house of cards stagione 1

House of Cards – Stagione 1

«Look like the innocent flower but be the serpent under it».
Lady Macbeth, Macbeth (Atto I, scena V)

House of Cards è Shakespeare.

Ho attirato la vostra attenzione? State tutti guardando verso di me imbracciando una lancia puntata al mio cuore? Bene, cominciamo.
No, House of Cards non “è” Shakespeare, ma le influenze del sommo drammaturgo inglese sulla serie di Beau Willimon sono più del naturale e-grazie!-è-uno-dei-padri-della-narrativa, oltretutto dichiarate sin dal romanzo di Michael Dobbs e dal primo adattamento televisivo britannico del 1990 di cui la serie Netflix è una trasposizione. Fate attenzione, quando parlo di influenze non mi riferisco alle tematiche più profonde, alla rivisitazione di quella o quell’altra opera (per esempio, trovo molto più puntuale la prospettiva secondo la quale molti hanno visto in The Sopranos e nel personaggio di Tony Soprano una rilettura dell’Amleto), ma parlo di un approccio narrativo e politico, l’immagine dell’uomo che da solo tiene in pugno una nazione con l’intelligenza e l’inganno come uniche armi, di un’epica che si fa racconto morale, di una teatralità assolutamente spettacolare. Di conseguenza House of Cards si presenta come un prodotto classico nella sua migliore accezione (il classico che è sempre attuale, che non invecchia mai) e d’intrattenimento allo stesso modo in cui lo sono le opere di Shakespeare, kolossal apoca-politici quando ancora non esisteva la CGI.

Frank Underwood è un novello (e di gran lunga più piacente) Riccardo III, assetato di vendetta nei confronti del re presidente degli Stati Uniti d’America che dopo essere stato eletto non ha mantenuto la parola data: affidargli la carica di Segretario di Stato. Frank allora mette in atto un piano di conquista in 13 parti che scopriamo portare dritto alla vicepresidenza. E da lì? Scacco al re?
Proprio come davanti a una partita a scacchi, Frank insegna al pubblico che per vincere bisogna avere tattica, calcolo e lungimiranza, ma soprattutto nessuna pietà nemmeno per le proprie pedine (sì, Peter Russo, mi riferisco a te). Il personaggio di Frank è magnetico, la sua sete di potere galvanizzante, ma sin da subito il coinvolgimento che lega lo spettatore al protagonista è cerebrale, ludico. Perché quando Frank ci guarda e si rivolge direttamente a noi, ci ricorda che c’è un “noi” e un “loro”: se il voice over è lo strumento che più facilmente permette la compenetrazione spettatore-protagonista, l’interpellazione è la mossa cinematografica che spezza per sempre qualunque possibile empatia, alzando un muro tra il “di qua” e “di là” dello schermo. Frank non ha cuore, anzi se ne sbarazza due volte uccidendo il “cuore” (emotivo) della serie stessa, Peter Russo. A compensare la totale assenza di sentimento nei confronti del personaggio (e furbescamente a proteggerci dal male commesso senza doverlo ipocritamente giustificare) c’è il desiderio di rivincita nei confronti del potere istituito, fantasia di cui subiamo sempre il fascino. Di conseguenza più che identificarci con la storia di Frank è come se giocassimo la partita con lui: di Frank a noi non interessa nulla, desideriamo soltanto vederlo vincere. E c’è una purezza fanciullesca nell’intima malvagità di Frank, nella sua ambizione, che si rivela specialmente in due momenti: prima di tutto nello splendido Chapter 8, in cui ci rendiamo conto che in fondo l’uomo non è mai davvero maturato da quando frequentava il college, quindi nella venatura infantile e smaniosa con cui si sviluppa il rapporto con la reporter Zoe Barnes. D’altronde il male è immaturo, è sincero, onesto e sorridente, si diverte con la PS3 e gioca per vincere.

La complessità e il grigiore sembrano invece essere riservate alla consorte di Frank (o dovrei dire Francis?): Claire Underwood è il personaggio senza dubbio più interessante di tutto House of Cards. Presentataci come algida lady Macbeth, nel corso delle puntate la figura della donna si rivela poco a poco più sfaccettata, fino a essere simboleggiata dall’immagine dell’origami, sinonimo di costruzione, architettura, verticalità, proprio come un “castello di carte”. Se Frank Underwood è animato dal movimento orizzontale che segue le pedine sulla scacchiera, Claire tende verso l’alto, foglio steso e immacolato che si fa cigno dal collo allungato. Se quello di Frank è un gioco che pretende un premio, la prospettiva di Claire è superiore. Come lei stessa ammette, l’affinità elettiva con Frank non nasce dalla possibilità di un beneficio materiale (soldi, potere), ma dal raggiungimento di una condizione esistenziale: l’uomo le ha promesso che non si sarebbe mai annoiata. Di conseguenza Claire si pone nei confronti di Frank quasi nello stesso modo in cui lo spettatore si pone nei confronti del protagonista, cioè ne condivide il gioco da un punto di vista esclusivamente intellettuale. Ma bisogna stare attenti a chi, come Claire, gioca soltanto per il gusto di giocare, perché non ama sentirsi usato: è infatti il suo tradimento, conseguenza dell’essersi sentita messa da parte e sfruttata dal marito alla stregua di una delle sue pedine, il colpo più duro inferto al protagonista, che non solo provoca la crisi che Frank risolve in maniera brutale nell’ultima parte di stagione, ma che apre la possibilità dell’incombente disfatta.
Come Lady Macbeth anche Claire è perseguitata da visioni di morte (l’incontro al cimitero, il sogno della figlia di Peter Russo), ma al contrario della regina di Scozia la risposta scelta dalla donna non è il suicidio, ma la messa in discussione delle scelte del marito in quella scintilla di contestazione esplosa nel tradimento e nella fuga dalla sua ex fiamma: un desiderio di maternità. E allora non pare più un caso che la possibile futura sconfitta di Frank sia opera di altre tre donne, Zoe, Janine Skorsky e Christina Gallagher (le tre Parche?), che chi minacci Claire, Gillian Cole, sia una futura madre. Che alla fine dei giochi la partita a scacchi tra bianchi e neri venga ricondotta a quella tra maschile e femminile? Che il conflitto interno al personaggio di Claire sia tra questi due universi?

