The Americans_1x01_Pilot

E’ da quando ho letto la trama di The Americans che mi chiedo fino a che punto gli americani accetteranno una serie in cui viene richiesto di simpatizzare per i loro nemici storici; ma forse la domanda più pertinente è se sarà effettivamente così, se gli autori si manterranno fedeli al soggetto -due spie del KGB radicatesi perfettamente nella normalità statunitense- o se a un certo punto ricorreranno a ribaltamenti di comodo.

Ma questo lo dirà solo il tempo, per ora ciò che conta è che ci troviamo davanti ad un pilot ottimo, che sviluppa egregiamente un’idea promettente: una spy story d’epoca con due protagonisti che incarnano il principale terrore (passato e attuale) degli Stati Uniti, ovvero l’irriconoscibilità del nemico, la sua mimetizzazione su suolo americano.

Elizabeth e Philip Jennings sono due agenti del Direttorato S del KGB che nel 1981 vivono da quasi vent’anni nei suburbs di Washington D.C.; e da lì operano, sotto le mentite spoglie di una qualsiasi famiglia americana, con due figli quasi grandi, mestieri di copertura, e buone abitudini da mantenere -come quella di portare brownies appena fatti ai nuovi vicini di casa.

L’episodio ci catapulta in mezzo all’azione, poiché Elizabeth e Philip sono in missione per rapire Timoshev, ex-colonnello del KGB passato dall’altra parte a suon di milioni di dollari: ci riescono, ma mancano l’appuntamento decisivo per spedirlo incontro alla sua punizione (perché come spiegherà più avanti l’agente Beeman, “when you’re betrayed by one of your own, you’re not inclined to put him out of his misery fast”) e sono costretti a tenerlo nel bagagliaio dell’auto chiusa in garage per un tempo che sembra infinito.

Intanto al locale centro operativo dell’FBI si fa più di un riferimento al pugno di ferro del neo-eletto presidente Reagan riguardo alla questione sovietica, e all’attività contro-spionistica come priorità assoluta. A collegare il segmento delle indagini con i sobborghi ci pensa l’agente Stan Beeman, assunto nel reparto controspionaggio per il suo istinto fuori dal comune sviluppato negli anni di lavoro sotto copertura, e appena trasferitosi con la famiglia proprio di fronte a casa Jennings.

L’idea di una coppia di protagonisti alle prese con il sodalizio spionistico e matrimoniale permette di esplorare i diversi modi di venire a patti con una situazione tanto estrema. Le differenze caratteriali dei due sono esplicitate fin dai flashback, attentamente dosati nel corso della narrazione: bellissimo quello in cui l’ufficiale sovietico “officia” il legame tra una fermissima, giovane Elizabeth e un Philip già più socievole, attraverso la ripetizione rituale all’uno e all’altra della cancellazione delle loro identità passate. Le successive reazioni di Elizabeth e Philip agli eventi contribuiscono a delineare un’opposizione di caratteri che avrà il suo culmine nello scontro verbale in cui Philip mostra di pensare seriamente al consegnarsi al governo statunitense come opzione praticabile e auspicabile, laddove per Elizabeth è non solo fuori discussione, ma anche ipotesi incomprensibile. Ma scambi come quello sul futuro dei figli dimostrano quanto in realtà il contrasto sia ben più sfumato di quanto sembri (Elizabeth: “they can be socialists” – Philip: “this place doesn’t turn out socialists”).

La continuità tra le due metà della vita di Philip ed Elizabeth è sottolineata da un preciso utilizzo di soluzioni visive e linguistiche. Le scelte di montaggio e di costruzione dell’immagine sanciscono l’estensione del lavoro nell’intimità domestica, con un’attenzione particolare all’assoluta credibilità delle scene di vita familiare: dal garage in cui è segregato l’ostaggio, alla colazione con i figli; dal dialogo di rito sulla giornata scolastica, a quello sull’opportunità o meno di uccidere; da un commento scabroso di un pervertito alla figlia tredicenne, al suo esemplare castigo.

