Justified - 4x04 - This Bird Has Flown

Justified – 4×04 – This Bird Has Flown

Se c’è una cosa che ho imparato in questi suoi primi quattro anni di vita, è che una stagione di Justified non può definirsi davvero tale finché Raylan non viene coinvolto in una rissa – e per “coinvolto in una rissa”, intendo in realtà “viene preso a mazzate sui denti da qualche bruto finché non gli si stanca il braccio”. Nella prima stagione ci pensarono i due bifolchi al bar che gli fregarono anche il cappello, nella seconda toccò a Cooter gonfiarlo come una zampogna, e nella terza ci fu quella breve, epica scazzottata con Boyd in ufficio, finita in parità soltanto perché li separarono prima che Boyd potesse far danni. Qualcun altro, a questo punto, avrebbe capito l’antifona e intuito che forse non è il caso di infilarsi costantemente in certe situazioni, ma non Raylan. E’ come se ogni tanto scattasse qualcosa in lui che lo porta a voler dimostrare, non si sa bene a chi, probabilmente a sé stesso, che quel distintivo che indossa non gli impedisce di risolvere la questione “da uomini” quando la situazione lo chiede, anche se le probabilità di buscarle sono molto alte, perché è così che si fa in Kentucky.

A lasciare i segni delle nocche sul suo volto stavolta è l’ex marito di Lindsey, la donna con cui Raylan condivideva un letto e che è fuggita dopo avergli fregato i soldi che teneva nascosti nel cassetto, quella stessa donna a cui lui era convinto di piacere davvero e che invece lo ha abbindolato come tanti altri prima di lui. Così Raylan si mette alla loro ricerca, un po’ per cercare di recuperare i soldi che gli han fregato, un po’ perché vuole disperatamente credere che Lindsey sia stata costretta a farlo dal suo ex marito e gli piacerebbe interpretare il ruolo dell’eroe che riconquista la donzella in pericolo, nonostante gli indizi che lei sia in realtà solo una gran stronza siano ben visibili. Ovviamente se ne convincerà soltanto alla fine, quando trova Lindsey e scopre che con i suoi soldi ha comprato un furgone pieno di galli per finanziare il sogno del marito di entrare nel(l’apparentemente molto lucrativo) giro dei combattimenti tra galli, che è una roba che soltanto nel Kentucky rurale di Justified poteva davvero essere il sogno di qualcuno.

E’ una storyline che lascia un po’ il tempo che trova, ma quello che importa non è tanto l’epilogo (Raylan, nella sua migliore imitazione del Charlie Brown triste, se ne torna solo e sconsolato nel suo tugurio, mollato ancora una volta da una donna a cui credeva di piacere), e neanche il combattimento con Randall in sé (breve e frammentario, non certo tra i migliori nella storia di questa serie), ma il modo in cui inserisce Rachel nella narrazione e ne approfitta per approfondire il suo personaggio, per troppo tempo trascurato in favore di figure più carismatiche. Scopriamo che, nonostante le frecciatine che di tanto in tanto si lanciano, trai due si è instaurata una certa affinità con lui – e non intendo necessariamente quel tipo di affinità che finisce in un letto dopo qualche bottiglia di troppo, ma semplicemente quella che giocoforza si instaura tra due persone che per lavoro sono costrette a trascorrere parte della giornata insieme. Rachel sembra persino aver preso da lui quella stessa tendenza a dare ultimatum e mantenerli, come può testimoniare il buzzurro che viene menato forte e duro quando dimostra di non aver preso sul serio l’invito a smetterla di sventolare una lama nella sua direzione. E’ questo che probabilmente intendeva Art qualche episodio fa, quando diceva che la differenza tra Raylan e Rachel è che lei non è ancora una causa persa: tende ancora ad avere un tipo di atteggiamento responsabile che Raylan non ha più da tempo (è lei che suggerisce il fucile antisommossa, ed è lei quella che quando si fa ora di andare in ufficio molla le ricerche e va a fare il suo dovere, per quanto le sarebbe piaciuto continuare), ma è facile immaginare una versione futura di Rachel che, in determinate circostanze, possa avvicinarsi ancora di più al modus operandi del suo collega.

