«Jesus, I hope I got that right».
I punti di forza di una serie come Justified sono principalmente due. Il primo risiede nella gestione dei personaggi, ben dosata, nient’affatto dispersiva nonostante il numero elevatissimo di pedine sulla scacchiera, coerente e precisa, in grado di rendere memorabile anche la più inutile delle comparse. Il secondo punto di forza consiste nella fluidità del racconto, della struttura degli episodi, della progressione narrativa. Outlaw mostra al meglio entrambe queste due qualità, a cui si aggiungono litrate e litrate di sangue.
Outlaw
Scritto da Benjamin Cavell & Keith Schreier. Diretto da John Dahl.
Quando già prima della sigla d’apertura hai Arlo Givens con un paio di forbici piantate nel cuore capisci che non sarà un episodio di Justified come gli altri. E infatti Outlaw si muove a un ritmo vertiginoso, portando avanti se non ribaltando numerose storyline che ci hanno accompagnato finora: nel corso della sua ricerca di Drew Thompson Raylan si ritrova al capezzale del padre morente, Boyd approfitta dell’omicidio commissionatogli per scrollarsi di dosso le eminenze grige della contea di Harlan, mentre Colton completamente fuori controllo viene ricattato da Johnny che intanto prepara la sua mossa contro Boyd assieme a Duffy, Ellen May è ancora nascosta a casa dello sceriffo Shelby e Theo Tonin ormai è vicinissimo.
L’ultima inquadratura della puntata ritrae Raylan e il suo Stetson a fissare il cadavere di Arlo nella penombra dell’obitorio. A riempire la loro distanza, per l’ultima volta, il silenzio.
Outlaw si candida facilmente a miglior episodio della stagione e tra i migliori di sempre. Non solo perché è chiaramente l’episodio di svolta, che proietta in avanti il racconto, lega assieme tutte le storyline finora slegate e piazza un evento cruciale come la morte di Arlo, ma anche perché evidenzia al meglio le qualità proprie della serie.
Innanzitutto partiamo da una questione “numerica”: quanti personaggi compaiono nella puntata? Intendo personaggi attivi, che portano avanti (e spesso concludono bruscamente) la propria storyline in maniera autonoma, fanno scelte, affrontano le conseguenze delle proprie azioni, muoiono. Quanti ce ne sono? Tra i dieci e i quindici? Di più? Ne ho davvero perso il conto. Il pregio più grande però non sta nella quantità, ma nella qualità: nessun personaggio risulta fuori posto, inserito in maniera gratuita o casuale, ma tutti giocano un ruolo essenziale al dipanarsi del racconto, a rafforzare il dibattimento tematico, quel “da questo punto in poi non si torna indietro, la gente non cambia ma peggiora” che permea l’episodio.
In secondo luogo Outlaw mostra la naturalezza e la pacatezza con cui la serie sa essere spietata e imprimere un’accelerata alla narrazione. Finora la stagione si era presa i suoi tempi, cercando di distanziarsi dalla struttura degli ultimi due anni per avvicinarsi a quella meno pesantemente orizzontale della prima stagione, senza però eguagliarne i picchi. Sono bastati 40 minuti a buttare giù il castello di carte costruito finora per mischiare il mazzo, tracciando nuovi percorsi al racconto e ponendo allo spettatore nuove domande: Hunter ha ucciso Arlo per proteggere Drew Thompson o per ottenere lo sconto della pena? Quali sono i piani di Johnny per Colton? E quest’ultimo con chi dovrà vedersela dopo tutto ciò che ha fatto? Con Boyd, Shelby o Tim? Cosa comporterà l’avvicinamento di Theo Tonin a Boyd? E chi è Drew Thompson? E lo sceriffo Shelby ce la conta davvero giusta?
Ma la padronanza stilistica di Justified consiste anche nella dosata miscela di toni diversissimi, in una schizofrenia tra grottesco e western (molto fratelli Coen, per fare dei nomi tra i tanti) mai a singhiozzo o straniante, ma che ci regala un’alternanza potentissima tra momenti drammatici e brillanti (in una scena abbiamo la sparatoria tra Raylan e il killer di Tonin nel locale di Boyd, in quella successiva il confronto finale e sterile tra un padre e un figlio).
Infine parliamo dei personaggi (e dei loro straordinari interpreti). In tutto il trambusto, le morti, i cambi di fazione improvvisi, la puntata non perde di vista i suoi protagonisti. Boyd, conteso tra la dichiarazione rabbiosa del suo essere “The Outlaw” e la dichiarazione d’amore innocente/infantile ad Ava. Ellen May, convinta che indossare una camicia possa cancellare un passato di sofferenza. Raylan (un immenso Timothy Olyphant), desideroso del riscatto di un uomo che però è proprio quest’uomo a negargli. Raylan, incapace di fingere disinteresse nei confronti del destino di un genitore la cui influenza è stata determinante nella sua vita tanto da portarlo ad allontanarsene il più possibile e in ogni modo. Raylan, che perde un padre poco prima di diventare padre lui stesso. Raylan, che soffoca le lacrime mentre aspetta che finalmente l’ascensore lo porti via.


