justified 4x10 serialmente

Justified – 4×10 – Get Drew

Se le puntate centrali di questa stagione mi hanno lasciata un po’ fredda, ciò è principalmente dovuto alla mancanza di un’adeguata posta in gioco nella trama orizzontale della caccia a Drew Thompson. C’era questo uomo misterioso al centro delle attenzioni di tutti (inclusi i due indiscussi protagonisti), ma nessuno degli interessati mi dava motivi convincenti per seguire la ricerca con il loro stesso entusiasmo, poiché nessuno è riuscito a far apparire l’obiettivo davvero importante. Voglio dire, era ovvio che ci tenessero a prenderlo e che avessero i loro motivi, ma non c’era in gioco nulla che sembrasse vitale o che toccasse le corde più profonde della loro esistenza. Finché manca quello, il mistero per il gusto del mistero e i giochetti in stile caccia al tesoro sono cose che in un’opera narrativa difficilmente bastano. Boyd faceva parzialmente eccezione a questo discorso, e non a caso i minuti dedicati a lui erano i migliori, ma comunque mancava una scintilla che accendesse la stagione.

Questo episodio, insieme in parte a quello precedente (non parlo di Outlaw non perché non sia stato bello, ma perché sarebbe un discorso un po’ a sé, visto che il suo valore aveva poco a che fare con la trama orizzontale della stagione ed era legato più al rapporto tra Rylan e Arlo in generale),  riesce a ridare carica drammatica alla storia tramite un espediente inaspettato.  E’ un bene che l’uomo misterioso si sia rivelato essere un personaggio già conosciuto, ovvero qualcuno per il quale ho già avuto l’occasione di provare un minimo di interesse. La sorpresa però non è tanto lo smascheramento avvenuto la scorsa settimana, bensì il vero e proprio capovolgimento di prospettiva a cui si assiste in questo Get Drew: colui che prima era un mero oggetto della ricerca (Drew) e un personaggio secondario (Shelby) si piazza con disperata prepotenza al centro del palcoscenico e diventa il protagonista (se non addirittura l’eroe) della puntata. Nel corso della visione, a un certo punto mi accorgo che è la sua avventura che sto seguendo, che è al suo destino che mi sto interessando perché, al di là del fatto di essere il fulcro di tutti i filoni narrativi, è lui il personaggio nella posizione più difficile e con la posta in gioco più alta. Lui e la sua compagna di viaggio Ellen May, che in effetti sono entrambi i protagonisti della travagliata fuga per la sopravvivenza.

Con la sua identità ormai venuta a galla, Drew è inseguito dalla polizia e dalla criminalità. L’aveva fatta veramente grossa al boss Theo Tonin, che non intende solo ucciderlo (la semplice morte per gli standard di Justified è una fine ”normale”, specialmente per un criminale), ma vuole riservargli le più dolorose torture. Inoltre la sorte dell’ormai ex sceriffo è legata a doppio filo a quella di Ellen May, innocente prostituta dal cuore d’oro e dalla mente di una bambina, ricercata da Boyd in quanto testimone scomoda da eliminare. Non si tratta però solo della fuga di due persone che cercano di salvarsi; c’è anche un legame affettivo di mezzo. Il loro rapporto, oltre a conferire tridimensionalità ai personaggi, è reso in modo molto toccante in questo episodio.  Lo si sente in momenti come la decisione di Drew di portare con sé la ragazza dopo aver rivolto lo sguardo a un cane che cammina solitario lungo la strada, il confronto tra il mondo ristretto di lei (non ha mai visto il mare, non ha mai preso l’aereo) e l’esperienza di lui, le domande che lei gli rivolge come una figlia curiosa sui luoghi che visiteranno, il suo rifiuto di abbandonarlo perché not that many people ever cared enough to look out for me before. I know we’re on the run and all but… I ain’t never felt so free. C’è una certa discrepanza tra questo Drew e i tratti da formidabile badass con cui è stato dipinto il suo passato, e non so ancora se la cosa mi convince del tutto. Ma in ogni caso, la resa della sua umanità è già una buona ricompensa per tutto il modo in cui le indagini si sono trascinate.

