On Broadway

Mi sarebbe piaciuto scrivere, dopo il disastro della prima stagione e l’hype (ri)generato in questi mesi, della redenzione di Smash e di una nuova direzione accattivante presa dallo show. Purtroppo non succederà, data la premiere disarmante che ripete gli stessi schemi già visti, odiati e sbadigliati l’anno scorso.

Dietro le quinte questa serie non ha avuto vita facile: la showrunner Theresa Rebeck, dittatrice boriosa, è stata congedata con disonore e sostituita da niente popò di meno che il creatore di Gossip Girl, Josh Safran. I tentativi dei primi due episodi di chiudere un paio di questioni in sospeso e ricostruire una struttura semi-dignitosa per la serie sono palesi, ma pochi e a fior d’acqua. I cambiamenti sono oltremodo superficiali: uno svecchiamento accennato, tramite l’introduzione di qualche personaggio che ricorda ancora la pubertà; una sequela infinita di guest star annunciate durante l’autunno, che rischiano solo di soffocare un contenitore opaco di cliché; e la promessa di bruciare per sempre le sciarpe di Julia. Come se un capo d’abbigliamento fosse il vero problema del personaggio o addirittura della serie.

La Rebeck è stato il capro espiatorio (o la vera causa, chissà) di parecchie scelte infelici che hanno reso Smash un patetico ibrido tra il ridicolo e il noioso, come i subplot dell’adozione e dei problemi matrimoniali di Julia o l’ascesa di Karen a tutti i costi. Ma la coda di questa pessima scrittura è ben distinguibile anche nella doppia premiere, che non lascia intravedere granché di appassionante all’orizzonte (più backstage non ci farebbe schifo). Non c’è inventiva nella messa in scena dei pezzi musicali, non c’è pathos nel coinvolgimento coi personaggi, non c’è quello spago che tiene unita musica e trama con fermezza, indispensabile ad un qualsiasi cosa musical. Non c’è gaiezza metalinguistica ponderata, non c’è catarsi, purificazione tramite performance. Diamine, non ci sarebbe nemmeno nulla di cui purificarsi.

Smash, come Glee, si piega sull’addizione pura e semplice di musical e soap opera. Dato che la soap è uno dei riferimenti primordiali del racconto seriale televisivo, non ci sarebbe nulla di male in questa unione, se la resa fosse migliore. Purtroppo c’è un distacco tra scrittura e trasposizione scenica, che nel suo passo coinvolge miscasting, interferenze di produzione, incompatibilità tra gli autori e mancanza di idee brillanti, che rende il tutto freddo e, diciamocelo, una noia mortale.

Ciò che ho notato in particolare, anche durante questo poco gradito ritorno, è che Smash crea degli scompensi evidenti tra personaggio su carta e personaggio in carne ed ossa. E’ dall’anno scorso che tentano di schiaffarci Karen in gola forzando il processo di coprofagia con didascalie atte a farcela piacere: “è una star, una musa, ha qualcosa di particolare”. Capiamo tutto questo quando lo dicono, ma non lo vediamo. Mai. Katherine McPhee è un’attrice sconnessa, inadatta e scialba e l’abuso di autotune sulle sue esibizioni dovrebbe essere reso illegale. L’insistenza sulla straordinarietà di Karen rende la sospensione dell’incredulità un lavoro molto difficile, soprattutto quando viene divorata dalle performance canore di Megan Hilty e della nuova arrivata Jennifer Hudson, dallo statuario romanticismo del personaggio di Anjelica Huston o dal retrogusto comico della reattività di Tom e Derek (i quali hanno altre mancanze).

La tendenza a creare scompensi del genere non è cambiata neppure quest’anno, con l’introduzione di un giovane autore e musicista che, su carta, recita la parte del bello impossibile, che allontana tutti con il suo complesso talento, ma che su schermo è unicamente e inequivocabilmente insopportabile: stessa cosa successa con Ellis (“I’m a producer!”: e giù risate) e con la bistrattata Debra Messing, lasciata in balia di un personaggio spiacevole e borioso, ispirato alla stessa Rebeck (non a caso in questi due episodi Julia subisce duri colpi da parte della critica per il suo libretto: meta-squallore).

