Mad Men For Immediate Release

Una serie di decisioni affrettate si susseguono nella destrezza di una realizzazione curatissima, facendo già sentire questo episodio di Mad Men come un classico. Il titolo stesso impone un sentimento di urgenza che risponde alle necessità di tempi incerti. A differenza della prima manciata di episodi, For Immediate Release è un racconto di eventi, più che insieme frammentario di sottotesti, che convergono in un game-change finale. L’attenzione al dialogo di Matthew Weiner rimane fermissima, mentre quella registica (Jennifer Getzinger) sfoltisce le facili a/simmetrie (vedi immagine anteprima o questa) dando maggior spazio a piani medi sul singolo durante momenti di sfogo o realizzazione, mettendo in rilievo la premura di un determinato io.

“Just once I would like to hear you use the word we”

L’individualismo di questi uomini incravattati solca l’aria di cambiamento senza tener conto delle conseguenze altrui. Gli altri, però, iniziano a dar voce alla propria opinione, ogniqualvolta “the man” rimescola le carte a seconda delle proprie necessità. Don abbandona Jaguar quasi annullando il “sacrificio” del corpo e della dignità di Joan, semplicemente perché non riesce a sopportare Herb. Man mano che Don ricalca la sua sfrontatezza, l’impossibilità di agire degli altri si trasforma in risentimento. Si inizia a mettere in dubbio l’infallibilità marcata Draper, nonostante, ancora una volta, tutto si risolva a suo favore: Roger, grazie alle sue scorribande erotiche, ha già pronto un sostituto.

Il nuovo possibile cliente, però, ricorda ciò che abbiamo imparato di recente: alle piccole agenzie non resta che azzuffarsi sugli scarti dei grandi nomi. Così, con un ulteriore passo affrettato, la SCDP si unisce alla CGC per accaparrarsi il nuovo progetto Chevy. Del resto Don è come Tarzan, si destreggia tra le liane, sempre propenso a stravolgere le cose in vista della fuga. Essendo il gioco delle agenzie “truccato” a svantaggio di quelle minori, Don decide di rispettare le regole, ma cambiare il tavolo da gioco.

Un aspetto interessante in merito è l’evoluzione stilistica di Don Draper. Come per il pitch di Heinz, dove il ketchup mancava nelle foto andando a provocare ancora di più l’acquolina in bocca, la sua proposta per la nuova auto Chevy (disegnata con un computer) parte dall’eliminazione dell’oggetto stesso. La caratteristica più moderna del pensiero Draper sta quindi nel concetto (caro anche a noi) di Hype, nell’amplificare l’aspettativa e vendere non l’oggetto stesso ma il desiderio. Creare attesa equivale, dunque, a stimolare un desiderio che prima non esisteva. Una concezione pubblicitaria che fa entrare a tutti gli effetti la SCDP (o SCDPCGC, in attesa di un nuovo nome) nella contemporaneità. Per una settimana le espressioni di sorpresa preannunceranno l’arrivo di un qualcosa di talmente nuovo che non ci abbiamo ancora pensato. Vendere fumo è un lavoro che Don stesso si è cucito addosso.

Aldilà del pitch definitivo scelto per Chevy, le ripercussioni di questo merging delle due piccole agenzie saranno importanti sia per la serie, che vedrà i bagagli di diversi personaggi accumularsi sotto lo stesso tetto, che per i personaggi. Il godibilissimo episodio è di preparazione allo stravolgimento (o quantomeno al rimescolamento delle carte).

Il primo pensiero, ovviamente, va a Peggy. Colei che ha faticato così tanto per liberarsi dell’ombra di Don (e qui si torna ancora a rielaborare gli eventi di “The Other Woman”), è costretta a tornare indietro, nell’atmosfera malsana che ha segnato l’inizio della sua carriera. In un momento più intimo dell’episodio, però, si ritrova a confessare la speranza che le cose tornino com’erano, mentre si lamenta della gentrification attorno al suo nuovo appartamento (la scommessa sul nuovo). Sarà un’ottima occasione per mostrarci in maniera più vivida la sua evoluzione, mentre il suo bisogno di soddisfazione serpeggia dappertutto, portandola addirittura ad allucinazioni erotiche. Nella speranza di avere tutto, un giorno, o Something*.

