Suits – 2×15 – Normandy

suits s02e14/15

Previously on: Inizia la battaglia contro Daniel Hardman, che ora accusa il suo ex-studio dell’ingiusto licenziamento di Monica Eaton, tentando di costruire un caso di discriminazione di genere per minare l’immagine e la posizione di Jessica nelle cause omologhe che la nostra Dea della Legge sta costruendo contro la Folsom Foods. Hardman tenta di frantumare l’equilibrio interno alla Pearson, instillando il dubbio della sfiducia di Jessica in Harvey, accusando Louis di molestie sessuali ai danni di Monica, ferendo Jessica sul piano personale, definendola una donna sola, solitaria, gelosa della felicità romantica altrui. Per fortuna, Mike riuscirà a convincere Monica ad accordarsi e a mollare la causa, insistendo su come la sua vendetta nei confronti di Jessica rischi di negare la giustizia che le donne della Folsom Foods lottano per ottenere.

They know we’re bleeding

Metafore storico-militari come se piovesse, in questo episodio. A partire dal titolo, che non lascia dubbi: siamo alla battaglia che deciderà il vincitore e il vinto. La Pearson Hardman come gli Stati Uniti, Harvey Specter come Dwight Heisenhower. Se passa la modestia, ditele che siamo usciti.

Il problema del nostro studio legale preferito è, in questo momento, la scarsità di risorse economiche. Ci sono 45 casi da seguire e da vincere in 7 città. Lo studio è ferito e sanguina, Jessica, per contenere l’emorragia, è costretta a respingere le richieste di Harvey (più uomini, più mezzi). Con una concessione: libertà di spesa e di manovra su uno, e uno soltanto, dei casi. La scelta appare scontata e cade su Bakersfield, più basso tasso di donne promosse, più alto numero di richieste inoltrate, a comandare è il cognato di Hanley Folsom. La breccia nella cinta muraria, con la giusta pressione l’intera difesa di Hardman potrebbe crollare. Facile a dirsi.

 

It’s the best way to beat Hardman

Facile a dirsi perché Bakersfield l’ha occupata Dana Scott/Scottie, di ritorno dall’Inghilterra con un marito e un matrimonio saltati. Scottie s’è presa i clienti di Bakersfield e minaccia Harvey di prenderne altri, tentando di giungere a un compromesso. Harvey e il compromesso si sposano come i piselli e il Nesquik, questo lo sappiamo. Sappiamo anche, però, che la necessità può creare alleanze inaspettate, a maggior ragione se si è incastrati in una guerra che si rischia di perdere. Lo studio per cui lavora Scottie i soldi ce li ha, ed è disposto a metterli a disposizione della Pearson in cambio di una fetta delle loro future vittorie contro Hardman. Vittorie è la parola su cui Harvey decide di concentrarsi, per la sorpresa di nessuno. E il patto d’alleanza è firmato, con l’assenso di Jessica.

Naturalmente, ci sono strategie da ridiscutere e ridisegnare. Niente più Bakersfield: troppo scontato, Hardman è già lì ad aspettarli, probabilmente. Si punta sull’effetto sorpresa, si parte alla conquista dell’unica città, tra le 7 in questione, che possa vantare la promozione di una donna a una posizione di potere. Parkville sia, allora.

Naturalmente, jet privato=sesso d’alta quota. E altrettanto naturalmente, Donna aveva ragione su Scottie (don’t screw with him or don’t screw him? – are you able to do one without the other?). I due, Scottie e Harvey, non riescono a stare da soli in un luogo, per terra o per aria, senza finire l’uno dentro l’altra. C’è di buono che, almeno, hanno sfruttato l’occasione per decidere chi sarà a condurre la deposizione che si apprestano a tenere. Come hanno fatto non ne ho idea. Sono sicuro, però, che Sheila disapproverebbe metodi così poco professionali.