Megan Hilty è così luminosa ed esuberante nella sua straordinarietà (vera) che la sfiga di Ivy è semplicemente inspiegabile. Divora il palcoscenico di Margo Martindale al Gala dei pezzi grossi di Broadway, eppure la segregano sempre in angolini di blando romanticismo, senza mettere a frutto le possibilità del suo personaggio: né come diva né come stronza. L’unica novità gradevole che la riguarda è la nascita di una certa complicità con Julia: chissà che le due non riescano a risollevarsi, insieme, mentre la rossa si immerge in un sub-plot da sit-com andando a vivere con Tom (and Grace).

I nuovi talenti continuano ad essere scoperti per caso, tramite gente che tiene cellulari per aria in attesa che qualcuno di importante muova il culo. Questo tipo di coincidenze favolistiche perdono di magia, se se ne abusa. Ma la nuova writers’ room di Smash sembra non aver cambiato direzione. I personaggi sono ugualmente estenuanti e le sottotrame ultra-soap hanno la stessa appetibilità di un musical sulla stitichezza. La serie raggiunge i suoi rari picchi solo quando si concentra sulla creazione del musical e sul business broadwayiano. Il resto è fuffa riempitiva, talmente noiosa che non riesce a qualificarsi nemmeno come guilty pleasure. Uno spreco.

Le sensazioni dunque son sempre le stesse. Smash è un prodotto ben confenzionato, ben illuminato, con buone canzoni originali e un buon cast vessato da una scrittura mediocre e poco ispirata. Invece di pensare alle sciarpe e ai ragazzetti sobillanti estrogeni, Safran avrebbe potuto rinfrescare il serial con retroscena gustosi e dialoghi stuzzicanti. Forse il danno era irreparabile, forse non è ancora troppo tardi. Fatto sta che a me questa doppia premiere è sembrata l’ufficializzazione di un’occasione persa.

 

Ma poteva andare peggio: poteva piovere, mentre Karen cantava i Backstreet Boys in Washington Square.

Eus

Figlio illegittimo di John Waters e Tina Fey. La mia massima aspirazione è diventare una 'sassy black woman' da comedy di serie Z.

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Commenti
4 commenti a “Smash – 2×01/02 – On Broadway/The Fallout”
  1. Sara scrive:

    Pienamente d’accordo con la recensione, ma ahimé continuerò a guardarlo perché sono stregata da Megan Hilty. Per fortuna che esiste il fast forward per eliminare la noia di Karen/Katherine McPhee

  2. Holly scrive:

    Purtroppo mi tocca concordare con quello che hai scritto,e dico purtroppo perchè speravo molto nel ritorno di Smash. Nonostante tutto è una serie a cui sono sempre disposta a dare una chance,perchè mi piace moltissimo l’idea [che c'era] alla base e perchè adoro Megan Hilty.
    Mi dispiace ammettere che questa premiere è stata forse più noiosa di molte puntate della stagione scorsa..almeno là si vedeva un pò del musical!Invece questa volta, causa problemi legali di Bombshell,siamo stati costretti a sorbirci le vicende della “povera” Karen che cerca di trovare il suo posto nel mondo..che poi se possibile adesso che fa la str.. è ancora più odiosa di quando faceva l’angioletto!
    Unica nota positiva,oltre a Ivy ovviamente,è Tom che tra battutine su lui e Julia/Grace protagonisti di una sitcom e rifiuto delle sciarpe,almeno mi strappa un sorriso :)
    Speriamo davvero non sia troppo tardi!!

  3. Oliva scrive:

    Sara ha scritto:

    Pienamente d’accordo con la recensione, ma ahimé continuerò a guardarlo perché sono stregata da Megan Hilty. Per fortuna che esiste il fast forward per eliminare la noia di Karen/Katherine McPhee

    Concordo con voi e concordo con la recensione. Odio profondo per Karen (comunque vorrei proprio sentirla cantare dal vivo per vedere come riuscirebbe a barcamenarsi), mentre amo Ivy. Veramente è assurdo questo divario incolmabile tra le due e davvero non riesco a capire come gli autori non si possano rendere conto non solo che hanno totalmente sbagliato attrice per interpretare Karen, ma che hanno anche sbagliato a scrivere il personaggio. é incredibile questa cosa…

  4. anna scrive:

    il problema è proprio il personaggio di karen, è terribile!

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