the americans 1x05

Le donne sono le protagoniste di Comint. Elizabeth, Nina e Claudia rubano la scena, in un episodio che racconta l’esser donna e l’esser spia, l’esser forte e l’esser percepita debole, l’usare e l’essere usate. Con onestà e semplicità, che sono pregi rari e preziosi, in narrativa.

 

Elizabeth e Philip

Non che la trama non proceda, eh. Alla fine dei quaranta minuti, il KGB si ritrova con un agente in meno e una talpa in più, e l’FBI con una tecnologia segreta in meno e un buco nell’acqua in più. Però c’è di più della morte di Udacha, dell’allarme alla Residentura, delle frequenze radio criptate e degli inseguimenti inconcludenti. Mi rendo conto che la locuzione “approfondimento psicologico” sia abusata (da me in prima persona) e che, di per sé, indichi e significhi poco. Ma è ciò che di più prossimo c’è a una definizione riassuntiva di questo episodio. Non sono tanto i personaggi a essere approfonditi, o meglio, non solo. Guardando più in là, è la figura femminile, la donna, a esser protagonista e a essere approfondita. La donna in guerra (Nina) e la donna guerriera (Elizabeth, Claudia). Le fessure che le uniscono, le voragini che le separano, le cause delle loro scelte, le conseguenze delle stesse e, soprattutto, l’immagine incredibilmente ingenua che gli uomini ne hanno (in questo, Philip e Stan sono simili nonostante FBI e KGB).

‘I won’t say this job is twice as hard for women, but is something close to that’. Naturalmente, quello di Claudia/Margo Martindale è già uno dei personaggi che amo di più. E mi scuso per l’interpretazione esageratamente distante dalle intenzioni (se non proprio errata) che farò di queste sue parole. Dunque, credo che la frase sia splendidamente esemplificativa. Di Elizabeth, di Elizabeth spia. Per lei, il mestiere, non è doppiamente difficile. E’ lo stesso mestiere che fanno tutte le spie, a prescindere da sesso e nazionalità. I compiti sono divisi in maniera equa e razionale tra lei e Philip, come lo sono la difficoltà e la pericolosità degli stessi. E’ una donna straordinariamente forte, e intendo nel senso psicologico E fisico del termine. In combattimento l’abbiamo vista stendere uomini addestrati, l’abbiamo vista infilarsi nel bagagliaio di un’automobile FBI senza fare un rumore e versare una goccia di sudore. L’abbiamo vista uscire dai cancelli di una sede del Bureau passeggiando, SALUTANDO le guardie. Non l’abbiamo mai vista dubitare di sé e della Causa. Fredda, efficiente, impassibile, una spia come quelle che se ne legge nei libri. Ma perché il mestiere, per lei, è quasi difficile il doppio? Per me, è per roba tipo la scenata che Philip mette su dopo aver visto i lividi lasciati dalle cinghiate. Sono ferite di guerra, quelle. Non dico che Elizabeth ne sia orgogliosa, dico che è consapevole della loro inevitabilità. Dico che è consapevole della causa che quel dolore va a sostenere. Ed è consapevole di aver scelto di essere frustata, per il bene della missione, per la causa di cui sopra, cambiando, così, il significato di quelle ferite. Non è che sarebbe stato difficile, per lei, rompere il collo al tipo. Questa è una che quando spara, ti prende in mezzo agli occhi. Al centro esatto. Chiedete a Udacha.

‘If I wanted do deal with it, you don’t think it’d be dealt with?’; ‘I don’t need you to fight my battles’; ‘I can handle it, it’s my job’; ‘You’re not my daddy!’. Si dice tutto, di Elizabeth, in queste frasi. E si dice tanto di Philip. Quello che Philip non coglie è che ‘donna’ non definisce nulla che non sia il genere sessuale d’appartenenza. Lui non ha con sé una donna nel senso di fragile, di indifesa, da proteggere. Questi sono attributi che si sommano nella sua fiabesca immagine di donna. Quella lì è un soldato, non una Principessa. E lui non è il Principe Azzurro. Marito e moglie son titoli, non rapporti di forza. Sono necessari l’uno all’altro perché in due si lavora meglio, di più, più in fretta. Non certo perché l’una non potrebbe fare quello che fa l’altro. Non certo perché l’una ha bisogno della protezione dell’altro. Elizabeth non ha nessuna intenzione di far parte di quella menzogna che Philip insiste a considerare vita, e di cui questi atteggiamenti e comportamenti fanno parte. I baci e gli abbracci, i caffè e le ciambelle vanno bene perché innocui. E perché anche Elizabeth lo ama. Tenerezze, non intralci.