Nel contesto di estremizzazione della tematica del sobborgo come copertina normalizzante di comportamenti criminali e pericolosi, è perfetta l’introduzione del nuovo vicino Beeman, in una sequenza dal tono che quasi vira verso il comico, quando alla serena dichiarazione di lavorare nel controspionaggio i volti dei Jennings riescono a fatica a nascondere le urla interiori. Adattissima la fisicità rassicurante di Noah Emmerich, capace di dissimulare l’efficiente capacità analitica esattamente come i suoi dirimpettai: a questo proposito, splendida la scena finale, che oltre a tenere altissima la tensione conclude attivamente il senso di reciproca paranoia disseminato lungo tutto l’episodio.

Se il rischioso intreccio tra dovere politico ed esperienza personale funziona, gran parte del merito è da attribuire alle straordinarie interpretazioni di Keri Russell e Matthew Rhys: entrambi con un’ombra dolente nello sguardo, entrambi perfettamente in parte anche nelle scene di scontro fisico, entrambi capaci di passare in un battito di ciglia dal più amorevole dei sorrisi a una maschera di volontà glaciale, dall’autentica preoccupazione alla freddezza del killer.

La rappresentazione delle implicazioni relazionali della scelta di Philip ed Elizabeth è da un lato ciò che può davvero rendere The Americans una grande serie, dall’altro il punto che può presentare più criticità. Così l’attrazione di Philip per alcuni aspetti dell’americanità, quali gli stivali da cow-boy, la bandiera, o le comodità della vita occidentale, ha senso come reazione all’insostenibilità di una vita di bugie e ad una sensazione pressante di sradicamento (mai americano, ma difficilmente russo dopo decenni immersi completamente in un’altra cultura), ma diventerebbe discutibile se si risolvesse in una superficiale opposizione di uno stile di vita contro un altro -e già il sadico e brutale colonnello che si merita di morire è abbastanza vicino allo stereotipo.

Oltretutto i dubbi di lui e la fermezza di lei sembrano trovare una (momentanea?) conciliazione solo dopo che la rivelazione dello stupro ha cambiato il punto di vista di Philip, che dunque uccide Timoshev senza più tentennamenti. Una soluzione che da una parte sottolinea la complessità del legame sentimentale tra i due, un amore non certo a senso unico, bensì piuttosto unico appiglio di umanità cui aggrapparsi e cui conferire un’autenticità necessaria, che sia reale o indotta dalle circostanze; d’altro canto appare un espediente asservito alla logica narrativa dell’episodio: può la vendetta contro un abuso di vent’anni prima essere l’unico motivo di un riavvicinamento così intenso? E la conseguente confessione di Elizabeth riguardo alla propria identità: perché solo ora?

Sono comunque sottigliezze su cui per ora ha poco senso soffermarsi: non intaccano l’altissima qualità dell’episodio, che per quanto mi riguarda si merita un convinto Fuck Yeah.

 Note:

  • Come è noto l’ideatore della serie è un ex-agente della CIA, Joseph Weisberg, poi divenuto sceneggiatore (suoi alcuni episodi di Falling Skies).
  • Leggendo in giro le reazioni d’oltreoceano al pilot è facile imbattersi in paragoni con Homeland; io ho preferito non farne, perché ritengo le similitudini finora molto superficiali e poco stimolanti.
  • A un certo punto in tv a casa Jennings scorre velocemente un servizio giornalistico sulla crisi dei 52 ostaggi, l’episodio politico di cui si parla anche in Argo.
  • Sembra che si sia fatto di tutto, riuscendoci, per mantenere una ricostruzione d’epoca sobria e non invasiva: la fotografia calda, l’uso moderato di canzoni del tempo (tipo questa), l’abbigliamento ottantesco non eccessivamente ridicolo.
  • Per me parte del fascino della serie sta anche nel piacere un po’ feticistico di vedere all’opera parrucche, attrezzi meccanici e forcine come strumenti del mestiere piuttosto che software insidiosi.
  • Io ADORO quell’immagine promozionale, perciò ve la beccate come screencap.

Stiamo parlando di pilot e premiere anche su twitter, con l’hashtag #episodi01. Seguite @Serialmente (se siete parte di quei cattivi che ancora non lo fanno) e scriveteci cosa ne pensate!

Chiara Checcaglini

also known as JaneLane. In principio fu l'amore sconfinato per il Cinema, le immagini e l'analisi ossessiva. Poi galeotto fu Six Feet Under, e la scoperta che mille ore di una bella storia sono meglio di due. Da lì cadde nel vortice seriale, a tratti annaspando, a tratti abbandonandovisi completamente, comunque senza nessuna intenzione di uscirne.