 

You’re the one who’s still tryng to win something

Hardman però è lì ad aspettarli, poco ci manca che vada a prenderli in aeroporto. Nonostante tutte le precauzioni prese al fine di mantenere calda la falsa pista di Bakersfield, Hardman non c’è cascato. Protagonista della deposizione è, però, la scoperta di Mike, secondo il quale la promozione concessa dalla Folsom Foods alla donna in questione è frutto di un “cambio d’idea” seguito all’isterectomia subita da quest’ultima, giusto nove mesi prima di ottenere suddetta promozione. Niente figli, niente famiglia, niente distrazioni su e dal lavoro, questa è la politica adottata da Folsom. Certo è che Harvey ci va giù pesante, senza nemmeno informare Scottie del fatto. La deposizione salta, Hardman sembra ancora essere in testa.

Scottie è più che infastidita dal comportamento di Harvey. Dico più perché questo caso, per lei, non è UN caso. E’ IL caso che, se vinto, le varrà il nome sulla porta. Ed è il caso sul quale il suo studio ha deciso di investire 12 milioni di dollari, facendo scomodare addirittura Varys da King’s Landing Edward Darby, in visita da Londra per incontrare Jessica e mettere dei volti sopra i nomi dei tizi che gli stanno prendendo una barca di soldi. E anche della visita del suo capo, Scottie non sembra essere contenta.

 

You’re about to lose

Il problema è riuscire a dimostrare fondata la scoperta di Mike (la promozione ottenuta “grazie” all’isterectomia). Cosa difficile da fare senza accesso alla mail privata di Folsom. Detto fatto: senza spiegarci come, Katrina riesce nell’impresa, Mike e Rachel se ne prendono il merito. Eh già, perché tra i tre è in corso un’altra piccola guerra, una guerra nella guerra, una guerra di quelle di cui non mi importa niente. E stato difficile digerire i pezzi di episodio dedicati a questa storia. Sarà che trovo insopportabile Rachel (non t’hanno presa a Harvard? E ‘sti cazzi! Può succedere di peggio, dico io. Prima voleva fare a tutti i costi l’avvocato, ora vuole fare a tutti i costi l’avvocato alla Pearson. Non è che pretendiamo un po’ troppo? Ti devo far parlare con lei?); sarà che trovo inutili i battibecchi tra Katrina e Rachel (se Rachel perde una giornata di lavoro a guardare mappe di Boston online e a struggersi per non essere stata ammessa non può essere colpa di Katrina. E a prescindere dal fastidio di Rachel, Katrina è un avvocato e lei è, ancora, una paralegale. E Katrina potrebbe pure capire che rubare il lavoro altrui non è il più simpatico dei comportamenti); sarà che trovo delirante l’atteggiamento di Mike nei confronti di Katrina. Insomma, quello che fa l’avvocato senza aver mai studiato Legge, quello che ha inserito un attestato di laurea falso nei database di Harvard, si permette di dire che la decisione giusta, per lei, sarebbe stata quella di rifiutare il lavoro offertole da Harvey, perché frutto di corruzione, di un crimine, di un’ illegalità. Lavoro offerto a lei per salvare il culo a lui, tra l’altro. Mah.

La gestione di Mike in questa parte finale di seconda stagione non mi è piaciuta per niente, è una delle poche pecche che riesco a trovare nei 15 episodi fantastici che Suits ci ha regalato quest’anno. E in questa puntata in particolare, il tentativo di tratteggiare Katrina come antagonista di Mike all’interno dello studio è sostanzialmente fallito date le ragioni assurde alla base del conflitto tra i due.

Insomma, Mike e Rachel sfruttano l’interminabile pausa caffè di Missy Dietler per rubare il lavoro di Katrina e presentarlo come  proprio. Nelle mail personali di Folsom, in effetti, c’è la ragione di quella promozione messa in discussione, la ragione che Mike aveva intuito. E’ fatta. Hardman è costretto alla ritirata, ma non riesce a scampare al fuoco nemico. Perché, per lui, le pessime notizie sembrano non finire mai. Darby, a quanto pare, non è a New York in visita di cortesia, non è arrivato a New York all’improvviso. Quello che gli interessa non è controllare un investimento, ma proporre una fusione. Proposta che, se accettata, costringe Jessica a mostrargli i registri contabili dello studio, e a mettere a nudo le frodi passate di Hardman. Tutto a norma di legge, nulla che possa accusarla di aver violato la confidentiality accordata all’ex-founding partner al momento della sua dipartita. Il nemico ha di fronte a sé il plotone d’esecuzione. Londra e New York diventeranno sorelle. Harvey permettendo.

