enlightened s02e05

E’ straordinario quanto si riesca a dire in poco meno di trenta minuti di tv; quanta intimità si possa sentire con un uomo che non esiste, che è fatto di parole scritte su carta e di punti colorati ammassati in un schermo rettangolare; quanto la profondità e complessità di un contenuto riesca a grondare attraverso la semplicità del costrutto narrativo. Questo episodio, nella sua struttura, nella sua storia, nei suoi protagonisti, è roba che ognuno di noi, almeno una volta nella sua vita di spettatore, ha già incontrato. E’ la storia delle due solitudini che si incontrano, si conoscono e si amano. Eppure è speciale. Dopo Helen e Levi, Tyler.

 

No one knows they’re there

Tyler è un personaggio tipico (talmente tipico da essere a rischio d’abuso) così come l’aura che lo circonda: di nullità, di solitudine, di insoddisfazione. Un fantasma che attraversa e tocca, senza mai essere attraversato ed essere toccato. Una perla, ormai scomparsa sotto i granelli degli anni sgretolatisi per il loro essere tutti vuoti, tutti identici, tutti dimenticabili. ‘I don’t know anything else’, confessava ad Amy mentre questa piangeva il suo desiderio di non tornare a esser nulla. Come tutti coloro i quali non hanno mai conosciuto altro rispetto a quello che c’è e che hanno, anche Tyler ha costruito un teorema per dimostrare e legittimare la sua esistenza, ha usato la logica per trarne il senso, ha chimicamente trasformato la solitudine in libertà, la mancanza di legami in mancanza di costrizioni, le sue scelte nel suo destino, il vuoto dell’assenza nella leggerezza dell’indipendenza. Come il buio prolungato ferisce l’occhio che incontra la luce e lo costringe a fuggirne, alla stessa maniera Tyler non ricorda più la ragione per cui si è nascosto ma conosce quella per la quale non può farsi trovare. Perché significherebbe essere scoperto e indifeso, esposto alle ustioni di una luce che quando c’è, quando la si lascia entrare, non può che pervadere e riempire ogni angolo, perché brucerebbe. Il dolore dell’essere solo e il dolore dell’essere rifiutato sono talmente intrecciati dentro di lui da essere distinti solo dall’abitudine: al primo, Tyler si è abituato, è il suo dolore, è sempre stato lì, ‘I don’t know anything else’. E solo la speranza ferisce, proprio come il ricordo del calore riscalda per un attimo, solo per rendere ancora più acuto il freddo dopo.

Non sarò oggettivo nel giudicare questo episodio, lo dico subito. Tyler è un personaggio che non riesco a fare a meno di definire meraviglioso, dimostrazione fisica di come, quando si ha da dire e da dire di importante, non conta la forma scelta, perché il contenuto è, e sarà sempre, di più, più bello, più grande, più importante. Quello interpretato da White è un personaggio visto e rivisto in ogni forma di narrativa contemporanea. Quello che si racconta per suo tramite è quello che si racconta da sempre: il dolore, la solitudine, la paura dell’inadeguatezza e dei rapporti interpersonali, il desiderio di essere amati romanticamente e toccati sessualmente, la felicità e l’infelicità, come il cercare la prima sia spesso lo sfuggire alla seconda, come la paura della seconda sia spesso l’ostacolo alla prima, la perdita. Eppure, la scrittura e l’interpretazione danno al tutto un calore e una morbidezza rari.

La voce, il volto, il corpo di White riescono a dar sostanza a Tyler in maniera inimmaginabile. Pur non essendo un grande attore, l’intimità tra Mike e Tyler è, probabilmente, tale da dare l’illusione dell’identità. Il modo onesto e semplice della scrittura è il disagio che nasce nello spettatore alla visione e all’ascolto. Quel disagio che nasce dal vedere la timidezza costretta a denudarsi in piazza, il disagio che porta a sentire la paura di Tyler, a preferirne la solitudine per scelta piuttosto che per abbandono (ma ci sarà poi differenza?). Il disagio che nasce dalla consapevolezza che può fallire, che fallirà. Il disagio che nasce dal desiderare per lui quello che già lui desidera per sé: essere fantasma invisibile, perla nascosta. Conosciamo Tyler come solo lui conosce se stesso, siamo i custodi di quel segreto che lui solo custodisce. L’intimità di cui godiamo non è concessa a nessuno e, dato questo, il rapporto con il personaggio è tanto profondo da far scattare quella presunzione, che ogni tanto chi ti conosce a fondo ha, di sapere quello che è meglio per lui. Ed è su questa presunzione che la sorpresa colpisce più forte, facendoci provare un po’ lo stesso stupore che prova lui.