More Posts - Website

Commenti
32 commenti a “The Americans – 1×01 – Pilot”
  1. Liliana Manzo scrive:

    Un pilota entusiasmante (l’immagine promo è bellissima, hai ragione).
    Devo ammettere che avevo non pochi dubbi sul casting dei protagonisti, dubbi infondati vista l’ottima resa nella première. Quotone generale su tutta la recensione e mi unisco al fuck yeah! (Ora la prova del nove sarà il secondo episodio, incrociamo le dita e speriamo bene).

  2. shyrae scrive:

    “mi chiedo fino a che punto gli americani accetteranno una serie in cui viene richiesto di simpatizzare per i loro nemici storici”

    io invece non credo sarà un gran problema questo..veder due spie del KGB sempre più vicine agli ideali americani, che non a quelli sovietici, è il più grande complimento che gli si possa fare..una specie di rivendicazione della loro superiorità morale..alla quale ho i miei dubbi resisteranno…
    sul pilot in generale ho solo una parola:BELLO, BELLO, BELLO.
    mi è piaciuto tutto,emozionante l’ultima parte dell’episodio ,dal combattimento in garage al coinvolgente rapporto in macchina tra i due protagonisti.
    la fotografia, la scelta dell’ambientazione, i richiami ad avvenimenti e personaggi reali,la scelta degli abiti,e l’interpretazione dei protagonisti mi è piaciuto tutto.

    “E la conseguente confessione di Elizabeth riguardo alla propria identità: perché solo ora?”

    ecco su questo io credo che ,come ci ha fatto capire la conversazione avuta con il generale del KGB nel rifugio,elizabeth in tutti questi anni si sia legata a philip, ma non l’abbia mai davvero visto come un marito vero e proprio, sino a quando lo ha visto reagire contro Timoshev,da qui la decisione di raccontargli tutto e soprattutto di difenderlo davanti al loro superiore, quando già in passato lo aveva denunciato più volte.

  3. shyrae ha scritto:

    ma non l’abbia mai davvero visto come un marito vero e proprio, sino a quando lo ha visto reagire contro Timoshev

    è proprio questo che mi sembra un po’ pretestuoso. mi immagino che due spie addestrate che agiscono da 16 anni in incognito siano abituati alle situazioni e azioni più terribili e pericolose, che insomma abbiano una “resistenza morale” altissima. mi sembra poco convincente che si faccia risalire la risoluzione del legame tra Elizabeth e Philip ad un episodio di abuso e vendetta individuale come quello dello stupro, per quanto tremendo e vergognoso. comunque, come ho già scritto, piccolezze.

  4. Namaste scrive:

    Per me è solo un OK moderato. E i dubbi più seri riguardano proprio il casting: non me ne vogliano gli eventuali fans di “Felicity” ma Keri Russell, che dovrebbe andare sulla ventina nei flashback dei ’60 (resi dalla scenografia in maniera piuttoso opaca), i suoi 36 anni se li porta proprio male. Il suo personaggio non mi ha trasmesso nè la necessaria dolcezza negli sguardi nè una grande arte simulatoria, quella che insomma ti aspetteresti da una spia che venne dal freddo costretta ad occidentalizzarsi, ma la cui freddezza (e tristezza) di fondo rimane lì per tutto il tempo. Il meno convincente, per me, è tuttavia Noah Emerich che, con la sua faccia da impiegato, faccio davvero fatica ad immaginare come temibile mastino dell’FBI ed ex-infiltrato tra i nazi. Uno qualunque del cast di SoA al suo posto avrebbe fatto meglio. Peccato perchè l’idea della serie non mi dispiace, ma con un cast di maggior appeal, avrei forse atteso i prosimi episodi con un altro stato d’animo. Troppo lunga in ogni caso la parte dell’inseguimento all’inizio. 1 ora e 7 minuti per un pilot che non si è mai rivelato davvero adrenalinico sono un po’ troppi!

  5. violetta scrive:

    Pilot da 10 e lode per tutti i motivi citati nella recensione,la sobrietà,la tensione,la mostruosità degli attori,specie “Felicity”,eccezionale! L’unica pecca è stata forse la confessione di Elizabeth sul suo vero nome,la sua storia, sarebbe stato meglio,dal mio punto di vista, far crescere la complicità fra i due mostrandocelo di episodio in episodio,sarebbe stato più significativo. Comunque Fuck Yeah.