Le vicende dei due fuggiaschi emozionano anche perché la disperazione della loro situazione è palpabile: si trovano davvero con le spalle al muro. Al tempo stesso, cercano sempre nuove soluzioni agli ostacoli che via via si presentano. E’ un meccanismo classico ma efficace: da un lato si percepisce che ormai non hanno scampo, dall’altro viene riacceso un barlume di speranza. Nella prima metà dell’episodio sono ancora “liberi” di lottare e di prendere attivamente le decisioni. Dopo il fallimento del piano A e del piano B (lasciare il paese in aereo e in macchina) a causa della sorveglianza della polizia, hanno la possibilità di consegnarsi e ottenere la protezione testimoni per evitare il peggio. Decidono però di tentare l’impossibile e chiedere aiuto alla vecchia conoscenza Limehouse, che ritorna sullo schermo in prevedibile compagnia di un coltello insanguinato. Già il fatto di affidare tutto nelle sue mani, condannando sé stessi alla passività, è indice di una situazione ulteriormente precipitata. La scelta si rivela una trappola, in quanto il macellaio capisce di poter ricavare molto di più vendendoli a Boyd. Poco prima della fine dell’episodio, c’è un tentativo disperato di Drew di riprendere le redini del proprio destino e spingere Colt a sparargli pur di sfuggire a Theo, ma il biondo si dimostra abbastanza lucido da non cascarci. A salvare l’ex sceriffo sono la fortuna e l’ennesimo tradimento di Cugino Johnny, che con una segnalazione permette  alla polizia di arrivare proprio nel momento in cui atterra l’elicottero con i malavitosi venuti a prelevarlo. Il finale rappresenta sì un (temporaneo) happy ending, ma non si può dire che la puntata abbia concesso facilmente tale sospiro di sollievo.

Se Drew ed Ellen sono i protagonisti, la parte del villain spetta a Boyd. Il mio personaggio preferito di Justified è proprio lui, quindi sono contenta della fetta di screentime che riceve. Non è però uno degli episodi che valorizzano di più la sua complessità. Infatti Boyd svolge per quasi tutta la durata un ruolo da cattivo puro, con la sua caccia senza scrupoli ai due fuggiaschi e con la sua disinvoltura nel puntare un trapano in bocca al pappone di Ellen May per estorcergli informazioni. Per riuscire a intravedere qualche sfumatura diversa del personaggio bisogna aspettare la scena più tesa della puntata, quella in cui Limehouse gli impone di decidere se usare i suoi 300.000 dollari (ovvero tutto ciò che possiede) per Ellen o per Drew. Qui si sente tutto il peso della scelta, non solo perché le due vittime della vendita sono al massimo della loro impotenza, ma anche per la difficoltà in cui si trova Boyd stesso: è meglio correre il rischio di vedere dietro le sbarre l’amata Ava, oppure rinunciare a recuperare i soldi necessari a costruirsi una vita insieme a lei? E’ proprio la sua dolce metà a guidarlo. Ammorbidita da un precedente incontro con la prostituta, lo persuade a lasciarla stare, con un convincente quanto ambiguo then do this for me. For us. Non so voi, ma io non ero sicura della decisione che Boyd avrebbe preso finché non ha esplicitamente indicato Drew/Shelby. E’ struggente la reazione di Ellen, che preferirebbe sacrificare sé stessa al posto del suo nuovo amico. E’ inoltre ironico il fatto che, se prima nemmeno la consapevolezza del tentativo di Boyd e Ava di ucciderla era riuscita a farla infuriare, adesso proprio loro la scelta di risparmiarla potrebbe spingerla a vendicarsi vuotando il sacco. Insomma, difficilmente la faccenda è chiusa qui.

Non mi sono soffermata su Rylan perché in questa puntata ricopre un ruolo insolitamente marginale. Ci sono un paio di bei dialoghi che ribadiscono come il nostro cowboy, pur avendo ereditato una parte del DNA da fuorilegge, ha sufficiente testa sulle spalle e consapevolezza della fine che fa chi imbocca questa strada. Carino anche il suo scambio di battute con Rachel, in cui parla della presunta esistenza di un whore’s underwear. Come motore narrativo non combina granché, visto che anche il merito principale della salvezza di Drew è di Johnny. E’ dalla sua bocca però che esce la battuta che chiude l’episodio e preannuncia il prossimo: Meaning we just got to figure out how to get out of Harlan alive. Siete incuriositi? Io decisamente.

Per il FUCK YEAH chiedo ancora di più, ma sicuramente siamo sulla buona strada.

Ok.

Anastasia

Conosciuta anche come AryaSnow.

9 Comments

  1. “.. not that many people ever cared enough to look out for me before. I know we’re on the run and all but… I ain’t never felt so free”

    Vedendo Ellen May con quei suoi occhioni spalancati pronunciare questa frase mi sono commosso come non mi capitava da quando vidi per la prima volta American Beauty.

    In questa stagione i comprimari sono quasi meglio dei personaggi principali.
    Anche questa puntata per me sfiora il Fuck yeah!

