suits

The Wire mi manca tanto. E’ per questo che mi sono emozionato quando ho rivisto Lance Reddick e Andre Royo in Fringe, Pablo Schreiber e Clarke Peters in Person of Interest, Idris Elba in Luther, Wendell Pierce in Treme e, insomma, tutti gli altri che in questo momento mi rendo conto mi ci vorrebbe troppo tempo per scrivere chi sono e che hanno fatto dopo. E’ stata una serie speciale e, a chi non l’ha vista, consiglio di recuperarla perché è una roba tanto televisiva e allo stesso tempo tanto extra (o, meglio, oltre) televisiva. E perché è bellissima. Tutto per dire che in questo episodio di Suits la guest star che interpreta il papà di Rachel è Wendell Pierce, Bunk Moreland in The Wire. Ci piace ricordarlo così.

 

Dopo Blind-Sided dedicato a Mike e Blood in the water dedicato a Louis, Suits ci propone un altro episodio d’approfondimento individuale, in cui è più il caso della settimana ad analizzare e  risolvere il personaggio che il contrario. In sé e per sé, la causa per discriminazione di genere intentata contro la Folsom Foods da una ex-dipendente non è granché interessante. Pur apprezzando l’attenzione dedicata al personaggio di Rachel, la storia su di lei incentrata non brilla per interesse procurato. Un accenno al benessere della famiglia Zane era già stato fatto durante la prima stagione (mi pare) e il fatto che Zane padre sia un avvocato non sorprende. Per quanto Wendell Pierce sia una di quelle guest che solo con il loro nome nei credits riescono a dare importanza a un episodio, la storia della figlia sottovalutata dal padre più di tanto non coinvolge. Ormai, Rachel ha superato la fase dell’incertezza sulle proprie capacità e sul proprio futuro grazie anche e soprattutto all’ottimo risultato ottenuto con l’aiuto di Mike e, probabilmente, un episodio del genere sarebbe stato più “organico” se inserito prima del superamento dell’LSATS. Il fatto che Robert sia all’oscuro del traguardo raggiunto dalla figlia rende tutti i suoi dubbi riguardo al futuro come avvocato di quest’ultima infondati, trasformandoli in offese particolarmente dolorose perché pronunciate da un padre ma, allo stesso tempo, alleggerendole di qualunque peso reale, narrativo, psicologico. In gran parte, fallisce il tentativo di approfondire e rifinire Rachel, sulla cui capacità, fermezza e intelligenza non si erano mai nutriti dubbi. Di conseguenza, riesce difficile nutrirli ora, quei dubbi, dopo il suddetto traguardo raggiunto, e più che un conflitto padre-figlia il suo ha, sin da subito, l’aspetto di un bisticcio (per quanto comprensibile) destinato a risolversi nell’arco dei quaranta minuti. Si possono considerare aggiunte psicologiche le alte aspettative nutrite nei propri confronti dalla ragazza sin da bambina, ma non è niente che risulti in un complessivo cambio di prospettiva dello spettatore, né del personaggio. Da questo punto di vista, mi aveva sorpreso parecchio di più scoprire che Rachel ha avuto una relazione con un uomo sposato.

La parte di episodio che funziona alla grande è quella che riprende il tema centrale del post-guerra civile contro Daniel Hardman: la Pearson Hardman è debole, ferita e circondata da avvoltoi pronti a beccarne la carcassa. Robert Zane non è il primo e non sarà l’ultimo, a detta dello stesso Harvey e della stessa Jessica. Mi piace il modo in cui questa fase post- ci è raccontata: niente è rimasto uguale dopo la cacciata di Hardman, eppure ognuno, alla sua maniera, fatica per tornare alle origini. Fatica perché i problemi non sono solo i clienti che sfuggono e gli associati che fuggono. Il rapporto tra Jessica e Harvey è sempre solido, profondo, divertente e appassionante, ma quella piccola crepa lasciata dalla proposta di Harvey e dal rifiuto di Jessica è lì, si espande e si lascia guardare. I due continuano a essere legati non solo nell’emergenza, ma dall’emergenza. C’è da chiedersi cosa succederà quando la guerra sarà oramai alle spalle, e le ambizioni di Harvey torneranno a riempire l’ufficio di Jessica.