 

You seem sad and sweet, and I like that

E ho amato Eileen per il coraggio e l’onestà nelle sue parole, con cui ammette e dimostra di essere fatta con lo stesso stampo di Tyler. Ha paura anche lei, non è più giovane e non è più fresca, è stata sfregiata in passato, non le importa di niente se non di rimanere ferita. Però ha coraggio, ha voce, corre mentre Tyler è fermo (la scena in palestra è meravigliosamente metaforica ed esplicativa). La speranza le fa male ma lei sopporta il dolore, la paura la ostacola ma non la blocca. E’ una donna che si è costretta e costruita estroversa, che vuole essere guardata negli occhi, che, come tutti, non vuole essere ferita da un coglione. Fa sesso con Tyler, lo chiama in ufficio, ci va a pranzo il giorno dopo. Il sorriso sul volto di Tyler, la felicità nel suo finale sono il mio sorriso e la mia felicità. Se è vero che non si può non essere pessimisti nei riguardi di questi personaggi, alla stessa maniera è vero che non si può non essere felici quando, persino per loro, le cose sembrano andare per il meglio. E’ il lieto fine che incontra il finale a sorpresa. Ed è autentico, è genuino, è vero. Perché, alla fine, nessuno si salva da solo, a tutti, prima o poi, tocca un avanzo di felicità, che sia cercata o meno. ‘Things change. You think you’re stuck and then, suddenly, you’re not. It’s like you have a fever forever and, one day, you don’t’.

 

But are you, are you sweet?

E in questo sta il gigantesco successo di Mike White in quanto autore. Nell’aver costruito personaggi che vengono percepiti nella maniera che il racconto pretende. Visceralmente, istintivamente, personalmente, perché Enlightened lo si può guardare solo in questo modo. E non si può fare a meno, se le cose stanno così, di provare una gran pena per tutti loro, e di esser presi dal pessimismo quando si immagina il loro futuro. Quando Tyler ha portato a casa Eileen, io ero certo che questa non sarebbe rimasta per la notte. Perché Tyler, una volta ancora, era stato incapace di dar voce a se stesso, di darsi forma, di prendere un colore che non fosse il bianco trasparente del fantasma. Non era riuscito a esprimere la felicità che sapevo, vedevo, aveva dentro al cuore per il solo fatto che Eileen fosse lì, seduta sul suo divano, nell’appartamento non abitato da nessuno eccetto lui. E’ un uomo dolce e triste, ma talmente abituato a non essere visto da non vedersi più neanche lui. Da non riconoscere la sua immagine nemmeno quando è proiettata (in Eileen) e desiderata (da Eileen).

‘But are you, are you sweet?’ – ‘I think so’

E’ il segreto che custodisce lui solo e che non vuole rivelare. So, in cuor mio, che Tyler è infelice per colpa, per scelta e per paura. Perché quando si tratta di proteggere quel poco di felicità e di speranza che gli è stato regalato, non lo fa. Non si rifiuta di sfruttare Eileen nella crociata di Amy e Dougie, non la protegge e non si protegge. Pretende la felicità senza comprendere che questa non è mai totale e non è mai regalo, ma che si guadagna per contrasti e per perdite, per scelte e rinunce. Sì, la vita può migliorare in maniera inattesa e improvvisa, per destino, magari, o per fortuna, forse. Ma l’individuo che non si illumina, che non coglie i segni e sfrutta l’occasione, è destinato a essere superato da una felicità che non rallenta, che pretende che si tenga il suo passo. Il punto non è guadagnarsela; il punto è mantenerla e proteggerla tramite il miglioramento, il passo che segue l’illuminazione. Se Tyler non lo capirà e agirà di conseguenza, finirà scaraventato ancora più in basso, talpa cieca e infelice, al buio, solo. Il suo terrore. Il nostro terrore.

