girls video games

Dite quel che volete, ma Aimee Mann è un colpo basso. Prima di tutto perché, non appena sento la sua voce, mi investono come un treno le immagini di Magnoliaai primi posti nell’Olimpo dei miei film feticcio. Secondo, (e più importante in quanto dei miei film feticcio non frega una cippa a nessuno) perché credo che l’utilizzo della musica sia di certo fondamentale per una serie tv, ma anche (e avviene spesso) un espediente troppo blasonato per colmare eventuali buchi di contenuto. Bene: con Girls mi è capitato un numero “sospetto” di volte di trovarmi alla fine delle visione con un discreto senso di piacere, e tuttavia scoprire poco dopo con rammarico come quel piacere fosse legato più alla singola sequenza-con-musica-fica che all’episodio in sé. Penso per esempio al finale di All AdeventUrous Women Do  , o a quello di It’s a Shame About Ray , rimasti incredibilmente impressi nella mia memoria.

E penso anche a questo, di finale (che poi il vero finale non è): Hannah Jessa tornano a piedi dal grocery store ed improvvisamente Jessa sembra avere un’epifania sulla sua vita. D’altronde, chi di noi non farebbe la stessa esperienza sentendo cantare Aimee Mann nella sua testa? L’episodio nasce, cresce, e arriva al suo apice con e per Jessa. Ed è un bene, perché Jemima, come Zosia Mamet, ha avuto pochissimo screen in questa prima metà di stagione; l’ abbiamo vista praticamente solo in occasione della rottura con quel miracolo d’uomo che è Chris O’ Dowd ; e per quel poco che l’abbiamo vista, non ci è mai sembrata granché simpatica.

Non è solo una mera questione di screen: Video Games, in una serie che cronicamente ci vomita addosso i suoi personaggi fatti e compiuti, immobili nelle loro idiosincrasie e nel loro infantilismo, tenta qualcosa di nuovo. Morto e sepolto (?) il matrimonio con Thomas John, Jessa prova a ristabilire un contatto col padre, che non vede da tre anni e che pare averle mandato un sms con poco senso (probabilmente niente di più che un butt-text, come suggerisce con poco tatto Hannah). Dunque, ecco il nuovo: Girls che interiorizza, invece di sputare tutto fuori; Girls che prende una boccata d’aria e sembra voler riflettere sulle origini di un personaggio, piuttosto che sulla presa ineluttabile di coscienza del suo essere ormai cristallizzato così com’è. Quel che è accaduto a Jessa, per essere la stronza cosmica cui si atteggia, è una famiglia disfunzionale: una “matrigna” pseudo new age, un “fratellastro” etichettato immediatamente da Hannah -I guess I can just never tell if guys are like attractive in a loserly way or if it’s like they’re just losers-, ma soprattutto un padre che per tutta la sua vita è stato assente (interpretato da un Ben Mendelsohn perfetto nel ruolo).

Il picco emotivo dell’episodio risiede proprio nel dialogo, finalmente senza filtri, fra Jessa e il padre. Quel I’m the child reiterato dà ragione (con un appunto, però, alla frettolosità del tutto) dell’atteggiamento da bohémien a tutti i costi di Jessa: mimesi evidente di un altro atteggiamento (quello paterno) che, pur provocandole sofferenza, non ha potuto far a meno di scimmiottare (Because you know, we’re not like other people. We’re not, are we?). Alla fine Jessa scompare, dimostrando proprio l’incapacità di uscire da questa dinamica, poiché l’unica cosa che, ancora, le viene spontaneo fare, è ricalcare esattamente i comportamenti tanto criticati del padre (He’s not coming back.. this is what he does). Pur nell’ovvietà e nella fretta di chiarire la questione condensandola in un episodio (che ovviamente è un jolly per la momentanea uscita di scena della Kirke), ho apprezzato la scelta di fermarsi un attimo per domandarsi chi sono questi personaggi, da dove vengono, qual è il motivo del loro darsi così violentemente come si danno sullo schermo. Scelta che, analoga a quella di Boys Boys Boys, mi sembra poter mettere a tacere, almeno per questa settimana, le critiche di autoreferenzialità di cui la serie è tacciata. E sì, probabilmente anche quell’epifania di cui parlavo all’inizio, con Aimee Mann e blablabla, è un po’ furbetta e frettolosa pure lei. Ma siccome mi trovo di fronte ad una puntata di Girls che non mi fa sanguinare gli occhi, prendo e porto a casa lo stesso.

