mad men 6x03

Mad Men – 6×03 – Collaborators

Nel finale della premiere della sesta stagione di Mad Men il creatore Matthew Weiner ha ripreso la stessa identica tecnica narrativa già adoperata nel primissimo episodio della serie, ma non per segnare un ritorno alle origini del personaggio di Don Draper, quanto invece la sua totale regressione. Dopo il tentativo di cambiamento che la figura di Megan aveva innescato, Don è sprofondato di nuovo nel loop delle sue due vite concentriche, stavolta in piena consapevolezza.
Nel finale del pilot Dick apre la porta della casa di qualcuno che aspira ad essere, che trova giusto debba essere: Don. Ora però è Don ad aprire la porta di una casa non sua, forse dell’uomo che vorrebbe essere, al posto del quale vorrebbe trovarsi, Arnold Rosen, l’amico che sembra aver capito cosa sia la vita perché affronta ogni giorno l’imprescindibilità della morte. Che il desiderio di Dick di diventare qualcuno (Don) abbia lasciato il posto al desiderio di Don di essere qualcun altro?

Collaborators

Scritto da Jonathan Igla & Matthew Weiner. Diretto da Jon Hamm.

Pretend. Fingere. È questa la parola maggiormente ripetuta in Collaborators e di certo ne espone in maniera chiara il tema. Perché tutti i personaggi si trovano a fingere, ad ammettere questa stessa finzione e a subirne la conseguenze. E risulta un gioco prevalentemente maschile: finge Don con Arnold Rosen, finge Pete con Trudy, finge l’Heinz Beans con il Heinz Ketchup, finge Herb con gli altri dirigenti della Jaguar. Ma al gioco della finzione o vinci o muori fuggi: fugge Megan dalla cena coi vicini, fugge Joan dal confronto con Herb, fugge Trudy (o meglio fa in modo di allontanare Pete). Perché a dire la verità si paga lo scotto più grande, come ha dovuto imparare Peggy dopo aver abbassato la guardia con Chaough.

Strettamente collegato al valzer delle menzogne e delle recite è senz’altro il concetto di colpa e di perdita. Si finge per vergogna, o per risentimento, ma soprattutto per paura di perdere qualcosa che si possiede. Uno status, una posizione o una persona. Per Don invece la finzione non esiste, perché mette in discussione il concetto stesso di verità. Megan è stata la prima persona che ha conosciuto Dick E Don insieme come un’unica identità, che ha accettato quella frattura e ha concesso all’uomo che amava l’opportunità di risolverla. Ma non è questo che Don vuole, perché ricade in una condizione di rottura e disgiunzione estrema intessendo una nuova relazione clandestina con la donna della porta accanto, la moglie della coppia che Don e Megan hanno cominciato a frequentare.
Don non finge per paura di perdere, ma per riassaporare la possibilità di una perdita. Altrimenti non avrebbe scelto la donna del piano inferiore, non andrebbe a visitarla appena salutato il marito, o con il marito ancora in casa. Don sceglie come molla alla sua nuova relazione proprio il senso di colpa, quasi a voler scontare (o godere) il suo “peccato originale”, la frattura interna che gli è impossibile appianare. Ed è un senso di colpa che condivide con la stessa Sylvia, spietato, terribile, che la donna però più che a se stessa riserva a Megan (l’attrice che non sa mentire) nel momento in cui la poverina le confessa dell’aborto spontaneo e del senso di colpa di non avere alcun senso di colpa. Perché non ci può essere nessun intesa femminile che nasce dalla condivisione di una colpa personale o di un rimorso come invece avviene normalmente nel mondo maschile. L’intesa femminile può sbocciare solo dalla comunione di una colpa altrui, maschile, come avviene per Trudy e Brenda nei confronti di Pete e del marito violento.
Per Pete e Brenda invece non c’è alcun fantasma di colpa. Il loro affair è il banale frutto dello sfogo di un vizio e del desiderio di controllo che ne è strettamente collegato. Ma per Pete la relazione extraconiugale finisce per essere la partita a carte nella casa sull’albero del ragazzino che dimentica la carta igienica. Quel “che cosa gli hai detto?” di Pete rivolto a una donna col volto tumefatto suona come il lamento di un bambino beccato con le mani nella marmellata, così come la sua irritante tattica di negare l’evidenza del suo tradimento a Trudy. Non ci sorprende allora che Pete istauri un certo feeling con Herb, due bimbi viziati che cercano prede da controllare e su cui sfogare le proprie frustrazioni da uomini minuscoli.
Tuttavia questa serie di rimandi e repliche interne appaiono più simili a ripetizioni ( per esempio il problema Heinz pare fin troppo simile a quello Jaguar), in quanto si limitano a offrire sempre la stessa sfumatura della questione, sempre lo stesso beat drammatico. Un difetto che mi impone di giudicare l’episodio più severamente del solito. Collaborators è un episodio leggermente grossolano e poco sottile, tanto diretto nell’enfatizzare il messaggio da penalizzare il racconto stesso. Troppi accenti, troppi echi e troppe somiglianze interne. Si arriva persino a scomodare l’infanzia di Don in un flashback che banalizza la natura del conflitto interno del personaggio indugiando ancora una volta sulla figura della mamma puttana che contamina pure la detestata matrigna, cosa che non mi ha affatto convinto. Insomma, Mad Men ci ha dimostrato di saper essere meno ovvio e plateale nel presentare e trattare una questione tematica.

