enlightened 2x04

Non so perché, ma nella mia testa Amy Jellicoe e Louis C.K. (o almeno la percezione che in Louie Louis C.K. ha di se stesso) sono metà della stessa mela. No, non è vero, in realtà so benissimo perché. Entrambi incarnano perfettamente il trauma che accompagna l’età adulta, la resa finale dell’individuo nei confronti del mondo e della vita in generale, la messa in discussione del proprio scopo sulla terra e l’accettazione dolorosa della sua assenza, in un rimpianto che non evolve mai davvero in rassegnazione, perché conserva ancora i tratti fanciulleschi e innocenti di chi non ha smesso di tenersi aggrappato alla più flebile delle speranze. La presa di coscienza di questo vuoto interiore originato dal conflitto tra realtà e aspettative disattese porta però i personaggi a muoversi in direzioni opposte. Louie si ritrova a scendere a patti con tutto, col proprio corpo, la propria vecchiaia, la propria solitudine, sconfitto e immobile ma in attesa perenne di quel qualcosa che cambierà tutto, come un attempato Wile il Coyote che volente o nolente tende comunque l’orecchio pregando che Beep Beep si faccia vedere. Dal canto suo, Amy è animata da una smania di rivalsa cieca e egoista nonostante sia nutrita da una genuina ricerca della realizzazione personale, un’imposizione egotica del proprio io mascherata da ricerca di pace, di illuminazione, un tentativo di convincersi di essere “speciale” e “unica” quando la vita le ha dimostrato altrimenti. Perché inconsciamente Amy crede che la felicità sia la vendetta migliore.
Insomma per me Amy e Louis insieme sarebbero una coppia meravigliosa. E sì, si odierebbero a morte.

Follow Me

Scritto e diretto da Mike White.

L’episodio si apre con i preparativi di Amy all’ennesimo  appuntamento con Jeff il-giornalista-d’assalto. Come evidente a noi e a sua madre, Amy vede nell’uomo un potenziale interesse amoroso. Ma in realtà è molto più di questo: Amy riconosce (anche se sarebbe più opportuno usare il termine decide di riconoscere) in Jeff “l’angelo” redentore, colui che finalmente potrebbe strapparla alla mediocrità della sua esistenza per elevarla nell’Olimpo delle persone importanti, delle persone che cambiano il mondo, che contano davvero perché fanno cose “buone”… o forse perché hanno 30.000 follower su twitter.
D’altronde era una questione di tempo prima che il concetto di rete e di follower (no, non stiamo parlando di Joe Carroll e soci) venisse catturato dagli autori e data in pasto alla mente carnivora di Amy. E trovo abbastanza puntuale che venga scelto twitter come incarnazione dell’interconnessione virtuale, social network in cui le dinamiche di potere si prestano di più al discorso del “valore di una persona” rispetto al più democratico facebook. Perché su facebook siamo tutti amici alla pari, su twitter c’è chi segue e chi viene seguito, e chi viene seguito ha molto più potere e importanza di chi invece segue soltanto.

