Arrested Development - la famiglia Bluth

[Flashback] Arrested Development – Stagioni 1-3

Nello spietato mondo della serialità televisiva è praticamente impossibile trovare un terreno su cui tutti siano d’accordo, eppure se ho imparato una cosa in questi anni è che quello stesso mondo si divide in due categorie: chi ti consiglia di vedere Arrested Development e chi non lo ha ancora visto.

È la serie sulla bocca di tutti, se vivete su internet, la cosa più importante mai successa tra la venuta di Cristo e il reboot di Doctor Who, specialmente ora, che proprio internet la riporta in vita, 7 anni dopo la sua cancellazione. A poche ore dal momento in cui Netflix renderà disponibile ai suoi abbondati la quarta stagione di Arrested Development, noi di Serialmente abbiamo pensato fosse carino riesumare, a beneficio di tutti, le tre che l’hanno preceduta — per quanto “riesumare” non sia l’espressione più giusta. 7 anni di vuoto sono un periodo di tempo pazzesco, è più del doppio di quanto sia durata la serie stessa, eppure, stranamente, non mi sembra di stare disseppellendo un cadavere. Arrested Development ha mai smesso di essere attuale? Per me no, per me non è praticamente passato giorno, in questi anni, che non scoppiassi a ridere ricordandomene una battuta o non ne rivedessi un personaggio o un tormentone in qualunque altro telefilm; probabilmente non è questa la norma e alcuni di noi tendono a vivere certe cose in maniera lievemente più ossessiva del dovuto, ma quando un canale on demand rietiene economicamente vantaggioso assecondare questa ossessione, almeno, sappiamo di essere in buona compagnia.

Non amo gli amarcord (preferisco direttamente i rewatch) e mi sono sforzato di scrivere qualcosa che fosse totalmente comprensibile anche ai non iniziati, anzi, questo articolo è dedicato in particolar modo proprio a chi Arrested Development, per un motivo o per un altro ancora non lo conosce: consideratelo la spinta che vi mancava per recuperare questo gioiellino, questa chicca, questa benedetta pietra angolare di serialità e comicità televisiva.

Now the story of a wealthy family…

Creato da Mitchell Hurwitz (Less Then Perfect e The Ellen Show) e prodotto da Ron Howard, che partecipa (non creditato) a ogni episodio in veste di voce narrante, Arrested Development è una sitcom andata in onda su Fox tra il 2003 e il 2006, cancellata al termine della terza stagione in seguito ad ascolti non soddisfacenti nonostante sei Emmy, un Golden Globe, le lodi sperticate della critica specializzata e un fandom che ha tutti i connotati di una setta perché, si sa, se la Fox non facesse cose di questo tipo non sarebbe la Fox.

Tra le prime serie a utilizzare la tecnica del finto documentario (poi arriveranno il remake americano di The Office e, più di recente, Parks and Recreation e Modern Family), Arrested racconta, come recita Ron Howard nella sigla di apertura, la storia dei Bluth, “una famiglia ricca che ha perso tutto e dell’unico figlio che non ha avuto scelta che tenerla unita“. Famiglia palesemente ispirata a quella de Il Padrino, che con i Corleone newyorkesi condivide un patriarca non più in grado di condurre gli affari di famiglia, un figlio che prende il suo posto, e tre fratelli inetti (una testa calda, un bamboccione e una sorella con un pessimo gusto in fatto di uomini) — ma le similitudini si fermano qui perché l’albero genalogico dei Bluth è di gran lunga più intricato, disfunzionale, folle e incestuoso.

Si comincia con Michael (Jason Bateman), nomen omen, onesto, gran lavoratore, vedovo e con un figlio da cui non riesce a separarsi per più di mezza giornata; prende le redini della Bluth Company, l’impresa edile fondata dal padre, dopo che questi viene arrestato per frode, sebbene il resto della famiglia, un esercito di viziati e di parassiti, rifiuti di prenderlo sul serio e mini costantemente la sua autorità. Protagonista della serie, è quello che nei meccanismi della comicità si dice lo “straight man”, l’unico-personaggio-normale-in-una-gabbia-di-matti, concetto, va detto, che una volta conosciuti i Bluth diventa assolutamente relativo.