Ok, dopo questa lunghissima analisi dei due protagonisti cerchiamo di dire un paio di cose più “pratiche”.
Non mi dilungherò sulla questione Netflix, perché l’hanno già fatto altri e molto meglio di quanto potrei fare io. È indubbio però che Netflix debutti nel mondo della serialità con un prodotto eccellente.
Beau Willimon, già autore della sceneggiatura di quella perla che è The Ides of March, realizza una serie potente e significativa, un thriller politico che abbraccia completamente la nuova tipologia di fruizione e si fa esperienza di visione, un prodotto da divorare in fretta. Nel dirigere i primi due episodi David Fincher, già executive producer, setta uno stile visivo freddo, geometrico e claustrofobico, in linea col lavoro svolto negli ultimi The Social Network e The Girl with the Dragon Tatoo. Kevin Spacey fa il lavoro che gli viene richiesto in maniera convincente, ma è Robin Wright a spaccare lo schermo grazie alla sua interpretazione contenuta e “soffocata”. Insomma, la serie potrebbe facilmente sbancare ai prossimi Emmy e mettere in difficoltà il sistema tv, in special modo cable, su un piano centrale, ossia quello culturale.

A noi perciò non resta che metterci comodi, aspettare la seconda stagione e nel frattempo goderci lo spettacolo. Chissà se Frank Underwood oltre a conquistare gli Stati Uniti d’America non riesca ad averla vinta anche su un impero di gran lunga più potente e temibile: la televisione.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino (aka Rei) nasce qualche tempo fa da qualche parte. Ora, come un qualunque altro laureato italiano ex-corsista del RAI Script di sceneggiatura, complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Ha scritto un libro che si intitola La marcatura della regina in uscita a luglio 2012 in libreria e in ebook. PS Qualcuno di nome Alice dice che assomiglia a Jason Ritter. blog - tumblr - twitter.

50 Comments

  1. Sono arrivato alla puntata 06 e quindi ho solo letto l’incipit e il voto.Quando finisco tutto la leggerò con piacere.Per ora quello che ho visto è Fuck Yeah.Una serie che mi ha consolato per la cancellazione di Boss.

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  2. Ho trovato la serie di una bellezza disarmante, alcuni passaggi un po’ semplificati ma a mio avviso il personaggio di Francis Underwood si mangia tutti di più e più spanne. Mi ha colpito molto anche il personaggio della moglie, gelida ed elegante in casa e in ufficio, quasi dolce e indifesa a casa del fotografo. Kevin Spacey e Robin Wright eccellenti, il personaggio di peter Russo unica ventata di positività e di riscatto ch viene spazzata via dalla sete di potere e di vendetta di Underwood. Me la rivedrò da capo questo week end.

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  3. Di nuovo, ma siamo proprio sicuri che questa serie, mai andata in TV, possa concorrerere per i premi della TV? Ne abbiamo la conferma? No perchè, in caso affermativo, ai prossimi Emmy di Settembre, per Bryan Cranston & Co la vedo molto dura… Scusate ma di fronte ad un simile capolavoro, di regia, di scrittura, di recitazione, di fotografia, di tutto quello che volete, faccio davvero fatica a contenere il mio entusiasmo per troppo tempo sopito. Per quanto mi riguarda la migliore serie non televisiva dei 2010 e chiunque gli abbia dato meno di 5 stelline è semplicemente un pazzo! Grande cinema a puntate ed un Kevin Spacey IMMENSO!

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  4. @ Namaste: Dalla regia (intendo Rampion o Nicola S. che dir si voglia) mi hanno informato che hanno cambiato le regole APPOSTA per farlo concorrere :D

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  5. Namaste ha scritto:

    Di nuovo, ma siamo proprio sicuri che questa serie, mai andata in TV, possa concorrerere per i premi della TV? Ne abbiamo la conferma? No perchè, in caso affermativo, ai prossimi Emmy di Settembre, per Bryan Cranston & Co la vedo molto dura… Scusate ma di fronte ad un simile capolavoro, di regia, di scrittura, di recitazione, di fotografia, di tutto quello che volete, faccio davvero fatica a contenere il mio entusiasmo per troppo tempo sopito. Per quanto mi riguarda la migliore serie non televisiva dei 2010 e chiunque gli abbia dato meno di 5 stelline è semplicemente un pazzo! Grande cinema a puntate ed un Kevin Spacey IMMENSO!

    La critica è stata molto più fredda del tuo caloroso entusiasmo (parzialmente a ragione), e dubito che verrà anche solo nominato nella categoria principale, anche se potrebbe fare molto bene nelle altre come ad esempio quella per il protagonista.

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  6. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    @ Namaste: Dalla regia (intendo Rampion o Nicola S. che dir si voglia) mi hanno informato che hanno cambiato le regole APPOSTA per farlo concorrere

    Ah ecco! E qui mi sembra di sentire il DOH di Weiner e Gillighan quando hanno letto la notizia…

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  7. Altair ha scritto:

    La critica è stata molto più fredda del tuo caloroso entusiasmo (parzialmente a ragione) …

    Ma va? Non ho letto. Cosa gli rimproverano esattamente?

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  8. Ho visto solo le prime 3 puntate e non so decidermi a guardare le altre, bravura indiscussa dei protagonisti a parte, ho trovato la serie noiosissima, per lo squallore, il cinismo e il degrado morale della politica mi bastano e avanzano, sigh, i politici di casa nostra.

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  9. Qualcuno ha notizie se la serie è stata acquistata in Italia e da chi? Sono curioso di vederla in italiano.

