Last Resort 1x13 Controlled Flight Into Terrain

Infine, è calato il sipario sull’isola di Saint Marina, l’equipaggio del Colorado e lo sfortunato percorso televisivo di Last Resort. Costretto a navigare a vista fin dal pilot, sotto la costante minaccia di una metaforica – ma non meno pericolosa – spada Damocle rappresentata dai deludenti rating, Last Resort è riuscito a chiudere il suo percorso giungendo a una (qualche) conclusione, ma resta forte la sensazione di aver visto una serie totalmente diversa rispetto a quella che il pilot portava in grembo. Dopo tredici episodi, quella potenza narrativa mostrata con orgoglio da “Captain” è rimasta solo uno sbiadito ricordo accompagnato da personaggi flebili e storyline costrette alla navigazione a vista, mentre l’affascinante scenario geopolitico intravisto all’orizzonte non ha mai raggiunto lo zenit.

 

PROMESSE DA MARINAIO

Peccato. Davvero un peccato perché da quanto era possibile immaginare dalle prime vicende del Colorado, gli eventi avrebbero potuto portare il sottomarino in acque ben più interessanti rispetto a quelle effettivamente solcate. Sarebbe ingeneroso e scorretto giudicare Last Resort solamente in base aspettative, ma rileggendo i miei appunti sul pilot mi accorgo di come queste siano state quasi interamente deluse. I punti di forza intravisti, ovvero un ritmo serrato, molto denso, in grado di condensare numerosi eventi in pochi minuti senza congestionare lo spettatore, e un protagonista anomalo rappresentato da un scenario fantapolico che, a ben pensarci, aveva molto poco di fantastico e tanti, spaventosi tratti politici, sono svaniti in brevissimo tempo. Gli episodi hanno iniziato a dilatarsi nei tempi morti e nei vuoti, introducendo sottotrame destinate ad avere un sbocco obbligato ed ininfluente sui destini di chi le ha interpretate e di chi le osservate (una su tutte, la dipendenza del COB) rosicchiando sempre più minutaggio all’evoluzione politica del racconto, naufragata dopo pochi episodi e riesumata tardivamente per epilogo consolatorio e insoddisfacente, in un trittico finale di episodi tornato a comprimere gli eventi nel disperato tentativo di sciogliere tutti nodi.

Assistere alle ultime ore di Last Resort è stato come osservare due amanti in procinto di salutarsi prima di una separazione forzata: tante promesse, probabilmente sincere, ma troppo grandi da mantenere. Last Resort ha così provato con un colpo di coda a spostare l’occhio della telecamera su Washington e accelerare lo sviluppo dell’inevitabile ammutinamento, con risultati altalenanti. D’altra parte, come evidenziato da Francesco nella precedente recensione, è stato snervante perdere minuti per assistere all’amara conclusione di vicende sentimentali stereotipate, prevedibili, e soprattutto poco interessanti per lo spettatore disposto a rimanere e a bordo fino a questo punto dello show, e anche questo “Controlled Flight Into Terrain” non ha fatto eccezione con la liberazione in extremis della moglie di Kendal, pezza dell’ultimo minuto per una delle tante trame portate a termine troppo grossolanamente, vittime del lungo tergiversare che ha afflitto il corpo centrale della serie.

 

FUORI ROTTA

L’abbondante spazio concesso alle relazioni amorose, la spettacolarizzazione degli eventi e la deriva action rappresentano, con ogni probabilità, il tentativo di riafferrare per i capelli una serie destinata a finire tra le forbici del network senza possibilità di appello. Se questo atteggiamento appare comprensibile, meno giustificabile è la scelta di continuare fino all’ultimo istante su questa linea e non regalare agli spettatori rimasti sulla scia del Colorado un finale più in linea con il suo incipit, in grado di tirare una linea sulla fase centrale dello show riqualificandolo come un semplice tentativo dovuto, ma dimenticabile. Mi chiedo se non si potesse semplicemente trascurare gli sviluppi della vita sentimentale Kylie e accennare a qualcosa di più sui motivi che hanno spinto il presidente USA ad attaccare unilateralmente il Pakistan, o approfondire la situazione dello scacchiere internazionale: al di là di pochi spiragli d’informazione, sembra che un attacco atomico e la diserzione dell’equipaggio di un sottomarino nucleare non abbaino avuto alcune ripercussione: a che pro dunque? A bocce ferme, quell’intricato sottobosco politico in cui si sono mosse le pedine si è rivelato uno scenario di cartone, statico e tratteggiato troppo superficialmente, in cui solo la pedina cinese ha azzardato una mossa tardiva mentre le altre rimanevano immobili nelle loro assurde e immotivate posizioni.