Chi invece rimane il solito è Pete, copia sfocata di Don, incapace di reinventarsi ad ogni svolta e impotente nei cambiamenti che lo circondano. Non agisce dopo aver trovato suo suocero in un bordello e lo perde come cliente; sua moglie Trudy sembra accrescere la sua indipendenza mentre lui la desidera come non mai. Arranca tra lavoro e vita privata senza riuscire ad imitare il disinteresse generale e l’affermazione di Don; la foga è tanta e tanto vana che viene a materializzarsi in una caduta per le scale.

Più combattivi, invece, risultano Roger e Megan. Il primo ritrova smalto salvando la SCDP dalla rovina, dopo l’annientamento della possibilità di capitalizzare l’agenzia, aprendola al pubblico. Il suo modo di fare affari torna alla ribalta con una piccola grande vittoria, per un personaggio che ha subito delle vere umiliazioni nel corso della serie.

Megan, invece, si serve del freddo cinismo della madre per ravvivare il suo matrimonio. L’arcigna francese porta all’attenzione della figlia il fatto che la sua carriera le permetterà di svettare sulle squinzie qualsiasi, ma potrà anche mettere in discussione la fragilità del bisogno di controllo di suo marito. Il consiglio, pratico ed efficace, è di risvegliarne il desiderio: una scusa in più per acuire l’attenzione di Mad Men per la moda. Il vestitino funziona, sembrerebbe, ma ciò che eccita davvero Don è chiaramente l’adrenalina originata dall’aver mollato Herb e la sua insulsa moglie al ristorante: ancora una volta se stesso. I dolori coniugali del vecchio Draper, però, ormai titillano molto meno della quotidianità dell’ufficio.

Persa un po’ di raffinatezza e coesione negli ultimi tempi, Mad Men ritorna al suo meglio nel racconto corale e lo fa, debitamente, con un episodio più d’azione/trampolino di lancio che di stasi stratificata nei significati.

Fuck Yeah

- L’auto in questione potrebbe rivelarsi la Chevy Vega, considerata una delle peggiori di tutti i tempi.

- Il primo trapianto di cuore è avvenuto a Houston, Texas nel Maggio del ’68.

- I quattro cavalieri dell’allargata agenzia pubblicitaria entrano in Chevy sulle adeguate note dei Detroit Wheels.

- A Don piacciono i cuccioli.

- La moglie di Herb si chiama ironicamente Peaches.

* Il libro “Something” di Ralph Waldo Emerson, letto durante il bacio allucinatorio di Peggy, non esiste.

Eus

Figlio illegittimo di John Waters e Tina Fey. La mia massima aspirazione è diventare una 'sassy black woman' da comedy di serie Z.

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Commenti
41 commenti a “Mad Men – 6×06 – For Immediate Release”
  1. OttaviaFalls scrive:

    Puntata splendida, Ted Chaough è un bel personaggio e il suo ottimismo ben si addice all’oscuro Don. L’idea che Peggy torni a lavorare per Don non mi rallegra per niente ( e nemmeno lei), comunque non vedo l’ora di vedere come saprà gestire questo ritorno all’ovile.

  2. Melody scrive:

    Ho iniziato a guardare MM da poche settimane, per ora sono circa alla metà della seconda stagione. Pur trovandola davvero ben fatta (dialoghi fantastici, ad esempio!) ho come l’impressione che mi stiano servendo un antipasto infinito, senza mai arrivare alla portata principale.. non so se mi spiego.. immagino però che sia una serie che vada sempre migliorando, a giudicare dai commenti :)

  3. AthanasiusPernath scrive:

    Melody ha scritto:

    Ho iniziato a guardare MM da poche settimane, per ora sono circa alla metà della seconda stagione. Pur trovandola davvero ben fatta (dialoghi fantastici, ad esempio!) ho come l’impressione che mi stiano servendo un antipasto infinito, senza mai arrivare alla portata principale.. non so se mi spiego.. immagino però che sia una serie che vada sempre migliorando, a giudicare dai commenti

    si..aspetta che un Uomo entri in un’Agenzia :D

    l’episodio mi è piaciuto forse più di ogni altro finora, in questa stagione. non so chi sia il regista, ma la regia mi è piaciuta un casino.