Ma quel voice-over in chiusura (che ha senso contrario di quello d’apertura pur con le immagini della stessa routine, ora non più così opprimente e insignificante. Come a dire: basta poco. Che classe, ragazzi)  lascia trapelare che, chissà, qualcosa è cambiato. Ora Tyler è felice, e la felicità da coraggio. Al contrario di Amy e Dougie, ora lui ha da perdere, in questa guerra. Per lui non è mai stata una questione di vendetta e/o di autoaffermazione, come per Amy prima e per Dougie poi. E’ sempre stata una questione di ricerca, di condivisione, di desiderio di contatto. E’ per questo che ha aiutato la nostra rivoluzionaria, per strapparle quel bacio che lei non ha mai desiderato, per sentire qualcuno alla scrivania affianco, per il buongiorno al mattino e la compagnia a pranzo.  Per essere visto, per essere trovato. E ora?

fuck yeah

Note a margine

  • L’episodio è stato diretto da James Bobin, che ha lavorato spesso per la HBO e che ha debuttato al cinema con il film The Muppets, scritto e interpretato da Jason Segel

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

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Commenti
12 commenti a “Enlightened – 2×05 – The Ghost Is Seen”
  1. Javier_Morena scrive:

    I’m spanish and i did not understand everything, but i just needed to say it. This episode is maybe the most perfect episode i have seen of a 30 min dramedy. It goes so deep, it so complex, and at the same way, simple. The delicacy, the confussion, it’s just simply perfect. Love Mike, and love even more Tyler.

  2. violetta scrive:

    Che tenerezza Tyler, finalmente l’episodio su di lui, e che fortuna a trovare un’anima gemella come Eileen.Amy manderà tutto a scatafascio,poraccio…

  3. fede. scrive:

    Che recensione stupenda: profonda, precisa e sentita. Complimenti, davvero.

    Se dovessi cominciare a spiegare le ragioni per cui ho trovato quest’episodio perfetto, credo che lo spazio per i commenti non basterebbe. Toccante, emozionante, coinvolgente. Poche volte ho empatizzato con un personaggio in modo così viscerale ed incondizionato, poche volte ho desiderato che andasse tutto bene per lui, ho avuto paura per lui e ho gioito con lui. Se il monologo iniziale mi ha provocato quasi dolore fisico, quello finale mi ha fatto scendere più di una lacrima, cosa quasi mai successa durante la visione di una serie tv.
    Mike White dona una profondità incredibile ad un Tyler che avrebbe forse rischiato di cadere nello stereotipo del tipo triste e solitario, ma che invece acquista uno spessore a tratti perfino superiore a quello di Amy.
    Il punto di forza ormai non sta nella storia in generale, ma nelle storie dei suoi personaggi: non m’interessa come andrà a finire il tutto; quello che mi preme a questo punto è solo sapere come ne usciranno i singoli, perchè so che se loro saranno feriti, lo sarò anch’io.
    Enlightened è dunque, a mio parere, una perla che chiunque dovrebbe conoscere: un prodotto complicato, magari difficile da amare all’inizio, ma che, una volta dentro, tocca il cuore, come pochi riescono.

    E credo che, se uno spettatore si ritrova nella mia condizione di fronte ad una serie tv, vuol dire che è stato fatto un lavoro egregio, semplicemente.

  4. Questo episodio è passato sopra al mio cuore con uno schiacciasassi. Avanti e in retromarcia. Più volte. Lacrime e meraviglia.

  5. luta44 scrive:

    Episodio commovente e coinvolgente come pochi, mi ha colpito al cuore.
    Tyler è adorabile e Eileen è adorabile e insieme sono adorabili.
    Ora più che mai voglio, fortissimamente voglio, che Amy si faccia da parte e lo lasci alla sua felicità.
    Tifo accanitamente per lui e sono certa che Tyler combatterà per Eileen e che vincerà.
    Se Amy manderà tutto all’aria la odierò profondamente.
    Sono stufa di personaggi autoreferenziali, non li sopporto proprio, mentre adoro i dolci e timidi fantasmi, le perle sepolte nella sabbia.
    Forza, Tyler, non mollare!