Seguono la sorella gemella Lindsay (Portia de Rossi), sedicente attivista, superficiale e insicura, sposatasi con un idiota per fare un dispetto ai genitori, il fratello maggiore George Oscar “GOB” Bluth Jr. (Will Arnett), arrogante, prepotente e perennemente in competizione con Michael per le attenzioni del padre, e il fatello minore Byron “Buster (Tony Hale), un bambinone socialmente inetto, carico di fobie e di complessi edipici. Tutto merito dell’educazione di Lucille (Jessica Walter), madre degenere e alcolizzata, e di George Sr. (Jeffrey Tambor), convinto che l’unico modo per formare il carattere dei figli fosse terrorizzarli e metterli costantemente l’uno contro l’altro.

A completare la foto di famiglia ci sono Oscar, fratello gemello hippy di George Sr. (interpretato sempre da Tambor), George Michael (Michael Cera), l’imbranatissimo figlio di Michael, succube del padre e segretamente innamorato di sua cugina Maeby, Tobias Fünke (David Cross), il marito di Lindsay, omosessuale represso, aspirante attore e psicologo (per l’esattezza “an analyst and a therapist: the world’s first anal-rapist“) radiato dall’ordine per aver cercato di rianimare un uomo che stava dormendo e Mae “Maeby” Fünke (Alia Shawkat), figlia in vitro di Lindsay e Tobias, alla continua ricerca di nuovi modi per attirare l’attenzione di genitori che ricordano a malapena la sua esistenza. E questo senza contare la vagonata di fratelli adottati, figli rubati, amanti segrete, consorti dimenticate e un esercito di comprimari che sembra scappato da un manicomio.

Vai con il namedropping

Henry Winkler, è un maniaco sessuale nonché l’avvocato di famiglia — poi sostituito da un collega più giovane “che lo aveva già rimpiazzato in un’altra occasione”, interpretato infatti da Scott Baio (Chachi, il cugino di Fonzie in Happy Days); Liza Minnelli è l’amica, rivale e omonima di Lucille Bluth, “Lucille 2″ Austero, Judy Greer è l’amante strabica di George Sr. e Amy Poehler, che all’epoca era la moglie di Will Arnett, è una donna che GOB sposa per una scommessa senza neppure conoscerne il nome. E ancora, Carl Weathers nel ruolo di sé stesso, solo più povero e più scroccone, che si improvvisa acting coach per spillare soldi a Tobias, mentre Alessandra Torresani e Mae Whitman, sono (rispettivamente nella prima e nella seconda stagione) Ann, la fidanzata di George Michael talmente anonima che può cambiare faccia da un episodio all’altro senza che nessuno ci faccia caso.

Il coninvolgimento di un gigante come Ron Howard spiega almeno in parte la quantità di personalità del cinema e della televisione ansiose di fare una comparsata, ma in questa serie credo di aver visto veramente chiunque abbia fatto parte della scena comica (e non solo) degli anni Zero (e non solo). Tra gli altri ricordo l’autore di Desperate Howsewives Marc Cherry (nel mirino di un gruppo di fondamentalisti cristiani), Heather Graham, Jane Lynch, Zach Braff, Ben Stiller e sua moglie Christine TaylorRichard Belzer (che riprende il ruolo — serissimo — di John Munch, il detective che l’attore ha interpretato per 20 anni nei franchise di Homicide e Law & Order) Alan Tudyk, Julia Louis-Dreyfus, mezzo cast del SNL e mezzo di quello che di lì a qualche anno sarà The Office, Frankie Muniz, J. K. Simmons, Charlize Theron e veramente, veramente un mucchio di altra gente.

Forma e stile

Con un occhio rivolto all’unità della singola puntata e l’altro alla continuity serratissima, quello di Arrested Development è un flusso narrativo continuo, tale che spesso si fatica a ricordare dove finisce una puntata e ne inizia un’altra: trama orizzontale a parte — il tentativo di rimettere in piedi l’azienda di famiglia e di tirare George Sr. fuori di prigione — la serie predilige micro-cicli narrativi di tre/quattro episodi strettamente collegati fra di loro dove persino le finte, palesemente umoristiche, anticipazioni che si vedono al termine di ogni puntata si rivelano parte integrante della trama.