  4. claudia scrive:

    Concordo con la recensione… E dunque l’elemento forte della stagione è che Don è tornato ad essere genio creativo, e, incidentalmente, ha ridimensionato Michael (personaggio secondo me non del tutto riuscito, troppo esagitato – e poco realistico – all’inizio e abbastanza scontato ora.Magari migliora).
    Insomma, se si attacca alla bottiglia crea (nella competizione con Peggy sulla Heinz non c’era storia), se conduce una vita più normale langue.
    Da creativa questo sillogismo mi crea sempre un po’ di ansia ma tant’è :-)
    Il vestitino di Megan: uno dei pilastri di Mad Men è la fedeltà all’estetica dei tempi attraversati, con la consapevolezza che i vestiti sono sì espressione dei singoli personaggi ma inoltre ne influenzano i movimenti e quindi i comportamenti (ovunque, sempre). Joan e Peggy, ogni volta che sono sedute e si alzano, lisciano con le mani le pieghe della gonna, mentre a Megan non viene neppure in mente, e del resto con un miniabito non avrebbe neanche senso. In quel gesto, o non gesto, c’è un mondo di differenza.

  5. claudia scrive:

    (e comunque auspicavo, puntate fa, l’arrivo di Joan negli 60 dell’abbigliamento…beh, almeno in una situazione relativamente più informale di un sabato lavorativo finalmente la si vede con i capelli sciolti e una camicia fantasia e morbida, senza la solita “armatura” autorassicurante: la fatica di uscire da uno stereotipo.
    Favoloso Cooper come sempre fermo agli anni ’30).

  6. Liza scrive:

    Ted Chaough che, nell’immaginazione di Peggy, legge “Something” by Ralph Waldo Emerson entra di diritto tra le best jokes di Mad Men :-) Ed è anche uno dei tantissimi riferimenti più “sottili” a The Other Woman presenti in questo episodio…pretty cool

  7. AlbieTripp scrive:

    Il primo trapianto di cuore è avvenuto a Città del Capo, Sudafrica, nel 1967.

  8. Bayta scrive:

    La puntata migliore della stagione, fin’ora. E finalmente possiamo dire che il protagonista è tornato a essere il lavoro e non le soap opera della vita privata di Don (che ultimamente sono anche noiose).

    Comunque oltre ai vestiti importanti nel tracciare i caratteri dei protagonisti (soprattutto per le donne, ma non solo), aggiungerei anche gli arredamenti, ma soprattutto i soprammobili, i quadri e roba varia presenti nelle case e negli uffici. In questa puntata mi hanno colpito le orride sculture di pessimo gusto (il cane e la tazza con la faccia da ubriacone per dirne due) che ha Pete nel suo ufficio in contrapposizione ai bellissimi quadri con cui Ken ha arredato il suo.
    La classe, ah!

    Però in questa puntata non sono riuscita a dare torto a Pete in nessuna delle sue storie andate male (le azioni e il suocero), per una volta che aveva ragione…

  9. Giulia scrive:

    Oh, Mad Men… Mad Men.
    L’ultima volta che la serie era stata tacciata di “immobilità” – “involuzione” – “staticità”, hanno scomodato un tosaerba. In un ufficio. Per dare un… taglio netto, diciamo. Bene: alla luce di questo episodio, il tosaerba non era NIENTE.

    A parte il chiaro parallelismo con “The Other Woman” (su cui torno dopo), questa puntata mi ha ricordato non poco anche le atmosfere di “Close the door, have a seat”, con la sostanziale differenza che quello era un season finale, e quindi il suo rivoluzionare le cose era un “cliffangher” di chiusura…. questo no. Siamo nel bel mezzo di una stagione, e oltretutto una stagione che continua imperterrita ad infilare ovunque richiami di morte, di cadute (perfino dalle scale), di balconi su cui appoggiarsi o da cui “volare come Superman”, come la precedente… e sappiamo bene com’è finita la precedente. *ansia*

