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Girls – 2×08 – It’s Back

Tema di questo episodio straordinariamente compatto e unitario nonostante la coralità, è la reiterazione, la coazione a ripetere, e non stiamo parlando solo del disturbo ossessivo-compulsivo di Hannah. Per tutti i personaggi, “it’s back”: qualcosa del passato torna a tormentarli.

Mentre Jessa è tornata alle vecchie abitudini, al suo solito modo di risolvere i problemi, e cioè dandosi alla fuga, Marnie scopre che Charlie “ce l’ha fatta”: ha inventato un’app (ispirata alla loro rottura) e adesso dirige una compagnia di hipster esaltati a Chelsea. Pateticamente (“I’m just here for support!” “From me or for me?”) decide di precipitarvisi, in un look assolutamente non da lei, sperando probabilmente di suscitargli tenerezza. Non è la prima volta che Marnie mostra qualche tentennamento nei confronti di Charlie, e in generale, visto anche quanto accaduto con Booth, sembra totalmente allo sbando, e apparentemente il suo benessere e la sua soddisfazione personale sembrano attualmente dipendere solo dal suo essere o meno (e con chi) in una relazione. L’adorabile dialogo tra lei e Ray ci svela il suo desiderio di cantare, che potrebbe essere la concretizzazione di quel lato un po’ più wild e meno “prima della classe” che Marnie aveva manifestato dopo la fine della storia con Charlie nella prima stagione (vds episodi Weirdos needs girlfriend too e She did). La mia reazione all’improvvisata da Charlie è stata comunque simile a quella di quest’ultimo: più che provare compassione per la sbandierata vulnerabilità di Marnie, mi ha infastidito il suo opportunismo e la totale assenza di dignità, senza contare il suo cinismo nel definirlo un “sad mess” più tardi con Ray.

Dignità che invece dimostra Adam tornando agli Alcolisti Anonimi per trovare supporto dopo la chiusura con Hannah. Il suo riassunto della loro relazione è totalmente onesto, merce rara in Girls dove tutti i personaggi sono impegnati a nascondere la verità anche a loro stessi (non c’è bisogno di trame alla Beautiful in cui madri si fanno di nascosto i fidanzati delle figlie o amenità simili per vedere all’opera un’ipocrisia più sottile e deprimente). Non a caso, Adam potrebbe essere l’unico per il quale il “passo indietro”, in quanto scelto consapevolmente, potrebbe rivelarsi solo una rincorsa, una spinta in avanti: lo dimostra l’appuntamento con Shiri Appleby, che sembra tanto adulta e matura in confronto a tutti quanti. La faccia da criceto compiaciuto (ma stranamente sexy) di Adam quando Natalia gli ha fatto qualche complimento mi ha riempito il cuore e ho proprio pensato “sì,  ragazzo, tu sì che ti meriti di essere felice!”. Ma purtroppo, nonostante questo o forse proprio per questo, non riesco a non sperare che lui e Hannah si rimettano insieme alla fine. Ma torneremo su questo argomento più tardi.

Ora passerei a Shoshanna. La quale, più che essere tormentata da un passato che arriva sotto forma di una indiana sovrappeso sui rollerblade, sembra tornare lei stessa a ciò che era prima di incontrare Ray, o che forse non ha mai smesso di essere. Il personaggio di Shoshanna è più complesso di quanto non sembrasse all’inizio della prima stagione, soprattutto da un punto di vista narrativo. E’ una specie di ibrido tra due tradizioni: da un lato, è il tipo di “buffa sociopatica” che troviamo spesso nelle commedie indie (naif, eccentrica, persa nel suo mondo), dall’altro – e questo episodio lo dimostra meglio che mai -, non è che una squittente (“RAHDIKA!!!!!!”) ragazzina immatura, aspirante Carrie Bradshaw o Blair Waldorf ma senza averne l’acume, amante del rosa, superficiale, viziata dai genitori, totalmente estranea quanto a gusti ed esperienze di vita al resto del gruppo delle sue amiche. Paradossalmente, questa contraddizione la rende molto più un personaggio tipico da comedy di un certo tipo (sì, alla Sundance, è sempre lì che finiamo a parare) che non tutte le altre protagoniste: non a caso, la sua relazione con Ray ha suscitato almeno un “awwww!” a tutti gli spettatori. Ma in fondo la scelta di non farla durare mi pare la più realistica: è ovvio che i due hanno ben poco in comune, come dice Adam in Boys “you’re just two kids holding hands”; ciascuno si è aggrappato all’altro per le sue esigenze del momento. A riprova del fatto che Ray è stato soltanto una fase per Shosh, che aveva bisogno di qualcuno di premuroso con cui perdere finalmente la verginità, abbiamo la scena della goffa seduzione del portiere. Che il sesso occasionale sia per le protagoniste di Girls una valvola di sfogo delle frustrazioni e una facile rassicurazione riguardo alle proprie insicurezze lo avevano già dimostrato Jessa (vedi episodio Hard being easy), Marnie (episodio She did) e Hannah (episodio… ah già, SEMPRE).