Amy si ritrova di nuovo a confondere il suo rigurgito di rivalsa egotica con la spinta eroica a condurre la rivoluzione dei più deboli e degli emarginati. Questa incomprensione di fondo si riverbera nello stridente contrasto tra il punto di vista di Amy sul mondo che la circonda e il mondo stesso, tra ciò che Amy pensa e come Amy si comporta (resta emblematico il momento in cui le sue riflessioni sull’ingresso nel mondo dei “migliori” che la ignorano si interrompono per lasciar spazio all’insofferenza che Amy stessa rivolge al cameriere, l’unico che invece si ricorda di lei e le rivolge la parola spontaneamente), tra i suoi propositi e le sue azioni (il piano di mantenere un basso profilo viene archiviato in un attimo dall’arroganza del faccia a faccia ricercato e dimenticabilissimo con il presidente della Abaddonn), tra il voice over e le immagini che lo accompagnano, dove i discorsi sul Web che connette le persone per “migliorarle” si contrappongono ai volti inebetiti incollati agli schermi.
Questo percorso di “illuminazione” sembra farsi sempre più meschino e ipocrita, soprattutto nel rapporto utilitaristico che Amy intesse con i personaggi che la circondano, Jeff compreso, e che però nega a se stessa (sottolineato poi dalla reiterazione della battuta “I follow you, you follow me back”), tanto che appare rigenerante l’odio viscerale e senza filtri che Dougie vomita contro i piani alti, azzittendo il blaterare di Amy sulla Giusta causa.
L’unico briciolo di sincerità rimasto a Amy pare allora essere il suo rapporto con Levi, la rabbia con cui nello scorso episodio strappa la lettera dell’ex-marito, la passione con cui cerca di salvarlo da se stesso. Risiede forse lì (e nella relazione conflittuale con la madre) l’unica scintilla di “illuminazione” mai colta da Amy, la sua vera possibilità di riscatto, perché non condizionata dal giudizio degli altri, dall’accettazione da parte degli altri e ora addirittura dal desiderio di divenire per loro guida e riferimento, ma alimentata invece da un sentimento onesto, reale. Questi “altri” infatti sono un soggetto indefinito che esiste soltanto nella testa di Amy, un’entità collettiva e immaginaria che lei per prima è incapace di riconoscere, di vedere davvero (da Tyler a Krista, da Jeff a Dougie), un pubblico senza facce mentre lei sul palco recita con le luci di scena puntate negli occhi.

Giovanni Di Giamberardino

Giovanni Di Giamberardino (aka Rei) nasce qualche tempo fa da qualche parte. Ora, come un qualunque altro laureato italiano ex-corsista del RAI Script di sceneggiatura, complotta per la conquista del mondo e la distruzione dell’umanità. Ha scritto un libro che si intitola La marcatura della regina in uscita a luglio 2012 in libreria e in ebook. PS Qualcuno di nome Alice dice che assomiglia a Jason Ritter. blog - tumblr - twitter.

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Commenti
13 commenti a “Enlightened – 2×04 – Follow Me”
  1. Testhral scrive:

    Ho letto solo il pre-cut perché sono ancora ad ep. 3, ma condivido l’analisi e tengo a bada lo sconfortante sospetto di finire come Amy Jellicoe :)

    Fino ad ora comunque non sembrano neanche due stagioni ma un flusso continuo. Grande crescita.

  2. AryaSnow scrive:

    Amy è antipatica, ma nello scontro Amy VS Abaddon io tifo decisamente per lei e sarei contenta se vincesse (anche se non accadrà). Sarà anche spinta da motivi egoistici, ma almeno la sua causa è giusta. E poi, sono convinta che sotto ogni azione “giusta” o “altruistica” ci sia una dose di egoismo di fondo. Diciamo che nel caso di Amy la cosa è più palese e fastidiosa che in altri, ecco.

    Questa puntata mi è piaciuta meno delle precedenti, principalmente perché avrei fatto a meno della scena con Krista e l’amica antipatica in ospedale, che mi è sembrata un po’ ripetitiva e superflua. Anche il tema del social network… boh, ormai è un po’ scontato e prevedibile. Mi è comunque abbastanza piaciuto com’è stato trattato, ma non mi ha fatto urlare al capolavoro.