    Per il resto, ancora non l’ho terminata (sto seguendo davvero troppa roba, dovrei darmi una regolata) quindi rimando la lettura della recensione ed il commento a più in là…

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  10. Sono al sesto ep… Fuck Yeah davvero… conto di finirla in questo fine sett.

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  11. House of Cards è un capolavoro,il miglior thriller politico mai visto. [CONTIENE SPOILER ]Sicuramente Frank è un genio ,l’ho amato e odiato al contempo, forse più che amato,ammirato,per la finissima intelligenza nel manipolare tutto e tutti. Certo dopo il chapter 11 mi viene difficile non tifare per i 3 giornalisti d’assalto che potrebbero inchiodarlo. Claire invece a prima impressione è la partner in crime perfetta per un uomo come Frank, fredda, gelida, una perfetta compagna di vita ambiziosa tanto quanto lui,non desiderosa di progetti familiari ma di arrivare ai gradini più alti del potere,e sticazzi se Francis si sbatte la giornalista che lo aiuterà nella vendetta machiavellica, anzi ben venga se aiuta la causa…insomma un rapporto aperto e sincero tra i due,è vero amore, perchè Claire non è certo la solita mogliettina insipida degli show sui potenti politici americani, direi una bella coppia di stronzi impuniti.Ma man mano che si va avanti si mostrano inevitabili crepe nel loro rapporto,mi è piaciuto come hanno gestito il tradimento di Claire e la riappacificazione senza tanti drammi o parole,tutto si risolve in un abbraccio. Però Frank tradisce il ” noi ci diciamo tutto” ,quel rapporto così onesto nel momento in cui non le confessa di aver ucciso Russo,mi aspettavo ci mostrassero la reazione di Claire,anzi aspettavo solo quello. Sono d’accordo che quest’ultima sia il personaggio più interessante,una cosa che mi ha colpito è la scena in cui da 20 dollari al vagabondo,non capivo perchè avesse attirato tanto la sua attenzione,gli faceva pena?no,piuttosto le dava fastidio la visione dell’uomo sotto il suo ufficio e gli ha dato i soldi per farlo sgombrare.Poi però la vediamo dispiacersi sinceramente per Peter quando è costretto ad abbandonare la corsa(sarà una vampata?) e poi perde le staffe e la suddetta freddezza quando Frank le dice chiaro e tondo che il proprio scopo,che poi è di entrambi, è più importante del suo piccolo progetto di beneficenza( tirando fuori le vampate da menopausa come possibile causa del tradimento-ahia Frank ) e quando fa la sfuriata alla tipa in cinta,praticamente licenziandola. Quest’ultimo episodio è la causa scatenante della sua improvvisa voglia di maternità,dopo 3 aborti e una vita dedicata al grido di “aborro la noia” sembra più un volere la conferma che ci sarebbe ancora tempo e possibilità per lasciare qualcosa di concreto a questo mondo, tanto fredda e spietata non è,quindi,e vuole un figlio,ma non lo confessa apertamente a Frank e Frank non si apre su Russo,praticamente hanno ribaltato tutti i presupposti iniziali. Insomma non vedo l’ora di vedere la 2 stagione,fuck yeah.

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  12. SignorinaMiNoio 22 febbraio 2013 at 17:46

    Io trovo questa serie fantastica! Recitazione, regia, fotografia, scritture, colori…tutto di altissimo livello.
    Non mi stupisce che la critica sia stata freddina, la serie è veramente cinica e dissacrante e chissà forse anche ispirata a fatti che realmente accadono nelle trame del potere!
    FUCK YEAH mi sembra quasi poco :-)

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  13. Sono un po’ colpito da tutto questo calore: è proprio la bravura dei protagonisti e gli alti obiettivi di questa serie che avrebbero dovuto spingerti almeno a indicare con il ditino i (pochi) vizi grossolani del prodotto.

    (i) Sappiamo che la scrittura è brillante, ma la struttura della trama ti ha davvero convinto? Ogni singola conclusione di episodio era, al meglio, decisamente forzata. Persino alcuni passaggi intermedi erano fastidiosamente ingenui.

    (ii) I personaggi: sicuro che il protagonista (si fantastico ma) non comunicasse una malcelata meschinità più che forza? La volgarità, la fame.. persino il giocare alla ps3 diventa indice di cattiveria fine a sé stessa.
    E lei. Un personaggio scritto da uomini, capace di momenti alti ed altri altrettanto insulsi. Solo lodi, dunque?

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  14. Sal G. ha scritto:

    Qualcuno ha notizie se la serie è stata acquistata in Italia e da chi? Sono curioso di vederla in italiano…

    Più facile che esca direttamente in home video, anche se non giurerei sull’edizione in lingua italiana. Ricordiamoci che, per quanto riguarda il nostro mercato, sono soprattutto Mediaset Premium e Sky a non avere da parte loro nessun interesse a pubblicizzare il prodotto di un diretto concorrente che, grazie alla sua politica degli abbonamenti a basso costo, potrebbe togliere loro una sostanziale fetta di pubblico da qui a qualche anno. Sarà che troppi telefilm mi hanno insegnato a vedere cospirazioni ovunque ma ho come l’impressione che qui da noi faranno di tutto per boicottarlo. Per questa gente, abituata per anni ad agire in un indisturbato regime di monopolio, meno persone in Italia conoscono Netflix meglio è. Anzi, pronti a scommettere che tra tutti i paesi europei ad avere Netflix con l’interfaccia nella propria lingua, l’Italia sarà l’ultima?…

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  15. @ Namaste:

    Si, ma nulla esclude ad esempio Rai4, che ha una politica diversa (chissà ancora per quanto però). Significherebbe solo aspettare il tempo necessario (diritti e blablabla), come sta accadendo per Mad Men.

    Rispondi

  16. Sal G. ha scritto:

    Si, ma nulla esclude ad esempio Rai4, che ha una politica diversa (chissà ancora per quanto però). Significherebbe solo aspettare il tempo necessario (diritti e blablabla), come sta accadendo per Mad Men.