Con questo non intendo la reazione di Philip come sessista. Affatto. Credo sia la reazione violenta, rabbiosa e irrazionale di chi vede ferita la persona che ama. E’ che è ingenuo. Terribilmente ingenuo. Fa tenerezza nel suo offrire la spalla a chi non sta piangendo. Il lavoro, per Elizabeth, diventa quasi doppiamente difficile nel momento in cui è costretta a spiegare l’ovvio quando vorrebbe solo andare a letto. ‘It happens sometimes, Philip’. E lui lo sa bene, perché anche lui sfrutta il sesso per ottenere informazioni (e d’altronde, come si resiste a uno che mette queste parrucche. Roba da fare invidia a Emily Thorne). Perché anche lui fa quel mestiere. Ma Elizabeth è costretta a vedersela con l’immagine distorta che il marito ha di lei, con l’inutilità delle sue reazioni e la stupidità di certe parole. E’ costretta a vedersela con il fatto che di fronte a una donna ferita, gli uomini sentono di dover reagire in una certa maniera. Come se tutte le donne, tutte le ferite, fossero uguali. Anche quando sei un soldato, e sei in guerra, e le ferite sono come il 4 dopo il 2+2=.

Negli ultimi fotogrammi, Philip pare aver capito che cosa Elizabeth chieda a un marito. E il loro rapporto fa un ulteriore passo avanti.

Nina e Stan

Il discorso cambia (pur mantenendo certi punti di contatto) per Nina e Stan. Nina, come Elizabeth, sa benissimo che il sesso può essere usato come arma. Sa benissimo che il sesso è l’unica arma che lei può usare. E lo usa, tutto qui. La ragazza lotta per la sopravvivenza, per non finire in una prigione in Siberia. Scrupoli?

Come scritto più su, l’ingenuità tiene uniti Stan e Philip in questo episodio. L’agente FBI prima costringe Nina a fare la talpa, poi le chiede di ottenere informazioni altamente riservate, e di ottenerle subito. E poi si stupisce che la ragazza, una semplice funzionaria d’ambasciata, abbia fatto un pompino per ottenere suddette informazioni. Non è solo stupito dall’accaduto, è proprio contrariato. E lì lì per fare una scenata di gelosia e rabbia. Pure lui. Crede di essere stato frainteso, si scusa, fa promesse per riparare a errori che non ha commesso. Con Nina lì che lo guarda, sicuramente non fiera né felice di quello che s’è trovata costretta a fare (qui la grossa differenza con Elizabeth, che ha scelto di essere una spia), ma sicuramente consapevole di preferire un pompino alla Siberia. A prescindere da quello che Stan ne pensi, a prescindere dal fatto che fosse questo quello che Stan si aspettava.

Stan è un ingenuo, proprio come Philip. Perché prima mette Nina in pericolo, poi si stupisce di ciò che la ragazza è disposta a fare pur di salvarsi, e poi pretende di esser visto come ‘il muro che la protegge’, per parafrasare le sue parole. Quando Nina ha solo il bisogno (e il desiderio) di tirarsi fuori da questa brutta storia di spie. Nella quale non sarebbe mai entrata se non fosse stato per lui. Nella quale lui le sta chiedendo l’impossibile. Anche Stan, come il suo omologo rosso, proietta su Nina la SUA immagine di donna e vuole che lei veda in lui la SUA immagine di uomo (proprio come Philip vuole che Elizabeth veda in lui la sua immagine di marito). Vuole essere il salvatore della donzella che lui ha messo in pericolo. Ed è urtato dal fatto che Nina sia disposta (e capace) di ricorrere al sesso per sopravvivere. Roba che nemmeno Dante con Beatrice. E, infatti, Nina non solo non vuole fidarsi di lui, ma non ne ha bisogno. Vuole (e ha bisogno) che lui sparisca. Ottima Annet Mahendru, le cui espressioni a metà tra il sofferente e l’insofferente rendono l’idea come le mie parole non potranno mai.