Si sposa perfettamente con questo tipo di narrazione lo stile del mockumentary, che integra il racconto con continue digressioni attraverso flashback (sia finti che provenienti da puntate precedenti), flashforward, filmati di repertorio (dove a volte l’effetto comico è dato proprio dalla loro assenza) e materiale vario come album di famiglia, annuari scolastici, articoli di giornale, screenshots di siti internet, spezzoni di finti film e finti programmi televisivi, mentre i commenti in tempo reale del narratore (la premessa è che quello cui stiamo assistendo sia un documentario televisivo sulla famiglia Bluth) puntellano l’azione creando un continuo cortocircuito tra quello che i personaggi — quasi tutti dei bugiardi patologici — dicono e quello che accade realmente.

Commedia fondata sugli equivoci (lo scambio di persona è praticamente uno dei temi princiapali, assieme a quello del rapporto verità/menzogna), i dialoghi fulminanti, i giochi di parole e le gag surreali, che senza mai diventare ostica o eccessivamente autoreferenziale, conserva un doppio livello di lettura in cui abbondano inside jokes e battute ricorrenti che premiano la costanza e l’attenzione degli spettatori. Degna di nota è anche la quantità crescente di riferimenti all’attualità, che rispecchiano una precisa presa di posizione su alcune questioni all’epoca scottanti (la Seconda Guerra del Golfo, l’amministrazione Bush, lo scandalo di Abu Ghraib), nonché la sempre meno occasionale rottura della quarta parete (gli ultimi episodi della terza stagione parlano praticamente di come la serie stia vendo segata mentre viene segata).

Ho qui l’espressione “cult” e non ho paura di usarla

A questo punto dovrei forse dire che la serie non è una cosa per tutti, ammettere che per quanto mi piaccia e ci sia affezionato non è comunque priva di difetti, ma — no. Non c’è una sola battuta non riuscita, una scelta non indovinata, un episodio che non avrei voglia di rivedere in questo preciso istante o un tipo di persona a cui non mi sentirei di consigliarla. Persino della versione italiana ho un ottimo ricordo (a dispetto del titolo, l’infelice Ti presento i miei rapidamente fatto sparire in favore di quello originale): con un adattamento per quanto possibile fedele (molti giochi di parole erano obiettivamente intraducibili) e voci azzeccatisse, è una delle poche serie che anche adesso non mi secca minimamente rivedere e far vedere doppiate.

Arrested Development ha spianato la strada a molte delle migliori comedy di oggi, ha alzato l’asticella e contribuito a diffondere un tipo di comicità nuova e intelligente per cui non ci stancheremo mai di ringraziare. Arrested Development è un capolavoro — parola che spesso si ha paura (o schifo) di usare quando si parla di cose che fanno ridere perché fare ridere non è considerato abbastanza “nobile”: fare ridere invece è dannatamente difficile, e Mitch Hurwitz ha centrato il punto come pochi altri negli ultimi vent’anni.

Arrested Developmet è uno dei motivi per cui esiste Serialmente.