Assieme a “Drift apart”, “War” è invece una delle parole che ricorrono in questa stagione. Stavolta a fare da sfondo al teatrino animato dai nostri personaggi c’è la Storia con la S maiuscola. Il 23 gennaio 1968 la Corea del Nord ferma la nave americana Pueblo, accusata di essere penetrata nelle loro acque territoriali, tanto che il governo statunitense deve subito scusarsi di quella mossa scriteriata. Il 31 gennaio successivo i Viet Cong attaccano l’ambasciata americana a Saigon. Il governo sudvietnamita, alleato degli USA, passa subito alle ritorsioni, che presto sfociano nell’esecuzione pubblica di un sospetto Viet Cong, tragedia ripresa da Eddie Adams in una foto che fa il giro del mondo e vince il premio Pulitzer. La sconfitta mediatica degli USA è ormai acclarata. La guerra sta per finire, la guerra sta per essere persa. Come quella dei nostri personaggi? Ma nei rispetti di cosa? Di quale battaglia, di quale territorio, di quale principio?
Se proprio per sua stessa natura la guerra non può fare a meno di collezionare vittime, in Collaborators le donne si fanno messaggeri di morte, per la seconda puntata di seguito: se la premiere aveva visto la scomparsa-morte della madre di Roger e la scomparsa-fuga dell’amica di Sally, stavolta abbiamo l’aborto di Megan e il sangue di Brenda. Che allora la sconfitta annunciata, l’annuncio della Fine che investe tanto Don quanto lo spettatore, debba giungere per opera di una donna?
In fondo Mad Men si basa sull’eterno ricordo della Fine che si attualizza al termine di ogni episodio nel momento in cui veniamo riportati a una temporalità lontana, la nostra, dove sappiamo che il mondo che abbiamo visto descritto e raccontato nella serie è già finito da un pezzo, i suoi personaggi invecchiati se non sepolti, l’universo corso via lontano.

La canzone finale («I’m just a gigolo and everywhere I go people know the part I’m playin’») sembra perciò rievocare il conflitto di Don, la consapevolezza che nessuno mai conosce davvero qualcun altro, a cominciare da se stessi. Perché nessuno sa più distinguere la verità dalle bugie a cui vuole, e forse deve, credere.

«There will come a day, when youth will pass away,
What will they say about me?
When the end comes I know, there was just a gigolo’s
Life goes on without me».

Ok.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino nasce qualche tempo fa da qualche parte. Da tempo complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Come se non lo facesse nessuno nel mondo pure lui ha scritto un romanzo, che comunque nessuno ha letto.

18 Comments

  1. bella recensione Rei, e concordo su tutto. Non mi è piaciuto questo episodio, ma proprio per niente. “Grossolano” anche per me è l’aggettivo giusto, e quel flashback dell’infanzia di Don l’ho detestato per quanto è stato banale. Il ragazzino dietro la porta chiusa che spia l’amplesso della madre adottiva, che poi diventa l’uomo adulto (?) per il quale quella porta si apre e che finalmente può scoparsi la donna di un altro. Solo che ovviamente il desiderio “originario” non potrà mai essere soddisfatto e quindi la coazione a ripetere genererà solo altra frustrazione etc etc. Questa è psicoanalisi 101, e francamente da Mad men mi aspetto ben altre sottigliezze. E non parliamo poi dei dialoghi tra Don e l’insopportabile Sylvia, a un certo punto mi sono chiesta: “ma sto guardando Mad men o una soap opera?”. Questa storyline dell’adulterio con “la signora della porta accanto” finora mi risulta indigesta perché appunto troppo grossolana nella rappresentazione, e inutile nel ribadire cose che ormai conosciamo benissimo. L’unica scena che mi è piaciuta in tutto l’episodio è stata quella di Joan che dopo aver parlato con Herb entra nell’ufficio di Don e senza dire una parola si scola un drink, e Don non fa domande. E’ decisamente poco. Per me questo episodio, sulla scala di Mad men, si becca un MEH!