  6. jackson1966 scrive:

    Bellissima recensione che mi ha aperto “orizzonti” nuovi su questa serie che però non riesco a farmi piacere fino in fondo: forse per la mia età (io ho vissuto “in pieno” quegli anni), quel “momento storico” non è ancora troppo “storico” per me per vederlo sotto un aspetto “romantico e sentimentale” o con il distacco necessario per godermelo appieno.
    E’ difficile da spiegare, ma non mi sento “a mio agio” con questa serie tv.Vedremo con il tempo.

  7. Carlita scrive:

    concordo a pieno col fuck yeah!! un pilot originale e che gioca bene con i flashback…attendo con ansia il 2° episodio!

  8. massimo alberti scrive:

    Alta qualità.
    Solido e convincente (come la recension)
    Dice un sacco di cose ma senza esagerare, lasciando la voglia di scoprirne di nuove.
    La precaria e fragile dinamica relazionale (nonostante 20anni passati) è il più più più alla spy story.

    Ma, ehi! -appena appena OT – Ma son tornati di moda gli anni 80???
    Se metto insieme questa serie a The Carrie Diaries viene furi un ritratto vivido e globale di questi anni, dove la stessa realtà è raccontata da due punti di vista complementari ma coincidenti.
    Bello.

  9. Sal G. scrive:

    Concordo in toto con tutta la recensione e col Fuck Yeah!. Splendido pilot ed immagine di promo da poster.
    Francamente gradisco poco i paragoni ad Homeland (infatti sono contentissimo che non ne siano stati fatti) e, se The Americans si mantiene con questo tono, quell’altra gli può solo spazzolare le scarpe; assolutamente niente a che vedere in quanto a scrittura.

    Namaste ha scritto:

    Il meno convincente, per me, è tuttavia Noah Emerich che, con la sua faccia da impiegato, faccio davvero fatica ad immaginare come temibile mastino dell’FBI ed ex-infiltrato tra i nazi.

    Quoto; faccia da attaccapanni della nonna. Keri Russell invece mi è piaciuta moltissimo (certo, i suoi 36 anni erano visibilissimi quando ne doveva avere meno di 20 però) e la sua interpretazione più fredda la attribuisco al character, ma vedremo negli episodi seguenti se è davvero così; Rhys è stata una rivelazione perché me lo aspettavo più incapace in questo ruolo, invece è quello che m’è piaciuto di più e sono ben felice di ricredermi.

    Noticina tecnica: ma le Oldsmobile del ’77 non hanno il freno a mano tra i sedili? Sono l’unico pignolo che se l’è chiesto durante la scena?

  10. @ Namaste:
    Sono d’accordo con te. Il pilot è troppo lungo e benché sia interessante, al momento non riesco a formulare un giudizio del tutto positivo. e neanche negativo, lo ammetto. ma un paio di cosette fanno comunque storcere il naso, tipo quella che pur parlando di spie russe non s’è sentita UNA SOLA PAROLA DI RUSSO. cioè anche i russi tra loro parlano americano??? eh? sono leggerezze pericolose, che minano la coerenza di una serie, cui si aggiungono come diceva Namaste i flashback con i nostri che dovrebbero mostrare vent’anni in meno e sembrano tali e quali al presente. vedremo.

  11. Sal G. scrive:

    Antonio Varriale ha scritto:

    cioè anche i russi tra loro parlano americano???

    Secondo me è una piccolezza positiva invece che negativa; anzi, molto positiva.
    Lo spiega il pilot. Durante l’addestramento parlano ‘mmericano (Timoshev corregge Elizabeth sulla forma abbreviata del sorry) perché fa parte dell’addestramento stesso; c’è poi un punto in cui sottolineano che a loro è vietato parlare russo oltre che vietato conoscere le vite passate tant’è che il colonnello gli si rivolge solo in inglese e li chiama esclusivamente coi loro nuovi nomi.
    Mi sembra invece proprio un atteggiamento da spionaggio da Guerra Fredda.