‘This women here need to learn what you and I have known forever. You can’t wait for the law to give you your rights. You have to take them, claim them, every second of every day of every year’. Anche qui, una frase di Claudia mi aiuta. Queste donne, Elizabeth e Nina, lo sanno. Non si tratta di diritti, ma di ciò che vogliono. A ogni costo. E nel sacrificio c’è nobiltà.

fuck yeah

Note

  • L’episodio è diretto (Holly Dale) e scritto (Melissa James Gibson) da donne. Significa tanto o niente, ma sta di fatto che non succede spesso.
  • Nella scena di whipping, Elizabeth emana un aura di minaccia imminente che fa paura. Bravissima Russel.

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

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Commenti
25 commenti a “The Americans – 1×05 – Comint”
  1. Francesco Gerardi scrive:

    .net ha scritto:

    per una donna è più difficile fare sesso quando non si vuole.io sono m

    Perché? E comunque, magari lasciamolo dire alle donne cosa è più o meno difficile per loro. Senza contare la generalizzazione impossibile che fai. Come se tutte le donne fossero uguali. Un po’ come Philip

  2. .net scrive:

    tutto bene, questa serie continua ad essere la migliore novità di quest’anno.
    riguardo all’essere donna/uomo non sono d’accordo. per una donna è più difficile fare sesso quando non si vuole.io sono m
    ciao a tutti/e

  3. salvag scrive:

    Una recensione molto bella per una serie fantastica.

  4. Sal G. scrive:

    Una puntata migliore delle altre.
    Quoto in toto e ci metto anche i complimentoni per la recensione. Ottima analisi, soprattutto per la contrapposizione tra uomo e donna.

    Da far notare l’ironia che mette Claudia quando, discorrendo con Elizabeth, sottolinea come le americane stiano lottando per l’uguaglianza dei sessi quando per loro, retrograde socialiste oppresse, è un diritto acquisito da sempre. Potenza della critica sottile. E potenza della scrittura.

    Stan l’ho mal sopportato quando ha cominciato a scusarsi con Nina per il fatto che lei aveva dovuto fare un pompino; embè? Ma che ti aspettavi? Che entrasse e chiedesse informazioni come se prendesse un caffè? Ancora una volta, oltre che l’essere donna, la sceneggiatura sottolinea l’inadeguatezza dell’americano di fronte ai metodi di spionaggio applicati ad una donna sovietica. Lei fa quello che deve essere fatto, se vuole salva la vita.
    Mi sono affezionato a Nina e spero vivamente che, se la scoprano, ne girino le potenzialità per mettere fuori pista gli americani (difficile, ma ci spero proprio). Echecazz.

  5. Bayta scrive:

    Bellissima recensione, mi ha fatto riflettere su punti che mi erano sfuggiti.
    Questa serie è veramente bella. E questo episodio mi è proprio piaciuto, Elizabeth su tutti aveva delle sfumature nelle espressioni veramente incredibili, la frustrazione nel dover spiegare l’ovvio.

  6. Sal G. scrive:

    p.s. ci giochiamo che qui sarà difficile non utilizzare “approfondimento psicologico” come lo era “metafora” per True Blood?

  7. Francesco Gerardi scrive:

    Sal G. ha scritto:

    p.s. ci giochiamo che qui sarà difficile non utilizzare “approfondimento psicologico” come lo era “metafora” per True Blood?

    Eh, ti do assai ragione. Ho cercato in tutti i modi di farmi venire in mente una roba diversa, ma niente. Con certe serie è destino.

  8. Pogo scrive:

    Straordinario episodio. Fantastico davvero.
    Non concordo totalmente con la visione di Francesco per quanto riguarda la tematica femminile. Indubbiamente quello che hai scritto è inerente all’episodio e lo si trova profuso a piene mani all’interno del racconto. Quindi in linea teorica sono d’accordo.
    Mi discosto, tuttavia, dal punto di vista degli intenti narrativi: mi sembra che Sal abbia colto il punto. La visione della donna nel mondo occidentale e in quello orientale dei due blocchi contrapposti (la libera società occidentale non ha mai raggiunto la parità con pienezza, quella sovietica da questo punto di vista, era avanti anni luce pur essendo una dittatura).
    Il problema di Philip non è l’essere uomo, è che è diventato statunitense a tutti gli effetti.