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  2. Concordo.
    Io vi dico solo che ho preferito guardare prima l’episodio di 90210 , dopo avere letto il recap online di questa puntata di mad men.

    Sto tifando per Stan e Peggy da un po’, ma ora il betrayal di Peggy è dietro l’angolo e non so che succederà. Non rovinate la loro amicizia!

    Che ne pensate del nuovo giovane account di cui mi sfugge il nome?
    Io penso che diventerà un personaggio importante..vedremo fino a che punto però.
    Inoltre mi è sembrata indicativa la diversa reazione di Peter e di Ken alle sue lusinghe. ..#kenunaspallasopraquantoadarguzia

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  3. Pete sta facendo la stessa vita di Don nelle prime stagioni, casa e famiglia in periferia e amanti in città, soltanto che:
    1) ripete l’errore già fatto quando abitava in città, cioè andare a pescare le sue prede troppo vicino a casa (allora era la governante tedesca dei vicini, adesso è la vicina in persona)
    2) soprattutto, sta cercando di replicare nel 1968 delle dinamiche che andavano bene (diciamo così) negli anni Cinquanta
    Don invece mi mette un magone incredibile perché, nonostante ripeta la sua battuta trademark “This never happened”, è chiaro che la sua vita sta andando dritta contro un muro

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  4. sì, episodio meno bello rispetto a quello a cui Mad Men ci ha abituati, però le due campagne pubblicitarie non sono una ripetizione. a me è invece sembrato un giusto collegamento: con la Heinz pensano di essere davanti ad un nuovo cliente e invece è tutto una finzione, con la Jaguar Don (a modo suo, ovvero perfetto) esce dalla finzione e fa in modo che le richieste di Herb non siano soddisfatte.

    e mi fa piacere che sia nella première sia in quest’episodio la vita dell’agenzia e il mondo della pubblicità siano tornati molto presenti. in quinta serie, per una buona metà del tempo, era diventato solo lo sfondo ed era un peccato, visto che Draper in quei contesti tira fuori il meglio di sè.

    lui sa cosa la gente pensa, immagina e desidera. ed è questo che gli fa avere quel tipo di conversazione con Sylvia.

    poi il fb sul suo passato di bambino anche a me non ha detto nulla e l’ho trovato un po’ posticcio, ma il tema delle menzogne, delle finzioni che come dice giustamente la recensione coinvolge tutti e in modi diversi mi è piaciuto.

    ok, niente ovazione stavolta, aspettiamo il prossimo

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  5. Bella recensione,mi è piaciuto soprattutto il discorso che hai fatto sulla finzione: “Don non finge per paura di perdere, ma per riassaporare la possibilità di una perdita. Altrimenti non avrebbe scelto la donna del piano inferiore, non andrebbe a visitarla appena salutato il marito, o con il marito ancora in casa. Don sceglie come molla alla sua nuova relazione proprio il senso di colpa, quasi a voler scontare (o godere) il suo “peccato originale”, la frattura interna che gli è impossibile appianare.”
    A questo punto mi chiedo,è totalmente assurdo pensare/sperare che Don si sia scelto come amante Sylvia proprio per farsi scoprire?In fin dei conti nella première aveva detto di voler smettere,e invece la puntata dopo eccolo ancora lì da lei..e la scena finale in cui si accascia a terra davanti alla porta di casa,come se il peso delle sue azioni iniziasse a farsi sentire di più. Inoltre non riesco a capire se Don ami Megan oppure no.

    Ovazione per Trudy e il modo in cui ha cacciato Pete di casa!
    @Marcy:anche io vorrei tanto Peggy e Stan insieme!Anche se questa volta lei è stata proprio ingenua..

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  6. io trovo che la serie non dia tutti i giudizi che ci leggi tu. il giudizio su pete è lasciato a chi guarda [pete risponde 'sei tu che hai voluto viver qui'. period. dal mio punto di vista è la moglie che è una palla al cazzo da sempre. lo trovo infantile per come è stato scoperto, minuscolo mai. par di capire che c'era pure un tacito accordo, cosa vuole la lagna?]. stessa cosa vale per gli altri, non penso che la natura dei loro tormenti sia definita. tu trovi che don sia tormentato? io lo trovo annoiato a morte. cioè, penso che uno dei pregi della serie sia una scrittura che lascia tantissimo spazio a chi guarda, per riempire i vuoti. mi piace che peggy sia scritta in modo da poter essere la preferita ed allo stesso tempo la più odiata a seconda non di come è via via connotata, ma di chi guarda. mi piace che tu possa trovarci tutta la cupezza che hai trovato in questi primi tre episodi, mentre io con mad men non mi ci ero mai divertito tanto, e tutto questo piacendoci ad entrambi da matti. trovo cioè che mad men sia una serie più che unica, in cui data scontata una qualità innegabile, ci porti a giudicarla non tanto per come è, ma per come ci fa stare. quel giorno lì, in quel momento lì, quando la guardiamo. perché si rifà ad esperienze personali magari lontanissime, ma esperienze emotive vicinisse ad ognuno di noi. vicine non nei cliché, nei grandi temi della vita, ma nelle piccolezze del quotidiano.