  12. Namaste scrive:

    Sal G. ha scritto:

    Francamente gradisco poco i paragoni ad Homeland (infatti sono contentissimo che non ne siano stati fatti) e, se The Americans si mantiene con questo tono, quell’altra gli può solo spazzolare le scarpe; assolutamente niente a che vedere in quanto a scrittura…

    Mmh… vogliamo allora mettere per un attimo l’accento sulla questione agente della sezione anti-spionaggio dell’FBI che “casualmente” trova casa di fronte a Lee Harvey Oswald? Se non è forzatura questa…

    Eviterò anch’io i paragoni con “Homeland”, ma se questo pilot è da fuck yeah allora quell’altra meritava 6 stelline (ricordo che ne prese solo 4)…

  13. jackson1966 scrive:

    @ Antonio Varriale:
    Scusa ma la questione è chiarita proprio durante il loro addestramento: è vietato per loro parlare in russo. DEVONO PARLALRE, ANCHE CON I LORO SUPERIORI, IN INGLESE.
    @ Sal G.:
    Scusa ma su Homeland semmai è il contrario: quest’ultima ha già meritato tutto il nostro “affetto”, partecipazione e ha già dimostrato alla grande quanto vale. The Americans è solo al pilot e tu già dici che è superiore in tutto ad Homeland? Intanto diamo tempo al tempo. Secondo “arrivare” ad Homeland sarà un bel po’ duretta secondo me. Terzo, sì meno male che non ci sono paragoni: non se ne possono proprio fare tra le due: stiamo paralndo di due situazioni ben distinte e due “tempi storici” ben distinti, credimi uno l’ho vissuto e l’altro lo sto vivendo: non c’è assolutamente paragone tra ciò che si provava nel periodo di The Americans, sia che tu fossi da una parte o dall’altra, con quello che si prova adesso. Il terrorismo è mille volte peggio e più distrutttivo per la tranquillità mentale dei cittadini; non è che per il resto si viveva, a quei tempi, con il terrore costante di una bomba atomica sulla testa (a parte qualcuno che si era costruito un bunker antiatomico, ma erano rari), c’era cme la sensazione che nessuna delle due parti avrebbe mai usato o voluto usare l’atomica, perchè distruttiva per tutti; ora il terrore è più vicino e tangibile, basta andare in un aereoporto per accorgesene: il terrorista è disposto ad uccidere sè stesso e tutti quelli che gli stanno vicini per uccidere il Grande Satana, i russi ci tenevano alla loro “pelle”. In più lì gli Usa credevano fortemente di essere il bene contro il male e, soprattutto, in ogni caso, di non potere venire “attaccati” pesantemente sul loro territorio (infatti è un “gioco di spie”), qui, invece, c’è stato quella “cosina” chiamata 11 settembre 2001 che ha scosso ben bene le loro e le nostre coscienze, in un senso o nell’altro. Ha scosso soprattutto le loro certezze di intoccabilità su larga scala.

  14. Sal G. scrive:

    Namaste ha scritto:

    Mmh… vogliamo allora mettere per un attimo l’accento sulla questione agente della sezione anti-spionaggio dell’FBI che “casualmente” trova casa di fronte a Lee Harvey Oswald? Se non è forzatura questa…

    Beh, si… in qualche modo il “cattivo” lo dovevano inserire ed hanno scelto il cliché più ovvio. Concordo sul fatto che potevano sforzarsi di più, anche nella recensione infetti si evidenzia che sono presenti dei difettucci.

    Eviterò anch’io i paragoni con “Homeland”, ma se questo pilot è da fuck yeah allora quell’altra meritava 6 stelline (ricordo che ne prese solo 4)…

    Certamente. Io ho premesso comunque “se si mantiene su questo tono”; anche Homeland era partita col botto e poi m’ha cominciato ad annoiare. Aspettiamo.

  15. massimo alberti ha scritto:

    Se metto insieme questa serie a The Carrie Diaries viene furi un ritratto vivido e globale di questi anni

    Sai che volevo accennare la cosa nella recensione? poi ho preferito evitare visto che non seguo (per ora) The Carrie Diaries :D

  16. Davide76 scrive:

    Sal G. ha scritto:

    Noticina tecnica: ma le Oldsmobile del ’77 non hanno il freno a mano tra i sedili? Sono l’unico pignolo che se l’è chiesto durante la scena?

