House-of-Cards

House of Cards – 1×01 – Chapter 1

“A Netflix original series”
“All episodes February 1”

Queste due tag line annunciano, al di là dell’informazione esplicita, il cambiamento che sta per avvenire nella produzione, trasmissione e fruizione delle serie tv.
Nel marzo del 2011 Netflix, fino a quel momento servizio di noleggio postale di DVD e streaming online on demand, acquista per 100 milioni di dollari i diritti per la produzione di “House of Cards” la cui prima stagione composta da tredici episodi viene resa disponibile nella sua interezza il 1 febbraio 2013 per i propri abbonati.
Gli elementi rilevanti sono due. La cifra esorbitante che assicura a Netflix la produzione della sua prima serie originale è una cifra che uccide nella culla anche la sola idea di competizione da parte di Altri Network (AMC e HBO in questo caso) ed è legittimo chiedersi come e in quali termini questo influenzerà il mercato. Il secondo elemento risiede nella modalità di diffusione: la disponibilità della stagione completa all at once sovverte l’idea stessa di serialità televisiva fatta di attese cadenzate e fidelizzazione nel tempo. Il concepimento stesso della serie richiederà una grande chiarezza di vedute, essendo impossibili cambiamenti in corsa, con la messa da parte di concetti quali “midseason” e “cliffhanger”. D’altra parte gli autori avranno la possibilità di raccontare la propria storia senza essere in balìa di ratings, interruzioni (sweeps, eventi sportivi, festività) e collocazioni in slot più o meno favorevoli. Ma, per l’analisi puntuale ed esaustiva di cosa è Netflix, come perché e in cosa si sta evolvendo, e la ricaduta che questo avrà sul mercato, vi rimando a all’articolo di approfondimento House of Netflix.

“The goal is to become HBO faster than HBO can become us” la dichiarazione d’intenti di Ted Sarandos, chief content officer di Netflix. Quello che si può dire partendo dal pilot (ma si può ancora parlare di pilot?) è che la qualità del prodotto e i nomi coinvolti sono decisamente da serie HBO. House of cards si basa sull‘omonima miniserie tv prodotta dalla BBC, a sua volta adattamento del romanzo di Michael Dobbs. Qui scrive e adatta Beau Willimont (Le Idi di Marzo), dirige – i primi due episodi – e produce David Fincher (Fight Club, The Network, The Girl with the Dragon Tattoo) insieme a Kevin Spacey che ne è anche protagonista. A completare il pedigree di razza Robin Wright nel ruolo della “first lady” dello show.

Washington D.C. Frank Underwood è il capo dei democratici alla Camera. Le mosse politiche di vent’anni da Congressman lo hanno portato nella ristretta cerchia di coloro che beneficeranno di prestigiosi avanzamenti di carriera grazie all’ appoggio fornito al neo eletto Presidente Garrett Walker. Nel caso di Frank parliamo della Segreteria di Stato, o meglio: è lui che ne parla a noi, il racconto avviene in prima persona da parte del protagonista. Scelta vincente: dalla prima volta in cui Spacey guarda in camera smettiamo di essere semplici spettatori. Frank Underwood ci introduce nel suo mondo da padrone di casa anche se ciò che ha da mostrare con orgoglio come simbolo del successo raggiunto non ha nulla a che vedere con mobilio di pregio, scelte di design, pezzi d’arte. Le sue conquiste risiedono negli uomini giusti nelle posizioni chiave: il Presidente neo eletto, i consiglieri, il vice. Ci spiega, ci istruisce, parla a noi e con noi. E noi con lui apprendiamo che i suoi piani non stanno per realizzarsi perché la Segreteria di Stato è stata assegnata a qualcun altro. Insieme a lui viviamo lo sconcerto per non aver previsto le mosse di persone politicamente meno scaltre di lui, ma veniamo anche rassicurati dalla sua stessa voce narrante: l’obiettivo è ancora a portata di mano, a costo di manipolare e sabotare, certo,  ma sempre in modo da risultare l’uomo che salva la giornata. E, mentre la trama della serie e quella personale di Frank si dispiegano davanti ai nostri occhi, da ospiti introdotti nel suo mondo iniziamo a sentirci confidenti privilegiati, quasi complici.