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  7. E’ il gioco delle apparenze. E l’unico che non riesce a capirne le regole è Pete.
    Ormai ha un matrimonio di facciata, la moglie accetta i tradimenti a patto che avvengano lontano dal proprio quartiere. Succedeva allora, succede anche adesso nei piccoli paesi, si mantengono le apparenze per fare bella figura.
    E Pete è uno dei personaggi più stronzi e viscidi. Vorrebbe essere la versione giovane di Don, ma gli manca completamente il savoir faire e l’essere gentleman anche in certe situazioni.
    Ho trovato inutile il flashback sull’adolescenza di Don (tra l’altro hanno trovato un ragazzetto che nulla c’entra con Jon Hamm).
    Anche io trovo Don annoiato. E’ riuscito ad essere fedele fino a quando non ha capito realmente la natura di Megan. Pensava fosse una donna matura nonostante la giovane età, se l’è sposata subito, ha poi capito che è frivola e capricciosa.
    Vediamo Joan per quanto, 20 secondi? E spacca in soli 20 secondi!

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  8. Lasciare spazio a chi guarda come ha detto Cristiano è la controparte del punto forte di mad men, la complessità dei personaggi. I momenti in cui vengono rappresentati implicano già il loro essere solo “momenti” che non pretendono di esaurirne la storia e la completezza. I vuoti da riempire sono vuoti che ruotano attorno a perni ben precisi, essenziali in un certo senso. Per Don tanto per rimanere nel contesto dantesco della scorsa puntata secondo me è l’accidia più che la noia o il tormento. Per Pete qualcosa di simile a voler essere quello che non è e che non sarà mai (forse lo stesso Don) perchè non ha il carattere. Pete ci è stato sempre raccontato come un debole, se non lo fosse stato non avrebbe sposato proprio Trudy o non si sarebbe fatto sgamare praticamente ogni singola volta che ha calato le brache. Stando ad oggi mi sbilancerei a dire che farà una fine tragica,o meglio che la Fine si annuncia proprio col personaggio di Pete. Condivido comunque il giudizio sull’episodio, manca ancora un po’ di limpidezza.

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  9. inizio di stagione deludente, mi riferisco a tutta la storia di don, un film già visto, si stanca della mogliettina e inizia con i tradimenti, spero non si insista su questa storia, speriamo l’attenzione si sposti tutta su peggy.

    p.s. ma don da giovane nel bordello è con la matrigna che lo ha cresciuto dopo la morte della madre?
    cioè pure lei diventa prostituta come la madre? ora si capiscono le doti da ”gigolò” :)..è nato e cresciuto così.

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  10. Fran ha scritto:

    Anche io trovo Don annoiato. E’ riuscito ad essere fedele fino a quando non ha capito realmente la natura di Megan. Pensava fosse una donna matura nonostante la giovane età, se l’è sposata subito, ha poi capito che è frivola e capricciosa.

    Uhmm non sono d’accordo. Megan è una donna “moderna” a differenza di Betty, insegue un sogno ed una carriera, non si accontenta di essere la casalinga/mamma perfetta, ed è questo che Don non riesce a gestire.. infatti inizia a tradirla quando lei muove i primi passi fuori dalla sua ombra, nel finale di stagione scorso..

    Mai visto inizio di stagione così basso e noioso e ripetitivo, sempre le stesse tematiche, sempre gli stessi circoli viziosi.. che palle. Don che tradisce l’abbiamo visto 9500 volte, sai che novità. Ed i flashback davvero didascalici, inutili.. abbiamo capito che sta raschiando il fondo del barile, ma ho la stessa sensazione di immobilità da almeno 3 stagioni.. non c’è nessuna crescita in lui.. solo compromessi e sotterfugi e stampelle per tirare avanti..