    Sal G. ha scritto:

    Mi sono affezionato a Nina e spero vivamente che, se la scoprano, ne girino le potenzialità per mettere fuori pista gli americani (difficile, ma ci spero proprio)

    Più che difficile, direi impossibile.
    Se la scoprono, muore di overdose…

    Comunque quest’anno sto seguendo 4 serie FX e mi accorgo che solo dal 31 marzo tornerò a vedere una serie HBO (e che serie, la migliore)… io una volta guardavo solo HBO… quindi c’è qualcosa che non va in me, o all’HBO… :-D

  9. Francesco Gerardi scrive:

    @ Pogo:
    Mah, non sono granché d’accordo. A prescindere da una legislazione più “progressista” in certi ambiti (aborto, divorzio) la condizione della donna in URSS non la vedo sostanzialmente differente, proprio da un punto di vista sociologico e culturale. Nel senso che era, in sostanza, una posizione di palese sottomissione in una società palesemente maschilista. Con le dovute eccezioni eh, ma che eccezioni restano. Con sfumature e caratteristiche diverse rispetto alla situazione delle donne americane, ma sempre di sottomissione parliamo.
    Non mi è sembrato che questo episodio volesse sottolineare le differenze tra i due blocchi in questo ambito, anzi, il contrario. Si è preoccupato di raccontare la donna in senso lato, concentrandosi sul fatto che, a prescindere da tutto (nazionalità, capacità, mestiere) gli uomini guardano alle donne, spesso, sempre con gli stessi occhiali del cazzo.

  10. Thiliol scrive:

    Questa serie è straordinaria, me ne rendo conto episodio dopo episodio e quest’ultimo è stato il migliore fin ora a mani basse. Bellissima recensione, interessante l’approfondimento psicologico (XD) e la contrapposizione uomo/donna evidenziato, dimostra ancora di più che The Americans è davvero un prodotto di altissimo livello

  11. Sal G. scrive:

    @ Pogo:
    @ Francesco Gerardi:

    A mio avviso avete ragione tutti e due. La scrittura è multilivello, quindi la donna diventa confronto: con l’uomo, tra le nazioni, nel mestiere; ognuno di questi aspetti è sottilmente inserito nell’altro. Inscindibilmente.

    Il problema di Philip non è l’essere uomo, è che è diventato statunitense a tutti gli effetti.

    Si, ma non proprio. C’è qualcosa di più profondo, una sovrapposizione di stratificazioni culturali. Philip sembra un personaggio complesso; se fino alla volta scorsa ho detto che non è assolutamente americano, ora tentenno.

    Più che difficile, direi impossibile.
    Se la scoprono, muore di overdose…

    Eh, lo so.
    Però l’overdose è per i comuni cittadini (oltre che scenicamente già usata), lei credo sparirà e basta. Puff.

  12. roxy scrive:

    concordo in toto con la recensione. bellissimo episodio e serie da consigliare a chiunque.
    gli attori poi sono davvero bravissimi.
    @ Pogo:
    concordo! secondo me la HBO(ma come altri grandi canali) si è un pò “Adagiata”sulla rendita delle serie degli anni precedenti che ancora oggi gli danno la certezza dei grandi ascolti.
    mi sembra che i “grandi” canali stiano sostanzialmente rischiando troppo poco ultimamente per ricavare chissà che risultati.

  13. Holly scrive:

    Questo episodio mi è piaciuto tantissimo,Elizabeth mi sta piacendo sempre più:è forte,non cede,anche quando tutto farebbe supporre il contrario (Philip che la va a riprendere e lei che se ne esce tranquillissima salutando le guardie).Sono d’accordissimo quando dici che lei ha capito benissimo cosa vuol dire essere spia.
    Complimenti per questa splendida recensione:come sempre mi aiutate a capire molte cose che mi sfuggono :)
    Posso fare una domanda (sì,questa serie mi pone molti interrogativi):visto che hai citato le “fantastiche” parrucche,ogni volta che li vedo “travestirsi” mi chiedo se sia plausibile che nessuno li riconosca così sistemati..so che non è ancora capitato che li scoprissero,ma possiamo davvero credere che siano travestimenti efficaci?Non c’è polemica,lo specifico,solo curiosità :)

