Black Mirror 2x02

Black Mirror – 2×02 – White Bear

Non si sa mai cosa ci si aspetta da un episodio di Black Mirror, creepy e twist sono i termini che accompagnano la nostra attesa anglofila, ma nell’accingerci a vederne un episodio non abbiamo nessuna idea di cosa si tratterà, né dove andrà a parare. L’unica sicurezza è la scrittura brillante di Charlie Brooker, la quale assicura idee forti che riflettono in maniera disturbante il presente (o un surreale, non impossibile, futuro).

Lasciate le perturbanti derive romantiche dell’ottima premiere, ci ritroviamo in un tempo sospeso nell’inquietudine dove le uniche emozioni a noi disponibili sono desolazione e paura. Lenora Crichlow (Being Human) si risveglia in una casa che non riconosce, dove ferite sui polsi e pillole per terra le fanno supporre di esser stata rapita o di aver tentato il suicidio. Due immagini la colpiscono nella loro fissità: un simbolo pixelato su televisori accesi e la foto di una bambina, sfusa e apparentemente fuori posto. Non è un caso che i primi riferimenti a cui possiamo aggrapparci, noi disorientati come la protagonista in amnesia,  siano delle immagini statiche: White Bear si rivela essere presto un racconto distopico sulla registrazione e la riproduzione forsennata nell’era di smartphone e internet.

In un’ambientazione à la Twilight Zone, che ricorda apocalissi e non-morti, la protagonista si ritrova a correre inseguita da un killer mascherato mentre viene ripresa da orde di civili muniti di telefoni intelligenti, che sembrano assorbire tutta la loro essenza e guidarli per inerzia: la registrazione è il loro unico scopo, così come il morso per gli zombi.

Lenora mantiene il suo stato di isteria confusa per buona parte dell’episodio, senza crescita e senza involuzione, tanto da farci quasi supporre che si stia soltanto portando all’eccesso un discorso sulla freddezza vouyeuristica ampliata dalla riproducibilità sempre più immediata del reale. Ma ovviamente Brooker va oltre, rompendo lo schema della preda impaurita nello stesso momento in cui arriva la svolta narrativa aberrante.

Partendo dalla satira sociale, secondo cui la compulsione a fermare memorie su vari aggeggi ci stia togliendo il gusto di vivere (e la memoria stessa), White Bear osa scrutare questa degenerazione aldilà del mero narcisismo da social network. Gli zombi camera-muniti inseguono una donna che sta rischiando la vita, eppure continuano a riprendere senza intervenire. Il problema sembra essere il ripetitore che ha infettato suddetti cameramen (cioè la tecnologia di per sé), ma è invero la scelta degli stessi uomini di abbandonarsi completamente a quel distacco tecnologico.

Quando scopriamo che la protagonista in fuga non è altro che la complice di un omicidio, che ha assistito al massacro di una bambina intervenendo solo per registrare, capiamo che, per interposto iphone, la percezione della realtà inizia a vacillare. La complice ha assistito passivamente ad un atto brutale attraverso le lenti di una camera e la fuga che copre tre quarti di episodio è il contrappasso, la pena che dovrà subire in un sistema giudiziario altrettanto brutale e desensibilizzato.

Brooker porta alle estreme conseguenze quel bisogno sadico per il dolore trasformato in intrattenimento, che caratterizza la società odierna. La pornografia dell’umiliazione che prepondera sui nostri schermi televisivi, si attorciglia veemente ad un sadismo innato: il Colosseo incontra i reality show, lasciando alcun sentimento eccetto il terrore.

Riprendere ossessivamente la realtà, dunque, svilisce il nostro interesse a parteciparvi, mentre osservare la realtà attraverso uno schermo sgonfia la partecipazione emotiva (e chiunque abbia assistito ad un concerto negli ultimi anni può confermarlo). Quelli che seguono la protagonista durante il suo percorso/gogna accettano la sua sofferenza perché conoscono le sue colpe, ma possono anche goderne (“Enjoy yourselves”) perché ella non è altro che un personaggio sui loro piccoli schermi. L’empatia umana è raffreddata dallo schermo, mentre la crudeltà, del singolo e della società, divampa. Un giro a caso su youtube confermerebbe la tendenza che Brooker sta amplificando.