    I personaggi… Mad Men è, davvero, una delle pochissime serie in cui non riesco mai ad identificarmi con qualcuno o anche solo a parteggiare sempre per un personaggio preciso (sintomo di ottima scrittura, naturalmente): in questo caso specifico, sono riuscita ad arrabbiarmi con 4 personaggi diversi nel giro di 10 minuti e, appena prima o appena dopo, giustificarli:
    - Pete, che dice di fare quello che ritiene sia meglio per l’agenzia, ed effettivamente ci riesce con la quasi offerta pubblica, ma poi manda gli stessi affari a peripatetiche (letteralmente) a causa dei suoi vizietti privati.
    - Roger, che è il solito fancazzista professionista, ma che, con un colpo di coda, crea all’agenzia un’opportunità pazzesca.
    - Joan, che ha assolutamente ragione ad incazzarsi, dopo tutto quello che ha fatto lei sia di ufficiale (i libri senza macchia) che di non ufficiale (Herb) per l’agenzia, ma che non tiene conto del fatto che Don è stato l’unico che all’epoca aveva cercato di fermarla, sebbene troppo tardi, dicendole che non ne valeva la pena. (avrebbe dovuto urlare dietro, e molto di più, a quell’altra massa di ruffiani quando gliel’avevano proposto!!)
    - e naturalmente Don stesso… che, come sempre, si fa’ solo gli affari suoi, che non ha un concetto di “we” neanche a pagarlo, che fa’ e disfa senza tenere conto di nient’altro se non quello che VUOLE lui… ma che alla fine quello che vuole lo ottiene: mandare al diavolo Herb, accaparrarsi il contratto con la Chevy e soprattutto “riprendersi” Joan e perfino Peggy. Epic Win, signori.

    Comunque, farei notare che in tutta questa girandola di eventi e di scontri di volontà, tanto per cambiare chi ci ha rimesso sono state le due donne della serie (Megan non riesco a considerarla altro che una bambina capricciosa, mi spiace): Joan, che s’è vista annullare di colpo l’offerta pubblica a cui aveva lavorato e il sacrificio fatto per la Jaguar, e Peggy, che si è ritrovata di nuovo alla casella di partenza, dopo tutto quello che aveva fatto per affrancarsi da Don, senza contare l’ “amoretto” stroncato sul nascere per Ted. Il fatto che sia *lei* a dover trovare un nuovo nome per l’agenzia “in cui vorrebbe andare a lavorare”… è quasi sadico.
    Il parallelismo con “The Other Women” è appunto palese… perfino nei vestiti delle due, che sono quasi gli stessi di quell’episodio!!! *applausi*

    “La caratteristica più moderna del pensiero Draper sta quindi nel concetto (caro anche a noi) di Hype, nell’amplificare l’aspettativa e vendere non l’oggetto stesso ma il desiderio.”
    Esatto… sia con la campagna per la Heinz che per questa della Chevy, tutto sta nell’aspettativa. Ed in entrambi i casi a me le idee erano piaciute moltissimo! Forse erano troppo “avanti”, per l’epoca, ma sul Don pubblicitario davvero non si può dire niente!

    Chiedo scusa per il papiro, ma, dopo questa puntata, di spunti ce n’erano veramente tanti… e comunque, vorrei ricordare che “I love puppies” (cit. Don Draper). :P

  10. Holly scrive:

    Povera Peggy..tanta fatica per allontanarsi da Don e rieccola al punto di partenza.

  11. Elia scrive:

    Gli episodi di MM in cui vediamo Don Draper in versione iper-cazzuto mi sono sempre piaciuti molto, e questo non sfugge alla regola.

    Eus ha scritto:

    Il vestitino funziona, sembrerebbe, ma ciò che eccita davvero Don è chiaramente l’adrenalina originata dall’aver mollato Herb e la sua insulsa moglie al ristorante: ancora una volta se stesso.

    Parole sante. By the way, complimenti per la recensione.

    Non vedo l’ora di scoprire quello che Weiner ci ha riservato per il resto della stagione. Nell’attesa, ripenserò alla caduta di Pete dalle scale, alle parole con cui Joan ha schiaffeggiato Don e gli altri partner della SCDP e alla posa di Don Draper seduto sul divano nell’ufficio di Chaough (quando l’ho visto ho pensato: ma chi è, Mefistofele?!) come i miei personali top 3 moment di questo episodio, a memoria una delle puntate dove accadono più stravolgimenti in tutta la serie.

    Parafrasando Il Gattopardo, cambia tutto perché tutto resti uguale. In un decennio di rivoluzione (sociale, politica, culturale dei costumi), i personaggi di Mad Men sono (quasi) tutti resistenti al cambiamento. Peggy lo dichiara apertamente, ma in generale tutti loro, Don in primis, sono prigionieri di schemi antiquati e logiche sorpassate: mentre si danno da fare per rimanere sulla cresta dell’onda, sono stati ormai superati dalla Storia.
    Sarà interessante vedere cosa succederà quando se ne renderanno conto fino in fondo.

    Solo una domanda: ma in tutto questo, Betty che fine ha fatto?