    Splendida recensione, davvero perfetta.
    Chapeau!

  6. AryaSnow scrive:

    Anch’io al discorso finale mi sono commossa :(

    Interessante anche il fatto che Eileen, pur essendo fedele alla “malvagia” azienda, umanamente sia molto più simpatica di Amy.

    Ennesima puntata fantastica.

    5/5

  7. Namaste scrive:

    Lo aspettavo e finalmente è arrivato, anche se non come me l’aspettavo, l’episodio tylercentrico, quello legato al mio personaggio preferito di questa splendida serie fantasma, una di quelle che, nonostante il marchio HBO, rischia di passare quasi inosservata ai più, ma che invece di corpo e soprattutto anima ne ha da vendere.

    Gli autori, in questo caso Mike White, ancora una volta, più che mostrare i personaggi, le scelte che li hanno portati fin qui, facendole diventare le persone che sono oggi (ho apprezzato, per esempio, che quanto realmente accaduto tra Tyler e Julie_Bitch continui per noi a rimanere un mistero) mi sembra che si divertano quasi a giocare col loro karma: vite ed esistenze che potrebbero davvero cambiare e migliorare se messe in contatto con i loro simili, senza che però sia stato realmente il destino a metterli sulla loro strada, bensì le loro azioni (o quelle di altre), quasi sempre sbagliate o dettate da motivi egoistici, e che per questo, alla fine, li porteranno a ritrovarsi ancora più soli. Come per Amy, non possiamo approvare nè davvero condannare, ma solo dare a questi personaggi un po’ della nostra umana comprensione, la stessa che riserveremmo a noi stessi. Davvero la migliore mezz’ora televisiva in circolazione.

    E ora scusate ma vedo se riesco a recuperare “Chuck & Buck”!

  8. Jex scrive:

    Delicato, delicatissimo. quante volte ci siamo sentiti stuck like we had the fever forever? e poi all’improvviso scopriamo di poter andare avanti. Sentirsi soli, connettersi emotivamente a un altro essere umano, vivere con intensita’. Episodio semplice, diretto, illuminante nella sua presa d’atto. Brividi di consapevolezza e di empatia per Tyler.

  9. Pamela Rossi scrive:

    Episodio visto oggi con estremo ritardo. Grazie Francesco per aver reso giustizia con la tua splendida recensione a cotanta meraviglia. Ecco, io sono una di quelle che avrebbe serie difficoltà a recensire Enlightened, di fronte alla cui grandezza mi piglia un mutismo esistenziale. Mike White ti voglio bene.

  10. Jeanne scrive:

    Mi unisco ai cori di approvazione per la bella recensione, complimenti Francesco. Enlightened è una delle migliori cose che sto guardando e mi piace venga scandagliato a fondo. Oltretutto sembra che stia maturando in questa seconda serie forse più che nella prima. Speriamo si continui così.

  11. Daniela G. scrive:

    “Tyler è un personaggio che non riesco a fare a meno di definire meraviglioso, dimostrazione fisica di come, quando si ha da dire e da dire di importante, non conta la forma scelta, perché il contenuto è, e sarà sempre, di più, più bello, più grande, più importante.”

    esattamente.
    io che odio i voiceover come poche cose al mondo e vorrei che fossero proibiti per legge, ho persino apprezzato quello finale. Bellissimo episodio, di una delicatezza rara.

  12. Namaste scrive:

    Daniela G. ha scritto:

    io che odio i voiceover come poche cose al mondo e vorrei che fossero proibiti per legge, ho persino apprezzato quello finale. Bellissimo episodio, di una delicatezza rara.

    L’utilizzo che “Enlightened” fa della voce over è per me semplicemente MAGISTRALE!

    Shonda Rhimes dovrebbe prendere appunti…

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