Fuck Yeah


Note
  • Six seasons and a movie. L’epopea di questa quarta stagione è qualcosa che va avanti da così tanto tempo che praticamente mi sono concesso di abbandonarmi all’entusiasmo più o meno un mese fa; seguiamo comunque la cosa con attenzione fin da quando si diffuse la prima notizia ufficiale nel 2011. Mitch Hurwitz, da parte sua, non ha praticamente mai smesso di crederci e lavora a un seguito — inizialmente sotto forma di film — fin dalle ultime battute della serie (come Ron Howard nel finale della terza stagione dice abbastanza esplicitamente).
  • Documentario. Nel 2009 è stato realizzato un documentario sulla serie con la partecipazione di più o meno chiunque ci abbia lavorato, ma più di così non sappiamo dirvi perché è estremamente difficile da recuperare; si intitola The Arrested Development Documentary e questo è il trailer ufficiale.
  • Chi, dove. Anche se non avete mai visto Arrested Development è praticamente impossibile che le facce di suoi protagonisti non vi siano in un modo o nell’altro familiari: Jason Bateman fa praticamente due, tre film all’anno, quasi sempre commedie e sempre più spesso con un ruolo da protagonista, ma i più vecchi di voi magari si ricordano di quando è stato un idolo delle teenager negli anni 80 in La famiglia Hoogan; Portia de Rossi non ha lavorato tantissimo negli ultimi anni (Nip/Tuck, lo sfortunato ma assai divertente Better Off Ted, l’ancora più sfortunato pilot di Mockingbird Lane) ma ha sposato Ellen DeGeneres e ha scritto un libro bellissimo; Will Arnett era un personaggio ricorrente di 30 Rock, è stato il protagonista del deludente Running Wilde (sempre di Mitchell Hurwitz), del deludente Up All Night e, a partire dal prossimo autunno, del già deludente anche-se-abbiamo-visto-solo-il-trailer The Millers della CBS — ma che volete farci, lo amiamo lo stesso; Michael Cera lo conoscete e lo odiate tutti perché è imbranato ma ha più donne di voi, io invece trovo che sia uno degli attori comici migliori della sua generazione (guardatevi Superbad, maledizione, o il bellissimo Scott Pilgrim Vs. the World); Alia Shawkat è il prezzemolo delle indie (teen) comedy, l’avete vista in Whip It con Ellen Page, Cedar Rapids con Ed Helms, Damsels in Distress e The Do List (che esce a giugno di quest’anno) al fianco di Aubrey Plaza; Tony Hale era nella prima stagione di Chuck, ora è nel cast di Veep; David Cross è stato il protagonista di The Increasingly Poor Decisions of Todd Margaret (dove era presente anche Will Arnett), è comparso in Running Wilde (sempre con Will Arnett) e in Modern Family. Jeffrey Tambor si incontra più spesso al cinema che in televisione (comunque, per i 6 episodi che è durato, era nel cast di Bent), probabilmente l’avete visto in Hellboy (primo e secondo), The Hangover (primo, secondo e terzo) e Paul (ancora accanto a Jason Bateman); Jessica Walter, purtoppo per lei, è stata una regular nella prima stagione di 90210 e una dei protagonisti di Retired at 35, dell’inverecondo canale per vecchi TV Land.
  • Archer. Jessica Walter, Jeffrey Tambor, David Cross (e Judy Greer) prestano le loro voci per la serie animata di FX Archer, dove interpretano personaggi vagamente ispirati ai loro corrispettivi di Arrested Development.
  • Arrested Westeros: Arrested Development e Game of Thrones hanno una quantità di punti in comune che non ci si crede, almeno finché non si è visto Arrested Westeros, un blog geniale che cuce con una precisione chirurgica dialogi della prima serie su scene della seconda; è una delle robe più divertenti successe nel 2011, ma la capirete solo se siete dei nerd di entrambi gli show.

Andrea D.

Ex artista, ex supereroe, ex allenatore dei Los Angeles Lakers. Scrive su Serialmente da parecchio tempo.

35 Comments

  1. Serie divertente ma ampiamente sopravvalutata, qui più che mai.
    Non vale un quinto di quanto dice la recensione, però è sicuramente da vedere per farsi quattro risate.

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  2. Io amo alla follia Arrested Development!!!Me la sono recuperata tutta l’estate scorsa,quindi non ho seguito la serie passo passo e soprattutto il trauma della cancellazione,però sono ugualmente in fibrillazione per il ritorno della quarta!!!
    Hai scritto una bellissima recensione Andrea,e condivido tutto ciò che dici..chi non avesse ancora guardato AD ne approfitti per farlo!!
    Si potrebbero citare milioni di battute,per cui dirò solo che “the final countdown” è finalmente finito :)

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  3. mombasaforever 26 maggio 2013 at 12:16

    e va bene. mi avete convinto.
    mo me la sparo tutta.

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  4. Steve Holt!
    hype a millemilamilioni

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  5. Ammetto che durante la visione di quasi tutti gli episodi di Arrested Development mi sono ritrovato davanti allo schermo ad urlare “Cosa sta succedendo??” Cosa state facendo??” “LA FOLLIA, LA PAZZIA!”. Gli episodi mi duravano sempre 45 minuti, non facevo altro che riguardare le scene over and over and over.
    Probabilm.. no. Sicuramente una delle mie serie tv preferite di sempre.
    Mi verrebbe da piangere ma “I don’t think I can spare the moisture”.