    Mad Men è TV però, cable TV ma sempre TV, che poi sarà venduta ad altra TV. HoC è invece decisamente altro. Gli altri non comprano anche perché Netflix non vende, almeno non per il momento. Prima di capire cosa succederà in Europa dovremmo prima capire cosa succederà in USA e Canada. Ecco perché hai ragione quando dici che è ancora troppo presto per parlarne. Se poi qualcuno ne sa di più ben venga!

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  17. Sono fermo al 2° episodio, per questo non posso esprimermi sulla stagione, la serie in generale e tutto il resto. Il 1° episodio l’ho trovato buono nella scrittura, scialbo nella messa in scena. Mostruose invece le prove recitative.
    Il 2° episodio fermato a metà (cosa che non faccio mai) perché mi annoiava.
    Finirò di vedere la stagione sicuramente, sia perché potrei ricredermi sul valore e potrebbe piacermi (come non si giudica un libro dalla copertina, bisogna dare qualche episodio a una serie televisiva), inoltre va vista tutta già solo per capire se la nuova modalità di fruizione ha futuro (e con essa Netflix).

    Detto questo, vorrei solo condividere un pensiero e una domanda: solo a me disturba fino a farmi roteare gli occhi (e mettermi a fare altro, come lavorare, per esempio) ogni volta che Spacey guarda in macchina? Cioè, nemmeno il tempo di entrare nella storia, che tutto è finto…

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  18. @ Namaste:

    Hai ragione. E’ che spero in una versione italiana dato che io resto comunque un fan del doppiaggio…

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  19. fuckthemummies 22 febbraio 2013 at 22:14

    Namaste ha scritto:

    Più facile che esca direttamente in home video, anche se non giurerei sull’edizione in lingua italiana. Ricordiamoci che, per quanto riguarda il nostro mercato, sono soprattutto Mediaset Premium e Sky a non avere da parte loro nessun interesse a pubblicizzare il prodotto di un diretto concorrente che, grazie alla sua politica degli abbonamenti a basso costo, potrebbe togliere loro una sostanziale fetta di pubblico da qui a qualche anno.

    Se fosse così, non avrebbe senso il fatto che Sky lo stia trasmettendo in Germania

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  20. @ fuckthemummies:
    Mi hai aperto una speranza per l’edizione italiana!

    Rispondi

  21. @ Pogo:
    In realtà quella del guardare in camera credo sia una riproposizione della tecnica teatrale di rivolgersi direttamente al pubblico, può piacere o non piacere io personalmente l’ho molto apprezzata, riesce a farti sentire dentro la vicenda (mio modesto parere) e lo sguardo di kevin spacey è magnetico.

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  22. fuckthemummies 22 febbraio 2013 at 22:54

    Non ricordo se l’ho già fatto da qualche parte, ma segnalo che già nel 1996 c’era già stato un tentativo di remake di House of Cards (non esplicito, ma chiaramente ispirato). La serie era andata in onda sulla Fox (!) e si chiamava Profit, cancellata dopo una stagione e trasmessa solo per metà. Un incesto nella seconda puntata non ha aiutato :D Vi consiglio di recuperarla, ha qualche antiquatezza grafica, ma anche uno dei protagonisti più inquietanti mai visti in tv.

    Il primo teaser è fantastico
    http://www.youtube.com/watch?v=Gt7FFeN2K3I

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  23. anch’io sono ferma alla sesta, così non ho letto parte della recensione e qualche commento.
    fino a qui la serie è una delle migliori da qualche tempo in qua.
    belli i dialoghi, anche le immagini. frank che ci guarda, meno nella quinta e nella sesta, rende ancora più umano il suo cinismo, che è la sua forza.
    robin wright bellissima e profonda. zoe giustamente insopportabile (per me) e pericolosa, ma forse la coppia ne sa una più di lei.
    molto bella la sigla e la musica. un gioiello, insomma.
    unico appunto: a kevin spacey hanno messo troppo fondotinta.

    Rispondi

  24. fuckthemummies ha scritto:

    Se fosse così, non avrebbe senso il fatto che Sky lo stia trasmettendo in Germania

    Hai ragione e controllando questo articolo (http://www.c21media.net/archives/99086) non solo Sky Germania ma anche Canal + per Spagna e Francia, Portogallo, Turchia, Belgio ed Islanda, questi i pochi Paesi europei dove Netflix non è ancora arrivato e le cui rispettive pay-tv hanno già acquistato “House of Cards” da Sony Television che detiene i diritti di distribuzione per l’Europa. Mentre, come dicevo, nessun segnale dall’Italia fino a questo momento.

    Rispondi

  25. @ Namaste:

    Quindi, teoricamente sia Sky Italia che Mediaset Premium potrebbero acquistare (io ovviamente spero per la prima).
    Si vocifera da un po’ comunque, basta googlare, dello sbarco di Netflix in Italia e che la società ha commissionato indagini di mercato in merito; sarebbe anche logico, vista pure la stragrande quantità di titoli in lingua italiana presenti (chi ci crederebbe che Il Commissario Montalbano è al primo posto di visioni?) e di italiani abbonati che bypassano il blocco regione.

    aleale ha scritto:

    unico appunto: a kevin spacey hanno messo troppo fondotinta.

    Mi sa che è lui che se la vuole, quasi ovunque lo si trova con lo strato appiccicaticcio sopra. Qui, però, hai ragione, quelle gote sono troppo innaturalmente rosse subito sotto lo zigomo.