  14. Mattia823 scrive:

    Recensione stupenda per una serie che sto amando sempre di più. Veramente una tv di qualità per adesso. Gli episodi mi sono piaciuti molto tutti, tanto che non riesco a fare un commento che riguardi una puntata particolare e non riesco a trovare pregi che non siano già stati messi in luce. Quello che mi sento di fare è auspicare che venga presto aumentata la “sovietizzazione” della serie. Nel senso che vorrei che approfondissero maggiormente le motivazioni della grande dedizione alla causa di Elizabeth e allo stesso tempo spiegassero meglio il perchè, al contrario, Philip sembra ogni momento sul punto di disertare. Non so se mi sono spiegato ma vorrei un taglio più politico nell’affrontare queste questioni. Ancora più deciso è l’auspicio che non spingano troppo sulla propaganda. Se Homeland tratta temi di stretta attualità e può perciò cadere più facilmente nel trappolone, qui mi auguro che abbiano la maturità di raccontarci la loro storia in modo equidistante, lasciando le convinzioni personali degli autori fuori dallo schermo. L’URSS è crollata da più di 20 anni, la Cina si sta aprendo sempre più al mercato, Cuba non è certo una grande potenza. Penso che ci siano i presupposti per farlo.

  15. Pogo scrive:

    Francesco Gerardi ha scritto:

    Non mi è sembrato che questo episodio volesse sottolineare le differenze tra i due blocchi in questo ambito, anzi, il contrario.

    Invece mi è sembrato sottilmente palese.
    Dal punto di vista storico, non c’era nessuna sottomissione nell’Unione Sovietica del ruolo femminile. Agli inizi degli anni Ottanta c’era l’abisso tra la condizione della donna nell’Unione Sovietica e quella del mondo occidentale.
    Non è un caso che il segretario dell’ambasciata russa non si preoccupi minimamente di valutare Nina se non sotto l’aspetto puramente lavorativo e nell’episodio precedente la fa addirittura seguire, come se avesse odorato qualcosa.
    Philip è l’unico sovietico che ragiona in un certo modo nei confronti di Elizabeth, esattamente come Stan ragiona nei confronti di Nina. Hanno usato il rapporto Elizabeth-Philip per farci vedere quanto pericolosamente vicino al pensiero occidentale è ormai Philip.
    L’episodio non sottolinea troppo il filtro dello sguardo maschile; invece sono d’accordo con te sulla condizione tout court che viene esemplificata dalle tre donne protagoniste di questo episodio.

    Sal G. ha scritto:

    Però l’overdose è per i comuni cittadini

    Non sempre. Nel caso di talpe non professionali (tipo Nina) è anche un modo per avvertire i nemici. Se Nina fosse una spia che è passata al nemico, sparirebbe in qualche gulag siberiano dove verrebbe torturata per capire chi c’è dietro. Lei non lo è, quindi se la beccano fa una fine che sia anche messaggio.
    roxy ha scritto:

    mi sembra che i “grandi” canali stiano sostanzialmente rischiando troppo poco ultimamente per ricavare chissà che risultati.

    Mah, più che altro è la politica artistica dell’HBO che ormai non è molto condivisibile. Escludendo GOT, l’ultima grande serie si intitolava “Luck”. Purtroppo l’hanno chiusa dopo una sola misera stagione. L’epoca d’oro aperta dai Soprano è finita. Spero che tornino a essere i più grandi, ma allo stato attuale, FX stacca tutti.

  16. September scrive:

    Credo che questa serie riesca a soffocare l’istinto che nel subcosncio possiede ogni occidentale, ovvero quello di schierarsi dalla parte dei “buoni” con i beeman di turno. The americans riesce a trovare l’equilibrio fra amici e nemici fino a farci percepire una scala di grigio permanente, a farci sembrare tutti buoni e tutti cattivi, a farti schierare prima con nina e poi con elizabeth, prima con beeman e poi con philip oppure a farti provare odio per beeman e per philip, odio per elizabeth e nina tutto nell’arco di una stessa puntata. Questo lo trovo straordinario.
    Gli sceneggiatori ci hanno ormai coinvolto nella microguerrafredda dei personaggi facendoci assaporare la macroguerrafredda della storia.
    Simpatizziamo ciclicamente con soggetti diametralmente opposti e magari dopo un paio di puntate iniziamo a fare il tifo contro gli stessi che stavamo imparando ad apprezzare. Finora the Americans è un sottile capolavoro, senza dubbio la migliore novità dell’anno.