 

Tirando le somme…

L’episodio conferma l’altissimo livello sinora mantenuto, inserendosi in quel tessuto fluido e organico che la serie ha sapientemente cucito nel corso della stagione e rifinito in questi episodi finali. La fusione con Londra può puzzare di deus ex machina sceso a salvare la Pearson da fine certa, ma l’attenzione dedicata alla debolezza dello studio nel post-guerra civile rende anche questa svolta, pur essendo un po’ frettolosa, accettabile e comprensibile. Il ritorno di Scottie è gradevole, lei e Harvey sono una bella coppia, Gabriel Macht e Abigail Spencer hanno una discreta chimica (anche se non c’è nemmeno bisogno di dire quali sono le coppie da shippare con tutte le nostre energie). C’è il problema della gestione di Mike e l’inutilità e la bruttezza della storyline di Rachel, ormai stantia. E spero che decida di andare a studiare in un’altra università, perché se rinunciasse alla Law School solo perché non è stata accettata a quella di Harvard, beh, sarebbe difficile non intendere la cosa come un plot-device posticcio e fastidioso per farla rimanere love-interest di Mike.

ok

Note a margine

  • Poco spazio per Louis in questa puntata, ma tanto affetto per un personaggio che, di volta in volta, dimostra una complessità e un’individualità straordinariamente costruite. Il suo scambio con Sheila è parecchio riuscito, e la decisione conseguente aggiunge un tocco ulteriore, di nobiltà, di tenerezza, al personaggio. E tanta felicità per il ritorno di Sheila.
  • Solo io ce li vedo da Dio Katrina e Mike insieme?
  • Non credo ci sia da commentare. Come sopra, poco spazio per Donna. Ma come lo occupa lei, quel poco spazio. BITCH SLAP! (lo so che è una roba successa nell’episodio precedente, ma non potevo non condividerla con voi).
  • Il regista di questo episodio, Terry McDonough, dirigerà il documentario (scritto da Mark Gatiss) ‘An adventure in space and time’, che andrà in onda su BBC Two per festeggiare il cinquantenario del Dottore.

 

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

More Posts - Twitter - Facebook

Commenti
6 commenti a “Suits – 2×15 – Normandy”
  1. michele m scrive:

    si effettivamente Mike non viene più calcolato e Rachel sta scocciando parecchio, è ricchissima, bella, cmq ha un lavoro, ma non rompere!!!

    Harvey è sempre Harvey, ma secondo me tra un po ci sarà malumore con Jessica. Immaginate che bello un nuovo studio Specter-Litt che fa la guerra a Person-Londra!

    Hardman poverino perde sempre

    Insomma come sempre gran bella puntata

  2. violetta scrive:

    Ragazzi però vi sta proprio sui maroni Rachel, addirittura la Fornero!questo è puro odio…è vero che è na piagnona però ha il complesso del padre poraccia… Katrina è un personaggio odioso ma azzeccato per la trama, io ce la vedo con Harvey una come lei.
    Donna è spettacolare, così cazzuta da mollare due dico due ceffoni a Hardman stile BITCH SLAP! eppure così fragile e disillusa da pensare che il “beautiful” di Harvey fosse diretto a lei :( la adoro!

  3. raffaella scrive:

    Concordo in pieno con la recensione, anch’io vedo molto bene insieme mike e katrina,volevo solo aggiungere solo io ho trovato Luiss fantastico’? Il prendersi la colpa per la mancata ammissione di rachel a Harvard , per me, è stato uno dei momenti più belli.
    Secondo voi non ci sarà mai la coppia Harvey / Donna? ma dico io perché ??????????? visto che stanno così bene insieme? :)

  4. roxy scrive:

    Bellissima puntata,katrina mi fa prudere talmente le mani che quasi quasi mi piace xD
    concordo,lei e mike starebbero molto bene insieme(e mi sembra che a lei gia piaccia vista la battuta con rachel)
    Fantastica donna,meraviglioso luis,mi piace pure il ciccione inglese!xD
    l’esclusione di rachel è terribilmente inrealistica comunque..ricca,punteggio alto al test,voti sicuramente altissimi,lavora alla hartman,figlia del proprietario di uno studio legale con i controcosi,con la possibilita di avere lettere di raccomandazione dai migliori avvocati di ny…bha..
    Comunque le sta bene,e ci ha mostrato un luis fantastico!

