the americans 104

The Americans – 1×04 – In Control

Basta un “Hanno sparato al presidente!” perché la mente galoppi verso l’immagine sgranata di John Fitzgerald che si accascia al fianco di Jacqueline. L’impatto mondiale di quell’attentato è stato tale da rendere routine la domanda “Dov’eri quando hanno sparato a Kennedy?”, sebbene la storia americana sia ricchissima di minacce alla vita dei suoi presidenti.

Il quarto episodio di The Americans affronta una sfida di rilievo: quella del confronto con la storia.
30 marzo 1981. John Hinckley spara sei colpi in direzione del presidente e della sua scorta, all’uscita del Hilton Hotel di Washigton. Il gesto di un folle, che non uccise Ronald Regan per un misto di fortuna e decisioni giuste prese in quei drammatici dall’agente FBI Jerry Parr. Questa la versione ufficiale, recentemente arricchita da nuove rivelazioni dello stesso FBI.

“In Control” parte da questo grande avvenimento storico per sviluppare ulteriormente i suoi personaggi, giocando per la prima volta in maniera preponderante la rischiossisima carta della storia nella Storia.

Se di “Gregory” avete amato il versante da spy-story, con la fittissima cappa di paranoia a condizionare le azioni dei protagonisti, “In Control” è il vostro episodio. Infatti lascia un po’ da parte lo sviluppo emotivo della coppia protagonista per adottare una voce corale, sfruttando tutto il cast per descrivere la reazione emotiva universale a un evento tanto destabilizzante. Così riassumere questo episodio diventa veramente una sfida, perché sistema piccoli tasselli riguardanti protagonisti e comprimari la cui portata è ancora tutta da chiarire. Tantissimi nuovi elementi, tantissime incognite che solo lo stile pacato, quasi distaccato di The Americans riesce a convogliare con apparente naturalezza.

Il leitmotiv dell’episodio è il controllo del titolo, che tutti cercano disperatamente di avere o mantenere dopo l’attentato, generando invece reazioni emotive pericolose.
Gli Stati Uniti hanno un solo, grande nemico, senza alcuna sfumatura: la Russia. Così mentre il segretario di stato Haig fa un uso estensivo dei suoi poteri per mantenere il controllo della nazione, la priorità di tutte le agenzie è quella di scoprire se e quanto il nemico sia effettivamente coinvolto. Questo è un ottimo modo per concedere un po’ di spazio al principale “antagonista” della serie, Stan, che viene forzato a contattare immediatamente Nina. Abbiamo modo di constatare come le paure di quest’ultima siano fondate, ma soprattutto abbiamo modo di tornare ad apprezzare l’estrema ambiguità dell’agente appena trasferitosi. Non per l’immancabile, tesissimo scambio di conversazioni quotidiane con i suoi vicini russi, ma per l’importante rivelazione sulla sua vita coniugale. Anni di copertura in ambienti estremisti lo hanno reso incapace di tornare a comunicamente pienamente con la moglie, a sua volta incapace di creare un legame con il nuovo Stan.
Inutile sottolineare la bellezza del parallelo che si viene a creare con Elizabeth e Phillip, spietati assassini e cospiratori, ma capaci di concedersi un pomeriggio d’amore “senza controllo” in hotel proprio perché le avversità di anni di vita sotto copertura li hanno avvicinati.

Ironicamente, proprio il non essere a conoscenza dell’attentato scatena la paronoia assoluta di Mosca, che ordina ai suoi agenti di prendere il controllo, raccogliendo informazioni d’intelligence e preparandosi all’Operazione Christopher, una sorta di attentato alle alte cariche statunitensi. Questo ci dà modo di avere un’idea più precisa della vastità della rete del KGB su suolo americano, dove finti comunisti pentiti presidiano la stampa, cantine polverose funzionano come centralini clandestini e casse di armi giacciono sepolte nei boschi.
Claudia in particolare assume spessore: Margo Martindale è ben attenta a non fornirci alcuno spunto per capire quale sia esattamente l’orientamento del suo personaggio, ma adesso sappiamo che tra lei e i suoi agenti sul campo c’è una generazione di spie di distanza. Lei si è fatta da sola dietro le linee nemiche, senza addestramenti. L’affettuosità quasi materna che riserva a Elizabeth (ma non a Phillip) è spontanea o frutto di misuratissimo calcolo?

