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Do No Harm – 1×01 – Pilot

Il dottor Jason Cole (Steven Pasquale, già Sean Garrity in Rescue Me), primario di neurochirurgia, sembra perfetto: è buono, bravo, bello, salva vite una dietro l’altra con procedure innovative e pericolosissime. Sarebbe praticamente McDreamy di Grey’s Anatomy, se non fosse che nasconde un oscuro segreto: il dottor Cole ha una doppia personalità e di notte — dalle 8.25pm alle 8.25am, per la precisione — il suo corpo viene “posseduto” dall’orribile e cattivissimo Ian Price. Per anni, grazie a sedativi prodotti appositamente da un tecnico di laboratorio complice di Jason, l’orribile-e-cattivissimo Ian Price non ha avuto la possibilità di emergere e distruggere la vita di Jason. Ma adesso il corpo che i due condividono è diventato immune alle droghe: Price emerge ogni notte, pronto a seminare terrore.

Il pilot di Do No Harm cerca di farci capire che Ian Price è proprio cattivo, ma cattivo cattivo; assume prostitute, si droga, picchia la gente, abusa le donne. Ci sono due donne/oggetti del desiderio/capri espiatori che chiarificano il concetto di quanto Price sia orribile. La prima è la dottoressa Lena Solis (Alana de la Garza, chi non ha mai guardato Law & Order si vergogni), che ci prova spudoratamente con Jason finché Ian non la maltratta; la sua funzione sembra essere solamente quella di rimanere ferita nel fuoco incrociato, visto che per adesso l’unico tratto della sua personalità è che le piace il dottor Cole. La seconda è Olivia (Ruta Gedmintas), ex fidanzata di Jason, con una gigantesca cicatrice in faccia provocata da Price e una nuova famiglia che si è costruita dopo l’incidente di cinque anni prima; mentre l’altra verrà solo bombardata di proposte di matrimonio da parte di Cole, la povera Olivia verrà perseguitata da Ian che — non si è ancora capito perché — si vuole vendicare di lei.

Anche grazie alle due sfortunate, questo episodio fa un ottimo lavoro nel riuscire a spiegare una situazione piuttosto intricata senza spiegoni. Le questioni dell’orologio con il conto alla rovescia e del test della glicemia prima di ogni operazione possono risultare un po’ forzate, ma trasmettono il ritmo della vita di Jason allo spettatore: appena le cose sembrano stabilizzarsi, sono già passate dodici ore e torna il mostro. Il panorama viene dipinto in modo molto chiaro: vengono presentati tutti i personaggi, le loro relazioni, cos’è sucesso in passato ma anche cosa possiamo aspettarci per il futuro. L’unico che rimane avvolto nel mistero è Price: da dove è arrivato? Perchè? Jason dice che le cose sono così da quando si ricorda: vuol dire che anche da bambino aveva un disturbo dissociativo della personalità? Staremo a vedere.

Nel mix va aggiunta anche la componente del medical drama. L’ambiente ospedaliero è strettamente funzionale alla storia: gli autori sono persino in grado di ricollegare i casi della settimana alla storia generale, ad esempio con Ian che va a picchiare il marito poliziotto della donna abusata. I battibecchi con gli altri dottori sono un buon intramezzo per passare dalla storia Jason/Ian ai drammi medicali of the week: la quantità di medical presente nel telefilm è sufficientemente bassa e ben inserita da evitare l’effetto che ci sia troppo in ballo, anche per un pilot.

Purtroppo, questa versione della storia di Jekyll e Hyde perde molto dello spessore degli originali semplicemente perché è ambientata nel 2013 e non a fine 1800. Innanzitutto, è difficile applicare la moralità vittoriana e il conflitto interiore degli originali ad una situazione ambientata ai giorni nostri: Ian Price dovrebbe essere il temibile nemico, ma in realtà è più un grande pappone stronzo che un vero villain.

Nell’originale, il dottor Jekyll cercava di controllare il suo lato “malvagio”, sempre secondo la morale dell’epoca, e finiva per trasformarsi in Mr Hyde. Cole e Price, invece, non sono due facce della stessa medaglia, ma proprio due persone distinte in guerra tra loro. La dinamica ne risulta immediatamente appiattita: Jason è buono, Ian è cattivo, e guai ad avere una personalità più realistica. Oltretutto, nel 2013 è difficile compiere azioni efferate senza pagarne le conseguenze, quindi sappiamo già che Price verrà sempre fermato prima che possa combinarne di grosse, o il telefilm finirebbe dopo tre puntate con il (doppio) protagonista in galera.

Mentre il telefilm è organizzato in maniera ottima, è proprio il protagonista profondo come una bacinella a rendere la puntata difficile da digerire. Al terzo cambio da occhioni angelici a sguardo da satanasso, ero già stanca di entrambi. L’idea ben confezionata di Jekyll e Hyde è stata rigirata in maniera bizzarra: invece di renderla più realistica, è al limite del credibile. Dalla sua, Do No Harm ha il fatto che di sicuro non ci si annoia; succedono un sacco di cose, succedono bene, è solo che il protagonista è una mezza calzetta. Ho avuto la netta sensazione che l’unica collocazione di Do No Harm sia quella del guilty pleasure: una cosa fatta un po’ così, ma che continui a guardare perché, alla fine della fiera, vuoi sapere come va avanti. Purtroppo, la sensazione che lascia il pilot è più una storta di naso che un sorrisino.