La prima mossa di Frank per sabotare il percorso politico è quella di stringere un patto con una giovane e scalpitante – per un posto al sole, ovvero in prima pagina – Zoe Barnes: informazioni esclusive accuratamente selezionate per nuocere e quindi rimuovere l’ostacolo di turno da parte di lui, pubblicazione e fama per lei. Ma la vera alleata e compagna di Frank è sua moglie Claire che lui ama  “more than sharks love blood” descrizione suggestiva che restituisce un’idea, un senso di spietatezza e sangue freddo che lega i due predatori di potere, anche se il terreno di conquista di Claire è una charity, la CWI (Clean Water Initiative).

Ruotano intorno ai protagonisti politici e lobbisti che conosciamo quel poco o quel tanto, a seconda della convenienza e dell’interesse di Frank nei loro confronti, per avere un’idea precisa dell’ambiente politico fin da questa prima puntata. Per adesso spicca su tutti Peter Russo, il primo pesce di media grandezza che rimane impigliato nella rete di Frank: trattenuto dalla polizia per guida in stato di ebrezza, ma rilasciato senza traccia di verbale grazie allo stesso Frank, è il primo – supponiamo di una lunga serie – di pedine indebitate o compromesse con il protagonista, che ne abbiano la consapevolezza o meno. L’abilità di Frank, infatti, non risiede solo nella capacità di mettersi in una posizione di forza ma anche in quella di apparire il soccorritore in situazioni ostiche create da lui stesso. Il carisma del personaggio, l’abilità manipolativa sono trasmesse oltre che dalla sorniona forza calcolatrice di Spacey, dalla scrittura precisa, ironica e asciutta che riesce a imitare alla perfezione l’ipocrisia del linguaggio politico. La regia di Fincher si destreggia impeccabilmente nel farci strada tra i luoghi di potere iconici della Capitale, a quelli più prosaici – uffici, redazioni di giornale – mantenendo il controllo sull’attenzione dello spettatore anche nel passaggio tra il tu per tu Frank-spettatore, alla forma di racconto più tradizionale che sopraggiunge quando il protagonista non compare in scena.

Per la valutazione della serie nella sua interezza vi diamo appuntamento da qui a due settimane: avete tutto il tempo di farvi trovare pronti e freschi di visione.

 

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente e scriveteci cosa ne pensate!

Spoiler Alert! Ecco, questo tipo di diffusione costringerà a ridefinire le regole d’ingaggio nella guerra allo spoiler, nondimeno qui parliamo e commentiamo solo la prima puntata sia che ne abbiate viste di successive o l’intera serie.

 

Note

  • Il consapevole e (auto)ironicoTweet di lancio di Netflix: “How far into @HouseofCards are you? Don’t forget to shower, eat something, stretch! #WatchResponsibly”
  • Il primo episodio è disponibile anche per i non abbonati.
  • Ho trovato poco verosimile che un capo redattore, per di più giovane,  mostri ancora resistenze e perplessità nei confronti dell’informazione online.
  • Per chi ha visto The Cabin in the Woods: non vi sarà sfuggita la presenza di Kristen Connolly, la segretaria-amante di Peter Russo.
  • Qui un articolo interessantissimo ma molto tecnico che analizza i numeri.

Mara R.

Whedonverse.

29 Comments

  1. [...] · Tag House of cards, Netflix, rivoluzione, streaming on demand Con la pubblicazione del primo recap di House of Cards lanciamo questa nuova rubrica che si propone di ragionare sui cambiamenti in atto [...]

