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Inside Tv – House of Netflix

Con la pubblicazione del primo recap di House of Cards lanciamo questa nuova rubrica che si propone di ragionare sui cambiamenti in atto nel mezzo televisivo e indagarne i retroscena, di scoprire cosa avviene nel dietro le quinte di uno show di successo.
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La rivoluzione (forse) di Netflix

Per chi non sa cosa sia Netflix, è presto detto: è un provider flat rate di streaming video on demand e un distributore di DVD-by-mail, cioè un servizio a tasso fisso mensile di streaming video e di spedizioni postali di DVD. Il modello di business di Netflix è dunque molto semplice: comprare contenuti cinematografici e televisivi da vari fornitori (case di produzione come Walt Disney, Dreamworks o Time Warner) e offrirli ai suoi utenti senza limitazioni – o via streming o con la spedizione di DVD – per la modica cifra di circa 8$ al mese.

DVD-by-mail e video on demand sono due semplici idee che in quindici anni hanno trasformato Netflix in un colosso dell’intrattenimento. Il business dei DVD-by-mail ha letteralmente macellato il videonoleggio territoriale (p.e. Blockbuster) e proiettato Netflix nell’Olimpo delle grandi aziende dot-com; il video on demand ha pian piano sostituito una parte del business dei DVD-by mail e attirato nuove sottoscrizioni e un’altra marea di dollari (attualmente Netflix ha circa 33 milioni di abbonati e entrate annuali intorno ai 3 miliardi).

Dopo anni bestiali (ancora nel 2011 più di 200 milioni di profitti), nel 2012 i profitti di Netflix sono calati vertiginosamente (fino a circa 10 milioni) a fronte di massicci investimenti in strategie d’espansione (in particolare verso l’Europa) e, con grande sorpresa di tutti, in contenuti: 300 milioni di dollari per produrre serie televisive originali. Fra queste: la comedy Arrested Developement, molto amata e resuscitata dalle ceneri di una cancellazione dolorosa nel 2006 quando era in onda su FOX; Hemlock Grove, un horror prodotto da Eli Roth, attore tarantiniano e regista di Cabin Fever; Orange is the New Black, una dramedy creata da Jenji Kohan di Weeds; e, soprattutto, House of Cards, il primo show “domestico” di Netflix, una serie con Kevin Spacey, prodotta da David Fincher, il cui costo per 26 episodi (due stagioni) si aggira intorno ai 100 milioni, una cifra ambiziosa che eguaglia quella delle grandi produzioni di HBO ma che è chiaramente esorbitante rispetto ai superiori sforzi produttivi che richiedono show come Game of Thrones o Boardwalk Empire (spostamenti, scenografie, costumi, ecc.).

Il 1° Febbraio 2013 Netflix ha messo non in onda ma in rete House of Cards e ha reso subito accessibili tutti gli episodi (13) della prima stagione offrendo ai suoi abbonati la possibilità di scegliere le modalità di fruizione che preferiscono. E’ così che incomincia la rivoluzione?

Ora, HBO ha circa 29 milioni di sottoscrizioni e riceve, come Netflix, circa 8$ per sottoscrizione. Le trasmissioni di HBO (che non sono on demand ma inserite in un palinsesto semi-dinamico) vengono però offerte soltanto in pacchetti via cavo o via satellite. In altre parole, è impossibile abbonarsi a HBO spendendo meno di 100$ al mese, circa 12 volte quello che costa Netflix. E lo stesso vale anche per HBO GO, il servizio on demand che permette di accedere all’archivio di trasmissioni del network (vecchi show, film, ecc.). Nonostante le similarità (sottoscrizioni e ricavo per sottoscrizione), HBO ha introiti superiori a Netflix (circa 4 miliardi) per la semplice ragione che quegli introiti in più provengono dal mercato internazionale, un ambito nel quale Netflix è ancora debole. Quando Netflix offrirà lo stesso servizio di streaming on demand ai paesi extra USA (già lo fa in Sudamerica e nell’Europa del nord), i suoi ricavi supereranno di gran lunga quelli di HBO. Tuttavia, è importante notare che quel miliardo di ricavi in più di HBO proviene principalmente non da sottoscrizioni ma dalla vendita di contenuti originali sul mercato internazionale, contenuti che non solo definiscono il brand e l’identità di questo cable network ma rappresentano un terzo dei ricavi totali.

E’ allora più facile comprendere le ragioni per cui Netflix ha cominciato a produrre serie originali. In primo luogo i contenuti originali sono un gran business. In secondo luogo, Netflix ha bisogno di un brand, di un’identità meno fosca di quella di un provider di streaming on demand di contenuti altrui e, appoggiandosi all’identità di HBO come già altri hanno fatto (AMC, FX, Showtime, Starz), si propone come la nuova HBO. Ma se altri cable network e pay per view hanno cercato di diventare la nuova HBO interpretando personaggi simili nello stesso teatro, Netflix sembra abbia intenzione di recitare la sua parte in un nuovo teatro, cioè quell’ecosistema tecnologico on demand che ha forgiato negli ultimi quindici anni. E’ per questo che invece di incardinare il suo show di punta House of Cards nel ritmo settimanale di un palinsesto, la mette a disposizione – come qualsiasi altro contenuto offerto – in blocchi stagionali: non è altro che il suo modello di business.

Si tratta, indubbiamente, di una scelta rischiosa ma anche coraggiosa: una decisione fallimentare (dalla quale però non sarebbe difficile tornare indietro) o una possibile evoluzione dell’ecosistema dell’intrattenimento, un giro di vite epocale.

Avremo un’idea più chiara del tutto fra un po’. Per ora possiamo giocare con i pro e contro:

a) La programmazione settimanale impedisce atteggiamenti bulimici e consente allo spettatore di metabolizzare meglio un particolare show, soprattutto quando complesso e ambizioso come House of Cards. D’altra parte, la programmazione in blocco lascia allo spettatore la libertà di decidere quando e come vedere uno show.

b) La programmazione in blocco consente una visione ravvicinata degli episodi preservando l’integrità e la continuità di un’opera mentre la programmazione episodica può creare frammentazione e cesure (soprattutto durante lunghi iati all’interno di una stessa stagione come capita con The Waking Dead).

c) La crescita di uno show di settimana in settimana può dipendere dal flusso di informazioni dei social network, dai recap e dalle recensioni dei critici, dal rito del commento post-episodico, ecc. La programmazione in blocco taglia fuori alcuni social network (in particolare Twitter) e impone un nuovo modello alla pratica del recap/recensione. Tuttavia, come Netflix ha imparato a proprie spese, anzi a propri ricavi, molti show che non sono sopravvissuti nell’attuale ecosistema televisivo e critico  sono diventati successi in quello “a blocchi” di Netflix. Un eccellente show come Veronica Mars, cancellato con rating peraltro superiori a quelli di molti attuali show di CW, su Netflix avrebbe potuto sopravvivere molto più a lungo senza dipendere dagli umori settimanali.

d) Cancellazioni e rinnovi dipendono attualmente dai rating. Ovvero, la televisione è una sorta di democrazia diretta in cui però le minoranze vengono spesso ignorate. In un ecosistema come quello di Netflix, gli show avrebbero più tempo per crescere e, soprattutto, i rating non conterebbero più nulla. Minoranze numerose potrebbero tenere in vita qualsiasi show: p.e. i 3 milioni circa di spettatori di Community rappresenterebbero il 10% della comunità Netflix, equivalenti a ricavi intorno ai 290 milioni. Mettiamo che un episodio di Community costi in media un milione (in realtà meno) e che questo show attiri 500.000 nuovi abbonati: il costo di 22 milioni di dollari per una stagione di Community sarebbe ampiamente compensato dai 50 milioni di ricavi provenienti dai nuovi iscritti. Non ignoro le spese di Netflix per tutti gli altri contenuti, ma faccio notare che i contenuti proprietari non sono soggetti alle scelte della concorrenza (p.e. l’anno scorso Netflix ha perso tutti i contenuti di Starz) e, nel lungo corso della storia, possono diventare una miniera d’oro.

e) Lo spettatore è abituato allla programmazione settimanale. Ma anche no. A parte i sistemi illegali, i DVD e lo stesso Netflix (o Hulu) rappresentano esempi di provider di maratone televisive: per molti spettatori abituati a recuperare vecchie serie, la maratona è un’abitudine quanto la visione settimanale. Inoltre, anche se è vero che la struttura episodica è radicata nella narrazione televisiva, alcuni show in effetti migliorano quando vengono assunti in blocco (p.e. The Wire).

f) La programmazione settimanale impone agli autori di rispettare la struttura episodica (che non è mai esattamente analoga alla struttura per capitoli di un romanzo), la programmazione in blocco li libererebbe da questa limitazione, ammorbidendo al contempo la rigidità degli schemi e dei tempi televisivi tanto che, idealmente, il numero di episodi potrebbe dipendere dalle necessità narrative e i singoli episodi potrebbero avere persino diversi minutaggi.

g) La programmazione settimanale è soggetta alla concorrenza di altri show nello stesso slot, quella a blocchi è indipendente da slot e concorrenza.

h) Fra un blocco stagionale e l’altro, a meno che Netflix decida diversamente, dovremo aspettare 12 mesi. Nel caso della programmazione settimanale in genere dobbiamo aspettare 5-6 mesi (per 22 episodi) e 8-9 mesi (per 12 episodi).