    Le macchine in USA, almeno la maggior parte, non hanno il freno a mano tra i sedili, tra l’altro negli anni 60-70-80(non so se è ancora così) in molte macchine davanti non c’erano sedili separati ma un sedile unico come nei posti posteriori

  17. Sal G. scrive:

    jackson1966 ha scritto:

    The Americans è solo al pilot e tu già dici che è superiore in tutto ad Homeland?

    Ripeto: “se si mantiene su questo tono”. Per il resto, i gusti sono gusti e ripeto ancora: “per me Homeland era partita col botto ma ora mi ha cominciato ad annoiare”.
    Ed aggiungo: gradisco poco i paragoni con Homeland non perché questa sia pessima e The Americans ottima ma proprio perché, come sottolinei tu, si tratta di due argomenti totalmente diversi che vanno affrontati con cognizione di causa differente. A Bush sembrava terribile il terrorismo, a Reagan i socialisti.

    Davide76 ha scritto:

    Le macchine in USA, almeno la maggior parte, non hanno il freno a mano tra i sedili, tra l’altro negli anni 60-70-80(non so se è ancora così) in molte macchine davanti non c’erano sedili separati ma un sedile unico come nei posti posteriori

    Eh si, questo era possibile pure perché il cambio era al volante prima che l’automatico soppiantasse tutto. Solo che annoveravo le Oldsmobile (come le Cadillac del resto) tra le macchine con sedili anteriori separati; farò una ricerchina allora.

  18. Pogo scrive:

    La serie promette bene. Sono curioso di guardare il seguito.
    Detto questo, il pilot è appena sufficiente; eccessivamente lungo (senza alcuna giustificazione, 50 minuti sarebbero stati pure troppi), soffre di alcune soluzioni banali e di spiegoni senza senso [ma quando la finiscono con l'abuso del flashback? si fossero limitati a due...].
    La tensione c’è. Non male la fotografia, anche se non preferisco scelte di questo tipo (volutamente accentua alcuni colori).
    La cosa più bella del pilot, sono i due brani iniziali: la splendida voce della meteora Rindy Ross (erano i Quarterflash, ma non ricordo il titolo, del 1981) e il brano “Tusk” dei mostri sacri Fleetwood Mac (ma del 1979). Ho poco apprezzato quella di Collins, ma capisco che è un problema mio (con Collins…).

    Quello che mi preoccupa maggiormente, comunque, è il casting. Non mi è piaciuto nessuno. Salverei forse Rhys. Il resto inadeguato (o è colpa di regia e produzione). Keri Russell mi è sembrata proprio inadatta. Spero migliorerà con il tempo… concordo con Namaste su questo punto. Anche sui flashback…
    Comunque è vero che i 36 anni sembrano di più, ma poco male… il suo personaggio nel 1981 ha 40 anni… :-D

  19. Holly scrive:

    Pilot che mi ha incuriosita,sebbene davvero troppo lungo..ci sono state un paio di scene che mi hanno fatto pensare “questa è la fine”, e invece è andato avanti per altri 30 minuti.
    Detto questo,la storia mi piace e mi interessa sapere cosa succederà nelle prossime puntate. Anche a me la “casualità” dell’agente FBI che si trasferisce davanti a casa delle due spie è parsa un pò forzata,ma in qualche modo dovevano farli incontrare..forse questo era il più indolore (e poi la scena conclusiva mi è piaciuta molto).
    Per quanto riguarda il russo direi che ha avuto senso non sentirne neanche una parola,dato che ci hanno fatto vedere solo l’addestramento e il loro arrivo in America..certo se dovessero continuare con flashback ancora più indietro nel tempo allora sarebbe opportuno che qualcosa imparassero :)
    Nonostante fossi molto prevenuta nei confronti di Felicity/Keri Russell, ho trovato sia lei che il “marito” adatti alla parte:anzi,se devo essere sincera,ho passato tutto il tempo a pensare che avevano pure dei tratti fisici dell’ Est.
    Continuerò a guardare,sperando che non sia un buco nell’acqua!Soprattutto mi chiedo come finiranno questi due,se si consegneranno all’America oppure no..è stato parecchio strano sentire tutto quel discorso di “fedeltà alla madreterra” pronunciato da Elizabeth.