    Rispondi

  26. @ Sal G.:
    gote, era molto che non leggevo questa bella parola. complimenti

    Rispondi

  27. @ Sal G.:

    Non so esattamente come funziona ma immagino che, sempre teoricamente, quando quelli della Sony hanno provato a vendere HoC a quei paesi europei nei quali Netflix non è ancora penetrato, ci fossimo anche noi e che Sky Italia, a differenza di Sky Germania ed altri (che devono invece ragionare in termini di concorrenza, mentre da noi non esiste nemmeno la TV via cavo), non abbia mostrato lo stesso interesse, vuoi per l’argomento trattato (l’ingordigia della classe politica e la manipolazione delle stanze del potere sui media dove non siamo secondi a nessuno), e vuoi soprattutto perchè, come dicevo, prodotto da Netflix che arrivando in Italia (googlando si parla teoricamente di fine 2013, inizio 2014), romperebbe parecchio le scatole a molte persone, sopratutto a Piersilvio che sui contenuti di MP visionabili da tablet e cellulari sta puntando parecchio.

    A me personalmente, la notizia di Netflix che vende in Europa nei paesi dove non c’è ancora Netflix, mi lascia un po’ perplesso. Capisco l’urgenza di rientrare dei costi, soprattutto ora che siamo all’inizio e bisogna un po’ pararsi il culo in attesa di capire come volge il mercato, ma avrei preferito che avessero imposto la loro politica, quella per cui se vuoi vedere un programma originale Netflix devi necessariamente abbonarti a Netflix, su scala globale. Allora sì che si sarebbe potuto parlarte di vera rivoluzione nei media. Spero quindi che sia stata da parte loro solo una misura cautelativa verso quei Paesi dai quali ci si attende una maggiore resistenza, altrimenti sarebbe solo chiamare le cose con un altro nome.

    Rispondi

  28. Una bomba.
    Ho visto la prima puntata quando è uscita, mentre il resto della serie l’ho visto tra ieri e oggi. Un lavoro maestoso, con attori bravissimi e personaggi di raro cinismo: a parte il trattamento riservato al povero Peter Russo ho trovato particolarmente odioso il modo in cui Stamper ha usato Rachel. Per un paio di puntate mi ero illuso che si fosse effettivamente affezionato alla ragazza.
    Ciò che ho trovato più bello in assoluto è il rapporto tra i coniugi Underwood, perfettamente rappresentato dalle scene in cui condividono la sigaretta, in piena notte, parlando di ciò che hanno fatto e di ciò che ancora si deve fare.

    L’unico contro di questa serie, secondo me, è che avrebbe tratto beneficio dalla trasmissione “classica” di settimana in settimana. Personalmente l’ho amata anche in modalità “bulimia televisiva”, ma se l’avessi vista una puntata a settimana forse avrei avuto più tempo per metabolizzare alcuni eventi, commentare ciò che ho visto, speculare sulla prossima mossa di Frank Underwood. Ci sono serie che rendono meglio se viste in blocco (secondo me, ad esempio, Community e Breaking Bad rendono molto di più nelle maratone), altre che hanno bisogno di più tempo. Questa appartiene alla seconda categoria. Lo dimostra, secondo me, la recensione di Giovanni che pur essendo come al solito ben scritta e precisa non può affrontare come si deve tutti gli argomenti che una serie come questa può portare a discutere, e come potrebbe? Ne verrebbe fuori un libro.
    Continuo ad essere entusiasta dell’idea di Netflix di concederci l’opportunità di fruire di una serie nella maniera che il singolo spettatore ritiene più opportuna, ma forse è il pubblico stesso (io sicuramente) a non essere preparato.

    Chiudo con un paio di paragoni: intanto, come ha già detto fuckthemummies, recuperate Profit se potete perchè merita, il problema è che non ci sono sottotitoli nè in italiano nè in inglese quindi o vi buttate sul doppiaggio (sempre che esista) oppure solo con l’audio originale. Ripeto, ne vale la pena.
    Secondo, ho notato tantissimi paralleli tra HoC e Boss: l’ispirazione Shakespeariana, le tematiche e il modo in cui vengono affrontate, ma anche i vari personaggi (Peter Russo è Ben Zajac con la droga e l’alcool in aggiunta al vizio di scopare in giro). Immagino che Boss si sia ispirato al primo HoC e questo rende ancora più indigesta la sua cancellazione. Mi sarebbe piaciuto avere due political drama di questo spessore in onda in contemporanea.

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  29. Io mi arrendo, non riesco a trovarla con i Sub Ita! (e non sono capace a usare VLC…-.-’)

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  30. Sal G. ha scritto:

    @ Namaste:

    Quindi, teoricamente sia Sky Italia che Mediaset Premium potrebbero acquistare (io ovviamente spero per la prima).
    Si vocifera da un po’ comunque, basta googlare, dello sbarco di Netflix in Italia e che la società ha commissionato indagini di mercato in merito; sarebbe anche logico, vista pure la stragrande quantità di titoli in lingua italiana presenti (chi ci crederebbe che Il Commissario Montalbano è al primo posto di visioni?) e di italiani abbonati che bypassano il blocco regione.

    aleale ha scritto:

    unico appunto: a kevin spacey hanno messo troppo fondotinta.
    Mi sa che è lui che se la vuole, quasi ovunque lo si trova con lo strato appiccicaticcio sopra. Qui, però, hai ragione, quelle gote sono troppo innaturalmente rosse subito sotto lo zigomo.

    Secondo me si sono ispirati a berlusconi.

    Bella rece, bella serie. Giovanni, secondo me hai colto la “colpevole” empatia che la serie riesce a creare tra lo spettatore ed il protagonista: almeno nel mio caso, comprendo perfettamente che Underwood è un personaggio pericoloso, cattivo e spietato (a volte non lo comprendo finché non capisco che usa davvero tutti), ma mi girano i coglioni perché non lo hanno fatto Secretary of State e quindi, siccome è una serie, voglio che si vendichi.
    Comprendo pure i pochi che hanno espresso dubbi e ai quali non è piaciuta al punto di annoiarsi; la trama è complessa, il dipanarsi mediamente lento. A me piace, ho tempo, me lo prendo, me la sono diluita in un mese, intervallandola con altre cose molto più leggere.
    Effettivamente, come dice Rick, i sub italiani si trovano con grande difficoltà (io mi aiuto con quelli spagnoli, ma alcuni passaggi, per me che non sono un drago con l’inglese, li ho dovuti rivedere e risentire).