Questo è infatti uno dei primi episodi della seconda stagione in cui Hannah non va a letto con nessuno, perché evidentemente ha problemi più gravi di cui occuparsi. Il suo ocd (di cui non avevamo la minima idea) si ripresenta. Devo dire che mi ha colto di sorpresa, e la mia antipatia per Hannah è tale che sul momento ho pensato fosse una messa in scena, una cosa di cui si era autoconvinta come scappatoia dalla responsabilità del libro. Il punto è che, in ogni caso, anche inventarsi una cosa del genere è evidentemente segno di un disagio. La sua confessione allo psichiatra è stata davvero pesante e sentita (la Dunham ha davvero sofferto di un disturbo simile al liceo), e mi ha stupito che come prima causa del suo malessere citasse Adam. Forse Hannah non è un personaggio così malvagio, arrivista e insensibile come a lungo abbiamo pensato. Anzi, quello che questo episodio dimostra è una prospettiva nuova. Per tanto tempo ho pensato che i personaggi di Girls fossero condannati al fallimento per un malinteso senso di empatia con il pubblico. Mi spiego meglio, quello che c’è di nuovo in questo show è l’assenza di sviluppo. Non ci interessa  vedere di nuovo un Dawson Leery che conosce Steven Spielberg, o una Blair Waldorf che eredita la casa di moda della mamma: se Hannah o chi per lei sfondassero e diventassero miliardari lo spettatore si sentirebbe tradito. Perlomeno, io non ho potuto evitare di pensare “oh no” quando Hannah ha firmato il suo contratto editoriale. Vedere che come al solito è riuscita a incasinare tutto anche stavolta mi ha in qualche modo rassicurata. Per questo motivo non so se voglio vedere Adam allontanarsi verso l’orizzonte, felice e soddisfatto in un mondo finalmente adulto: voglio vederlo tentennare ancora, voglio che mi rassicuri sul fatto che anche le persone incasinate come Hannah possono essere amate e preferite, almeno per un pochino ancora, alle persone mature e risolte.

Ma il punto non è la mia invidia e il mio essere una brutta persona, il punto è che anche lo scopo di questa serie è un altro. E’ mostrare la fatica di crescere, non le gioie del successo.

E soprattutto mostrare la fatica che si fa a crescere in un determinato periodo storico, in una determinata situazione (la metropoli cosmopolita dove vai “per sfondare”) e in un determinato contesto sociale. Un contesto sociale in cui “farcela” è tutto, in cui lo stigma di “fallito” pesa come un macigno (come ha dimostrato Ray in Boys), dove non importa chi sei ma che lavoro fai, dove non solo arrivare primi è tutto, ma come se non bastasse arrivare primi è più difficile che mai – perché c’è la crisi, perché c’è troppa concorrenza, perché c’è la flessibilità/precarietà. Questo episodio non solo ha dimostrato che a volte – è il caso di Hannah – a frapporsi fra noi e i nostri obiettivi si mettono anche dei problemi gravi (e cioè che, contrariamente a quanto pensano in tanti, Girls non sia uno show incentrato su ragazzine viziate che dovrebbero darsi una mossa), ma anche che questa condizione in cui loro e tanti della loro generazione si trovano è spesso proprio la causa di questi problemi gravi.