L’episodio si appoggia sapientemente all’immaginario dell’incubo e dell’exploitation, con tanto di boschi gelidi, croci, utensili minacciosi, affanno persistente, paralisi dell’azione, bruschi cambiamenti e maschere che risvegliano terrori dell’infanzia. Ancora un buon risultato da diversi punti di vista (scrittura, regia, atmosfera, commento sociale), tralasciando i refusi ridondanti sui titoli di coda.

White Bear racconta con un linguaggio scarno e una giusta freddezza della pornografia mediatica, del modo in cui l’importanza di ciò che viene riprodotto da un medium perda di gravità per via dell’abuso del medium stesso. La distanza fisica e la reiterazione meccanica si traducono in distanza emotiva: il personaggio della Crichlow ha osservato l’omicidio di una bambina con lo stesso distacco di chi segue la sua pena in un loop infinito, facendone moderna Promethéus del voyeurismo inaridente.

Ok.

Eus

Figlio illegittimo di John Waters e Tina Fey.

21 Comments

  1. L’episodio mi è sembrato troppo didascalico da un lato, e troppo vicino a svariati archetipi slasher dall’altro, giocandosi in buona misura la carta dell’originalità che è propria di Black Mirror. Comunque mi è piaciuto, al di là del fatto che trovo sia sbagliato, per amore di plot twist, rendere grottesco e poco verosimile il tema forse più concreto dell’episodio, la mediatizzazione della giustizia, con una condanna in eterno loop.

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  2. Grazie per la bella recensione, analisi perfetta.

    Personalmente mi è piaciuto come e più del precedente episodio, è riuscito davvero a spiazzarmi. Dopo i primi 10, inquietantissimi minuti arriva lo spiegone della coprotagonista su cacciatori, vittime e presunti segnali ipnotici, e a quel punto pensi di aver già capito tutto, sei anche un po’ deluso perché ti viene bellamente spiattellato in faccia, sembra persino troppo facile: una metafora, e pure di grana bella grossa, su guardoni in cerca di spettacolini violenti e perversi che, per assuefazione e distacco dovuto allo schermo, non vengono nemmeno più percepiti come tali, nonché sul cyber-bullismo (quando il vecchio ha parlato di come eventuali debolezze avrebbero reso facili vittime la due ragazze a me sono venuti subito in mente i bulli virtuali).

    Invece nell’ultima parte si ha una completa riscrittura del contesto, dei personaggi e del messaggio. Si parla di giustizia (ma in realtà sembra più una vendetta) nei confronti di chi è stato complice di un crimine odioso; per un attimo sembra che abbia un senso, che sia una punizione meritata, ma poi arriva subito un altro ribaltamento. Della giustizia e della povera bambina non frega niente a nessuno, si tratta solo di uno squallido teatrino in cui ci si può divertire (su prenotazione!) nel vedere il mostro alla gogna, insultarlo, deriderlo. È il pubblico a diventare carnefice, esattamente come lo fu Victoria, un branco desideroso di gettarsi sulla preda offerta senza alcuno scrupolo, sentendosi però legittimato un po’ per il fatto che lei sia una criminale, un po’ perché, come dici giustamente, viene percepita non come una persona, ma come un “personaggio” di una fiction.

    Bello bello, non vedo l’ora che esca la prossima puntata :)

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  3. uhm
    non male, ma non mi ha entusiasmata. Troppo didascalico. Ho preferito il precedente, anche se sapeva di “già visto”.

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  4. Ancora un ottimo episodio per questa splendida serie
    ma la recensione non mi soddisfa pienamente.
    I “refusi ridondanti sui titoli di coda” sono la parte che più ha rabbrividito e sono stati indispensabili alla narrazione. Io credo infatti che la giustizia-luna park sia il tema forte dell’episodio. Proprio in virtù di quei titoli di coda. E’ vero anche che il titolo dell’episodio lascia liberi di pensare a diversi punti di vista. Forse il tratto comune di questi episodi della seconda stagione sta proprio nella possibilità di vederli sotto diversi punti di vista. Insomma c’è più carne al fuoco nei singoli episodi.
    E’ proprio vero, per me. Black Mirror è la serie che riesce a restarmi di più nella mente . Proprio come un bel racconto fantastico di novecentesca memoria. Merita sempre la seconda lettura.