Insomma, molta carne al fuoco. E molte domande. Quella di Netflix è una visionari follia o una lucida visione del futuro? Paghereste otto dollari al mese per qualche show originale e decine di migliaia fra film e vecchie serie? Vi piace l’idea di uno show subito disponibile nella sua interezza? Vi mancherebbe la visione settimanale? Vi mancherebbe il commento settimanale? Riuscireste a commentare un episodio, magari qualche mese dopo averlo visto? Dodici mesi di attesa fra una stagione e l’altra vi sembrano troppi? E come state assumendo House of Cards? Quanti episodi avete già visto?

56 Comments

  1. […] Queste due tag line annunciano, al di là dell’informazione esplicita, il cambiamento che sta per avvenire nella produzione, trasmissione e fruizione delle serie tv. Nel marzo del 2011 Netflix, fino a quel momento servizio di noleggio postale di DVD e streaming online on demand, acquista per 100 milioni di dollari i diritti per la produzione di “House of Cards” la cui prima stagione composta da tredici episodi viene resa disponibile nella sua interezza il 1 febbraio 2013 per i propri abbonati. Gli elementi rilevanti sono due. La cifra esorbitante che assicura a Netflix la produzione della sua prima serie originale è una cifra che uccide nella culla anche la sola idea di competizione da parte di Altri Network (AMC e HBO in questo caso) ed è legittimo chiedersi come e in quali termini questo influenzerà il mercato. Il secondo elemento risiede nella modalità di diffusione: la disponibilità della stagione completa all at once sovverte l’idea stessa di serialità televisiva fatta di attese cadenzate e fidelizzazione nel tempo. Il concepimento stesso della serie richiederà una grande chiarezza di vedute, essendo impossibili cambiamenti in corsa, con la messa da parte di concetti quali “midseason” e “cliffhanger”. D’altra parte gli autori avranno la possibilità di raccontare la propria storia senza essere in balìa di ratings, interruzioni (sweeps, eventi sportivi, festività) e collocazioni in slot più o meno favorevoli. Ma, per l’analisi puntuale ed esaustiva di cosa è Netflix, come perché e in cosa si sta evolvendo, e la ricaduta che questo avrà sul mercato, vi rimando a all’articolo di approfondimento House of Netflix. […]

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  2. Io penso che Netfix stia scommettendo con sensatezza: le tv non riescono a stare dietro il nuovo modo di fruire dei contenuti sul web, Netfix sta investendo e rischia ma secondo me vincerà alla grande.
    Certo che se Netfix arrivasse in italia, e la mia banda passasse da ridicola a una reale 7 mega allora non ci penserei nemmeno 2 secondi ad abbonarmi, di più farei pubblicità gratuita a tutti i miei amici!

    Già ora recupero le serie a blocchi, e anche se non faccio maratone normalmente mi vedo 2 episodi consecutivi, e magari lo faccio 2 volte a settimana per lo stesso telefilm. Se potessi farlo senza ricorrere al lato oscuro sarei sicuramente piu contenta.
    Vedere un episodio a settimana, con settimane che saltano un pò a caso, non è il massimo per come mi piace vedere la tv (e la pensa così anche mio marito).

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  3. massimo alberti 8 febbraio 2013 at 11:39

    Aggiungo un altro elemento, forse non da poco considerato i numeri “esteri”, quello dei fansub.
    Parto ovviamente dalla mia esperienza personale. La mia fruizione piena e completa è legata alla necessità di una traduzione in italiano. Il ritmo con cui seguirò gli episodi quindi sarà “vincolato” ancora ad un fattore esterno, la frequenza con cui i fansub rilasceranno sottotitoli. In italia credo riguardi diverse migliaia di persone. Maa nel settore estero i numeri decisamente salgono, pur restando ovviamente poco rilevanti rispetto al businnes di Netflix. Ma è un altro dettaglio che forse vale la pena inserire nel ragionamento complessivo.

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  4. Sono d’accordo con tutto ed articolo fatto veramente bene ed interessante. Vorrei solo sottolineare che per le serie ed i film i contenuti,tranne quelli originali, non sono diciamo “in diretta”, nel senso che la stagione che sta ora andando in onda sulle Tv normali non è ancora disponibile su Netflix(ad esempio la quinta stagione di Sons of Anarchy ancora non c’è nonostante questa sia anche finita). Quindi Netflix non potrà mai essere un completo sostituto, però per me quella dei contenuti originali forse proprio per questo è una scelta vincente.
    Io comunque in qualche modo son riuscito a farmi il mese di prova e se avessi più tempo libero l’abbonamento di 6€ al mese (perché di ciò si tratta) lo farei di corsa, anche senza sub in italiano visto che mi bastano quelli in inglese, anche se capisco che questo per molti può essere un limite.

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  5. Io aggiungerei anche un discorso non da poco che non mi pare sia stato affrontato nell’ottimo articolo di Nicola. Non dimentichiamoci che Netflix, a differenza delle TV via cavo e satellitari, è legato al concetto di mobilità. In qualsiasi luogo, mi basta avere un pc e posso usufruire degli stessi servizi come a casa.
    Certo, anche SKY per fare un esempio, ha attivato il suo servizio internet ma i costi sono decisamente più alti e cmq non mi pare abbia le stesse potenzialità on demand.
    Io credo che la strada intrapresa da Netflix sia il futuro e farà saltare il banco.
    Spero che arrivi in Italia al più presto.

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  6. Non sono abbonata a Netflix. Mi viene da dire “ancora”.
    Perché al di là di pro e contro, tutti sensatissimi, ma su cui non si può fare altro che dire “si vedrà”, quello che mi solletica davvero è la marea di possibilità che tutto ciò può scatenare.

    Mi domando: gente che non ha bisogno di emergere, e quindi di avere la spinta di un network famoso come per esempio HBO, perché già è qualcuno (in questo caso Spacey, ma a me vengono in mente persone come J.J. Abrahms, Kurtzman, lo stesso Whedon) come prenderà la possibilità di vedersi comprare una o più INTERE stagioni di un prodotto che, invece, su altre reti rischia di vedersi cancellato in corsa addirittura senza arrivare alla fine della prima stagione?

    Tipo per dire, come sarebbe andata a finire con “Firefly” se all’epoca ci fosse stato Netflix?

    Boh, sono queste le domande che mi pongo io.