Per questo, anche se non è stato uno degli episodi migliori della serie, io voto Fuck Yeah.

voto-4-fuck_yeah

 

Elisa Cuter

Non ama parlare di sé in terza persona. Vi basti sapere che è nata a Brescia nel 1987, ha fatto una triennale in filosofia a Torino, dove ha lavorato per il Museo del Cinema, mentre adesso studia Filmwissenschaft a Berlino e scrive, tra le altre cose, anche su filmidee, effettonotte, Mondo Niovo, softrevolution e ilMitte. Da grande vuole diventare Pauline Kael.

16 Comments

  1. genio in bottiglia 8 marzo 2013 at 10:21

    Bella recensione per una bella puntata. Girls recupera la coralità e la narrazione ne beneficia. L’OCD di Hannah ce la fa vedere forse per la prima volta meno “ragazzina viziata”. Le esitazioni di Marnie appaiono patetiche ma quante volte ne abbiamo osservato di simili? Jessa è andata e Shosh si è aperta all’altra metà del mondo. C’è una frase nella recensione che per me rende giustizia alla serie:
    “e cioè che, contrariamente a quanto pensano in tanti, Girls non sia uno show incentrato su ragazzine viziate che dovrebbero darsi una mossa”
    Ecco, anche se a noi “adulti” certe esitazioni appaiono risibili (e da bambine viziate), Girls non ha timore di mostrarcele e di dal loro dignità, senza però abbellirle al puro scopo vouyeristico tipico di certi teen drama. Un po’ come con il corpo della Dunham.
    Per la serie, così è se vi pare.

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  2. Ciao elisa

    mi è piaciuta molto la tua recensione, posso dirmi d’accordo su tutto, tranne su una cosa:
    “voglio vederlo tentennare ancora, voglio che mi rassicuri sul fatto che anche le persone incasinate come Hannah possono essere amate e preferite, almeno per un pochino ancora, alle persone mature e risolte”

    non va proprio così….proprio per niente!

    olè

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  3. E’ assurdo come nessuno ascolti l’altro ma tutti vogliono essere ascoltati.
    Le volte in cui un personaggio interrompe un altro che sta parlando sono innumerevoli in questa puntata.
    C’è un’incomprensione di fondo che permea tutto l’episodio, acutizzata da un’incapacità espressiva generale che neppure chi scrive libri, o ebook che dir si voglia, riesce a superare

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  4. Bella recensione, complimenti, hai colto la complessità per cui amo Girls nonostante sia un prodotto che, in alcuni momenti, sembra volerti intenzionalmente spingere ad odiarlo. Come dicevo appunto, sono momenti, Girls è una serie profonda e intrisa di significati importanti nonostante un plot apparentemente piatto. Fotografa la realtà di tante persone, più che raccontare una storia, e ci fa riflettere sulla condizione (che è anche la mia) dei “quasi ma non ancora o appena trentenni” di oggi che, intossicati dalla realtà in cui vivono, priva di ogni punto di riferimento – spesso anche familiare – vanno alla deriva e si perdono di fronte allo scontro frontale tra le loro altissime ambizioni e la durissima situazione che si trovano di fronte.
    Ancora una volta in questa puntata si nota come Hannah sia l’unica delle ragazze della serie ad avere una vera famiglia (con pregi e difetti), mentre le altre possono dire al massimo di avere ritagli di genitori psicologicamente devastanti. Eppure a quanto pare è proprio lei ad avere il problema più serio, una vera malattia, grave e che si ripresenta in occasione di momenti di particolare stress. Finalmente proviamo un po’ di empatia per lei, anche se trovo odioso – per quanto comprensibile, data la difficoltà di ammettere ciò che le sta succedendo – l’atteggiamento che ha verso i suoi genitori.
    Adam è invece, forse, il più solo tra tutti i personaggi dello show anche se dovrà pur avere qualcuno che gli paga l’affitto visto che almeno apparentemente non lavora. Comunque è l’unico che fa qualcosa di positivo in questa puntata e che si muove verso una possibilità di essere un po’ più felice. Spero per Hanna (e per il mio benessere nel guardare il telefilm) che il suo OCD torni a riposo perché è angosciante anche solo guardarla contare ogni cosa. Mi piacerebbe vedere un Adam che l’aiuta a superare questo momento ma non li rivorrei assieme per il momento, Hannah non ha ancora ammesso di provare ancora qualcosa per lui. Vorrei anche sottolineare un’ultimo aspetto: io ho trovato sempre molto strano che Hannah fosse così spaventata da Adam dopo la rottura. Okei, lui è stato molto insistente e una sera si è presentato a casa sua ma è anche vero che per mesi è stata lei ad andare volontariamente da lui ad aiutarlo, quando si era rotto la gamba per colpa sua. Mi è sembrato un segno di squilibrio da parte di Hannah convincersi all’improvviso che lui potesse farle del male, anche perchè Adam, per quanto sia bizzarro, non ha mai dato segnali di essere violento. A voi sembra normale che Hannah sia così spaventata da lui? Forse mi sono persa io qualche passaggio nella loro storia?