Il resto dell’episodio è incentrato su Ellen May, che dopo aver chiuso la sua fase mistico-religiosa torna dai Crowder con la coda tra le gambe, implorando di riavere il suo vecchio lavoro. Ava però teme che possa aver spiattellato a qualcuno dei segreti incriminanti (come quello dell’uccisione del pappone Delroy la scorsa stagione) durante il suo periodo alla corte del predicatore Billy, e anche una volta appurato che non è così rimane comunque indecisa sul da farsi, convinta che l’ingenuità della ragazza possa portarla a farsi sfuggire la cosa con la persona sbagliata prima o poi. Il conflitto interiore di Ava è interessante: non è certo nuova all’uso della violenza, ma la differenza è che finora ha dovuto ricorrerci soltanto in situazioni di legittima difesa, e comunque sempre ai danni di delinquenti fatti e finiti che conoscevano i rischi del mestiere, mentre stavolta si tratta di decidere se eliminare o meno un’ingenuotta il cui unico peccato è quello di essere soltanto molto, molto stupida.
Ava e Boyd decidono di mandarla a lavorare nel motel di un non ben definito cugino Crowder in Alabama, che da come lo descrivono suona moltissimo come la fattoria in cui i miei genitori hanno mandato il cane quando avevo sei anni, ma viene fuori che Ellen May potrebbe non essere poi così stupida e se la svigna all’improvviso, durante una pausa per fare benzina. E questo è bene, non soltanto perché Ellen May è troppo adorabile per morire, ma anche perché la sua fuga potrebbe essere quella scintilla che accende il sacro fuoco sotto al culo di Boyd, che ultimamente sembra un po’ troppo compiaciuto con sè stesso e che invece avrebbe bisogno di guardarsi intorno alla ricerca di serpi in seno (pun intented).

Ma al netto di tutti questi discorsi, gli eventi di This Bird Has Flown possono essere tranquillamente riassunti con pochissime parole: Raylan perde soldi e donna, Boyd e Ava si perdono Ellen May. E’ sorprendente notare quanto godibile sia stato un episodio in cui succede così poco, che esiste principalmente per chiudere il triangolo Raylan/Lindsey/Randall, non aggiunge nulla al mistero del paracadutista spiattellato sul cemento e non ci dice neanche che ne è stato del durello di Art, ma poco importa. Qualcuno potrebbe avere l’impressione che si stia temporeggiando un po’ troppo, che dopotutto siamo a un terzo della stagione e la serie non sembra ancora aver intrapeso una direzione ben precisa, ma bisogna stare attenti a non confondere l’intenzione di raccontare tante piccole storie a breve respiro (che è poi quello che ha fatto Veronica Mars nella terza stagione, col vantaggio che qui non dobbiamo sorbirci robe come Piz) (chiedo scusa a tutti per avervi ricordato Piz) (PIZ) con quella di voler allungare il brodo per mancanza di materiale. Può sembrare una struttura un po’ troppo confusionaria, e rispetto alle annate precedenti lo è, ma Justified è pur sempre modellato sui romanzi di Elmore Leonard, e questa è la stagione che – per atmosfera e tono – più si avvicina ai suoi libri, capaci di dare sempre la sensazione di essere poco studiati a tavolino e molto più incentrati sulla costruzione di personaggi solidi che poi vengono lasciati liberi di prendere le proprie decisioni.

Credo anche che nelle intenzioni di Yost ci sia la volontà di non adagiarsi sugli allori e attenersi ad una routine prestabilita, preferendo invece rimescolare le carte in tavola per rendere la serie meno prevedibile. Il risultato è una stagione in cui il mistero principale non ha ancora neanche iniziato ad entrare nel vivo, il predicatore folle –  che in altri tempi sarebbe stato l’indiscusso big bad stagionale –  è andato ad insegnare come maneggiare i serpenti agli angeli dopo soli tre episodi, morendo addirittura fuori campo tra un episodio e l’altro, e l’altro ovvio candidato al ruolo è finito ammanettato ad un furgone, spogliato della sua dignità e di quella pericolosità che lo rendeva così temibile. Questo è un Justified che – per quest’anno, almeno – ha deciso di liberarsi dalla convenzione del Grande Arco Stagionale, e che grazie a questo riesce a fare cose che prendono alla sprovvista anche lo spettatore cinico e stagionato che guarda decine di altre serie. Non so voi, ma per me è una gran cosa.

Note:

  • Ho parlato della fuga di Ellen May, ma è anche vero che quella che a caldo mi è sembrata una fuga possa essere in realtà un rapimento. Rapita da chi, però? Cassie? Qualcuno della banda di Wynn Duffy, su suggerimento di Johnny? Dewey Crowe, che la sposa e fa con lei tanti bambini adorabilmente stupidi e con quattro reni? Dio, ti prego, fa che sia stato Dewey Crowe.
  • Constable Bob, mi manchi. Torna, ‘sta casa aspetta a te.
  • [letture consigliate] ogni settimana, Graham Yost parla dell’episodio appena andato in onda su Entertainment Weekly. Segnalo, per dovere di cronaca, che a volte la lettura può essere leggermente spoiler, visto che Yost (pur non parlando apertamente di eventi futuri) non ha molti freni e in qualche caso ha lasciato intuire certe cose, ma i suoi postmortem son sempre interessanti. Qui c’è quello di questo episodio.

