza volate in un soffio. Bentornati.

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  4. Grace Zabriskie anche nota per Big Love. ;)

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  5. Ottima premiere per una serie che ho sempre amato anche nei momenti meno riusciti.
    Felice che si sia ripartiti da zero riesumando però il caso di cui non si è mai saputo granchè, ma che ha sempre fatto sentire la sua presenza. Adesso Linden dovrà guardare in faccia i suoi demoni irrisolti e farci definitivamente i conti. Holder nonostante giacca e cravatta è sempre il solito stropicciato e dinoccolato Holder e per questo non si può non amarlo.
    Molto azzeccati i nuovi personaggi, Seward e Bullet su tutti.
    Non vedo l’ora di vedere la prossima!

    P.S. Giovanni, complimenti per la recensione :)

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  6. Bello, e ricco di attori “rubati” da battlestar galactica a flashpoint. Che poi è stato bello rivederli,anche loro. Dio come piove, però…sembra che il grigio annulli i colori e la vita, in the killing.

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  7. ho amato tantissimo rivedere Linden e Holder, sono una coppia che scalda il cuore, anche grazie ad interpretazioni sincere ed autentiche.
    di The Killing amo tantissimo quelli che molti giudicano come difetti: la lentezza, i lunghissimi silenzi, la disperazione latente in ogni singolo personaggio. non vedo l’ora di godermi tutto questo nuovo caso!

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  8. Amore puro: i protagonisti, le ambientazioni, i nuovi ragazzini, il nuovo look di Holder e il suo tatuaggio-omaggio … anche io ho amato le precedenti stagioni, ma cavoli se sono contenta di sapere che risolveranno il caso in questa. Bentornato The Killing!

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  9. [...] stagione di The Killing non mi avrebbe avuta. Eppure, è bastata una bella recensione su Serialmente e io, che in fondo ho il cuore tenero, ho ceduto: ho visto i primi due episodi della terza [...]

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  10. Io The Killing l’ho sempre adorato e non mi hai deluso. Questi premiere non è da meno. Un’ora e mezza VOLATE.

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