E’ bello il modo in cui Louis viene ufficialmente reinserito in squadra, all’insegna di quell’ironia che di questo personaggio fa gran parte del fascino. La parte di episodio dedicata alla piccola guerra tra lui e Katrina è leggera e divertente, con un paio di tocchi di classe pura (il tagliaunghie, il frullato, le fotografie) che permettono anche di dire un po’ di Katrina, personaggio il cui inserimento è stato improvviso e che necessita di presentazione senza togliere spazio ai personaggi principali e alle relative storyline. La scelta di affiancarla a Donna e Louis aiuta questi a rientrare definitivamente nelle dinamiche interne dello studio, e lei a mostrarsi in maniera gradevole, riuscendo anche a lanciare un amo circa il suo precedente lavoro per il Procuratore Distrettuale.

La coda dell’episodio, alla fine, contiene gran parte della polpa narrativa di questa settimana: il ritorno di Daniel Hardman può sembrare affrettato (sono passati solo tre episodi dalla sua cacciata), ma a me non dispiace affatto. David Costabile ha ben interpretato il personaggio nella prima parte di stagione, e sono contento di ritrovarlo subito. In più, ora Hardman smette di essere nemico interno in cerca d’immagine nuova. Essendo esterno, avversario non più nascosto nell’ufficio accanto, può aprirsi per lui una nuova fase in cui mancheranno remore, limiti e segreti al suo agire contro Jessica e Harvey. Tutto sommato, rimanendo solo tre episodi per il completamento della stagione, questa mi pare la scelta più sensata, improntata alla continuità e coerenza narrativa. Nonostante siano passati mesi da High Noon, questa è ancora la stessa stagione. Iniziare un nuovo arco narrativo sarebbe stato rischioso e frettoloso, e avrebbe potuto minare quanto di buono fatto nei primi dieci episodi. Daniel Hardman ha funzionato più che bene come villain di stagione, e il suo rientro come vecchio nemico in nuova uniforme mi pare interessante, prospettando una chiusura completa e definitiva della linea narrativa che lo vede Antagonista.

Suits ormai è una certezza. Dialoghi brillanti e divertenti, protagonisti solidi e comprimari d’eccellenza lasciano alla serie ampio spazio per quanto riguarda i tempi, i modi e i centri della narrazione. Il ritorno di Hardman è segno di un buon controllo della scrittura, incline a non lasciarsi sfuggire niente del seminato. Wendell Pierce fa il suo, rendendo gradevole un episodio dalla spiccata natura riempitiva. Il resto è il solito: Louis e Donna che ne vorrei sempre di più, Jessica che sulla porta dello studio sarebbe giusto se ci fosse solo il suo, di nome, Harvey che non è mai sazio, mai fermo, mai troppo. L’unico difetto che si potrebbe trovare è la perdita di centralità di Mike, ma, a dirla tutta, non è necessariamente un difetto. A lungo andare, il reggere la storia sul segreto/non segreto di Mike non sarebbe bastato, e la possibilità di allontanarsi dal protagonista teorico senza subire danni sta lì a dimostrare l’ottimo lavoro fatto in fase di costruzione. Non vedo già l’ora che arrivi la terza stagione.

ok

 

Note a margine

  • Katrina: “Please, pistachios”

       Donna: “The nut of royalty”

  • “It’s a spinach and kale power smoothie. I’m in the middle of my quarterly cleanse” – Louis Litt
  • “This is a gold plated nickel alloy cuticle sculptor from the south of Denmark” - Louis Litt

Francesco Gerardi

Un incompreso nato a Taranto negli anni del Grunge. Crede che la migliore uscita serale immaginabile sia quella che prevede uno schermo dai 12 pollici in su davanti alla faccia per un intervallo di tempo t1 tendente all'infinito. Se proprio non si può, andiamo a sentir suonare questo o quello. Leggo in bagno.

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Commenti
9 commenti a “Suits – 2×13 – Zane vs Zane”
  1. Prusso scrive:

    “…he sends one of yours to the hospital, you send one of his to the morgue!”

    Direi che c’è poco altro da aggiungere.

  2. D.A.N.I. scrive:

    Concordo con la recension al 100%! Credo che ormai Suits sia stata eletta mia serie preferita. I personaggi sono semplicemente geniali, ben scritti..mi sa che mandero’ il CV alla Pearson Hardman oggi stesso!

  3. alessia scrive:

    I dubbi di Rachel su se stessa sono centrali e non andranno mai via.
    E’ vero che ha passato LSATS ma il padre non lo sa e rincara la dose del “non vai abbastanza bene. prova altro e non ostinarti” si parla di Rachel parlando della cliente.

    Lei vuole solo un riconoscimento a priori come donna in carriera (prima di dire del test) ma il padre cerca di indirizzarla su altro probabilmente in buona fede.
    Lei sa però che per lui il mestiere di avvocato è in qualche modo il migliore e solo riuscendoci potrà avere la sua piena approvazione.

