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Doppio schermo. La famiglia Addams, dalla serie ai film

Ci sono quelli che la tv è meglio del cinema, e quelli che il piccolo schermo non sarà mai come una sala con dolby surround. Quelli che hanno smesso di guardare film perché guardano troppe serie e quelli che usano ancora l’aggettivo “televisivo” come segno di disprezzo. Quelli che le serie sono il futuro e il cinema è morto, e quelli che restano scettici pure davanti a Mad Men. Ma grande e piccolo schermo sono legati a doppio filo, non solo perché sempre di audiovisivo si tratta, ma perché storie, registi e attori ormai migrano dall’uno all’altro come in un unico grande flusso. In questa nuova rubrica, gli amici di Mediacritica.it ci raccontano i film che fanno da punto di contatto: quelli da cui sono state tratte delle grandi serie e quelli che invece dalle serie sono nati. Oggi parliamo di una famiglia alquanto atipica.

DALLA SERIE AI FILM

LA SERIE. Il primissimo ingresso nella magione della famiglia Addams targata 1964 (la puntata si intitola Gli Addams vanno a scuola) lo compie un assistente scolastico. E’ la prima volta anche per noi – e per gli spettatori dell’epoca – e l’intento è quello di far coincidere il nostro punto di vista con quello di un ignaro “normale essere umano”. L’uomo legge il cartello “Attento alla Cosa”, si spaventa al ruggito del campanello, si stupisce dinnanzi a quadri raffiguranti animali in smoking e infine resta avvinghiato alla pianta strangolatrice della serra. Il bizzarro mondo a rovescio adattato per la serie tv da David Levy non nasce né da un fumetto né da un romanzo, ma dalle vignette inventate da Charles Addams per il New Yorker negli anni ’30. Alla base di tutto sta un abile gioco di rovesciamento parodico, che attraverso l’arma dello humour nero intende canzonare il perbenismo della borghesia americana di quei tempi. Nel passaggio da disegno a serie per la tv gli Addams acquistano dei nomi propri, per meglio caratterizzare i singoli caratteri e per far emergere appieno il fortissimo senso di “alcova familiare” di cui ognuno si fa rappresentante. Così mentre la misteriosa Morticia taglia i boccioli delle sue rose elogiando la bellezza delle spine, i figli Mercoledì e Pugsley si torturano vicendevolmente o giocano con tigri, piovre e leopardi. Il capofamiglia Gomez, nel frattempo, gestisce lo smisurato patrimonio di famiglia e si diletta nella distruzione di trenini elettrici. Il senso della creazione, in fondo, sta tutto qua: per quanto strambi e assurdi, gli Addams sono portatori sani di positività e atipica moralità, che via via demolisce l’arrivismo, la falsità o la cattiveria di chi frequenta la loro casa. Sono, in pratica, “mostri per bene”, così come negli stessi anni lo era la famiglia rivale dei Munsters, formata dai classici mostri della Universal. Per quanto curatissimi nella recitazione, nella scenografia e nei dettagli, i due show durarono solo un paio d’anni; eppure, nel corso dei decenni, soprattutto gli Addams sono rimasti decisamente radicati nell’immaginario collettivo. Forse per la loro innata scorrettezza, forse perché clamorosi anticipatori della stagione del gotico burtoniano… o forse perché in fondo, se oggi al cinema e in tv vanno così di moda le cosiddette famiglie disfunzionali, il merito non può che essere anche – soprattutto? – loro.

I FILM. Non è un caso che, dopo il film per la tv Halloween con la famiglia Addams del 1977, il mostruoso nucleo familiare capeggiato da Gomez e Morticia ritorni in auge proprio all’inizio degli anni ’90. E non è neppure un caso che della sceneggiatura di questa prima trasposizione cinematografica si occupino Caroline Thompson e Larry Wilson, gli stessi di Edward mani di forbice. Il cinema ha da poco conosciuto l’estro e le capacità di Tim Burton, costruttore di mondi gotici e malinconici abitati da personaggi emarginati e reietti della società. Nel giro di una manciata di anni Burton ha fatto conoscere Beetlejuice, Edward, e ha ridisegnato il mito di Batman secondo la sua personalissima visione nel mondo. Urgono nuovi spunti, il filone va sfruttato a dovere. Gli Addams sono perfetti, e alla Paramount non rimane che affidare la regia ad un esordiente di belle speranze come Barry Sonnenfeld (successivamente regista di Get Shorty e della trilogia Men in Black), desideroso di farsi le ossa con un progetto fatto e finito, solo da girare. Ovviamente però Burton resta Burton, e La famiglia Addams nasce e si sviluppa soprattutto come pellicola – appunto – per le famiglie. Ad emergere è soprattutto la sopraffina scelta del cast: Anjelica Huston, Raul Julia, Christopher Lloyd e la giovanissima Christina Ricci non interpretano gli Addams, sono gli Addams. Sembra che i ruoli siano stati ritagliati sulla loro pelle, ancor meglio che per gli interpreti della serie originale. Il resto lo fa la straordinaria ricchezza figurativa (e degli effetti speciali), e una manciata di dialoghi – soprattutto quelli fra Gomez e Morticia – da mandare a memoria: “Sei infelice cara?”, “Oh si Gomez, completamente”; e ancora “ Immagina se Fester tornasse a casa mezzo morto, a malapena umano, una carcassa in decomposizione”, “Non eccitarmi Morticia”. I puristi noteranno alcune piccole modifiche rispetto alla genealogia originale: Mercoledì diventa la primogenita, “declassando” Pugsley; Zio Fester passa da zio di Morticia a fratello diretto di Gomez; nella Famiglia Addams 2 nasce Pubert, creato ad hoc per il cinema. Ma è indubbio che questo diverso e nuovo immaginario si sia messo alla pari – e anzi abbia soppiantato – i precedenti modelli. Un traguardo decisamente non raggiunto da Addams Family Reunion (1998), ultimo sballato tentativo di “riesumare la salma” Addams gettando nella mischia Tim Curry, Daryl Hannah e Patrick Thomas.