  12. Marci scrive:

    Betty sta perdendo peso :)
    Io la voglio supergnocca entro fine serie, e predico ritorno di fiamma con Don.
    Almeno questa è la mia sensazione :)

  13. Cassandra scrive:

    Episodio che mi ha suscitato sentimenti contrastanti. Da un lato ero tutta un “oddio che bell’episodio”, dall’altro “no ma aspetta che state facendo? state tornando indietro, disfacendo tutto? Peggy torna a lavorare con Don? Argh”.
    Certe volte mi fa male la staticità dei personaggi, non per pecche di scrittura o di realismo, anzi, forse proprio perchè ci vedo tanto della vita reale in questi uomini e donne ambiziosi, intelligenti, capaci che qualunque cosa facciano finiscono per girare in tondo, per ritrovarsi dov’erano già stati, se pure cambiano un po’ loro il mondo in cui si muovono finisce per essere sempre lo stesso, o quasi. E per qualcuno va bene che i soliti schemi funzionino (Don, Roger), mentre altri ci perdono, e mi pare soprattutto le donne: Joan e quel che era stata “costretta” a fare finito quasi nel nulla (perchè la partnershio le resta), e Peggy, con la prova di carattere che le ci era voluta per andar via da Don vanificata.
    Ted sono contenta non sia un semi-villain fumettistico antagonista di Don, mi piace molto la sua positività e spero non finisca qui per lui.

    Oh, kudos per la madre di Megan che si offre di spaccare la bottiglia in testa alla moglie di Herb.

  14. Elia scrive:

    Cassandra ha scritto:

    Certe volte mi fa male la staticità dei personaggi, non per pecche di scrittura o di realismo, anzi, forse proprio perchè ci vedo tanto della vita reale in questi uomini e donne ambiziosi, intelligenti, capaci che qualunque cosa facciano finiscono per girare in tondo, per ritrovarsi dov’erano già stati, se pure cambiano un po’ loro il mondo in cui si muovono finisce per essere sempre lo stesso, o quasi.

    Esattamente questo è uno degli aspetti che da sempre preferisco in MM. Il paradosso in base al quale la nostra vita cambia, il mondo cambia, cambiano le leggi, i costumi, i paradigmi; ma le singole persone restano sempre uguali a loro stesse.

  15. TheBride scrive:

    Don si è ripreso il controllo di ciò che gli era sfuggito, la Jaguar, cacciandola, perchè non era stato lui a decidere in quel caso, vanificando così il sacrificio di Joan, e soprattutto si è ripreso il controllo di Peggy, non a caso deve scrivere il comunicato stampa per l’azienda i cui “lei” vorebbe lavorare. Dalla quinta stagione Don è invecchiato dentro, lontatno dal Don delle prime stagioni, fagocita tutto ciò che gli sta attorno, incurante dei desideri altrui.
    Ora aspetto con impazienza il confronto tra Peggy e Don, il ritorno di Peggy in azienda, visto che cmq non abbiamo visto le reazioni degli altri all’abbandono di Peggy.
    Grande Joan.

  16. genio in bottiglia scrive:

    Holly ha scritto:

    Povera Peggy..tanta fatica per allontanarsi da Don e rieccola al punto di partenza.

    Quoto. La faccia che ha fatto era tutta un programma.

  17. Eus scrive:

    AlbieTripp ha scritto:

    Il primo trapianto di cuore è avvenuto a Città del Capo, Sudafrica, nel 1967.

    Quello lo hanno detto loro stessi qualche episodio fa. Però è vero, qui ci stava un “in America”.

    AthanasiusPernath ha scritto:

    non so chi sia il regista, ma la regia mi è piaciuta un casino.

    C’è scritto, Jennifer Getzinger. A volte ho la sensazione che non legga nessuno :)

  18. Sir Appleton scrive:

    * Il libro “Somewhere” letto durante il bacio allucinatorio di Peggy non esiste.

    In realtà il libro si chiama “Something by Ralph Waldo Emerson” perché quando Peggy incontra Ted per la prima volta, le cita per l’appunto Emerson. Screenshot: http://wpc.4d27.edgecastcdn.net/004D27/2013/MadMen/MadStyleS6E6/Mad+Style+S6E6+14.jpg. Ma quanto sono di fuori gli autori di mad men?

  19. Eus scrive:

    @ Sir Appleton:
    oooops, grazie per la segnalazione.