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  6. Io mi aspetto un chicken dance di dimensioni epiche!

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  7. fuckthemummies 26 maggio 2013 at 14:23

    ahahah non conoscevo Arrester Westeros

    il primo di questo tipo è stato Mad Development, no?

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  8. Mi ricordo lo sconcerto le prime volte che alla fine di un episodio vedevo il on the next dove parlavano di avvenimenti che poi nella puntata successiva non accadevano, pensavo di essermi persa parti o starlo vedendo in disordine. Ahahah.
    Una delle mie serie preferite di sempre, ancora non mi capacito che sia tornata. E bellissima recensione! Cmq è vero che anche in italiano rende bene, io la vedo alternativamente in lingua originale e tradotta e non mi disturba, certo si perdono alcuni giochi di parole ma cmq continua a far ridere.

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  9. Detron ha scritto:

    Serie divertente ma ampiamente sopravvalutata, qui più che mai.
    Non vale un quinto di quanto dice la recensione, però è sicuramente da vedere per farsi quattro risate.

    No eh, proprio no.

    Questa serie è una roba GIGANTESCA, la puoi vedere tipo 3-4 volte e ridere ogni volta per motivi diversi.
    La quantità di riferimenti/inside jokes/battute meta/giochi di parole/easter eggs è talmente grande che è impossibile afferrare tutto a una prima visione.

    Se posso permettermi di consigliare i “neofiti”: inizialmente vi ritroverete a odiare chiunque non sia Michael o George Michael (per me è stato così fino a metà della prima stagione) e se siete come me questo vi potrà dare un po’ di fastidio. Il mio consiglio è di andare avanti, guardare tutta la serie e poi riguardare quelle prime puntate. Le vedrete in una maniera completamente diversa.

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  10. Complimenti al recensore perchè io non ce l’avrei MAI fatta a scrivere razionalmente un sunto per convincere i neofiti a guardarla, con chiunque ne parli mi sale troppo l’hype e mi limito ad andare in cortocircuito e sfoggio solo un “guardatela, guardatela, guardatelaaaa!” tipo “cool, cool, cool” di Abed. Io comunque quando ho letto John Krusinski + Arrested Development sono letteralmente svenuta di goduria: CAN’T WAIT!

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  11. ho visto le prime tre stagioni tutte assieme questa settimana. e non capisco nello stesso modo in cui non capisco parks&recreation. i protagonisti sono persone orribili che metton mostra lo spettacolo sciatto delle loro stupidità assortite, caricature, macchiette da drive-in. mi vien la stessa tristezza che mi viene al circo… le cose che mi vengono in mente in continuazione sono “tutti pazzi per mary” ed i trettrè. boh, mi mancherà un gene.

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  12. Io Arrested Development non ho ancora avuto modo di recuperarla (e resterà così ancora per un pezzo temo), ma è sicuramente tra i primi posti della lista dei recuperi, tanto più adesso con la nuova stagione. Se finirà per piacermi anche solo la metà di quanto piace a quasi tutti qui (la comicità “meta” mi lascia estremamente freddo, ma a quanto pare in questa serie c’è molto altro, in più), saranno delle gran belle maratone. Ma nulla mai potrà scalzare Coupling dal titolo di mia serie comedy preferita.

    A proposito di Cera, se qualcuno non lo conoscesse (seriously? Is that even possible?), io consiglierei anche Nick and Nora’s Infinite Playlist in aggiunta ai film citati nella recensione. Un film estremamente sottovalutato ma che nella categoria di “film senza particolari pretese e ambizioni ma abbastanza divertente e ben scritto” fa il suo figurone e ha i pregi di: a) essere un buon compendio di quelli che sono i ruoli solitamente affibbiati a Cera; b) dimostrare che Kat Dennings è una dignitosissima attrice comica a chi non si vuole sporcare le mani con 2 Broke Girls; c) far intuire che Ary Graynor – la sorella di Olivia in Fringe – è, tipo, qualcosa di meraviglioso. :D

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  13. pemf.bolloso ha scritto:

    Detron ha scritto:
    Serie divertente ma ampiamente sopravvalutata, qui più che mai.
    Non vale un quinto di quanto dice la recensione, però è sicuramente da vedere per farsi quattro risate.