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  2. A giudicare dal “coming soon” a fine episodio, sembra che la puntata da fuck yeah sarà la prossima…

    Questa, a dire il vero, l’ho trovata abbastanza mediocre. Buoni e davvero commoventi gli scambi tra l’ex-veterano Jim Beaver ed Ellen May, ma se Raylan soffre di minutaggio ridotto, per la prima volta, anche Boyd comincia a perdere qualche punto. Quel suo fare lo spaccone con Limehouse non l’ho proprio capito. Cioè, ti sforzi di non perdere le staffe con i ricconi di Harlan che pensano peste e corna di te, ma nonostante tutto non rinunci alla tua proverbiale faccia da poker, tanto sai che calerai gli assi al momento opportuno, e qui che si tratta di portare a termine “solo” l’affare che ti metterà a posto per la vita, non riesci a gestire le cose con un po’ più di diplomazia? Eppure con le parole, il cui tono cambia a seconda dell’interlocutore, finora Boyd aveva dimostrato di saperci fare. Logico che se tratti uno come Limehouse come un qualunque bifolco, davanti ai suoi uomini e nella sua valle, quello ti si rivolterà contro. Ho trovato l’approccio un po’ forzato. Di troppo invece tutto il coming out di cousin Jimmy davanti a Raylan. A questo punto, l’unico che non ha capito le sue vere intenzioni, sembra proprio Boyd. Eppure, un drittone come lui, a questo punto dovrebbe esserci già arrivato. Poi dai, hai Drew per le mani, devi solo consegnarlo e lasci che a occuparsi dello scambio sia uno come Colt, che è la persona per cui adesso ti trovi nei casini?

    Non lo so, ma quando in un telefilm, uno che mi hanno sempre mostrato come super-intelligente, inizia a fare cose stupide, no, it’s not OK.

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  3. AthanasiusPernath 18 marzo 2013 at 20:27

    ma non è che alla fine Theo Tonin in realtà..non è Theo Tonin? °_°

    non vorrei facessero un brutto colpo di scena alla Smokin’ Aces

    btw, grazie recensori di Serialmente: ho iniziato la serie dieci giorni fa ripescando uno dei vostri classificoni dei drama, e sono già a pari. Seth Bullock senza baffi *_* e i migliori dialoghi attualmente in tv. grande serie.

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  4. @ AthanasiusPernath:
    Theo Tonin è apparso nella scorsa stagione, in che senso non dovrebbe essere Theo Tonin?O_o

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  5. AthanasiusPernath 18 marzo 2013 at 21:58

    Munky ha scritto:

    @ AthanasiusPernath:
    Theo Tonin è apparso nella scorsa stagione, in che senso non dovrebbe essere Theo Tonin?O_o

    nel senso che invece di essere Theo Tonin ad aver ammazzato l’infiltrato FBI ‘anta anni fa, è stato l’infiltrato FBI ad ammazzare Theo Tonin e a prenderne il posto :D che è in pratica il (spoilerdiunfilmdelcaxxochevvifrega) finale di Smokin’ Aces

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  6. Io sono un pò meno innamorata questa stagione di justified, un pò per i motivi di cui sopra nel post di Namaste.
    C’è qualcosa nella riuscita generale e nella scrittura dei personaggi che funziona meno, sento più superficialità.
    Ho trovato Boyd e Raylan molto sotto tono, tutta la stagione, e a volte proprio poco interessanti e con poco e spessore.
    Ci sono state situazioni e personaggi lanciati sulla scena e svaniti un pò senza motivo, penso ad esempio al predicatore. A me sarebbe piaciuto e mi sarei aspettata che diventasse qualcosa di più.

    A parte questo, trovo strepitosa la coppia Abby Miller-Jim Beaver.

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  7. Stagione strana…abbastanza discontinua (mi associo ad alcuni commenti sopra), ma quando questa serie riesce a regalare episodi come questi…chissenfrega!!!

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  8. giu ha scritto:

    Ci sono state situazioni e personaggi lanciati sulla scena e svaniti un pò senza motivo, penso ad esempio al predicatore. A me sarebbe piaciuto e mi sarei aspettata che diventasse qualcosa di più.

    Anche a me piceva molto il predicatore e mi dispiace che sia sparito così. Però, soprattutto dopo questa puntata, direi che la scelta di introdurlo ha avuto un senso anche se è stato fatto sparire presto, perché è servito per tutta la storyline di Ellen May (che poi si è unita col resto).

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  9. la stagione è stata molto discontinua (partita col bottissimo, rallentata quasi subito, ha menato un po’ il can per l’aia, adesso ha sfornato un paio di episodi eccezionali ma c’è sempre qualcosa di irrisolto sullo sfondo che non fa scattare i cuoricini agli occhi durante la visione), nonostante questo justified è sempre un piacere e sicuramente uno dei serial coi dialoghi più FUCK YEAH della televisione. Voglio dire, ma quando Art descrive la vita badass di Drew? meraviglioso.

    A tal proposito, secondo me si equivoca volendo attribuire a Drew la natura badass che gli viene affibbiata da Art: quella è una figura che viene dipinta dal marshal, per così dire, dall’esterno, che cozzando con quello che invece sembra essere shelby (molto più remissivo, molto più umano) secondo me serve a darci una conoscenza del personaggio, per così dire, per contrasto. Drew è un badass, perchè ha fatto tutte quelle cose: ma avendo visto come gestisce la fuga con ellen may sembra più suggerirci che sia uno molto sveglio, bravo a cogliere l’attimo, più che un grande tattico calcolatore alla batman.

    non so se mi sono spiegato :)

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