 


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Marta Corato

alias Emme. il vostro punto di riferimento per qualsiasi serie tamarra.
soft revolution zine / blog / twitter

17 Comments

  1. Ho letto che è stato il pilot con il peggior debutto, in termini di ascolti, da anni a questa parte, ho visto il primo episodio, ma dubito proseguirò.

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  2. lol. beh dai, con la fine che ha fatto dexter, una chance per una puntata o due al medico bipolare che assume prostitute, si droga, picchia gli uomini, abusa le donne la si potrebbe persino dare. con la fine che ha fatto dexter.

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  3. Sì ecco secondo me la cosa che non ha funzionato del pilot è proprio il cercare di farci apparire Ian come un cattivo cattiverrimo quando in realtà è semplicemente un tizio un po’ stronzo a cui piace fare baldoria. La scena in cui il protagonista è disperato perchè Ian FUMA SIGARETTE e quindi potrebbe avergli fatto prendere il vizio è proprio ridicola, per non parlare della dottoressa che scappa schifata e poi si scopre che Ian SI ERA COMPORTATO DA MALEDUCATO ma porca troia….

    Che poi il buon Steve è pure un bravo attore, però davvero c’è pochissimo materiale su cui lavorare. Gli unici motivi di interesse al momento sono: 1) il gioco di manipolazione e distruzione reciproca tra i due (Jason che fa in modo che Ian picchi il poliziotto cattivo, Ian che fa il matto cercando di uccidere i pazienti di Jason) 2) il perchè dell’esistenza di Ian (o magari di Jason, chi lo sa qual è la “vera” personalità).

    Ah comunque il dottore si chiama Jason Cole->J.Cole che si pronuncia più o meno come Jekyll. Qui sono stati simpatici :D

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  4. pemf.bolloso ha scritto:

    La scena in cui il protagonista è disperato perchè Ian FUMA SIGARETTE e quindi potrebbe avergli fatto prendere il vizio è proprio ridicola

    ommioddio chiamate il reverendo Camdemn prima che sia troppo tardi

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  5. Non so neanche bene perchè,ma l’idea di fondo del telefilm mi incuriosiva abbastanza..sarà che mi piace molto il testo letterario,ma pensavo avrebbe potuto rendere bene. Certo che dopo i risultati di ascolto che ha ottenuto non so se tentare..la recensione non mi fa disperare del tutto,quindi forse una chance potrei anche dargliela :)

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  6. Salvo Bzero ha scritto:

    pemf.bolloso ha scritto:

    La scena in cui il protagonista è disperato perchè Ian FUMA SIGARETTE e quindi potrebbe avergli fatto prendere il vizio è proprio ridicola
    ommioddio chiamate il reverendo Camdemn prima che sia troppo tardi

    ahahahahah!!stò ridendo da mezz’ora!!mannaggia a te!!XD
    pilot abbastanza piatto secondo me, non mi ha lasciato nessun interesse,ne curiosità,che poi in realtà succedono un sacco di cose,ma semplicemente nessuna davvero emozionante ne coinvolgente..mah..anzi MEH!

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  7. Anch’io ho pensato a Dexter’s Anatomy , ma il problema non è la mancanza di originalità o muovere da premesse tanto bislacche che hai voglia a sospendere il disbelief. È che il personaggio è interessante se complesso (non per forza complicato): il bene da una parte e il male dall’altra va bene per la Marvel e chi legge fumetti a quarant’anni.
    Un bel bagno di grandguignolesco trash e la serie sarebbe stata uno spasso. Invece puntano sull’attenuazione per non turbare le famiglie. Uno si aspetta che Ian abbia quantomeno stuprato sodomiticamente la doc, e invece lei è sconvolta perché nel bel mezzo lui sghignazza. A questo punto merita la chiusura.

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  8. riconosco che sia pieno di ingenuità che mi fanno venire in mente “grimm”, che mi piace e seguo come guilty pleasure.

    le note di inizio sembrano “butterfly caught” dei massive attack, poi c’è anche “angel”, che è molto sensuale (me li ricordo nel ’98 al rototom, mamma mia, che brividi!). simpatici a mettere anche i black keys e gli who (anche se in realtà non mi sembrava daltrey a cantare).

    se non faranno troppe cretinate penso che lo seguirò; almeno non è pretenzioso come the following!

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  9. A me sembra una pura scopiazzatura di Jekyll serie inglese di qualche anno fa. . La serie fini’ solo dopo una stagione di 8 episodi ma comunque fatta molto meglio..
    Il protagonista rendeva molto di piu

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  10. fafner ha scritto:

    il bene da una parte e il male dall’altra va bene per la Marvel e chi legge fumetti a quarant’anni.

    Bhe, a parte che persino la tematica di Bruce Banner e Hulk la Marvel l’ha ormai approfondita da anni, in cicli e cicli di storie che hanno dato spessore al semplice spunto iniziale, ma una critica mossa al fumetto da un più che probabile Binge Watcher mi sembra proprio guerra tra poveri…

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  11. @KuroKo

    Detto da uno che trova spessore nei fumetti della Marvel. Fossi in te non giudicherei l’altrui bulimia

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  12. @ fafner:
    In entrambi i casi, perlomeno, io so di cosa sto parlando ;)

    Tornando in topic, mi trovo pressoché d’accordo con le posizioni espresse rispetto alla serie sia nell’articolo che nei commenti, aggiungerei solo che durante la visione io e la mia ragazza ci siamo ritrovati con le lacrime agli occhi dalle risate in più di un’occasione a causa delle trovate trashissime.
    Guardato il pilot, è finito nella lista di cose che dovrò far asportare selettivamente dalla mia memoria e credo che li rimarrà, senza appello.

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