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  5. AthanasiusPernath 8 marzo 2013 at 12:07

    Fiorediren ha scritto:

    Adam è invece, forse, il più solo tra tutti i personaggi dello show anche se dovrà pur avere qualcuno che gli paga l’affitto visto che almeno apparentemente non lavora.

    non vorrei dire fesserie ma nella prima stagione mi pare che abbia detto che ha una nonna che gli passa 800 o 1000 dollari al mese. vorrei vederla prima o poi :D

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  6. Grazie Elisa per questa bella recensione. Dopo aver visto l’episodio ero confusa,sapevo di averlo apprezzato ma non ero in grado di dire perchè,perciò leggere le tue considerazioni mi ha aiutata.
    Il titolo è molto importante per questa puntata,ed è abbastanza normale che in un momento di fragilità (come quella che si trovano ad affrontare quasi tutti i personaggi) si torni a ripetere gli stessi errori.
    Credo che per Marnie prima o poi arriverà la scossa definitiva che la farà tornare in carreggiata,forse è già arrivata (vd. discorso con Ray);Hannah si dimostra sempre un personaggio molto complicato,a volte la odi a volte la vorresti abbracciare.
    Mi spiace solo per Shoshanna:non trovo che sia totalmente sbagliato quello che ha fatto (è giovane,inesperta,ecc.),però insieme a Ray mi piaceva e non vorrei che adesso lui scomparisse.
    Sono molto contenta per Adam,mai come in questo episodio sono stata felice che lui e Hahhah si fossero lasciati.

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  7. Fiorediren ha scritto:

    Forse mi sono persa io qualche passaggio nella loro storia?

    Per come l’ho vista io, non era davvero spaventata. Semplicemente le rompeva i coglioni e fare la spaventata (e magari, in alcuni momenti, persino autoconvincersi di essere spaventata) era un modo come un altro per allontanarlo.

    Comunque ho un rapporto controverso con questa puntata.

    – Mi è piaciuta molto la confessione di Adam, che ha aiutato anche me a capire meglio il personaggio e a considerarlo meno bizzarro di quanto credevo prima. Mi incuriosiscono anche gli sviluppi con Natalia.
    – La storyline di Marnie mi è piaciuta in sé (un atteggiamento molto “vero” e comune), ma l’ho trovata un po’ una ripetizione di quello che si è gia visto nella puntata della festa della scorsa stagione (quando lei scopre che lui ha fatto presto a trovarsi una nuova ragazza).
    – La parte di Shoshanna ha il merito di liberare il personaggio dalla monodimensionalità (c’erano già state alcune cosette che mi hanno fatto sospettare prima che non fosse così monodimensionale, ma troppo poco finora). Forse un po’ troppo improvviso (senza preparazione) questo tradimento, ma non posso dire che sia out of character, anzi.

    Invece mi ha fatto, lo dico senza giri di parole, schifo questa improvvisa trovata della malattia di Hannah, che sbuca davvero fuori dal nulla. Di momenti “stressanti” ne ha avuti anche prima (e non è che questo sia particolarmente più stessante di altri, da come l’hanno presentato) e mi sembra veramente strano che non si sia mai avuto nemmeno un piccolo sentore di questo disturbo. Questa storia che “adesso si è scoperto che Hannah non è solo una ragazzina viziata, ma anche problemi gravi” peggiora solo le cose, perché la malattia a questo punto mi sembra un inserimento artificioso per rispondere all’antipatia del pubblico nei confronti del personaggio. Ma piuttosto preferisco che resti viziata e antipatica, cosa che tra l’altro a me non ha mai dato fastidio.
    Poi sì, la malattia può anche simboleggiare tutta la questione del ritorno sui propri passi, ma non è che il valore simbolico giustifica automaticamente qualsiasi cavolata (perché mi sembra che questa lo sia).