Un altra piccola ma importante svolta è il riposizionamento dei Jennings nell’asse Mosca – Washington DC. Non trasmettendo determinate informazioni, Phillip convince Elizabeth ad adottare un approccio più critico, una sorta di screening preliminare di cosa trasmettere in patria e cosa no.  La criticità di Philip verso la Russia bilancia perfettamente la ritrosia della moglie verso l’ipocrisia americana e questo passaggio ha una portata enorme in divenire. Il tradimento desiderato da Phillip nel pilota è stato messo in atto. Non a favore degli Stati Uniti, ma a seguito di una decisione dettata dalla loro coscienza. Tuttavia i due ora sono doppi traditori e ben consapevoli delle possibili ripercussioni della loro decisione.

Ok.

“In Control” è un bel episodio da vedere. Forse meno immediato di “Gregory”, tiene volutamente coperte le sue carte (il passato di Phillip?) ma nel contempo maschera svolte importanti come piccoli avvenimenti. Sul lungo periodo potrebbero diventare essenziali per le svolte più mature dello show.

  • Paige sostiene che il fratellino dovrebbe preoccuparsi perché “history repeats itself” ed Elizabeth la guarda sorpresa. Forse perché involontariamente la figlia cita una celebre affermazione di Karl Marx, che concludeva così: “the first as tragedy, then as farce”.

Elisa G.

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16 Comments

  1. A me si è scemato l’effetto sorpresa quando hanno detto ” hanno sparato al Presidente!” è una delle poche cose che ricordavo di quegli anni lo squilibrato ossessionato dalla Foster…comunque non mi annoia mai sta serie e procede molto bene,sono una fan del rapporto ritrovato tra Elizabeth e Philip.
    *’L’hanno già rinnovata urrà!!

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  2. La cosa che più mi ha colpita dell’episodio è il fatto che immediatamente i Russi iniziano a pensare che ci sarà un colpo di stato (cosa che pensa anche Elizabeth), mentre Stan ride sorpreso quando Nina gli dice che quella è la preoccupazione maggiore della Russia.
    Philipp è l’unico davvero americano in tutto il direttorio S! l’unico che capisce davvero contro chi lottano e che SA che non ci sarà nessun colpo di stato, a prescindere dalle parole di Haig.

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  3. bell’episodio, the americans non delude proprio,mi è piaciuto tutto,dalla gestione dei personaggi al modo naturale in cui hanno inserito un fatto storico nella trama tenendo sempre ben presenti le premesse della serie, mandando in vacca un inutile modestia..(philip avrebbe evitato la 3°guerra mondiale)
    belli anche i flash back sull’infanzia di elizabeth,sono curiosa di vedere qualcosa anche su phil.

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  4. Ho trovato la recensione un po’ freddina, ma dipende da me; più passano gli episodi più sono appassionato. Comunque, concordo su tutto, soprattutto sull’insondabilità di Claudia. Comincia a starmi preoccupantemente antipatica.

    p.s. cosa non si fa per Jodie Foster.

    mate ha scritto:

    Philipp è l’unico davvero americano in tutto il direttorio S!

    Assolutamente no. Philip è l’unico, semmai, che non è annebbiato da valori idealistico-bigotti ed ha capito che è più opportuno comprendere prima gli accadimenti ed il nemico e dopo prendere una decisione. E’ una spia migliore di Elizabeth, sebbene lei sia mille volte meglio addestrata.

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  5. The Americans continua a piacermi davvero tanto,e ogni volta trovo la puntata migliore della precedente.
    Contrariamente a quanto pensavo all’inizio,il personaggio di Elizabeth si sta delineando molto bene,con sfaccettature interessanti:è incredibile come riesca a passare da spia con sangue freddissimo (per esempio quando uccide il poliziotto) a madre e “moglie”, senza dimenticare il suo passato. Al momento mi risulta più difficile capire Philip,segno che le prime impressioni non sono mai quelle che contano :)
    Ho trovato Claudia davvero inquietante,mentre mi sto interessando sempre di più anche alla storia di Stan.
    Avrei una domanda però:quante spie ci sono a Washington?Voglio dire,sembra che Elizabeth e Philip debbano fare molte cose da soli,eppure non mi sembra che di “aiutanti” non ce ne siano..eppure sono sempre loro che vanno in giro travestiti ad interrogare le persone..
    Bella recensione!