  20. massimo alberti scrive:

    Pogo ha scritto:

    la splendida voce della meteora Rindy Ross (erano i Quarterflash, ma non ricordo il titolo, del 1981

    Harden my Heart. 1980 mi pare, in italia arrivato un paio di anni dopo. Voce e sax dei Quarterflash…

    @ Chiara Checcaglini:
    infatti è il suono anche che mi ha colpito molto: entrambi con splendide colonne sonore, anche qui due lati della stessa medaglia.
    Da una parte quelle più Pop e Dark di TCD, dall’altra quella più “matura” e calda di TheAmericans.
    Con, appunto, l’inzio folgorante e sexy di HArden My Heart…

  21. Piaciuto davvero tanto questo pilot, soprattutto per quanto riguarda la coppia di protagonisti tra conflitti interni ed esterni che li legano e li allontanano. Well done.

  22. pibe scrive:

    Serie assolutamente promossa per ora, il pilot mi è piaciuto molto, sia a livello di contenuti che di realizzazione. E finalmente, a mio parere, una plot che esce dagli schemi! Penso che insieme a Breaking Bad sia uno dei più originali degli ultimi anni.

    Battuta della puntata: “You know, Moon isn’t everything. Even getting in the space is a remarkable accomplishment”. :D

  23. BetterLife scrive:

    Pogo ha scritto:

    La cosa più bella del pilot, sono i due brani iniziali: la splendida voce della meteora Rindy Ross (erano i Quarterflash, ma non ricordo il titolo, del 1981) e il brano “Tusk” dei mostri sacri Fleetwood Mac (ma del 1979). Ho poco apprezzato quella di Collins, ma capisco che è un problema mio (con Collins…).

    A me la canzone di Collins ha dato proprio fastidio, è troppo famosa e quindi mi sembrava quasi l’avessero messa lì per sottolineare che si trattava degli anni ’80, se poi l’ho trovata inadatta per la scena, mi sembravano appiccicate a caso (e forse anche con volume troppo alto).
    Cmq vabbè a parte questo io non sono una grande amante del genere spie-missioni-combattimenti ma questo pilot mi è piaciuto, mi ha incuriosita abbastanza da proseguire, anzi è anche già riuscito a farmi affezionare a tutti i personaggi! Il cast mi è sembrato azzeccato ma poi su quello il giudizio definitivo si stabilizzerà con le prossime puntate…l’unica cosa spero che non cadano troppo nelle lodi dello stile di vita americano ecc, poi vabbè sono in America e gli anni ’80 quindi un po’ me l’aspetto, ma ecco spero non esagerino.

  24. JL scrive:

    Bel pilot. Atmosfera Eighties ricreata alla perfezione senza risultare pacchiana, e la faccia di NE si abbina alla perfettezza.

    Nota: Ma qualcuno ha notato sul contachilometri che numeri segna? Lo inquadrano mezzo secondo in una delle scene in cui hanno sequestrato Timoshev. Troppo ovvio per essere cifre casuali direi.

    E’ una serie che ha molto potenziale, e visto che è su FX, può solo migliorare.
    Bella recensione.

    Ciao

  25. TheMyx scrive:

    Visto ieri, non mi è per nulla dispiaciuto. Il ritmo ed il tono generale sono perfetti, secondo me, ed il cast sa dipingerli bene. Ci voleva uno spy drama, ci voleva proprio.

    Semaforo verdissimo, vedremo come prosegue.

  26. vanhazenbruk scrive:

    Troppo facile citare Phil Collins. Io direi che la sequenza d’apertura, con l’uso magistrale di “Tusk” dei Fleetwood Mac, meritasse più attenzione da parte tua. Le serie tv, come il cinema, comunicano soprattutto con le immagini, e quella sequenza non ha nulla da invidiare al miglior Scorsese.
    Tendete sempre troppo a prediligere la critica narrativa, invece di concentrarvi sulle immagini. Per me gli attori sono davvero perfetti, soprattutto Matthew Rhys quando gioca la parte del falso agente del controspionaggio.
    A me poi ha ricordato vagamente Homeland, ma soprattutto mi è venuto Breaking Bad, con questa ipocrita situazione familiare e soprattutto con il vicino che ha il nemico sotto il naso, come il povero Hank con Walter White.