    No eh, proprio no.
    Questa serie è una roba GIGANTESCA, la puoi vedere tipo 3-4 volte e ridere ogni volta per motivi diversi.
    La quantità di riferimenti/inside jokes/battute meta/giochi di parole/easter eggs è talmente grande che è impossibile afferrare tutto a una prima visione.
    Se posso permettermi di consigliare i “neofiti”: inizialmente vi ritroverete a odiare chiunque non sia Michael o George Michael (per me è stato così fino a metà della prima stagione) e se siete come me questo vi potrà dare un po’ di fastidio. Il mio consiglio è di andare avanti, guardare tutta la serie e poi riguardare quelle prime puntate. Le vedrete in una maniera completamente diversa.

    Purtroppo mi trovo d’accordo con Detron, sicuramente una serie dai toni originali e divertenti ma non capisco proprio tutto questo fandom verso un prodotto costruito a tavolino per piacere al pubblico hipster e che per il 90% del tempo non fa ridere (perlomeno a me).

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  14. @ Lucan:
    Se mi posso permettere,io non capisco questa opinione diffusa che Arrested Development sia comprensibile e divertente solo per un pubblico “hipster”..ma che vuol dire?Tra l’altro manifesto la mia ignoranza dicendo che non ho ancora del tutto afferrato cosa voglia dire hipster,eppure Arrested Development mi piace da matti.
    Che poi dai,le comedy che non siano basate solo su battute dalla ricezione immediata (gente che cade,balbetta,ecc.) sono sempre un pò più difficili da capire:bisogna un attimo concentrarsi,e inoltre non sempre piacciono allo stesso modo. Tipo @ [c]* dice che non gli piace Parks and Recreation,quando per me è la migliore comedy che ci sia,è la mia preferita..

    @ pefm.bolloso:io mi sono innamorata da subito di GOB,però :)

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  15. @ Holly:
    Non intendevo dire umorismo hipster in tono dispregiativo, e intendevo un tipo di umorismo che usa la stessa cifra stilistica da sundance e cose indie in generale. A volte mi piace, a volte lo trovo insincero, manierista e snob. Non sto dicendo che Arrested Development è tutte queste tre cose messe insieme, ripeto, in linea di massima la trovo una serie decisamente carina e leggera, salvo il fatto che per la maggior parte del tempo non mi fa ridere, mischia una serie di umorismi di cui alcuni mi piacciono, altri per niente (ad esempio qualsiasi cosa che fa Buster non mi fa ridere, idem per Lucille ma più per il fatto che dell’archetipo della vecchia madre alcolizzata e anaffettiva mi sono un po’ stufato). A volte mi da fastidio per lo stesso motivo per cui mi da fastidio Family Guy, l’uso eccessivo del non-sense e bisogna ammettere che in assoluto ha un tono che o ti piace o fai fatica a digerire.
    La mia era solo una critica personale, la trovo una serie originale, sì, geniale no. Assumere che a me piacciono solo le serie immediate dove la gente cade e balbetta è snob :)

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  16. @ Lucan:
    No no ma io non intendevo quello,ti chiedo scusa se hai capito il contrario. Era per dire che mentre in quelle immediate in generale si ride,nelle altre ci sono pareri discordanti..tutto qua,non volevo insultarti :)

    E comunque io hipster ormai lo associo a qualcosa di negativo perchè lo sento sempre e solo in commenti “dispregiativi”..ecco perchè ho capito male.