E insomma, dicevo, un episodio su Jessa. Mica tanto, però: perché Hannah si sente eccome. Eppure ho apprezzato l’ironia di certi passaggi che la riguardavano e anzi, forse questa è una delle poche volte in cui sono riuscita ad indicarla e decifrarla con sicurezza, questa ironia. Fortissima, ad esempio, nella sequenza in cui Jessa copre il viso di Tyler in macchina: Hannah urla in preda al panico contro i suoi compagni di ventura, a suo parere molto poco maturi, per poi ricadere, una decina di secondi dopo, in un comportamento che di maturo non ha nemmeno l’ombra. Quel suo pretenzioso that is not funny, that is immature! di pochi attimi prima, crolla immediatamente allo sproloquio nel cimitero: I’m freaked out, wich is the normal human response to driving in a car where the driver’s eyes are being covered by another person and everyone’s on whip-its. And I’m starving, cause all you have in your house is your pet rabbit, and I’m an undiagnosed hypoglycemicNon finisce qui: Hannah si convince, ancora una volta con una superficialità mostruosa, di essere presente per gli altri: I tought you brought me on a sexcapade. That was just me trying to have continuity with you (l’unica cosa che sembra averla colpita finora è il discorso di Jessa su come sia motivo di vanto, per una donna, far “sbocciare” la sessualità di un ragazzo).

Anche il (vero) finale è senza Jessa: e non solo perché, materialmente, la ragazza è sparita, ma perché il punto di vista su tutta la faccenda è, alla resa dei conti, quello di Hannah. È lei ad assumere e metabolizzare quel che è successo; finalmente, con un qualche vago sentore della vera portata degli eventi, chiama i suoi genitori. È uno dei pochi gesti che forse fanno sperare in una piccola maturazione, in un leggero movimento; perché va bene tutto, va bene che la serie può voler parlare di un’incapacità, di un’immobilità generazionale, ma senza un percorso, seppur abbozzato, malandato e imperfetto, una storia non può sopravvivere; di più: non diventa mai una storia, e qualunque affermazione, fosse anche la più sperimentale e anticonformista, s’accartoccia inevitabilmente su sé stessa.

L’episodio ha il merito (grande, per chi scrive) di mettere un attimo in pausa il vortice abbastanza squallido di chi tromba con chi per prendere respiro. Nel farlo, riutilizza la formula che aveva reso vincenti Boys, boys, boys e The Return: lontana dall’asfissia della metropoli, più rilassata, più intimista. Il pollice è in su, senza dubbio, ma prendetelo con tutta l’autoreferenzialità del caso: ogni settimana non posso far altro che mettermi davanti alla puntata di turno e chiedermi se mi piacerà o mi farà completamente schifo (in genere è la seconda casistica). Stavolta è andata bene, domani chi lo sa.

Ok.

Pamela Rossi

Una a cui è capitato qualcosa di cruciale durante l'adolescenza: Italia Uno decide di trasmettere Dawson's Creek. Da allora le cose non sono più le stesse: il mode del Dawson Piangente si impadronisce della mia vita, ma soprattutto esplode l'accanimento seriale. Affetta da un incondizionato feticismo per l'inglese britannico, sogno di guardare l'inguardabile e diventare un giorno nerd supersayan di quarto livello. Mangio quasi tutto, ma i cetrioli proprio no. Porto degli occhiali rossi, e con questi vedo la gente scema.

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Commenti
7 commenti a “Girls – 2×07 – Video Games”
  1. claudia scrive:

    serviva la sveltina in cimitero? peccato.