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  6. Sal G. ha scritto:

    mate ha scritto:

    Philipp è l’unico davvero americano in tutto il direttorio S!
    Assolutamente no.

    Mi sono espressa male, ma quello che volevo dire è che Philipp è l’unico che comprende davvero l’america…americano in quel senso! :)

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  7. Holly ha scritto:

    quante spie ci sono a Washington?

    Tante tante tante. Noi stiamo seguendo però la storia di quelle più importanti, o comunque quelle il cui incarico è d’interesse diplomatico più rilevante. Hanno dei compiti decisamente fondamentali nello spiare i componenti del governo che li pongono nella posizione di dover gestire informazioni delicate; se spiano il Segretario di Stato non trovo assurdo che siano loro a dover intervenire nel caso di golpe.
    Perciò è logico che un loro sospetto sul Colonnello Haig possa causare la Terza Guerra Mondiale mentre quello di un’altra spia debba essere verificato ulteriormente.

    @ mate:
    Allora non avevo capito :)

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  8. @ Sal G.:
    grazie mille per la spiegazione!infatti mi chiedevo proprio quale “posizione” occupassero,se ci fosse una qualche gerarchia..

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  9. Bella puntata! Sono riusciti a fare in modo che il sapere già come andava a finire non rovinasse la tensione dell’episodio e l’atmosfera generale, insomma noi sapevamo che non c’era nessun colpo di stato e nessuna guerra in arrivo, però ciò non ha diminuito l’interesse.
    Stan però non mi sta prendendo come personaggio, penso sia più che altro colpa dell’attore…non riesco a trovarlo molto credibile nella parte, spero di abituarmi col tempo.

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  10. Questa coppia ha dinamiche fenomenali.
    Questo telefilm è eccezionale, un homeland che scava più nelle piccole pieghe piuttosto che nei macroeventi.
    Bello bello davvero spero faccia strada perchè lo merita.
    Altro che Following!!!!!!

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  11. ‘sta serie è troppo bella e i protagonisti bravissimi

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  12. Miglior episodio finora.

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  13. sottolineo che in questa puntata gli sceneggiatori hanno spiegato in modo magistrale la diversa concezione del potere che avevano gli USA e URSS quando hanno mostrato come un colpo di stato negli US è considerato improbabile e inconcepibile dai suoi cittadini mentre i sovietici lo consideravano quasi ovvio ( bello il riferimento alla morte di Stalin)

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  14. hannibal ha scritto:

    sottolineo che in questa puntata gli sceneggiatori hanno spiegato in modo magistrale la diversa concezione del potere che avevano gli USA e URSS quando hanno mostrato come un colpo di stato negli US è considerato improbabile e inconcepibile dai suoi cittadini mentre i sovietici lo consideravano quasi ovvio ( bello il riferimento alla morte di Stalin)

    Scherzi della paranoia.

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  15. …è fatta, con questo episodio mi hanno preso definitivamente, li amo tutti, ma amo soprattutto lo stile garbato, senza fronzoli, che utilizzano per raccontarci un’epoca che sembra ormai preistoria, ma che, dal punto di vista iconografico, rimpiangiamo in molti. La Guerra Fredda, i romanzi di Le Carré e di Forsyth…
    Dopo aver visto questo episodio ho pensato alla crisi fra Usa e Cina raccontata in uno dei “giorni” di 24, due modi magistrali, diametralmente opposti di visualizzare la Tensione, la scintilla che può innescare il disastro finale.

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  16. Puntata anche questa tesissima, inquietante, ansiogena. Bella bella, mi piace come nel bel mezzo di questa “incursione della Storia nella storia” abbiano trovato lo spazio per approfondire le relazioni dei personaggi (Philip e Elizabeth, Stan e la moglie, la figlia dei Jennings e il figlio dei vicini)… Wow, che serie!!

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