Giuseppe V.

just a humble motherfucker.

9 Comments

  1. Concordo con la recensione, ma non con il giudizio finale! A me personalmente questo episodio ha un po’ annoiato! Ed e’ un peccato perche’ adoro i personaggi di Justified come pochi ma questa stagione a mio parere fatica ad ingranare, ed il problema e’ unicamente legato alle storyline. Mentre quella del paracadutista sembra promettere bene, quelle affrontate in questo episodio le ho trovate fuori luogo e, ahime’, noiose! Spero nel futuro!

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  2. “Liberarsi della convenzione del grande arco stagionale” sarebbe stata una scelta coraggiosa se, pur lasciando in stand by il plot principale (quello legato all’incipit iniziale sul paracadutista connesso ad Arlo), ci avessero almeno intrattenuto con delle story-lines secondarie di un certo spessore. Raylan che perde tempo (e soldi dei contribuenti) per andare dietro a ‘sta barista (neanche tanto figa) succube di quest’altro coglione, ha avuto in me lo stesso interesse che mi suscitava l’insulsa story-line tra Kalinda e l’ex-marito spacciatore nella quarta stagione di TGW. Mi fa venir meno la stima verso il personaggio e, in questo caso, verso l’episodio, che con poco Boyd e senza più il reverendo, si colloca nel primo vero MEH stagionale.

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  3. A me sorprendentemente non è dispiaciuta perfino la storyline a prima vista orribile e scontata dell’ex marito, perché almeno è stata trattata con un’ironia giusta per l’ambientazione (tutta la storia delle galline) e con un pizzico di amarezza, vedi il tizio del negozio che per un attimo si è illuso di poter piacere a una come lei.
    Penso che Cassie sappia più di quello che dice e sia in qualche modo responsabile della sparizione di Ellen May.

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  4. [OT] meglio Piz che il Logan piagnucoloso della terza stagione [/OT]

    Bella puntata, ma Raylan mi sembra un po’ moscio ultimamente. Aspetto con ansia di vederlo tornare a minacciare e a spaccare culi.

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  5. Forse il miglior screencap di Justified di sempre! La puntata mi è discretamente piaciuta, e ormai sulla trama orizzontale stagione sto incominciando a perdere l’interesse. Approvo la formula dei mini archi narrativi (se la – giusta – preoccupazione degli autori è fare la fine di serie come Dexter), basta che i personaggi siano sfruttati bene. Voglio più screentime per il nuovo amicone di Boyd, che continua a ricordare Vincent Vega di Pulp Fiction (mentre corre in bagno agitato per la situazione succede il peggio alla donna da cui si è allontanato).

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  6. Tutto ok, solito lavoro ottimo sui personaggi principali, secondari e sulle comparse (tipo che a me il commesso appassionato di fotografia ha fatto una tenerezza incredibile).
    Mi piacerebbe un qualche dialogo/scontro/sparatoria tra Raylan e Boyd, ma penso che siano riservate alla seconda parte della stagione. Secondo me sia la rissa sia i colpi di fucile antisommossa sono stati resi benissimo, nel senso che non voleva essere una scena d’azione drammatica o “epica”, ma qualcosa di molto ironico e io quest’ironia l’ho colta e apprezzata molto.

    Momento OT: quando hanno cominciato a parlare di galli da combattimento ho sperato, per un istante, in un crossover con Chew e la comparsata di POYO. Speriamo che si sbrighino alla Showtime.

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  7. Io ho apprezzato tantissimo la puntata. È dalla scorsa stagione che, secondo me, l’unica vera trama orizzontale é la lenta discesa agli inferi di Raylan. E questa trama procede imperterrita e coerente, puntata dopo puntata, verso quello che sembra (per ora) un graduale e ineluttabile processo di autodistruzione del protagonista. In questo senso, la lentezza e la “banalità” poco eroica della storia dedicata a Raylan in questa puntata é perfettamente funzionale a raccontarci il suo smarrimento. Senza una donna, senza una famiglia, senza una casa decente, sempre meno coinvolto dal proprio lavoro, Raylan appare sempre piú border line. Ma sempre fighissimo.

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  8. Questa stagione non mi sta piacendo molto; credo che il problema principale sia da imputare alla perdita della “coscienza” western che ha permeato l’opera fino almeno alla terza stagione (le prime due, meglio ancora). Si perde la tensione.
    Questo episodio, poi, trovo sia il peggiore dei 4 di questa stagione.

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  9. […] questa quarta stagione: chiusa la parentesi su Pupe, Polli e Pugili clandestini della settimana scorsa, siamo di nuovo al punto di partenza, con un morto (Waldo Truth) e uno che la sua morte l’ha […]

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