LA FAMIGLIA ADDAMS – RECENSIONE. Non ci vuole poi molto per comprendere di che pasta siano fatti gli Addams: dopo i titoli di testa, il film si apre inaspettatamente su dei cantori di strada, che beatamente festeggiano la bellezza del Natale. L’inquadratura sale, percorrendo in verticale tutta la grigia e tetra dimora, e arriva al tetto, dove la famiglia al completo sta per rovesciare un pentolone di olio bollente sull’umanità sottostante. Addams nemici della felicità e della gioia di vivere quindi? Non esattamente. La famiglia Addams s’è costruita una propria personale dimensione di morale, di allegria e di vita. Il suo modus vivendi è semplicemente alternativo a quello dei tipici borghesi, è un’inversione comportamentale che di fatto costituisce una nuova “normalità”. D’altronde, i valori per il bizzarro gruppo familiare esistono, eccome: Gomez da 25 anni piange la scomparsa del fratello Fester, fuggito dopo un litigio e anno dopo anno evocato tramite sedute spiritiche. Per imbrogliare i tutto sommato ingenui Addams, basta far leva proprio sugli affetti: un impostore si finge Fester, viene accolto calorosamente e trama per rubare i dobloni d’oro della famiglia. Qualcosa però nella messinscena scricchiola, e i giovani Pugsley e Mercoledì (le cui passioni sono la morte e il mare) intuiscono la frode. Se da un lato La famiglia Addams riesce nell’arduo compito di proporsi come commedia leggera per tutti, dall’altro semina qua e là piccoli elementi di critica e analisi sociale. Su tutti il reintegro della famiglia nel mondo “reale”, una volta sfrattata dal proprio amato castello: Gomez passa le giornate davanti alla tv (“non posso uscire, fra poco fanno Beautiful!”), i ragazzi vendono spremute di limone ai boy-scout (“ma quei biscotti sono veramente a base di boy-scout?”) e Morticia si reinventa insegnante. La famiglia non è più famiglia, perde la propria identità e si spersonalizza in attività quotidiane che sono tanto comuni quanto – loro sì – spaventose. Per ricominciare ad esistere il gruppo si aggrapperà orgogliosamente al motto di famiglia “Con delizia banchettiamo di coloro che vorrebbero assoggettarci”, riprenderanno il controllo delle loro individualità e – nel sequel – rafforzeranno le proprie fiere radici con la nascita del baffuto Pubert. Tanto per affermare ancora una volta di più il proprio posto nel mondo.

EXTRA

  •  Nel primo film la nonna è interpretata da Judith Malina, ex leader dei Living Theatre.
  • Il tema musicale del primo film, Addams Groove, cantato dal rapper americano MC Hammer, nel 1991 vinse il Razzie Award come “Peggior Canzone Cinematografica” dell’anno.
  • Nella Famiglia Addams 2, Pubert è interpretato di volta in volta da due gemelle, Kaitlyn e Kristen Hooper.
  • Nel secondo film, lo scenografo è Ken Adam, già collaboratore di Stanley Kubrick.
  • Il regista Barry Sonnenfeld avrebbe voluto girare anche il terzo capitolo della Famiglia Addams, ma il progetto venne poi annullato a causa della prematura scomparsa di Raul Julia.
  • Nel 2000 la Mattel ha realizzato per la serie Collector Edition della linea Barbie una Barbie Morticia e un Ken Gomez.
  • Dal 2009 esiste anche un musical dedicato agli Addams: The Addams Family A New Musical, composto da Andrew Lippa.