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  2. Che dire? E’ arrivata la rivoluzione.
    Finalmente si inizierà (veramente) a capire che la vecchia tv è morta e sepolta: orari, ratings, collocazioni “strategiche” ecc., tutto finisce giù per il water.
    Per ora non ho visto la serie (ma penso di farlo), ma sono certo che questo è un momento storico…

    OT: “L’abilità di Frank, infatti, non risiede solo nella capacità di mettersi in una posizione di forza ma anche in quella di apparire il soccorritore in situazioni ostiche create da lui stesso”. :-)
    Tanti miei colleghi si sono costruiti la carriera appunto così… :-)

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  3. Ho visto la serie in 3 giorni e sono vivamente soddisfatto. La melliflua cattiveria di Kevin Spacey mi ha riportato in mente il personaggio di Keyser Soze. Lui sempre sopra le righe per tutta la serie. Non amo particolarmente Robin Wright come attrice, ma nella parte della donna snob senza scrupoli sembrava perfettamente a suo agio.
    Una serie cattiva al punto giusto, che alza il livello secondo me. Siamo stati abituati negli anni al mescolamento dei personaggi, a personaggi ambigui. Ma questa serie ha voluto alzare il livello ulteriormente e sono curioso di vedere come si uscirà dal cliffanger finale.

    Riguardo la scelta di rilasciare interamente la prima serie subito on line, sono ambivalente a riguardo. Io delle serie amo tutto, anche le attese. Vedere Lost in sei anni e Fringe in cinque me li ha fatti amare ancora di più. Parlare nei forum, elaborare teorie, commentare episodi.
    Avendo l’intera serie a disposizione subito è difficile trovare utenti con i quali avere un’esperienza condivisa. Diventa una visione solitaria, i commenti devono essere misurati per paura di spoilerare.
    Insomma, in anni di visioni telefilmiche ho imparato ad apprezzare anche le attese tra una puntata e l’altra e tra una serie e l’altra.
    Ad ogni modo. Credo che questo telefilm sollevi ulteriormente il livello della qualità televisiva. Come ha fatto Twin Peaks negli anni 90 e Lost negli anni 2000. E’ un nuovo punto di svolta, godetevelo!

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  4. ottimo pilot, serie consigliatissima. buffo come micheal kelly fa di nuovo l’aiuto di un congressmen (anche a matt damon, ne i guardiani del destino). ok, facile quando hai fincher e spacey…

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  5. AthanasiusPernath 8 febbraio 2013 at 11:28

    Claudio ha scritto:

    Ad ogni modo. Credo che questo telefilm sollevi ulteriormente il livello della qualità televisiva. Come ha fatto Lost negli anni 2000. E’ un nuovo punto di svolta, godetevelo!

    non ho ancora visto House of Cards, penso comunque di farlo a breve..ma non ho capito dalla recensione (e dal tuo commento) dove sarebbe il punto di svolta.

    tra l’altro non sono sicuro di aver capito in che senso ad esempio Lost abbia sollevato il livello delle serie TV. i Soprano erano in onda da anni, Deadwood è contemporanea e The Wire è iniziata due anni prima.
    quindi..che livello avrebbe sollevato Lost? (non sono sarcastico, non capisco se si fa riferimento a qualche particolare elemento del mondo della serialità televisiva che prima di Lost non c’era e ora c’è. E non ho ben capito dalla recensione in che modo questo lavoro dovrebbe farlo HoC, al di là del discorso ‘modalità di acquisizione’)

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  6. @ AthanasiusPernath:
    Non ho scritto in recensione che HoC segna “un punto di svolta” in modo tale che le prossime serie dovranno guardare a questa come punto di riferimento. Ho semplicemente scritto che se l’intenzione di Netflix era quella di produrre una serie che per qualità e nomi coinvolti potesse tranquillamente porsi di fianco alle serie HBO: missione compiuta.