Dove lo show ha mostrato il suo meglio è stato nella rappresentazione dialogata delle posizioni degli uomini e delle donne costretti all’interno dell’isola. Benché i dialoghi viaggiassero quasi tutti su dicotomie piuttosto scontate, hanno saputo ugualmente fornire spunti di discussione che volgevano lo sguardo sulla comprensione dell’attualità e del reale, ma giunti al culmine le parole sono state messe da parte per offrire un finale in cui sono stati i mitra ad urlare più forti di tutti. E per fortuna, verrebbe da dire, perché i deliri di un Anders trasformato – con tanto di pizzetto e colorito rossastro – in cattivo da film Van Damme – con tutto il rispetto per il cinema di Van Damme – rappresentavano un piatto davvero troppo difficile da deglutire, affossando drasticamente la qualità del menù della serie e decretandone – almeno per quanto mi riguarda – la discesa al di sotto della linea che demarca la sufficienza.

I limiti della fase centrale della serie sotto tutti facilmente giustificabili dal suo sfortunato destino che ha imposto cambiamenti in corsa immagino anche piuttosto radicali per per trasformare la prima stagione in una unità auto-conclusiva. La cavalcata finale a destino già imposto tuttavia concedeva ampio spazio di redenzione, che personalmente reputo sprecato, tra troppi botti e brevi excursus del tutto insignificanti a questo punto del racconto. Altri quaranta minuti di tensione, una partita a scacchi finale che ricalcasse quella che ha dato il là alla vicenda, giocata sul filo della tensione con un terzo giocatore, la Cina, a muoversi sulla scacchiera, avrebbe restituito di colpo dignità alle ambizioni che Last Resort mostrava orgogliosa nel pilot, quando sull’isola di Saint Marina si decidevano le sorti del mondo. Invece in questo finale la crisi planetaria è stata relegata sullo sfondo, lontano dalle vite degli uomini del sottomarino, impegnati a lottare tra loro armati di pistole e di coltelli. È tutta qui la metafora del declino di Last Resort, uno show che ambiva a raccontare l’insostenibile precarietà dell’attuale scenario geopolitico, e si è concluso con una sparatoria da action movie da cassetta.

Claudio Magistrelli

"Sono sempre stato, e rimango, una spaventosa testa di cazzo, un uomo cattivo, che gode nel vedere quelli migliori di lui trascinati nella polvere." Sono parole di Mordecai Richler, messe in bocca al suo memorabile Barney Panofsky. Ma se non le avesse già usate lui ne richiederei il copyright per farne la mia biografia. Invece mi limito a citare.  
Claudio "Clod" Magistrelli

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Commenti
14 commenti a “Last Resort – 1×13 – Controlled Flight Into Terrain”
  1. Cilone scrive:

    Peccato davvero. Ma lo showbusiness generalista americano deve cambiare rotta, non si può continuare a vedere questi prodotti obiettivamente monchi e raffazzonati alla bene e meglio.
    Pensino a fare, come succede con la cable, stagioni da 13 episodi (o 6 o 3 o 8 o quello che serve) con un inizio ed una fine prestabilita. Se poi arriva il rinnovo bene, pensiamo ad un nuovo arco narrativo da sviluppare, se non arriva pazienza, avremo comunque goduto di un spettacolo sensato.
    Utopia? Probabile.

  2. Firpo scrive:

    “tante promesse, probabilmente sincere, ma troppo grandi da mantenere”.

    Perfettamente d’accordo.

  3. helel scrive:

    A me la puntata finale ha ricordato tanto la puntata dell’attentato di “Occhi del Cuore 2″

  4. Ary scrive:

    “È tutta qui la metafora del declino di Last Resort, uno show che ambiva a raccontare l’insostenibile precarietà dell’attuale scenario geopolitico, e si è concluso con una sparatoria da action movie da cassetta”

    Sintesi perfetta di cosa Last Resort avrebbe potuto essere e di cosa invece è diventato.