    4,5/5

  3. Giuppy scrive:

    Recensione fantastica. OMG, ma che episodio divertente che è stato. Adorato su tutti i fronti. Ho speso metà del tempo a ridere per via dei comportamenti di Amy. Quando va alla conferenza è stata fenomenale, il suo entusiasmo, la sua felicità e la sua riconoscenza per un semplice bicchiere di vino? E’ grata per qualunque cosa la vita gli ponga davanti, dando così spazio a dei siparietti troppo divertenti ahaha. Altrimenti, vogliamo parlare di quando va a visitare Christa e prima di entrare in ospedale twitta la cosa? O quando fa sentire di troppo quella zoccola di Janis? hahah Laura è tremendamente brava nel dare vita a molteplici sfumature caratteriali di Amy – la vena comica è onnipresente anche se, alle volte sicuramente non necessaria, la amo! Sebbene non mi aspettassi il coinvolgimento definitivo di Dougie nelle battaglia contro l’Abaddon, devo ammettere che potrebbe portare dei risvolti narrativi della trama e dei personaggi non poco interessanti, soprattutto se vedessimo il tutto a lungo termine. Devo però ammettere che mi mancheranno molto le cazziate e urla disumane che il ‘pazzo’ serviva ai due poveretti haha. Tristezza infinita quando nel voiceover del party, Amy si sente esclusa da tutti e da tutto, riportando in scena la sua condizione di ‘non illuminata’ – almeno non del tutto ancora -, l’analisi di tutto ciò risulta profondamente oggettivo e onesto, secondo me, soprattutto verso sè stessa. Va beh, non riesco a commentare come si deve, ripenso alle mille mila scene che mi han fatto morire…ecco, questo potrebbe far valere allo show anche il titolo di ‘comedy’, anche se sad-comedy.
    Ps. “Asprirante Agente del Cambiamento” posto nella bios del suo twitter? Crepo, ahahah! Inoltre, non oso immaginare che cosa vi sia nella cartella ‘Ideas’ che ha sul desktop del computer, morooo! – Guardate: https://twitter.com/JellicoeAmy and https://twitter.com/a_jellicoe.
    Preso dalle risate e dalla presa di coscienza di essere così fortunato d’aver dato una chance a quello ‘strano’ pilot su una mezza pazza, ho dimenticato di soffermarmi sul tema principe dell’episodio. L’episodio è riuscito a trattare un argomento come questo in maniera non convenzionale e soprattutto con una delicatezza e secondo me unica (come del resto tanti altri temi) perchè, se ci pensiamo è un tema affrontato fino alla nausea e le conclusioni e vari approcci sono sempre gli stessi. Qui, vengono messi in risato i lati positivi, vengono esplicati e sbandierati dalle parole stesse dei personaggi, si tratta di un quasi inno verso di essi… la parte migliore resta quella dove tutto non viene detto esplicitamente, è lo spettatore a farlo. Qui a mio avviso si potrebbe parlare di interattività tra show/personaggi e pubblico. Non dico che Enlightened sia unico a fare questo tipo di cose, ma dico che è uno dei pochi, almeno tra quelli che ho visto a saperlo fare senza convenzioni e con uno stile impeccabile. Il fatto che vengano messi in discussione argomenti del genere con a seguito paradossi etici e morali di questo tipo è veramente affascinante… la rivoluzione telematica a cui Amy si aggrega è parte dei tanti pararellismi con il comportamento che sta avendo dall’inizio della stagione, agendo in nome del prossimo ma pe sè stessa in un erto senso. E poi, si… il tema portante della serie è onnipresente, perchè le varie narrazioni sono parte di esso. Madò, dovrebbero esistere dei podcast anche per questo gioiello di show, ecco.

  4. thilmir scrive:

    Bella rece, soprattutto l’ultima parte.
    Mi sono piaciute di più le altre puntate, perché il tema dei social media non è stato trattato in maniera molto originale, ma comunque buona anche questa. La parte che preferisco infatti è quella in cui Amy viene presentata “in carne e ossa” a quelli che contano come… beh, come Amy Jellicoe. Emerge un io definito solo dalla propria attività (sono un medico, sono un giornalista..) e dal proprio successo (non sono un semplice medico, ma uno che ha salvato migliaia di bambini in Africa; non sono solo un giornalista, ma ho fatto pubblicare i miei articoli in prima pagina; non sono niente di tutto questo, quindi sono un nessuno…).