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  5. Sarà in alcuni punti didascalico ma riesce sempre a inquietare come nessun altro telefilm.
    Secondo me il vero punto di forza di Black Mirror è la capacità di unire critica del rapporto tecnologia-società e grandi temi umani.
    Se nello scorso episodio si univa il lascito nella Rete di ciascuno di noi + elaborazione del lutto, in questo episodio si unisce tutto ciò che è scritto nella recensione(pornografia mediatica e filmare cose orribili che si fanno) + secondo me un’incapacità effettiva dell’uomo di mantenere la giustizia a un livello morale superiore rispetto a coloro che sta giudicando.
    E la cosa fa più rabbrividire se questa tesi viene portata avanti e realizzata in forma di telefilm in un Paese che non ha la pena di morte(USA docet) ed è riconosciuta da tutti avanti su questioni del genere come la Gran Bretagna.

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  6. a me ha dato, letteralmente, gli incubi. l’ho trovato potente e gravido di riflessioni.
    anche io non concordo con l’idea che i titoli di coda fossero ridondanti, anzi io li ho trovati veramente disturbanti nel loro mostrare come bravi educatori/cittadini modello degli uomini che -indiscutibilmente- erano completamente de-sensibilizzati rispetto ad ogni basilare forma di empatia con la sofferenza, nel loro rendere in pochissimi fotogrammi come l’orrore possa diventare spettacolo, rituale.

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  7. Totalmente in disaccordo con la recensione, la scena nei credits è la migliore dell’episodio, che indubbiamente supera, e non di poco, quello di settimana scorsa.

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  8. Anche io credo che rivedere le scene durante i titoli di coda sia stata forse la cosa che più mi ha colpito: il nostro punto di vista è cambiato, riusciamo a vedere come tutto sia fasullo… tutto meno gli spettatori. Che sono proprio come diceva la ragazza all’inzio, desensibilizzati al punto di non provare empatia, l’istinto che prevale è quello voyeuristico, e senza nemmeno avere l’alibi della contaminazione di massa. E la cosa agghiacciante – che è la riflessione comune di tutte le puntate di BM – è che *sta già succendendo*, anche se in maniera meno esplicita.

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  9. Io direi che è la puntata più sottile e più intellettuale tra quelle uscite finora! Gioca realmente con le emozioni dello spettatore (non fate lo sbaglio di guardare la puntata da “alterati”…) e riesce a farsi beffe di un’iniziale clichet Sheckleiano (sembrava il classico puntatozzo à la running man misto ai soliti zombie), sadicamente riesce a far provare le stesse sensazioni della protagonista (chi di voi non ha avuto davvero paure che si vedesse davvero il massacro su quel video? io ho avuto paurissima di andare avanti appena viene portata in casa) con una sorta di mimesi che in qualche modo può ricordare il lavoro sul montaggio fatto per memento… la trovo la puntata più sconvolgente tra tutti gli episodi usciti.

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  10. Per me non ha funzionato: tutta la prima parte a chiedermi cosa cavolo c’entrasse con Black Mirror, poi un cambio di prospettive decisamente irrealistico e a tratti ridicolo, e infine una parte ultra-didascalica (seppur la migliore, tutto considerato).

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  11. Per me è geniale. Per tutta la prima parte ho pensato di stare vedendo l’episodio peggiore, la caduta di stile della serie; questo perché Black Mirror non ci mostra come la tecnologia possa distruggere l’umanità, ma come l’umanità possa distruggere se stessa con la tecnologia, quindi uno scenario apocalittico avrebbe sicuramente tolto quel gusto “classy” alla serie. E poi, inaspettato, plot twis! E ritorniamo a quella poco velata accusa all’umanità a cui ci aveva abituati la prima stagione, e dunque a chiedersi “Io che avrei fatto?”
    Perché, obiettivamente, se li ci fosse stata, ad esempio, Sabrina Misseri, il risultato sarebbe stato diverso? Non credo.