  17. Jeanne scrive:

    Che episodio. Questa serie si sta rivelando anche al di sopra delle mie aspettative. Io ci ho letto una critica politica interessante che semplicisticamente riassumo così: da un lato c’è la dittatura degli uguali, dall’altro le disparità della democrazia. Sono d’accordo nel dire che Philip ha interiorizzato l’atteggiamento mentale del “maschio/marito” USA (e d’altronde mi pare anche naturale, visto che ha praticamente vissuto più lì che nel suo paese), ma dietro la sua reazione ci vedo anche qualcosa di istintivo che si scatena, tipico dell’uomo e indipendente da qualsiasi visione politica – esattamente come in Stan che è attratto da Nina e si pone istintivamente come suo protettore (sebbene razionalmente sa di essere quasi l’opposto, quello che la espone maggiormente al pericolo).

    p.s. Pogo, secondo me avresti potuto vedere enlightened di hbo in questi mesi

  18. Sal G. scrive:

    @ Pogo:

    Non necessariamente. Mi sono documentato un poco ed era comunque prassi del KGB il doppioagentismo; furono molti gli agenti nella CIA e nell’FBI infiltrati, nonché l’uso di finte talpe non professionali che passassero falsi documenti.
    Formalmente, in effetti, nulla esclude l’arruolamento di Nina nell’eventualità che le sue capacità ed i suoi contatti si dimostrino utili.
    Ad ogni modo, concordo sul fatto di dover eventualmente mandare un messaggio all’FBI, solo che l’overdose mi sembra poco chiaro per l’impatto. Cioè, lo userei nell’uccidere testimoni scomodi (vedi la moglie di Robert) ma non ci trovo un messaggio; io, personalmente, la farei uccidere da un cecchino nell’attimo in cui si incontra con Stan. Chiaro, semplice e diretto: “se ci provi ancora anche il prossimo fa la stessa fine”.
    Tra qualche episodio avremo una risposta, probabilmente.

    Jeanne ha scritto:

    da un lato c’è la dittatura degli uguali, dall’altro le disparità della democrazia

    Bella definizione.

  19. Ashja scrive:

    Interessante recensione Francesco, ma condivido la riflessione sul ruolo della donna solo parzialmente.
    Philip secondo me non è ingenuo perchè ha una immagine idealizzata di Elizabeth.
    Prima che si lasciassero andare e provassero davvero ad avere un rapporto amoroso, la sua concezione mi sembrava fosse un sentimento di stima e condivisione della missione con la sua collega.
    I rapporti iniziano a cambiare quando lui manifesta sentimenti/intenzioni diverse verso ELizabeth e la loro finzione matrimoniale. E non è un caso che lei abbassi la guardia e racconto di sè e del suo passato quando lui uccide colui che l’aveva stuprata anni prima. Sarà anche una guerriera, ma è una donna, non un robot. E proprio perchè ha dovuto imparare così presto a cavarsela da sola e a non fidarsi di nessuno, non credi che il potersi togliere di dosso quella maschera di guerriera per qualche ora sia la cosa che desidera di più al mondo? Philip gliene da la possibilità e questo cambia tutto fra di loro.
    Per me la frase di Claudia si riferisce anche a questo, a quanto è complicato emotivamente trasformarsi da donna in “guerriera”.
    Ora che sono davvero una coppia, Philip la percepisce come oggetto d’amore ed è l’istinto protettivo che gli annebbia il cervello e che guida le sue reazioni, non la visione ingenua che può avere una spia sovietica della donzella in pericolo. Lui razionalmente sa che lei può cavarsela da sola, ma non riesce a non reagire come chiunque di noi se sapessimo che l’oggetto del nostro amore ha subito una violenza o è stato in pericolo.
    Lottando fra preoccupazione, dolore, rabbia e voglia di vendicare il torto subito dal nostro partner.
    E lei giustamente gli fa sbollire questa ondata di sentimenti richiamandolo alla realtà, ricordandogli che è capace di badare a se stessa ed è stata una sua scelta non essersi difesa, stava lavorando, tutto qui. E lui si calma.
    Questa scena ci dice quanto è complicato il loro rapporto e su quanti livelli devono lavorare per stare insieme senza deragliare con la missione.
    Su Stan sono più d’accordo, lui sì ha una visione ingenua di Nina e delle cose che le ha chiesto di fare.