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  17. ar-key ha scritto:

    la comicità “meta” mi lascia estremamente freddo

    Guarda puoi stare tranquillo perchè la comicità meta di AD non è mai fine a se stessa o fondamentale per gradire le battute, anzi spesso è solo un “plus”.
    Mi spiego meglio con un esempio: nella terza stagione c’è Buster che balla Mr. Roboto degli Styx in macchina e resta “incastrato”. La scena fa ridere di suo perchè è un momento di comicità fisica ben fatta e siamo tutti contenti. Se poi sai che Tony Hale (l’attore che interpreta Buster) ha cominciato la sua carriera con una pubblicità della wolkswagen in cui ballava Mr Roboto in macchina la scena ti fa ancora più ridere, ma se non lo sai non perdi assolutamente niente.
    Il bello di questa comedy è che ogni battuta, ogni situazione, ha talmente tanti strati che per un motivo o per un altro ti farà sempre ridere.

    Rispondi

  18. Italia 1, il Festivalbar, la pubblicità che annunciava “Ti Presento I Miei”, l’attesa, gli orari altalenanti: ricordo tutto, come se avessi ancora quattordici anni. Paradossalmente ringrazio l’equivoco titolo italiano, perché da quel fraintendimento è nata, per pura casualità, la mia devozione. Non avevo mai interiorizzato il lutto della cancellazione, quindi la sola notizia della quarta serie ripagava della speranzosa attesa. So già che il ritorno di Michael Bluth darà un senso alle sessione estiva.

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  19. scoperta mentre ero negli USA nel 2007, fresca di cancellazione, da allora guardata e riguardata ridendo sempre forte e scoprendo sempre nuovi inside jokes, e ancora non so quale disfunzionale personaggio ami di piu! L’ho consigliata e fatta vedere a molti amici e con nessuno di loro dopo mi e’ venuto da dire…I have made a huge mistake. E da ieri sono abbonata a netflix XD

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  20. qualcuno sa se ci sono dei sottotitoli in inglese già disponibili?
    grazie mille.

    ps: “The Arrested Development Documentary” si trova molto facilmente. il come e dove, lo lascio alla vostra fantasia.

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  21. come non detto. stanno uscendo un po’ per volta.
    grazie lo stesso,
    p

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  22. Ancora mi ricordo quella scena in cui il personaggio di Portia De Rossi si presenta ad una specie di festa/cocktail familar/aziendale indossando una t.shirt con la scritta “SLUT” :-)

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  23. genio in bottiglia 27 maggio 2013 at 22:09

    @ Toni:
    Non so se dopo l’ha messa anche per un party, ma la maglietta con su scritto SLUT la mette nell’estremo tentativo di provocare una reazione tra i carcerati che non se la filano di pezza. :D

    Rispondi

  24. Brillante, Groundbreaking, stratificata e diversificata nell’humour; impossibile perdersela.
    Una delle poche serie che, quando mi tornano in mente nella quotidianità, mi lasciano a ridere come un idiota.
    Riaverla è una benedizione.

    @ Lucan:
    Un umorismo del genere non prende tutti. Ma ti prego, le serie fatte a tavolino per accalappiare gli hipster sono quelle tipo “New Girl”.
    Arrested è frutto dell’umorismo reticolare di Hurwitz, non un veicolo per le manie blande e frivole del momento. E’ un gioiello di comicità, incastonato di non sequitur e rimandi interni geniali (che non trovi da nessun’altra parte); persino le catchphrases sono usate in maniera intelligente. Può non piacere, certo, ma non ha niente a che vedere con il vuoto quirky degli hipster (cfr. il narcisismo lagnoso di Lena Dunham o le faccette insulse di new girl).

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  25. @ Eus:
    Come scritto prima non intendevo utiizzare quella parola con accezione negativa, per esempio anche Gondry fa parte di quella sub-cultura ma lo considero un genio. Ripeto, Arrested Development non mi dispiace, ma questo mescolone di umorismi non sempre riesce a farmi ridere e a tratti lo trovo un pochino pretenzioso ed antipatico. E’ un personalissimo parere e non intendevo paragonare AD a nessun New Girl o Girls.

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  26. genio in bottiglia ha scritto:

    @ Toni:
    Non so se dopo l’ha messa anche per un party, ma la maglietta con su scritto SLUT la mette nell’estremo tentativo di provocare una reazione tra i carcerati che non se la filano di pezza.