    3/5

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  8. Nella puntata 1×9 (min. 23) c’è la lite tra Hannah e Marnie che si concluderà con Marnie che lascia l’appartamento.
    Durante la discussione Hannah accusa Marnie di essere completamente fuori di testa da quando Charlie l’ha lasciata. Marnie non ci sta e rilancia che la fuori di testa è Hannah e lo è anche da prima che si conoscessero, da quando alle medie si masturbava 8 volte ogni notte per “scongiurare malattie del corpo e della mente”.
    Hannah ammette che quello è il suo segreto più imbarazzante, doloroso e privato e le aveva chiesto di non dirlo a nessuno e Marnie risponde che non lo ha detto e non lo dirà a nessuno perché lei è una buona amica (etc etc)

    Rispondi

  9. @ _b_: Brava! Hai ragione! Me n’ero completamente dimenticata! :O

    Rispondi

  10. AryaSnow ha scritto:

    Invece mi ha fatto, lo dico senza giri di parole, schifo questa improvvisa trovata della malattia di Hannah, che sbuca davvero fuori dal nulla. Di momenti “stressanti” ne ha avuti anche prima (e non è che questo sia particolarmente più stessante di altri, da come l’hanno presentato) e mi sembra veramente strano che non si sia mai avuto nemmeno un piccolo sentore di questo disturbo.

    Non sono d’accordo. Secondo me si tratta in assoluto del momento più stressante nella vita di Hannah, perché per la prima volta da quando la stiamo seguendo, si trova ad avere una possibilità di concretizzare e tradurre in realtà non solo le sue ambizioni, ma quella che è l’identità attorno alla quale si è costruita. Ciò che le dà forza e le fa accettare le proprie stranezze, è l’idea di essere “speciale”, di essere una scrittrice, di avere un talento particolare. Ora, per la prima volta, le viene data un’occasione concreta per dimostrare agli altri la validità di questa etichetta che si è appiccicata da sola, e il giudizio sociale altrui come prova ultima della percezione personale di se stessa, diventa l’ostacolo mentale da bypassare per affrontare lo stress da prestazione. Non mi stupisce che proprio ora la malattia torni a galla.

    Inutile dire che a me l’episodio è piaciuto, non quanto Boys, il mio preferito della stagione, ma mi è piaciuto, grazie ad una scrittura davvero riuscita in più momenti (la confessione sintetica e perfetta di Adam e il dialogo con Ray -che si conferma il personaggio più azzeccato finora, a mio parere- su tutti). Quello che mi piace di Girls, è che ogni volta che penso di smettere di seguirlo, mi piazza un bel colpo di coda che mi ricorda i suoi pregi e le sue potenzialità. Scopro poi di preferire gli episodi non scritti né diretti dalla Dunham. Come dovrei interpretare questa cosa? :D

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  11. condivido anche le virgole.
    Girls non è un semplice show su quattro ragazze,ma su questa realtà del cazzo che ci circonda.

    “Ma il punto non è la mia invidia e il mio essere una brutta persona, il punto è che anche lo scopo di questa serie è un altro. E’ mostrare la fatica di crescere, non le gioie del successo.

    E soprattutto mostrare la fatica che si fa a crescere in un determinato periodo storico, in una determinata situazione (la metropoli cosmopolita dove vai “per sfondare”) e in un determinato contesto sociale. Un contesto sociale in cui “farcela” è tutto, in cui lo stigma di “fallito” pesa come un macigno (come ha dimostrato Ray in Boys), dove non importa chi sei ma che lavoro fai, dove non solo arrivare primi è tutto, ma come se non bastasse arrivare primi è più difficile che mai – perché c’è la crisi, perché c’è troppa concorrenza, perché c’è la flessibilità/precarietà. Questo episodio non solo ha dimostrato che a volte – è il caso di Hannah – a frapporsi fra noi e i nostri obiettivi si mettono anche dei problemi gravi (e cioè che, contrariamente a quanto pensano in tanti, Girls non sia uno show incentrato su ragazzine viziate che dovrebbero darsi una mossa), ma anche che questa condizione in cui loro e tanti della loro generazione si trovano è spesso proprio la causa di questi problemi gravi.”