  20. Francesco Gerardi scrive:

    @ Holly:
    Scusa se ti rispondo solo ora, non ho avuto proprio il tempo di farlo prima. Dunque, l’efficacia di travestimenti come quelli non sta tanto nel rendersi irriconoscibili in assoluto e in maniera assoluta. Sta nel rendersi irriconoscibili (o difficilmente riconoscibili) da quella persona nel momento in cui non ti vede con le fattezze a cui è abituata (il travestimento). Mi spiego: se tu sei abituata a vedermi con capelli lunghi e barba folta, nel momento in cui io mi raso testa e viso avrai difficoltà a riconoscermi. Soprattutto se non sei abituata a vedermi su base quotidiana, o comunque frequente. Quei travestimenti funzionano più o meno così: Philip ed Elizabeth cambiano leggermente il loro aspetto, abbastanza da essere difficilmente riconosciuti se dovessero incontrare uno dei loro “contatti” essendo in borghese. Spero di essermi spiegato.

    @ Ashja:
    guarda, sono anche d’accordo con te. Non intendevo Elizabeth come “non-umana”. Infatti, se noti, alla fine del paragrafo dedicato a lei e Philip dico che, alla fine, questo sembra aver capito di cosa la moglie abbia bisogno. Di un po’ di rassicurazione, un po’ di peso in meno sulle spalle, di dormire meglio e svegliarsi un po’ più serena. In questo c’è quello che Philip può darle in quanto marito. Ed è tantissimo eh.

    Dicevo che Philip è ingenuo nel momento in cui suppone che Elizabeth abbia bisogno della sua protezione, del suo aiuto per difendersi. In effetti, mi sono espresso un po’ male, ma intendevo questo. E di questo, francamente, lei non ha bisogno. E’ una donna che…insomma, l’avete vista. A prescindere dall’amore di lui per lei, lui non può fingere di non sapere chi sia Elizabeth e di cosa sia capace solo per soddisfare la sua ambizione di marito. Non ha bisogno di un cavaliere senza macchia e senza paura. Ha bisogno di quello che Philip le regala in chiusura d’episodio. Una notte tranquilla e una mattina serena.

  21. Holly scrive:

    @ Francesco Gerardi:
    grazie!!!tutto chiaro adesso :)

  22. Namaste scrive:

    La 6 è semplicemente da infarto!

  23. hannibal scrive:

    The Americans promette di essere il nuovo Homeland , di sicuro la serie rivelazione dell’anno
    sbigatevi a recensire la 6 :)

  24. Jeck86 scrive:

    1)è bellissimo il finale che si conclude con gli stessi 2 personaggi con cui l’episodio si è aperto:
    Elizabeth e Udacha.
    è tanto fredda nell’ammazzarlo quanto era stata dolce nel chiedergli di sua moglie defunta.
    è spietata ma non più di quanto sia spietata la vita.
    Se lei non lo avesse ammazzato gli americani avrebbero vinto.

    2)Fino agli anni 60 la posizione della donna nell’URSS e nell’occidente erano nettamente differenti.
    Nell’europa dell’est le donne erano alla pari degli uomini in tutto.
    E godevano di una libertà sessuale che i bigotti occidentali si sognavano.
    Poi dagli anni 60 anche l’occidente si è messo al passo con i sovietici.

  25. peter scrive:

    Bella recensione e buoni i commenti, quasi unanimi nel considerare The Americans tra le migliori serie dell’ultimo periodo. Ho cominciato a vederla molto in ritardo ma ora procedo a tre puntate per volta e fatico a staccarmene. Un notevole pregio è il fatto che cresca di puntata in puntata, dopo una prima forse un po’ confusa e di maniera, ora tutti i personaggi trovano man mano spessore e motivazioni.
    Unica riserva (forse malata di cinefila). In certi punti mi sembra che gli autori evitino di calcare la mano e indulgano (forse comprensibilmente) in un certo moralismo. Questo riguarda soprattutto la reazione degli uomini nei confronti delle donne costrette “a fare sesso” (per ideologia o per necessità). Uno si dispiace, l’altro addirittura vorrebbe fare vendetta. Voglio dire che uomini come questi dovrebbero essere più cinici o meno ipocriti. Ma questo è un segno dei tempi, più moralistici di un certo grande cinema del passato. Ricordo solo il grande Hitchcock di Notorious, a cui secondo me la quinta puntata di The Americans allude più volte. Anche lì la Bergman accetta di fare sesso (sia pure dopo matrimonio) con un uomo che disprezza, ma Cary Grant regge il gioco e semmai se la prende con lei, non la perdona, arriva a disprezzarla e solo alla fine decide di salvarla. Ma la ferita per lui rimane. Ma qui siamo alla sublime cattiveria di Hitch.

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