“That man is an emotional disaster”
Alla fine si è palesato il big bad di questa quarta stagione: la peculiare capacità di Raylan di ritrovarsi coinvolto, attirare a sé, sempre la donna sbagliata nel momento sbagliato. A livello di mancanza di interesse questo talento sta dividendo il palco con la caccia a Drew Thompson, il debole pretesto che fornisce qualcosa da fare ai personaggi di Justified. La nuova identità dell’uomo è il grimaldello di Arlo per aprire le porte della prigione, il caso con cui Art può surclassare l’FBI, per Boyd il mezzo per accordarsi con Duffy, per Duffy il regalo da portare in dote a Tonin per entrare in affari e per Raylan il modo di impedire ad Arlo di uscire di prigione.
Purtroppo questa caccia all’uomo, al contrario di quanto mostrato nelle prime puntate, non introduce elementi particolarmente interessanti né fa proseguire la storia in qualche modo. Il muro contro muro tra Arlo e Raylan ormai non ha più tensione narrativa né emotiva e lo stesso personaggio di Raylan sembra in stand by tanto che, se non fosse per lo screentime, Boyd potrebbe essere il vero protagonista. In effetti tra i due chi soffre maggiormente l’assenza di un confronto-scontro è proprio il Marshal: la storyline di Boyd, impegnato a proteggere ed espandere ciò che resta del suo giro di affari in qualcosa che possa garantire un futuro a lui e Ava, è senz’altro qualcosa di più concreto rispetto a quella del Marshal sempre meno simile a un US Marshal e sempre più simile a un Givens con la stelletta.
Ma facciamo un passo indietro come lo stesso episodio ci chiede di fare. Sei giorni fa: Raylan consegna Jordy a Sharon intascando la taglia. Apprendiamo così che le prime sette puntate di questa stagione coprono un arco temporale di una settimana. [Nota a margine: questo mi fa pensare che non assisteremo al parto di Winona salvo un salto in avanti a fine stagione]. Jordy viene consegnato ma grazie a un complice riesce a fuggire uccidendo Sharon e collega. Torniamo all’oggi. Raylan apprende della morte della donna e della fuga di Jordy, noi apprendiamo il vero motivo che spinge il fuggitivo a cercare la sua ex moglie, ovvero la somma di denaro che l’uomo ha nascosto nell’abitazione della donna. Trattandosi di Raylan la caccia all’uomo coinvolge una bella ragazza, una sparatoria, una camera d’albergo. Bonus: Raylan è destinatario di un corto scritto e interpretato da Jordy, diretto dal complice novello Spielberg.
Clover Hills. Ava e Boyd sono diretti a casa dell’ex sceriffo Napier, l’intento è quello di scoprire chi dei ricconi della Beverly Hills di Harlan può essere Drew Thompson. Il piano è piuttosto inverosimile: un uomo talmente abile dal non aver lasciato traccia della sua vecchia esistenza per trent’anni dovrebbe farsi mettere nel sacco o dalle moine di Ava o dalla parlantina di Boyd. Tutto questo in una casa gremita di estranei accorsi per trascorrere una notte di orge. L’unica nota di interesse è la prospettiva in cui viene posta l’attività di Boyd: la famiglia Crowder ha prosperato nel crimine per gentile concessione degli affaristi dell’alta società di Harlan i cui capi rivendicano ora il diritto di scegliere i bersagli da colpire. Boyd è così circondato da minacce note e altre sotterranee: Colt chiamato come fidato uomo in più è divenuto la principale causa della mina vagante Ellen May, il cugino Johnny è la proverbiale serpe in seno, gli uomini di Clover Hill sono virtualmente i nuovi capi a cui occhi è né più né meno che un bifolco da usare per i lavori sporchi. E c’è ancora Drew Thompson a cui dare un volto.
Il giudizio finale è da leggersi con un sospiro: fino a due puntate fa mi sono divertita, non mi importava individuare il traguardo. Il nuovo predicatore, constable Bob, Colt, rappresentavano nuova linfa in uno show che eccelle nel trovare le giuste facce per i rispettivi personaggi. Perfino la rivalutazione della povera Ellen May da prostituta a principale minaccia dell’impero dei Crowder ha avuto un tocco di magistrale grottesca ironia, ma ora la caccia all’uomo batte sempre sugli stessi tasti -Arlo, Raylan, un tizio che sa di un tizio – e inizio a temere che la risoluzione del caso non potrà che essere deludente.



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“Il muro contro muro tra Arlo e Raylan ormai non ha più tensione narrativa né emotiva e lo stesso personaggio di Raylan sembra in stand by”
Eh? Non ha tensione?
@ JTL:
No, non ha tensione. È il solito scontro standard tra padre e figlio che ormai scrivono con il pilota automatico: Raylan, rancoroso, augura non troppo velatamente la morte ad Arlo, Arlo mostra il suo sardonico disprezzo verso il figlio. Fine.
Purtroppo concordo! Un Justified con il freno a mano quello di questa quarta stagione. Non c’è nessuna tensione e curiosità nel sapere come andrà a finire. Continuo a sperare che la vera identità di Drew Thompson sarà il colpo di scena che risolleverà le sorti della stagione, ma la vedo dura…Justified non è un libro giallo..la scoperta (sorprendete) del colpevole non è mai stato uno degli obiettivi dello show, quindi non credo cambieranno rotta in questa stagione. Temo invece che Drew risulterà essere un qualche sconosciuto mai visto primo (anche se continuo a sperare il contrario).