    La Sig.na Zane a me continua a piacere come quasi tutti i personaggi femminile di USA network…in questo episodio viene fuori ancora di più la testardaggine di molto di noi.

    E giusto scegliere qualcosa che è più facile e che ci fa fare bella figura o qualcosa in cui dobbiamo lottare ogni giorno per avere un posto ed essere riconosciuti?

    A volte è testardaggine infantile ma la capisco….a volte si deve riuscire per sfidare se stessi e solo per dire “ci sono riuscito” anche se non è la strada giusta.

  4. BetterLife scrive:

    A me la parte della lite di Rachel con suo padre non ha convinto molto, mi sembrava che lei gli mettesse le parole in bocca per poi offendersene, tipo il dialogo a pranzo mi è sembrato molto forzato, lei si lamenta che lui le faccia la predica proprio il giorno del suo compleanno, ma il discorso l’ha iniziato lei…poi capisco che riprende una situazione in cui il padre per tutta la vita si sarà mostrato deluso da lei ma non mi sembra sia stato mostrato bene. Davvero ci si può offendere perchè dopo 5 anni tuo padre ti dice che forse dovresti rinunciare ad entrare a legge? penso che qualsiasi persona consiglierebbe di cercare una strada alternativa, ma non perchè non crede in te, ma per il tuo bene…a me non è sembrato un padre deluso da una figlia che non ritiene intelligente ma preoccupato che sua figlia passi la vita a cercare di diventare qualcosa che non riuscirà mai e nel frattempo magari facendo un lavoro che non la soddisfa. Insomma per credere al tipo di padre che Rachel descrive ho dovuto fidarmi delle sue parole, ma sullo schermo non l’ho visto.

    Vabbè mi son dilungata fin troppo, la puntata comunque mi è piaciuta, ovviamente, come ormai tutte le puntate di Suits! Bellissime le scene Louis e Katrina, ottimo modo per farci simpatizzare con un personaggio di cui non sappiamo nulla, e boh vabbè in generale mi piace sempre tutto.

  5. Lucan scrive:

    Concordo su tutto, questa serie nel suo genere è pura perfezione.

  6. Cassandra scrive:

    Ottima recensione, mi trovo del tutto d’accordo.
    Mi è piaciuto il concentrarsi su Rachel, per quanto alla fine non abbiamo scoperto molto di nuovo sul suo conto… neanche a me comunque il padre è sembrato questo cattivone, ma spesso è questa la realtà, le intenzioni si fraintendono, i fatti si interpretano male, ci si appoggia sui proprio pregiudizi e si leggono le azioni altrui per confermare le nostre aspettative.
    La parte migliore dell’episodio per me è stata la guerriglia Katrina/Louis (+ Donna). Oltre a essere divertente e godibilissima di per sé, è stata un’ottima trovata per far capire qualcosa di un nuovo personaggio e approfondire ulteriormente gli altri due, soprattutto Louis.
    “Why do you hate women?”
    “Hate? I worship women!”
    Mi sto convincendo sempre di più che sia proprio lui il miglior personaggio della serie (il che è tutto dire comunque), così imprevedibile eppure coerente, quando credi di sapere cosa aspettarti da lui esce fuori qualcosa di nuovo. E il modo in cui era trionfante per essere stato ridicolizzato da Harvey e Donna, perchè significava che era stato finalmente perdonato ed erano di nuovo un team, mi ha fatto sorridere come una deficiente.
    Oh, e Rachel che fa per mangiare il bagel di Harvey è già storia.

    PS: Jessica badass è il non plus ultra. La adoro.

  7. shyrae scrive:

    concordo con la recensione, ma se quest’episodio aveva come fine quello di esplorare di più il personaggio rachel zane e di farcelo,non dico piacere ,ma almeno di creare una maggiore sintonia tra lei ed il pubblico, mi spiace ma per quanto mi riguarda ha toppato in pieno.
    sentire l’ennesima figlia del padre ricco e affermato piagnucolare che non ha abbastanza supporto da un genitore, che ha semplicemente espresso le sue perplessità, e che anzi si è dimostrato più che amorevole e disponibile nei suoi confronti è semplicemente fatidioso,e la – già insopportabile- rachel diventa una specie di macchietta vittima di tempeste ormonali e palese vittimismo…
    il ricordo del provino della recita, o del secondo posto raggiunto da rachel hanno solo peggiorato le cose;se avessero dovuto aggiungere personalità e maggior spessore al personaggio, hanno decisamente fallito,facendola sembrare ancora di più una ragazzina viziata,piena di se e paradossalmente meno forte di quanto non avrei creduto prima di questa puntata.
    ok all’episodio e una bomba a mano per rachel, che se sparisse dalla storia(cosa che auspico accadrà con la prossima stagione, ed inizio della sua carriera universitaria) sarebbe difficile accorgersene…figuriamoci sentirne la mancanza.
    interessante come in un episodio che sarebbe dovuto essere incentrato su rachel , funzionano tutti i personaggi, e le relative storie che non la vedono coinvolta.
    bene per me anche il ritorno fast and furios di hardman.HE’S BACK!!!XD