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  31. Rick ha scritto:

    Io mi arrendo, non riesco a trovarla con i Sub Ita! (e non sono capace a usare VLC…-.-’)

    Eddaii su VLC è alla portata di tutti!!! 1) Lo installi. 2) devi mettere il file .avi della puntata nella stessa cartella dove avrai scaricato i sottotitoli italiani (per ora ci sono fino alla 7 puntata mi sembra).. fai partire il video in inglese e dalla barra del menu’ di VLC clikki VIDEO poi TRACCIA SOTTOTITOLI poi CARICA a quel punto cerchi la tua cartella di House of Cards e selezioni il sottotitolo. basta, fa tutto lui.

    A me la serie è piaciuta molto, parte lenta e noiosetta, ma in pochi episodi mi ha conquistato e divertito.. le dinamiche più interessanti sono quelle fra moglie e marito, assistiamo alle vicende di una coppia di manipolatori scaltra e senza scrupoli.. mi sono appassionata dalla puntata in cui Francis torna a casa e va al funerale.. magistrale! E le altalenanti fortune di Peter Russo.. rimasto schiacciato negli ingranaggi del potere. L’unico essere umano, a parte il fotografo-amante di Claire.. che sente ancora il peso dell’anima.. ed il tormento del giusto/sbagliato.. gli altri, pufff.. sembrano leggeri come palloncini gonfi di elio.. sembrano comunicare che i rimorsi sono solo per deboli e perdenti.
    E’ un prodotto molto cerebrale e poco sentimentale, e le espressioni ironiche di Frank alla telecamera sono impagabili.
    Condivido con Violetta l’analisi sul cambiamento degli equilibri nella coppia.. un legame basato sulla condivisione di un progetto e dell’ambizione più che sull’amore, con l’implicita promessa di scegliersi sempre come complici, a prescindere dalle persone con cui hanno relazioni (di sesso lui, anche emotive lei) e di raccontarsi tutto.. dopo la tempesta li ritroviamo uniti ma per la prima volta divisi da segreti.. una voglia di maternità inconfessata per lei e un omicidio per lui..
    Claire: un personaggio interessantissimo. Il suo sguardo pieno di freddezza e distanza e pensieri di morte che si riempie di calore umano e gioia di vivere quando è con il suo amante.. ma che sceglie comunque il marito.
    Anche io ho interpretato la scena con il barbone come fastidio di trovarselo sotto casa, e mi diverte molto che non venga spiegato e dall’esterno sia interpretabile anche come toccante momento di elemosina.. lei, così cinica a capo di una charity.. davvero un tocco di ironia squisito.
    Come l’avete interpretato il tentativo di masturbare l’autista morente? Non mi è chiarissimo questo scambio. Credo che lei si sia sentita insultata perchè lui ha ammesso di odiare Frank e di averla sempre desiderata, forse era uno sfoggio di potere su qualcuno indifeso?
    E Francis con i suoi compagni di scuola.. ho sentito per tutto l’episodio la tensione (nel senso di andare verso) verso il suo amico.. il modo in cui lo guardava.. il modo in cui parlava dei vecchi tempi.. mi sembrava fosse sempre sul punto di dire qualcosa e non ci riuscisse.. non vi ha fatto pensare che abbiano avuto una relazione omosessuale? E quando gli dice che lo ha sempre considerato speciale, l’altro fa un po’ lo schivo.. tipo “siamo cresciuti, ormai è qualcosa che non tornerà” .. e lui si chiude, triste, come se l’avesse rifiutato. Mi ha fatto molta pena, e mi è sembrato molto solo.
    Pensieri un po’ sparsi, ma d’altronde commentando tutta una stagione e non un episodio, mi sono rimasti impressi alcuni dettagli e non altri.
    Quando arriva la seconda stagione??? :)

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  32. Ashja ha scritto:

    Rick ha scritto:

    Eddaii su VLC è alla portata di tutti!!! 1) Lo installi. 2) devi mettere il file .avi della puntata nella stessa cartella dove avrai scaricato i sottotitoli italiani (per ora ci sono fino alla 7 puntata mi sembra).. fai partire il video in inglese e dalla barra del menu’ di VLC clikki VIDEO poi TRACCIA SOTTOTITOLI poi CARICA a quel punto cerchi la tua cartella di House of Cards e selezioni il sottotitolo. basta, fa tutto lui.

    Ehm… file .avi? Sono ormai preistoria. Vai di .mp4, ormai standard internazionale, che scende giù ancora più velocemente o ancora meglio di .mkv per gustartelo a 720 px, che qui la fotografia merita parecchio. Scusate l’OT.

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  33. Namaste ha scritto:

    Ehm… file .avi? Sono ormai preistoria. Vai di .mp4, ormai standard internazionale, che scende giù ancora più velocemente o ancora meglio di .mkv per gustartelo a 720 px, che qui la fotografia merita parecchio. Scusate l’OT.

    Si vabbè Namaste credo si capisse.. qualsiasi formato Rick abbia scaricato va bene…

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  34. Setteditroppo 9 marzo 2013 at 14:57