    La rivoluzione annunciata è tutta nella modalità di pubblicazione (e il giro di affari che Netflix sta muovendo e spostando). Qui trovi l’analisi della situazione http://www.serialmente.com/2013/02/08/inside-tv-house-of-netflix/

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  7. @ AthanasiusPernath:

    Non posso in questo contesto portare troppe argomentazioni a favore di House of Cards per rispetto di coloro che hanno visto solo il primo episodio o che stanno seguendo la serie con i sub in italiano.
    Dovrei citare episodi chiave della serie per farlo. Quello che posso dire è che nelle serie tradizionali, nei film di spionaggio e anche in telefilm che trattano di politica o di fatti politici, siamo abituati a personaggio generalmente definiti. Dividibili in buoni/cattivi. O che hanno una svolta buona o una svolta cattiva, ecc, ma, nel caso di protagonisti o comprimari, sempre finalizzata ad uno scopo ben preciso e solitamente buono (penso a Tony Almeyda in “24″).
    Si riesce a simpatizzare comunque per il protagonista della serie anche se mettiamo in dubbio la sua morale (vedi i Soprano).
    HOC, ci fa odiare il protagonista, ce lo fa disprezzare. Riesce a mettere in cattiva luce la sua dubbia morale e il fatto che tutto gli scivoli addosso senza scalfirlo.
    Finisci per odiare Frank Underwood e i personaggi che lo circondano e simpatizzare per le persone che vengono usate da lui.
    Siamo abituati a vedere il Presidente come uomo forte, circondato da collaboratori fidati o affidabili. In questo caso abbiamo un Presidente con una bella faccia, soggiogato e manipolato da personaggi più infimi di lui. Ora, non voglio e non posso dire di più. Quello che possiamo fare e parlare della serie una volta che anche tu l’hai vista.

    Capitolo Lost. Apprezzo le altre serie da te indicate, anche se non sono un vero e proprio appassionato. Molti dei telefilm post 11 settembre hanno avuto una svolta qualitativa notevole. Quello che ha fatto Lost (al di là di quello che è stato il finale del quale non voglio certo discutere o l’evoluzione della serie) è stata l’esasperazione del multigenere. Dallo sci-fi al supernatural, dal drama al poliziesco. Un’esperienza simile, appunto, alla bellezza di Twin Peaks. In Lost si è capito che la forza dei personaggi è tutto per una storia, ed è superiore alla storia stessa. Non si può avere una serie forte se non si hanno personaggi forti. La non linearità della serie ha fatto in modo che ci si allontanasse dalla fruizione classica del telefilm e che venissero attirate audience fino a quel momento completamente distinte.
    Il telefilm, con Lost, esce dalla televisione ed entra in rete in maniera brutale. Forum, blog, discussioni, ARG.
    Detto questo.
    Non voglio andare Off topic. Non voglio che si crei qua l’ennesima discussione pro/contro Lost.

    Voglio dirti questo: guarda House of Cards, contattami e ne riparliamo.

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  8. @ AthanasiusPernath:
    Aldilà dei pareri personali, Lost ha rivoluzionato un certo modo di usufruire della serialità spalancando le porte dell’internet, abbattendo confini e costrizioni nazionali (d’altronde le community di subber sono nate proprio per seguire Lost) e abbattendo un certo tipo di visione imposta (da un canale, da un palinsesto) di un prodotto seriale.

    Una gran serie. Sono al terzo episodio e credo me lo divorerò in una decina di giorni. Kevin Spacey grandissimo e Robin Wright lady Macbeth gelida. Meraviglioso.

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  9. Sono fra quelli che hanno cominciato a guardare House of Cards ma non lo stanno inghiottendo per intero XD Al momento ne guardo un episodio al giorno, ma ogni tanto salto – se ho troppi episodi delle altre serie in corso da recuperare. Non ripeterò quello che penso del sistema di fruizione in blocco perché ne ho già parlato nell’altro articolo da te citato, in generale parlando della serie però posso dire che ho trovato i primi episodio incredibilmente ben fatti, che Spacey è meraviglioso (MERAVIGLIOSO, davvero), che la narrazione in prima persona è stato un tocco di classe inaspettato e intrigante. Non ci sono pecche rilevanti, in House of Cards (almeno nei primi tre episodi che ho visto), anche se sono un po’ preoccupata per il modo in cui potrebbe evolversi il rapporto fra Underwood e Zoe, ma ammetto anche di non aver trovato il concept così straordinariamente originale. Interessante sì, incredibilmente interessante anche, ma Boss parlava più o meno della stessa cosa e con risultati qualitativamente identici, a mio modo di vedere, per cui la rivoluzione per quanto mi riguarda sta tutta (e solo) nella “messa in onda”.