  8. raffaella scrive:

    Concordo anch’io in pieno con l’ottima recensione, complimenti.
    @ Betterlife sono d’accordo perfettamente anche con te: ho provato un po’ di rabbia per Rachel il giorno del suo compleanno, ma cosa pretendieva? dopo 5 anni in cui non per paura forse, certo avere un tale padre non deve essere stato facile anche se penso che un maschio ne avrebbe risentito molto di più, cosa pretendeva appunto che il padre le dicesse? Datti una mossa, cambia strada se non sei portata per la legge, fa dell’altro, a me avrebbero detto così, senza se e senza ma, punto.
    La serie mi piace molto, adoro i personaggi penso però che dovrebbero sbloccare/risolvere il problema Mike: la laurea non presa incombe sempre ma ormai, in my opinion, non è più credibile il non avere trovato il modo, vista la sua genialità, di fargli prendere questo benedetto ” pezzo di carta”, a lungo andare questa questione tornerà fuori, statene sicuri, e le soluzioni che escogiteranno temo che possano diventare noiose( l’avere eliminato l’assistente di Luiss , francamente mi ha lasciata non poco perplessa)
    Anche per me cmq. è ok.
    @Francesco
    grazie per il suggerimento, io non ho visto the wire, la vado subito a recuperare

  9. lilly scrive:

    seguo la serie dagli states ma solo tramite internet, per questo il mio commento è in palese differita. Per qualche strano motivo, infatti, mentre gli altri network mettono online gli episodi il giorno dopo la loro emissione, per USA tocca aspettare 30 giorni. Siccome qui la pirateria la prendono alla lettera non mi arrischio a cercare fonti alternative. Quindi sono rimasta zitta e paziente in un angolo a cercare di resistere alla tentazione di sbirciare la recensione di serialmente.
    Ora posso finalmente unirmi a voi! Ottima recensione. Mi è piaciuta molto la storyline Donna-Katrina-Louis. Ho apprezzato che non abbiamo fiondato Katrina come possible love interest di Mike (il triangolo anche no grazie) o di Harvey. Katrina ha capito subito chi sa come funzionano i giochi di potere alla PH e si è rivolta a Donna (come resisterle se porta dei cookies al cioccolato?!). Ha tenuto testa a Louis fino alla fine, grande!
    Harvey-Jessica insieme sono sempre un’ottimo team, i loro scambi di battute mai scontate. L’eleganza innata di Jessica è qualcosa di affascinante.
    Tasto dolente come per altri utenti Rachel: anche per me l’operazione simpatia non è riuscita. Mi è rimasto un po’ il “povera bimba ricca che non ha il gioccatolo che vuole”. Non vince il provino? “Allora non lo farò mai più gne gne”. Sarà che pure il padre non l’ho trovato un mostro. Sarà che dopo 5 anni mi sembra lecito chiedersi quale sia la strada giusta. Il padre mi sembra di capire l’avrebbe sostenuta in ogni sua scelta se avesse deciso di cambiare carriera. Rachel mi sembra con un animo un po’ troppo competitivo, a me le persone così non piacciono neanche nella realtà. Ha ottenuto un ottimo risultato al LSAT ma non vuole dirlo al padre perché è inferiore al suo. Sembra quasi seccata quando Mike si ricorda del suo compleanno perché lui ha la super memoria e lei no (tutti non hanno la super memoria di Mike ma non solo lei ne fa un dramma su SE stessa).
    Il ritorno di Hardmann mi lascia perplessa ma incuriosita…

    Per quanto riguarda il caso del giorno: non so se sia voluto il richiamo alla class action contro Walmart risalante all’anno scorso. Si trattava anche di impiegate donne che accusavano l’azienda di discriminazione nelle promozioni. La class action allora non fu certificata perché venne ritenuto che i casi non fossero abbastanza simili tra loro. Si tratta di una decisione che ha destato un po’ di scalopore perché solitamente non è troppo difficile ottenere la certificazione (vero anche che spesso si aspetta di avere già un settlement e la controparte non la contesta). Sono curiosa di vedere lo sviluppo del caso nella serie.

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