    Dio quanto è vero.
    ti posso amare?mi dispiace..già ti amo. ;)

    Rispondi

  12. crazy diamond 9 marzo 2013 at 16:24

    Questa seconda parte di stagione finalmente mi sta piacendo.
    A me è piaciuto l’approfondimento sulla malattia di Hannah. Finalmente aggiunge qualcosa al personaggio su cui di fatto non si era scoperto ancora nulla di nuovo in questa seconda stagione.
    Adam sarà anche un ragazzo strano, ma apprezzo molto la sua onestà e sincerità. Io non ho la speranza che torni con Hannah ma non per una questione di ripicca o vendetta, ma perché per me la loro storia semplicemente non ha senso di continuare. Credo invece che in una ragazza più adulta come Natalia potrebbe trovare la sua dimensione.
    Non mi è piaciuta Marnie che è tornata ancora una volta da Charlie (a ricevere semplicemente un’umiliazione), però nel dialogo con Ray mi ha fatto tenerezza.
    Anche Shosh ha avuto un adeguato approfondimento in questa puntata, in cui capiamo che di fatto è ancora una ragazzina e ha voglia di cose da ragazzina. Mi dispiace che abbia tradito Ray, ma non mi sento di biasimarla per avere voglia di qualche frivolezza. In fondo ha 21 anni (?) mi pare anche realistico e in character che si conceda delle immaturità.

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  13. Che bella recensione, hai davvero fatto delle osservazioni in cui mi ritrovo molto, anche se a ogni puntata mi chiedo “ma questa serie mi piace davvero? è geniale o “una ca**ata pazzesca?!”. Di sicuro è piuttosto spiazzante, ma contemporaneamente a volte descrive sensazioni in cui mi ritrovo… l’unica cosa che mi sento di aggiungere è che vogliamo più Jemima Kirke nuda e meno Leha Dunham!

    Rispondi

  14. pemf.bolloso 13 marzo 2013 at 19:19

    Jesse ha scritto:

    E’ assurdo come nessuno ascolti l’altro ma tutti vogliono essere ascoltati.
    Le volte in cui un personaggio interrompe un altro che sta parlando sono innumerevoli in questa puntata.
    C’è un’incomprensione di fondo che permea tutto l’episodio, acutizzata da un’incapacità espressiva generale che neppure chi scrive libri, o ebook che dir si voglia, riesce a superare

    ESATTO è una cosa che mi ha disturbato tantissimo, sembrava di leggere un libro di Bret Easton Ellis!
    Gli ultimi episodi stanno notevolmente alzando l’asticella della qualità di questa stagione.

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  15. winston smith 15 marzo 2013 at 02:38

    I miei più sinceri e vivi complimenti a Elisa Cuter per una splendida recensione che va a corredare uno splendido episodio. Dopo un inizio un po’ altalenante, questa seconda stagione di Girls sta inanellando un successo dietro l’altro (e in particolar modo gli ultimi quattro episodi sono davvero degni di nota).
    La cosa che apprezzo di più di questa serie è il crudo realismo di cui si veste. Trovo volutamente ironico, inoltre, il fatto che i personaggi verso i quali sia più facile provare empatia siano i boys, a dispetto delle GIRLS che a caratteri cubitali dominano la scena a partire dal titolo. Emblematico a tal proposito il caso di Ray: autodefinitosi un “loser”, è l’unico ad aver ben chiaro cosa fare per essere felici. Peccato che questa sua saggezza si limiti a metterla al servizio degli altri senza metterla in pratica in prima persona. Più che un fallito, direi che è un ignavo. :D

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  16. […] di quel che pensavano di sé). I tic di Hannah, il canto libero di Marnie, la rettitudine di Adam: It’s Back era un crocicchio di cartelli, tutti indicanti il senso unico verso il dirupo. Perché la […]

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