  5. Nicola S. scrive:

    La scena finale è un capolavoro e un esempio di ciò che ha detto Emily Nussbaum a proposito dello show, cioè che è una satira di valori che in fondo abbraccia. Infatti non direi che il voice over è “contrapposto” alle immagini finali ma piuttosto le descrive con una precisione pazzesca. Perché quello che pensa Amy – che ha appena scoperto il “web” (e direi che da lì ci siamo passati un po’ tutti) – è quello che probabilmente continuano a pensare tutti gli “alienati” della sequenza finale. Così Mike White riesce a mostrare la totale verità e la totale falsità dello stesso concetto, fra l’altro senza fare uno sketch con “apertura a strappo” tipo Saturday Night Live ma all’interno di un’organica riflessione sugli idealismi contemporanei e gli impulsi new age. Per me è la migliore scrittura in TV in questo momento e il finale di questo episodio è sublime.

  6. Boss scrive:

    Ottime parole. Ma vogliamo parlare dell’ansia incredibile durante la corsa di Amy verso l’ascensore? Mi fanno ancora male le unghie.

  7. @ Nicola S.: Ragionando sulle capacità dello show e la poetica che abbraccia ti do assolutamente ragione: Mike White gioca sui principi, sul miglioramento dell’individuo e lo scacco dato all’individuo stesso dal tentativo di miglioramento. Quando dico “contrapposizione” parlo del punto di (non)vista di Amy, il suo abbagliamento causato dall’eccessiva vicinanza alla “luce”.

  8. Jex scrive:

    Dalla seconda stagione la serie ha virato dal suo concetto di Enlightment su cui si basava. Dalla possibilita’ concreta di poter cambiare la propria vita con un approccio illuminato sincero e vero verso le persone e le situazioni a mera giustificazione per i propri scopi personali.
    Amy adesso mi appare completamente disillusa e creatrice di una realta’ costruita ma funzionale alla sua ricerca di riscatto. Invocando angeli, missioni eroiche e quant’altro Amy in realta’ mi sembra (la sparo grossa lo so) una Emily Thorne di Revenge sotto mentite spoglie che cela il suo egoismo e la sua voglia di rivalsa sotto questa maschera di svampita portatrice di valori di rinascita e crescita interiore.
    Sono molto curiosa dove andra’ a parare. La Dern e’ molto brava a mostrare il lato creepy di Amy, con le sue faccette e sorrisini da far venire la carie, cosi come l’enfasi che usa per essere portatrice di un messaggio a cui tutto il mondo e’ chiamato ad aderire.

  9. xander81 scrive:

    concordo con arya. forse l episodio che mi e’ piaciuto meno, pur trovandolo buono. la scena in cui amy si iscrive a twitter e comincia ad aggiungere i vari wwf amnesty e via dicendo, conferma l idea che avevo dilei dalla stagione scorsa. vuole apparire, buona, politicamente impegnata, ma non gliene puo- fregare di meno in fondo in fondo.
    ingiusta la durata corta di questa stagione. nulla ancora su eventuali rinnovi giusto?

  10. Giuppy scrive:

    Ma saranno 9 o 10 episodi?

  11. genio in bottiglia scrive:

    Amy vuole essere accettata punto. Aveva una posizione, l’ha persa, da buona snob qual è, non ha minimamente considerato di farsi amici i colleghi di cogentiva, sogna di essere accettata dalla gente conosciuta dal party dell”ultima puntata. Sogna di diventare come una di loro, di riprendersi un posto nel mondo che ritiene di dover abitare. Non di restarsene confinata a svolgere un lavoro per scimmie ammaestrate. Questo è quello che pensa lei, che infatti quel lavoro lo svolge in maniera meno che sciatta, va e viene quando le pare, ha sempre un motivo valido per non farlo.

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