    Si hai ragione! Ho poi scoperto che c’è anche un wiki dedicato ad AD con tanto di pagina fatta apposta per la SLUT Shirt > http://arresteddevelopment.wikia.com/wiki/SLUT_shirt
    (e se non è feticismo questo …)

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  27. Ma sono l’unico che ha trovato ottime le prime due stagioni (in particolar modo la prima) e praticamente odiato la terza? Nella s3 ci ho trovato un grandissimo calo, spesso poco divertente e con storyline terribili (tutta la parte coi britannici), ha le sue perle (per esempio Bob Loblaw) ma in generale l’ho trovata davvero fiacca.
    Poi io ho un odio viscerale per Micheal (e Jason Bateman) da quando ho iniziato a vedere la serie in lingua originale, lo trovo di un’antipatia senza fine.

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  28. @ Ratio: michael è effettivamente un personaggio sgradevole! non è “cattivo” come George Sr e Lucille né stordito come i suoi fratelli e questa è la sua, uhm, rediming quality, ma in realtà man mano che la serie procede si rivela, nonostante le buone intenzioni, egoista, prepotente (basta vedere come si comporta con george michael), bugiardo e narcisista… ed è questo che invece a me lo fa piacere, non penso l’avrei retto se fosse stato “il buono” per tutto il tempo.

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  29. Mi sono messo in modalità recupero.
    Sono quasi morto nella 1×03 nella scena in cui Buster consegna a Michael le chiavi della macchina paterna, parlandogli dello “pterodattilo” !! scoperto durante uno ‘scavo’. Poi si fa’ riconsegnare il fischietto anti-stupro e si auto-fischia da solo. Pochi secondi di follia comica assoluta.

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  30. Se fosse uno show nato da due anni a questa parte, potrebbe venirmi il dubbio che sia “hipsterismo” costruito a tavolino (buoni gli esempi di Girls e New Girl, anche se uno dei due lo seguo e certe cose le apprezzo, ammetto che sia proprio così).
    Ma se consideriamo che è del 2003, quando questo termine non significava nulla di ciò che gli attribuiamo ora, significa solo che il buon vecchio Hurtwitz è un gran precursore dei tempi e mente brillante.

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  31. anche io sono in recupero

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  32. Ho appena iniziato a recuperare la serie e ho una domanda per i compagnoni di Serialmente (una cosa che potrei facilmente trovare su internet, ma probabilmente troverei mille versioni e spiegazioni diverse, e poi davvero preferisco quello che fidarmi di voi??!! :D).

    A quanto pare l’ordine degli episodi della prima stagione della versione dvd è diverso dall’ordine della messa in onda. La ragione? Poca serietà del network, come nel caso Firefly, o cosa? C’è un ordine migliore con cui guardare gli episodi, o è indifferente?

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  33. oddio, questa mi giunge nuova! Avendo visto la serie in dvd l’unico ordine che conosco io è quello, ed è quello che ti consiglio di seguire. Conoscendo il precedente Firefly non mi stupirebbe scoprire che la Fox ha incasinato gli episodi tanto per, tu non dargli retta, segui la numerazione ufficiale dei dvd. Anche perché la struttura della prima stagione è assolutamente lineare, gli eventi di un episodio si ripercuotono su quello successivo, a vederli nell’orine sbagliato non capisci cosa cavolo sia successo!

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  34. @Andrea D.:

    grazie mille. Avevo idea anch’io che, in caso di differenze, fosse il caso di seguire l’ordine dvd, virtualmente più libero e meno legato alle bizze dei network ma avere una conferma in più da parte di chi la serie l’ha vista e rivista non guasta mai :) A quanto pare, queste modifiche riguardano solamente la prima stagione, e nella maggior parte dei casi riguardano l’inversione di alcune “coppie” di episodi. http://en.wikipedia.org/wiki/Arrested_Development_(season_1)

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  35. Io la stavo riguardando su Netflix (ho anche i cofanetti della serie ma non li ho fisicamente sotto mano) e ho notato che in un episodio viene nominato Tobias a lezioni da Carl Weathers prima della puntata dove effettivamente lo conosce.
    Lì per lì pensavo di essermi confuso io, comunque adesso sono alla terza stagione, finisco questa e ora che ricomincio la visione di tutt’equattro le stagioni assieme (IT’S A DRUG!) provo a farci caso e a controllare sta storia degli episodi.
    @ ar-key:

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