Filippo Zoratti

Nato e cresciuto a Udine, Filippo Zoratti subisce nella sua vita tre folgorazioni cinematografiche: a 6 anni, quando varca coscientemente per la prima volta la soglia di un cinema e assiste sbalordito alla proiezione di Atto di forza di Paul Verhoeven; a 12, quando si spara in rapida successione Forrest Gump, Leon, Ed Wood ed Ace Ventura, costringendo chiunque ad andare al cinema con lui; a 19, quando scrive e vede pubblicato il suo primo articolo su L'alba dei morti viventi di Zack Snyder. Da quel momento insegue la critica cinematografica, ovunque essa decida di portarlo. Oggi lavora per il Cec, Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, è capo redattore della rivista on line Mediacritica.it e durante l'anno frequenta più festival possibili. Se qualcuno gli domanda i suoi 3 film preferiti prima storce il naso con fare snob, ma poi risponde lesto: Oltre il giardino, E Johnny prese il fucile e Chi ha incastrato Roger Rabbit. La sua serie tv di riferimento è stata, è e per sempre sarà E.R..

36 Comments

  1. anche il mistero di Doctor Who, nel ’63, viene per la prima volta investigato da due insegnanti, che portano nel Tardis il punto di vista dello spettatore comune. C’è poco da inorridire in casa Addams: se uno potesse scegliersi la propria famiglia, non avrei proprio dubbi.

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  2. Voglio barbie Morticia

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  3. Comunque la famiglia Addams era davvero una serie che precorreva i tempi. Quel dark humor da televisione che poi è diventato il marchio di fabbrica di Burton…semplicemente delizioso. Un’ironia intelligente e mai datata..alcune scene (tipo Morticia che prende la luna in giardino o marito e moglie che si dicono cose come ‘with you every night is like halloween’) sono davvero rimaste impresse nell’immaginario collettivo

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  4. ma davvero la serie TV è durata solo 2 stagioni? l’hanno replicata in TV per talmente tanto tempo che mi è sembrata eterna. Non che sia stato un male, io l’ho amata moltissimo, più del film. Veramente una serie dirompente, se si pensa che è degli anni ’60, con tutte le sue prese per il culo alla morale borghese.
    Nota: zio Fester nella serie è Jackie Coogan, il bellissimo bambino di “il monello” di Chaplin.
    Il primo film mi è piaciuto, soprattutto grazie al cast strepitoso, in cui è da citare anche una splendida Joan Cusack. E Raul Julia… io lo vidi la prima volta in quel film stupendo che è “il bacio della donna ragno”. Sapeva fare tutto: il drama, la comedy, il musical… un attore fantastico che se ne è andato troppo presto.

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  5. o forse troppo tardi: il suo ultimo ruolo l’ha avuto in Street Fighter… triste ironia

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  6. anche io mi stupisco che sia durata solo 2 stagioni, incredibile!

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  7. Sempre del 1998 c’è La Nuova Famiglia Addams (USA-Canada), un’altra serie da due stagioni ipotetico continuo della serie originale. Vogliamo dimenticarci di questa porcheria?

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  8. Questa rubrica potrei definirla la rubrica dell’Amarcord :-)

    Saranno trent’anni che non vedo un episodio della famiglia Addams ma mi riprometto sempre di farlo, visto che da bambina la A-D-O-R-A-V-O (mai avrei creduto fosse durata solo due stagioni).
    E’ vero che era una ridicolizzazione del mondo borghese americano, ma allora ne ne capivo molto. Mi faceva ridere (o sorridere) con i suoi personaggi così freaks, ma così genuini (i miei gusti erano strani anche allora). E “Mano” e “Cugino IT” erano la follia allo stato puro.
    Ricordo un episodio in cui un ladro si faceva accogliere in casa Addams, fingendosi una persona ben intenzionata, con lo scopo di derubare il ricco Gomez. Ovviamente finiva che, avuto a che fare con un pò di vita della nostra orrorifica famiglia, scappava a gambe levate senza rubare nulla. Però gli Addams nella loro “purezza” non capivano mai il doppio gioco di costui, né cosa potesse aver spaventato quell’uomo così gentile (secondo loro), come non capivano i costrutti sociali che le persone borghesi che entravano nella loro casa si portavano dietro.
    Nella loro casa la diversità era normalità chiunque era accettato così com’era e soprattutto i componenti erano uniti da sentimenti autentici. Autentico era l’amore per la famiglia, autentica l’accoglienza che riservavano a tutti, autentico l’amore per i figli, autentico l’amore che univa Gomez a Morticia (che ridere quando le baciava il braccio pronunciando “Querida” dopo che lei aveva detto qualcosa in francese).
    La famiglia Addams non conosceva mistificazione ed era esattamente quello che sembrava, al contrario di quel mondo borghese i cui valori erano costruiti socialmente e finiva per essere inevitabilmente ipocrita.

    p.s. dei film mi è piaciuto molto di più il secondo con una splendida Chistina Ricci/Mercoledì.

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    Anche io rimpiango Raul Julia, anche io l’avevo conosciuto con il Bacio della donna ragno, anche io ho preferito il secondo film perchè mercoledì Addams/Cristina Ricci era adorabile e fantastica, non per niente dall’alto (anzi dal basso) della mia pigrizia tra i pochi video che ho caricato su youtube questo http://www.youtube.com/watch?v=fbx7n-u74iA è uno dei pochi che non è una singola scena tagliata ma la ricucitura di più scene.

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