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  7. Articolo interessantissimo e interessantissime anche le domande poste in coda. Vale la pena di riflettere sull’argomento, perché io ho l’impressione che questo sia solo l’inizio, che capiterà di vedere cose simili sempre più spesso, e che tutto sommato non credo sarebbe una gran tragedia.
    Premetto che sono affezionata al formato settimanale: godo molto di più nell’assimilare una serie settimana dopo settimana, discuterne con gli altri in attesa dell’episodio successivo, magari – se l’episodio mi è piaciuto davvero molto – rivederlo una volta o due in attesa dell’altro per goderlo con più “pienezza” prima che sia diventato “vecchio”. Con House of Cards questo ovviamente non è possibile, prima di discuterne con gli altri bisogna partire dalla domanda “sì, ma tu a che episodio sei arrivato?” e, naturalmente, il rilascio in blocco in sé incita un po’ alla maratona.
    Mi piacciono anche le maratone, ho recentemente recuperato tutto il (New) Doctor Who in quasi un mese, arrivando in tempo per lo Special natalizio di quest’anno, e sono convinta che una buona maratona ogni tanto faccia bene allo spettatore, immergersi completamente nell’atmosfera di un certo telefilm e lasciarsene assorbire quasi senza guardare altro, ma non riuscirei mai nella vita ad abituarmi al formato in blocco se dovesse essere questo per tutti i telefilm a disposizione. O meglio, riuscirei – ci si abitua a tutto, figurarsi se non riuscirei -, ma non credo seguirei le serie con lo stesso piacere, né commentarle con gli altri avrebbe la stessa immediatezza e spontaneità.
    Insomma, è un tentativo, quello di Netflix, encomiabile e interessante, giusto per il suo market, modellato sul suo pubblico (e probabilmente se Netflix arrivasse in Italia sì che glieli darei, questi 8$: ne do ben più del doppio a Sky e più o meno, come tipo di servizio, siamo là, non nel senso che offre lo stesso tipo di contenuti, ma nel senso che offre contenuti originali anche lui, per quanto in differenti ambiti dell’intrattenimento), ma che mi auguro resti limitato. Non su spazi irrisori, eh, spero che si espanda, ma spero anche che non rivoluzioni completamente tutto il resto, perché il resto, per com’è ora, mi mancherebbe. Poi, naturalmente, se rivoluzionasse completamente il modo di pensare e vedere la serialità sarebbe un’importantissima scommessa vinta, e come dicevo in apertura io ho l’impressione che questa sia sempre più la strada verso la quale anche altri produttori, vecchi e nuovi, si orienteranno, ma vedremo se sarà un cambiamento immediato e rivoluzionario o graduale e “morbido”.
    Per quanto riguarda House of Cards, io sono al terzo episodio, e lo sto adorando. Ma, per dire, non lo sto “succhiando” tutto assieme, anche se potrei perché non sono trattenuta dall’attesa del sottotitolo in italiano. Semplicemente, come appunto dicevo prima, fare una maratona di un telefilm uscito quest’anno non mi interessa, preferisco godermelo con più calma, e quando lo finirò poco importa se tutti gli altri l’avranno già finito da mesi perché l’hanno guardato tutto nei due giorni successivi al rilascio online — potrò parlarne con loro allora, anche se ovviamente la freschezza e la spontaneità del confronto immediato post-episodio saranno, nel frattempo, andati perduti.

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  8. Innanzi tutto, bell’articolo.

    Quella di Netflix è una bella scommessa, con la potenzialità di essere rivoluzionaria.
    Dico “potenzialità” perchè, secondo me, l’abitudinarietà dello spettatore sarà dura a morire, almeno nei grandi numeri.
    E’ chiaro però che le TV tradizionali (non solo i broadcast ma anche i via cavo) dovranno rivedere il loro modello di business (ma lo dovrebbero fare in ogni caso).

    Sarà molto interessante vedere cosa questa “rivoluzione” comporterà da un punto di vista narrativo.
    Un bravo autore sa usare la serialità a suo vantaggio (così come può valere il contrario per un cattivo autore), ma eliminarla del tutto sarà una strada fruttuosa? Non si tratterà alla fine di vedere un (lungo) film diviso in spezzoni?

    Che poi, la stessa House of Cards contraddice il punto f) dell’articolo: saranno stati distribuiti tutti assieme, ma pur sempre 13 episodi da 50 minuti l’uno sono stati prodotti.

    Staremo a vedere…

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  9. Ottimo articolo ed ottima analisi. Soprattutto, troppi punti interrogativi leciti a cui, come si nota dal tono dell’articolo, al momento non si può dare risposta. Sperimentazione, poi decisioni; trovo tutto questo una lucida follia che mi incuriosisce fortemente.
    Resta il fatto, a mio avviso, che se Netflix cominciasse a produrre prodotti originali (esperimento che sta facendo con House of Cards) potrebbe fare il boom di ascolti e macellare definitivamente anche la tv tradizionale.

    massimo alberti ha scritto:

    La mia fruizione piena e completa è legata alla necessità di una traduzione in italiano.

    Quoto, ed a mio avviso questo elemento è fondamentale per un’espansione estera. Io i video li guardo direttamente in inglese e senza sottotitoli, ma qualcosa in francese non riuscirei mai a comprenderla. Se Netflix, oltre tutto ciò che sta facendo, desse anche la possibilità di sottotitoli on-demand nella lingua preferita, i suoi guadagni diventerebbero stellari e per la produzione sarebbe solo un minimo sforzo in più.
    Così ci troveremmo con una serie di cui potremmo avere tutti e 13 gli episodi, in contemporanea mondiale ma con le nostre esigenze di fruizione e di comprensione.

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  10. massimo alberti 8 febbraio 2013 at 12:42

    Sal G. ha scritto:

    Se Netflix, oltre tutto ciò che sta facendo, desse anche la possibilità di sottotitoli on-demand nella lingua preferita, i suoi guadagni diventerebbero stellari e per la produzione sarebbe solo un minimo sforzo in più.

    Se i fansub ce la fanno in una notte con risultati di ottima qualità, figuriamoci una produzione!!!
    Vediamo se leggono serialmente :)

    P.s.: rampion, Mosche cieche inseguono… è in alto nei miei preferiti, da ripassare periodicamente. :P

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  11. Sal G. ha scritto:

    Resta il fatto, a mio avviso, che se Netflix cominciasse a produrre prodotti originali (esperimento che sta facendo con House of Cards) potrebbe fare il boom di ascolti e macellare definitivamente anche la tv tradizionale.

    Questa frase mi ha fatto venire in mente che, se il modello Netflix prendesse piede, dovremmo modificare il nostro vocabolario, e non parlare più di “ascolti” quanto di “download”. :P

    Il che mi fa venire in mente un’altra cosa: se ho capito bene, Netflix non fa pagare il singolo episodio (o la singola serie) ma con 8$ al mese offre tutto.
    Quindi, paradossalmente, a Netflix potrebbe non interessare tanto che le sue serie originali siano qualitativamente buone, quanto che riescano ad attirare più nuovi utenti possibile.
    Ovvio, è una esagerazione (è chiaro che se non offrisse contenuti nuovi “buoni” rischia la cancellazione delle sottoscrizioni), ma l’hype potrebbe avere un ruolo sempre più importante…

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  12. Punkers ha scritto:

    non parlare più di “ascolti” quanto di “download”

    […]

    Quindi, paradossalmente, a Netflix potrebbe non interessare tanto che le sue serie originali siano qualitativamente buone, quanto che riescano ad attirare più nuovi utenti possibile.

    Ovviamente, ma la gente non guarda l’immondizia e basta e quelli di Netflix lo sanno, avendo salvato alcune serie solo per i fanclub internautici. Ci guadagnavano decisamente, considerando che il loro commercio è digitale.
    In più, per rispondere ad una domanda posta dall’articolo, invece di considerare la serialità come dieci serie da un episodio settimanale, potrebbero diventare una stagione prodotta mensilmente ed avere comunque dieci serie annuali, ma concentrate in una al mese. Si manterrebbe comunque la fedeltà dell’utente dandogli la possibilità di mettere in comunione la bellezza di una maratona tv e l’hype di attesa per la successiva stagione.

    massimo alberti ha scritto:

    Vediamo se leggono serialmente

    Eh, speriamo :)

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  13. Un punto interessante su cui allargare il discorso del punto c è il fattore social: House of Cards è il primo prodotto televisivo lanciato per la visione personale. Niente più Community, niente più twitter, niente più discussioni al bar, in ufficio, sui forum. Il commento smette di andare al ritmo dell’episodio, smette di essere condiviso e l’esperienza vissuta in totale autonomia, sin dall’inizio della vita di un prodotto. Sia la tv che il cinema permettono ormai una fruizione libera, ma si fondano sempre su un tipo di esperienza condivisa e comunitaria che ne caratterizza la partenza. E’ un elemento che può sembrare trascurabile, ma che secondo me invece si rivela essere uno degli snodi centrali di questa (momentaneamente presunta) rivoluzione.

    Sal G. ha scritto:

    Resta il fatto, a mio avviso, che se Netflix cominciasse a produrre prodotti originali (esperimento che sta facendo con House of Cards) potrebbe fare il boom di ascolti e macellare definitivamente anche la tv tradizionale.

    Non esistono “ascolti” perché non esiste palinsesto, non esiste orario, non esiste slot. Netflix non sarà mai un diretto concorrente della broadcasting tv, almeno non lo sarà mai nel senso tradizionale. Netflix è un’altra cosa.