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  12. @ sara:
    io ho davvero avuto gli incubi stanotte dopo aver visto entrambi gli episodi.
    mi sono svegliato di soprassalto alle 5 del mattino ed ero nel panico più assoluto.
    Davvero inquietante

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  13. episodio superiore al primo per certi versi e minore per altri. In ogni caso era meglio il demo.

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  14. Questo episodio è forse quello che mi è piaciuto meno, considerando entrambe le stagioni.

    Però non posso fare a meno di notare che Black Mirror sia un prodotto eccellente!

    Questi “mini film” sono realizzati benissimo, sotto tutti i punti di vista.

    Oltretutto, creano una tensione e un’inquietudine incredibili!!

    Ma quest’anno ne trasmettono solo tre? Spero molti di più :)!

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  15. Ho scoperto Black Mirror da poco, ma ho recuperato tutti gli episodi e…diamine sono tutti pugni nello stomaco. Bellissimo.
    Per quanto riguarda questo episodio, d’accordissimo con l’OK. Perchè seppure il livello è altissimo e il tema anche bello denso, non mi ha lasciato in stato catatonico per tutta la mezz’ora a seguire dalla fine della visione. Per intenderci, mentre lo vedevo ero presissima, ma una volta finito non mi sono sentita “traumatizzata”, “toccata”. Con gli altri episodi invece mi è successo sempre, anche con l’ultimo della prima serie, che è quello che in sè mi è piaciuto meno.
    Ragazzi, io sono ancora qui a farmi prendere dall’ansia da “15 Million Merits”, a cui non riesco a smettere di pensare! Ecco, ottimo episodio, ma non mi ha lasciato quella sensazione. Forse è un tema in cui mi immedesimo poco…

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  16. [...] quest’anno realmente invasivo e deleterio (mi riferisco più al fallimentare e pretenzioso White Bear che all’ottimo Be Right Back). In pochi secondi veniamo “esposti” (la [...]

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  17. arrivo tardi a commentare, ma per me questo è il più bello di tutti e tre gli episodi, disturbante dall’inizio alla fine, sorprendente, senza speranza.
    se anche all’inizio ci sembra di aver già capito, non per questo la tensione è minore, io mi sentivo spaesata esattamente come la protagonista.

    il fuck yeah l’avrei dato senza pensarci due volte.

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  18. Questa puntata solleva una grande quantità di domande, tra tutte: può essere considerata ancora colpevole una persona a cui è stata cancellata la memoria di tutto ciò che ha fatto? E’ ancora la stessa persona che l’ha fatto? E anche riconoscendo che un sistema del genere potrebbe funzionare in certi casi, lo sarebbe solo se venisse attuato una volta sola. A quel punto forse varrebbe più di mille ergastoli o pene di morte (brr..), perché andrebbe a scavare direttamente nella psiche del colpevole. Perpetuarlo è puro, disgustoso spettacolo; chi si accanisce così tanto su una persona, colpevole o meno, al fine di dare spettacolo, non è altrettanto colpevole del colpevole? Il principio che ha spinto questa ragazza a filmare l’omicidio del bambino di base è lo stesso che anima gli spettatori dello “show”: l’omicidio della bambina è quindi un prodotto della stessa società che lo punisce. E’ un episodio che avrebbe potuto scrivere Philip Dick.

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  19. Ehm, ma ragazzi…a me pare davvero una copia mal riuscita di Arancia Meccanica (con sprazzi di The Truman Show e de L’invasione degli ultracorpi). Il tema in fondo è lo stesso: il fatto che una persona sia moralmente spregevole ci dà il diritto di punirla sadicamente? Insomma, un episodio davvero poco originale a mio parere.

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  20. Io l’ho trovato abbastanza inquietante nella sensazione di ribaltamento della prospettiva che trasmette. Avevo intuito dall’inizio che c’entrava qualche condanna, perché il simbolo che compare sul televisore è (e credo che volesse appunto essere) il disegno stilizzato della leva che si attiva per la sedia elettrica. Quando poi ho visto i polsi fasciati la mia idea è rimasta quella, ma come c’entrasse una condanna con tutto il resto è stata obbiettivamente una sorpresa.

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