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  10. @ Mara R.:
    “Ho trovato poco verosimile che un capo redattore, per di più giovane, mostri ancora resistenze e perplessità nei confronti dell’informazione online”.

    In una serie in cui il protagonista si racconta e sorride complice guardando in camera (meccanismo fin troppo abusato, ma se a farlo è di nuovo Kevin Spacey, per me va benissimo!) ci sta anche che gli autori si rivolgano a noi spettatori tramite i dialoghi dei loro personaggi. Il giovane potrà anche avere delle perplessità riguardo al nuovo linguaggio, ma il più giovane, ancora più poiettato verso il futuro e verso le nuove tecnologie, non si farà problemi a fargli superare, con i fatti, questo suo iniziale scetticismo. Credo stessero parlando di Netflix. Il personaggio di Zoe, reporter ambiziosa che non esita a usare il sesso a proprio favore, finora mi piace molto. Ma ad attrarmi è soprattutto il tema, in pratica hanno preso alcune delle mie serie preferite e le hanno messe insieme, non potevo davvero aspettarmi di più. Tra questa ed altre ottime nuove serie di mid-season che ho iniziato a vedere in queste ultime settimane, mi sembra davvero la giusta ricompensa per chi come me ha dovuto resistere ad un triste autunno di magra televisiva.

    Su Lost, stavo anch’io per intervenire, ma poi ho letto il parere del Di Giamberardino, al quale mi associo. I Soprano hanno illustrato alle altri reti cable il modello qualitativo da seguire per gli anni a venire ma “Lost” ha aperto la strada al concetto di serie che influenza e viene a sua volta influenzata dalla comunità della rete. Alcuni meriti sono oggettivi.

    Rispondi

  11. AthanasiusPernath 8 febbraio 2013 at 13:05

    thanks, mi ero perso lo speciale di serialmente su Netflix

    @Claudio
    purtroppo far odiare visceralmente i protagonisti è una cosa che ultimamente riesce fin troppo bene a fin troppe serie. penso a Boardwalk Empire o a Girls :D

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  12. @ AthanasiusPernath:

    Eppure non odio Nucky quanto odio Frank Underwood! Forse perchè il primo è un gangster e se ne accettano, anche se a malincuore, i valori distorti.

    Rispondi

  13. “You might very well think that i couldn’t possibly comment”. :-O
    Non pensavo che il riadattamento fosse tanto fedele alla serie UK che tra l’altro era fatta molto bene e fossi in voi la riprenderei.
    Ho visto i primi 3 episodi. Eccezionali!

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  14. Onestamente la serie per me ha una sola qualità: mi consola un po’. Tutti i politici del mondo fanno schifo, l’Italia non è l’unica Cenerentola della situazione.
    Per il resto: qualità ottima, recitazione ottima, trama buona.
    Negativo; non mi interessano le beghe politiche di Washington (mi bastano i nostri tg, Ballarò and company); non mi interessano gli attori: non metto in dubbio la loro capacità recitativa, ci mancherebbe anch’io mi accorgo che sono ottimi attori, ma per me il loro carisma è zero, non mi “acchiappano” nè in negativo nè in positivo, non mi fanno nè caldo nè freddo, ergo chi se ne frega dei loro personaggi e delle loro “vite”.
    E’ durata solo 50 min? Mamma mia ci ho messo circa 6 ore per riuscire a vederlo tutto senza dormire ogni 5 min. Non mi interessano le altre puntate Ma faccio i complimenti alla recensione.