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  14. Intervengo per fare i complimenti all’autore dell’articolo; chiaro, imparziale e con domande (a cui non cerca di dare risposta lui stesso o di spingerci in una certa direzione per darla) molto intelligenti ed interessanti.
    Onestamente ho scoperto qui l’esistenza di Netflix ( sì mi sembra simile a Sky che io adoro ma per il cinema, documentari e poco altro, certo non per le serie tv che preferisco guardare direttamente dagli Usa o da dove vengono quelle che mi interessano, anche TWD lo guardo così. Inoltre, visto il mio poco tempo libero, adoro my sky che mi permette di registrare i film e vedermeli con calma quando posso; i miei figli e mio marito per lo sport e la musica) e come primo impatto, vista la difficoltà generele degli italiani con l’inglese ed altre lingue estere (in questo siamo proprio una provincia, in Africa conoscono l’inglese anche i neonati) la vedo legata molto ai sub qui da noi.
    In più ho dovuto vedere Homeland in due giorni perchè volevo essere pronta per la seconda stagione e, onestamente, pur adorando io Homeland, è stata una full immersion pallosa al massimo: sono abitudinaria e adoro avere ogni giorno le mie serie tv preferite diverse in visione, amo anche gli stop frequenti (mi fanno prendere fiato: quando mi piace qualcosa, per es. da mangiare, e lo mangio continuamente, sistematicamente dopo un mese circa non lo posso più vedere, figurati una serie tv). In questo caso poi House of Cards proprio non mi piace quindi va da sè che, per adesso questo modello di visione non mi interessa e non mi dice proprio niente.
    A parte Homeland non sono mai riuscita a recuperare una serie oltre l’8 puntata già trasmessa: anche con Firefly, che adoro, mi devo fermare perchè dopo un po’ vedere gli stessi visi, ecc. mi annoia

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  15. Complimenti per l’articolo e per le interessanti domande poste. Leggendo le discussioni su twitter, avevo iniziato anche io a ragionare sul concetto di “rivoluzione o meno del prodotto televisivo”.

    La serie tv soffre il dramma degli ascolti settimanali e il suo destino, partendo dalla produzione, dipende da questi fattori. La cancellazione e la rimozione dal palinsesto può arrivare in ogni momento, creando quell’insicurezza creativa che non so quanto possa ancora giovare al sistema.
    Diverso è il discorso dei cable, dove l’ascolto (quando incide) interferisce solo con il rinnovo o meno di stagione in stagione.
    Il caso dello streaming su internet cancella il discorso degli ascolti e questo per me è il vero punto di forza. Una serie come House Of Cards potrebbe tranquillamente fare “ascolti” cinque o sei mesi (anni) dopo la sua messa “in onda”, liberando la produzione da qualsiasi dramma di rating, da qualsiasi vincolo creativo e aumentando oggettivamente il livello qualitativo del prodotto offerto (un capo e una coda). Preso atto di questo, il gioco si comporrebbe di scommesse: la serie originale prodotta da X potrebbe essere poco gradita alla messa on-line, ma potrebbe essere rivalutata tra due mesi (anni), generando comunque introiti. Discorso interessantissimo.

    La messa a disposizione di tutta la serie in blocco è scontata. Dodici episodi a stagione, uno a settimana, vorrebbe dire tre mesi di sottoscrizione. “Obbligare” lo spettatore della serie originale a pagare di più, offrendogli un prodotto dal format televisivo, è senza dubbio contro quello che Netflix (penso) sia sempre stato.

    Resta curioso come possano calcolare il livello di gradimento di un prodotto e le percentuali di iscrizioni dovute a tale serie originale, ma se son 15 anni che lo fanno sapranno il fatto loro.

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  16. jackson1966 ha scritto:

    è stata una full immersion pallosa al massimo: sono abitudinaria e adoro avere ogni giorno le mie serie tv preferite diverse in visione, amo anche gli stop frequenti

    Ma il punto di Netflix è proprio questo: loro ti danno la serie tutta insieme, poi tu decidi se vederla tutta insieme piuttosto che una puntata al giorno o una puntata a settimana. Sarai sempre tu a decidere se la vuoi guardare di mattina, all’ora di cena o alle 3 di notte. Praticamente avrai la massima libertà possibile, secondo me è una cosa straordinaria.

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  17. Ottimo articolo,complimenti!!Non ho ancora avuto modo di guardare House of Cards,ma è una serie che mi ha incuriosita da subito quindi penso non tarderò a procurarmela..
    La “rivoluzione” Netflix la trovo una scomessa molto interessante,soprattutto per il discorso di “recupero” di serie passate ingiustamente cancellate:il non doversi basare su ascolti su larga scala offre sicuramente maggiori possibilità.
    Personalmente a me piace molto fare le maratone,spesso associo un “recupero” ad altre serie che seguo settimanalmente:in questo modo anche se mi devo fermare a causa delle pause,ho sempre una serie lì pronta da guardare (in questo periodo è The Office,per esempio).
    Tuttavia si tratta sempre di serie che sono già andate in onda,per cui ho anche la possibilità di andarmi a rileggere recensioni,articoli e così via;al contrario lo stesso non credo si potrà dire di House of Cards,per lo meno nell’immediato,dato che ci si dovrà domandare “chi è arrivato dove?”.
    Infine trovo interessante il punto relativo ai social network:il discorso di community è molto importante per uno show,e potrebbe aiutare chi scrive la serie a fare determinate scelte piuttosto che altre.
    Nonostante tutto però,il fatto di poter avere una serie intera a propria disposizione nello stesso momento credo sia un pò il sogno di ogni appassionato :)

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  18. Ricordo quando, nel lontano 2001 (ma non vorrei sbagliarmi), per me esisteva solo buffy, e Italia 1 aveva sparato una dietro l’altra le prime 5 stagioni a ritmo di due episodi al giorno (interrompendosi crudelmente alla magnifica “the body”, ma questa è un’altra storia..).
    Ricordo quando, nel 2003, l’appuntamento settimanale a casa degli amici a sogghignare davanti a desperate housewives e a speculare le mille teorie sugli orsi polari di lost era un evento irrinunciabile della mia settimana telefilmica.
    Ricordo anche come, da 7-8 anni a questa parte, il mese di settembre abbia rappresentato per me il momento clou della mia passione verso i tv shows, coi pilots da scegliere, provare, commentare, odiare, amare.
    Ormai è una passione che mi porto dentro da anni e che reputo un’alta forma di arte e intrattenimento, e sono contento di aver potuto fruire di tale arte in tutti i modi possibili (maratone, DVD, appuntamenti settimanali, etc.).
    Questo preambolo per dire che netflix, se possibile, ha convogliato tutte queste esperienze di fruizione in un’unica soluzione. Nessuno vieta di seguire le serie proposte come gli è più congeniale: giornalmente, settimanalmente, o addirittura, come nel caso di una serie originale come house of cards, in dodici ore filate.
    Quello che conta è che netflix dà ai suoi customers una grande possibilità di SCELTA.
    È vero, alcuni degli aspetti della vita di un “addicted” possono venire a mancare. Spoiler, discussioni sui forum, tweets, settimane passate a speculare su un singolo dettaglio potenzialmente importantissimo o irrimediabilmente trascurabile della trama e/o di una scena.
    Ricordiamoci però, che c’è sicuramente una fetta importante di appassionati come me che, per un motivo o per l’altro, leggono assiduamente siti come Serialmente (e non potrebbero vivere senza), ma non commentano mai, vuoi per il poco tempo, vuoi per la poca voglia. Ma leggono con piacere.
    Sono abbonato a netflix da sei mesi ormai (non dirò come ma c’è il modo di farlo anche qui, of course), e al mattino faccio colazione con “malcolm in the middle” sul mio ipad e la sera mi delizio con “mad men” (titoli di coda compresi).. Insomma, mi sento libero di godermi la mia passione quando e come voglio. Anni fa sarebbe stato impensabile. Non è meraviglioso?

    Ps. Scusate il doppio commento, ma mi è partito il send prima di concludere quello precedente.