(13 voti, media: 4,85 su 5)













Complimenti per lo screencap, anche perchè, diciamo la verità, per una piccola frazione di secondo ci abbiamo sperato un po’ tutti, insieme a Raylan, che Arlo facesse davvero quel nome, dimostrando così di non essere lo stronzo che era sempre stato. In fondo, ogni buon cattivo televisivo che si rispetti, da Tony Soprano a Walter White, è sempre stato tratteggiato così, capace delle peggiori efferatezze ma anche, quando le circostanze lo permettevano, di gesti d’altruismo inaspettati che in un sol colpo bastavano a rivalutarne l’intera esistenza, un po’ come queto episodio che basta da solo a cancellare ogni perplessità su alcuni episodi non altezza venuti prima. Il bello di Justified è proprio questo, di ribaltare continuamente le aspettative, grazie ad un cattivo come Arlo che non solo non si derime nemmeno in punto di morte, ma ci gode anche a farti credere il contrario, solo per coglionarti. Asshole fino al midollo, cazzo. Bastard Inside. Una qualità assai rara. Ecco perchè fa ancora più male. Io Raylan lo capisco.
Daje Justified!!!!! Finalmente e’ tornata l’alta quailita’ a cui siamo abituati! Una sola puntata per rivalutare un’ intera stagione!
Episodio monumentale di una serie a sua volta straordinaria.
Questo episodio riscatta la qualità media dei primi 7 della stagione: una grande qualità narrativa e la capacità di intrecciare storie “distanti” tra loro.
Tanto di “cappello” alla FX.
P.S. sarebbe bello vedere un episodio girato dai fratelli Coen…
Episodio fantastico che mi è piaciuto da morire anche se non ne ho capito nemmeno la metà.
Perchè Hunter ammazza Arlo?
E come ha fatto Arlo a cavarsela in un primo momento? (poi, per fortuna, no, odio Arlo di un odio così profondo che vederlo morire mi ha procurato indescrivibili picchi di soddisfazione)
Perchè è così importante sapere chi è Drew Thompson, tanto da scomodare uno del calibro di Theo Tonin?
ecc. ecc. ecc.
In realtà m’importa poco di capire tutto, mi basta avere il privilegio di assistere.
Adoro Rylan e quando ha sparato al killer-finto-poliziotto commentando “Spero di non aver fatto una cazzata” sono caduta dalla sedia.
Sono davvero contenta che Arlo sia morto, ma vedere Ry così triste mi è dispiaciuto, Arlo era un essere immondo e indegno ma era suo padre, suppongo sia difficile da mandar giù che è stato uno str… fino alla fine.
E’ bastata una sola puntata per spazzare via tutti i dubbi che si stavano insinuando durante questa quarta stagione. Grande serial, grandi protagonisti, grandi attori, grandi scrittori, grande TUTTO.
luta44 ha scritto:
Ce lo diranno prossimamente immagino, ma io personalmente penso perchè volesse restare “fedele” a Theo Tonin o comunque compiacerlo in qualche maniera. Parere mio, ma niente di strano che andando avanti Justified mi smentisca
Questo non l’ho capito neanche io, mi sa che la guardia comunque ha sbagliato con le dosi
Questo l’hanno detto nelle scorse puntate: Drew Thompson ha visto di persona Theo Tonin che ammazzava un agente federale (o una cosa simile) ed era testimone federale lui stesso, capace quindi di sbattere il boss della Dixie Mafia in galera per sempre (o sulla sedia elettrica, non so in Kentucky se c’è o no la pena di morte)
Puntata migliore della stagione, accelerazione netta alla narrazione, personaggi monumentali. Ave e Boyd sono diventati una delle più belle coppie di tutta la serialità mondiale.
genio in bottiglia ha scritto:
Quoto.
Solo che ultimamente li sentiamo fare progetti futuri e giurarsi amore eterno troppo spesso, e quando questo succede in un telefilm io mi preoccupo…
Episodio grandioso.
Ma quanti sono morti in 40 minuti? L’accelerata è stata gestita magistralmente, senza mai scadere nella forzatura. Un grandissimo Olyphant in una delle puntate più difficili a livello emotivo.
Arlo che risponde a Raylan “Kiss my ass” annullando così con una battuta, l’ultima possibilità di apparire migliore agli occhi di suo figlio, decreta uno dei migliori son of a bitch mai visti in una serie tv.
Justified grazie di esistere…
Munky ha scritto:
No semplicemente lui e Arlo erano gli unici due a sapere l’identità di Drew Thompson e siccome Hunter non sapeva che Arlo aveva già rifiutato l’offerta dei Marshal, anzi Raylan gli aveva detto di essere andato prima da lui perchè lo preferiva al padre, quindi per quanto ne sapesse Hunter il vecchio Arlo era una minaccia alla sua possibilità di ottenere un accordo. Per questo l’ha ucciso.
Munky ha scritto:
Giusto, grazie.
Gli episodi precedenti erano un po’ troppo complicatini, per me, in certi punti, mi sono un po’ persa, poi quando inquadrano Ry a testa bassa che lancia occhiate assassine da sotto la tesa del cappello tendo a perdere la concentrazione e così mi sfuggono i particolari.