  5. alessia scrive:

    Non so perché vi lamentate di Rachel a me piace e dato che il telefilm ruota anche intorno al concetto di successo credo che lei sia un esempio della difficoltà ad emergere in un mondo di 110 e lode….
    Rachel alza sempre l’asticella ma l’aveva così fin dall’inizio. Vuole lavorare alla Pearson perché è un ambiente che le piace e poi li c’è Mike…
    L’essere bravi a volte non basta è una farse emblematica sopratutto per chi è in fase di laurea e armeggia con medie e voti con le aspettative degli altri…

    Katrina la odio sopratutto perché aveva smesso di fare la bitch dopo il confronto con Louis. Vuole attirare l’attenzione di Harvey ed è chiaro ma è veramente fastidiosa quando sputa sentenze e rigira e le azioni come se avesse sempre ragione.
    E lavora cavolo al posto di fare la lotta con gli altri (mike anche lui però…)

  6. Cassandra scrive:

    Ottima recensione, concordo su ogni punto (tranne che sul Katrina/Mike e Harvey/Scottie).

    Mi ha sempre colpito la capacità di Donna e Louis di rubare la scena a chicchessia anche con cinque minuti a episodio. Louis è al suo massimo qui; la sua bugia a lungo andare non reggerà, probabilmente, ma il suo istinto di “salvare” Rachel, se non dall’insuccesso, almeno dalla responsabilità dello stesso è toccante.
    Contentissima anch’io per il ritorno di Sheila, e per il fatto che pur avendola presentata all’inizio come un personaggio-macchietta per fare da pendant a Louis, le abbiano successivamente dato profondità e carattere.

    Riguardo Rachel, devo dire che pur compatendola e trovandole tutte le attenuanti che volete, (ri)comincia a darmi sui nervi. Questo sense of entitlement unito a un più o meno sistematico piangersi addosso non può starmi simpatico.
    Come dice @ alessia la riflessione sul concetto di successo che il suo character development offre è interessante, ma trovo piuttosto deprimenti le conseguenze che sembrano derivarne. “Sometimes good isn’t good enough”, o la mentalità tipicamente americana per cui ogni rapporto è una prova di forza, avrannp anche una certa ragion d’essere ma è solo un modo di guardare la cosa. Forse il segreto del successo è non continuare a insistere in qualcosa solo perché ci si sente portati ma capire per cosa si è portati davvero, abbracciare il proprio vero sé e via dicendo, o anche accettare che “there are storms we cannot weather” (cit. perché ascolto Les Miz in loop da un mese). Spero che questo sia il prossimo passo dell’evoluzione di Rachel, piuttosto che il suo accettare il lavoro di paralegale passivamente e continuare a sentirsi una fallita per il resto della vita.

    Mike è al suo absolute worst.
    Quando rinfacciava a Katrina il modo irregolare e illegale in cui aveva ottenuto il lavoro non potevo credere a quello che sentivo. Perché lui invece aveva frequentato regolarmente Harvard, pagato tasse e contributi, poi affrontato un paio di colloqui e infine trovato quello giusto. Ma dove?? Non capisco se Mike sia in self-denial o se è proprio TANTO str…o.

    Hardman che continua a prenderle da Jessica è impagabile.
    Varys a New York era l’ultima cosa che mi mancava nella vita.

    Harvey/Donna <3
    Attori e autori spergiurano che non c'è niente tra loro e che sono come fratello e sorella, ma GoT ha già fatto un po' incursione in Suits, quindi chissà…

Lascia un commento

Note: non sono graditi riferimenti ad argomenti illegali, spoiler, insulti e commenti esageratamente off-topic. Il sito utilizza gli avatar di Gravatar.