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  19. @ Giovanni Di Giamberardino:

    Al giorno d’oggi le varie esperienze “social” che circondano il mondo dei tv shows sono sicuramente degne di nota e stimolanti.
    Ma sono dell’idea che questa sia però un’arma a doppio taglio.
    Grazie a siti come serialmente, ho scoperto gemme rare a cui difficilmente mi sarei approcciato, ma allo stesso tempo guardo a questi progressi tecnologici di condivisione con cautela.
    Rifacendomi al mio commento precedente, se una serie come buffy vedesse la luce oggi, nel 2013, i BIG NONO di serialmente che avrebbero sicuramente costellato le minuziose recensioni della prima stagione, mi avrebbero impedito di godermi un capolavoro negli anni a venire.
    Ora, non voglio certo sminuire questo sito o tutti i forum di discussione. Una volta le cose stavano diversamente, tutto qui. I modi con cui ci si approcciava a seguire una serie erano diversi, più acerbi e superficiali se vogliamo. Il particolare sfuggiva spesso e volentieri, ma il messaggio arrivava comunque. Ora arriva in maniera diversa: era bello una volta com’è bello adesso.
    Viva serialmente, viva netflix. Everything’s changed.

    Rispondi

  20. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    Non esistono “ascolti” perché non esiste palinsesto, non esiste orario, non esiste slot.

    E questo è abbastanza ovvio proprio perché non si parla di tv. Se proprio vogliamo essere pignoli perché non ho messo le virgolette ed il problema è il termine “ascolti”, lo rimoduliamo. Va bene “rilevazione gradimento di downloads”? “Web Analytics”?
    Chiamala come vuoi, il concetto non cambia.

    La broadcasting tv, inoltre, s’è già resa conto che l’on-demand è il futuro.

    Rispondi

  21. @ Sal G.:
    Il fatto più che altro è che Netflix funziona più come un cable network: quel che conta più che le visualizzazioni sono le sottoiscrizioni. Se quelle di Netflix ricominceranno a crescere allora House of Cards sarà un successo. La broadcasting tv campa di altre cose, e principalmente di pubblicità, quindi di ascolti. Insomma cable e broacast sono due sistemi diversi e ora che Netflix non condivide neanche più il mezzo fisico (il televisore) le cose si allontanano ancor di più.

    Rispondi

  22. pemf.bolloso ha scritto:

    jackson1966 ha scritto:

    è stata una full immersion pallosa al massimo: sono abitudinaria e adoro avere ogni giorno le mie serie tv preferite diverse in visione, amo anche gli stop frequenti
    Ma il punto di Netflix è proprio questo: loro ti danno la serie tutta insieme, poi tu decidi se vederla tutta insieme piuttosto che una puntata al giorno o una puntata a settimana. Sarai sempre tu a decidere se la vuoi guardare di mattina, all’ora di cena o alle 3 di notte. Praticamente avrai la massima libertà possibile, secondo me è una cosa straordinaria.

    Beh, oddio… In un paese dove esiste il TiVo non è certo una novità…

    Rispondi

  23. Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    La broadcasting tv campa di altre cose, e principalmente di pubblicità, quindi di ascolti.

    Oh, ma lo fa anche Netflix. Esattamente, è ciò a cui punta. Mica si può credere che con degli abbonamenti mensili da 10 dollari possa produrre qualcosa di decente; con House of Cards vuole cercare di dimostrare agli investitori che l’operazione è fattibile. Questi ultimi ragionano in termini di utenti che visionano, non di utenti che si abbonano. C’è un ottimo articolo sul Sole24 che fa un’analisi economica di quest’operazione.

    Insomma cable e broacast sono due sistemi diversi e ora che Netflix non condivide neanche più il mezzo fisico (il televisore) le cose si allontanano ancor di più.

    Sono d’accordo, tranne per il fatto che Netflix non si sta solo allontanando, sta cercando di dimostrare che la sua idea è il futuro. Il mezzo fisico rimane (come potrei vedere qualcosa allora?) ma cambia il modo in cui lo si usa.

    Rispondi

  24. massimo alberti 8 febbraio 2013 at 14:36

    @ Steffnooo:
    Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    Giovanni Di Giamberardino
    8 febbraio 2013 alle 13:01

    Un punto interessante su cui allargare il discorso del punto c è il fattore social: House of Cards è il primo prodotto televisivo lanciato per la visione personale. Niente più Community, niente più twitter, niente più discussioni al bar, in ufficio, sui forum. Il commento smette di andare al ritmo dell’episodio, smette di essere condiviso e l’esperienza vissuta in totale autonomia, sin dall’inizio della vita di un prodotto.

    Domanda: E’ un bene? Ed è giusto chiedersi se sia una prospettiva buona o cattiva?
    Cerco di spiegarmi: quando la tv era appena nata e non tutti ce l’avevano, era occasione di socialità: ci si trovava al bar, a casa di chi ce l’aveva se si volevano vedere i programmi. Poi abbiamo attraversato anni in cui la tv è stata il simbolo dell’alienazione, dell’anti-socialità, dell’individualismo, dell’essere passivi, con tutte le conseguenze (anche politiche e sociali) che abbiamo conosciuto.
    Paradossalmente il pc ha fatto un percorso inverso: da strumento prettamente individuale, grazie alla rete e ai social è diventato (con tutti i pro e contro del caso) mezzo di socialità e interazione ( di qualità o meno e un altro discorso).
    Ecco, noi stiamo parlando del mix tra i due media: grazie al pc e alle modalità seriali è nato tutto ciò che diceva Giovanni. Questa modalità di fruizione, che rende difficoltoso questo approccio, è un passo indietro? Tornare a “un’esperienza vissuta in totale autonomia” è un cambiamento dannoso?

    Rispondi

  25. @ pemf.bolloso:
    Già adesso posso farlo (alla fine Netflix sol House of Carfs ha fatto “autonomamente” e, se ho capito bene, tutte le altre seri tv arrivano “dopo” la fine): Homeland l’ho visto sul mios to streaming dove tutte le mie serie tv sono disponibili dalla prima stagione all’ultima puntata trasmessa. Con my sky faccio lo stesso, quindi…..
    Quello che volevo dire è che io non amo seguire le serie tv in un “botto solo”: tutta la serie tutta insieme, ma gradualmente, me la godo di più ed ho tempo anche di ragionare, se voglio, sopra ad ogni puntata con calma e di confrontarmi con altri, come qui.
    Se voglio la “solitudine” mi leggo un bel libro.

    Rispondi

  26. @ Sal G.:
    House of Cards non vuole dimostrare agli investitori un bel niente, come non lo vogliono dimostrare Game of Thrones o altre serie HBO o Showtime. Al sistema Netflix NON interessa la pubblicità come non interessa ai cable network che gli sono idealmente più vicini, ed è la cosa che permette la salvaguardia creativa dei loro prodotti. Netflix ha raccolto MILIARDI con quei 10 euro mensili al mese e vuole continuare a farlo. E’ proprio quello uno dei punti nodali di questa rivoluzione, i pubblicitari non c’entrano nulla.

    Per quanto riguarda il mezzo, non è lo stesso. Non c’è palinsesto e perciò non c’è un sistema di rilevamento ascolti. In USA per vedere Netflix basta un pc, per guardare la tv devi avere un televisore con l’abbonamento pagato e il cavo montato.

    Rispondi

  27. massimo alberti ha scritto:

    Questa modalità di fruizione, che rende difficoltoso questo approccio, è un passo indietro? Tornare a “un’esperienza vissuta in totale autonomia” è un cambiamento dannoso?

    Quoto quello che dici e stavo per rispondere la stessa cosa solo che m’hai impedito l’edit :)
    Io, in più, comunque credo che noi ci adatteremo come l’abbiamo fatto trasformando un mezzo individualista in un mezzo sociale. Fa parte della nostra natura, l’aveva già capito Rosseau.
    In ogni caso, spero la situazione migliori dato che siamo passati dalla società fisica alla società digitale rompendo l’interazione materiale. Finiremo come in Matrix?