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  15. Già il prodotto mi affascinava a prescindere (Spacey + Ficher), ma la vera curiosità era scoprire se HoC sarebbe potuto diventare il degno surrogato di Boss (mia fissa degli ultimi due anni).

    Non è la stessa cosa, ma il pilot è di una potenza disarmante. Mentre Boss mostrava già qualche piccola debolezza, qui TUTTO è potentissimo e funziona alla grande.
    Ci risentiamo tra due settimane.

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  16. Io ho visto per ora solo la prima puntata e francamente non mi ha fatto impazzire, bravi gli attori , ma la pensa,per ora , come jackson 66

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  17. ho visto solo il pilot (la seconda stasera) e l’ho trovato splendido.

    una nota, scaturita dal commento di jackson sui personaggi: proprio il fatto che siano così gelidi, così odiosi, per me l’ha reso bello. è come un’empatia al contrario, in 50 minuti avrei voluto schiaffeggiare lui e lei almeno otto volte ed anche questo può essere un motivo per restare incollata alla visione.

    poi ok, lo ammetto: probabilmente, anche se mi leggesse l’elenco del telefono, io Spacey starei lì a guardarlo imbambolata. in questo primo episodio gli ho ritrovato addosso lo stesso viso agghiacciante di Seven.

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  18. mi ricorda ellery queen che si rivolge al pubblico.

    bello. da vedere. sperando che non sia una delusione, come altre serie che partono abbastanza bene e poi collassano.
    sono fiduciosa.

    Rispondi

  19. dory ha scritto:

    ho visto solo il pilot (la seconda stasera) e l’ho trovato splendido.

    poi ok, lo ammetto: probabilmente, anche se mi leggesse l’elenco del telefono, io Spacey starei lì a guardarlo imbambolata. in questo primo episodio gli ho ritrovato addosso lo stesso viso agghiacciante di Seven.

    Un misto tra Seven e I Soliti Sospetti. Con quella faccia che è una via di mezzo tra cattiveria pura e presa per il culo!

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  20. Non nego che sia girato e interpretato magistralmente…ma io l’ho trovato anche incredibilmente noioso

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  21. Scusate la domanda stupida, ma chi ha già visto tutta la serie come ha fatto? In giro ho trovato solo le prime quattro puntate con i Sub Ita, e so che Netflix non è disponibile nella nostra regione, quindi? ve lo siete visto in inglese da “altre parti”?

    Rispondi

  22. fuckthemummies 16 febbraio 2013 at 12:51

    con i sub inglesi , ovviamente (o senza, per chi è in grado, non io)

    Ho finito oggi di vederlo, aspetto la rece finale per commentare, comunque mi è sembrato che la modalità di diffusione non abbia tanto influenzato la struttura degli episodi, che è rimasta tradizionale*, con tanto di puntate con un tema principale e addirittura l’apice emoziolale + semi-cliffhanger in uno degli ultimi episodi.

    * per tradizionale intendo “alla Soprano”

    Lacrime alla comparsa di GEORGE HEARST.

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  23. note:
    - sulla recensione: il whip non è il leader, cioè i lcapogruppo, ma il capo disciplinare. In Italia i capigruppo svolgono entrambe le funzioni, negli US no.
    - sulla produzione: netflix porta avanti il proprio ruolo di innovatore, ora nei tempi e modi di diffusione, ma anche le prove generali fatte con Lilyhammer, cioè una coproduzione estera effettivamente bilingue sono state molto molto interessanti.
    - tecnicamente: cinematograficamente impeccabile. recitazione perfetta, sceneggiatura grandiosa, fotografia al perfetto servizio della trama. Non è una serie per tutti: bisogna essere in grado di capire di cosa si parla e di coglierne l’arguzia. A chi la apprezza mi permetto di consigliare un’altra opera assolutamente geniale in altro campo ma di simile argomento: “I segreti del Quai d’Orsay”, fumetto in due volumi edito da Coconino/Fandango; opera forse più di colore che di sostanza, ma decisamente godibile.