Anch’io trovo che Boyd e Ava siano tenerissimi assieme ma ho paura per loro.
Boyd è bravissimo a tenere a bada i suoi nemici ma non sa diffidare degli amici, vedi cugino e Colt.
Spero che non gli debba costare troppo caro, tipo Ava.
@ pemf.bolloso:
O. K.
Ma allora perchè non l’ha fatto LUI l’accordo con Rylan?
Grande puntata, fuck yeah meritatissimo.
Oltre alla recensione condivido quanto espresso nei commenti precedenti, anche se a me le vicende di Boyd ed Ava ultimamente non è che mi stessero appassionando particolarmente anche se il bello arriva adesso.
Colt mi mette tristezza, è la tragedia fatta persona, penso sia uno dei personaggi meglio riusciti di questa stagione.
Olyphant si è superato in questa puntata, evidente la sua incapacità di fingere indifferenza per la morte del bastardissimo padre.
Insomma..se una settimana fa stavo cominciando a preoccuparmi per l’immediato futuro di questa serie, questa puntata ha dissipato ogni mio timore.
Body count della puntata: 7
Mi sembra ci vogliano suggerire che Drew Thompson sia lo sceriffo Shelby. Ci sono almeno un paio di indizi: quando lo sceriffo parla con Ellen may nella sua cucina, le dice che se fingi di essere qualcuno abbastanza a lungo allora non è più fingere; quando è nell’ufficio dei marshal e viene nominata la ex di Thompson come “strumento di indagine” lui è particolarmente interessato, facendo anche un commento sulla piacenza della donna, senza considereare che lui stesso ci ha detto che sono almeno venticinque anni che sua moglie l’ha lasciato. Naturalmente potrebbe essere solo un depistaggio. Comunque granderrima puntata.
Chapeau Zibra, non ci avevo pensato ma ci potrebbe pure stare! Soltanto non torna con quanto detto dalla donna sulla collina, che affermava di aver visto Drew Thompson con i ricconi di Harlan.
la scorsa puntata non mi era piaciuta molto, non era amalgamata, hanno fatto dire a raylan delle frasi troppo intime per essere dette ad una appena conosciuta, non è nel suo carattere.
ma questa! con questa è ritornato il justified che conoscevo.
è una puntata molto drammatica, non ha avuto spazio neanche una battuta per rischiarare un po’ la tensione, non poteva starci.
raylan e suo padre che devono essere fino alla fine loro stessi. il dolore di raylan, che si rende conto di essere rimasto solo al mondo: via la madre, via la matrigna, ora via il padre.
per me si stendono due strade davanti a raylan: o diventa ancora più freddo ed incurante del pericolo, tanto ormai…, o cerca di ricucire con winona frignona, visto l’imminente parto, per non lasciare un altro piccolo givens solo.
ava e boyd sono una coppia strepitosamente tenera ed unita, tanto quanto la coppia francis e claire su house of cards sono uniti e squali, fatti uno per l’altra. ho anch’io paura per loro.
quante puntate mancano, due? sarà triste quando finirà, molto triste.
luta44 ha scritto:
Sì il suo intento secondo me era proprio di accordarsi con Raylan alla fine, ma è chiaro che se sei l’unico testimone puoi ottenere un accordo migliore, o prenderti più tempo per trattare.
pemf.bolloso ha scritto:
Tutto quello che ho scritto sopra è una cazzata, quello che ci è andato più vicino è Munky
Esce di scena Arlo, uno dei miei personaggi preferiti, esattamente nel modo in cui se ne sarebbe dovuto andare: violento. Mai un attimo di esitazione, mai un segno di rimorso. Ultime parole al figlio, una scena bellissima. Mi mancherà lo sguardo sornione di questo furbastro.
Episodio MERAVIGLIOSO, di altissima qualità.
Dove tutto é perfetto, ogni inquadratura, ogni scena, ogni personaggio.
E questo trascolorare della storia di scena in scena dal tragico, al comico, al truculento senza cesure, senza far cadere il ritmo, mantenendo l’armonia del tutto… Una sinfonia.
Tutta la scena di Raylan che spara al killer vestito da poliziotto me la ricorderó per sempre…è un capolavoro.
L’unica piccola stonatura della trama la individuo nel fatto che Boyd e Ava non sappiano o non si curino dell’agonia e della morte di Arlo. Proprio loro che gli erano cosí legati… Ma forse questo avrebbe disturbato lo svolgimento della trama e avrebbe impedito la desolata e simbolica solitudine di Raylan di fronte alla morte del padre.
Momi ha scritto:
quoto tutto, sia la descrizione dell’episodio, che come tutta questa serie sa alternare i registri senza soluzione di continuità, sia il fatto che in effetti boyd e ava avrebbero dovuto affrontare la morte di arlo con partecipazione.
inoltre sottoscrivo il plot hole già fatto notare da altri: l’amico tossico di tim è stato freddato all’istante con una pallottola in testa, l’sms spedito in extremis non ha alcun senso. ma tutto ciò non toglie che questa rimane tra le migliori serie che abbia mai visto.