  20. Elisa Cuter scrive:

    Altra segnalazione: gentrification significa esattamente l’opposto (benestanti che si trasferiscono in un quartiere malfamato, non “giovani hippy che si insediano nelle case della gente perbene” che mi pare sia quello che infastidisce la nostra Peggy – che sembra essersi lasciata definitivamente alle spalle le canne e le amiche lesbiche…). Per il resto bella recensione, concordo su tutto, soprattutto sull’hype, tipo quello causato da questo episodio, e non sto nella pelle per il prossimo.

  21. Daniela G. scrive:

    pensate che per me questo è un episodio da MEH! Non mi è piaciuto, c’è qualcosa in questa stagione di MM che non mi sta convincendo, ma ancora non metto bene a fuoco cosa sia. Forse la grossolanità della rappresentazione di cui parlava Giovanni qualche recensione fa, forse il fatto che mi sembra che MM stia diventando una serie come le altre, non lo so. Io mi metto davanti a un nuovo episodio col cervello pronto a ricevere stimoli che poi devo rielaborare, e per adesso questo non sta accadendo. Finito l’episodio, non devo rielaborare un bel nulla, è tutto già lì bello pronto e spiegato. Non è questo quello che voglio da MM.

  22. violetta scrive:

    Povera Peggy…la faccia diceva proprio tutto, però io quando Don lo ha proposto sono saltata sulla sedia dalla gioia, sarà davvero interssante vedere il merge. w l’Hype
    p.s. A Don piacciono i cuccioli! i knew it :)

  23. klatu scrive:

    Daniela G. ha scritto:

    pensate che per me questo è un episodio da MEH! Non mi è piaciuto, c’è qualcosa in questa stagione di MM che non mi sta convincendo, ma ancora non metto bene a fuoco cosa sia. Forse la grossolanità della rappresentazione di cui parlava Giovanni qualche recensione fa, forse il fatto che mi sembra che MM stia diventando una serie come le altre, non lo so. Io mi metto davanti a un nuovo episodio col cervello pronto a ricevere stimoli che poi devo rielaborare, e per adesso questo non sta accadendo. Finito l’episodio, non devo rielaborare un bel nulla, è tutto già lì bello pronto e spiegato. Non è questo quello che voglio da MM.

    Stavo leggendo tutti i commenti per vedere se c’era qualcuno che la pensava come me. Sottoscrivo ogni tua singola parola. Non riesco ad appassionarmi a questa stagione e il difetto più eclatante mi sembra proprio quello della mancanza di finezza e l’apice è il momento in cui Peggy bacia Abe trasformatosi in Cheogh. Comincio a percepire un calo evidente, anche se ovviamente non si mette in discussione la solidità del tutto.

  24. Eus scrive:

    @ Elisa Cuter:
    Infatti mi riferivo a Peggy stessa, suvvia, non lasciamoci trasportare dalle correzioni.

    @ Daniela G.:
    L’ho pensato anche io in vari punti della stagione, come detto su, ma questo episodio essendo preparatorio e di narrazione era più acceso e diretto, per cui ho chiuso in positivo, sperando che cambiando le carte in tavola si rinfreschi un po’ la situazione, anche e soprattutto a livello creativo.

  25. AryaSnow scrive:

    Anch’io per ora aspetto ancora una Puntatona con la P maiuscola. La mia preferita della stagione resta la 6×04, ma MM può fare ancora molto di più.

  26. luigi85 scrive:

    Megan è canadese, non francese :D

  27. luigi85 scrive:

    ops, errore mio, la mamma di Megan è francese trapiantata in Canada.

  28. Altair scrive:

    Bell’episodio ok, ma… plot device much?

  29. duble scrive:

    Elia ha scritto:

    Cassandra ha scritto:

    Il paradosso in base al quale la nostra vita cambia, il mondo cambia, cambiano le leggi, i costumi, i paradigmi; ma le singole persone restano sempre uguali a loro stesse.

    Certo, se non si fa nulla per cambiare. La caratteristica principale dei personaggi di Mad Men è che sono tutti dei bastardi egoisti assorbiti completamente da sé stessi, talmente tanto che non si rendono nemmeno conto di quello che gli gira attorno, che non fanno nulla per cambiare, e non lo faranno mai, per questo la serie si concluderà che loro saranno ancora gli stessi dell’inizio, in una specie di eterno ritorno dove gli uffici fungono da bolla di contenimento di un contenuto che è già cartolina sbiadita. Mad Men è una foto di gruppo uscita da una vecchia giacca da uomo puzzolente di naftalina appesa nell’angolo oscuro dell’armadio del nonno che non veniva sistemato da tanti anni.