  5. Dna scrive:

    Che last resort fosse una “cazzata pazzesca” si era capito dai primi 15 minuti della prima puntata, forse i primi 5…quello che è inspiegabile è come qualcheduno sia riuscito a continuare a vedere la season fino alla fine…
    Io mi ero approcciato al pilot senza sapere nulla della trama: ma quando questa è stata mostrata ho pensato che mi stessero prendendo per i fondelli…davvero tutto troppo inverosimile e inutile.

  6. TheMyx scrive:

    In termini assoluti, l’episodio è totalmente un “MEH”.

    Ma è ovviamente figlio di un travaglio difficilissimo, quello di questa serie dal momento della nascita.
    Pur navigando in acque difficili, la serie ha mantenuto comunque un livello discreto, e dubito gli si potesse chiedere di più viste le circostanze. Certo, i personaggi sono sempre stati molto deboli, meno profondi di quanto avrebbero potuto, ma forse con un po’ più di tempo a disposizione sarebbero sbocciati.

    Chissà. Nel frattempo rimane un ottimo esperimento finito come non avrebbe meritato, in un mondo in cui HIMYM viene rinnovato per una nona stagione (senza offesa).

  7. jackson1966 scrive:

    A me è piaciuto subito (dai primi 5 minuti del pilot) e credo che, con i pochi ingredienti che il network gli ha messo in mano, gli autori abbiano saputo trarre “una torta” al meglio delle loro possibilità.
    Bello il finale (Chaplin “doveva” morire con il suo sottomarino ed io adoro le vendette, quindi l’uccisione del Presidente fuori di testa mi è piaciuta un sacco, soprattutto dopo che il padre aveva fermato la perquisizione della figlia perchè “sicura”: mai dare per scontati i figli!!) e bello il discorso finale dell’XO.
    Mi mancheranno tutti da morire, per me è stato amore a prima vista.

  8. Setteditroppo scrive:

    Anche a me è piaciuto subito sin dai primi 5 minuti del pilot e mi sembra immeritato il MEH! finale della recensione. L’originalità della trama, le scene all’interno del sottomarino, l’intensa interpretazione di CHAPLIN, l’idea dell’individuo solo contro il potere, in bilico tra l’amore per la patria e quello per la verità, tutti elementi che mi portano a dare un OK pieno alla serie.
    Sì, è vero, troppo peso alle sottotrame e poco alla fantapolitica in terra USA a volte; ma tutto sommato è giustificabile immaginando una durata maggiore della serie.
    Ho avuto l’impressione, non essendo informato in merito, che l’ultimo episodio, dal ritmo così frenetico, sia stato scritto e girato interamente dopo la notizia della cancellazione a differenza degli altri episodi finali che mi pareva seguissero un percorso già scritto. Mah, mi sbaglierò.
    E’ la prima volta che mi capita di vedere una serie che, cancellata in corso d’opera, riesce a concludersi non lasciando questioni in sospeso. Non sarà per palati fini, ma eccome se lo preferisco!

  9. Alesì scrive:

    ci sono state serie molto peggiori di questa ma rinnovate con molte più stagioni! è stata piacevole e finalmente diversa dal solito!
    Inoltre concordo con il commento precedente, non è facile concludere una serie in una sola stagione ( non ricordo altri casi analoghi) non ci saranno riusciti perfettamente, ma neanche è stato un totale disastro!
    avrei dato un voto da “OK” sia alla puntata che alla stagione.

  10. Claudio Magistrelli scrive:

    Vero, va riconosciuta la buona volontà di chiudere tutte le trame, ma anche la priorità assegnata alle stesse.
    Un esempio chiarissimo è la scena finale dell’omicidio del presidente guerrafondaio. Cosa ha trasmesso? Nulla. Assolutamente nulla. Perché quell’uomo non esiste, è un’ombra mai indagata dalla serie. Inizialmente lo si crede deposto, poiché l’ordine di attacco atomico non arriva da lui, dopo di che compare come una sagoma di cartone prima di motivazioni, volontà, inclinazioni. Non mi sento nemmeno di considerarlo un villain. Non so cosa l’abbia spinto ad attaccare il Pakistan e intraprendere il pugno di ferro col Colorado.
    D’altra parte sono a conoscenza di buona parte del passato famigliare di Tami, dei suoi legami con padre e fratello, con lo stile di vita che questi tengono nel cuore della jungla.
    Qualcosa è evidentemente andato storto.

  11. Pogo scrive:

    Tanto rumore per nulla.
    Un ottimo pilot, una pessima serie.