    Che maratona! Ho le occhiaie ma cazzo se ne valeva la pena! Una delle serie più belle che abbia visto negli ultimi anni. Di solito guardo serie horror o sci fi o storiche (storia antica) poi faccio qualche eccezione con la fantapolitica (le serie con trama orizzontale che mi piace vedere quando sono finite o stanno per finire, con ALIAS ho trascorso un’estate).
    Questa serie così “realistica” non l’avrei vista normalmente ma ho deciso di vederla dopo aver letto l’incipit della recensione. Il teatro e Shakespeare sono due molle a cui non posso resistere. Non vedo l’ora di vedere la seconda stagione.
    Il meccanismo della serie è dichiaratamente teatrale. Si entra e ed esce continuamente dalla messa in scena ma ciò non impedisce partecipazione emotiva nelle scene che la richiedono (come accade in Riccardo III). Certo è che per farsi piacere la serie è necessario apprezzare a) il teatro b) la politica altrimenti comprendo che ci si possa annoiare.
    Vorrei spendere una parola per i due attori che hanno interpretato Russo e Stamper: il secondo l’avevo visto da qualche altra parte ed è perfetto nella parte, il primo non lo conoscevo ed è una splendida rivelazione, perché s’impone allo schermo gradualmente come il suo personaggio pur non avendo una faccia da tipico belloccio americano.
    Infine una curiosità su Spacey. L’ho visto lo scorso anno a Napoli, a teatro, interpretare Riccardo III per la regia di Sam Mendez (forse non si scrive così). A teatro è molto meno carismatico di quanto non sia in tv/cinema. Ormai si sta un po’ adagiando a fare sempre lo stesso personaggio, che gli riesce così bene. A me diverte sempre. Ma è una maschera. Poi capita che gli attori che stanno vicino a te sembrino migliori di te, perché non sono maschere ma persone/aggi. Accade così, secondo me, con gli attori che interpretano Claire e Peter. Vabbè l’ho fatta lunga. Chiudo.

    Rispondi

  35. Ashja ha scritto:

    Rick ha scritto:

    Io mi arrendo, non riesco a trovarla con i Sub Ita! (e non sono capace a usare VLC…-.-’)

    Eddaii su VLC è alla portata di tutti!!! 1) Lo installi. 2) devi mettere il file .avi della puntata nella stessa cartella dove avrai scaricato i sottotitoli italiani (per ora ci sono fino alla 7 puntata mi sembra).. fai partire il video in inglese e dalla barra del menu’ di VLC clikki VIDEO poi TRACCIA SOTTOTITOLI poi CARICA a quel punto cerchi la tua cartella di House of Cards e selezioni il sottotitolo. basta, fa tutto lui.

    basta trascinare il file sub dentro la finestra vlc col filmato in riproduzione, in qualsiasi momento, pure se non sono nella stessa cartella :P

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  36. io non la guardo più perchè non mi piace però ho visto che sia itasa che subfactory hanno ormai sottotitolato quasi tutte le puntate

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  37. Appena finita. Dunque, giudizio complessivo ovviamente analogo a quello di Serialmente, il fuck yeah ci sta tutto. Interessante la scelta di utilizzare un’impostazione “teatrale” per una serie dal format così rivoluzionario, mi sarei aspettata qualcosa di più “fantapolitico”, in stile complotti&misteri, ma qui i complotti sono solo il contorno di una vicenda giocata sull’animo umano e le conseguenze delle proprie azioni. Mi è piaciuto il ritratto di Frank e quei piccoli elementi che pure sulle prime mi avevano fatto storcere il naso, come la playstation, la relazione sessuale con Zoe e i giochi di potere all’interno di essa o la figuraccia nel dibattito con Spinella. Erano proprio questi elementi a rendere la figura di Underwood umana e non solo “epica”. E’ il cattivo per eccellenza, cinico, vendicativo, intelligente, di classe ma non sorseggia whisky mentre legge Lrra seduto sulla sua poltrona, lui gioca con gli sparatutto. Al contrario del recensore io non ho amato il capitolo 8, o meglio la parte del suo incontro con il vecchio amico (o vecchio amante?) che ho trovato un po’ forzata e superflua, ma per il resto, ripeto, la caratterizzazione del personaggio mi è sembrata coerente ed efficace.
    Per quanto riguarda Claire sono soprattutto i dettagli a renderla forse il personaggio più interessante. La sua relazione con Adam Galloway mi era sembrata, sulle prime, decisamente out of character o comunque indicativa di un character che non mi piaceva: quello della first lady insoddisfatta che si consola con l’artista, con lo spirito libero per ribellarsi al marito. E’ bastata una sua frase,”what I chose is a man I could love for more than a week”, a farmi capire che non era così, ma che, anzi, il suo personaggio è davvero ben scritto e come quello del marito, nel corso dei capitoli si è evoluto in maniera coerente.
    A questo punto mi chiedo: il vogatore che si rompe, Frank che va a correre con Claire e la mancata risposta alle chiamate di Stamper sono un segno del fato (in puro stile shakespeariano)? Cosa succederà adesso?

    P.s. Zoe mi sta un po’ sulle palle ma chissà perché tifo spudoratamente per lei, alla morte di Peter Russo, e odiavo anche lui, stavo quasi per piangere. Conoscendomi credo che questo sia un’ulteriore prova della sapienza degli autori.

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  38. winston smith 14 marzo 2013 at 00:52

    Non ho ancora commentato questa serie: quale grave dimenticanza! :D
    Soldi e potere. Cosa pubblica e interessi privati. Informazione indipendente, idealistica e giornalismo fazioso, opportunistico. Sono questi i temi fra cui si destreggia House of Cards, riuscendo appieno (o a pieno) a rendere l’idea di un mondo competitivo, subdolo, corrotto, ma allo stesso tempo capace anche di grandi slanci di solidarietà e altruismo per il bene del prossimo (sebbene solo fittizi e interessati, come nel caso in cui Frank completa la riforma dell’istruzione o ancora quando aiuta il figlio del Chief of Staff del President Garrett ad essere ammesso in un prestigioso college statunitense).
    Ho apprezzato molto il comparto tecnico della serie (regia, fotografia, musiche, scenari), per non parlare delle grandi interpretazioni del cast, partendo dal carismatico e navigato Kevin Spacey fino ad arrivare al sorprendentemente efficace e convincente Corey Stoll (Peter Russo).
    Dedicherei una menzione d’onore allo stile rappresentativo scelto per la messa in scena: il magnetico sguardo di Spacey e la nonchalance con cui descrive le prossime mosse sue e dei suoi avversari mentre si rivolge alla macchina da presa riescono ad infondere un grande senso di complicità nello spettatore, che può in tal modo sentirsi pienamente partecipe delle elucubrazioni e delle macchinazioni del protagonista, anziché semplice osservatore esterno.
    Trovo che il punto forte del prodotto, tuttavia, sia da considerarsi la scrittura, capace di sfornare personaggi complessi, polimorfi, mai banali e soprattutto di dar vita finalmente a figure femminili affascinanti e sfumate come e più delle rispettive controparti maschili: per tutti i protagonisti di questa storia ci sono luci e ombre, realtà e sogni, umanità e bestialità. Dicotomie, insomma, verso cui spero di aver reso giustizia con il presente commento.
    Direi, dunque, che l’esperimento Netflix al suo primo tentativo può considerarsi pienamente riuscito. Sperando che la qualità del prodotto possa mantenersi costante nella ormai tanto attesa season two, io comunico fieramente di essere on board. Money and power on television have never been so fascinating!