  30. dory scrive:

    ecco l’episodio che serviva, quello in cui la staticità lascia il posto al fare.

    il momento migliore le ultime parole di Joan, che pur arrabbiata non può fare a meno di dire a Don che loro sono tutti lì a tifare per lui, ad aspettarsi da lui il guizzo, il genio, l’azione che sia giusta per tutti. come era stato fondare la nuova agenzia.
    non ricordo in quale vecchio episodio già lei gli avesse fatto un discorso simile e Don sarebbe da uccidere quando ancora non capisce. non capisce la stima che ha attorno, non apprezza quindi chi lavora con lui. il rimando a The other woman e i soldi messi in mano a Peggy, lo stesso egoismo che gli fa sbagliare quasi sempre il gesto giusto da fare.
    ma a differenza di Peggy, non trovo che Joan abbia il diritto di far pesare il suo sacrificio personale. si sceglie nella vita e lei ha scelto. ed è singolare che la rabbia più grande la riservi a Don, l’unico che aveva tentato di dissuaderla.

    stavolta è Roger a salvare Draper e ancora lui non capisce che a fare Tarzan prima o poi rischia di spiaccicarsi. non capisce che quel suo presentarsi a Peggy seduto sul divano di Ted così, come se fosse tutto normale, è l’ennesimo schiaffo alla sua pupilla. non gli importa.
    fino a quando lo seguiranno tutti? la nuova fusione funzionerà? di sicuro non sarà una passeggiata.

    mi è piaciuta moltissimo Marie in quest’episodio, fra il telefono messo giù a Roger e il bere compulsivo davanti alla moglie di Herb, l’avrei abbracciata.

    forse questo non è un episodio sottile, ma appunto non lo era nemmeno in finale di terza serie: quando gli eventi corrono è giusto che si raccontino così. stavolta non c’è tempo per riflettere su di sè, stavolta i personaggi si rimboccano le maniche via. e ci lasciano con la giusta tensione per il futuro. in fondo pure noi come Joan, come tutti, siamo sempre lì ad aspettarci IL gesto di Don. ce l’ha dato e va bene così.

  31. pibe scrive:

    Daniela G. ha scritto:

    pensate che per me questo è un episodio da MEH! Non mi è piaciuto, c’è qualcosa in questa stagione di MM che non mi sta convincendo, ma ancora non metto bene a fuoco cosa sia. Forse la grossolanità della rappresentazione di cui parlava Giovanni qualche recensione fa, forse il fatto che mi sembra che MM stia diventando una serie come le altre, non lo so. Io mi metto davanti a un nuovo episodio col cervello pronto a ricevere stimoli che poi devo rielaborare, e per adesso questo non sta accadendo. Finito l’episodio, non devo rielaborare un bel nulla, è tutto già lì bello pronto e spiegato. Non è questo quello che voglio da MM.

    Come giustamente sottolinei tu, dipende da quale aspetto della serie, da spettatore, si preferisce di MM, se l’approfondimento psicologico, le relazioni tra i vari personaggi, gli episodi in cui ti arrovelli il cervello per rielaorare gli stimoli, i riferimenti e i collegamenti, gli episodi diciamo più “poetici” (tipo The Doorway, Far Away Places, Lady Lazarus), oppure episodi come questo in cui le dimaniche coinvolgono elementi più “concreti”, cioè la vita dell’agenzia. Io personalmente non ne prediligo uno in particolare, mi piacciono entrambi e li apprezzo quando sono ben scritti e realizzati (cioè quasi sempre).
    Sono dell’idea che Mad Men non possa sempre essere “The Suitcase” o “Mystery Date”, a volte c’è bisogno anche degli “Shut the Door. Have a Seat”, “Meditations in an Emergency” o, appunto, “For Immediate Release”.

    Questo ovviamente dal mio punto di vista, così come concordo sul fatto che gli episodi dopo la premiere fossero parecchio sotto gli standard abituali. Tu hai ragione nel dire ciò che dici perchè, per come la vedo, preferisci quel tipo di scrittura e di sensazioni che un episodio di MM riesce a trasmettere e a lasciare dopo la visione (e come darti torto? ;) ), ma anche davanti a un episodio come questo, molto concreto e che lascia poco spazio a interpretazioni personali, non posso che rimanere contento e soddisfatto, perchè Mad Men è anche questo.