    Scrissi che una delle colpe principali del fallimento di questa serie era da imputare all’ABC che programmava in contemporanea a TBBT. Mi sono sbagliato. Non in termini tecnici (i numeri sono quelli, qualsiasi cosa che va contro TBBT è destinata a fallire), ma in termini di motivazione.
    “Last Resort” non sarebbe sopravvissuto nemmeno contro Topo Gigio.

  12. BetterLife scrive:

    Setteditroppo ha scritto:

    Ho avuto l’impressione, non essendo informato in merito, che l’ultimo episodio, dal ritmo così frenetico, sia stato scritto e girato interamente dopo la notizia della cancellazione a differenza degli altri episodi finali che mi pareva seguissero un percorso già scritto. Mah, mi sbaglierò.

    Infatti l’hanno scritto apposta per dare un finale alla serie dopo l’annuncio della cancellazione. Solo in vista di questa motivazione si può passare sopra a un tot di trame inutili e di leggerezze.

    A me non è piaciuta molto questa puntata, sapendo che chiudevano hanno voluto chiudere tutte le storie, e ok, ma avrei preferito che ne lasciassero alcune aperte e ci avessero dato una puntata concitata e adrenalinica! Poi la liberazione della moglie di Sam dal nulla, l’inutile storia di James e Tani (ma davvero, chissene, e poi lei che gli chiede vendicaci e poi subito anzi no, che noia, ma poi non se ne doveva andare? chi se ne frega delle terre del fratello o quel che era), la Cina che fondamentalmente non fa nulla, e ancora non si capisce bene chi erano i cospiratori e perchè! E il tizio che prende in ostaggio il sottomarino con dubbie motivazioni e che mi sembra un altro personaggio rispetto a quello che ci avevano presentato, che ok lo stupro e non era una bella persona ma qui è totalmente random. concordo con il Meh alla puntata, alla serie non saprei, è stata molto altalenante!

    Pogo ha scritto:

    Tanto rumore per nulla.
    Un ottimo pilot, una pessima serie.

    Più o meno concordo, il pilot era davvero un’altra cosa; si sono intravisti qua e là momenti che ci si avvicinavano ma non è mai tornata (almeno per me) a quei livelli di tensione e interesse, quando sembrava che tutto sarebbe potuto succedere.

  13. bruces scrive:

    A me Last Resort è piaciuto e sono dispiaciuto che sia terminato. E’ vero che di quello che è accaduto a Washington si sa poco e le ragioni dell’attacco al Pakistan ancora meno, però ho pensato che in qualche modo il vil denaro fosse sottinteso vista la grande amicizia tra un presidente degli Stati Uniti ed un uomo che vende armi da guerra.
    Infine l’ultima scena mi fa pensare che ci possa essere la possibilità di una seconda stagione nella contesa del famoso sistema progettato per rendere il sottomarino invisibile.
    Comunque mi piacerebbe conoscere quali serie sono di gradimento a chi non è piaciuta questa serie …

  14. ivangt scrive:

    Il primo commento che mi è venuto in mente quando ho visto l’ultima puntata è stato “Che peccato!”
    Questa serie poteva essere qualcosa di più, poteva darci un sacco di soddisfazioni in più, ma non l’ha fatto.
    All’inizio mi aveva esaltato per il coraggio di trattare tematiche abbastanza originali in un contesto decisamente insolito, un mix sulla carta vincente, vincente come si era dimostrato essere il pilot!
    Però non posso non essere d’accordo con Claudio quando muove le sue critiche alla serie, tanto sulla fase di stallo centrale, quanto sulle priorità date alle storyline! Per non parlare dell’assenza di un approfondimento sui personaggi e sulle motivazioni che stanno dietro all’evento scatenante della serie stessa. Cioè, per dirne una, non sappiamo neanche perchè sia fallito il colpo di stato nella puntata 12! E non sappiamo perchè il fu-Leo Glynn si sia sparato un colpo in bocca nel bel mezzo del discorso più importante della sua vita!

    Detto questo, tra gli aspetti più positivi della serie c’è sicuramente la costruzione di personaggi come Marcus Chaplin, Sam Kendal e Grace Shepard e per me complessivamente rimane una serie da 6-6,5; il problema è che per una serie che partiva con le premesse di poter essere da 9, finire con un 6,5 (quali che siano le colpe, tanto dirette quanto indirette) è sempre una sconfitta.

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