Ora come ora questa stagione (ad eccezione della prima manciata di episodi) sta vivendo di rendita. L’unico motivo per cui rimane a galla (a livello qualitativo) sono i personaggi, nonostante un Raylan per niente in forma. Ma se anche i personaggi pesano per il 50% nella qualità di una serie, senza una trama convincente sono destinati ad annoiare pure loro sulla lunga distanza.
Ammetto che questa puntata mi ha annoiato, soprattutto la storyline di Raylan, non ho ben capito l’utilità di “riesumare” il tizio del primo(?) episodio. Per il resto confermo che questa stagione mi sta piacendo, forse anche più della scorsa dove l’enclave dei neri non mi ha mai preso più di tanto
La puntata, come la precedente del resto, lascia un po’ a desiderare. Non fosse per quei dialoghi pungenti che alla fine, volente o nolente, le consentono di portarsi a casa la pagnotta. Vero tutto, però ragazzi: dare del prevedibile al rapporto Raylan-Arlo solo perchè di figli rancorosi verso i padri e viceversa se ne sono visti e/o se ne vedranno a bizzeffe mi sembra eccessivo. Se c’è una cosa che continua a reggere in Justified è proprio questo. Ok, lo scontro tra padre e figlio può essere pure standard (inteso come idea di sceneggaitura), ma bisogna dare anche un peso a come viene scritto e trattato nella sua evoluzione narrativa. In Justified mi sembra funzionare eccome!
Fermo restando che qualsiasi puntata “sottotono” di Justified è superiore al 90% della roba trasmessa in giro, devo ammettere che effettivamente si sta iniziando a girare un po’ su se stessi e credo anche di aver capito il motivo. Recentemente mi son rivisto tutto Justified e mi sono accorto che è una serie a Diesel: parte piano e poi va a tutta birra. Si segue sempre lo stesso schema: le prime 5-6 puntate si gettano semi qua e la ma non si sviluppa nulla e si trattano principalmente “casi della settimana” che possono durare anche 2 o 3 puntate (ricordate le banconote false della stagione 2?), dei filler che anche se filler risultano comunque gustosi; nella seconda metà della stagione si pesta il piede sull’accelleratore e si sviluppa la trama principale in toto.
Finora questa quarta stagione ha seguito perfettamente lo schema (il filler con la barista, il suo ex marito ed i polli, gli indizi lanciati qua e la la storia che ingrana lentamente) ma non ha soddisfatto; mi son chiesto il perchè e secondo me la risposta è che i comprimari introdotti in questa stagione non sono all’altezza dei precedenti.
Pensateci: Dewey Crowe, Dicky Bennet… perfino un Devil ti alzava la tensione.
In questa quarta ci sono stati altri comprimari (Colton, Constable Bob) che non hanno (avuto) lo stesso carisma di quelli che li hanno preceduti ed questo il motivo, secondo me, per cui si sta girando un po’ a vuoto.
Wynn Duffy da comprimario è diventato un “regoular” e quindi non bisogna contarlo.
Immagino comunque che questa stagione sia solo di passaggio in attesa della quinta e del big boss Theo Tonin
A Justified non riesco a dare un voto, ho guardato la prima stagione senza appassionarmi ma senza riuscire a staccarmi. Episodio dopo episodio mi sono affezionata ai personaggi, alle loro tante fallacie, all’amarezza che traspare trama dopo trama.
White trash a go go, storie minime in cui un accento appena più trascinato, uno sguardo, un giubbotto liso regalano poesia.
In questa stagione mi sembra che Rylan in se raccolga molti di questi aspetti, da marshal super figo a vecchio scarpone, è la vita, sono le scelte di cui si è consapevoli e quelle di cui non si è consapevoli (finirà mai la fuga in tondo di Rylan dall’ingombrante ombra di Arlo?) Sarà Rylan quel genitore che dichiarando di voler essere radicalmente diverso dai propri madre e padre sarà esattamente come loro? In questo viaggio i vari Drew, Theo etc sono strumenti che servono al personaggio.
Io ancora non mi spiego come abbia fatto la chiaroveggente prima moglie di Drew a sapere dell’appuntamento di Rylan in palestra ad inizio stagione, spero a fine stagione in una spiegazione twist perchè il soprannaturale non lo voglio (o magari non ci ho capito un’acca senza sottotitoli, più probabile).
Boyd? a lui il viaggio va in direzione opposta, da anima perduta a uomo d’affari fortunato in amore, trovo che abbia meno cose da dire in questi episodi e però è sempre un piacere vederlo ed ascoltarlo, la sua rincorsa all’american dream procede spedita e no, non ci credo all’amore, è l’ambizione che ti muove Boyd Crowder! e va benissimo così
Concordo con la recensione.
Forse si tratta di una stagione di transizione destinata a concludersi col botto.
Ci sono alcuni spunti che sono stati introdotti durante i primi episodi ma che sono stati inspiegabilmente accantonati, come l’avvicendamento di Art e la caratterizzazione dei colleghi di Raylan,soprattutto di Tim (anche se c’è in ballo la sottotrama dell’ex-commilitone tossico) .
Comunque a parte queste ultime due puntate rimane una serie godibile, a patto che non prosegua lungo questa china.