  32. Alez scrive:

    a me la puntata non è piaciuta, ho trovato fin troppo tirata la casualità con la quale don decide di fondersi con il nemico(ora amico) e allo stesso tempo di aver abbandonato la vecchia auto(lo stesso peter dice a don ”non te la puoi cavare sempre cosi”, altro che chiusa una porta si apre un portone, qua don ha sempre un gran culo che inizia a diventare beatiful e i matrimoni a bizzeffe), insomma un mix tiratissimo.
    mi aspetto di meglio da mad men. poi il complesso della società piccola in mezzo alle grandi non era mai stato messo in mezzo, invece in questa puntata spunta di tutto, ma vabbè vedo invece tutto solidari al fuck yeah.

  33. TheBride scrive:

    in realtà è da quando la Lucky Strikes li ha abbandonati che ci fanno capire come le cose alla SCDP non vadano bene, e come il fatto di essere una società piccola non gli permetta di avere clienti importanti. In “To have e to hold” è Ted stesso che nel bar dopo l’incontro con Heinz afferma come le grandi società lascino che le piccole si litighino i clienti meno importanti. Questo è stato costruito già dalla scorsa stagione, inoltre hanno sottolineato più e più volte come SCDP e CGC siano delle stesse dimensioni.

  34. Lukes scrive:

    @ TheBride:
    In realtà la SCDP mi sembra si sia ripresa bene dall’abbandono della Lucky Strike (soprattutto, all’inizio grazie alla Jaguar), non a caso nella prima puntata c’è la celebrazione dell’acquisizione del secondo piano con il photoshoot sulla scala…
    diciamo che la SCDP va bene ma non abbastanza per i pesci grossi a cui mira Don (e Roger).

  35. Pogo scrive:

    Miglior episodio della peggior stagione finora di “Mad Men”.
    Il fatto che si sia tornati a parlare di creatività pubblicitaria aiuta.

    Don non si allea di punto e in bianco con un nemico senza un perché. Semplicemente, esercita il suo istinto di sopravvivenza.

    La vera notizia, comunque, è che hanno azzeccato il brano finale. Roba da non crederci. [forse Patsavas era in ferie... :-D ].

  36. AlbieTripp scrive:

    Eus ha scritto:

    AlbieTripp ha scritto:

    Il primo trapianto di cuore è avvenuto a Città del Capo, Sudafrica, nel 1967.
    Quello lo hanno detto loro stessi qualche episodio fa. Però è vero, qui ci stava un “in America”.

    Cosa vuol dire??

  37. Eus scrive:

    @ AlbieTripp:

    Che il trapianto in Sudafrica era stato accennato dai personaggi stessi qualche episodio fa.
    Tra queste note, evidentemente, per non farti agitare, avrei dovuto scrivere:
    “Il primo trapianto di cuore -IN AMERICA- è avvenuto a Houston, Texas nel Maggio del ’68″.

  38. AlbieTripp scrive:

    Non Eus ha scritto:

    @ AlbieTripp:

    Che il trapianto in Sudafrica era stato accennato dai personaggi stessi qualche episodio fa.
    Tra queste note, evidentemente, per non farti agitare, avrei dovuto scrivere:
    “Il primo trapianto di cuore -IN AMERICA- è avvenuto a Houston, Texas nel Maggio del ’68?.

    Non te lo fa fare nessuno di scrivere recensioni eh, se non ti va di essere accurato o smetti o accetti le critiche.

  39. Eus scrive:

    @ AlbieTripp:
    Il tuo sembra più astio gratuito, che una critica o desiderio di accuratezza. Quella frase era solo una conferma di ciò che viene detto nell’episodio riguardo il primo trapianto di cuore in America, non notizia nuova o trivia.

  40. Gipp scrive:

    Ma neanche un accenno al “Mia madre è morta da poco” e il *pat pat* sul letto di Roger?

  41. Firpo scrive:

    Scusate il commento terra-terra, ma a me questo episodio pieno di “azione” è piaciuto un botto.

    Peccato che però si abbia la sensazione che certi personaggi tornino sempre indietro (per ora la povera Peggy).

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