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  11. Ashja ha scritto:

    Fran ha scritto:

    Anche io trovo Don annoiato. E’ riuscito ad essere fedele fino a quando non ha capito realmente la natura di Megan. Pensava fosse una donna matura nonostante la giovane età, se l’è sposata subito, ha poi capito che è frivola e capricciosa.
    Uhmm non sono d’accordo. Megan è una donna “moderna” a differenza di Betty, insegue un sogno ed una carriera, non si accontenta di essere la casalinga/mamma perfetta, ed è questo che Don non riesce a gestire.. infatti inizia a tradirla quando lei muove i primi passi fuori dalla sua ombra, nel finale di stagione scorso..

    Il problema è che anche con una casalinga/mamma perfetta non è che sia andata molto meglio!
    Che Megan sia una donna moderna è vero, ma questo non esclude che non possa essere capricciosa, il finale della scorsa stagione ne è l’esempio.
    E più volte mi ha dato l’impressione che Don si vergognasse di Megan (sia in Zou Bisou Bisou che alle Hawaii).

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  12. don non si vergogna di lei, prova imbarazzo per lei. piuttosto comune nelle persone chiuse. il punto non credo sia come è chi. il punto per don è che lui ha sposato una persona che si è rivelata una altra. questo non le perdona. ed ancora una volta, torto o ragione stanno solo negli occhi di chi guarda. perché in ogni caso è una sfumatura deliziosa di quel che accade in un rapporto, ed in un milione. quasi tutti. senza essere ridotto ad un cliché…

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  13. @ [c]*:
    sono d’accordo con te su molti aspetti che citi. Trovo tra l’altro che il terzo episodio sia stato il migliore (la premiere da un’ora e mezzo secondo me ha sforato un po’ i ritmi di Mad men finendo per ritorcerglisi contro). Ma Collaborators è il ritorno in pieno stile. Giovanni ha già esresso benissimo tutti i sottotesti.

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  14. Sinceramente non capisco dove vogliano andare a parare. O forse si e se è davvero quello allora non vedo un lungo futuro per la serie. Giustamente si parlava per l’episodio precedente di autodistruzione e di suicidio, una fine che ormai per Don sembra quasi scontata. Questo suo tornare indietro, ricadere sui propri errori (seppur con cognizione di causa) fà si che le puntate diventino in qualche modo scontate, un già visto che a questo punto della serie, dopo tutto quello che è successo può suonare anche un pochetto fastidioso, almeno nel mio caso. Pur continuando a piacermi trovo un pò di frustrazione nel vedere questi primi episodi e mi chiedo davvero quanto possa andare avanti la serie se il percorso è tutto così già scritto. A questo punto se è davvero tutto già scritto mi chiedo se non sia il caso di concludere il tutto con questa stagione, e lo dico da grande amante della serie ma, come molte alte, preferisco che finiscano quando è giusto che finiscano piuttosto che trascinarsi oltre solo perchè “conviene”.

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  15. non definirei l’episodio grossolano, solo “diverso” dagli standard a cui ci avevano abituato. per quanto mi riguarda però, la scena in cui Joan entra nell’ufficio di Don, in silenzio, si avvia al bar e lui esce (sempre in silenzio) mi ripaga, in maestria, per la sottile noia dell’intero episodio.

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  16. Ho poco da dire su questo episodio, se non che la stagione non è il massimo finora. La narrazione è stata migliore in questo 3° episodio, per via del minutaggio riportato alla normalità, ma non ho apprezzato le scelte stilistiche: quei flashback erano posticci e ridondanti. Non ricordo quale altro episodio della scorsa stagione mi fece lo stesso effetto. La ridondanza è qualcosa che “Mad Men” ogni tanto fa venir fuori. Peccato.

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  17. @ vespertime:

    non va da nessuna parte. la serie è stata pensata per essere lunga cinque stagioni, amc ne ha strappate a fatica altre due a weiner, ma non sono previsti sviluppi, ne mai ne sono stati più previsti. questa è la penultima stagione, la prossima l’ultima. che potrebbe anche essere di soli sei episodi. il fatto che non vada da nessuna parte è esattamente il punto di questa serie senza protagonisti né eroi. è una short-version del grande romanzo americano…

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  18. Mi aggiungo a chi non ha amato particolarmente l’episodio. Capisco che le persone con l’età di Don tendano a ripetere le dinamiche della propria vita, però le vicende narrate accadono proprio nell’epoca più rivoluzionaria nell’ambito del costume della società occidentale, e materiale per smuovere le acque ce ne sarebbe eccome…Però Wiener anche in passato ha dimostrato di non essere proprio a suo agio con l’universo giovanile degli anni sessanta, che qui invece potrebbe fornire vari spunti (per non parlare delle tematiche più squisitamente politiche e dei diritti civili.)

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