    Rispondi

  28. [MOMENTO DELL’INFORMATICO ON]
    Non ho fatto ricerche, però quando ho provato netflix ho visto che usava silverlight. Se si trova un lettore multimediale che riesce a lettere Silverlight e che ha la funzionalità di caricare sottotitoli esterni, allora il problema dei sub italiani è risolto (cosa che io sfrutto quando trovo un film su youtube e lo guardo su vlc)
    [MOMENTO DELL’INFORMATICO OFF]

    Quello che mi chiedo è: netflix è fico e tutto (anzi, visto che non l’ha scritto nessuno: bell’articolo) ma mi chiedo alla lunga in un contesto seriale internazionale quanto possa pesare il fatto che a differenza di Hulu, non fa vedere gli episodi delle serie tv delle stagioni correnti

    Rispondi

  29. ottimo articolo, non ho tempo di mettermi a scrivere riflessioni approfondite ma per me il futuro è sicuramente il modello netflix, bisogna solo vedere se non avrà fatto il passo più grande della gamba a spendere così tanto per le nuove serie.
    volevo solo rispondere a

    Paghereste otto dollari al mese per qualche show originale e decine di migliaia fra film e vecchie serie?

    io pago 8 dollari al mese per netflix, e sono i migliori 8 dollari al mese che pago da tre mesi a questa parte

    Rispondi

  30. @ Giovanni Di Giamberardino:

    I Cable Network, o concorrenti digitali come Hulu o Amazon Istant, sono strapieni di pubblicità anche se non sembra. Finora solo Netflix s’è detto contrario ma, dati alla mano, è una cosa difficile con le sole sottoscrizioni. Le royalties chi le paga? Gli uffici chi li mantiene? I dipendenti sono schiavizzati? Ora vogliono pure produrre in maniera costante. Anche con 35.000.000 di sottoscrizioni (ultimissimi dati) a 10 dollari fanno 350.000.000 di dollari. I guadagni azionari infine hanno fatto salire questo conto a 945.000.000 dollari. Pochini per tutto, e le quotazioni in borsa per ora sono positive ma, si sa, il mercato è bastardo.
    Io, i MILIARDI non li vedo.

    Puoi leggere queste se non ti piace la mia opinione o non ti piace quella del Sole24.
    http://www.next-tv.it/2013/01/24/netflix-non-conosce-crisi-ecco-i-risultati-dellultimo-trimestre/
    http://adage.com/article/media/netflix-copy-cable-model/230786/
    http://www.tvexchanger.com/interactive-tv-news/netflix-advertising/
    http://www.huffingtonpost.com/dean-jayson/how-netflix-is-quietly-sh_b_2339132.html

    p.s. ok, allora vogliamo proprio essere pignoli. Guardare qualcosa su un pc piuttosto che su una tv è diverso, no?
    Non è una cosa difficile attrezzare i televisori per ricevere da internet; molti già lo fanno.

    Rispondi

  31. @ falcon82:
    contro hulu secondo me netflix vince alla grande. gli episodi correnti su hulu sono più un alternativa al dvr e sono 1) disponibili gratuitamente e 2) quelli che volendo si trovano anche sui vari siti dei canali televisivi. con hulu plus puoi vedere tutti gli episodi di tutte le serie in onda, ma è un market per pochi. netflix invece ti da tutte le serie principali e in più anche i film, non c’è proprio partita

    Rispondi

  32. Io (purtroppo per me) sono troppo abituato a gustarmi le serie in salotto tramite mediaplayer collegato al PC. Quindi, sebbene sia come molti elettrizzato dal cambiamento che si prospetta all’orizzonte, prima di abbonarmi a Netflix, vorrei quantomeno avere la possibilità di installarlo direttamente sul televisore senza dover per forza aggirare le restrizioni di visibilità ancora valide per molti Paesi dell’Europa, compresa l’Italia. Vorrei insomma usuffruirne in maniera del tutto legale, senza dover cambiare le porte DNS e compagnia bella. Non essendo stupidi, e avendo capito prima di altri che la pirateria e i download illegali si possono arginare solo offrendo una valida alternativa, pare che comunque si stiano già muovendo in tal senso:

    http://www.dday.it/redazione/7431/Netflix-lavora-allo-sbarco-in-Italia.html

    Rispondi

  33. Ottimo articolo!
    Volevo solo aggiungere che da qualche tempo (non molto) Sky Italia offre contenuti on demand con Sky Go e tra questi contenuti ci sono anche intere serie (ad esempio in questo periodo Misfits, Walking Dead, Boris), sia in corso che passate.
    I costi però sono molto più alti perchè legati ai pacchetti Sky.

    Costi e contenuti di Netflix a mio giudizio sarebbero molto allettanti in Italia e romperebbero molto le scatole a Sky e Mediaset Premium.

    Rispondi

  34. Forse si, pagherei questi 8dolla al mese, ma solo e soltanto se avessero disponibili i sub per l’INTERA programmazione.
    ok forse allora anche un po’ di più, 10 toh.

    Rispondi

  35. Interessantissimo articolo Rampion. Complimenti.

    Sono convinto che le “web-tv” saranno il futuro.
    Quale filosofia prevarrà, lo deciderà il “mercato”.
    Quella di Netflix mi sembra estremamente interessante e intelligente.

    Rispondi

  36. @ Sal G.:

    10 dollari al mese X 35.000.000 di abbonati X 12 mesi = 4.200.000.000

    Adesso li vedi i miliardi?

    Rispondi

  37. Punkers ha scritto:

    Beh, oddio… In un paese dove esiste il TiVo non è certo una novità…

    jackson1966 ha scritto:

    @ pemf.bolloso:
    Già adesso posso farlo (alla fine Netflix sol House of Carfs ha fatto “autonomamente” e, se ho capito bene, tutte le altre seri tv arrivano “dopo” la fine): Homeland l’ho visto sul mios to streaming dove tutte le mie serie tv sono disponibili dalla prima stagione all’ultima puntata trasmessa. Con my sky faccio lo stesso, quindi…..
    Quello che volevo dire è che io non amo seguire le serie tv in un “botto solo”: tutta la serie tutta insieme, ma gradualmente, me la godo di più ed ho tempo anche di ragionare, se voglio, sopra ad ogni puntata con calma e di confrontarmi con altri, come qui.
    Se voglio la “solitudine” mi leggo un bel libro.

    Eh no, i vari TiVo e mySky ti permettono di registrare l’episodio (o la serie) e poi guardarla quando ti pare, ma sempre con il vincolo di dover aspettare svariate settimane per poter avere la serie completa. La differenza forse è meno importante per chi (come jackson1966) preferisce la “degustazione”, ma chi preferisce le “abbuffate” come me sicuramente apprezzerà la novità :D
    Vero è anche che i contenuti non originali arrivano in ritardo (per ora), ma credo che in futurò questo gap si assottiglierà e che, comunque, la differenza la faranno i prodotti originali.

    Rispondi

  38. Nicola S. ha scritto:

    10 dollari al mese X 35.000.000 di abbonati X 12 mesi = 4.200.000.000

    Adesso li vedi i miliardi?

    Grazie.

    Sal G. ha scritto:

    p.s. ok, allora vogliamo proprio essere pignoli. Guardare qualcosa su un pc piuttosto che su una tv è diverso, no?
    Non è una cosa difficile attrezzare i televisori per ricevere da internet; molti già lo fanno.

    Quindi sei io attacco col cavetto il mio portatile al televisore magicamente il programma che vedo me lo contano negli ascolti? E in quale slot? Di quale giorno? E soprattutto, lo sai che in america senza abbonamento e istallazione sul televisore non ci guardi manco il segnale orario? Netflix però lo riesci a vedere, perché è una piattaforma multimediale, non un canale. Non è Mediaset Premium. E’ un’ALTRA cosa.

    Rispondi

  39. Nicola S. ha scritto:

    Adesso li vedi i miliardi?

    Il problema è che non ho calcolato per 12? Abbiamo raggiunto i miliardi? Bene. Rimane il fatto che questa cifra è addirittura meno del valore stesso di mercato dell’azienda. 4 miliardi non servono a nulla, sono gli stessi utili di Mediaset che sta praticamente fallendo.
    House of Cards è costata più di 100 milioni di dollari, tutti col punto interrogativo; se non piacesse non si può mica sospendere come fanno le reti canoniche. Solo coprendo totalmente il mercato globale Netflix forse riuscirebbe a mettersi in pari imbarcandosi nella produzione (ma in questo caso subentrerebbero altri problemi).

    Non mi va proprio di continuare questo discorso se non si guarda la cosa con oggettività. Per inciso, tutto ciò non lo dico io ma gli osservatori della macroeconomia. Qualcosa ne sapranno?
    Eventualmente, loro no, ma io sarò ben contento di ricredermi.

    Giovanni Di Giamberardino ha scritto:

    E soprattutto, lo sai che in america senza abbonamento e istallazione sul televisore non ci guardi manco il segnale orario?