  2. Holly scrive:

    Anche questo episodio mi è piaciuto,apprezzo molto che si soffermino volta per volta solo su alcuni personaggi (Hannah,Adam,Ray e questa volta Jessa). Nonostante quel suo carattere “un pò così”,io sono sempre stata affascinata dalla personalità di Jessa e sono stata contenta di rivederla e soprattutto di capire un pò più di cose su di lei.
    Hannah si è rivelata la solita ragazzina ingenua,talmente concentrata su sè stessa e i suoi problemi da non capire/vedere quello che le sta intorno..ma del resto in quel quartetto sono tutte un pò self-centred,non mi stupisce che questo venga fuori ogni volta che c’è un problema un pò più serio degli altri.
    Capisco il discorso di Pamela sulle musiche “furbette”,messe lì apposta per lasciare quel senso di compiacimento da fine puntata, tuttavia non la vedo come una cosa così negativa:trovo che Girls faccia un ottimo uso della musica,e poi personalmente amo i momenti in cui questa sottolinea gli stati d’animo.
    Bella recensione!
    ps.va bene tutto,però alla prossima voglio Shoshanna <3

  3. sara scrive:

    Holly ha scritto:

    ps.va bene tutto,però alla prossima voglio Shoshanna <3

    più Shosh per tutti! è un delitto privarcene

  4. Francesco Gerardi scrive:

    La bellezza degli ultimi tre episodi mi conferma per l’ennesima volta che io, di questo show, non ho capito, e non capirò mai, un cazzo. Dopo un inizio di stagione orrendo, guarda che trittico che mi piazzano. Pazze Girls amale. Forse per Lena è arrivato il momento di diluire un po’ il suo controllo creativo sulla serie. Visti i risultati, meglio per lei e, soprattutto, per noi.

    Evviva Aimee Mann, brava Pamela.

  5. AryaSnow scrive:

    A me invece sono piaciute abbastanza le due puntate precedenti, ma non questa. Ho trovato l’approfondimento di Jessa molto banale, il tipo di background più scontato possibile per una che appartiene allo stereotipo della libertina. Se mi avessero dato la possibilità di puntare tutti i miei soldi per rispondere a “quando faranno una puntata sul passato di Jessa, cosa ci metteranno dentro?”, avrei scommesso esattamente su questo e avrei vinto.
    Poi certo, una cosa banale può essere fatta bene, ma in questo caso mi ha colpita un po’ solo l’ultimo dialogo col padre, specialmente quando dice “I am the child”.
    Anche di Hannah mi è piaciuta solo la scena finale. Invece mi sono terribilmente rotta di vederla scopare con un tizio nuovo a puntata. Non è questione di “come fa a scopare così tanto anche se è brutta?” (tra l’altro per me non è nemmeno così brutta. Ne ho conosciuti di più brutti che scopano tanto), è che 1)La cosa è diventata ripetitiva. 2)Ho l’impressione che la Dunham voglia proprio mandare il messaggio “puoi scopare tanto anche se sei brutta” e questo mi sembra un atteggiamento invadente dell’autore nella storia.

  6. Pearl scrive:

    _A me invece sono piaciute abbastanza le due puntate precedenti, ma non questa. Ho trovato l’approfondimento di Jessa molto banale, il tipo di background più scontato possibile per una che appartiene allo stereotipo della libertina. Se mi avessero dato la possibilità di puntare tutti i miei soldi per rispondere a “quando faranno una puntata sul passato di Jessa, cosa ci metteranno dentro?”, avrei scommesso esattamente su questo e avrei vinto._Arya Snow

    Concordo in pieno, puntata un po’ troppo stereotipata sotto molti punti di vista inoltre un’ ulteriore sospensione della trama orizzontale non ci stava adesso.

  7. ilaria scrive:

    la nuova puntata è semplicemente RIDICOLA.
    Il disturbo di hannah forzatissimo, patetiche e grottesche le scene che lo riguardano, sembra quasi una caricatura. RIDICOLO.
    Il mio orgoglio da psicologa non sopporterà un solo altro minuto di questa schifezza mondiale. Ma che è? ma perchè?Ma valà!

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