  27. Pogo scrive:

    massimo alberti ha scritto:

    Harden my Heart

    Giusto!
    Gran bel brano. Il migliore dell’unico loro album di rilievo.
    Il 1981 era l’anno dell’album, dal nome uguale alla band. Se fosse stato rilasciato come singolo in precedenza era con altro nome (di gruppo, non il titolo).
    Rindy Ross era un talento puro. Mi dispiace non abbia ottenuto molto da esso.

    BetterLife ha scritto:

    A me la canzone di Collins ha dato proprio fastidio

    Concordo con te. D’altronde sfondi una porta aperta visto che cosa penso del Collins solista (soprattutto degli Ottanta).
    Inadatta alla situazione (appesantisce tutto); ridondante; eccessiva.
    E dire che avevano iniziato bene.

    vanhazenbruk ha scritto:

    Le serie tv, come il cinema, comunicano soprattutto con le immagini, e quella sequenza non ha nulla da invidiare al miglior Scorsese.

    No. Non comunicano con le immagini. Raccontano con le immagini.
    Io personalmente concordo con te sull’ottima qualità dell’uso delle immagini e di “Tusk”. Sicuramente un punto a favore dell’episodio…

  28. pemf.bolloso scrive:

    Secondo me l’unico difetto di questo pilot è la “vendetta” sul white trash con il gusto per le ragazzine. Per quanto sia un’ottima scena d’azione (come tutte quelle del pilot) toglie molta intensità al meraviglioso confronto al centro commerciale in cui si vede proprio che Philip avrebbe potuto (e voluto) farlo a pezzi senza problemi, ma non l’ha fatto per non creare sospetti.
    Tra l’altro grandissimo lavoro di Rhys, al momento il migliore a mani basse.
    Ottimo debutto IMHO.

  29. deck scrive:

    da convinto sostenitore della superiorità media dei serial UK, devo ammettere i serial uber alles (e questo pilot lo è) purtroppo rimangono quasi sempre made in USA (che, IMHO, se la battono con Sherlock, Crimson Petal e, attualmente Utopia). meglio\peggio di homeland non so, rivaleggerà di sicuro spalla a spalla con il prendy-emmy 2013. qui la materia è ottima e abbondante (gli ’80 di guerra fredda reganiana) laddove homeland ha fatto\detto tutto e dovrà andare a parare altrove con tutti i rischi del caso. detto ciò The Americans ha mille frecce nell’arco, le avete dette tutte, inutile ripeterle, mi limito a dire che la gemma è la colonna sonora, sorpendente quasi come quelle tarantiniane. convengo, emmerich e la russel non sono il massimo, ma con un simile script non serve l’attorone. (IMHO a profusione!)

  30. SoraPampuria scrive:

    Credo sia presto per urlare al capolavoro come per bistrattare una serie non ancora “sbocciata” tuttavia sono tra coloro ai quali questo pilot non convince sia per una questione puramente stilistica sia per ragioni di intreccio e “spiegonismo”.
    Bella la fotografia e i costumi sono veramente azzeccati ma Keri Russell non si scrollerà mai di dosso la sua patina lacrimogena e “sfighella” per cui, ai miei occhi, è poco credibile (perché non si impegna di più? Forse non è in grado?).
    Bastava un solo flash-back per farci almeno assaporare un minimo la vita pre-1981 in Unione Sovietica non dandoci in pasto tutti quegli spiegoni (lo stupro e la vita pre-spia di Elizabeth snocciolata troppo in fretta per esempio).

  31. dory scrive:

    visto il pilot anch’io, ma per niente d’accordo con la recensione. lungo, lento, ho fatto fatica a vederlo e interrotto spesso. la recitazione non mi è parsa chissà cosa e l’unico vero momento interessante è la conversazione fra marito e moglie, lui già pronto a smettere, lei che ribatte la sua fedeltà alla Russia.

    i salti temporali negli anni 60 dal punto di vista di trucco o scene davvero poco curati, invece abbigliamento e pettinature anni 80 fatti abbastanza bene (c’ero, mannaggia se c’ero :D ). boh, vedrò la seconda, ma onestamente non mi ha colpita.

Lascia un commento

Note: non sono graditi riferimenti ad argomenti illegali, spoiler, insulti e commenti esageratamente off-topic. Il sito utilizza gli avatar di Gravatar.