    Niente di più falso. C’ho vissuto e so benissimo che esiste anche la tv senza abbonamento; che poi i programmi facciano pena è un altro paio di maniche.
    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_United_States_over-the-air_television_networks

    Rispondi

  40. @ Sal G.:

    I 4 miliardi di Netflix non sono utili ma ricavi. Gli utili nel 2011 ammontano a 200 milioni di dollari (senza serie originali e con 300 milioni di cash flow da non sottovalutare). Significa che i costi di Netflix nel 2011 (con ricavi inferiori a quelli attuali) ammontano a circa 3 miliardi di dollari (principalmente per i diritti e per l’espansione).

    Nel 2012, contando i 300 milioni investiti in serie originali (o, presumibilmente, una parte di questi), gli utili ammontano a 10 milioni di dollari. Ora, l’economia di Netflix si basa sulle sottoscrizioni e, come è accaduto 2 anni fa quando Netflix ha cercato di dividere il business dei DVD-by-mail da quello dello streaming, l’azienda potrebbe perdere in un colpo solo centinaia di migliaia di abbonati e crollare (in borsa e fuori). Oppure Time Warner potrebbe decidere di non offrire più i suoi contenuti o Disney potrebbe farlo (fra 5 anni però). Sono possibilità e neanche tanto remote.

    Tuttavia, per ora Netflix sta bene, a tal punto che può permettersi, come abbiamo visto, di produrre show originali investendo non qualche lira ma centinaia di milioni. Come monetizzare questo investimento? Nuove sottoscrizioni, naturalmente, è tutto ciò che Netflix desidera. E se nei prossimi 2 anni riuscirà ad attirare 1.000.000 di nuovi abbonati, si sarà ampiamente ripagata House of Cards (senza contare la vendita di questo prodotto ai network internazionali: nota che un episodio di una serie HBO come GoT produce sul mercato internazionale 2,5 milioni di ricavi all’anno, metà del suo costo).

    Come fa Netflix a sapere se i nuovi abbonati sono lì per House of Cards? Se quell’investimento è all’origine dei nuovi ricavi? Non lo so, non lo sa nessuno, a dire il vero (perché uno potrebbe abbonarsi perché Netflix offre anche HoC e contenuti originali ma poi guardare lo show dopo un mese o anche un anno). A occhio e croce, direi che i calcoli fatti da Netflix sono sensati. Probabilmente il bacino dei suoi 27 milioni di abbonati (USA) copre solo una parte degli spettatori broadcast e cable ed è a quelli che mira l’azienda. Solo ipotesi, ovviamente. E’ certo che internamente avranno sviluppato dei sistemi di monitoraggio adatti a valutare l’impatto delle nuove serie sulla loro economia.

    Poi c’è la scommessa. Vincere i Globes e gli Emmy, per esempio, e House of Cards rischia di portare a casa più di un premio, produrre prima o poi una serie come The Walking Dead che, facilmente, potrebbe attirare una manna di abbonati, definire un’identità pro-autori che va contro tutto l’establishment broadcast e, con le stagioni in blocco, anche contro quello cable, ecc… Molte cose.

    Fatto sta che qui abbiamo un’azienda già florida che investe senza intaccare il nero dei suoi conti e che, in prospettiva, potrebbe passare da grande a colosso. In ogni impresa ci sono rischi. Nel tuo discorso non oggettività ma solo certezze, notoriamente soggettive.

    Rispondi

  41. @ Nicola S.:
    In merito all’oggettività mi riferivo al discorso delle operazioni che m’è sembrata più una ripicca.

    Concordo col tuo discorso (utili, ricavi ed il resto) e nel mio primo commento ho detto proprio che ci sono tante lecite domande nell’articolo al momento senza risposta e che questo è un’esperimento ed andremo a vedere come finisce:

    Sal G. ha scritto:

    Sperimentazione, poi decisioni; trovo tutto questo una lucida follia che mi incuriosisce fortemente.

    Ho fatto solo dei conti da “avvocato del diavolo” che non pretendevano assolutamente di essere delle certezze. Ho fatto riferimento a come gli economisti vedono l’operazione e nient’altro; le loro impressioni le vedo sensate. Netflix sta rischiando, e lo sta facendo sapendo di farlo. Questo intendevo quando ho detto che House of Cards vuole impressionare gli investitori: chi compra le sue azioni se l’azienda va in fallo?

    Rispondi

  42. Sal G. ha scritto:

    In merito all’oggettività mi riferivo al discorso delle operazioni che m’è sembrata più una ripicca.

    Capisco cosa vuoi dire ma i fatti sono fatti: se dici che non vedi i miliardi inevitabilmente attivi l’aritmetica che c’è in me. Niente polemiche. Piuttosto che preoccuparti per Netflix, dovresti interessarti ai dati che riguardano i network broadcast, sia al calo rilevante di spettatori totali di questa stagione televisiva (20% in meno di spettatori Live, con il DVR che è diventato il primo spettatore televisivo assoluto), sia al possibile (e plausibile) imminente crollo degli investimenti pubblicitari. Due articoli interessanti al proposito:

    http://www.businessinsider.com/tv-business-collapse-2012-6
    http://www.businessinsider.com/for-whom-the-bell-tolls-it-tolls-for-tv-2012-10

    Rispondi

  43. Se io avessi un milione di euro che mi cresce oggi li investirei su Netflix!

    Per carità, i dubbi di critici ed economisti sono legittimi, ma non stiamo ancora parlando di cifre esorbitanti per quello che è il sistema americano: 100 milioni di dollari sono il budget medio per un blockbuster hollywoodiano, e se andiamo a vedere i nomi coinvolti in ogni reparto creativo di “House of Cards”, dalla regia, alla scrittura, agli interpreti, che cos’è questo telefilm se non un grandissimo film a puntate, non molto diverso, quantomeno nelle sue ambizioni autoriali, da un “The Social Network”? Quando finisce un episodio di “House of Cards” e scorrono i chilometrici titoli di coda, l’impressione che si ha è proprio quella, di essere appena usciti da una sala cinematografica, sebbene in questo caso sia solo il nostro salotto o il nostro studio col PC. Con questa serie, per me, quelli di Netflix sono andati quasi a colpo sicuro. Magari il ritorno non sarà immediatissimo, ma quante persone, prima del primo Febbraio conoscevano Netflix se non come società che affitta film su internet o a domicilio, e quante quelle che iniziano solo oggi a capirci qualcosa in più, tanto da cominciare a pensare, che con soli 8 dollari al mese, si può anche decidere di cambiare o addirittura stravolgere le proprie abitudini? Per andare in pari con l’investimento basterebbero 500.000 nuovi abbonati, il traguardo non è impossibile, forse non nel primo anno ma questi sono investimenti che rendono sulla distanza. Per Netfix con piattaforma italiana, duopolio permettendo… si parla di fine 2013/inizio 2014, forse allora potremo capirci qualcosa in più.

    Piuttosto, mi sorge un dubbio, è candidabile agli Emmy /Golden Globes, una serie che non sia andata in Tv? O faranno un premio a parte? Si sa già quale emittente potrebbe eventualmente acquistare i diritti di trasmissione in USA e nel resto del mondo? Oppure l’obiettivo di Netflix è proprio quello di creare una scissione tra prodotti di qualità che possono anche permettersi di non andare in TV o di infischiarsene non solo dei ratings ma anche dei premi ufficiali?

    Rispondi

  44. Namaste ha scritto:

    Piuttosto, mi sorge un dubbio, è candidabile agli Emmy /Golden Globes, una serie che non sia andata in Tv? O faranno un premio a parte? Si sa già quale emittente potrebbe eventualmente acquistare i diritti di trasmissione in USA e nel resto del mondo? Oppure l’obiettivo di Netflix è proprio quello di creare una scissione tra prodotti di qualità che possono anche permettersi di non andare in TV o di infischiarsene non solo dei ratings ma anche dei premi ufficiali?

    Wow ottimo punto,non ci avevo pensato!!!Sarei curiosa di saperlo :)

    Rispondi

  45. @ Nicola S.:

    Quello è un trend infelice (per loro) di questi ultimi anni. Sarò ben felice di parlarne quando ci sarà un articolo correlato; anzi, perché non un articolo di Inside Tv? :)
    p.s. links interessantissimi.

    Namaste ha scritto:

    Si sa già quale emittente potrebbe eventualmente acquistare i diritti di trasmissione in USA e nel resto del mondo?