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  24. ( Chiedo scusa, testo che segue avrebbe dovuto andare come risposta al commento sui bad guys )

    Beh, anche il sindaco di THE BOSS non scherzava…@ AthanasiusPernath:

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  25. Mi associo.Rick ha scritto:

    Scusate la domanda stupida, ma chi ha già visto tutta la serie come ha fatto? In giro ho trovato solo le prime quattro puntate con i Sub Ita, e so che Netflix non è disponibile nella nostra regione, quindi? ve lo siete visto in inglese da “altre parti”?

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  26. gli episodi ci sono tutti in giro. e i sub nei soliti siti arrivano, anche se un po’ a rilento (credo fino alle n. 6 per ora).

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  27. Sono in piena fase recupero, inizio il quarto episodio tra 10 minuti, ma fatemi dire una cosa: “porca puttana che pilot!”. Oh, mi sento già meglio XD

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  28. Una precisazione: all’inizio della serie Frank Underwood non è “capo dei democratici alla Camera [dei Rappresentanti]“, cioè “Majority Leader”. Ricopre, invece, la funzione di “Mayority Whip” (che letteralmente significa “frusta della maggioranza”). Lo scopo di questa carica è quello di mantenere il linea il gruppo parlamentare assicurandosi che i vari rappresentanti votino compattamente secondo le indicazione di partito.

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  29. Ciao a tutti, leggo spesso le recensioni di serialmente ma non ho mai pubblicato un post. Sono un appassionato di serie tv ma non mi reputo un “esperto”, nel senso che penso di aver sviluppato nel tempo un certo gusto ma non saprei addentrarmi nei dettagli tecnici e nelle dinamiche della serialità. Detto questo, ho scoperto banalmente HOC vedendo la prima puntata su Sky e poi ho fatto quello che faccio sempre quando una serie mi appassiona: sono andato a cercare le puntate in streaming, sottotitolate in italiano. Ho scoperto con enorme piacere e sorpresa che erano presenti ben due serie complete che, complice una provvidenziale influenza fuori stagione, ho divorato in meno di una settimana. Che dire? Credo che HOC sia una delle cose migliori che mi è capitato di vedere negli ultimi anni. Non tanto per la storia, una arrampicata sociale fatta senza nessuno scrupolo dal protagonista (già vista, l’unica differenza è il “posto di lavoro”, si potrebbe cambiare l’ambito ma il senso rimarrebbe lo stesso), ma per la qualità della serie. Gli attori sono tutti al loro posto: non ce n’è uno sbagliato, a parte forse il presidente degli Stati Uniti più influenzabile e manipolabile della storia dell’umanità, ma comunque perfetto per lo svolgimento della trama visto che doveva essere una “spalla” per il “nostro” Frank. Kevin Spacey non aveva certamente bisogno di questa serie per dimostrare il suo immenso talento. Opinione personale: nonostante si macchi di crimini e misfatti incommensurabili, io non ce la faccio a non stare dalla sua parte. Ancora più azzeccata mi sembra Robin Wright, che personalmente prima di questa serie non stimavo molto come attrice. E’ la compagna perfetta per un personaggio come Underwood, che anzi dà la sensazione di mettere in atto i suoi piani per compiacere lei, vero regista occulto di tutte le macchinazioni del marito. Perfetta, e ambigua al punto giusto da lasciare aperti tutti gli scenari possibili. Azzeccati tutti i personaggi minori, a partire da una straordinaria Rooney Mara per finire a Corey Stoll (Peter Russo) passando per un Michael Kelly perfetto per il ruolo di Doug Stamper: è lui che fa il lavoro sporco, ed è così anonimo e bravo nel farlo che la prima volta che cercherà di uscire dall’anonimato e concedersi il lusso di provare dei sentimenti, la pagherà cara. Ops, spoiler, scusate. Comunque il succo di questo lungo e probabilmente inutile discorso è questo: HOC mi ha conquistato e non vedo l’ora che esca la terza stagione. Qualcuno sa dirmi quando succederà?

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