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  39. Il settimanale Internazionale, in edicola oggi, dedica un articolo alla serie.
    E’ la traduzione di questo articolo di Bhaskar Sunkara su In these times:
    http://inthesetimes.com/article/14694/house_of_cards_and_the_liberal_imagination/

    Rispondi

  40. Il poco tempo mi costringe ad essere sintetica:

    GRANDISSIMA SERIE!!

    Ottima sotto tutti i punti di vista, come molti di voi hanno già fatto notare.

    In particolare, gli ultimi 3/4 episodi mi hanno tenuta incollata alla sedia!!

    E dire che all’inizio il soggetto non mi ispirava per niente….

    Spero che la seconda stagione arrivi molto presto!

    Rispondi

  41. [...] parola al posto di televisiva) con l’esordio in pompa più che magna di Netflix con il suo House of Cards e, più recentemente, con Hemlock Grove. Della portata potenzialmente rivoluzionaria che Netflix e [...]

    Rispondi

  42. un “fuck yeah” anche da parte mia. arrivo con colpevole ritardo, e devo ammettere che per una volta ho provato una sensazione strana: vero che di solito guardo le serie a stagioni intere (le drama almeno, e solo quelle di cui non sono in spasmodica attesa… breaking bad, sto parlando di te) ma qui il bisogno di vederla tutta e subito era veramente impellente (e l’ho soddisfatto in 3 serate). netflix ha fatto davvero la scelta migliore, mettendola tutta a disposizione contemporaneamente (quei 15 secondi di attesa non li contiamo)!

    robin wright penn (oh, nella mia mente si chiama ancora così, lei e odette yustman non possono cambiare nome impunemente!) recita come non le avevo mai visto fare. troppo scontato dire che kevin spacey è un dio, qui. lo è dal primo istante, lo è nell’ultimo, lo è sempre. anche quando si “abbassa” a pregare, arrivando però molto presto a dire una cosa simile a “prego me, attraverso me” che è veramente fenomenale.

    e adesso dirò una cosa che molti non condivideranno (tanto chi lo leggerà questo commento?) e cioè: di 41 commenti, solo 2 parlano di boss. che non so se sia ispirato o meno al primo house of cards ma che è molto simile non solo come tematica ma anche in certi passaggi e in certi personaggi (non mi dilungo perché ho fatto una lunga disamina su boss in un altro articolo). ma boss, secondo me, è superiore. davvero, non sto scherzando. boss è meglio. house of cards sfiora la perfezione, a boss “manca solo un difetto per essere perfetta” (cit). e la grossa differenza che c’è fra i due, a mio modesto avviso, è nella differente caratterizzazione e sfaccettatura dei personaggi. anche qui è molto profonda, come dimostrato anche nell’articolo, ma in boss i personaggi sono più vivi. più veri. oh, lì si incazzano, qui no. mai nessuno. non sono piatti, ci mancherebbe, ma non si sfogano, mai, nemmeno da soli in bagno. solo brevi spezzoni e brevi attimi, uno o due per i personaggi principali, stop (paradossalmente è anche l’accusa che fa claire a francis nel primo episodio, sebbene sia lei stessa la prima a cui dovrebbe dirlo!) il che toglie un pizzico di realismo. un po’ come in entourage nelle prime stagioni in cui non c’era la droga, dai! il tutto, ovviamente, a mio modesto avviso… è solo la mia opinione.

    ancora in lutto per la dipartita di boss, ma incredibilmente contento di averne trovato un (quasi) degno successore. consiglio a chiunque di vedere, prima o dopo non importa, veep. non dico nulla sul perché, ma fatelo. non ci vorrà molto, e mi ringrazierete :)

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  44. [...] immensa. Sons of Anarchy (stagione 5), dove Jax passa definitivamente al lato oscuro della Forza. House of Cards (stagione 1), che segna in modo eccellente il debutto di Netflix nella [...]

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  45. Se a qualcuno interessa ho letto che lo passano l’anno prossimo su Sky…

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  46. A me interessa.
    Non sono riuscita a trovare nulla riguardo questo supposto passaggio su Sky.

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  47. Ecco la notizia:

    http://www.badtv.it/2013/11/house-of-cards-verra-trasmesso-sky-primavera/

    Molto bene, anche perchè finora ero risucita a vedere solo il primo episodio.

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  48. Ho letto la recensione con molto interesse e penso che sia decisamente completa. Non comprendo bene il senso dei commenti successivi. Questa è una serie oggettivamente di altissimo livello. C’è poco altro da dire. Come suggerimento generale direi di imparare seriamente almeno l’inglese. Perché la cinematografia mondiale non parlerà italiano né su TV e né tanto meno sul web. Si potrebbe cominciare da Peppa Pig. Viviamo artisticamente ormai nel giurassico. Mad Men, House of Cards, Hour della BBC e altre decine di prodotti anche meno brillanti sono comunque professionalmente eccellenti. Impariamoci l’inglese, come minimo, conviene…

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  49. bell’articolo.

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  50. Chi come me ha amato questa serie, forse troverà interessante questo articolo: http://milzeinfuga.wordpress.com/2014/04/03/quanto-sono-verosimili-gli-eventi-di-house-of-cards/

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