    Credo che, qualora Netflix rendesse disponibili i suoi contenuti in contemporanea globale con un buon sistema di sottotitolazione magari, il sistema di compravendita dei diritti di trasmissione andrebbe a farsi benedire. Con tutto il resto che ne consegue.

    Rispondi

  46. Sal G. ha scritto:

    Credo che, qualora Netflix rendesse disponibili i suoi contenuti in contemporanea globale con un buon sistema di sottotitolazione magari, il sistema di compravendita dei diritti di trasmissione andrebbe a farsi benedire. Con tutto il resto che ne consegue.

    Eh ma c’è ancora una buona parte della popolazione mondiale che la TV la guarda e la guarderà ancora per molto tempo solo in TV. Non credo che rinunceranno a quella fetta di pubblico e di introiti così facilmente.

    Rispondi

  47. Netflix fa una politica basata sull’abbonamento. Più ne fanno, meglio è.
    La scelta è un’arma a doppio taglio. D’altronde non esiste nessun sistema che abbia solo pro o solo contro.
    Uno dei pro, è che hai un ritorno sicuro in termini economici e puoi programmare bene. Uno dei contro è che il riscontro da parte del proprio pubblico non è immediato; la conseguenza è che potresti ritrovarti una contrazione degli abbonamenti (e degli introiti) mentre stai spendendo di più per aumentare la tua produttività. Che è un po’ quello che sta succedendo a Sky*; è ingenuo quindi pensare che non ci sia uno stress da “ratings” e da “share”. C’è sempre. Solo sotto forme diverse.
    D’altra parte, affidarsi solo alla pubblicità usando la rilevazione dei dati, ha il pro di avere un riscontro immediato. Il contro è che la programmazione va un po’ a farsi benedire.
    C’è però da dire che con internet, con la web-tv in pratica, i dati sarebbero perlomeno più veritieri e attendibili. Se non altro si possono contare i contatti unici dell’IP (purché non fastweb). Oppure il contatore cui siamo abituati da tempo (però meno affidabile).
    Con i televisori di ultima generazione non c’è bisogno di passare via pc… si collega il televisore a internet e il gioco è fatto (parlo in generale, che quei furboni di Netflix hanno preferito usare quella schifezza di silverlight, anziché un’implementazione quicktime, quindi non lo so se funziona in uno smart-tv).

    *pare che Sky abbia perso un bel po’ di abbonati ultimamente, da imputare a errori nel pacchetto sport. Non ho dati precisi, ma credo siano stati molti a stracciare l’abbonamento. Io, dal canto mio, l’ho fatto 1 anno fa, perché a) il pacchetto cinema è vergognoso; b) quello sport è diventato pure peggio; c) la personalizzazione è ridicola; d) il costo è eccessivo in base di partenza; e) fanno pure la pubblicità! (cioè, se pagassi 10€ mese, ok… ma 45€ e tu mi fai la pubblicità?).
    In questo senso, Netflix mi sembra abbia visto giusto (meno guadagno sul singolo abbonato, più guadagni sul numero degli abbonati): è ovviamente avvantaggiata nel non avere costi di satellite etc…

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  48. Ottimo articolo. E visto che intervengo tre giorni dopo, dopo aver letto tutti i commenti, debbo dire anche gran livello di discussione. Uno dei motivi per cui sono contento di aver scoperto SERIALMENTE qualche tempo fa.
    Mi sento d’intervenire solo per fare una considerazione che è, forse, nel sottotesto di molte cose che sono state scritte.
    No,non si tratta solo di “una possibile evoluzione dell’ecosistema dell’intrattenimento” ma è molto di più. L’operazione di NETFLIX è l’inizio di una rivoluzione perché avrà conseguenze all’interno e all’esterno della Rete.
    E’ un po’ come quando siamo passati dalla pellicola al digitale. Non è avvenuto dalla sera alla mattina ma ci sono voluti vent’anni. Oggi c’è NETFLIX, domani chissà. Ma il cammino ormai è intrapreso.
    Ma è una rivoluzione perché non riguarda solo il modo di usufruire di contenuti ma riguarda direttamente quella che iperbolicamente mi piace definire come… la guerra fredda del terzo millennio. XD
    Due i contendenti. La Televisione e la Rete.
    La televisione, lo sappiamo, sta già perdendo anche se, vivendo in Italia, è difficile vederlo.
    La Rete ingloberà la Televisione, lentamente, of course.
    Io non sono iscritto a social network che sono sempre al passo con i tempi e forse pure li precedono. Proprio per questo mi piacciono proposte come SERIALMENTE. Hanno un sapore di antico (non di vecchio). Epperò…
    Temo che la rivoluzione che comincia, prima o poi, spazzerà via le cose vecchie ma anche quelle antiche se queste non sapranno immaginare, inventare o rinnovare ambienti nei quali continuare a coltivare la socializzazione (senza passare per i social) di passioni e intelligenze.

    Rispondi

  49. […] un paio di cose più “pratiche”. Non mi dilungherò sulla questione Netflix, perché l’hanno già fatto altri e molto meglio di quanto potrei fare io. È indubbio però che Netflix debutti nel mondo della serialità con un […]

    Rispondi

  50. sinceramente netfilx non e’ che abbia molto da offire. lo aggiornano ogni morto di papa.
    per avere l hbo 100 dollari non bastano. la base di una tv via cavo e’ sui 120. io pago 150 per avere hbo e showtime. 15$ a testa.con time warner cable ( la peggiore esperienza che potreste fare)
    c’e qualcosa negli usa che funziona assai assai peggio che in italia. compagnie telefoniche e abbonamenti a tv via cavo. un INCUBO.UN INCUBOOOOOOOOO

    Rispondi

  51. […] al proposito un pezzo mirabile di Nicola S., “Inside TV – House of netflix”, su http://www.serialmente.com  –, un provider flat rate di contenuti on demand, che comprasse i contenuti degli editori […]

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  52. […] considerando la traiettoria che si sta tracciando nella fruizione del racconto seriale (il modello Netflix, per esempio), allo stesso tempo però viaggia perennemente sul filo del rasoio […]

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  53. […] considerando la traiettoria che si sta tracciando nella fruizione del racconto seriale (il modello Netflix, per esempio), allo stesso tempo però viaggia perennemente sul filo del rasoio […]

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  54. […] per sempre (o comunque a lungo) l’identità, il brand. Abbiamo già discusso del debutto di Netflix con House of Cards prima e Hemlock Grave e Arrested Development poi, delle possibilità che queste […]

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  55. […] Netflix nasce come fornitore di dvd a noleggio a domicilio (tramite servizio postale) e pian piano (ma neanche troppo), tramite accordi con varie case di distribuzione, è diventato un nome di punta nel fornire contenuti video streaming di serie tv e film. Con l’espansione al nord Europa e Sud America può contare su quasi 40 milioni di abbonati, e secondo il corriere potremmo vederlo sbarcare in Italia entro la prima metà del 2014. Negli stati uniti l’abbonamento costa 8$ al mese e permette di accedere a tutto il catalogo, che in questi ultimi mesi si sta arricchendo di produzioni proprie, da fare invidia a HBO (considerato un riferimento per le serie di qualità). Guardare House of Cards e Orange is the new black ad esempio, oltre allo sviluppo di progetti in collaborazione con Disney/Marvel. Su netflix ci sarebbe da parlare molto, ma vi rimando a questo interessante articolo su serialmente […]

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  56. […] Netflix nasce come fornitore di dvd a noleggio a domicilio (tramite servizio postale) e pian piano (ma neanche troppo), tramite accordi con varie case di distribuzione, è diventato un nome di punta nel fornire contenuti video streaming di serie tv e film. Con l’espansione al nord Europa e Sud America può contare su quasi 40 milioni di abbonati, e secondo il corriere potremmo vederlo sbarcare in Italia entro la prima metà del 2014. Negli stati uniti l’abbonamento costa 8$ al mese e permette di accedere a tutto il catalogo, che in questi ultimi mesi si sta arricchendo di produzioni proprie, da fare invidia a HBO (considerato un riferimento per le serie di qualità). Guardare House of Cards e Orange is the new black ad esempio, oltre allo sviluppo di progetti in collaborazione con Disney/Marvel. Su netflix ci sarebbe da parlare molto, ma vi rimando a questo interessante articolo su serialmente […]

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